Voglio congratularmi con l´Istituto Veritatis Splendor per l´iniziativa di questo convegno. Le tematiche che qui saranno toccate non soltanto sono per se stesse di grande rilievo, ma anche si connotano di un´attualità viva e (sembra di poter dire) crescente. La felice pluralità delle voci saprà ben lumeggiare, ne sono certo, i vari argomenti; argomenti distinti tra loro e multiformi, ma contigui e anzi in più di un caso vicendevolmente connessi.
Per parte mia, vorrei richiamare l´attenzione su due differenti questioni, che già altra volta mi hanno dato l´occasione di esprimere qualche convincimento: quella dell´identità cristiana entro la dominante “cultura del dialogo” e quella dell´immigrazione nelle nostre terre. Dico subito che, se la mia “forma mentis” è quella del teologo (sia pure di un teologo in disarmo), le mie prospettive e i miei interessi sono quelli del pastore.
La questione del “dialogo”
La necessità del dialogo – oggi enfaticamente asserita un po´ in tutti i contesti, fino a essere quasi ossessiva – è quasi un´ovvietà. Come potrebbero vivere gli abitanti di un pianeta così fortemente comunicante e unificato come il nostro, senza parlarsi e confrontarsi tra loro? Possiamo anzi essere d´accordo anche sulla doverosa ricerca della reciproca comprensione attraverso una benevola attenzione all´ “altro” (questo pare sia oggi il senso culturale del termine “dialogo”).
E´ tuttavia innegabile che nella concretezza esistenziale del rapporto tra non credenti e credenti (almeno quei credenti che non vogliono smarrire la loro originale identità) emerge a questo proposito qualche problema, che deve essere correttamente affrontato. Basterà pensare alla pubblicazione, lo scorso anno 2000, da parte della Congregazione per la dottrina della fede della Dichiarazione Dominus Iesus: non era mai capitato – in venti secoli di cristianesimo – che si sentisse il bisogno di ricordare ai discepoli di Gesù una verità così elementare e primaria come questa: il Figlio di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto, è l´unico necessario Salvatore di tutti. Evidentemente si è temuto che di questi tempi Gesù Cristo potesse diventare l´illustre vittima del dialogo interreligioso.
Paolo VI – che con l´enciclica Ecclesiam suam (1964) ha introdotto ufficialmente il tema nei documenti del Magistero – ha chiarito le opportunità, i metodi, i fini, ma si è volutamente astenuto da dare alla proposta di “dialogo” una vera e propria fondazione teologica. Il che è forse alla fonte delle intemperanze e delle ambiguità che hanno poi aduggiato la cristianità . Nel tentativo di attenuare tale inconveniente e nella speranza che il discorso sia poi proseguito dagli addetti ai lavori (possibilmente senza eccessive precomprensioni ideologiche e senza troppo indulgere alla moda del “politicamente corretto”), mi proverò a elencare alcuni elementi di riflessione a mio avviso incontestabili e ineludibili.
1. L´evento salvifico – nei due fatti costitutivi dell´incarnazione del Verbo e della risurrezione di Gesù – sta all´origine del cristianesimo e ne rappresenta in forma perenne e definitiva il senso e il cuore. Essendo dei “fatti”, essi non sono “trattabili”: chi “crede” non li può, restando logico, né attenuare né mettere tra parentesi; chi “non crede” non li può razionalmente accettare.
Sono dunque culturalmente “laceranti”. Il che è chiaramente insegnato dalla parola di Dio in alcuni testi oggi abbondantemente censurati:
– “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34-35).
– “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10,34).
– “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d´angolo […] Chi cadrà su questa pietra sara sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà” (Mt 21,42.44).
Alla luce di questi insegnamenti, il principio che “bisogna guardare più a ciò che ci unisce che a quello che ci divide” (utilissimo nella sua accezione “politica” e comportamentale) diventa ambiguo fino a essere deviato e alienante nell´ambito del dialogo interreligioso: il cristiano guarda – e non può mai cessare di guardare – soprattutto a ciò che la Rivelazione gli ha indicato come eminente e sostanziale.
2. Nel cristiano la fede è un´intelligenza assolutamente nuova e imparagonabile, che gli deriva dalla luce comunicatagli dallo Spirito del Signore risorto: tale luce ha come effetto proprio di far partecipare alla conoscenza stessa che possiede il Signore Gesù. Chi ne è privo, manca del principio conoscitivo adeguato a cogliere il significato ultimo di questo ordine di cose concretamente esistente (che è incentrato in Cristo ed è dunque “soprannaturale”). E´ l´insegnamento esplicito e inequivocabile di san Paolo, che chiarisce la differenza e la fatale incomunicabilità che c´è tra l´uomo “pneumatikòs” e l´uomo “psychikòs”: “Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. L´uomo “psichico” invece non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare per mezzo dello Spirito” (cf 1 Cor 2,12-15).
3. Secondo la dottrina di san Paolo, tutto dall´inizio è stato pensato e voluto in Cristo (cf Col 1,15-20). E dunque ogni uomo è stato esemplato su Cristo: proprio in quanto uomo, egli è una iniziale immagine del Figlio di Dio. Si deve dunque pensare che nessun uomo, in questa “economia” cristocentrica, sia abbandonato entro i confini della pura naturalità e sia lasciato senza alcun aiuto che lo proporzioni almeno per qualche aspetto alla soprannaturalità dell´universo come in realtà esiste.
4. “Lo Spirito – ha detto Gesù – spira dove vuole” (cf Gv 3,8). Non è da sottovalutare la libera azione illuminante che è propria dello Spirito Santo, effuso sull´umanità dal Signore che sta alla destra del Padre. E´ un´azione alla quale noi non possiamo “a priori” assegnare nessun confine. Le intelligenze umane, anche se di solito non arrivano a percepirlo, sono spesso “pneumatizzate” quando si pongono sinceramente al servizio della verità.
In un´opera attribuita un tempo a sant´Ambrogio si trova a questo proposito un´affermazione illuminante (ripetutamente ricordata da san Tommaso d´Aquino): “Quidquid verum a quocumque dicitur, a Sancto dicitur Spiritu” (Anbrosiaster, In primam ad Cor. XII, 23).
Come si vede, la risposta al problema se sia o no possibile un dialogo tra il credente e non credente non è semplice perché è una risposta “dialettica”, e sono diversi gli elementi che interagiscono. Certo, non c´è alcuna possibilità di intesa tra la fede e l´incredulità, considerate come atteggiamenti mentali e spirituali totalmente estranei e tra loro antitetici. Ma noi dobbiamo sempre cercare di avvalorare (e rendere auspicabilmente feconda di verità) l´iniziale conformità a Cristo che si trova in ogni uomo. Senza dire che il non credente può essere portavoce inconsapevole dello Spirito Santo; sicché “a priori” non possiamo trascurare di ascoltarlo con qualche speranza; e, nel caso più fortunato, di convenire con lui.
La questione dell´immigrazione
Sull´immigrazione mi limito a richiamare schematicamente quanto ho avuto occasione di dire lo scorso anno. Alle comunità cristiane proponevo tre persuasioni semplici ed essenziali.
1. Non è per sé compito della Chiesa e delle singole comunità risolvere i problemi sociali che la storia di volta in volta ci presenta. Noi non dobbiamo perciò nutrire nessun complesso di colpa a causa delle emergenze anche imperiose che non ci riesce di affrontare efficacemente.
2. Dovere statutario del popolo di Dio e compito di ogni battezzato è di far conoscere Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, e il suo necessario messaggio di salvezza. E´ un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: “Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama”.
3. Allo stesso modo, è nostro dovere l´osservanza del comando dell´amore. Di fronte a un uomo in difficoltà – quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza – i discepoli di Gesù hanno il dovere di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità.
Tre convincimenti esprimevo anche nei confronti dello Stato italiano.
1. Di fronte al fenomeno dell´immigrazione, lo Stato non può sottrarsi al dovere di regolamentarlo positivamente con progetti realistici (circa il lavoro, l´abitazione, l´inserimento sociale), che mirino al vero bene sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni.
2. Poiché non è pensabile che si possano accogliere tutti, è ovvio che si imponga una selezione. La responsabilità di scegliere non può essere che dello Stato italiano, non di altri; e tanto meno si può consentire che la selezione sia di fatto lasciata al caso o, peggio, alla prepotenza.
3. I criteri di scelta non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovrà essere quello della più facile integrabilità nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale. Un “ecumenismo politico” (per così dire), astratto e imprevidente, che disattendesse questa elementare regola di buon senso amministrativo, potrebbe preparare anche per il nostro popolo un futuro di lacrime e di sangue.
Ho la presunzione di avere con ciò enunciato in termini estremamente chiari delle proposte del tutto ragionevoli (anzi, se si vuole, “laicamente” ragionevoli). E moltissimi le hanno intese e apprezzate.
Mi sfugge invece come sia stato possibile muovere a questa posizione da parte di altri accuse come quelle di integralismo, di prevaricazione clericale, di intolleranza, di atteggiamento antievangelico, eccetera. L´ipotesi più misericordiosa che mi si presenta è che da parte dei miei critici, per il brigoso impegno di parlare, non si sia trovato il tempo di leggere ciò che io avevo scritto.
Quella dell´immigrazione è una questione difficile e complessa, e va affrontata con serietà di informazione e di indagine. Non si tratta perciò soltanto di leggere ciò che si vuol contestare (che è il minimo che si deve fare); bisogna anche – per dirla col Manzoni – “osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare”.
“Ma parlare, – continua il Manzoni con la sua saggezza al tempo stesso sorridente e impietosa – questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell´altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po´ da compatire” (I promessi sposi, cap. XXXI).
Tanto più quindi mi compiaccio dell´accurato programma di ricerca, di analisi, di discussione, che arricchirà le giornate di questo Convegno. Al quale auguro di cuore un lavoro sereno e fruttuoso.
Un grande Cardinale!
Rigoroso. Profetico. Inascoltato.
Anche il suo attuale successore dovrebbe tenere presenti questi suggerimenti.
Ecco. Questo è un vescovo. Questo è un uomo di Dio. Così vorrei tutti i pastori.
@giusi
Perchè ha detto quel che ha detto o perchè ha detto quel che volevi sentir dire?
Perché parla come un vescovo cattolico.
@giusi
Ah furbetta, non c’hai avuto il coraggio di rispondere “tutte e due le cose”, hai preferito un giro di parole, eh 🙂
Sto scherzando.
Buona la risposta, e buona, spero, la domenica
L’ha ribloggato su GESU' è il Signore.
vox clamans in deserto
I Santi non sono i meno difettosi ma i più coraggiosi. Don Orione
Io credo che i grandi Alcide e Guilio siano stati due cristiani coraggiosi.
…in altre parole, egli dice, il canonico Biffi, la nostra, dei cristiani, o più precisamente, dei cattolici, è la verità e la sola verità, di fatto.
Come sarà mai possibile ch la verità di fatto possa dialogare con la non verità di non-fatto se non annunciando la verità unica e assoluta e storica e ontologica e eterna eccetra eccetra?
Mistero grande!
Mi piace sottolineare:
Basterà pensare alla pubblicazione … da parte della Congregazione per la dottrina della fede della DichiarazioneDominus Iesus: non era mai capitato – in venti secoli di cristianesimo – che si sentisse il bisogno di ricordare ai discepoli di Gesù una verità così elementare e primaria come questa: il Figlio di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto, è l´unico necessario Salvatore di tutti. (Credenti, non credenti, Mussulmani, Buddisti, ecc, ecc.).
Paolo VI – che con l´enciclica Ecclesiam suam (1964) ha introdotto ufficialmente il tema nei documenti del Magistero – ha chiarito le opportunità, i metodi, i fini, ma si è volutamente astenuto da dare alla proposta di “dialogo” una vera e propria fondazione teologica.
“Lo Spirito – ha detto Gesù – spira dove vuole” (cf Gv 3,8). Non è da sottovalutare la libera azione illuminante che è propria dello Spirito Santo, effuso sull´umanità dal Signore che sta alla destra del Padre. E´ un´azione alla quale noi non possiamo “a priori” assegnare nessun confine.
Certo, non c´è alcuna possibilità di intesa tra la fede e l´incredulità, considerate come atteggiamenti mentali e spirituali totalmente estranei e tra loro antitetici. Ma noi dobbiamo sempre cercare di avvalorare (e rendere auspicabilmente feconda di verità) l´iniziale conformità a Cristo che si trova in ogni uomo. Senza dire che il non credente può essere portavoce inconsapevole dello Spirito Santo; sicché “a priori” non possiamo trascurare di ascoltarlo con qualche speranza; e, nel caso più fortunato, di convenire con lui.
Sull’immigrazione:
I criteri di scelta non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovrà essere quello della più facile integrabilità nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale.
Oggi il problema dell’integrazione di fatto per la nostra classe politica NON ESISTE! Integrazione tuttalpiù consiste nel creare i presupposti o le strutture perché chi dovrebbe essere chiamato ad integrarsi, trovi invece una “replica”, una riproposizione, del proprio status di origine, sia esso culturale, sociale o religioso. Ciò porta in realtà alla dis-integrazione dello Stato ospitante)
@bariom
Concordo sulla conclusione.
Tu non ti esprimi, lo faccio io, invece sul fatto che tale disintegrazione dello stato ospitante sia per forza un male
Parlo di stato, non di cultura cristiano-cattolica, con cui lo stato odierno nulla ha a che fare
Contrapponendo non a caso la dis-integrazione (disintegrazione) alla supposta integrazione, mi pareva aver espresso un implicito giudizio 😉
Ma ci sta la tua ulteriore precisazione…
@bariom
Da un lato non ho colto ma soprattutto non volevo metterti in punta di penna parole non scritte 🙂
Santa prudenza! 😀
“Senza dire che il non credente può essere portavoce inconsapevole dello Spirito Santo; sicché “a priori” non possiamo trascurare di ascoltarlo con qualche speranza; e, nel caso più fortunato, di convenire con lui.”
Ma per piacere!
Lo dice anche Gesù Cristo, esperto delle Scritture del cavolo!
In pratica in quello che dico io, per esempio, quando parlo con un credente cattolico, cosidetto, della vita, della morte, della morale, di dio o non dio. potrebbe capitare che ci fossero (se ci fossero) dei minuzzoli di vero, e questi minuzzoli
sarebbero per opera dello Spirito Santo che avrebbe gentilmente soffiato dentro di me?
O più semplicemente, quando parliamo insieme con voi (cattolici), voi siete voi e noi non siamo un cazzo?
O noi, l’umanità residua, siamo pur sempre le pecorelle smarrite a cui gli volete (ovviamente) (e umilmente) tanto bene?
Buona la prima… 😉
@filosofiazzero
AHAHAHHAAHH
Non avrai davvero creduto che le cose giuste che dici fossero farina del tuo sacco
Dai Alvise cerca di pneumatizzare un po’ la tua intelligenza! http://static1.squarespace.com/static/553bd9d1e4b0bfb591497863/553be23fe4b08cd585853d75/553ea1aae4b017006f18f434/1430167983170/pierre_bourjo_cgi_ford_tires_brain.jpg?format=1000w
A parte gli scherzi, anche alla luce di quanto scrive Biffi, dovremmo sempre fare attenzione a quale “soffio” (pneuma o psykòs) ci muove, se no si rischia di usare l’intelligenza o anche le scritture per giustificare lo stato d’animo “psichico” che ci attraversa in quel momento. Altrimenti Gesù ci risponderà come agli apostoli che invocavano un fuoco dal cielo contro gli eretici che non lasciavano entrare il maestro nelle loro città: “non sapete di che soffio siete”. Quindi sappiamolo.
…come può esserci dialogo con chi non riconosce di essere nell’errore?
…e viceversa: come può esserci dialogo con chi pretende di avere Ragione?
@filosofiazzero
Dialogo è soprattutto rispetto nell’ascolto dell’altro
Se non porto rispetto o non son disposto ad ascoltare non cerco il dialogo
Analogamente non accetterò di dialogare con chi non porta rispetto o non pare disposto ad ascoltare
Per prendere a prestito un termine usato spesso da Bariom, serve un minimo di discernimento
Bri:
…che vuol dire portare rispetto? ascoltare educatamente? questo credo sia il minimo, che occorra fare
per ” dia-logare”: Ma se uno poi crede, anche solo dentro di sé, che le credenze o non credenze degli altri dialoganti (ammesso esistano) siano solo falsità? Che cosa un credente potrebbe prendere in cosiderazione delle parole di un non credente, o di un diversamente credente, e viceversa? Credo che questo tipo di dialogo (che è solo un esempio dei dialoghi possibili, o impossibili) resti sempre, un dialogo, come si suol dire, tra sordi (o ra ipocriti). In questo bisogna pur considerare che siano molto più onesti (rispetto ai pietisti cattolici) (non a Giusi, ovviamente) quei musulmani che credono che gli infedeli vadano cancellati.
Ti risponde il cardinale Biffi in persona.
…ma per piacere!
…un monologo dello spirito santo (ovviaqmente)!
@filosofiazzero
Vuol dire ascoltare fino in fondo quel che l’altro ti dice
…non accetto che qualcuno (sia con la papalina rossa in testa) dichiari al mio posto che io sono un “in corso d’opera” dello spirito santo, scusate tanto!!!
Eh lo so Alvise che è dura accettare che la vita non ce la costruiamo da soli!
Nemmeno noi stessi ci costruiamo da soli 😛
Checché se ne dica e pensi…
.Bariom:
quello che è duro è trovarsi incasellati nella visione della vita che ci hanno altre persone!
Essere considerati come embrioni in lavorazione da parte del loro dio, o santo spirito,
o chiamatelo come volete. E’ rispetto questo?
Io (per esempio) con voi non fo lo stesso. Io vi considero come persone che credono in dio e
che cercano di regolarsi secondo quello che credono (e che posso approvare o meno). Gli altri cercano a loro volta di regolarsi in un modo o in un altro (che posso egualmente approvare o no) (senza che la mia approvazione o riprovazione abbiano più importanza di un péto) (ovviamente)
Nisciun’ è fesso! E lo siamo tutti!
Tu non sei un embrione in lavorazione (da parte di chiunque fosse)…
Sei un Uomo e direi anche un uomo adulto.
Questo ti considero e di questo ho rispetto, come pure della tua vita che pure non conosco, ma che immagino fatta di gioie e di dolori, di fatiche e di lavoro e d’altro.
Non ti considero affatto persona cattiva (per quel poco che posso sapere), anche se a volte scostante e certo dissacrante…
Sei però anche un “uomo in divenire” come lo sono io o “in cammino”, se preferisci.
Forse secondo il nostro diverso intendere si direbbe abbiamo “mete” diverse… io credo siano in realtà comuni. Spero la qualcosa non ti offenda.
Come non ti dovrebbe offendere, io pensi tu sia amato da Dio come lo sono anch’io.
Se da ciò ti sembra io ti “incaselli”, mi dispiace…
Poi diciamocela tutta, forse in questo tuo commento eri particolarmente magnanimo, ma non dire che mai non hai incasellato chi è credente come me, nella sua bella casellina di quasi minorati mentali 😉
Ma ci sta… io stesso incasellavo così, “quelli come me”.
@BARIOM
Dio ama alvise?????
Beh, considerando che ha donato Suo Figlio Gesù Cristo anche per la sua salvezza (e indipendentemente dal fatto che Alvise lo voglia o possa riconoscere), direi proprio di sì.
😉
Tu hai qualche dubbio?
…no, credulone non è lo stesso che minorato mentale.
Però astenetevi, per favore, dal concepirmi anche me succubo (o succube?, che dice Giusi?) dell’amore di dio!
Va bene, vada per il “credulone”… 😉
Per il resto tu non ti senti giustamente, perché non lo sei in nessun modo, “succubo” dell’amore di Dio.
Succube. Su……cubo ti puoi mettere per l’8 marzo vengo a vederti!
Neanche t’avesse detto bischeraccio !
Ah, per chiarire, il problema dei migranti è una squallida faccenda di soldi ed egoismo.
Per salvare una banca il governo italiano stanziò 3.9miliardi di euro che alla prova dei fatti son stati gettati via
Per assistere l’immigrazione recente l’intera Europa ha stanziato meno di un miliardo di euro.
Solo che vergogna dovremmo provare altro che respingere chi si integrerà più a fatica o per nulla
Biffi ha detto che ci vogliono dei criteri e si devono operare scelte nell’accogliere i migranti ed è stato quasi linciato. I Tedeschi zitti zitti hanno seguito le sue parole ed hanno scelto di privilegiare i Siriani, che spesso hanno fatto le scuole alte e per il loro stile di vita sono più facilmente integrabili (e nessuno se ne è accorto). Certo rimane il problema di quelli che risultano essere meno integrabili sia per l’Italia che per gli altri Stati europei: li rimandiamo indietro?
Non so. Magari portati a casa due di questi….
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vittima-taharrush-mi-hanno-violentata-e-hanno-tagliato-seno-1233115.html?utm_source=Facebook&utm_medium=Link&utm_content=Vittima+del+Taharrush%3A+%22Mi+hanno+violentata+e+hanno+tagliato+il+seno%22+-+IlGiornale.it&utm_campaign=Facebook+Interna
Giusi,
mi dispiace dirtelo, ma a ben poco serve mostrare la realtà nella sua evidenza.
Il ’68 ha infatti ucciso non solo la logica classica, ma perfino il buon senso di matrice contadina e cristiana.
Del resto molti pensano perfino che due persone dello stesso sesso possano procreare…
La “gggente” ormai vive solo di “ammmore” e smartphones.
Ritiene che l’essere umano sia buono di default, che al massimo venga momentaneamente piagato da regimi dittatoriali e scarsità di “diritti civili”.
Non per nulla elegge a modelli di vita e pensiero Selvaggia Lucarelli e Fabio Fazio.
Non arriva perciò neppure a concepire l’esistenza del “cuore di tenebra”, dell’indicibile che per secoli in Europa è stato tenuto a bada – forse più male che bene, ma in ogni caso meglio di niente – dalla Cristianità innervata sul meglio dell’Impero Romano.
“Katechon”: così Carl Schmitt chiamava questo argine, sulla scia di san Paolo.
La “gggente” non ha ormai neppure idea di come il semplice fatto di aprire un rubinetto per avere un po’ d’acqua – addirittura calda, e magari perfino potabile! – abbia richiesto millenni di sedimento culturale (e sacrifici di chi è venuto prima di noi, giova ricordare).
Perfino qui tocca leggere commenti di certuni che non vedrebbero come un male la disintegrazione dello Stato.
Allora devo correggermi: il ’68 non ha ucciso solo logica classica e buon senso contadino, ma perfino la virtù della memoria.
Perché cosa significhi la disintegrazione di uno Stato lo abbiamo visto pochi anni or sono, con la fine della Jugoslavia.
Uno Stato cattivo? Sì, uno Stato cattivo.
Ma perfino uno Stato così dava un minimo di sicurezza.
Bene o male si mangiava, bene o male ci si curava, bene o male si dormiva la notte senza il terrore delle bombe.
Probabilmente la “gggente” pensa che, crollato lo Stato italiano, al suo posto forse sorgerebbe un novello Sacro Romano Impero.
Un ca##o!
Cosa questo comporti, lo si vede ogni giorno in Libia o in Siria.
Solo che la “gggente”, col suo analfabetismo funzionale, pensa che ciò non potrebbe mai accadere in Italia.
Magari dimentica pure, nel suo sedicente cristianesimo, che l’amor di Patria è dovere discendente dal IV Comandamento; e che mai si deve invocare il male chiamandolo bene.
Se non lo hai già letto, ti segnalo infine questo brevissimo e doloroso scritto
http://mvl-monteverdelegge.blogspot.it/2014/09/lestinzione-dellitalia-una-cronaca.html
da cui traggo questa breve citazione:
“Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli Unni entrarono a cavallo nella biblioteca del monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro”
Sursum corda.
Luigi
Grazie. Non lo conoscevo. E’ proprio emblematico.
“’amor di Patria è dovere discendente dal IV Comandamento”
Senza che con questo stia o crolli tutto il resto del discorso, solo un appunto:
La Patria inteso come stato nazionale e’un concetto relativamente recente nella storia europea ( Italia 1861 ), quindi bisogna star bene attenti a tener separati i concetti di Nazione e di Patria appunto come “terra dei padri”. Cioe’, la Patria non deve necessariamente essere uno stato nazionale ( vedi Svizzera ) e non credo che il Catechismo sostenga che i confini degli stati sono intoccabili, che sarebbe un assurdo logico – nemmeno al tempo in cui i reggenti regnavano per grazia di Dio si era arrivati a teorizzare l’immutabilità dei confini, che e’invece propria di una certa retorica romantica.
@ Ola. Se non erro, la questione dell’amor di Patria che discende dal IV comandamento, è in “Pensando patria”, uno dei saggi compresi in “Memoria e identità” di San GPII. Lettura consigliatissima, che fra l’altro fa appunto la distinzione da te auspicata tra patriottismo (che è buono) e “nazionalismo” (che è la degenerazione statalista del patriottismo).
.Luigi
…di Karl Schmitt, segnalo anche “Teoria del partigiano”.
@luigi
Mi sento chiamato indirettamente in causa da quell’elegante “certuni” e dal successivo incasellamento in gente ricca oltre che di g anche di analfabetismo funzionale
Ti ringrazio del tuo giudizio nato da una profonda conoscenza personale reciproca e dalla perfetta comprensione di quel che ho scritto
Ps.
Magari se hai tempo e voglia mi illustri il nesso che esiste tra un paese diviso da odio razziale, uno frantumato nei suoi legami tribali da un colpo di stato ottenuto con bombe straniere e uno messo in ginocchio da milizie ribelli foraggiate e sobillate da nota potenza straniera con un paese da cervelli in fuga che si trovaad accogliere e ospitare identità non integrabili (e per fortuna qualcuno che non si omologhi) in uno stato che rinnega l’identità di una grossa fetta del suo popolo
Ps numero due
Con disintegrazione intendo un processo pacificamente naturale che per questioni elettoral culturali porti a qualcosa di diverso. Sarebbe per forza un male in tal caso la mancata integrazione dei nuovi arrivati nel nostro torpore da smartphone?
Non ti preoccupare Bri ti faranno contento: la Merkel ha diffuso un Manuale su come fare sesso con le donne tedesche (cervello in fuga dalla sanità mentale!) ma loro “per fortuna non si omologheranno” nel nostro “torpore da smartphone” (per quanto quelli li abbiano e migliori dei nostri!). Pare infatti che non esista per il musulmano il rispetto della donna e men che mai della donna infedele. Per loro che una donna possa fare sesso se lo desidera è un ulteriore riprova della nostra corruzione di fronte alla quale si sentono autorizzati a fare qualsiasi cosa! A loro quel manuale gli fa un baffo, hanno pratiche erotiche diverse tipo il Taharrush Gamea, chiedilo a loro, chiedilo alle donne che a Colonia, in Svizzera o altrove lo hanno esperimentato la notte d Capodanno…..
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ecco-manuale-che-spiega-ai-migranti-fare-sesso-donne-europee-1233651.html
Card. Biffi prega per noi! La Chiesa sta andando in serie B….