Età anziana : non è sempre stata così

hutchison

di Innocenza Laguri

Il vecchio saggi e  il vecchio debole di  papa Francesco

C’è un testo di Aldo Maria Valli piccolo, molto leggibile, intitolato “Avete un grande compito”  (Mondadori Store) che racconta dell’attenzione del Papa per gli anziani.  Tutto il breve percorso, compreso le pagine  dedicate alla grande nonna di Francesco, mostra l’ importante funzione attribuita da Francesco ai vecchi  , in quanto saggi, contrariamente a quanto oggi avviene. il Papa nel testo sottolinea  il loro  contributo fondamentale, soprattutto in quanto nonni, mentre  in altre occasioni   si preoccupa  della necessità di assisterli quando sono deboli. Fabrice Hadjadj , nella sua rubrica su Avvenire  “Ultime notizie dell’uomo” nota che la nostra società tecnologica ha prodotto una gravissima inversione del venerabile e del vulnerabile: i vulnerabili sono diventati gli anziani  mentre i venerabili sono i giovani .Hadjadj definisce questo fenomeno “riduzione della genealogia  alla tecnologia”, perché anche nelle relazioni ci si allinea alla mentalità tecnologica per la quale ciò che conta è il nuovo e l’innovazione ,dunque il prodotto più recente rende obsoleto quello che lo precede, il risultato è il culto del giovanilismo, il vecchio è sempre uno scarto  non è riconosciuto come colui che ha attraversato le prove della vita, che è stato fecondo, che è in grado di raccontare l’esistenza.

Ma la saggezza è così certa?

Penso sia corrispondente a verità il giovanilismo, ritengo importante il  collegamento che ne  fa Hadjadj con il dominio della mentalità tecnologica, penso poi si debba  riconoscere agli anziani il valore della saggezza. Ma dico anche  che  questa saggezza non è così diffusa e così  scontata. Ne ho già accennato  in uno o più di questi contributi , ma  riprendo  la questione perché  sono frequenti   gli incontri con anziani  che mi risultano inquietanti e  mi dico “speriamo di non fare così…” L’altro giorno in panetteria un signore (coetaneo direi )si lamentava  come se fosse morto un parente perché il pane preferito  quel giorno era più grosso del solito, e lui non voleva ..cambiare qualità, ieri all’ufficio che dà i pass  (per una zia) una signora, mia coetanea, ha chiesto  almeno tre volte ad alta voce  come mai ci fosse così poca gente in sala e il suo numero non uscisse ancora… aveva una fretta incredibile, una intolleranza per l’attesa più che infantile! Si sa, si dice ,i vecchi sono come bambini! Gasp!

I vecchi di oggi,novità e prospettive

Attualmente, attorno a noi,come è implicito anche nella duplice preoccupazione del Papa, ci sono due tipologie di anziani :i cosiddetti “ grandi anziani” (verso e oltre i 90 anni) e quelli che sono i loro figli, cioe’ quelli che  come me sono i figli del baby boom post guerra, tra i 65 e i 70 anni.  L’essere ancora al mondo dei grandi anziani è un fatto nuovo,mai accaduto prima, dunque storicamente inedito, senza “tradizione” precedente, dell’allungamento della vita. Ne sono travolti, perché se anche hanno beneficiato dei progressi della medicina, magari dei vantaggi della nuova frontiera dell’impianto degli organi, subiscono le malattie degenerative.  Poi ci siamo noi, la generazione del baby boom che ha vissuto ancor più pienamente quel  clima del controllo sulla morte, iniziato già nel XIX ma divenuto dominante oggi. Chiave di volta di questo clima  è l’uomo che si fa da sé, stregato dall’imperativo culturale della propria realizzazione individualista e, sempre più dalla tecnologia con la sua promessa di  transumanismo.  In un testo di sociologia  (La société post- mortelle di Céline Lafontaine, Seuil )  si dice che è  un clima supportato anche dal potere Statale che si fa garante niente po’ po’ di meno che del  Diritto alla salute (vedi codice del 1942 ).Lo stato delle dittature del XX secolo  era padrone della morte dei cittadini, quello attuale è il garante della salute.  La  Lafontaine, ma certo non solo lei, osserva che il progresso medico e l’impegno statale per il  Diritto alla salute   hanno contribuito a far perdere alla morte il suo statuto ontologico , essa non fa più parte del destino umano: viene decostruita,  nel senso c’è sempre una causa della morte, cioè  un non funzionamento di una parte del corpo .Domina il diritto ad una morte tardiva e il già citato mito della giovinezza. E’ probabile che anche per molti di noi si apra lo scenario della malattia degenerativa, perché i progressi della medicina  nei confronti del cervello non saranno così immediati , se mai potranno  esserci. In una bella conferenza,in francese, (metto in calce gli estremi) una donna chirurgo,partendo dall’interessante (e controcorrente) ipotesi che i successi della medicina suscitino problemi più grandi degli stessi successi, preconizza una società che, con il  prolungamento della vita e la “morte della morte” va  tutta verso la demenza senile, visto che l’encefalo  non è sostituibile.Dato che  l’individualismo giovanilistico si collega, tra le altre cose , con l’avere pochi figli, avremo una società a maggioranza di vecchi dementi  a carico di pochi giovani.  Mi piacerebbe sapere chi e con che impegno nell’ambito della ricerca, e nell’ambito del potere si faccia carico di questa realisticissima ipotesi, quali possibilità ci siano  nel futuro immediato per correggerla.  C’è infatti poca informazione mediatico-scientifica, e poco interesse della gente, chi come me è  ancora autosufficiente  preferisce non sapere e non informarsi, ancor di più i giovani adulti, ma certo mi sembra una questione epocale. Varrebbe la pena di leggere il terzo rapporto dell’organizzazione Mondiale della Sanità  sull’invecchiamento della popolazione nel mondo. In esso c’è questo dato: in Italia  una persona su cinque è anziana e la prospettiva  è quella dell’invecchiamento globale (tra 35 anni gli over 65 saranno il 21% della popolazione mondiale cioè 2,4 miliardi), Intanto , nonostante “la morte della morte” essa non è scomparsa ,e pur arrivando ai 90 anni, come sta succedendo  ai padri di noi giovani-anziani del baby boom  dunque pur arrivando in avanzata demenza, alla fine  arriva.  Oggi dunque  morte e vecchiaia  sono strettamente unite, con la novità che la vecchiaia (appunto perché trapassante in demenza) è sentita unicamente come socialmente insensata e perdente ,per nulla produttiva. Terribile circolo vizioso: giovinezza a tutti i costi da cui prolungamento vita, ma anche , demenza da cui rifiuto.  Immersa, malgrado tutto, anch’io in questa mentalità, sono colpita quando  il testo citato ricorda che  il legame vecchiaia morte è, in realtà,  un dato storico: dall’alba dell’umanità sino al XIX secolo  la morte non solo faceva parte della vita quotidiana , ma anche prendeva la fisionomia dei neonati e delle donne incinta:la morte era vicinissima al parto e al neonato, mentre oggi ne è lontanissima e la messa al mondo è sentita unicamente come promessa di vita, liberata da ogni timore .Così il bambino viene elevato come immortale,i recenti procedimenti in merito alle morti di mamme e bimbi di questi giorni in Italia  fanno riflettere. Ovviamente penso che la riduzione della mortalità sia  un progresso, ma il suo prezzo è stato certamente una riduzione del senso della nascita.

Cosa ricavare dalla contestualizzazione storica

Ecco, per me, altri motivi  di utilità di questa contestualizzazione della morte: confermano quella maggior attenzione al tempo che noi anziani ancora autosufficienti possiamo praticare  per essere veramente quei saggi di cui parla Francesco. Un tempo vissuto nella consapevolezza che non abbiamo finito di educarci , di maturare la fede, la parabola delle vergini della terza ferie dopo l’Epifania (rito ambrosiano) può essere letta in questa chiave: lo sposo  può arrivare da un momento all’altro, e senz’altro lo sposo è una circostanza  di conversione, ma anche il  viaggio ultimo/ malattia. Una circostanza importante di conversione è la nonnità,  se però ce ne chiediamo il significato, cioè se lo consideriamo circostanza di conversione, al proposito metto  una segnalazione in calce per conoscere una associazione che aiuta in questo. la nonnità può essere una  delle circostanze che maggiormente richiamano alla dimensione del gratuito , altre atmosfere non  lo fanno ( come l’atmosfera burocratica-autoritaria, fredda e calcolatrice). le buone atmosfere (come le chiama Guardini) ci aiutano a far divenire  fondamentale lo stupore più  che il non capire ancora, o il ringraziamento  più che il sentirsi appagati .Per l’ultimo viaggio /malattia  mi sembra che l’unico vero aiuto  sia una  ininterrotta conversione chiesta  cercata e, può essere,  ottenuta dalla Grazia con maggior insistenza che nella giovinezza. Altra utilità della contestualizzazione  è anche il richiamo ad una maggior attenzione alla questione vecchiaia in termini storico-social-medicali; per esempio circa  il rapporto tra le  malattie degenerative e quel poco tanto di fiducia nel dono della vita,  che appunto  si è cercato, con tutti i limiti, di vivere nell’arco della vita e nel tempo che precede l’eventuale demenza senile. Mi capita di far compagnia ad una signora più che novantenne che è stata viva, capace di grande sacrificio per i figli, ma piuttosto indifferente alla fede, mi colpisce il fatto che la sua demenza si presenti oggi  in termini che rivelano soprattutto la disperazione( vedi la classica idea della badante che ruba , dei figli che non l’amano,ecc). C’è sicuramente, io credo, un rapporto tra materia e spirito, tra fede e cervello, ma non ne sento parlare.

Innocenza Laguri

Note in calce

– Per la lezione del medico http://www.e-philanthropos.org/audios/  la registrazione della conferenza di Anna Boch “Quel progrès pour la médecine..”

-Per conoscere l’Associazione nonni :http://www.nonniduepuntozero.eu

3 pensieri su “Età anziana : non è sempre stata così

  1. Vanni

    Grande problema, belle riflessioni. Stempero con una battuta di Reagan che ho letto sul Foglio l’altro giorno.

    “Il vecchio Reagan diceva che l’Alzheimer, da cui cominciava ad essere affetto, è una buona malattia, perché conosci un sacco di gente nuova ogni giorno.”

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