Quel luogo in cui possiamo incontrarLo

di Costanza Miriano

Per un sacco di tempo mi sono detta che io no, non avevo paura di morire. Che siccome ero cattolica, ero serena sull’argomento. Poi mi sono resa conto che non era vero: in realtà un po’ facevo la spaccona, un po’ rimuovevo il pensiero, come credo faccia la maggior parte delle persone. È troppo grande per essere contenuto dalla nostra mente, questo pensiero.

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CRISTO DISCESE AGLI INFERI

dal Catechismo della Chiesa Cattolica (632-635)

 Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù « è risuscitato dai morti »  presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti.  È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi: Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri. 

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Senza Cristo il nostro destino è il nulla

di padre Aldo Trento

Cari amici,

La Divina Provvidenza è instancabile. La Fondazione è diventata un porto di mare dove arriva di tutto. Ogni giorno riceviamo moltissimo pane che condividiamo con tantissimi poveri, i quali hanno fame di tutto. Ultimamente ci arrivano casse da morto di lusso, lasciateci in dono dai ricchi che alla sepoltura preferiscono la cremazione. Abbiamo il piano della Clinica sotterraneo che ne è zeppo.

L’altra sera sono sceso. Ero solo e mi sono appoggiato su una delle bare guardando lo spazio che un giorno sarà riempito da questo povero corpo e che poi andrà sotto un metro e mezzo di terra. Questo pensiero mi dava fastidio.

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Contemplando un pezzetto di cielo

di Mario Barbieri

Ieri ho avuto l’occasione di visitare un malato, una persona malata e allo stadio “terminale” a meno di un miracolo… ma non una persona, un malato qualunque (anche se un malato non è mai “qualunque”), bensì il padre di un amico fraterno, certamente un Fratello nella Fede, che conosco da più di trent’anni.

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Domenica 30 ottobre

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di Mario Barbieri

Era metà Ottobre quando il nostro medico curante, dopo aver visitato mia moglie, mi disse: «Posso essere franco con lei…?» «Certo che può, anzi deve!» «Non credo che sua moglie arriverà a Natale…»

E così il giorno tanto temuto, tante volte allontanato dai miei pensieri anche grazie agli andamenti delle cure quando facevano intravedere un miglioramento, ora iniziava ad essere più concreto, terribilmente più vicino… «Vuole che la faccia ricoverare?» «Cambierebbe di molto la situazione, dottore?» «…no, solo la potremmo tenere monitorata. In caso di necessità.» «No grazie, rimane a casa con noi. Lei sicuramente vorrebbe così.»

Passarono ancora un paio di settimane, dopo le quali sentii via via farsi avanti un’urgenza, una necessità non rimandabile: quella di parlare ai nostri tre figli (allora 7, 12 e 14 anni).
Certo loro sapevano che la mamma era malata, una malattia che progrediva da 5 anni e che li aveva accompagnati nel loro crescere, assieme a tutto l’amore che la mamma aveva per  loro, ma cosa diversa era entrare in quella verità, una realtà più concreta e certamente più dura, più tangibile. D’altronde la loro madre ed io, abbiamo sempre ritenuto che la verità vada detta, bella o brutta che sia, con tempi e modi adatti, ma non può essere mistificata. Continua a leggere “Domenica 30 ottobre”

Come bambini soli

HanselGretel

di Joseph Ratzinger

Se un bambino si dovesse avventurare da solo nella notte buia attraverso un bosco, avrebbe paura anche se gli si dimostrasse centinaia di volte che non c’è alcun pericolo. Egli non ha paura di qualcosa di determinato, a cui si può dare un nome, ma nel buio sperimenta l’insicurezza, la condizione di orfano, il carattere sinistro dell’esistenza in sé. Solo una voce umana potrebbe consolarlo; solo la mano di una persona cara potrebbe cacciare via come un brutto sogno l’angoscia. C’è un’angoscia – quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini – che non può essere superata mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama. Quest’angoscia infatti non ha un oggetto a cui si possa dare un nome, ma è solo l’espressione terribile della nostra solitudine ultima. Continua a leggere “Come bambini soli”

Età anziana : non è sempre stata così

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di Innocenza Laguri

Il vecchio saggi e  il vecchio debole di  papa Francesco

C’è un testo di Aldo Maria Valli piccolo, molto leggibile, intitolato “Avete un grande compito”  (Mondadori Store) che racconta dell’attenzione del Papa per gli anziani.  Tutto il breve percorso, compreso le pagine  dedicate alla grande nonna di Francesco, mostra l’ importante funzione attribuita da Francesco ai vecchi  , in quanto saggi, contrariamente a quanto oggi avviene. il Papa nel testo sottolinea  il loro  contributo fondamentale, soprattutto in quanto nonni, mentre  in altre occasioni   si preoccupa  della necessità di assisterli quando sono deboli. Fabrice Hadjadj , nella sua rubrica su Avvenire  “Ultime notizie dell’uomo” nota che la nostra società tecnologica ha prodotto una gravissima inversione del venerabile e del vulnerabile: i vulnerabili sono diventati gli anziani  mentre i venerabili sono i giovani . Continua a leggere “Età anziana : non è sempre stata così”