Chiese aperte: mai momento più opportuno

di Costanza Miriano

Su chiese chiuse e messe sospese vorrei provare a dare un contributo da figlia che ama veramente la Chiesa come una madre (e va be’, lo ammetto, vorrei anche un pochino rispondere a prediche sull’obbedienza, insulti e auguri di ammalarmi e rimanere senza respiratore ricevuti oggi sui social)

Partiamo dall’assunto che conosco molti dei nostri pastori, anche quelli che hanno avuto il gravoso incarico di prendere decisioni, e so che sono davvero dei pastori, cioè si prendono cura di noi con amore paterno. Sono sicura che nel prendere le decisioni hanno a cuore le sorti dei fedeli, e niente altro. Di questo sono certissima. Sono anche sicura che questa vicenda sanitaria così nuova e inaspettata sia molto difficile da gestire per chiunque – vediamo le discrepanze di condotta anche tra i capi di stato e i sistemi sanitari di diversi paesi – figuriamoci per chi deve prendere decisioni pioneristiche (in Cina non hanno il problema delle messe, tanto per dirne una) che coinvolgono tante persone. Nessuno purtroppo ha la ricetta.

Però credo anche che questo per la Chiesa sia un momento straordinario, e mentre i pastori si preoccupano sacrosantamente della sanità pubblica, possono cogliere il xairòs, il tempo opportuno per annunciare la risurrezione di Cristo a un popolo che pensa che chi crede davvero alla risurrezione dei corpi sia un minorato. Forse i pastori di questa lontananza siderale della gente non hanno piena percezione, non so… Oggi, per noi che viviamo nell’epoca del benessere, della pace, del progresso tecnologico (fatti salvi i più anziani che sono nati verso la seconda guerra mondiale) è in assoluto la prima volta che siamo tutti insieme posti davanti all’eventualità di morire prima di quello che è ragionevole pensare, e nessuno può sentirsi totalmente al riparo. Questa è una grande grazia. Ci mette nella precarietà, e sappiamo bene che precario e pregare hanno la stessa radice. Finalmente siamo posti davanti alla nostra verità: la vita ha una mortalità del 100%.

Da quando nasciamo oggi per tutto il tempo veniamo aiutati a non pensarci, e a far comandare un non-pensiero istintivo ed emotivo. Berlicche dice al suo diavolo aiutante che il suo scopo non è metterci in testa strani pensieri, ma toglierli. Se pensassimo, sapremmo che questa è la verità, cioè siamo tutti condannati a morte. L’entertainment ha nella sua quasi totalità lo scopo di distrarci (non voglio affatto essere intrattenuta, voglio guardare bene dove sto andando!).

In questi giorni per la prima volta non possiamo essere distratti, sperimentiamo l’incertezza, l’impotenza, la paura (che sia commisurata o meno al pericolo, di sicuro ce ne è molta). Fino a che non siamo messi davanti al nostro limite – non necessariamente la prospettiva della morte, ma qualsiasi cosa, un dolore, una paura, una sete che ci dica la nostra finitezza – non gridiamo a Dio, o se crediamo di credere in Lui in realtà non lasciamo che sia lui a regnare, regniamo noi su quello che ci interessa.

La Chiesa, come depositaria della fede, è l’unica – per noi cattolici – accreditata a mediare per noi, a portarci a Cristo, a garantirci che quello in cui crediamo non è un parto della nostra fantasia. E quello in cui crediamo è che c’è stato un uomo nato sotto Augusto e morto sotto Tiberio che a un certo punto non era più nel sepolcro, ed è stato visto vivo dopo la morte. Di quell’uomo storicamente esistito tutta l’umanità dice che è stato una grande persona, nessuno dice che fosse un buffone o un impostore. Bene, quell’uomo annuncia che anche noi possiamo diventare figli di Dio e risorgere con il corpo. Se andiamo a dirlo per strada a qualcuno, oggi, ci fanno internare. Eppure è l’unico pensiero vincente davanti alla morte. Quale momento migliore per annunciarlo, in questo mondo che ci considera malati di mente (“vai ad ammalarti in chiesa a supplicare l’amico immaginario” è stato uno dei commenti ricevuti sui social)?

Per questo io credo che oggi la Chiesa sia chiamata ad aiutarci a vivere la prova come un momento opportuno per cominciare o approfondire un rapporto serio e vero con il Signore, e non solo a tutelare la vita del corpo. E’ chiamata a parlare dei novissimi, a supplicare la protezione di Dio perché mai come oggi possiamo imparare a essere affidati e consegnati a lui. E’ una chiamata straordinaria a Cristo, e non possiamo coglierla se chiudiamo le chiese, se non diamo la possibilità di entrare al cospetto del mistero a chi sperimenta per la prima volta la paura.

E anche noi che siamo figli della Chiesa, abbiamo diritto ad avere Cristo, non solo pregandolo dove siamo ma anche potendoci accostare ai sacramenti, perché siamo cattolici e non protestanti. E’ un diritto importante almeno quanto quello ai farmaci e al cibo, e infatti anche il Decreto della Presidenza del Consiglio riconosce che i luoghi di culto devono essere tenuti aperti. E’ un nostro diritto come battezzati. Ma ancora di più è un nostro bisogno, al quale tantissimi santi sacerdoti stanno rispondendo. Stiamo vivendo tutti un momento difficile – chi più (i malati, i medici, gli infermieri, i familiari di quelle categorie, e tutti i residenti nelle regioni del nord di più) chi meno – e la Chiesa, ospedale da campo, si fa, si deve fare, prossima ai suoi figli che sono nella prova, nella paura, nell’incertezza, nella solitudine, nella necessità economica.

Ecco, l’unica cosa è che bisogna ingegnarci per far sì che questo non sia causa di contagio. Ma come abbiamo trovato il modo di tenere aperti i tabaccai, le edicole, e i supermercati, dobbiamo trovare il modo di tenere aperte le chiese, e di permettere la celebrazione delle messe. Non si stanno distribuendo le razioni K nelle case, giusto? Davanti ai supermercati, perfino nell’anarchica Roma che oggi sembrava Londra (gli inglesi si mettono in fila anche quando sono da soli) si sono formate code disciplinate e pazienti. perché bisogna mangiare nonostante la paura del contagio. Se io dicessi ai miei figli che siccome non so se qualcuno ha tossito  sulla scatola della pasta non si mangia più fino al 3 aprile, non sarei una buona madre. Vado a fare la spesa al supermercato, anzi veramente ci va mio marito, fa la fila, si mette la mascherina, i guanti, si autocertifica, spruzza la maniglia della porta con l’alcol quando rientra, si lava le mani col Lyso Form, e poi prima di cucinare ci rilaviamo duecento volte le mani, appena toccata una scatola che viene da fuori. E’ nostro dovere di genitori impegnarci per dare da mangiare ai nostri figli senza metterli in pericolo. Non possiamo cavarcela dicendo che non si mangia fino al 3 aprile, eppure i pericoli che si corrono al supermercato sono sicuramente superiori a quelli che si corrono in chiesa se si prendono severe precauzioni, perché in chiesa non è necessario che tocchi nulla, manco il banco.

Quindi va bene, solleviamo dal precetto domenicale tutti, andare in chiesa non sarà necessario. Chi è a rischio o ha familiari a rischio ha il dovere di stare lontano. E magari ne sentiranno il bisogno i più deboli nella fede. Però, come abbiamo trovato il modo per i supermercati, troviamolo per le chiese aperte, che poi non so voi ma io quando vado le trovo tutte deserte come all’adorazione di oggi dove sono andata a pregare per trovare un po’ di silenzio fra le puntate di Scrubs, le videolezioni, le telefonate fra compagne di classe, le partite a carte con tifoserie da stadio. La chiesa è stato il luogo meno affollato che ho frequentato oggi, essendo stata in casa, al lavoro, all’alimentari e in farmacia. Che senso avrebbe chiudere? Non è più caritatevole regolamentare, se mai si rendesse necessario (magari ci fosse la folla!)?

E torniamo alle messe, perché noi non ci arrendiamo a questa privazione. In Polonia hanno chiuso le scuole ma hanno moltiplicato le funzioni, sarà perché lì hanno ancora memoria di quando si rischiava la fucilazione per andare a messa, e non se la fanno togliere tanto facilmente. Moltiplichiamo le messe, facciamo a prenotazione, telefonando o mandando mail o prendendo il numerino (magari servisse!), sediamoci ogni quattro panche, facciamole all’aperto, nelle piazze, nei cortili, obbligatoria mascherina (anche se io non le trovo!!!! accetterò di aspettare che arrivino quelle ordinate!) e guanti e gel disinfettante, va bene tutto, ma prima di sospendere, proviamo a vedere in ogni modo possibile se si può evitare. Se dobbiamo annunciare al mondo che lì c’è la vita eterna, come possiamo essere credibili se non mostriamo che lì c’è il nostro tesoro più grande?

Concludo con le parole di don Antonello Iapicca, uno dei sacerdoti santi – molti! – di cui mi onoro di essere amica: se anche la messa non ci verrà restituita, a noi sarà il compito di essere i tabernacoli che ci vengono tolti.

Il mondo, che non vede e non crede a Dio e alla sua vittoria sul peccato e sulla morte, e soffre la malattia quanto le privazioni, ha bisogno e diritto di vedere in noi Cristo vivo: è questa l’ora che, ciascuno dalla sua trincea, condividendo l’arena e la guerra di tutti, “si alzi in piedi, da risorto” e annunci la vita più forte del coronavirus del corpo e dell’anima.

 

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105 pensieri su “Chiese aperte: mai momento più opportuno

  1. Paola Palladini

    Sono d’accordo su tutto. Specialmente sul fatto che dicevi su un altro post che gli anziani non hanno i social e togliere loro la messa dal vivo è lasciarli soli. Ma ora che si è creata una tale confusione con le due lettere, la prima che dice che le chiese sono tutte chiuse e la seconda che dice che le parrocchie devono rimanere aperte si crea ancora più incertezza. E l’autocertificazione? con su scritto: sto andando in chiesa? ….. che pasticcio, speriamo che la genialità del Signore ci ispiri per dipanare la matassa e rendere il pane quotidiano dell’eucarestia a tutti i cristiani. E’ vero, come scrive De Donatis che chi adora deve farlo in spirito e verità, ma è difficile se non si ha un posto dove soffermarsi e ripartire, anche solo con l’adorazione, se l’eucarestia non può essere distribuita.

  2. silviarmdlr

    BRAVA! 10, anzi 100 e lode! È il mio pensiero trasformato in logica, razionalità e coerenza. Prima o poi riuscirò a stringerti la mano (senza guanti). Un abbraccio.

    1. Grazia

      Molto daccordo, vorrei pure io ricevere eucarestia e questo e’ uno dei momenti in cui ne ho piu’ bisogno che mai!

    2. daniela

      semplicemente obbedire, come farebbe nostra Madre nei confronti del Papà, è troppo difficile? L’obbedienza ci fa santi e umili.

    3. Loredana

      Stamattina sono andata a chiedere al mio parroco se fosse stato possibile ricevere la comunione anche senza messa. Mi ha risposto: ” no”. Immaginavo la risposta, ma ci ho voluto provare.

      1. Ecco @Loredana, invece in questi casi è bene e necessario richiamare il parroco al suo dovere:

        I. SANTA COMUNIONE FUORI DELLA MESSA E SACRIFICIO EUCARISTICO

        14. Si devono indurre i fedeli a comunicarsi durante la celebrazione eucaristica.
        I sacerdoti però non rifiutino di dare la santa comunione anche fuori della Messa ai fedeli che ne fanno richiesta.

        RITUALE ROMANO RIFORMATO A NORMA DEI DECRETI DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II E PROMULGATO DA PAPA PAOLO VI

        Fai clic per accedere a Rito-della-COMUNIONE-Fuori-della-Messa-e-CULTO-EUCARISTICO.pdf

        Ricordandogli che risponderà a Dio di questo suo diniego (se non più che motivato) e al suo Vescovo al quale hai diritto di rivolgerti.

          1. @admin io non vedo il link al documento, ma solo un grande spazio vuoto (non so gli altri utenti).
            Non insisto per non creare confusione…

    4. Giuseppe (Peppe) Gionta

      Gentilissima Costanza, lei mi è molto simpatica e trovo la sua ironia sempre anticonformista e godibilissima. Ma non condivido tutto quello che scrive né molte delle sue iniziative.
      Sento però il bisogno di dirle che su questo tema “covid19-chiese aperte-chiese chiuse” vedo rispecchiati totalmente il mio pensiero e i miei sentimenti e come fosse mia ogni sua parola.
      Grazie.

  3. Maria Cristina Venturi

    Qui a Milano non si puo’ andare alla Messa ma le chiese sono aperte per la preghiera individuale. Anche io quando la mattina passo a dire una preghiera bel grande santuario vicino al mio studio, prima di andare a lavorare ( sono medico di famiglia) non trovo nessuno! Il grande santuario desolatamente vuoto! Eppure la mattina prima alle 8,3o si dicevano le Lodi !
    E in tempi normali c’erano a dirle massimo una decina di persone!vEcco io vorrei dire ai sacerdoti del santuario perche’non continuare almeno a dire le Lodi al mattino e i gestori e il Santo Rosario all’ora del tramonto! Da medico vi dico che con le dovute distanze in una chiesa cisi’grande non ci sarebbe alcun pericoli!
    Nn a a chi posso dirlo? I preti del santuario sono spariti, non se ne vede piu’uno nelka chiesa !Se ne cedesse almeno uno, a turno, inginocchiato davanti al Tabernacolo; mm a no, sono scomparsi. Mi chiedo dove sono, stanno rintanati in sacrestia? Vorrei andare a parlarci ma ho paura di essere invadente,boreduntuisa. Eppure dentro di me qualcosa mi dice che questa assenza improvvisa dei preti, questi santuari vuoti, sono un segno terribile, brutto

  4. Simonetta

    Cara Costanza, condivido tutto. Al mio paese l’anno scorso, la processione del Corpus Domini è terminata al campo sportivo. Avevo suggerito anche io questa modalità, anche più sicura della Chiesa. Secondo me è perché pensano che i credenti, siccome credono ai miracoli, resurrezione ecc., potrebbero essere i meno attenti, proprio perché pensano che Dio li protegga. Tutti coloro che insultavano citavano le processioni per la peste, che diffondevano il contagio, come se la colpa del contagio fosse sempre e comunque della Chiesa. Sembra che chi crede sia stolto e rifiuti la scienza, fede e ragione non possono andare a braccetto. Ricordando una catechesi di Padre Maurizio, (scoperto grazie a te, non vedo l’ora si pubblichino i files audio dell’ultimo anno), non posso non pensare a quanto l’Illuminismo abbia fatto tabula rasa di tutto quello che è spirituale, soprattutto cristiano (il medioevo è un secolo buio, la chiesa era contro la cultura, ecc.). Oggi, proprio grazie a Dio la scienza ha fatto enormi progressi, ma davanti a questa pandemia le risposte che dà sono comunque limitate. Ancora si prendono a insulti gli scienziati: ma come, non dovrebbero essere d’accordo su un dato concreto, oggettivo come i numeri? Penso che le disgrazie, l’essere vicino alla morte, possano rendere l’uomo umile, perché si riconosce impotente e spesso in molti, si risveglia un lumicino di fede, magari un po’ superstiziosa, ma meglio di niente dico io. La fede è comunque un percorso, da qualche parte bisogna cominciare. E invece il nostro mondo per esorcizzare la paura non prega. Si attacca di più alla terra, alla fuffa: dallo stendardo arcobaleno al balcone andrà tutto bene, alla suonata per le 18 per l’Italia all’applauso di oggi alle 12, non c’è limite alla fantasia. Ma guardare in su, perché noi siamo più della terra, perché siamo amati, una preghiera, una dico, fatta col cuore, per chi si sbatte al lavoro in ospedale, per chi lavora ancora garantendo i servizi, per chi lotta contro questa malattia, perché il Signore ci aiuti a spegnerla, questo no. E la Chiesa, con le sue omissioni e i suoi silenzi ha enormi colpe. Ma nonostante tutto, io sono fiduciosa: basta una manciata di sale per cuocere la pasta, basta che il sale sia bello forte.

    1. Silvana

      Buongiorno! Come molte nonne (e nonni) sono agli “arresti famigliari” e mi divido tra lezioni on line, giochi di società, compiti, cartoni animati di nuova generazione, sostegno….speranza che non sempre è condivisa (!) e il cuore a cari amici in prima linea! Una vera guerra! Ma noi abbiamo già vinto (con Lui e in Lui!) Questo Monastero wi-fi è davvero una grande pensata! È la comunione dei Santi come la preghiamo nel Credo che la Chiesa ci fa pregare in questo periodo della Quaresima! Grazie Costanza! Grazie a tutti di esserci!

    2. Marco Badii

      Io in questo momento, ahimé, non sono molto fiducioso.
      Sono stato fin dall’inizio, e lo sono tutt’ora, molto critico su come il governo ha gestito questa emergenza. Chiamatemi pure eccessivo, ma a me certe assurde esagerazioni, e certe incoerenze mi hanno con inquietudine riportato alla volontaria diffusione del terrore operata dai regimi. E’ da sempre stato il metodo più facile per controllare la popolazione, oltre che il più odioso.
      Potevano utilizzare i media per insistere sul fatto che la mascherina NON evita di essere contagiati, invece hanno mandato a ripetizione filmati di persone che le indossavano. Con il risultato che pian piano le hanno indossate quasi tutti, marito di Costanza compreso. E sono cominciate a mancare a medici ed infermieri.
      Hanno messo insieme a tante regole più o meno condivisibili (evitare assembramenti e contatti, distanze minime), dei divieti che hanno dell’assurdo e inspiegabile, come quello di spostarsi DA SOLO (o con i familiari) in macchina per andare in qualsiasi altro luogo isolato e stare DA SOLI, ivi compreso la propria casa di campagna. Questo non può fare altro che aumentare l’incertezza e la paura della massa.
      Con quali conseguenze? Ho visto scene e litigate nei supermercati che non vi racconto per decenza. Ho visto più volte persone che fino a poco prima si salutavano da buoni vicini, guardarsi male perché l’altro forse l’aveva incrociato a meno di un metro di distanza…
      Meno male che c’è Conte che ci tranquillizza dicendoci che dopo ci abbracceremo con più calore di prima…
      A me invece tutto ciò non piace per niente… e non so se sia scientificamente più efficace affrontare il virus come fa l’Italia (e mezza europa) o come fa l’Inghilterra, ma di sicuro il metodo italiano è quello più dannoso per il tessuto sociale. Purtroppo ritengo che, terminato del tutto il pericolo coronavirus, per riabbracciarci servirà moltissimo più tempo di quanto ne è occorso per allontanarci…

      1. Francesco Paolo Vatti

        Marco Badii, meno male mi fa sentire meno solo! E’ dall’inizio che non riesco a mettere insieme quello che sta succedendo coi dati che riceviamo e che trovo molte delle risposte peggiori del problema e mi vedo criticato da tutti quelli con cui oso parlarne o, per lo meno, compatito come un povero stupido. Purtroppo, la paura è stata alimentata e la triste impressione di una dittatura si fa avanti minacciosa…
        Per quello che riguarda la valutazione di quale sia stato il metodo migliore, occorrerà valutare qualcosa più dei soli morti di malattia….

        1. Marco Badii

          Vivaddio Francesco chi pensa con la propria testa non è ancora estinto, anzi penso che siamo probabilmente più di quanto pensiamo, sicuramente più di quanto appare, visto che di sicuro le nostre risposte e le nostre eventuali interviste non finiranno mai nei servizi televisivi serviti alla massa.

  5. Paolo

    Distanza siderale dei pastori dalla gente: un’espressione azzeccatissima, grazie Costanza, un’espressione da rivendere! La storia ci aiuta: quando nell’anno Mille si tentò la riforma della Chiesa furono i laici ad essere più svegli e efficaci dei pastori. A Milano ( oggi una città molto colpita) si formò il movimento della Pataria e i patarini ( letteralmente gli straccioni) organizzarono lo sciopero delle Messe , quelle celebrate da preti concubinari e simoniaci. Adesso, con l’aiuto di qualche prete in gamba e coraggioso, bisogna cercare Messe che si celebrano o luoghi in cui, anche senza celebrare le Messe, si distribuisca l’Eucarestia dopo l’ascolto della Parola di Dio. Quando documenti episcopali ( che sembrano comunicati di una ASL) lodano le ” Messe in streaming”. Grazie Costanza, andiamo avanti . Prima o poi saremo liberati, da tante cose e, se Dio vuole, da tante persone

  6. Rita Carbone

    Ho 69 anni e seguo la messa della mia parrocchia su you tube, ma non credo sia questo il punto. Perché ci mettiamo sempre a criticare e non pensiamo che il Papa sia un po’ più illuminato di noi e finalmente riscopriamo il valore dell’obbedienza, come ci ha insegnato Gesù? Anche lui ha vissuto il deserto, la solitudine, l’abbandono . Non è possibile che in questo tempo siamo chiamati a scoprire una presenza dello SS che ,sempre presente in noi, ci chiama a guardarci dentro in maniera più profonda? Quello che mi manca in questo momento è la mancanza della confessione e il pensiero che se mi ammalo e muoio sono privata non solo dei Sacramenti, ma anche del funerale. Poi penso che Gesù ha vissuto tutto questo come uomo ed è RISORTO! Anche se siamo in pochi a pregare, ma non ne sono tanto sicura, penso che possiamo essere il lievito che fa fermentare la pasta, proprio offrendo tutte queste sofferenze per la salvezza dell’umanità. Se Dio permette tutto questo, sicuramente c’è un senso. L’affidamento a Maria ci convinca che sta intercedendo per tutta l’umanità con le parole ” Non hanno più vino”. Grazie per le vostre preziose riflessioni che mi aiutano a guardarmi dentro e a spegnere la TV. Buona Quaresima

    1. Donatella

      Rita, sono in perfetta sintonia con quello che scrivi. Ed è a partire da ciò che sto cercando di vivere questa Quaresima di privazioni inattese e mai conosciute. Ci resta ancora la forza immensa della preghiera, individuale e condivisa, e la fiducia nel Padre che mai ci abbandonerá.

  7. Arianna Azara

    Sono d’accordo su tutto Costanza. Appena è stata presa questa decisione, ho provato angoscia (e ho capito cosa deve aver provato Gesù nel Getsemani!).
    Non mi fa paura questo virus, mi fa paura non ricevere il Corpo del mio Amato!
    Ho subito pensato che un modo ci sarebbe…. Fare una messa ogni due ore. Moltiplicare anziché toglierle. Perché questo ci darà Speranza! Capisco che questo è il momento di digiunare, lo Sposo ci è stato tolto. Sicuramente è il momento per vedere se lo lo amiamo. Ma io so che ora che servono medicine e protezioni per non ammalarsi, l’unica protezione che voglio è l’Eucarestia.
    Io e la mia comunità neocatecumenale stiamo resistendo. Utilizziamo la tecnologia facendo le lodi insieme, la via Crucis e il Rosario. Com’è bello sentire le voci della mia Famiglia Spirituale.
    È vero Costanza… Questo sarebbe il momento di fare scorte di messe anziché di cibo. Magari c’è ne fossero 10 ogni domenica!

  8. Cristina Fiorini

    Grazie Costanza, condivido ogni parola. Trovo questo momento una grandissima occasione per “ritornare a Lui” con tutto il cuore. E per testimoniare. Anche solo in famiglia. E sempre nel rispetto di ogni precauzione, giusto per non essere fraintesi… Preghiamo perché ciascuno, chi già crede e chi no, senta il desiderio profondo di guardare oltre il limite della vita umana e incontri Cristo che ha spezzato quel limite. E preghiamo per i nostri pastori, perché non lascino solo il gregge come in tanti luoghi sta accadendo. Mai come oggi questa Quaresima è nel deserto eppure, credimi, ogni giorno vedo la Gloria di Dio come scriverebbe di certo il venerabile Carlo Acutis. Grazie anche per il dono di comunione che è il Monastero wifi. Un abbraccio e sempre una preghiera per tutti voi. Cristina Fiorini da Verona

    1. Mari

      Cara Costanza condivido il tuo pensiero.
      Ma proprio in questo momento di paura e sofferenza avverto più forte la presenza Del nostro Signore .
      Andrà tutto bene perché Lui ci Ama infinitamente ..andrà tutto bene perché la Nostra Mamma Celeste si prende cura di noi ….mi piace pensare che stiamo pregando di più credenti e non …mi piace pensare che stiamo vivendo una quaresima veramente tale,nella sofferenza e nella preghiera …anche se mi manca la chiesa,l’eucarestia

  9. Franco

    Cara Costanza sono molto d’accordo. Consentitemi solo una riflessione. Se è vero che il contagio avviene solo per contatto. Se vado in chiesa da solo, non tocco nessuno mi siedo lontano da tutti (non è difficile la chiesa è sempre vuota). Dov’è il problema che cosa devo certificare? Auguri a tutti. Franco

    1. Marcella

      Cara Costanza , condivido pienamente la tua riflessione…..le chiese chiuse alle funzioni non so se serviranno veramente a fermare o ridurre il contagio, sono certa però che la mancanza del conforto della Santa Messa io da cristiana la sto vivendo come privazione sconfortante.
      E vedere l’isolamento dei parroci chiusi in canonica a differenza dei sanitari che sono ogni giorno in prima linea a darci soccorso e cura mi rattrista e delude tanto. Ma questo è solo il mio umile pensiero!

  10. Fermo restando che:

    – tutte (quasi) le chiese sono aperte (anche quelle della Diocesi di Roma dopo il prima NO e poi SI ma restiamo all’illuminato “poi SI”);
    – abbiamo la possibilità di implorare la Comunione Spirituale (già tanto ne ha scritto @Alessandro sullo scorso post https://costanzamiriano.com/2020/03/09/senza-comunione/);
    – dobbiamo combattere la buona battaglia difendendo la Grazia in noi, perché una cosa è certa, oggi come sempre: “…a noi sarà il compito di essere i tabernacoli che ci vengono tolti.” (che non ci sono ancora stati “tolti”);
    – siamo chiamati ad essere buoni cittadini sottomessi all’Autorità così come S.Paolo invitava i Filippesi, perché l’attuale Decreto non è stato emesso in “odium fidei”: «Sono consentiti l’apertura e l’accesso ai luoghi di culto, purché si evitino assembramenti e si assicuri la distanza tra i frequentatori non inferiore a un metro.»;
    – bisognerebbe far chiarezza se lo spostarsi per recarsi in chiesa, venga considerato “giustificato motivo” da apporre sulla richiesta autocertificazione, perché le conseguenze di una NON accettazione hanno conseguenze PENALI. Qui non si tratta di essere “eroici”, ma di ben valutare le conseguenze e come invita la Scrittura di “sedersi prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento”, e non mi riferisco alla sola spesa economica;
    – «è giunto il momento, ed è (forse) questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori»risponde il signore alla questione sul DOVE adorare Dio.

    Vedo molto, molto complicato organizzare Celebrazioni a numero chiuso, con numerino all’ingresso o su prenotazione.
    Oppure lasciare gli orari noti, affidandosi al senso civico e cristiano del mettersi tutti in fila come al supermercato (scusate l’accostamento) e accettare che, riempiti i posti pre-organizzati (facile forse avere dissuasori sulle panche ogni tre posti e saltando una panche si, una no), si debba tornare a casa.

    Ma, per dare anche un apporto positivo, ricordo a tutti, la possibilità di ricevere la Santa Eucaristia fuori della Celebrazione della Messa, come previsto:

    I. SANTA COMUNIONE FUORI DELLA MESSA E SACRIFICIO EUCARISTICO

    13. Partecipazione perfetta alla celebrazione eucaristica è la comunione sacramentale ricevuta durante la Messa: questo risulta più evidente, per ragione del segno, se i fedeli ricevono il corpo del Signore dopo la comunione del sacerdote e dal medesimo sacrificio.
    Per la comunione dei fedeli si usi quindi pane di confezione recente, e lo si consacri, di norma, in ogni celebrazione eucaristica.
    14. Si devono indurre i fedeli a comunicarsi durante la celebrazione eucaristica.
    I sacerdoti però non rifiutino di dare la santa comunione anche fuori della Messa ai fedeli che ne fanno richiesta.
    È bene anzi che a quanti sono impediti di partecipare alla celebrazione eucaristica della comunità, si porti con premura il cibo e il conforto dell’Eucaristia, perché possano così sentirsi uniti alla comunità stessa e sostenuti dall’amore dei fratelli. I pastori d’anime curino che agli infermi e agli anziani, anche se non gravemente malati né in imminente pericolo di vita, spesso e anzi, se possibile, ogni giorno, specialmente nel tempo pasquale, sia offerta la possibilità di ricevere l’Eucaristia; nel caso poi di malati che non possano ricevere l’Eucaristia sotto le specie del pane, è consentito amministrarla loro sotto la sola specie del vino.
    15. Si abbia cura di insegnare ai fedeli che anche quando ricevono la comunione fuori della Messa, si uniscono intimamente con il sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della croce, e prendono parte a quel sacro convito nel quale, per mezzo della comunione del corpo e sangue del Signore, il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale, rin-nova il nuovo patto fatto una volta per sempre da Dio con gli uomini nel sangue di Cristo, e nella fede e nella speranza anticipa e prefigura il convito escatologico nel regno del Padre, annunziando la morte del Signore « finché egli venga».

    Si può leggere l’intero documento qui: https://liturgico.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/8/2017/09/21/Rito-della-COMUNIONE-Fuori-della-Messa-e-CULTO-EUCARISTICO.pdf

    L’Eucaristia fuori della Messa può essere amministrata dal Sacerdote, dal Diacono, dall’Accolito, ma anche da Ministro Straordinario o altra persona responsabile incaricata dal Parroco. Quindi magari facciamo pressione sui nostri Parroci, che non si “siedano” sul semplice “non si può”, ma mettiamoci anche a disposizione laddove fossimo nelle categorie che possono aiutare i nostri Parroci.

    Questo è il mio piccolo contributo.

    1. Gigliola

      Beh, io non so come stiano andando le cose nel resto d’Italia… Io mi riprometto di andare domani in chiesa a fare un po’ di adorazione eucaristica, e di indicarlo come motivo sull’autocertificazione. Poi, lo voglio vedere, il vigile che si prende la responsabilità di multarmi e/o denunciarmi perchè secondo lui questa non è una “necessità”…

      1. @Giliola carissima, puoi farlo, ma non ti stupire se dovessi trovare un rappresentante delle Forze dell’Ordine che obietta…

        Nel caso, devi essere disposta ad accettare la trafila sin davanti al Giudice eventualmente.

        Le conseguenze in caso di violazione del reato di cui all’art. 650 c.p.

        Come già anticipato l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità comporta l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro.

        Va chiarito come per i reati contravvenzionali non è previsto l’arresto in flagranza quale misura pre-cautelare per cui una volta accertata la violazione, gli ufficiali di PG procederanno ad una segnalazione alle autorità procedenti ed inizieranno le indagini; una volta concluse le indagini il Pubblico Ministero procedente eserciterà l’azione penale con l’emissione del decreto di citazione diretta a giudizio ex art. 550 c.p.p. a seguito del quale si instaurerà il processo in senso stretto.

        A tal punto va precisato quali in concreto siano le conseguenze derivanti dalla violazione della fattispecie di reato di cui all’art. 650 c.p.

        Ebbene, qualora venisse provata la penale responsabilità dell’imputato le possibili conseguenze sul piano sanzionatorio sarebbero svariate.

        Il peggiore degli scenari nel quale potrebbe incorrere un soggetto che ha violato la fattispecie di reato di cui all’art. 650 c.p. è sicuramente la condanna a 3 mesi di arresto, ma ciò non comporterà la restrizione della libertà personale.

        Una soluzione alternativa potrebbe essere quella della scelta della cosiddetta sospensione del procedimento con messa alla prova.

        Tale istituto, regolato ai sensi dell’art. 168 bis c.p. stabilisce che per i reati per cui la legge prevede una pena pecuniaria o comunque una pena non superiore nel massimo ad anni 5, è possibile tramite un’attività di volontariato, estinguere le conseguenze del reato.

        Ora comprendimi bene, io non voglio né dissuaderti, né dire che fai male, ma vorrei che tutti fossimo consapevoli della attuale normativa in vigore a cui siamo sottoposti e anche alla possibilità che ciò che per noi è giusto e sacrosanto, non venga considerato tale dall’Autorità giudicante.
        Un giudizio a noi negativo sarà ingiustizia? Puoi essere, ma anche a questo dobbiamo essere preparati e capire dove e a cosa il Signore i chiama e non agire da sprovveduti.

        Tutto qui.

        L’augurio che ti faccio di cuore è che il tuo Angelo Custode ti protegga da eventuali ingiuste accuse o che, incontrando un controllo, il controllore resti edificato dalla tua giusta “necessità spirituale”.

          1. Si @Francesco, tipo quelli (anche se il pretesto dell’articolo sembra più quello di dare addosso alla Gerarchia… come sempre).

            1. The_Punisher_020

              E’ cosi’. Riccardo cascioli e’ animato (in particolar modo) da una acrimonia verso il pontificato di Francesco che spesso sconfina alla ricerca di un sensazionalismo ed a una enfatizzazione dei fatti di cronaca, utili alla sua battaglia privata.

  11. Valeria Maria Monica

    Mi si stringe il cuore a vedere a cosa il paese si sta tenendo aggrappato il paese in questi giorni, per farsi coraggio: a un cuoricino con scritto “Tutto andrà bene”? A un arcobaleno? ( ma guarda caso … vedi te cos’hanno scelto come simbolo di speranza!)
    Non è proprio così… Nessuno lo sa, come andrà. O per meglio dire, è molto probabile che la malattia abbia un suo ciclo come è accaduto in Cina, e poi si attenui…e nel frattempo troveranno un vaccino…ma le ripercussioni sulla vita del paese, in termini di crisi economica e tenuta sociale, al momento NESSUNO è in grado di prevederle.
    È da incoscienti cercare di fondare la propria speranza sul niente.
    La vera certezza su cui fondiamo le nostre vite, oggi più che mai, è sempre e solo Gesù Cristo Crocifisso Figlio di Dio Salvatore.
    E nè la malattia, né la morte potranno mai separarci da Lui.
    Vorrei vedere sui balconi striscioni con la croce di Cristo. Uniti a Lui, sì, che attraverseremo qualunque avvvenimento ci sarà chiesto di vivere, con forza d’animo e vigile carità verso o fratelli.
    Camminiamo saldi in questa fede.
    Non so, Costanza, quanto un popolo scristianizzato e indebolito sia in grado di accogliere subito un annuncio così forte, che presuppone un richiamo alla conversione, e però se non si fa questo passo non si entra nella vera Speranza della Chiesa.
    Si resta fuori a consolarsi coi cuoricini e gli arcobaleni, e non so se neanche la Chiesa ha una vera parola di speranza da dare a chi vorrebbe solo indietro la sua vita di prima, senza convertirsi.

    1. @Valeria Maria Monica, perché ti rattristi e ti scandalizzi?

      Chi non conosce Cristo a cosa credi possa “attaccarsi”, su cosa credi poggiassi io la mia vita prima di incontrare Cristo?
      Domandiamoci piuttosto cosa abbiamo da fare noi in primis per costoro e non pensando come salvare l’Umanità, ma magari semplicemente, più concretamente, il nostro vicino di casa, che se la situazione precipitasse, invece di tornare a Dio bestemmierà il Suo Nome.
      A noi essere coloro che riconciliano quest’uomo con Dio, ma con lo Spirito di Cristo, non quello dei discepoli che volevano invocare le fiamme dal cielo…

      1. Valeria Maria Monica

        @Bariom, non invoco il fuoco dal cielo sugli arcobaleni ai balconi… mi spiace che il mio commento potesse prestare il fianco a questa lettura.
        Mi fanno pena, perché il coronavirus passerà, ma anche la nostra vita terrena prima o poi finirà, e allora, tutto ciò che sarà stata la nostra vita fino a quel momento, in un attimo si trasformerà nel nostro giudizio definitivo: e questa è l’unica cosa veramente importante a cui prepararci.
        Il dramma di questi giorni potrebbe essere un salutarr monito alla nostra superbia nei confronti di Dio, un richiamo alla nostra debolezza, alla consapevolezza che non possiamo aggiungere un solo giorno alla nostra vita… per riavvicinarci al Padre, che provvede a ogni nostra necessità e ci può fare attraversare anche le croci e la sofferenza ( che non sempre ci toglie), tenendoci nella sua mano, in modo che non ci distruggano.
        Vorrei che a queste persone si aprisse uno spiraglio verso il cielo, che la crisi delle loro false sicurezze aprisse la porta alla ricerca dell’unica certezza possibile nella nostra vita, cioè il Signpre Gesù.
        È chiaro che questa è una riflessione generale e non c’entra col rapporto personale e men che meno con un giudizio. Anche i figli di tante mie amiche super credenti stanno disegnando questi arcobaleni, si divertono e io non critico mica le loro mamme, sono bambini che vengono educati nella fede e non sarà un disegno a metterli in pericolo.
        Però provo una gran tristezza per
        il simbolo dell’arcobaleno fatto entrare a fuoco nelle menti del paese come il simbolo del bene, della salvezza e della speranza, dal momento che è già simbolo di qualcos’altro.

  12. Chiara

    Grazie Costanza per il tuo contributo e per esprimere in maniera cosi` chiara ed educata, ma con altrettanta fermezza, il pensiero comune di molti cattolici che stanno vivendo questi giorni come un’occasione per riscoprire la bellezza della preghiera e ed il valore dei sacramenti.

      1. Lia

        Mi dispiace non essere d’accordo con Costanza.
        Adesso mi dispiace anche per il “Barnum”.😳 Chiedo scusa.

  13. Alessandro

    Grazie Bariom, utilissimo pregevole contributo.

    Mi permetto solo aggiungere – per l’ennesima volta, scusate se sono ripetitivo, non vi voglio annoiare 😉 – che chi fosse conscio di aver commesso peccato grave, per ottenere la remissione dei peccati deve accedere al Sacramento della Riconciliazione o Penitenza, cioè deve fare la confessione sacramentale.

    Poiché

    1) come ricorda Bariom, vigente il decreto del Governo “sono consentiti l’apertura e l’accesso ai luoghi di culto, purché si evitino assembramenti e si assicuri la distanza tra i frequentatori non inferiore a un metro”

    2) pur considerando 1, come ricorda molto opportunamente ancora Bariom non è inequivocabilmente chiaro se nella necessaria autocertificazione “venga considerato “giustificato motivo” il recarsi in chiesa”, “le conseguenze di una NON accettazione hanno conseguenze PENALI”, e quindi è probabile che sul territorio italiano il recarsi in chiesa venga considerato “giustificato motivo” qui sì e là no, in assenza di direttive applicative cristalline, uniformi, univoche e universalmente note

    e pertanto non è sempre facile per il penitente accedere a una chiesa per confessarsi (e i sacerdoti non possono istantaneamente a chiamata recarsi a domicilio, poiché non sono ubiqui e dovranno giustamente accordare priorità all’accudimento spirituale di persone che versano in infermità grave e si trovano in manifesto pericolo di vita), segnalo quanto utilmente ricordato, tra gli altri, dall’Arcivescovo di Trieste mons. Crepaldi:

    “sono a proporvi alcune preziose devozioni che la Chiesa ufficialmente incoraggia.

    Esse, in considerazione della situazione veramente eccezionale che stiamo vivendo, potrebbero aiutare molti di voi che, per i più svariati motivi, si trovano nell’impossibilità di poter accedere al sacramento della penitenza e alla comunione eucaristica.

    Si tratta dell’atto di contrizione perfetta per ricevere l’assoluzione per i peccati sotto certe condizioni e della comunione spirituale per ricevere la consolazione della grazia eucaristica. Ecco alcune indicazioni per compiere al meglio queste devozioni.

    “a) ATTO DI CONTRIZIONE PERFETTA. La Chiesa ci insegna che “tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1451). Ci insegna anche che “quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta perfetta (contrizione di carità).
    Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, QUALORA comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale” (Ivi n. 1452).
    Questi due numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica ci dicono che con l’atto di contrizione perfetta si può ricevere il perdono dei peccati fuori dalla confessione – ANCHE dei peccati mortali – PURCHE’ il penitente sia FERMAMENTE determinato a correggere la propria vita e sia risoluto nel recarsi alla confessione sacramentale al più presto, quando diventa POSSIBILE.

    La contrizione perfetta è una grazia di Dio, a cui aprire la nostra anima. Per ottenere questa grazia divina, vi offro un piccolo suggerimento: ponetevi davanti a un Crocifisso e recitate, lentamente e sinceramente, questa preghiera: “O mio Dio, dal momento che Tu sei così buono e misericordioso sono sinceramente pentito di aver peccato contro di Te e con l’aiuto della tua grazia non peccherò più. Amen”.

    b) la comunione spirituale”, di cui Bariom ha già detto.

    La Comunione spirituale – beninteso – come si è precisato non è in “competizione” con la Comunione sacramentale, a proposito della cui ricezione anche al di fuori della Santa Messa vale quanto limpidamente illustrato e raccomandato da Bariom.

    Grazie

    1. Grazie a te Alessandro.

      Molto puntuale e importante quanto Alessandro riporta rispetto la “contrizione perfetta”, perché questo dono di Dio all’animo che non è “scappatoia”, ci conforta nel ricordarci quanto Dio che ci è Padre, guarda alle INTENZIONI del nostro cuore laddove ci fosse impedita una concreta azione, che dia seguito al nostro buon desiderio.

      Per questo il mio invito è quello di NON angosciarci per tutto ciò che in questo Tempo, che può veramente essere di Grazia (non può forse essere tempo di Grazia per l’Uomo il tempo della sua malattia, del suo fisico limite?), ci è FISICAMENTE impedito, perché angoscia e paura NON vengono da Dio.

      Consideriamoci, reclusi, stiliti, esiliati forse, ma non separati da Dio, perché
      «chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36 Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.
      Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.»

      Romani 8, 35-39

  14. Mauro

    Grande Costanza, tutto da condividere! Giù le mani dalle Chiese perché li abita il nostro Re…e Medico Divino!

  15. Raffaella e Ciro

    Cara Costanza, contro chi la insulta, io rispondo “Costanza santa subito”; chi dice cose così spregevoli ha certamente qualcosa da nascondere, ha paura….. Ma lei continui a scriverci queste cose che arrivano da Dio, dalla sua preghiera quotidiana e dalla sua intensa purezza; ne abbiamo bisogno e si senta sostenuta dalla nostra preghiera. Grazie!

  16. Nicolo`

    Buongiorno e grazie di questa presenza e tensione verso Dio e le cose sacre (le cose sacre ai santi, dice la liturgia eucaristica del rito siro-malabarese)..
    Mi permetto di segnalare questo bel contributo del monaco benedettino (non sacerdote) Giulio Meiattini:

    …possiamo dire che l’epidemia in atto, se così può essere chiamata a confronto con le vere e grandi epidemie di peste, vaiolo, colera, che nei secoli passati decimavano la popolazione, in questo momento attinge tutta la sua forza, non dal numero delle vittime o dalla sua obiettiva pericolosità, ma dalla debolezza spirituale dell’umanità, che è aggrappata al suo presente e non vuol perdere nulla, non vuol cedere niente e vuole perpetuarsi crescendo in modo indefinito. Mantenersi in questo stato di crescita permanente e indeterminata (senza scopo se non il crescere stesso), significa esattamente volersi mantenere adolescenti. Per questo si rischia di perdere tutto. Lì dove non c’è qualcosa di più alto e di più prezioso del presente adolescenziale non determinato, dove cioè non esiste un senso ultimo della storia e della vita a cui approdare (neppure l’età adulta dell’illuminismo) e che possa dare ragione della perdita parziale o totale del presente, se non esiste, cioè, qualcosa che valga più della vita, per cui valga la pena anche morire (non come fuga dalla sofferenza, ma come coraggio della convinzione) la vita si spegne, perché la paura uccide più della spada e più dei virus.

    (articolo completo: sabinopaciolla.com/la-paura-che-uccide-e-il-coraggio-che-manca )

  17. Pingback: LA RIFLESSIONE. Chiese aperte: mai momento più opportuno (Costanza Miriano) – IlSarrabus.news

  18. Due annotazioni: il dpcm NON vieta le passeggiate (vedere FAQ “Spostamenti” sul sito http://www.governo.it) e NON obbliga a tener chiuse le chiese. Dunque si può uscire per fare una passeggiata ed entrare in chiesa. Basta stare lontani da altre persone.

    La Chiesa forse avrebbe potuto essere più “coraggiosa” e chiedere di poter celebrare le messe (diversificando orari e giorni) inventandosi strategie per rispettare i requisiti di non-affollamento ed igiene (per comunione e confessione soprattutto).
    Ma bisogna anche essere realisti: pensiamo a cosa è successo all’incauta setta sud-coreana. Pensiamo all’effetto boomerang devastante che si avrebbe se qualcuno potesse sostenere (anche a torto) che alcuni si sono ammalati partecipando a una cosa inutile (!) come un rito religioso.
    Preferisco vedere la messa in tv, andare in chiesa ad ore casuali e riservarmi il diritto di notare quanto sia contraddittorio un decreto che blocca tutti in casa ma permette a tutti i fuori sede di viaggiare da un capo all’altro d’Italia “per tornare a casa”.

  19. Lumpy

    Cara Costanza, cari tutti, la disperazione e l’angoscia hanno aperto nel cuore di molte persone uno spazio che il frenetico quotidiano teneva chiuso. Questo spazio, tuttavia, rischia di essere occupato da mille palliativi consolatori tipo “l’applauso dal balcone”, la musica dal balcone, l’arcobaleno con la scritta “andrà tutto bene”. Perché le persone trovano il coraggio di urlare canzoncine dal balcone e appendere disegni mediocri e nessuno quello di recitare un rosario ad alta voce? Chi abbiamo paura di offendere? Abbiamo forse paura che ci dileggino dagli altri balconi? Perché nessuno espone una croce alla finestra? Perché non intoniamo un canto da Messa al posto delle canzonette pop? Perché al posto dell’applauso non recitiamo un pater noster tutti insieme? Ci rideranno dietro? Gli adolescenti ci filmeranno e ci metteranno sui social? Finiremo sulle pagine satiriche di Facebook? I nostri stessi familiari (come nel mio caso) ci derideranno? Fa lo stesso. Magari domani al mio rosario dal balcone si aggiungerà la voce della vecchina del terzo piano, magari dopodomani quella mammina timida del sesto, derisa dalle altre condomine perché ha troooooppi figli (4) si unirà col piccolo che poppa. Oppure non si unirà nessuno e continueranno a sventolare arcobaleni e canzonette. Ma io continuerò

    1. Simonetta

      Non sei sola Lumpy, ho fatto l’invito alla preghiera sulla chat della scuola, dopo la sequela delle proposte arcobaleno e musicali. Se non ci esponiamo, sempre con carità, che apostoli di Cristo siamo?

    2. Rita Carbone

      Il tuo commento mi ha ispirato l’idea di contattare telefonicamente alcune vicine di casa e abbiamo deciso di affacciarsi al cortile interno e recitare insieme un’AVE MARIA e l’AFFIDAMENTO A MARIA alle 17,30, prima dei canti delle 18. So che ci sono state molte adesioni, anche in altri condomini, grazie al passa-parola. Grazie ancora , Dio ti benedica.

  20. The_Punisher_020

    Vorrei precisare per Costanza M. solo a titolo informativo, beninteso, che il virus covid-19 qualora avesse contaminato la superficie di qualsiasi confezione o scatolame presente nel supermercato, si disattiva dopo circa mezz’ora dalla contaminazione avvenuta (cosi’ concordano tutti gli esperti in materia), per cui potrebbe essere senz’altro meno drastica nelle misure igeniche adottate, seppur necessarie.
    Detto questo, preciso che vivo in zona rossa proclamata sin da febbraio, dove i morti si seppelliscono frettolosamente senza corteo funebre. Celiando, ma nemmeno troppo, dico a mia madre ultranovantenne di procrastinare la data della sua dipartita perche’ in questo tempo non potrebbe neppure avere un funerale dignitoso come si comanda.
    Siamo tutti nella prova, e questa prova impone misure drastiche; Costanza reclama una soluzione “funzionale” che permetta di accedere ai sacramenti, ma come sarebbe possibile questo? Partecipare ad una funzione religiosa, non e’ come recarsi al supermercato dove, seppur con una certa ed inevitabile promiscuita’, e’ sempre possibile rispettare le distanze ed adottare presidi medici utili alla necessita’, ma significa relazionarsi con tutti i partecipanti alla messa con tutti i rischi del caso.
    Io, personalmente, preferirei accostarmi alla Comunione senza mascherina e senza che il sacerdote debba passarsi il gel sulle mani ogniqualvolta somministri “il corpo di Cristo” ad ogni fedele. Meglio rimandare ed attendere tempi propizi.

    1. The_Punisher_020

      Altri tempi. Credo che allora manco si sapesse cosa fossero i batteri, e men che meno i virus. La malattia, era vissuta come un castigo di Dio mentre oggi vi e’ consapevolezza (magari non in tutti) che sia sempre una prova imposta, e che pertanto vada affrontata con fede e raziocinio. Chiudere o disciplinare temporaneamente la partecipazione alle funzioni religiose non significa mancanza di fede in Cristo risorto, ma bensi’ aderire a questo sacrificio che ci impone di rivedere (e possibilmente migliorare), ogni tipo di relazione.

  21. roberto

    l’Eucarestia è un atto di amore.Questo è il Mio Corpo, questo pane qui ora che spezzo, no quello la sulla croce, questo è il sangue mio in questo calice ora che bevete, no quello versato sulla croce. Patto nuovo con vittima viva e non morta.Gli ebrei facevano sacrifici con animali morti.Lui è vivo,sangue vivo e corpo vivo. Gesù è il Dio che ci dona la vita ora per portarla poi nella vita eterna.

  22. Monica Marconi

    Grazie di cuore Costanza 🌹 ho bisogno di sentire queste cose anche se nel cuore le so ! E’ Un momento forte 🙏🏻

  23. La Prefettura della Casa Pontificia si premura comunicare che, a motivo dell’attuale emergenza sanitaria internazionale, tutte le Celebrazioni Liturgiche della Settimana Santa si svolgeranno senza la presenza fisica di fedeli.
    Inoltre, si informa che fino al 12 aprile p.v. le Udienze Generali del Santo Padre e le recite dell’Angelus saranno fruibili solamente in diretta streaming sul sito ufficiale di Vatican News.

    1. Maria Cristina

      Bariom , posso testimoniare che a Milano non si da’la a Comunione neppure fuori dalla Messa. Ho provato oggi tre chiese, aperte si’ ma vuote. Preti assenti, non rintracciabili, i sacrestani mi hanno gentilmente allontanato. Non sono neppure riuscita a PARLARE con un prete , figuriamoci confessarmi o avere la Comunione. Altre chiese invece sono proprio chiuse , sprangate. E non suonano piu’ neppure le campane. Che pericolo di contagio c’e’nel suonare le sante campane, la cui voce ci conforta ricordandoci Dio ?
      Con chi dobbiamo protestare Bariom? Con una intera classe di preti e di parroci? Con l’Arcivescovo Delpini? Ti chiedo di smetterla di scrivere cose che non si possono realizzare e tu li sai. Basta ciance. A Milano la Comunione non viene piu’data. Non ci sono neppure piu’estreme unzioni e funerali. Questa e’ la realra’Bariom.

      1. Maria Cristina

        E aggiungo che Nostro Signore il giorno della nostra morte non ci apparira’” in streaming”
        e ci parlera’ a dovuta distanza per paura del contagio. La probabilita’di incontrarLo presto e’alta almeno qui a Milano. E di incontrarlo morti senza confessione, comunione, estrema unzione.

      2. @Maria Cristina, che vuoi da me?!

        Prima di tutto io non vivo a Milano, poi io scrivo cercando di essere d’aiuto dicendo ciò che si “potrebbe” fare, che ne so di ciò che non ti fanno fare in tre o quattro o cinque chiese a Milano? Il mio parroco se gliela chiedo le Comunione me la dà (purtroppo ora è caduto ed è i9n convalescenza)

        Certo che puoi protestare con il tuo Vescovo e se permetti io continuo a scrivere di ciò che penso sia bene, mi spiace non poterti accontentare.
        Tu come altri puoi benissimo non leggere.

        Per di più come ho già detto, cosa migliore sarebbe accettare lo stare in casa e approfittare come ho fatto io con tutta la mia famiglia, dello streaming… che il Signore agisce nello Spirito anche oltre il wi-fi.
        Vuoi farti il giro delle sette chiese e le trovi chiuse?
        Non prendertela con me, sorella, che ha quanto vedo la cosa non ti porta buoni frutti.

        1. E aggiungo, forse non abbiamo lo stesso Dio, che se muori senza Confessione, senza Comunione, senza Estrema Unzione, DESIDERANDO AVERLE ma che da altri ti è impedito, ti dirà: “Mi spiace Maria Cristina, ma qui mancano tre “spunta”… è un problema tuo se non e li sei procurati! Ti sei giocata la Vita Eterna!”

          Ma per favore!

          1. The_Punisher_020

            Hai ragione, Bariom. E’ utile ricordare che sebbene non sia possibile celebrare l’Eucarestia collettivamente ed i riti sacramentali siano un po’ dovunque rimandati, e’ pero’ sempre possibile vivere una quotidianita’ fatta di gratitudine al Padre e di servizio al prossimo.
            In assenza di liturgia, si metta in pratica cio’ che fino a ieri abbiamo ascoltato nella funzione religiosa e magari mai attuato. E’ proprio il momento giusto.

            1. Brunella Lionetti

              Ciao a tutti! Non ci conosciamo ma ricevo le pagine di Costanza, cosí ogni tanto mi piace condividere un commento! Anche io sono in zona rossa da un pó, nel pesarese…dalla Domenica prima delle Ceneri manca la Messa, e inoltre settimana scorsa è stato ricoverato il parroco per CV…un perfetto involontario untore di un piccolo paese! Esco a fare la spesa e quattro passi in spazi aperti; questa credo sia la grande differenza tra chi abita in cittá e chi fuori!
              Vorrei condividere solo due piccole riflessioni, primo:
              Ogni giorno passo, come sempre, a salutare Jesus nel tabernacolo fermandomi tra i banchi vuoti come prima del virus incoronato.
              Sono abituata quindi alla non visibilitá del mio rapporto di fede. Dubito che allinearlo ai flashmob religiosi o altro lo accrescerebbe granchè!
              Credo alla comunione spirituale, e quindi se per forza maggiore manca quella fisica, Colui che è comunione puó davvero mancare tra noi? Per la prima volta, forse nel dopoguerra, ma non
              c ‘ ero, viviamo una tale situazione! Anche nella Chiesa. È sicuramente un segno storico importante, con un messaggio importante. Milioni di persone ( parlo per l’ Italia,)
              vivono in casa, cercando di costruire nuovi equilibri, soprattutto tra paura responsabilitá e speranza.
              Le varie mancanze di certo aiuteranno a sviluppare alternative. Anche per la Chiesa; mi chiedo: forse, anche il Risorto, viene a incontrarci in modo alternativo! Del resto, non mi pare sia mai apparso, al tempo, in qualche tempio.
              E la lettura di ieri, non ricordava che arriva un tempo che nè sul monte nè al tempio, ma in Spirito e Veritá si adorerá il Padre?

          2. Marco Badii

            E allora cercherò di essere d’aiuto anche io.

            Non condivido i dubbi che Bariom si fa su quanto sia legalmente lecito e sicuro andare in Chiesa.
            Non ci sono punti non chiari. Il decreto recita testualmente
            “Fino al 3 aprile sono sospese su tutto il territorio nazionale tutte le cerimonie civili e religiose, compresi i funerali. Pertanto è sospesa anche la celebrazione della messa e degli altri riti religiosi, come la preghiera del venerdì mattina per la religione islamica.
            SONO CONSENTITI L’APERTURA E L’ACCESSO AI LUOGHI DI CULTO, PURCHE’ SI EVITINO ASSEMBRAMENTI E SI ASSICURI LA DISTANZA TRA I FREQUENTATORI, NON INFERIORE A UN METRO.”
            Quindi si può tranquillamente dire di dover andare in Chiesa a pregare (o confessarsi). Punto.Ciò è previsto dal decreto; se un vigile anti-clericale approfitta per fare l’anti-patico poco importa. L’eventuale ammenda, ovviamente da non pagare, non avrà ragione d’essere. E anzi, dovremmo segnalare il suddetto perché non continui ad andarsene impunemente in giro a sparare cretinate.
            Fin qui i semplici, intravisabili fatti.

            Ora veniamo alle MIE opinioni.
            Penso, come altri, che la Chiesa come istituzione abbia sbagliato a fare proprie passivamente le direttive del governo, anzi a volte superandole. Avrei anche io preferito se mai più Messe di prima, anche perché così facendo per ognuna di esse ci sarebbero evidentemente state meno persone, che potevano essere tranquillamente gestite secondo i dettami antivirus.
            Come dice Lumpy questi tempi difficili dovrebbero essere occasioni di mostrare la propria Fede, con orgoglio, e se necessario anche con coraggio, altrimenti si lascia spazio solo agli arcobaleni, che oramai sfruttano qualsiasi scusa per farsi esporre…
            E allora, qualora la situazione legale non fosse invece così chiara (visto che fanno un decreto ogni 2 giorni) e quindi più a rischio, beh, io andrei lo stesso, con la giustificazione della necessità; o forse non è una necessità (anzi, la maggiore di tutte) per un cattolico, andare a confessarsi o a comunicarsi?
            Se questo, mio malgrado, mi procura un’ammenda, non la pago e faccio ricorso, perché venga riconosciuta come legittima questa mia (e di tutti) necessità.
            Se alla fine l’hanno vinta loro e mi ritrovo con la fedina penale sporca, me la faccio stampare, così la inquadro e la metto alla parete accanto alle mie lauree, ma ancora più in vista…

            1. Beh @Marco Badii si potrebbe anche dire bravo… (e non faccio ironia), ma il punto è, portare la situazione alle estreme conseguenze che descrivi (fedina penale stampata e attaccata al muro a parte), è necessario?

              E’ questo ciò a cui ci chiama il Signore? Se tu lo senti per te, se hai questo DISCERNIMENTO, fai bene a farlo, ma non si può credere o dire che questo sia per TUTTI, né si può dire che rendendo tutti edotti delle conseguenze (in fondo hai dipinto uno scenario che io stesso ho ipotizzato), sia una errore e con sia invece fare un servizio.
              E’ stato anche da altri, poggiandosi non alle sole idee personali, mostrato come il comunicarsi fisicamente NON sia fondamentale per la salvezza dell’anima nostra (e il Signore sa cosa stiamo vivendo) .
              Il confessarsi se in stato di peccato mortale (e di qui l’invito oggi più di sempre al combattimento per mantenere uno stato di grazia) è forse il punto più cocente e ne convengo, però pare non si voglia dare il giusto peso all’atto di CONTRIZIONE PERFETTA (comunque in questo caso anche io probabilmente mi accollerei dei “rischi”).

              Detto questo e concludo, tu forse puoi essere dell’idea di avere la fedina penale “macchiata” e dire “l’ho fatto per Dio”, ma è ciò che Dio chiedeva a te?
              Perché le conseguenze di una fedina penale non intonsa, come tu mi insegni, possono precludere ad altro sul piano civile, magari a situazioni e possibilità dove Dio ci chiamava, ma il nostro “eroismo” (da noi deciso, ma forse non richiesto), ha messo un impedimento che lì rimane… in cornice.

              La parola è sempre DISCERNIMENTO e il discernimento si trova nella Preghiera e questa, implorante, la si può fare ovunque.

              Perché vedi a dirla tutta, se

              1. Alessandro

                Concordo con Bariom.

                E’ del tutto evidente ed oggettivamente incontestabile che la PRIORITA’ è la salvezza eterna, e per essere salvi è necessario che, quando si muore, non ci si trovi in peccato mortale.
                La Comunione eucaristica (pur indicibilmente, inenarrabilmente preziosa) non rimette il peccato mortale; rimette il peccato mortale (e quindi scampa dalla dannazione eterna chi andasse incontro a morte) l’atto di CONTRIZIONE PERFETTA, se compiuto adeguatamente.
                Si veda al riguardo qua:

                https://costanzamiriano.com/2020/03/14/la-vita-piu-forte-del-coronavirus/#comment-146877

                Come si vede, l’atto di CONTRIZIONE PERFETTA si può compiere adeguatamente se e soltanto se il penitente è FERMAMENTE determinato a correggere la propria vita ED è risoluto nel recarsi alla confessione sacramentale al più presto, quando diventa POSSIBILE (giacché nessuno è tenuto all’impossibile).

                Ciascuno valuti in coscienza, davanti al Signore, nella sua concreta situazione data qui e ora che cosa significa qui e ora quel “quando diventa POSSIBILE”.

                a) Se Tizio/a è conscio di trovarsi in peccato grave, compie l’atto di contrizione perfetta, valuta in coscienza, davanti al Signore (davanti al Signore, cioè invocando il retto discernimento dallo Spirito Santo) che qui e ora per lui/lei è POSSIBILE accedere alla confessione sacramentale (in effetti, in questo caso, come evidenzia Bariom, i pure sussistenti e non trascurabili rischi connessi alla autocertificazione possono considerarsi impacci insufficienti a giustificare l’omesso tentativo di accedervi), e non trova in chiesa il sacerdote, tuttavia NON avrà fondato motivo di temere per la sua salvezza eterna, perché ha compiuto l’atto di contrizione perfetta, ha cercato di accedere alla confessione sacramentale ma, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, NON gli è stato POSSIBILE.

                Tizio/a tenterà (se gli è ragionevolmente – secondo retto discernimento – possibile) di andare in un’altra chiesa, ma se anche lì non trovasse il sacerdote, tuttavia NON avrà fondato motivo di temere per la sua salvezza eterna, perché ha compiuto l’atto di contrizione perfetta (e a quel punto sarà lo Spirito Santo, da implorarsi sempre in queste circostanze, a suggerirgli/le se, nella sua situazione concretamente data qui e ora, deve seguitare a fare il giro delle chiese della zona in cerca di un sacerdote per confessarsi; ma, comunque, anche questo ipotetico pellegrinaggio alla ricerca del sacramento sarà condotto senza fondato timore per la propria salvezza eterna, giacché l’atto di contrizione perfetta è compiuto, e la risolutezza e la tenacia con cui Tizio va alla ricerca del sacramento mostra al Signore, che tutto sa e legge nei cuori e ci conosce meglio di noi stessi, la genuinità del pentimento).

                b) Se Caio/a è conscio di trovarsi in peccato grave, compie l’atto di contrizione perfetta, valuta in coscienza, davanti al Signore e invocando il retto discernimento dallo Spirito Santo, che le sue forze non sono tali da consentirgli di mettersi alla ricerca di una chiesa, contatta un sacerdote per la confessione sacramentale “a domicilio” e tuttavia il sacerdote (per le ragioni le più disparate) tarda a venire, tuttavia Caio/a NON avrà fondato motivo di temere per la sua salvezza eterna, perché ha compiuto l’atto di contrizione perfetta, ha cercato di accedere alla confessione sacramentale ma, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, NON gli è stato POSSIBILE.

                Ho fatto solo questi due esempi (che non sono esaustivi; ognuno valuti, davanti al Signore, qual è la sua personale inconfondibile situazione concreta qui e ora, perché non sono certo io che posso né voglio assolutamente sostituirmi alla valutazione della coscienza personale che invoca dallo Spirito Santo il retto discernimento sul da farsi per lui/lei nella sua inconfondibile situazione concreta qui e ora), ho fatto solo questi due esempi, dicevo, per evidenziare che l’atto di contrizione perfetta 1) sgrava da infondata paura per la propria salvezza eterna ma 2) lo sgravio di cui in 1 non ha niente a che fare con la faciloneria, con il lassismo, con grettezza e freddezza spirituali, con il fomentare disamore per il Sacramento della Riconciliazione né per alcun altro Sacramento, giacché – ripeto – l’atto di CONTRIZIONE PERFETTA si può compiere adeguatamente se e soltanto se il penitente è FERMAMENTE determinato a correggere la propria vita ED è risoluto nel recarsi alla confessione sacramentale al più presto, quando diventa POSSIBILE (e pertanto, l’atto di contrizione perfetta NON può compiersi senza che il penitente nutra il desiderio fervente e sincero di accedere alla confessione sacramentale al più presto, quando diventa POSSIBILE, nel senso che ho cercato di chiarire).

                Grazie

              2. Marco Badii

                Bariom, pensavo di essere stato chiaro, comunque ti risintetizzo: avevo parlato di un tuo errore semplicemente perché le cose attualmente non stanno come dicevi tu: Chiunque VOLESSE andare in Chiesa può farlo in piena regola. Questo deve essere detto forte e chiaro. Questo intendevo per fare servizio.

                La seconda parte, erano mie opinioni. E quindi, certo che non mi aspettavo di obbligare nessuno a fare altrettanto in una IPOTETICA futura situazione incerta come quella da te descritta, e men che meno giudicare chi non lo farebbe.
                Ma detto questo ti rispondo subito:”portare la situazione alle estreme conseguenze che descrivi (fedina penale stampata e attaccata al muro a parte), è necessario?”
                SI, e fortemente SI.
                “E’ questo ciò a cui ci chiama il Signore? ” Si, e ancora si!. E non ti faccio nemmeno esempi, perché ogni pagina del Vangelo trasuda esortazione all’azione, al coraggio nel seguirLo, a lasciare tutto per Lui, a farsi perseguitare per seguire Lui, a mettere tutto in gioco per Lui.
                E tante, troppe di queste richieste sono per me grandi, enormi e da piccolo uomo che sono non so se avrei il coraggio di affrontarle. Ma so che dovrei.
                Che dovrei fare come i primi cristiani che rischiavano LA VITA per ritrovarsi insieme a pregare, magari ascoltando i racconti degli apostoli. Potevano farlo ognuno a casa sua, farsi riferire i racconti da altri senza rischi, ma andavano.
                Che dovrei fare come tutti gli altri cristiani che da allora a tutt’oggi rischiano LA VITA per andare in chiesa a partecipare alla Messa. Sono 260 MILIONI i cristiani oggi perseguitati nel mondo, dove per perseguitati si intende a rischio di essere fucilati mentre vanno in chiesa, o di morire per una bomba fatta esplodere in chiesa, o bene che vada arrestati e torturati. E in gran parte di questi sofferenti territori le chiese continuano ad essere aperte, la gente continua ad andare, e a riempirle; “.. gli attacchi terroristici contro la nostra comunità hanno rafforzato la nostra fede. Nonostante la loro vita sia minacciata, i fedeli sono fieri di essere cattolici” (Padre Claver a proposito del Burkina Faso).
                E invece qui leggo tristemente il ricorso ad alti ragionamenti e pensieri papali (giustamente validi in casi in cui in effetti mi trovi dove NON ci siano chiese, o siano tutte chiuse) per giustificare le fughe dalle ammende del ministro Conte…
                Io per primo fratelli.. ma qui c’è da riflettere…

              3. Brunella Lionetti

                Sono d’ accordo con te, Marco Badii!
                Sono utili gli approfondimenti del catechismo cattolico, ma la realtá che molti cristiani vivono sulla loro pelle, rischiandola appunto per manifestare la fede-fedeltá è molto lontana dalla nostra!
                Ora, questo imprevisto ha lasciato certamente almeno perplesso, il popolo dei fedeli! Infatti:
                se vivere la Messa e ogni Sacramento è essenziale per la fede e salvezza del discepolo di Cristo, cosa la puó sostituire?
                Ricordare le pesti nel passato dove i cristiani, non solo continuavano la preghiera comune ma restavano ad aiutare e soccorrere mentre tutti scappavano, non significa abbassare le norme di sicurezza ma a riflettere su: qual è la differenza cristiana, oggi?
                Saluti.

      3. Alessandro

        @Maria Cristina,

        Bariom ti ha già risposto.

        In tutta sincerità sono dell’avviso che Bariom, col suo più corposo intervento in questo blog e conle relative precisazioni, abbia dato indicazioni spiritualmente molto utili e chiare, che non si prestano a critiche fondate, e quindi merita gratitudine.

        Dinnanzi al tuo timore, in queste ore drammatiche, di andare incontro a morte e dover “incontrare il Signore senza confessione, comunione, estrema unzione”, mi permetto fraternamente di ribadire che la Comunione eucaristica (pur indicibilmente, inenarrabilmente preziosa) non rimette il peccato mortale; rimette il peccato mortale (e quindi scampa dalla dannazione eterna chi andasse incontro a morte) l’atto di CONTRIZIONE PERFETTA, se compiuto adeguatamente.

        Allora io dico: non viviamo nell’angoscia, facciamo sì che il dolore che aspramente ci visita non ci allontani dal Signore, ma, attraversandolo come stimolo a purificarci e ad aprirci alla Sua grazia, ci converta radicalmente a Lui che è il nostro unico e integrale (integrale!) Salvatore. E che cos’è l’atto di CONTRIZIONE PERFETTA, compiuto adeguatamente, se non un atto di sincera, radicale CONVERSIONE al Signore nostro unico e integrale Salvatore?

        Pertanto sono a ribadire ancora e ancora, anzitutto a me stesso, come si compie un atto di contrizione perfetta:

        “a) ATTO DI CONTRIZIONE PERFETTA. La Chiesa ci insegna che “tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1451). Ci insegna anche che “quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta perfetta (contrizione di carità).
        Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, QUALORA comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale” (Ivi n. 1452).
        Questi due numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica ci dicono che con l’atto di contrizione perfetta si può ricevere il perdono dei peccati fuori dalla confessione – ANCHE dei peccati mortali – PURCHE’ il penitente sia FERMAMENTE determinato a correggere la propria vita e sia risoluto nel recarsi alla confessione sacramentale al più presto, quando diventa POSSIBILE.

        La contrizione perfetta è una grazia di Dio, a cui aprire la nostra anima. Per ottenere questa grazia divina, vi offro un piccolo suggerimento: ponetevi davanti a un Crocifisso e recitate, lentamente e sinceramente, questa preghiera: “O mio Dio, dal momento che Tu sei così buono e misericordioso sono sinceramente pentito di aver peccato contro di Te e con l’aiuto della tua grazia non peccherò più. Amen”

        https://www.diocesi.trieste.it/2020/03/11/lettera-dellarcivescovo-ai-fedeli-della-diocesi/

        Chi compie IN QUESTO MODO (ripeto: in questo modo, senza barare, senza finzioni, con cuore sinceramente contrito e ardente d’amore per Dio misericordioso) l’atto di contrizione perfetta, ossia chi in questo modo si converte, non ha fondato motivo di non essere salvo qualora morisse e, pur avendo il sincero e fermo desiderio di farlo (senza il quale non si può compiere l’atto di contrizione perfetta), non gli/le fosse stato possibile accedere alla confessione sacramentale (nessuno è tenuto all’impossibile).

        Grazie

        1. Alessandro

          Integro la conclusione del mio commento a scanso di equivoci:

          “Chi compie IN QUESTO MODO (ripeto: in questo modo, senza barare, senza finzioni, con cuore sinceramente contrito e ardente d’amore per Dio misericordioso) l’atto di contrizione perfetta, ossia chi in questo modo si converte, non ha fondato motivo di PAVENTARE di non essere salvo (cioè, di essere dannato, di andare all’inferno) qualora morisse e, pur avendo il sincero e fermo desiderio di farlo (senza il quale non si può compiere l’atto di contrizione perfetta), non gli/le fosse stato possibile accedere alla confessione sacramentale (nessuno è tenuto all’impossibile).”

          Grazie

          1. Basterebbe ricordare l’episodio del cosiddetto “buon ladrone” che non è “puramente simbolico”.

            «Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
            (Lc 23, 40-43)

            Dove il condannato come Cristo al supplizio della corce, ammette la sua colpa riconoscendo giusta la sua condanna e contemporaneamente riconosce la divinità-regalità di Cristo, a cui affida la sorte della sua anima.
            Ciò basta e non per nostre congetture, ma perché dichiarato dalle stesse parole di Nostro Signore: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso»

          2. Basterebbe ricordare l’episodio del cosiddetto “buon ladrone” che non è “puramente simbolico”.

            «Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
            (Lc 23, 40-43)

            Dove il condannato come Cristo al supplizio della croce, ammette la sua colpa riconoscendo giusta la sua condanna e contemporaneamente riconosce la divinità-regalità di Cristo, a cui affida la sorte della sua anima.
            Ciò basta e non per nostre congetture, ma perché dichiarato dalle stesse parole di Nostro Signore: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso»

        2. Thelonious

          grazie @Alessandro e grazie @Bariom.
          I vostri interventi sono stati preziosissimi.
          Ve ne sono sinceramente e fraternamente grato.

          1. Alessandro

            @Thelonius

            Grazie a te per la squisita cortesia, il tuo fraterno apprezzamento mi è davvero di grande consolazione.

  24. Filippo Maria

    Cara Costanza, celebrare l’eucaristia non è come andare al supermercato. E’ comprensibile il disagio che si sta creando tra i fedeli. Non eravamo preparati, nessuno se l’aspettava… ma, come ho avuto modo di dirti personalmente, non c’è bisogno di rivendicare a suon di post il proprio “diritto eucaristico”. E passare sempre per quelli più lungimiranti e credenti dei pastori di turno i quali, ahimé, saranno sempre meno credenti e lungimiranti di quelli che combattono sul campo per la propria fede e che conoscono le esigenze dei fedeli più di ogni altro. Così facendo stai delegittimando, per i tuoi sacrosanti diritti, i pastori della Chiesa, che saranno pure quello che sono, ma che forse andrebbero ascoltati, almeno qualche volta.

    Il giorno di s. Giuseppe la CEI ci invita a recitare il rosario insieme alle 21.00 e ad esporre drappi bianchi e candele accese alle finestre. https://www.chiesacattolica.it/in-preghiera-per-il-paese/
    Ma pure su questo i bravi cristiani avranno da lamentarsi, ne sono sicuro.

    1. Maria Cristina

      caro Filippo Maria ti risponde questo testo del segretario del papa, il COPTO Don YoannisLazhi
      Gadi:

      “È un episodio attribuito all’apostolo Pietro che, secondo la tradizione, fuggiva da Roma per sottrarsi alle persecuzioni di Nerone, avrebbe incontrato Cristo, che portava sulle spalle un Croce e andava verso Roma. Pietro domandò a Gesù «Domine, quo vadis?», ovvero “Signore, dove vai?”, e alla risposta di Gesù, «Eo Romam iterum crucifigi», “Vado a Roma a farmi crocifiggere di nuovo”, Pietro capì che doveva tornare indietro per affrontare il martirio.
      Pietro aveva, umanamente parlando, tutto il diritto di fuggire per salvare la sua vita dalla
      persecuzione e magari per poter fondare altre comunità e altre chiese, ma in realtà, si agiva, secondo la logica del mondo, come Satana, cioè pensando come gli uomini e non secondo Dio. Gesù “voltandosi, disse a Pietro:
      «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!»” (Lc 9,18-22).

      Cristo, nel Vangelo di Giovanni, parlando del “Buon Pastore” e del mercenario, si autodefinisce il “Buon Pastore”, che non solo si prende cura delle pecore ma le conosce personalmente e addirittura dà la sua vita per loro. Gesù è “la guida” sicura del popolo che cerca una strada che porta a Dio e verso i fratelli.

      Nell’epidemia della Paura che stiamo vivendo tutti, a causa della Pandemia del coronavirus, rischiamo tutti di comportarci da salariati e non da pastori.
      Pensiamo a tutte le anime impaurite e lasciate sole perché noi pastori seguiamo le istruzioni civili – il che è giusto e in questo momento certamente necessario per evitare il contagio – ma rischiamo di mettere da parte le istruzioni divine – che è un peccato. Pensiamo come gli uomini e non secondo Dio. Ci mettiamo tra gli impauriti e non tra i medici, gli infermieri, i volontari, gli operai e i padri di famiglia che stanno in prima linea. Penso alle persone che vivono nutrendosi dall’Eucarestia, perché credono nella reale presenza di Cristo che si dona nella Comunione, penso a queste persone che ora devono accontentarsi seguendo la messa trasmessa in streaming. Penso alle anime che hanno bisogno di conforto spirituale e di confessarsi. Penso alle persone che certamente abbandoneranno la Chiesa, quando questo incubo sarà finito, perché la Chiesa le ha abbandonate quando ne avevano bisogno.

      http://blog.messainlatino.it/2020/03/pubblichiamo-un-messaggio-del.html

    2. Francesco Paolo Vatti

      Filippo Maria, non mi pare ci sia stata la rivendicazione di un diritto, ma una accorata richiesta di non restare senza la messa. Vedo le due cose molto diversamente. E richiamare i propri pastori a essere un po’ più attivi, un po’ meno preoccupati di quanto chiede il potere politico (e so che ci sono stati vescovi che qualcosa in questo senso hanno detto) non significa delegittimarli, significa dire loro che stiamo perdendo qualcosa di molto importante, qualcosa per cui varrebbe la pena di qualche rischio. Non lo vedo come delegittimazione, ma come aiuto.

  25. Donatella

    Stamattina, lungo il tragitto market-casa, sono riuscita ad entrare un attimo in chiesa. La nostra chiesa di solito così affollata ed allegra… c’erano solo due persone in preghiera, musica in sottofondo… non mi aspettavo una tristezza come quella che mi ha invaso e fatto piangere. Sono rientrata a casa in tempo per seguire la Santa Messa in Tv. Immaginavo giá I lamenti e l’ironia di miei figli che da anni ormai non frequentano più la Chiesa. E invece… silenziosamente prima l’uno e poi l’altro si sono avvicinati e poi trattenuti ad ascoltare la messa. Che dire? Nella privazione di questa prima domenica ho ricevuto qualcosa che considero giá una piccola grande grazia e ne sono grata al Padre nostro che mai ci abbandonerá.

    1. Che bella testimonianza @Donatella…

      E’ quello che intendevo quando scrivevo «Si riscopre la dimensione famigliare della Fede, giacché pare altro luogo per ora non rimanga; la preghiera con i proprio consanguinei più stretti, magari tutti credenti (o non credenti), ma per uno strano e distorto pudore, spesso non “assieme oranti”.»
      (https://costanzamiriano.com/2020/03/09/senza-comunione/#comment-146741)

      Questo NON è un Tempo STERILE… è un Tempo di prova, ma da ogni prova, da ogni apparente “male”, da ogni prova o croce, Dio sa trarre nella Sua magnificenza e nel suo Amore Paterno, impensabili, inaspettati, beni.

  26. Francesco Paolo Vatti

    Mi è piaciuto molto questo articolo. Faccio parte di quelli che credono che lo Stato non avrebbe dovuto entrare negli affari della Chiesa e la Chiesa avrebbe dovuto mostrarsi un po’ più energica nel rispondere…. Se i preti potessero fare più messe alla domenica, credo che le distanze si manterrebbero benissimo. Io, per esempio, potrei andare la domenica pomeriggio: non ci vado più perché da quando sono nati i miei figli faccio fatica a stare sveglio, ma, in queste condizioni, lo farei…. Mi sottometto a questa privazione, ma continuo a non condividerla… Temo che la ripresa metterà in luce molti problemi nuovi…. Per questo appoggio la richiesta fatta dalla Dr.ssa Miriano.

  27. Alessandro

    Molte sono le parole salutari pronunciate dai nostri Pastori in questi giorni.

    Mi permetto di condividere con voi queste dell’arcivescovo di Trieste mons. Crepaldi (omelia della Santa Messa nelle III domenica di Quaresima), che molto mi hanno colpito:

    “Carissimi fratelli e sorelle,

    in questi giorni, vissuti tristemente nella paura e nello smarrimento a causa dell’epidemia da coronavirus, la quotidianità di tutti risulta riprogrammata da una serie di comportamenti che mai e poi mai avremmo pensato di dover far nostri:

    – niente strette di mano o un abbraccio, timorosi che l’altro – anche il conoscente, anche il familiare – sia un potenziale nemico da cui difenderci perché ci potrebbe infettare;
    – niente messe, niente comunioni, niente confessioni, un niente che ha scombinato i ritmi normali della nostra vita cristiana, mortificando il quotidiano e familiare rapporto con Dio;
    – perfino niente funerali, a testimonianza che non solo il vivere, ma anche il morire – ormai senza lacrime e spesso in un abbandono pieno di desolazione umana e spirituale – ne risulta radicalmente e drammaticamente segnato.

    Il coronavirus sta mettendo tutto in discussione: le relazioni con il prossimo, le relazioni con Dio, la relazione con il senso personale del vivere e del morire, ma anche il nostro convenire nazionale e internazionale sul piano culturale, socioeconomico e politico.

    Quando sarà passato niente sarà come prima, tante e tali saranno le sfide che ci toccherà affrontare sul piano personale e comunitario.
    Penso sia bene incominciare a prendere confidenza con l’idea di dover ricominciare da capo.

    Da dove e come? Domanda difficile e forse un poco presuntuosa.
    Ma è bene iniziare a prefigurare qualche salutare risposta. Una su tutte. Decidere di fare come la samaritana: buttar via l’acqua vecchia, cercando un’acqua nuova, cioè l’acqua viva del Vangelo, quella dell’incontro con Gesù.
    Senza di Lui ritorneremo ad essere come prima, un albero senza radici, e alla prossima botta ci ritroveremo più sperduti di adesso come un treno costretto ad andare avanti senza sapere dove sta andando.
    Decidere oggi di ripartire da Lui, di ripartire con Lui, di ripartire in Lui, pronti a vivificare le nostre persone con la sua acqua viva per poter ricostruire l’umano con nuove relazioni di fraternità, di amore e di pace.
    Con l’aiuto materno della Madonna della Salute ce la faremo.”

    https://www.diocesi.trieste.it/2020/03/15/iii-domenica-di-quaresima/

    1. E anche niente Matrimoni, non dimentichiamolo (verosimilmente vedrò rimandato anche quello tanto atteso di mia figlia più grande), coronamento di una vocazione, fondamento delle Famiglie nel creare dei due una carne sola e luogo di gestazione e crescita dei Figli di Dio.

      Tutto “rimandato” ad un Tempo in cui Dio vorrà rivolgerà lo sguardo sulla terra
      «ed ecco angustia e tenebre
      e oscurità desolante.
      Ma la caligine sarà dissipata,
      poiché non ci sarà più oscurità
      dove ora è angoscia.»

      1. Alessandro

        Bariom,

        non sapevo dell’imminente matrimonio di tua figlia, un grande augurio!

        Certamente il Signore nulla vanifica del santo cammino, guidato e sorretto dalla Sua Grazia, che ha condotto i promessi sposi fino alla soglia del coronamento sacramentale, e quindi i due giovani, pur nell’afflizione per l’allontanarsi inaspettato di un sospirato e prezioso traguardo, hanno motivo di gioire nel Signore… nella prova potranno capire ancora meglio che significa “noi ci amiamo in Cristo e desideriamo in Cristo essere nuova famiglia” (e questo vale per tutti gli sposi, d’altronde, che nella prova potranno sempre più profondamente, intensamente e saldamente ripetersi il loro sì definitivo ad appartenersi in Cristo)…

    2. Alessandro

      Ovviamente, quando mons. Crepaldi afferma che in questo tempo “niente comunioni, niente confessioni”, intende dire che, rispetto a tempi “ordinari” e non gravemente emergenziali come quello presente, in genere è oggettivamente più difficile accedere alla Confessione sacramentale e molto più difficile accedere alla Comunione sacramentale.

      A proposito di Confessione sacramentale, Comunione sacramentale, remissione dei peccati gravi, atto di contrizione perfetta e salvezza eterna vale quanto detto su questo blog, ad esempio qui:

      https://costanzamiriano.com/2020/03/14/la-vita-piu-forte-del-coronavirus/#comment-146825

      https://costanzamiriano.com/2020/03/14/la-vita-piu-forte-del-coronavirus/?replytocom=146898#respond

  28. Pingback: Commenti su Chiese aperte: mai momento più opportuno di Francesco Paolo Vatti | BloGod Vivere Il Bene

  29. milena

    Ti ringrazio per l’articolo ” la vita più forte del coronavirus”, che mi ha fatto riflettere. E qui ti scrivo i miei pensieri.
    Veramente il discorso da fare è un altro. Se le funzioni religiose dovessero riprendere, non è serio dire che le occasioni di contagio non ci saranno, o che possono essere limitate. Non è serio dirlo ma non è neppure cristiano. Cristo non va pregato perché ci tenga in buona salute. Ho visto morire con dolori fortissimi persone che pregavano come santi. Dio lo preghiamo per dare un senso alla nostra sofferenza e malattia, ma chi dovesse pensare che basti pregarlo per avere una sorta di “immunità” sarebbe un novello Don Ferrante.
    Piuttosto, se si consentono le funzioni religiose, si dica: – Il cristiano non ha paura della morte. Andate in Chiesa, e se vi ammalerete sapete che morirete in grazia di Dio. Chi siamo noi per ostacolare questo flagello? Facciamo sapere al mondo intero che non abbiamo paura di morire, e che accettiamo la morte come una necessaria conseguenza della vita..- Così mi va bene.
    E lo stesso andrà detto ai sacerdoti, che come martiri possono offrirsi a Dio. E lo stesso alle suore (impossibile tenerle distanti una dall’altra, ho verificato di persona).
    Si dica la verità: Non siamo al mondo per mantenerci in buona salute, ma per offrirci martiri della fede.
    Se poi si cerca di applicare alle Chiese i criteri di ingresso contingentato, in un periodo denso di funzioni religiose (si avvicina la S. Pasqua) dove vanno a Messa anche coloro che le Chiese non le frequentano mai, si vede come questa idea sia del tutto irrealizzabile….
    L’importante è non diffondere messaggi tranquillizzanti facendo credere che Gesù ci proteggerà consegnandoci l’immunità divina. Perché questo il Vangelo stesso lo insegna in più parti: la volontà del Padre Nostro non coincide con le nostre richieste.
    P. S. E’ di questi giorni la notizia che si è diffuso un focolaio di epidemia nel napoletano per un raduno al seguito di un “predicatore”. La parola “predicatore” era virgolettata, e questo mi fa pensare che non fosse un sacerdote. Volevo andare a controllare, ma mi sono fermata a metà, perché ho avuto paura della risposta. Sarei stata anche io una nuova seguace di Don Ferrante.

    1. The_Punisher_020

      Condivido tutto il suo pensiero, e aggiungo che ho conosciuto personalmente una santa (proclamata Venerabile nel 2017) che, invocando nostro Signore, soleva dire: “Gesu’! Fa che la Tua volonta’, almeno una volta, coincida con la mia…”

  30. Alessandro

    Poiché leggo che alcuni fantateologi internettari (che almeno in queste circostanze drammatiche dovrebbero usare la decenza di castigare la lingua, a tutela se non altro della propria personale salute eterna, ed invece perseverano impenitenti ad insinuare confusione nel già turbato popolo di Dio), che non cito per non concedere loro dannosa pubblicità, ma nelle sviate e svianti opinioni dei quali – godendo costoro purtroppo di una certa notorietà – può accadere che il malcapitato lettore si imbatta traendone disorientamento

    – evocano per la remissioni dei peccati gravi non meglio precisati percorsi penitenziali avulsi dal Sacramento della Penitenza

    1) sono a ricordare che il Magistero della Chiesa insegna che NESSUN atto/percorso penitenziale vale a rimettere il peccato grave se non si accompagna a fermo, sincero, ardente proposito del penitente di accedere il prima POSSIBILE al Sacramento della Penitenza, che deve essere celebrato personalmente in presenza del sacerdote (le confessioni pubbliche non si possono celebrare nella presente emergenza, poiché a) è l’Ordinario che deve decretarne l’ammissibilità, valutando l’entità dell’emergenza in essere b) produrrebbero assembramenti, che è proprio ciò che si vuole evitare)

    2) sono a ricordare – scusate se insisto, ma a fronte dei disinformatori in servizio permanente effettivo forse è il caso di farlo – l’ATTO di CONTRIZIONE PERFETTA, che è tale (contrizione PERFETTA) proprio perché non si può adempiere se non è accompagnato dal fermo, sincero e ardente proposito di accedere al Sacramento della Penitenza il prima POSSIBILE, e pertanto in nessun modo contraddice al Sacramento della Penitenza istituito da Dio (come vi contraddicono invece ipotetici “percorsi penitenziali” che accampassero pretesa di ottenere realmente remissione di peccato grave senza accompagnarsi necessariamente a fermo, sincero e ardente proposito di accedere al Sacramento della Penitenza il prima POSSIBILE, cioè senza riferirsi ineludibilmente al Sacramento istituito da Dio):

    “ATTO DI CONTRIZIONE PERFETTA. La Chiesa ci insegna che “tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è il dolore dell’animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1451). Ci insegna anche che “quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta perfetta (contrizione di carità).
    Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale” (Ivi n. 1452).

    Questi due numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica ci dicono che con l’atto di contrizione perfetta si può ricevere il perdono dei peccati fuori dalla confessione – ANCHE dei peccati mortali – PURCHE’ il penitente sia FERMAMENTE determinato a correggere la propria vita e sia risoluto nel recarsi alla confessione sacramentale AL PIU’ PRESTO, quando diventa POSSIBILE.

    La contrizione perfetta è una grazia di Dio, a cui aprire la nostra anima. Per ottenere questa grazia divina, vi offro un piccolo suggerimento: ponetevi davanti a un Crocifisso e recitate, lentamente e sinceramente, questa preghiera: “O mio Dio, dal momento che Tu sei così buono e misericordioso sono sinceramente pentito di aver peccato contro di Te e con l’aiuto della tua grazia non peccherò più. Amen”.

    https://www.diocesi.trieste.it/2020/03/11/lettera-dellarcivescovo-ai-fedeli-della-diocesi/

    https://costanzamiriano.com/2020/03/14/la-vita-piu-forte-del-coronavirus/#comment-146898

    Con ciò non sono affatto a sminuire il valore degli altri atti e pie pratiche penitenziali raccomandati dalla Chiesa, ma a evidenziare con nettezza che bisogna sapere che gli atti penitenziali non sono tutti perfettamente equivalenti, intercambiabili: ognuno ha le sue peculiarità, il suo statuto e i suoi effetti.
    L’effetto di rimettere il peccato grave lo consegue SOLO quell’atto del penitente che è l’ATTO di CONTRIZIONE PERFETTA, nel senso chiarito (che non contrasta con il Sacramento della Penitenza istituito da Dio).

    Grazie per la paziente attenzione.

    1. Alessandro

      A evidenziare che nessuno è autorizzato a figurarsi una remissione del peccato grave che non intrattenga un nesso cogente con il Sacramento della Penitenza (e che quindi è vano e pericolosissimo illudersi di ottenere la remissione di peccato grave con un atto di penitenza che non sia accompagnato dal fermo proposito di cessare da una condotta che costitusce peccato grave, mancando il quale proposito mancano – va da sé – le condizioni per ricevere l’assoluzione sacramentale e con essa la remissione dei peccati) riporto quanto scritto nell’esortazione apostolica Reconciliatio et Poenitentia al n. 31:

      “La prima convinzione è che, per un cristiano, il sacramento della penitenza è la via ordinaria per ottenere il perdono e la remissione dei suoi peccati gravi commessi dopo il battesimo.

      Certo, il Salvatore e la sua azione salvifica non sono così legati ad un segno sacramentale, da non potere in qualsiasi tempo e settore della storia della salvezza operare al di fuori e al di sopra dei sacramenti. Ma alla scuola della fede noi apprendiamo che il medesimo Salvatore ha voluto e disposto che gli umili e preziosi sacramenti della fede siano ordinariamente i mezzi efficaci, per i quali passa e opera la sua potenza redentrice.

      Sarebbe dunque INSENSATO, oltreché PRESUNTUOSO, voler prescindere arbitrariamente dagli strumenti di grazia e di salvezza che il Signore ha disposto e, nel caso specifico, pretendere di ricevere il perdono facendo a meno del sacramento, istituito da Cristo proprio per il perdono. Il rinnovamento dei riti, attuato dopo il Concilio, non autorizza alcuna illusione e alterazione in questa direzione. Esso doveva e deve servire, secondo l’intenzione della Chiesa, a suscitare in ciascuno di noi un nuovo slancio verso il rinnovamento del nostro atteggiamento interiore, cioè verso una comprensione più profonda della natura del sacramento della penitenza; verso un’accoglienza di esso più nutrita di fede, non ansiosa ma fiduciosa; verso una maggiore frequenza del sacramento, che si riconosce tutto pervaso dall’amore misericordioso del Signore.”

      Quindi: nessuno pensi che l’atto di contrizione perfetta possa compiersi, ossia ottenere la remissione dei peccati mortali, se manca in chi imprende a compierlo il fermo proposito 1) di recedere subito dallo stato di peccato grave in cui versa; 2) di accedere il prima possibile al Sacramento della Penitenza (tenendo presente che il sacerdote che amministra il Sacramento non potrà impartire l’assoluzione, se non commettendo abuso, qualora non sia soddisfatta la condizione di cui in 1, ossia se non consta fermo proposito di recedere subito dallo stato di peccato grave in cui si versa. Si tenga inoltre presente che forse si potrà ingannare il sacerdote, ma non Dio, che è Onnisciente…).

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  32. Elisabetta

    Sarebbe anche bello se vedessimo il sacerdote girare per le strade del quartiere con il Santissimo, almeno il 19 marzo prossimo, giornata di preghiera. Elisabetta

  33. Alessandro

    1) Il sacerdote e frate domenicano Riccardo Barile (docente di teologia dogmatica) fornisce qualche utile paterna indicazione a medici e infermieri (ai quali va tutta la mia preghiera più cordiale e grata) che assistono quei contagiati ricoverati in ospedale che non potessero ricevere l’accudimento spirituale del sacerdote, e in particolare i sacramenti:

    – se il malato è cosciente, proporgli l’atto di contrizione perfetta o “votum sacramenti” (“desiderio di confessione sacramentale” o “sacramento di desiderio”, più volte ricordato su questo blog)

    https://www.diocesi.trieste.it/2020/03/11/lettera-dellarcivescovo-ai-fedeli-della-diocesi/

    – se il malato non è cosciente, «e in assenza di un sacerdote che dia l’estrema unzione, si può sempre fare il segno di croce sulla fronte del malato e pregare che Dio tocchi la sua anima (Dio può farlo sia o no cosciente)»

    https://lanuovabq.it/it/la-cei-invita-a-dare-i-sacramenti-ma-che-fare-se-mancano

    2) Segnalo anche quanto raccomandato con ispirato affetto paterno dal Vescovo di Brescia mons. Tremolada:

    “Il mio pensiero va anzitutto ai nostri fratelli e sorelle che a causa del contagio versano in gravi condizioni nei nostri ospedali, che non possono essere accompagnati dai loro cari negli ultimi istanti della loro vita e che non possono ricevere i conforti religiosi.

    Vorrei tanto che non si sentissero soli, che potessero avere un segno della amorevole presenza del Signore, della sua potenza di salvezza e della sua misericordia.

    Mi rivolgo allora a voi cari medici e infermieri che credete nel Signore: siate voi ministri di consolazione per questi nostri fratelli e sorelle, nel rispetto della libertà loro e dei loro parenti. Aggiungete all’ammirevole cura che state dimostrando anche questo gesto: quando li vedete in particolare difficoltà o ormai alla fine della loro vita terrena, affidateli al Signore con una semplice preghiera silenziosa e se i loro cari vi esprimeranno il desiderio di saperli accompagnati dai conforti cristiani, tracciate voi sulla loro fronte una piccola croce.

    Fatelo a nome loro e a anche a nome mio, a nome dell’intera nostra Chiesa. Avete piena dignità di farlo in forza del vostro sacerdozio battesimale.”

    https://www.diocesi.brescia.it/main/vescovo/interventi/messaggio-ai-fedeli-della-diocesi-di-brescia

    1. Donatella

      Grazie Alessandro per la condivisione dell’omelia dell’arcivescovo di Trieste e delle indicazioni di Barile.
      Davvero preziose.

  34. Angelo Grasso

    Spero che un giorno fonderai un partito o quantomeno che ti candiderai. Abbiamo bisogno di persone come te.

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