Mariachiara,”un frutto del grembo di Chiara”

di autori vari

La storia della ragazza che ha scoperto nella malattia e nel conforto di Chiara Corbella Petrillo la forza di morire felice tra le braccia di Gesù.

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di Titti Mallitti     per LA CROCE QUOTIDIANO del 22 luglio 2015

Abbiamo intrapreso un viaggio, lungo ma non troppo, Napoli -Sciacca, la meta non è poi così lontana se a muoverti è l’amore; già l’amore da cui tutto nasce e a cui tutto ritorna. Ci siamo messi in viaggio credendo che “il muoversi”, l’uscire dalle nostre comodità,  è l’azione giusta del cristiano che sente la necessità e il dovere della testimonianza. Ci siamo messi in Viaggio credendo di dover DARE (una testimonianza ) e invece abbiamo RICEVUTO.

Dopo dieci ore siamo qui a Sciacca che si trova alle soglie del Paradiso perché qui tu sei nata:”chi bussò?”

“DEVI CITOFONARE MANGIACAVALLO”

“Ah, si Certo!  Sai, è come se fossimo venuti in pellegrinaggio” (frasi d’intesa tra me e mio marito). Siamo qui nella tua casa alle soglie dell’eternità, dove tu sei nata in cielo. Siamo qui e la tua vita ci obbliga a riflettere sul mistero della Croce, un mistero che racchiude in sé la “gioia piena”. Non puoi essere più la stessa persona quando “vivi la gioia piena”, che può essere tale solo se sei passato dalla Croce e su quella Croce non sei morto. Lo devi gridare dai tetti che “hai visto e hai toccato”! Non si può contenere la gioia piena.

Così è stato per me: toccando te Mariachiara,mi obblighi a guardare di nuovo al Cielo. Per il mondo la tua storia, come quella di Chiara Corbella è Stoltezza!

Una chiara sconfitta. Due giovani ragazze morte. Per noi che abbiamo visto, non ci lasciamo scandalizzare dalla stoltezza della Croce, ma vediamo la potenza di Dio nella vita dei più piccoli: i puri di cuore.

Siamo qui e tutto mi parla di te, sopratutto gli occhi di tua madre. Lei che ti ha portata in grembo e nella carne e nel sangue ti ha dato la vita. Ma tu Mariachiara allo stesso modo, nella carne e nel sangue, hai ridato alla tua famiglia e anche a noi che non ti abbiamo conosciuta, la vita. Lasciandoci una testimonianza di fede vera, concreta e fresca.

Ultima di sette figli, la piccola di casa,Mariachiara Mangiacavallo era una ragazza normale: con i sogni , le attese e le pretese che hanno tutti. Affinché non si dica che tu ce l ‘hai fatta perché  “eri una dal carattere forte”: eri debole e fragile come tutti noi. Quando Mariachiara scopre di essere malata, si ribella, non accetta questa storia, questa Croce, questo Dio ! Si allontana da tutto e da tutti conducendo una vita disordinata, finché non scopre “Chiara”.

Leggendo la storia di Chiara Corbella Petrillo, Mariachiara sente una chiamata forte :”Mariachiara brilla”.

Fedele a questa chiamata, decide di brillare e così cambia vita iniziando ad amare ciò che non può essere chiamato Amore. Accoglie quella Croce e vive la sua malattia nella gioia, proprio come aveva fatto Chiara. Dopo la sentenza a morte “sei una malata terminale”; Mariachiara non cede, Dio le da la forza di brillare ancora e ancora. Gira l’Italia con padre Vito per testimoniare la sua condizione di malata terminale felice, che aspetta ansiosa il Suo Sposo.

La “pazza” terminale, poi, intraprende con l’amica Enrica “il cammino della Provvidenza”: desiderosa di toccare il Suo amore nella debolezza della sua carne, percorre 100 km a piedi dalla Verna ad Assisi, senza cibo, soldi, niente! Portando con sé solo la certezza che il Suo “amore avrebbe provveduto”. Il Signore non mancò neanche allora.

Il 13 giugno 2014 , in occasione dell anniversario della morte di Chiara Corbella,  fa una testimonianza che tocca i cuori e con infinita umiltà dice “sono un frutto di Chiara” e, come un frutto dal grembo di Chiara , esattamente 9 mesi dopo , il 13 marzo 2015 Mariachiara nasce al cielo. all’età di 29 anni messa in ginocchio da un leiomiosarcoma uterino. Un tumore che le ha tolto tutto, tranne la Gioia Piena: si perché Mariachiara è morta felice.

Ha permesso al “mostro”di metterla in ginocchio solo perché quello è l’atteggiamento giusto per pregare.  in ginocchio, con il sorriso, con la certezza della vita eterna. Padre Vito è stato accanto a Mariachiara sempre, in particolare gli ultimi giorni della sua vita, proprio come aveva fatto con Chiara. Ti ha portato Gesù eucarestia, lì lo ha messo , sulla tua piccola scrivania affinché tu potessi consolare e trovare consolazione . Come desideravi te ne sei andata durante la celebrazione eucaristica,  dopo esserti cibata del Corpo di Cristo e aver ricevuto la benedizione direttamente dalle mani di Padre Vito. Siamo qui, fiorellini bianchi sospinti da una leggera brezza estiva danzano tra le stradine del cimitero di Sciacca. Sono venuta a salutarti.

Myriam, tua sorella mi parla di te. Le manchi: “cantava sempre 《come un prodigio 》 e io le domandavo ma che hai da lodare questo Dio ? Ti ha tolto tutto anche le ovaie e l’utero.  lei mi rispondeva -io quando ero sana ero morta adesso che sono malata vivo veramente. Io non voglio guarire. Io questo sposo lo voglio abbracciare veramente-”

Padre Vito al funerale di Mariachiara ha detto :”Ho preso il bigliettino che c era nella sua macchina su cui è scritto “citofonare Mangiacavallo”. Dove c è la casa di Mariachiara non ci sono parcheggi,  allora parcheggi dove ti pare e metti il bigliettino, così chi ha bisogno citofona e qualcuno scende a spostare la macchina. Possiamo utilizzarla questa cosa anche ora, se ci troviamo difronte a delle difficoltà o ostacoli,  possiamo CITOFONARE MANGIACAVALLO , qualcosa succede, da lassù qualcuno scende”.

Mariachiara anche se fragile é stata forte e coraggiosa perché  l’Amore l’ha mossa, l’Amato,  lo Sposo le ha messo la pace nel cuore e SI! Si dica pure che CI VANTIMO ma in Cristo Gesù, potenza di Dio. Che fa tutto come un prodigio e opere meravigliose e spesso ci ritroveremo a “Citofonare Mangiacavallo”,  certi che qualcuno di sicuro scende”.

Dal testamento spirituale di Mariachiara:

“Lascio a tutti quelli che leggeranno questo testamento la speranza, la speranza di godere della vita eterna, sia qui sulla terra che in cielo. Quella speranza che racchiude in sé la gioia, la pace e l’amore. Non perdete tempo a pensare a cose superflue e senza senso, vivete ORA e ADESSO con Dio e solo così, pian piano, capirete quanto è bello vivere l’ORA e l’ADESSO per Lui”

Maria Chiara Mangiacavallo,  7 dicembre1985 – 13 marzo2015

 

25 Responses to “Mariachiara,”un frutto del grembo di Chiara””

  1. …..ma abbiate speranza.

  2. “Gira l’Italia con padre Vito per testimoniare la sua condizione di malata terminale felice, che aspetta ansiosa il Suo Sposo.”

    …ma è serio tutto questo?

  3. Comunque, puoi sempre cambiar canale. Un po’ di vacanza ti (ci) farà bene.

  4. saranno serie le manifestazioni LGBT…

  5. vale:

    …riflettici un minino sopra, almeno!(a te ti piace questa specie di CIrco Barnum itinerante di don Vito
    e della santa creatura da esibire?)

  6. lo Spirito soffia dove vuole.
    non so se io lo farei.ma non vedo perché non lo si possa fare. in special modo se salva dalla buio della depressione o della perdita di fede- perché si parla di persone,quelle che girano, che hanno fede- anche una sola persona.
    che la vita, per un cristiano, vale cmq la pena di essere vissuta fino in fondo poiché non ti appartiene ma ti è stata data,vale la pena.
    non si diceva: chi salva una persona salva il mondo intero?

    poi, se uno non crede, ci sono sempre le cliniche per l’eutanasia. in svizzera…o il vecchio caro tagliarsi le vene come uno stoico romano antico…

  7. vale:

    …non è questo il punto: il punto è di non scadere a spettacolo da baraccone. A elephant-woman cristiana!
    Pensateci bene: andare in giro a proclamare che si è felici pur essendo malati (con la cartella clinica dietro,immagino). Fermo restando che uno, come te dici, fa come crede!

  8. Il “segreto”, il “mistero” (ciò che a molti resta velato), lo “scandalo”, ma anche la speranza, la chiave di tutto, sta in questa piccola frase:

    « io quando ero sana ero morta, adesso che sono malata vivo veramente. Io non voglio guarire.»

    Io NON voglio guarire… (!!) Non voglio guarire perché non voglio scendere da questa Croce, questo “letto d’Amore dove mi ha sposata il Signore…”. Questa Croce che tanto mi fa sentire vicina a Cristo, amata da Cristo, sostenuta da Cristo… Tanto che non sono più io che vivo ma è Lui che vive in me.

    Se guarire significa perdere (o rischiare di perdere) questa Comunione profonda, questa Vita ritrovata nella condanna a morte, che diviene primizia della Vita Eterna… allora NON VOGLIO GUARIRE.

  9. …e vado proclamandolo in giro? Viva la malattia? Questo è un cristianesimo da “santini”!

  10. Poi se mi è concesso e senza nulla togliere o voler criticare di una vita e di scelte che ci testimoniano il modo e la possibilità di vivere la malattia e la Croce da cristiani, io comprendo anche la perplessità di Alvise che non creda vanga solo da uno scetticismo “a priori”…

    Condivido la perplessità e vedo il rischio di fare di tanti Doni di Grazia, di un’esperienza straordinaria, una sorta di Circo Barnum (uso una sua espressione) del miracolo interiore (perché di questo qwui si tratta…).
    Quella sovraesposizione che specialmente in un’era fortemente mas-madiatica porta con sé dei rischi.

    Come quello di divenire una sorta di modello che non si è, di brillare di una luce propria che non si ha, di trovarsi quasi “costretti” a mantenere un “status” che ci può appartenere solo se lo Spirito ce lo dona e non è detto rimanga in modo perenne… il rischio che una eventuale caduta (sempre dietro l’angolo), porti scandalo (la caduta del “mito” di per sé sarebbe solo positiva) o quanto meno una altrettanto seria contro-testimonianza…. e parlo per esserci passato nella “sovra-esposizione” che da inevitabilmente porte una storia di malattia e di morte vissuta stando “attaccati alla Croce”.

    Credo sia necessario un gran senso della misura e soprattutto prendere poche iniziative… lasciare sia lo Spirito a suscitare ciò che Lui ritiene buono per sé la propria famiglia e la propria Comunità, grande o piccola che sia…
    Perché non credo sia fondamentale QUANTI sappiano, vedano o quanto una storia “rimbalzi” qua o là… chi il Signore sa deve essere raggiunto da una testimonianza così forte, il Signore raggiungerà, se sarà necessario scrivere un libro o andare in TV (come usa dire) bene, se sarà nel nascondimento bene, ma che sia lo Spirito a suscitare e disporre.

    Spero d’essere compreso e non frainteso.

  11. …ma uno potrebbe sempre dichiarare (e altri confermare) che è stato lo spirito a suggerire e disporre etc.

    • Certo… ognuno dichiarerà (se proprio deve dichiarare) ciò che crede, in coscienza e rispondendo a Dio della verità di ciò che dichiara.

      L’albero poi, come tu mi insegni, si riconosce dai frutti.

      Nello specifico caso riportato ad esempio, dalla testimonianza di Chiara Corbella, divenuta un libro, si è avuto un preciso frutto, qui raccontato (e altri ne conosco personalmente…)
      Poi, non si vuole credere a nulla di tutto ciò a priori? Problema di chi così ragiona.
      Si vuol credere a TUTTO a priori o credere che ogni cosa sia buona perché ci si appiccica un “santino” (come dici tu…)? Sempre problema di chi così ragiona.

      Ciao Alvì

  12. …odi profanum vulgus et arceo!

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