Danzando sull’acqua sotto la pioggia

di Paolo Pugni

Con la solita drammaticità per cui un temporale è un alluvione e una giornata di sole diventa caldo torrido, i (tele)giornali ci regalano spruzzi di angoscia commentando l’andamento dei mercati finanziari, che adesso sembrano in preda all’esaltazione perché qualcuno dice che qualcun altro ha promesso che in molti sosterranno le banche e i pochi con i nostri soldi. continua a leggere

La musica del Maestro

Maria Elena già la conoscete, il suo blog è sbocciato, a noi non resta che cogliere (leggi rubare) i suoi bellissimi post.  

di Maria Elena Rosati         trentamenouno

 
Lo sapevo che sarebbe finita così. Era chiaro fin dall’inizio.

Ho voluto rivedere la scena finale dal film “Il pianista” di Roman Polanski (Lo conoscete? È la storia vera dell’odissea di un pianista ebreo nella Varsavia occupata dai nazisti – se non lo conoscete lo consiglio caldamente). Il pianista, che per tutto il film è rimasto nascosto, e un generale nazista si incontrano faccia a faccia. continua a leggere

Contrattare con Dio

di Paolo Pugni

C’è che questa storia degli operai e della vigna non è che sia facile da mandare giù, perché va bene che tutto era concordato, ma questo padrone un po’ strafottente lo è.

E quando c’è di mezzo Gesù tutto ha senso, anche quello che in apparenza sembra l’arroganza del potere. continua a leggere

Come Maria

Pubblichiamo questo post proposto da  Salvatore Di Fazio (special guest)
di Salvatore Di Fazio

Questo post vuole essere una introduzione a quella che potrà essere una contemplazione della figura di Maria come sposa e madre.

L’interesse per Maria quale sposa e madre è nato a Medjugorje, dove ho avuto la grazia di poterLa conoscere (in parte ovviamente) e, in questo periodo di ferie, aiutato dal Trattato della vera devozione a Maria di Luigi-Maria Grignion De Montfort, cresce di giorno di giorno. continua a leggere

Non è cosmico, sarà comico?

di Costanza Miriano 

In casa mia da qualche ora è in azione una squadra di esperti del Massachussets Institute of Technology di Boston per rispondere a due quesiti che potrebbero aprire nuove prospettive all’umanità.

Uno: come è possibile che il quantitativo dei bagagli al ritorno risulti quasi raddoppiato rispetto all’andata, pur non avendo fatto grandi acquisti (per un tronchetto Vic Matié nuovo ho buttato una infradito piatta di epoca borbonica, nel goffo tentativo di placare la coscienza)? continua a leggere

Pensare a matita

di Cyrano

Poche storie: per pensare ci vuole la matita, la penna va bene per i bigliettini d’auguri. Di per sé non basta neanche una matita qualunque: intanto non mi concentro se non ho una matita portamine – qualcuno mi spieghi come è possibile annotare un libro col pensiero assillante che a ogni millimetro, impercettibilmente ma inesorabilmente, il tratto della matita si sta allargando! continua a leggere

Omnia munda mundis

di Costanza Miriano

L’estate è decisamente cominciata, e io sono di umore solare: il ritmo al lavoro è un po’ rallentato; si prospettano diversi pasti esclusivamente a base di Caffè Zero; mia sorella si sposa e io posso, ehm volevo dire devo comprarmi un vestito; si avvicina il momento in cui potrò riabbracciare le amiche del mare, la Claudia in prima fila; è finita la tortura quotidiana della correzione dei compiti; infine, il mio lavoro di tassista per gli impegni pomeridiani dei figli prevede tre lunghi mesi di ferie. Sono persino sopravvissuta alla prova bikini: insomma, sono ancora viva, e almeno nessuno ha avuto conati di vomito al mio passaggio (la situazione è migliorata da quando, ancora due anni dopo l’ultima gravidanza, quel caro ragazzo di mio figlio mi ha detto “coraggio, mamma, fra poco la parte sopra – il seno, n.d.r. – sporgerà un po’ più della pancia”. Coraggio, ha detto). continua a leggere

Come se non…

di Cyrano

«Ora basta: è giunto il momento di parlare di donne! E di parlarne da uomini! Troppo inchiostro rosa è stato versato perché io non intinga la mia lama in un calamaio turchese! “Sì, vendetta, tremenda vendetta / di quest’anima è solo desio!…” In guardia, messeri». Bella, eh? E pareva vero? Però dovevate immaginarvi come che entrassi da una finestra in penombra nello stanzone.

Sì, perché l’argomento è insieme trascurato e abusato, svalutato e idolatrato, combattuto, temuto e fuggito e, infine, lasciato ai “giornali femminili” del compianto Luigi Tenco. Ho giusto un paio di sassolini da togliermi dalla scarpa, ovvero dallo stivale, e non son certo che convenga farlo prima della tenzone o – certo con maggior lustro per lo spettacolo – nel bel mezzo di essa. Via, ho deciso: procediamo con ordine.  continua a leggere

Chiedetelo alla massaia

di Cyrano

Devo confessare che nutro una considerevole ammirazione per gli ingegneri. Non solo, direi di più: in qualche modo ne ho un timore reverenziale. C’è una cosa che è vera per tutte le categorie di professionisti, ma che riferita agli ingegneri può fare veramente la differenza: si può fare gli ingegneri (e per questo basta studiare, purché ci sia un minimo di disposizione) e si può essere ingegneri (e forse così si nasce soltanto). Dov’è la differenza? Facile: uno che fa l’ingegnere ha un orario in cui argina le sue profonde competenze tecniche, e uno in cui semplicemente “fa altro” (magari gioca a calcetto con gli amici, corteggia donne o addirittura porta a spasso il muflone!). Uno che invece è ingegnere ha un orario in cui l’applicazione delle sue competenze gli frutta un reddito… e un altro in cui nessuno lo paga, ma in cui continua imperterrito allo stesso modo. continua a leggere

Ventinove e lode

di Cyrano

Basta essere stati perlomeno iscritti uno o due anni in una qualche università, nonché essersi presentati agli appelli (anche solo a quelli degli altri), per aver assistito almeno una volta alla scena: lui/lei (non importa, anche se il genere può intaccare sensibilmente le dinamiche) ha un libretto farcito di trenta fino all’indecenza, con doviziosa crema di lodi sfuse, il professore lo/la guarda con imbarazzo (con più imbarazzo, se è una “lei”) perché stavolta la performance non è da cifra tonda. È stato un bell’esame, e di certo il professore non darà il voto che avrebbe dato a cuor leggero davanti a un libretto più variegato. Un altro secondo di tentennamento, poi il verdetto, che viene detto come a voler rendere un omaggio alla giustizia senza infliggere uno sfregio alla media: «29». continua a leggere

Scrivere con costanza

di Cyrano

Scrivere con costanza è difficile, e basta un blog a dimostrarlo. L’impegno di tirar fuori ogni giorno dal cilindro di una tastiera un coniglietto testuale vispo e arzillo è la prova su cui s’infrangono tanti sogni di giovani penne. Altre volte il problema non è l’ispirazione, bensì il tempo, e il tempo si porta dietro sempre l’opportunità: è per “colpa” del tempo che conviene o non conviene dedicarsi a qualcosa, perché il tempo è fatto per contenere momenti (e c’è un momento per una cosa e uno per un’altra). Comunque, il succo è che scrivere con costanza è difficile: è pure questione di pubblico, perché i venticinque lettori che il Manzoni fingeva di pronosticare possono anche sparire all’improvviso, ma che si fa quando i lettori diventano una comunità, fluttuante, sì, ma stabile e anzi crescente? Il legame tra scrittori e lettori corre un’invisibile spola che intesse rapidamente, nell’ordine, interesse, stima, simpatia, affetto. Qualche volta anche amore, e questo è un motivo in più perché lo scrivere con costanza si riveli difficile. Dove fa capolino l’amore, le cose non sono più facili, mai. D’altro canto – insegna Platone – le cose belle sono difficili.

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La storia dell’orsetto

Nessuno è perfetto. Neanche mio marito. Non mi riferisco a piccoli difetti, quali l’incapacità di sostenere conversazioni davvero avvincenti (la cellulite di Kate Moss è o no un segno della giustizia divina?), o di cogliere a prima vista quale sia la vera notizia (non voglio sapere se il Barcellona abbia vinto o perso, ma se Pep Guardiola sia sposato o no).

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