Cari amici, Tutto è incominciato con una bugia. Era il 18 marzo di 60 anni fa, come oggi, vigilia si San Giuseppe in quel tempo festa di precetto. Con i miei compagni giocavo a palle di neve nella piazza del mio paesino, Faller, ubicato nella sponda destra della valle del Cimon, la valle che inizia a San Martino di Castrozza.
A novantacinque anni compiuti, suor Maria Pia Giudici, autrice del volume Donne. Da Sara a Edith Stein. Ritratti di vita (Elledici, pp. 142, euro 11,90), conserva una straordinaria lucidità. Ha trascorso l’intera esistenza a testimoniare il Vangelo e ora risiede a Subiaco, in un antichissimo monastero da dove continua a offrire il suo esempio e la sua lezione di donna innamorata di Dio e pienamente realizzata. Le abbiamo rivolto alcune domande.
Maurizio Schoepflin
Molti ritengono che una persona consacrata abbia perso la libertà. Cosa può dire al riguardo?
Fin da piccola ho amato essere libera. Pensi che a tre anni, approfittando della porta di casa socchiusa, me ne andai da sola a passetti decisi all’aria aperta, facendo preoccupare molto i miei cari. Verso i sei anni da casa mia, a Viggiù, feci un esodo memorabile, che ricordai a lungo: una robusta magnolia mi invitò a cimentarmi con le arrampicate sugli alberi; ricordo bene il brivido che provai quando giunsi così in alto da far temere che il ramo su cui ero seduta si spezzasse. Mi piacevano particolarmente i giochi all’aperto, osservavo divertita il comportamento materno della gatta Pucci coi suoi micetti e le schiere di formiche rosse in colluttazione con quelle nere. Nell’adolescenza i miei grandi amori furono i libri di avventura, le corse in bicicletta, il tennis e, d’inverno, prima una piccola slitta e poi gli sci.
Più di un paio di anni fa incontrai un uomo speciale: bellissimo, brillante, divertente e fedele a Cristo. Col passare dei mesi diventammo sempre più intimi, eppure lui non si decideva ad uscire allo scoperto. Una sera ricevetti una telefonata, nella quale questo ragazzo (che chiamerò Giovanni) mi aprì il suo cuore dicendo che si era sì innamorato di me, ma che stava affrontando un serio discernimento con la propria guida spirituale perché pensava che il Signore lo stesse chiamando al sacerdozio. Gli dissi che questa notizia mi faceva molto male, ma che non potevo non essere felice se il progetto di Dio per lui era davvero questo. Gli chiesi di interrompere ogni tipo di rapporto fra noi, perché ci eravamo legati già troppo, e sarebbe stato doloroso rinunciare a lui.
Innanzitutto, Sua Eminenza, vorrei consegnarle questo biglietto da parte delle mie bambine. Come sa stamane ero qui, ma a pranzo sono andata a casa da loro e dai fratelli. C’è scritto: “Scusa se la mamma non è rimasta a pranzo, ma doveva studiare geografia con noi. Se vuole può venire lei a cena da noi, in via… “ C’è il mio numero di telefono e il disegno di un dolce e di un cucchiaio…
Quanto a me, io vorrei semplicemente raccontare la mia esperienza. Sono una giornalista che ha cominciato a scrivere per caso. Non lo avevo infatti deciso, né mi ero mai posta direttamente o consapevolmente il problema dell’apostolato. Anzi, ormai che non potete più cacciarmi confesso che fino a qualche tempo fa ignoravo anche l’esistenza stessa della Apostolicam Actuositatem. Ero una mamma di quattro bambini piccoli, lavoravo, già mi sembrava sufficiente come carico. Ma vedevo, vedo, tanta infelicità nelle donne intorno a me. C’è anche fra gli uomini ma io, non so perché, ero particolarmente in pena per quella femminile, perché alla donna sta il compito di tenere accesa la luce per tutti quelli che ha intorno. Mi sembra che le donne della mia generazione si siano perse: abbiamo perso la nostra identità e la consapevolezza della grandezza della nostra missione, e il mio grande desiderio è di aiutarle, aiutarci a ritrovarci. Non so se sia perché come molte donne non riesco a farmi i fatti miei, oppure perché la nostra vocazione femminile, come dice Luce Irigaray, è “questo continuo riparare la vita”. Continua a leggere “Abbiamo il desiderio del bene, ma non la capacità di compierlo”→
La verità è che io questo post avevo iniziato a scriverlo giorni e giorni fa, ed aveva un titolo ed un’immagine diversa.
La verità è che scrivo, ma dovrei dormire già da un pezzo, e infatti la palpebra non stenta a ricordarmelo, ora che, ripresi i turni di lavoro sulle 8 ore, ho accantonato la pratica abituale di scrivere il blog a notte fonda, relegandola a sabati sera particolarmente ispirati, prima di cadere schiantata dal sonno su una qualsiasi superficie.
La verità è che non so da che parte cominciare a scrivere, per raccontare questa storia di amore, di amicizia, di fedeltà. Continua a leggere “Rosso Flammae”→
Pubblichiamo l’articolo di commento di Costanza apparso su Il Foglio di ieri, sulla vicenda delle suore americane della Lcwr (Leadership Conference of Women Religious), e del nuovo richiamo del cardianl Muller. Le suore, seppur commissariate dal 2012 (accusate di femminismo radicale, posizioni antitetiche al Magistero, disobbedienza, negazione della centralità dell’eucaristia, promozione dell’aborto, dell’omosessualità e del sacerdozio femminile), hanno continuato a esprimersi pubblicamente contro i vescovi e contro Roma. Per saperne di più vi rimandiamo all’articolo di ZENIT
di Costanza Miriano
Care suore americane, siate più ambiziose per favore! Abbiate più fantasia, puntate più in alto. Smettetela di cercare di assomigliare agli uomini, rendetevi conto di quale bellezza vi è stata regalata (anzi, magari non la mortificate con i tailleurini: se dovete rifiutare l’abito tiratevi un po’ a lucido, sennò scoprite la meraviglia di vestirvi come vuole il vostro ordine, solo per gli occhi del vostro Sposo). Continua a leggere “Care suore americane”→
“Una mamma pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficoltà della vita […] aiuta i figli a guardare con realismo i problemi e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio,[…] si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore; […] una buona mamma aiuta anche aprendere le decisioni definitive con libertà“. Papa Francesco ha spiegato cosìil ruolo della mamma in un discorso tenuto qualche giorno fa a Santa Maria Maggiore. Continua a leggere “Le mamme lo sanno (quasi sempre)”→
La devozione è possibile in ogni vocazione e professione
Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna «secondo la propria specie» (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. Continua a leggere “Della devozione”→
Sono nata nel 1972 con la Sindrome di Down; a quel tempo, non vi erano le associazioni che esistono ora: con me, c’erano solo mia madre e mio padre e intorno a noi c’era l’ignoranza umana. Questa, comunque, non ha avuto influenze realmente negative. Ho proceduto nella frequenza delle scuole dalla materna alla superiore. Grazie a mamma e papà che non mi hanno segregato in casa o inviato in un istituto ma, al contrario, mi hanno messo in contatto con la gente, in breve tempo mi sono fatta molti amici e mi sono anche innamorata, imparando cose importanti. Continua a leggere “Io vivo”→
Ci vuole costanza! Mi diceva mia madre quando ero bambino e non avevo voglia di fare i compiti e tornavo tardi dopo aver giocato a calcio tutto il pomeriggio e già che il campetto stava pure vicino casa e mamma chiamava dalla finestra: Filippooooooooo! E io che facevo finta di non sentire ma quando rientravo me lo ricordava che ci vuole costanza nelle cose e che se non studiavo tutti i giorni mi sarebbe andata male nella vita… ma io glielo dicevo che da grande volevo fare il calciatore, come infatti poi non è accaduto… Continua a leggere “Ci vuole costanza”→
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