Giulia e gli islandesi

Com’è triste il poliamore, le ridicole profezie di Attali

attaliRiproponiamo questo articolo del 2014 su Jacques Attali, il mentore del neo presidente Emmanuel Macron

 di Costanza Miriano

Perché? Perché – mi chiedo –nessun direttore mi ha mai mandato a liberare la pernacchia che è in me, cioè dico a intervistare Jacques Attali? E perché quando una, come Leonetta Bentivoglio, ha queste fortune, le spreca interloquendo seriosamente con lui come se quest’uomo non stesse delirando, in spregio a qualsiasi senso della realtà? Il perché in fondo lo so: l’uomo è tutt’altro che scemo e ininfluente, ed è perfettamente funzionale al disegno culturale del giornale che ne ospita l’intervista. Banchiere, economista, consigliere di Mitterand e Sarkozy, ha una mano o anche due in tutte le istituzioni finanziarie europee che contano e che, senza scomodare immagini di nuovi ordini mondiali, hanno oggettivamente dichiarato guerra alla ragionevolezza della famiglia. Continua a leggere “Com’è triste il poliamore, le ridicole profezie di Attali”

“Gente incinta”

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di Antonio Gurrado  per Il Foglio

Siccome solo i matti sono perfettamente logici, non sorprende che la British Medical Association abbia invitato i dottori a non parlare più di “expectant mothers” (“mamme in attesa”) attenendosi bensì a un più generico “pregnant people” (“gente incinta”). Il sindacato ha diramato quest’invito in una brochure indirizzata a centosessantamila membri: “L’ineguaglianza di genere si riverbera nelle tradizionali idee sui ruoli femminili e maschili. Si presuppone abitualmente che una donna abbia figli; tale stereotipo può spesso svantaggiare seriamente le donne. Benché una vasta maggioranza della gente incinta possa essere identificata come femminile, possiamo essere inclusivi nei confronti degli uomini intersessuali e dei transmen utilizzando l’espressione gente incinta anziché mamme in attesa”. Continua a leggere ““Gente incinta””

La fine dell’uomo occidentale

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di Costanza Miriano  per Il Foglio

L’uomo occidentale è finito per carenza di stelle. L’uomo è fatto di desiderio, ha bisogno di alzare lo sguardo a cercare le stelle, de-sidera, ed è questa ricerca che lo tiene dritto in piedi, in vita. È questo lo spazio nel quale si infila la ricerca di infinito. Ma, prima ancora, è questo che lo muove nel desiderio di migliorarsi. Per millenni le narrazioni – da Omero in poi – sono stati racconti di come l’uomo,  l’eroe, cercasse di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse.

A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero lo sguardo verso l’alto. Ed è nato l’uomo funzionale all’attuale modello di vita, di produzione di beni, di organizzazione della vita pubblica: è un uomo che vive immerso in una palude di soggettivismo assoluto – proprio così, viviamo in un ossimoro – in cui ogni desiderio non solo può, ma ha il diritto di essere soddisfatto, e ogni limite, anche quello biologico, è avvertito con fastidio come fosse una costruzione fittizia, e non lo spazio che ci è dato di abitare.

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“L’occidente è diventato la tomba di Dio”. Il j’accuse dal cardinale Sarah

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di Matteo Matzuzzi per IL FOGLIO

“La vera crisi che attraversa ora il nostro mondo non è essenzialmente economica o politica, ma è una crisi di Dio e nello stesso tempo una crisi antropologica”, scrive il cardinale Robert Sarah prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, in una riflessione pubblicata sull’ultimo numero della rivista Vita e Pensiero, oggi in uscita. “Certo, oggi si parla solo di quella economica: nello sviluppo della potenza dell’Europa – dopo i suoi orientamenti originali più etici e religiosi – l’interesse economico è diventato determinante, in modo sempre più esclusivo”. Continua a leggere ““L’occidente è diventato la tomba di Dio”. Il j’accuse dal cardinale Sarah”

Quel futuro che non ci aspetta

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di Costanza Miriano

Credo che dispiaccia un po’ a tutti noi che il compleanno di Saviano venga rovinato dal fertility day, il quale purtroppo cade nello stesso giorno dell’augusto genetliaco. Ci dispiace ma sono certa che finiremo per farcene una ragione, perché il motivo per cui è nata questa iniziativa – sicuramente migliorabile quanto a slogan, foto, idee – è sacrosanto: riaffermare una realtà. Le donne hanno un periodo di fertilità limitato a una fetta tutto sommato abbastanza ristretta della loro vita.

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La Chiesa non è e non può essere misogina

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di Costanza Miriano* 

“Amiche cattoliche della mia rubrica telefonica, dei socialcosi, del blog e della posta, elettronica e a piccione, voi sperate di poter vivere la vostra diversità femminile più a fondo nella Chiesa, e aspettate che il Papa dica una parola su questo?” Lancio la domanda a un congruo campione di donne credenti. Ricevo di rimando una salva di pernacchie, sguardi interrogativi (da quelle in carne ed ossa), risposte del tenore di: “A Costa’, ma che stai a dì?”, “Aho, ma che davero davero?” “Più responsabilità? Ancora? Ma che, sei matta? Vuoi un po’ delle mie?”

Ritanna Armeni ha scritto sul Foglio che “anche le donne più rispettose e comprensive, che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa, non possono non definirla misogina”.

Io personalmente non conosco una sola donna cattolica, ma veramente neanche una, che si sia mai sentita emarginata, svalutata, addirittura odiata dalla Chiesa. La loro diversità nella Chiesa, che sentono madre accogliente, la vivono già, senza chiedersi come. Continua a leggere “La Chiesa non è e non può essere misogina”

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