Com’è triste il poliamore, le ridicole profezie di Attali

di Costanza Miriano

 Poliamory_pride_in_San_Francisco_2004

 di Costanza Miriano

Perché? Perché – mi chiedo –nessun direttore mi ha mai mandato a liberare la pernacchia che è in me, cioè dico a intervistare Jacques Attali? E perché quando una, come Leonetta Bentivoglio, ha queste fortune, le spreca interloquendo seriosamente con lui come se quest’uomo non stesse delirando, in spregio a qualsiasi senso della realtà? Il perché in fondo lo so: l’uomo è tutt’altro che scemo e ininfluente, ed è perfettamente funzionale al disegno culturale del giornale che ne ospita l’intervista. Banchiere, economista, consigliere di Mitterand e Sarkozy, ha una mano o anche due in tutte le istituzioni finanziarie europee che contano e che, senza scomodare immagini di nuovi ordini mondiali, hanno oggettivamente dichiarato guerra alla ragionevolezza della famiglia.

Trovano intollerabile che un maschio e una femmina si uniscano stabilmente e mettano al mondo dei figli alla vecchia maniera, facendo l’amore, e che di quei figli si occupino con continuità, facendo uno il padre l’altra la madre, potendo raccontare loro anche, che so, del nonno nato in un’isola e della zia che amava i cappelli e le cartoline, perché quei figli sapranno da dove viene il loro seme, e non avranno mai l’angoscia di essere privi di una storia (o meglio, di averla ma di non poterla conoscere), senza radici, senza padri a cui ribellarsi, né avranno mai il senso di colpa di sapere che una povera indiana è stata sfruttata per pochi soldi mescolando con loro sangue e cellule e respiro e tutto il mischiabile, e poi sarà stata esclusa dalla loro vita quando ancora il cordone che li ha uniti starà pulsando sangue.

Martedì scorso Rep., come scrive il mio amico Mario Adinolfi, era un manifesto di questo mondo da incubo, con articoli sull’eterologa, e titoli che sarebbero da penna blu in qualsiasi scuola di giornalismo (“Il giudice sdogana l’eterologa, si può partire”, e pazienza se il presidente del tribunale di Bologna, Francesco Scutellari, specifichi che “queste due ordinanze valgono solo per i casi reali e concreti a cui si riferiscono, non in assoluto”), articoli contenenti interviste a direttori di cliniche di fecondazione che appunto poche pagine dopo hanno una bella pubblicità (a pagamento).

Ma per la perla occorre spostarsi dalla cronaca alla cultura, con l’intervista a Jacques Attali, che annuncia l’avvento del poliamore, di un mondo fatto di «coppia monogama precaria e matrimonio a contrattualità limitata». Insomma legami co-co-co-niugali, come dice un mio amico, perché «nella sua vita ognuno formerà un numero crescente di coppie e l’indissolubilità della famiglia monogamica verrà denunciata come un anacronismo e un lascito della società feudale, ci si prenderà gioco della fedeltà come di un’impostura, di una convenzione artificiale quasi barbara e il divorzio non verrà più vissuto come un fallimento».

Il problema, caro Jacques, è il cuore dell’uomo. Noi siamo fatti per essere felici, e il nostro cuore vuole essere amato di un amore totale, eterno, indissolubile, incondizionato. Un amore che assomiglia tanto al perdono. Un amore che ci dica “io ti prendo così, anche se sei lamentosa, anche se sei disordinato, anche quando sei un po’ egoista, ti prendo tutti i giorni della mia vita, anche ora che hai le occhiaie e mi stai raccontando per la quindicesima volta di quando da giovane facevi rafting”. Anche tu lo vuoi, Jacques, non posso credere che ti piaccia sentirti dire “sì, sei in gamba, ma stasera preferisco andare a letto con quel bellissimo giornalista che corre maratone e ha trenta anni meno di te. Ma stai tranquillo che se mi serve una lettura degli scenari economici mondiali dopo la notte di sesso vengo da te, a colazione”. Mi dispiace, ma non ci credo. Perché per quanto misterioso il nostro cuore ha alcune regole di funzionamento: ha dei ventricoli, delle valvole, e un bisogno struggente di amore totale. Il punto però lo cogli proprio tu quando scrivi che nel tuo futuro “molti saranno innamorati solo di se stessi”. Ecco, allora il punto è questo. Che noi vogliamo essere amati totalmente, ma noi non sappiamo amare così. C’è, dici, uno “sfasamento traumatico fra la realtà e le aspettative personali”. È vero, l’altro ci delude. È vero, non è sempre come lo vorremmo. Ma il fatto è che anche noi deludiamo gli altri. Anche tu avrai deluso le tue donne, anche tu le avrai ferite. Chissà quante volte, e chissà quante senza accorgertene (noi siamo incredibilmente più sensibili di quanto sospettiate, è per questo che spesso vi sembriamo matte).

Certo, questo tipo di amore che va oltre la delusione, e anzi proprio nel momento della disillusione – il principe dopo averla salvata si piazza sul divano in ciabatte, la principessa dopo il salvataggio non è più tanto bisognosa, e comincia a rompere (lui si sposa sperando che lei non cambi mai, lei si sposa sperando di cambiarlo) – non è più spontaneo ma diventa frutto di una decisione, e a volte è anche un po’ preterintenzionale, questo tipo di amore è una scelta. “Nella libertà moderna si rivendica il diritto di non scegliere”, ma questa è un’illusione, caro Attali. Non è vero che non scegli. Scegliendo il poliamore dici di no alla lealtà, al sapere di poter contare su qualcuno qualunque cosa succeda, al gioco di squadra – perché una famiglia lo è – a un’alleanza con qualcuno che ha visto il peggio di te e ti tiene lo stesso. Dici di no alla profondità, a un livello di amore che ti sarà sempre precluso, e che è quello che il tuo cuore desidera. Ecco, “a che titolo si dovrebbero avere due case e due cellulari, e non più amori”, è esattamente per questo. Per la tua vera e profonda felicità

Lo sappiamo che non è facile. Lo sappiamo che succede di innamorarsi di un’altra, di un altro. È più strano se non succede, a dire la verità, e può anche darsi che sembri, a volte persino che sia, la persona perfetta. Ma sempre ci si trova di fronte a una scelta (e la capacità di scelta è quello che ci fa uomini, “Dio ama la nostra libertà più della nostra stessa salvezza”, diceva don Giussani): continuare a costruire la cattedrale di un rapporto per sempre, o buttarla giù con una bomba, incuranti del dolore dell’altro, e soprattutto dei figli? E siamo sicuri che buttando la bomba stiamo esercitando la nostra vera libertà? O non è piuttosto quella che il sociologo Michel Maffesoli in un’altra intervista a Rep. chiama la “dittatura del desiderio”? Perché la libertà di scappare via è solo illusoria: «Dopo aver promosso la libertà durante l’epoca moderna», osserva Maffesoli, «nell’attuale postmodernità si sviluppa invece la dipendenza. L’amore è dipendenza. È l’altro che mi crea, e mi distrugge». Questo amore dipendente tra l’altro mi sembra così poco virile, così da femminucce, caro Jacques ( io non potrei mai innamorarmi di te), così poco da vero uomo capace di dare la vita anche contro il gusto e il piacere e la voglia.

Il punto centrale del ragionamento di Attali, gratta gratta, è che l’altro delude le nostre aspettative. Per questo purtroppo c’è una sola ricetta, e non credo che il banchiere voglia prenderla, la medicina. Accettare di essere brutte persone. Noi, esattamente come quella che abbiamo al fianco. Accettare di essere un mistero a noi stessi. Un miscuglio di male e peccato (si potrà dire, questa parola, nella terra dei lumi, del buon selvaggio, e nei templi della finanza?), che nonostante tutto sono amate straordinariamente totalmente e fino alla morte da Dio, e che da questo amore abbondante esagerato sfacciato e godurioso prendono quello che serve per amare la persona che hanno vicino. Noi cristiani lo possiamo dire serenamente, che sappiamo di essere brutte persone, perché l’unico buono è un Altro, e questa per me è l’unica risposta possibile allo sgretolamento dell’indissolubilità del matrimonio borghese. Rimanere al proprio posto perché c’è uno che ci ha promesso che starà con noi.attali

Ma anche per chi non è cristiano, il matrimonio stabile è profondamente ragionevole, e d’altra parte Papa Benedetto XVI ce lo ha ricordato in tutti i modi, e non solo a Ratisbona, che “non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”. È ragionevole perché, si è detto, è quello che profondamente vogliamo (anche chi sta con una persona da tre giorni si racconta che quell’amore durerà per sempre, e in qualche modo confuso lo desidera). Ma è ragionevole anche perché è quello di cui hanno disperato e profondo bisogno i figli. Attali a quanto mi risulta non ne ha, ed è per questo che può sparare cose insensate come queste: i bambini cresceranno in famiglie composte da «vari padri e varie madri o solo padri e solo madri, tutti ugualmente legittimi», e «saranno felici di avere più famiglie e vivranno in un luogo fisso dove i genitori si avvicenderanno». Tu puoi dirmi che i genitori lo faranno, e va bene. Ma che i bambini saranno felici no, non ti è permesso di dirlo. Non sai quello che stai dicendo. Non conosci, o fingi di non conoscere, il cuore dei bambini, che hanno bisogno dell’amore tra i loro genitori più che dell’aria. Per loro è un dolore indicibile sapere che l’amore da cui sono venuti non esiste più, è come una messa in dubbio della loro esistenza: fino a che non saranno adulti dipendono totalmente da questo sguardo fra i genitori che è per loro quasi il permesso di esistere.

E poi, l’apoteosi finale: « La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in la, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravami del parto». A parte che mi deludi, caro Jacques, usi parole obsolete come “sesso” (non lo sai che si dice “genere”?); a parte che partorire è una cosa bellissima di cui nessuna di noi si vuole sbarazzare (per quanto, come diceva Robin Williams, estrarre un pollo arrosto da una narice può avere i suoi lati negativi), ma questo tu non lo puoi sapere; per il resto non credo alla tua buona fede, Jacques. Un mondo così è un incubo anche per te. Che ne direbbe tua madre, anzi, scusa, la tua matrice interna di origine umana?

fonte: Il Foglio – 22 agosto 2014

leggi anche Poliamore co-co-co-niugale. Il favoloso mondo di Attali

 

41 commenti to “Com’è triste il poliamore, le ridicole profezie di Attali”

  1. Anni fa una mia amica stava frequentando un ragazzo che le sembrava carino e a modo. Poi una sera, tutta contenta, mi disse che lui l’aveva invitata fuori a cena per dirle una cosa importante… Le disse che era un polyamory!!! La mia amica – che come la maggior parte della gente comune non aveva idea di cosa significasse – se lo fece spiegare bene due volte e poi scappò a gambe levate dal ristorante.

  2. Interessante..ma la storia della matrice esterna non fa troppo Matrix?? Secondo me questo Attali ha visto troppi film di fantascienza..e su questi basa i suoi deliri.
    Brava Costanza! Sempre precisa e puntuale nelle sue osservazioni! 🙂

  3. GIORNALISMO (COSIDDETTO)

    Presentare qualcheduni dei fatti più efferati, turpi, schifosi, contronatura, perversi o supposti tali e poi anche gli articoli più cretini, imbecilli, presupponenti, di intellettuali, politici, studiosi eccetra, per far vedere quanto siano schifosi, presuntuosi, pretestuosi, merdosi e di seguito.
    Contrapporre a tutto questo il vecchio buon senso di quando Berta filava,

    p.s.Nel caso di giornalismo cattolico magnificare (con modestia) il benessere totale che invece può dare la semplice umile tranquilla obbedienza alle regole della tradizione. Imprimatur!

  4. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Ridicolo e triste Attali… Condivido.

  5. Ho nel cuore una speranza: che questa gentaccia da quattro soldi, questi nemici dell’uomo, questi neo maltusiani incancreniti di sesso e gozzoviglie varie, questi amanti della morte e del “cupio dissolvi”, trovino il coraggio, una volta nella vita, di guardare negli occhi un bambino e di ricordare, all’improvviso, il bambino che anche loro sono stati. Siamo persone, quindi simili a Dio, capaci di scegliere e di volere. Ognuno di noi, anche il più lercio e schifoso barbone è un re… se solo si lasciasse amare.

    Un giorno, parecchi anni fa, stavo osservando mio figlio più grande, avrà avuto quattro forse cinque anni, mentre giocava con un bimbo un po’ più grande di lui (sei, sette anni). Ad un certo punto quello più grande si spazientì, perché mio figlio non collaborava in modo efficiente al gioco che stavano facendo, e lo apostrofò dicendogli: “Non sai giocare, brutto scemo!”. Mio figlio si alzò subito in piedi, lo guardò dritto negli occhi e rispose: “Io non sono brutto, io sono bello!”. Poi si girò e corse da me.

    Quanta regale dignità nei bambini.

    Coloro che oggi vogliono il poliamore (ma anche coloro che vorrebbero la possibilità di divorziare con la benedizione della chiesa!) dovrebbero ricordarsi dei bambini che sono stati, della loro dignità, del rispetto che avevano per se stessi.

    P.S. Chissà se il cardinale Kasper vede una differenza tra coloro che divorziano e si risposano e coloro che teorizzano il poliamore.

  6. Che bell’articolo! Grazie, Costanza!
    Vorrei riportare qualche passaggio:

    ““Nella libertà moderna si rivendica il diritto di non scegliere”, ma questa è un’illusione, caro Attali. Non è vero che non scegli. Scegliendo il poliamore dici di no alla lealtà, al sapere di poter contare su qualcuno qualunque cosa succeda, al gioco di squadra – perché una famiglia lo è – a un’alleanza con qualcuno che ha visto il peggio di te e ti tiene lo stesso. Dici di no alla profondità, a un livello di amore che ti sarà sempre precluso, e che è quello che il tuo cuore desidera”.

    Veramente la scelta ci rende uomini e uomini liberi. E veramente la profondità dell’amore fondato sulla realtà e sulla roccia sono vertiginose, ma anche disponibili a tutti se diciamo sì. E sono profondità nelle quali possiamo scommettere.

    “Questo amore dipendente tra l’altro mi sembra così poco virile, così da femminucce, caro Jacques (io non potrei mai innamorarmi di te), così poco da vero uomo capace di dare la vita anche contro il gusto e il piacere e la voglia.”

    Ah, come amo l’uomo virile! Come amo mio marito che ogni giorno dà la vita per me e continuerà a farlo PER SEMPRE!

    “Accettare di essere brutte persone. Noi, esattamente come quella che abbiamo al fianco. Accettare di essere un mistero a noi stessi. Un miscuglio di male e peccato (si potrà dire, questa parola, nella terra dei lumi, del buon selvaggio, e nei templi della finanza?), che nonostante tutto sono amate straordinariamente totalmente e fino alla morte da Dio, e che da questo amore abbondante esagerato sfacciato e godurioso prendono quello che serve per amare la persona che hanno vicino.”

    La forza del Sacramento! Il Signore ci ama attraverso l’altra persona e ci dà la forza per amarla a nostra volta e rimanere fedeli al nostro posto.

    “Per loro è un dolore indicibile sapere che l’amore da cui sono venuti non esiste più, è come una messa in dubbio della loro esistenza: fino a che non saranno adulti dipendono totalmente da questo sguardo fra i genitori che è per loro quasi il permesso di esistere.”

    E’ davvero così, e purtroppo ho visto tante volte come quello sguardo manchi loro anche nell’età adulta e la condizioni con l’incertezza, le paure, le fragilità.

    Per quanto riguarda “l’apoteosi finale”, be’, mi pare peggiore del peggiore degli incubi: è davvero triste che si riescano soltanto a concepire mostruosità come queste.

  7. Le prime “citazioni” di Attali mi hanno fatto sorridere… mano mano, però, è diventato un delirio! Non basta una pernacchia, nemmeno collettiva!!
    Mi sembra tutto un ridicolo tentativo di non ammettere la propria infelicità:
    è come se dicesse: ho una paura folle di sposarmi, di amare e onorare una sola persona per tutti i giorni della mia vita; in fondo (ma proprio in fondo…) so che questo mi renderebbe felice, ma non posso; meglio restare infelici. Perché poi – vedi – quelli che invece lo fanno… è tutto solo una facciata!
    è come se dicesse: i miei genitori si sono separati… ma vedete che sono cresciuto lo stesso, sono diventato adulto, con un’ottima posizione… questo evento non ha avuto ripercussioni…
    MA meglio tagliarle queste radici, perché invece sto soffrendo in modo indicibile; meglio nascere da anonimi donatori di gameti; non potrò assistere al fallimento della loro unione.
    Che pena!
    Che pena! Deve essere una sofferenza così insopportabile da non poterla guardare in faccia.
    Come Cristo sulla croce, talmente sfigurato che davanti a lui ci si copre il volto.

    • Io la vedo al contrario pensa un po’. Sono monogamo, sono in un matrimonio infelice, amo mia moglie/mio marito ma non è più come prima, mi innamoro del/della tipo/a X e preferisco cornificare che tirar fuori le palle/ovaie e aprire la relazione, preferisco essere infelice che maturare e iniziare un tipo di relazione anticonvenzionale sicuramente, ma ugualmente efficace. §Poliamore NON è avere 10 relazioni perchè non ho il coraggio di impegnarmi tutta la vita ocn una persona sola MA è amare più persone con il consenso e la sincerità di tutti. Il fatto che la monogamia sia fallimentare la maggior parte delle volte è un dato statistico. La gente si ammazza perchè ha perso l’unico amore della propria vita (peccato che ci si possa innamorare di più persone), la gente divorzia e si cornifica con una rapidità assurda, la gente è infelice e parla del matrimonio come la tomba dell’amore. Insomma OK per alcuni funziona la monogamia e non c’è niente di male, per altri funziona la non-monogamia consensuale (alias poliamore). Cosa c’è di sbagliato, mostruoso o delirante scusate?

      • … “matrimonio come la tomba dell’amore”…
        Se per amore si intende il sentimento (e se è fondata su questo, certo che la monogamia fallisce, come qualunque altra cosa!), è vero ed è un gran bene che sia così! Anzi, ringraziamo Dio!

        • Ho l’impressione che per “amore” si intenda lo sc**are frequente e godurioso ai massimi livelli, a quanto pare massima vetta raggiungibile dell’uomo moderno, che dopo millenni di evoluzione e civiltà ha come massima aspirazione il comportarsi il più possibile come un animale.

          • “… lo sc**are frequente e godurioso ai massimi livelli (?? mah)”
            che comunque finisce per abbrutire l’uomo (e la donna), svuotare completamente di senso l’atto e alla fine avere lo stesso effetto di un continua sbornia, che ti lascia inebetito, fisicamente e psicologicamente senza energie.

        • Concordo con Sara, il sentimento è come la fame….mangi e passa. Soddisfi un bisogno naturale , che oltretutto Dio stesso ha creato e messo nell’uomo e negli animali. Il bisogno di sentirsi “innamorati”, di provare piacere, di piacere. L’amore prescinde da questo e in effetti assomiglia ad una tomba in quanto ad eternità. C’è un eterno riposo come c’è un eterno amore.

      • insomma., il libertinismo legalizzato.poi lo chiamate amore per dargli un tono.

  8. Sara

    “E’ davvero così, e purtroppo ho visto tante volte come quello sguardo manchi loro anche nell’età adulta e la condizioni con l’incertezza, le paure, le fragilità.”

    Spesso uno vede solo quello che vuole vedere (paraocchi ideologico, che tutti hanno, me escluso)!

  9. “i bambini cresceranno in famiglie composte da «vari padri e varie madri o solo padri e solo madri, tutti ugualmente legittimi», e «saranno felici di avere più famiglie e vivranno in un luogo fisso dove i genitori si avvicenderanno»”.
    Al di là che ‘sto tizio è superesagerato, ma da quel che so io in molte tribù era normale che il ruolo genitoriale fosse svolto da più soggetti diversi e non dal genitore biologico.
    Non è che, forse forse, la famiglia non è un fatto di per sé naturale ma culturale?

    • Sono d’accordissimo con te….

    • Se per culturale vogliamo dire relativo, no. La famiglia e’ culturale nel senso alto del termine: la famiglia e’ la base della cultura. Che traccia hanno lasciato tutte le esperienze alternative? Le società tribali sono servite agli umani per sopravvivere, ma l’umanizzazione progressiva e’ partita anche dal riconoscimento che “io sono di mia madre e di mio padre”, persino davanti al dubbio (pater semper incertus…). Mi fa ridere il considerare come chi la pensa così (versione corriva del buon selvaggio, come Costanza giustamente accenna) non resisterebbe dieci minuti in condizioni tribali.
      Siete biecamente teoretici e sprezzanti, ma solo grazie al guscio che una vita tendenzialmente buona vi ha creato attorno; ma siete così innamorati delle vostre idee brillanti che la realtà che vi ha partorito vi riesce insopportabile. Padronissimi, ma quando tentaste di vivere secondo le vostre stesse teorie vi scoprirete soli e tristi, andando bene; molto più probabilmente il mondo da voi auspicato vi ammazzerebbe piuttosto in fretta, ma con metodi umanissimi, of course.

  10. C’è anche chi va oltre: personalmente ho letto certe teorizzazioni nei libri delle femministe degli anni ’60-’70 che fanno venire i brividi: per loro, la famiglia monogamica non sarebbe altro che un’invenzione del sesso maschile per tenere la donna sotto controllo e per assicurarsi che i figli che essa partorirebbe fossero realmente frutto del suo seme e non di quello di un altro. Poi tiravano in ballo certe tradizioni tribali di popolazioni africane o dell’Amazzonia, poliandria, il sesso come semplice linguaggio e nulla più. Una teorizzava addirittura che la società ideale sarebbe quella dei leoni: le leonesse in gruppo, che sono quelle che crescono i figli, e il “maschio solitario”, che si avvicina alla donna solo “alla stagione degli amori”, e poi se ne va.

  11. Splendida la pernacchia di Costanza! Nel caso di Attali rispolvererei il metodo lombrosiano basta guardarlo in faccia con quella posa da Hegel del terzo millennio per aver voglia di tempestarlo di calci in faccia. Il problema di Leonetta Bentivoglio è che il 99 % dei giornalisti quando intervista è in ginocchio o prono sul pavimento.

  12. si rivelano semplicemente per quello che sono.. gente senza valori morali ed etici, persone senza ragione in preda solo ai propri istinti bestiali, pronti a giustificare tutto, qualsiasi tipo di rapporto sessuale con qualunque altra persona di qualunque età, in nome della loro ideologia di liberismo sessuale

  13. “Accettare di essere brutte persone. Noi, esattamente come quella che abbiamo al fianco. Accettare di essere un mistero a noi stessi. Un miscuglio di male e peccato”

    la tua saggezza Costanza è spesso grande e bella, fertile e utile assai spesso ma questo punto così bene espresso qui in queste parole, è il punto in cui si cela il tuo errore, la tua piccola personale durezza, un pezzo duro della tua educazione, il punto in cui i tuoi nemici che si spuntano le armi sull’immensa impalcatura della religiosità e della saggezza della chiesa che sai vivere e esprimere, potrebbero affondare le loro frecce.

    E’ proprio perchè sono belle, immagine e somiglianza di Dio che io le devo amare le persone e da questo far risplendere forse tra secoli e secoli la loro bellezza come la mia. e da questa coscienza della loro bellezza e della mia devo individuare le luci appannate, le cause, le sofferenze che causano la bruttezza di creature meravigliose…altrimenti hanno qlche ragione chi non resiste vicino alla propria e all’altrui bruttezza…invece proprio questo mistero bello deve essere osservato in noi e negli altri e così forse nonostante gli errori umani porteremo a casa la pelle….

  14. una mia figlia, adottata a 5 anni, poco incline a teorie e discorsi intellettuali, un giorno mi ha detto che chi teorizza e mette in pratica queste nuove frontiere della fecondazione, utero in affitto, ecc. ecc., offende anche tutti gli adottati, non riconoscendo la loro sofferenza.
    Che il Signore benedica Costanza e tutti quelli che lavorano per la verità!

  15. Si Attali è un idiota. Leggetevi questo e ragionate un po’ però…
    http://www.vice.com/it/read/poliamore-intervista-zoe-duff

  16. Agghiacciante…sono esattamente i soggetti di 3 film altrettanto agghiaccianti: The Matrix, The Island,GATTACA.
    Chi si oppone a tutto questo in MATRIX sono gli abitanti di Zion.

  17. ….da una parte il sfrenato caricamento dei link più scandalosi, dall’altra la schiettezza morale di Adinolfi e frate Botta!

  18. ….”hanno dichiarato guerra alla ragionevolezza della famiglia etc….”.

    Così te parti in tromba contro un articolo da rotocalco (in pratica) per dichiarare i tuoi incrollabili principi
    di donna sottomessa o quant’altro (non sono proprio queste scempiaggimi scriite sui rotocalchi e trasmesse dalle televisioni, il cavallo di troia per entrare nelle cittadelle sacra dei parti multipli?])!

  19. Voglio sperare che non creda nemmeno lui a quello che ha detto nell’intervista, altrimenti non dobbiamo più stupirci e indignarci per quello che sta accadendo nel mondo.

  20. ….non capisco come si possa prendere in nconsiderazione tutte le cazzate che scrivono (o riportano) i giornali
    tutti i giorni. Se questo Attali è un demente (e dice cosee che si sono sentite dire milioni di volte,tra l’altro)
    lasciatelo perdere. La questione ora era bombardare o non bombardare, questo è il problema.
    Poco importa quello che ha detto il Papa. La palla è ai politici (cosiddetti) ( ai petrolieri) (o alla lobby di questo o di quest’altro) (Joe Turner queste cose lui le sa) (Attali, ripeto, è solo un povero diavolo, mentalmente)

  21. Una volta si diceva che la madre degli idioti fosse sempre incinta, sarà così con le matrici di costui? POVERA MAMMA😭

  22. dì la verità Costanza , hai fatto apposta a mettere la foto di Attalii con l’esrpessione da perfetto idiota. Ah è quella più naturale ? ok allora è tutto chiaro. Grazie

  23. Grande Costanza! Come sempre puntuale e garbata. Io però non ce la faccio a dire come Gesù “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno” direi piuttosto ” vuoi che diciamo che venga un fuoco?” e lo so cosa fece Gesù dopo li rimproverò. Ritengo che dal ’68 in poi si sono prodotti un sacco di danni (divorzio, aborto, eutanasia, uteri in affitto ecc…) e se l’uomo non ritorna umilmente a Dio ….

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