La fine dell’uomo occidentale

di Costanza Miriano

2017-01-19_091932

di Costanza Miriano  per Il Foglio

L’uomo occidentale è finito per carenza di stelle. L’uomo è fatto di desiderio, ha bisogno di alzare lo sguardo a cercare le stelle, de-sidera, ed è questa ricerca che lo tiene dritto in piedi, in vita. È questo lo spazio nel quale si infila la ricerca di infinito. Ma, prima ancora, è questo che lo muove nel desiderio di migliorarsi. Per millenni le narrazioni – da Omero in poi – sono stati racconti di come l’uomo,  l’eroe, cercasse di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse.

A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero lo sguardo verso l’alto. Ed è nato l’uomo funzionale all’attuale modello di vita, di produzione di beni, di organizzazione della vita pubblica: è un uomo che vive immerso in una palude di soggettivismo assoluto – proprio così, viviamo in un ossimoro – in cui ogni desiderio non solo può, ma ha il diritto di essere soddisfatto, e ogni limite, anche quello biologico, è avvertito con fastidio come fosse una costruzione fittizia, e non lo spazio che ci è dato di abitare.

È un uomo talmente liberato che non sa più che fare della sua libertà: la liberazione sessuale, per esempio, ha abbattuto il desiderio. È  un uomo solo, senza vincoli, senza legami, senza storia, con pochissimi o zero figli (i figli sono controindicati, ti costringono a risparmiare sui beni superflui, e se proprio devono nascere decidi tu quando e come). È un uomo che non ha lo sguardo verso il cielo, verso le stelle, ma su se stesso, sul suo inconscio, sulle paturnie o nevrosi, chiamiamolo come vogliamo (io e san Paolo preferiamo dire “l’uomo vecchio”). Un uomo che pensa di non avere bisogno di essere guarito, salvato, redento. Un uomo che pensava che senza obbedire a nessuno sarebbe stato meglio. E non basta la depressione generale a insinuargli dubbi in merito.

Prima l’arte era bella perché parlava della ricerca di Dio, adesso ritrae l’uomo che cerca se stesso, per questo è tendenzialmente brutta. Prima la letteratura mostrava il corpo a corpo dell’uomo col suo destino eterno, adesso si portano molto i racconti di piccole felicità trovate nelle piccole cose (si vincono anche i premi Strega così), adesso è l’epoca in cui un candidato al Nobel per la letteratura lancia l’idea di scrivere i dieci motivi per cui vale la pena vivere,  e mette in testa la mozzarella. È evidente, quando si vive per sé bisogna trovare in sé le ragioni. Ma non è che reggano tanto. Il punto è che noi siamo nani coi trampoli, siamo creature di fango che il soffio di Dio ha reso poco meno degli angeli. Noi da soli non siamo capaci di infinito, perché veniamo dal cuore di Dio e a lì vogliamo tornare.

Non che prima di questa idea di uomo la gente fosse tutta mistica, protesa all’infinito. Ma c’era un cielo sopra le teste, questo è sicuro, e la vita aveva una sua pedagogia. Era il tempo in cui il problema era come fare a vivere, non trovare una ragione per farlo. Quando si teme per la propria sopravvivenza è più facile prendere atto del fatto che non dipende da noi. Quanto al tema di soddisfare tutti i desideri, il problema non si poneva proprio (e il fatto di non soddisfarli li teneva vivi). Anche quando non è stata in questione la sua sussistenza, l’uomo viveva contenuto in una sorta di esoscheletro che lo teneva dritto, norme e convenzioni definivano il recinto dei suoi limiti.

Aperto e scoperchiato tutto, l’unico antidoto alla morte per estinzione dell’uomo occidentale è innanzitutto riconoscere e dichiarare il proprio bisogno, dichiarare la propria vulnerabilità. E può essere quella la ferita aperta, divenuta feritoia, che fa passare Dio, l’unico che può soddisfare il nostro infinito desiderio, quello per cui è fatto il nostro cuore. L’uomo secondo Cristo è un uomo meraviglioso, che fa figli e migliora il mondo e lo feconda e lo costruisce per loro, che salva il seme delle cose belle per i figli suoi e degli altri, che protegge i deboli, che cura i malati, visita i carcerati. L’uomo secondo Cristo fa le cose bene, non è un cialtrone: il buon samaritano, che Gesù stesso prende a esempio di amore per il prossimo, è uno che cura i suoi affari, e grazie a questo ha i soldi per pagare un albergatore che si prenda cura del ferito.  È un uomo che costruisce per domani perché sa che qui non è che l’inizio della sua vita, che è eterna. È un uomo che si sa amato teneramente dal Dio che ha inventato gli atomi e i ghiacciai, e il figlio del Re è padrone di tutto e libero, non ha nemici perché ha già vinto, e sa che l’unica battaglia che gli rimane è quella contro l’uomo vecchio, quella che gli impedisce di dire sì a Dio, e riconoscersi veramente figlio. E felice.

 

48 commenti to “La fine dell’uomo occidentale”

  1. Brava Costanza……..

  2. Prprio vero, tutto …..”quando eravamo maschi”…. il nemico numero uno ci ha tagliato la strada, ma combatteremo la buona battaglia e l’Alleato nostro è il più forte!!

  3. Che meraviglia! Tu scrivi in un modo così vero che vai sempre dritta al cuore. Grazie!

  4. semplicemente stupendo… Grazie perchè sai ascoltare la Voce dello Spirito e tradurla per noi…

  5. L’occidente opulento non rinnegherà mai più la propria presunta autosufficienza. La superbia è un peccato terribile. Ma quello che è sotto i nostri occhi a maggior ragione è sotto gli occhi di Dio, che non mancherà di intervenire quando sarà giunto il tempo.

  6. Bellissimo davvero ! Standing ovation Costanza !

  7. Mi ci riconosco in tutto…limiti, desideri, tentativi…e nella speranza che dalle crepe entri la Luce….grazie e buona giornata!

  8. La fede è il fondamento di tutto. E dipende solo da noi. Se la fede è forte, germoglia rigogliosa la speranza, che produrrà frutti abbondanti di carità.

    Se oggi l’uomo (occidentale) non guarda più in alto, è perché non ha più speranza.

    Bisogna ripartire dalla fede.

  9. @fra
    Verissimo.

    • E cosa fa nascere la fede (che è e rimande anche un Dono)?
      La stoltezza delle Predicazione.

      E cosa infonde nel cuore dell’Uomo la Predicazione? Una Speranza (quella che l’Uomo cerca e non conosce).
      Perché la Fede è un cammino, non un tesoro compiuto che ti viene posto tra le mani.

      E’ quella Speranza (o meglio quella Promessa – leggiamo la storia di Abramo paradigma della storia di conversione di ogni Uomo) che diventerà Certezza con il crescere nella Fede e che muove il cuore dell’uomo ad uscire da sé e dai propri peccati nell’incontro con il Risorto, per arrivare a dare frutti nella Carità.

  10. “Prima l’arte era bella perché parlava della ricerca di Dio, adesso ritrae l’uomo che cerca se stesso, per questo è tendenzialmente brutta.”

    E oggi dire che l’arte ritrae l’Uomo che cerca se stesso e cher è (solo) tendenzialmente brutta, è già essere misericordiosi.

    Nei tempi più recenti una parte non piccola di “arte” (specie quella scultore/figurativa) è divenuta oscenità, spazzatutra, decomposizione, esaltazione delle prorpie feci, perché senza Dio l’Uomo non ha più neppure la capacità di guardare se stesso (che a immagine di Dio è stato creato).

  11. @bariom

    Nei tempi più recenti una parte non piccola di “arte” (specie quella scultore/figurativa) è divenuta oscenità, spazzatutra, decomposizione, esaltazione delle prorpie feci, perché senza Dio l’Uomo non ha più neppure la capacità di guardare se stesso (che a immagine di Dio è stato creato).

    ecco. giusto.vero.

    pensa anche quando andrai in chiesa e ti troverai di fronte a questo:

    http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/chrstuni/weeks-prayer-doc/rc_pc_chrstuni_doc_20160531_week-prayer-2017_it.html

    PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

    Testi per
    La Settimana
    di preghiera per l’unità dei cristiani
    e per tutto l’anno 2017

    SUGGERIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE
    DELLA SETTIMANA DI PREGHIERA
    PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

    Materiale necessario / Indicazioni su come costruire e demolire il muro

    “Divisi dai nostri peccati”: dopo una breve introduzione, alcuni fedeli dell’assemblea costruiranno un muro di separazione che rappresenta il peccato e le divisioni che confessiamo. Il muro rimane tale durante il culto, fino al momento del “Rispondiamo nella fede / Viviamo riconciliàti”. A questo punto i mattoni verranno rimossi dal muro e posti a forma di croce.

    A seconda dell’ampiezza del luogo di culto, sarà necessario procurarsi il seguente materiale per l’azione simbolica: 12 scatole della medesima misura (ad esempio, scatole da scarpe o da imballaggio) ricoperte di carta pacco in modo che sembrino mattoni. Sulla parte frontale di ogni scatola si scriva uno dei termini chiave (mancanza di amore, odio e disprezzo, false accuse, discriminazione, persecuzione, comunione spezzata, intolleranza, guerre di religione, abuso di potere, isolamento, orgoglio). Nel momento in cui viene pronunciato il nome del peccato il rispettivo “mattone” viene portato davanti per costruire il muro. Dopo un momento di silenzio il fedele che ha portato il mattone legge la richiesta di perdono corrispondente, cui l’assemblea risponde: “Perdona i nostri peccati, come noi perdoniamo coloro che ci offendono”.

    Dopo la proclamazione della parola di Dio e l’omelia, segue una preghiera di riconciliazione. Mentre il muro viene smantellato e i mattoni vengono posti a terra a forma di croce si canti un canto di riconciliazione o un inno di gloria alla croce.

    Per celebrazioni in piccoli gruppi, si può optare per una liturgia alternativa in cui aggiungere testimonianze personali, o inserirle al posto del simbolismo del muro: durante la prima parte, mentre il muro viene innalzato, saranno testimonianze di situazioni di dolore, mentre durante l’abbattimento del muro saranno testimonianze di riconciliazioni avvenute o atti di guarigione accaduti.

  12. …d’latra parte l’uomo, si racconta, tutte le volte che si é permesso di alzare da la testa dalla la sua condizione di
    creatura infima, ci ha sempre rimesso le penne (paradiso terrestre, Prometeo, etc.etc.)
    La vita ideale dell’uomo é accucciato nel suo tinello, possibilmente al calduccio, dove poltrire o lubricamente
    accoppiarsi in ciabatte pelose e magari riprodursi per altri tinelli eventuali, se ancora ne esisteranno, o non esisterà piú nulla, né tinelli né cucine luride né case né cittá né nulla, alla fine, liberi dallo schifo del corpo e della societá immonda
    onniubiqua merdosa. Ma i tinelli, auguriamoci, i soggiorni, i divani, i letti disfatti dureranno ancora poco, sotto i colpi dei miliardi di esseri, e non-esseri, che ci ingoiano tutti, nella pappa viscida del cosiddetto futuro.

  13. tutto ciò è la ragione per cui oggi risalta invece “l’uomo orientale” ovvero quel modo di essere umano che non caccia via, che non rinnega il divino. Siamo noi che abbiamo abdicato, non loro che ci conquistano. Lasciamo vuoti la terrra e il cielo, le scuole e i libri di testo. Svuotiamo di ogni anelito i film e le piazze. per non parlare delle chiese. Siamo noi che indietreggiamo paurosi della nostra ombra (riflesso del Mistero che cerchiamo) e abbandoniamo la Terra di mezzo.

  14. …imbracciamo, dunque, anche noi, i sacri kalashnikov, dopo fatta la comunione, chi ne é degno

  15. I miei complimenti vivissimi Costanza.
    Davvero uno splendido articolo.

    Marina

  16. Brava Costanza, il tuo articolo ci dice cose profondamente vere, ci fa riflettere e ci responsabilizza. Noi che abbiamo trovato la perla preziosa ma poi l’abbiamo riposta nel cassetto. Si può e si deve fare di più.

  17. Signori e Signore,

    inquadriamo l’Umanita’ nel contesto delle Sacre Sritture/Rivelazione, non mentono mai, dove troviamo la diviina catechesi dall’ Inizio fino alla consumazione dei secoli: “Senza di Me non potete far nulla”.

    Dio ha i suoi Disegni e quando vede che diventiamo troppo discoli ci rimette di nuovo a squadra con i Dieci Comandamenti.

    Converrete, sempre piu’ trasgrediti e creduti fiabe di tempi remoti e sostituiti dalla presente Umanita’ con il razionallismo dell’ Ateismo e Materialsimo.

    Siamo cosi’ diventati una civiliazzazione che vive senza Dio..

    Dimentichiamo che l’Universo, visibile ed invisibile, e’ di Dio e creato da Lui dal nulla per Sua unica maggior Gloria.

    Lo sanno molto bene Noe’ e il Popolo Ebreo, a prova e testimonianza,, il resto del nostro fare solo un insieme di religioni ed etiche al servizio del Mistero dell’Iniquita’ e di aiuto a Satana principe delle Tenebre.

    Siamo stati avvisati e vedendo i Segni dell’Apocalisse, e’ Tempo favorevole di misericordia ( Papa Francesco) per tutti noi per preparaci ad essere in amicizia con Dio per la sua prossima visita alla Terra.

    Eventi terreficanti e cataclismi terrestri necessari per la ristrutturazione del Mondo a Nuovi Cieli e Nuova Terra nel contesto del “venga il tuo Regno” con Cristo Re Universale. (San Padre Pio di Terralcina)

    Sembrano sogni o fantasie eppure sara’ cosi’ quando Fede,Speranza e Carita’ saranno trasformate in realta’ e il Male avra’ finito di esitere e Satana sara ‘ rinchiuso nel Fuoco Eterno con i suoi seguaci: angeli cattivi e uomini maledetti..

    Siamo stati avvisati ad essere i nuovi Lot pronti a fuggire le calamita’ e come sempre: vegliamo ,vigiliamo e preghiamo per non cadere in tentazione.

    Cordiali saluti intanto che aspettiamo la nuova Faccia della Terra di Pace, Provvidenza e Primavera di Resurrezione.

    Paul

  18. Decisamente una delle più belle meditazioni mai ascoltate. Grazie.

    • L’uomo ha meditato grandemente anche sull’ateismo: Democrito, Lucrezio, Leopardi. E ci dicono che non dobbiamo leggerli …

      • @Cupo: chi ti ha detto di non leggere Democrito, Lucrezio o Leopardi?

        • Guardi che stanno facendo fuori dalla scuola tutti I classici. Stanno radendo al suolo il cervello degli studenti.

          • sì, ma mi pare un po’ fuori tema, non trova?

            • Signor Cupo,

              lascio a lei vedere se per il futuro delle generazioni europee e italiane e piu’ formativo ridurre l’educazione della mitologia greca a favore di scienza e tecnologia in cui vive il Mondo d’oggi o fare degli “sfasati mentali” fuori tempo per la loro vita?

              Ovviamente la soluzione puo’ essere teniamo la classe studentesca nelle scuole per 30 anni cominciando dal Paleolitico.

              (Penso avra’ anche lei la nozione dell’ ingente costo che e’ associato all’Educazione scolastica dei cittadini).

              Cordiali saluti, Paul

        • Bravi e bravi,

          eruditevi a non finire che forse fra tanta carta vecchia e nuova, del sudato pensare umano, “forse che fusse la volta bona” che trovate chi vi da la Vita Eterna: ammesso che ne siate interessati?

          Tanti auguri,

          Paul

  19. Non tutto è perduto. Fino a quando ci saranno Costanza Miriano e Silvana De Mari e tantissime altre grandi donne cattoliche disposte a pagare qualsiasi prezzo per dire e anche urlare forte e chiara LA VERITA’ io mi alzo al mattino e affronto le giornate con più fiducia e serenità.

  20. “A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa….”

    Dove può andare finire un uomo che non guarda più il cielo?

    Proprio qualche giorno fa guardavo con mio marito un documentario sulla nuova Chiesa a San Giovanni Rotondo. Una chiesa (ma si può definire davvero chiesa?) orribile che anziché tendere verso l’alto, come sempre le chiese han fatto, sprofonda verso il basso (e lasciamo perdere il fatto che è strapiena di simboli massonici…. andrebbe semplicemente rasa al suolo!).

  21. c’è anche stato, tramandano, chi, per guardare il cielo, finì in una buca!

  22. Quella della signora Costanza mi sembra una buona diagnosi (ovviamente cattolica) del travaglio che affligge l’uomo moderno. Ma forse bisognerebbe spendere qualche parola in più sull’eziologia della “patologia diagnosticata”.
    In pratica PERCHE’ “a un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero lo sguardo verso l’alto. Ed è nato l’uomo funzionale all’attuale modello di vita, di produzione di beni, di organizzazione della vita pubblica: è un uomo che vive immerso in una palude di soggettivismo assoluto…”? Come si è potuti arrivare a quel punto?
    Io credo che sia molto difficile dirlo perchè le cause sono moltissime, talvolta collegate, talvolta scollegate fra loro, e dispiegate in un periodo molto lungo (anche 2 secoli).
    A quel “perchè” ne seguirebbero molti altri: si poteva evitare la fine dell’uomo occidntale cosiì come lo conosciamo dall’affermazione del cristianesi in poi? Si poteva perlomeno “mitigare” quel cambiamento? Si potrebbe invertire il processo?

  23. che meraviglia di articolo, Costanza! Grazie. Ho comprato tutti i tuoi libri. Ho deciso di regalarne almeno uno (con la certezza che poi compreranno anche tutti gli altri) a tutte le amiche in procinto di sposarsi o a quelle sposate e in crisi..Sono un dono prezioso! Mi hanno fatto aprire gli occhi

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