I finti paladini del corpo delle donne

di autori vari

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di Giuliano Ferrara  IL FOGLIO

E’ difficile essere sempre d’accordo con le proprie idee, qualche volta l’operazione riesce. L’utero in affitto non va bene, delegittima l’umano nella filiazione, nella maternità biologica, nella paternità onanistica, nella concezione in vitro o tecnica (scusate se è poco). Qualcosa vorrà dire, perché l’ho scritto, e non sono il solo a pensarlo. Ma non direi questa sciocchezza se non ne pensassi anche altre: che gli anticoncezionali non sono una bandiera e che non devono essere il primo passo dell’educazione alla sessualità (parola vagamente ripugnante) nelle scuole, che l’aborto come anticoncezionale ordinario o come diritto umano femminile è una pena di morte senza processo e una procedura liberante sopra tutto per i maschi, che il divorzio moltiplica il matrimonio per enne volte e lo distrugge per sempre senza negarlo (il contrario del matrimonio è il non matrimonio, non il divorzio), che la fecondazione artificiale va bene forse per le mucche Simmenthal ma non per i bambini, che l’eugenetica oggi in pieno dispiegamento fa strage di libertà e di diversità eccetera.

Quasi tutti coloro che si agitano contro l’utero in affitto non suffragano anche con questi argomenti o similari la loro posizione. Se ne guardano bene, non pensano queste cose, nemmeno sono sfiorati da un dubbio problematico nel merito di ciò che eventualmente significhino. Quasi tutti dicono che non va bene l’aspetto di contratto commerciale della cosa (giusto), la schiavizzazione della donna (giusto), l’esperimento egoistico fatto con l’uso strumentale del suo corpo (giusto), il corpo femminile sfruttato e ridotto a sfornare una merce per altri, i committenti (giusto). Ma nessuno fa lo sforzo di capire una cosa evidente, che l’utero in affitto è l’ultimo approdo di una galoppata nell’indicibile, cioè nel fattibile tecnico diventato diritto, dunque moralmente ammissibile. Questi quasi tutti sanno benissimo che la teoria del piano inclinato è impeccabile, perché se apri la porta alla famiglia senza il crisma del matrimonio e dell’amore unitivo e procreativo, inevitabilmente ti ritrovi, dati i progressi della bioingegneria, di fronte al problema della fabbrica dei bambini. Dove si può, come si può: dunque con il contributo decisivo, a favore di gay maschi nei casi di coppie omosessuali, di una donna oggettivata e deresponsabilizzata nella sua corporeità, come soggetto contrattuale neutro di fronte alla natività umana o filiazione, parodie dell’Incarnazione e della sua altissima metafora carnale e spirituale.

 

Invito dunque coloro, tutti, che hanno dubbi razionali sul mondo come va organizzandosi, ad argomentare serenamente la loro posizione critica verso l’utero in affitto. Invece i perdigiorno del progressismo e della gnagnera, che assumono come normale tutta la catena della trattazione ricreativa della vita, e con motivazioni ideologiche parafemministe vuote di significato, dovrebbero astenersi dal fare crociate contro l’utero in affitto con schietta ipocrisia anticoncezionista, antinativista, abortista, scientista ed eugenetica. Non si può difendere il corpo delle donne solo l’8 marzo, giornata infaustamente passata tra le chiacchiere. D’altra parte, norme o no, ci penseranno i giudici a trattare come diritto positivo un fenomeno che non ha nulla a che fare con le leggi e tutto a che fare con l’etica dei criteri non negoziabili di comportamento e di vita.

fonte: Il Foglio

12 commenti to “I finti paladini del corpo delle donne”

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    E’ difficile essere sempre d’accordo con le proprie idee, qualche volta l’operazione riesce. L’utero in affitto non va bene, delegittima l’umano nella filiazione, nella maternità biologica, nella paternità onanistica, nella concezione in vitro o tecnica (scusate se è poco). Qualcosa vorrà dire, perché l’ho scritto, e non sono il solo a pensarlo. Ma non direi questa sciocchezza se non ne pensassi anche altre: che gli anticoncezionali non sono una bandiera e che non devono essere il primo passo dell’educazione alla sessualità (parola vagamente ripugnante) nelle scuole, che l’aborto come anticoncezionale ordinario o come diritto umano femminile è una pena di morte senza processo e una procedura liberante sopra tutto per i maschi, che il divorzio moltiplica il matrimonio per enne volte e lo distrugge per sempre senza negarlo (il contrario del matrimonio è il non matrimonio, non il divorzio), che la fecondazione artificiale va bene forse per le mucche Simmenthal ma non per i bambini, che l’eugenetica oggi in pieno dispiegamento fa strage di libertà e di diversità eccetera.

  2. Giusto, le femministe hanno la colpa storica di avere aperto questa via ai tempi della legge sull’aborto ed oggi non sono RAZIONALMENTE credibili se contrarie all’utero in affitto. E’ solo questione di chi ha il potere. Ai tempi, lo avevano loro, e il debole sopraffatto era il bambino, adesso ce l’hanno i gay ricchi, e le deboli sopraffatte sono le madri surrogate, anche se consenzienti. La ruota gira.
    E comunque già lo disse Paolo VI quando continuò a dire no alla contraccezione: una volta disgiunto il sesso dalla procreazione si sarebbe arrivati a disgiungere la procreazione dal sesso. Ed eccoci qua.

  3. sembra scritto ieri

    “…ha annunciato la possibilità dell’innesto delle ovaie.
    una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale.
    le povere fanciulle potranno farsi una dote.
    a che serve loro l’organo della maternità? lo cederanno alla ricca signora infeconda (ndr: l’estensore dell’articolo,ahimé, non era ancora arrivato ad immaginare omosessuali che ne approfittassero ) che desidera figli per l’eredità dei risparmi…
    le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo….

    venderanno la possibilità di diventare madri (ndr: o di diventare genitore A e genitore B) :daranno fecondità… alle signore ( ndr:e signori) che si sono troppo divertite e vogliono recuperare il numero perduto.

    i figli nati dopo un innesto? strani mostri biologici,creature di una nuova razza,merce anch’essi,prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessarii per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti…

    la vita,tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti,ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività,si distacca dall’anima, e diventa merce di baratto; è il destino di Mida,dalle mani fatate,simbolo del capitalismo moderno.”

    A.Gramsci su “L’Avanti” 6 giugno 1918

    riportato da r.Farina in “che cosa magnifica trovare un ateo come Gramsci al proprio fianco nella pugna.”su “Tempi”n.10 a p.17

    giusto per ricordare ai vendola,ai d’alema ed ai bersani,nonché alle cirinnà come la pensavano i comunisti.
    quelli veri.

  4. “perché se apri la porta alla famiglia senza il crisma del matrimonio e dell’amore unitivo e procreativo, inevitabilmente ti ritrovi, dati i progressi della bioingegneria, di fronte al problema della fabbrica dei bambini”

    E tutti quelli senza il “crisma” vorranno inevitabilmente risolvere il problema dei figli (ammettendo che avessero questo problema) ricorrendo alla bioingegneria?

  5. “D’altra parte, norme o no, ci penseranno i giudici a trattare come diritto positivo un fenomeno che non ha nulla a che fare con le leggi e tutto a che fare con l’etica dei criteri non negoziabili di comportamento e di vita.”

    Mentre invece dovremmo tutto a un tratto convertirci a dei criteri non negoziabili?
    Per forza di persuasione?

  6. veramente è Ferrara che la pensa come Gramsci…

  7. Il discorso di Ferrara fila e lo condivido. Se però oltre al corpo delle donne guardiamo anche ai bambini, perché abbiamo detto che la nostra opposizione ai ‘diritti civili’ era anche a tutela dei bambini, allora ben vengano le crociate di chiunque. Perché oltre a Stati ‘arretrati’, ci sono Stati che vorrebbero ergersi a guida del mondo come gli USA (e che in effetti hanno molta influenza) che permettono l’utero in affitto e una battaglia tra chi ha le motivazioni migliori per vietarlo è l’ultima cosa che serve.

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