Trovo davvero allucinante e totalmente inaccettabile il dottissimo pezzo con cui sul Foglio del fine settimana Giuliano Ferrara difende ancora una volta il suo amico Gabriel Matzneff dall’accusa di pedofilia, e ripercorre le radici culturali della condanna di quel tipo di condotta. Non mi interessano le radici culturali, conosco la delicatezza e la debolezza di un piccolo uomo e di una piccola donna che si affacciano alla vita, affermo con certezza che sono e devono restare inviolabili, e il sangue mi ribolle nelle vene, a leggere certi distinguo.
E’ difficile essere sempre d’accordo con le proprie idee, qualche volta l’operazione riesce. L’utero in affitto non va bene, delegittima l’umano nella filiazione, nella maternità biologica, nella paternità onanistica, nella concezione in vitro o tecnica (scusate se è poco). Qualcosa vorrà dire, perché l’ho scritto, e non sono il solo a pensarlo. Ma non direi questa sciocchezza se non ne pensassi anche altre: che gli anticoncezionali non sono una bandiera e che non devono essere il primo passo dell’educazione alla sessualità (parola vagamente ripugnante) nelle scuole, che l’aborto come anticoncezionale ordinario o come diritto umano femminile è una pena di morte senza processo e una procedura liberante sopra tutto per i maschi, che il divorzio moltiplica il matrimonio per enne volte e lo distrugge per sempre senza negarlo (il contrario del matrimonio è il non matrimonio, non il divorzio), che la fecondazione artificiale va bene forse per le mucche Simmenthal ma non per i bambini, che l’eugenetica oggi in pieno dispiegamento fa strage di libertà e di diversità eccetera. Continua a leggere “I finti paladini del corpo delle donne”→
Ho letto e riletto più volte l’editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio rosa di lunedì scorso, trovandolo amaro ben oltre l’intenzione di stigmatizzare il diritto ad abortire rivendicato in copertina da Internazionale, settimanale di gran tendenza aduso a darsi ragione da sé. L’aborto è solo l’aspetto più cruento di una posta in gioco più alta che coinvolge tutto quello che abbiamo – noi che in senso lato possiamo dichiararci militanti di una minoranza conservatrice – detto e fatto in questi ultimi dieci anni.
Lo so, mi ero ripromessa di non parlare del Sinodo. Prima di tutto perché una figlia della Chiesa – a cui pure l’autonomia di giudizio non è negata, anzi è incoraggiata – cerca di mettersi sempre in una disposizione di obbedienza, ma molto di più perché non sappiamo realmente di cosa parliamo, finché non ci sarà un documento definitivo (e non mi riferisco tanto a quello che verrà votato il 19 ottobre, perché anche quello sarà preparatorio del sinodo che si chiuderà tra un anno, seppure qualcosa di significativo ce lo dirà).
Al direttore – Affaccendato in piccole incombenze da presidio residuale non Le scrivo da tempo ma il Foglio continua a essere la fonte della maggior parte delle informazioni di cui necessito. Da giorni leggo e rileggo la “Lettera a Papa Francesco”, concordo su tutto, potrei sottoscriverla come impegno, perché mi innervosisce oltremodo? Il Santo Padre non può supplire alla nostra inconsistenza politica, alle incapacità, alla pochezza culturale, né può vanificare le pulsioni distruttive che una libertà mortifera impone a furor di legge con orgoglio mondialista e rancore europeista.
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