La guerra culturale si vince nei bagni di Houston

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di Mattia Feraresi   Il Foglio

La guerra culturale si combatte innanzitutto nei cessi pubblici, e in quelli di Houston martedì ha vinto il fronte conservatore. Una ordinanza antidiscriminazione a tinte arcobaleno che permetteva, fra le altre cose, ai transgender di scegliere il bagno che meglio li rappresentava (in attesa della diffusione globale della toilette neutra) è arrivata all’esame degli elettori sotto forma di quesito referendario, e loro l’hanno seppellita sotto una maggioranza da oltre il 62 per cento.

La Houston Equal Rights Ordinance (Hero), approvata a maggio dal consiglio cittadino, prevedeva multe da cinquemila dollari per chiunque discriminasse un altro individuo in vario modo in base a sesso, razza, etnia, nazionalità, età, religione, disabilità, stato di gravidanza, informazioni genetiche, stato famigliare, coniugale o militare. Non era la semplice introduzione di qualche aggravante per omofobia o simili, ma un Vangelo della lotta contro la discriminazione, un disegno di legge paradisiaco per le minoranze minacciate e per gli adoratori dell’uguaglianza di fronte alla legge, supremo principio dal quale si può dedurre qualunque cosa. La norma era talmente vaga che un mese dopo l’approvazione, la Corte suprema del Texas ha detto che la legge andava rivista oppure sottoposta al giudizio del popolo, e così è nato il referendum sul “bathroom bill”, difeso come un sol uomo dal sindaco di Houston, dall’establishment democratico, da Hollywood, e pure dalla Casa Bianca, che ha preso parte con un comunicato in cui si premette che il governo non prende parte in queste decisioni: “Il presidente e il vice presidente sono forti sostenitori di iniziative a livello statale e locale per proteggere gli americani dalla discriminazione sulla base di chi sono e chi amano”.

I sostenitori di Hero hanno speso 3 milioni di dollari per la campagna, il triplo degli avversari, i quali però hanno trionfato a mani basse. Questi arcigni conservatori texani, si dirà. Ma questi arcigni conservatori texani hanno eletto sindaco di Houston per tre volte una signora lesbica di nome Annise Parker, sposata e con tre figli, che all’ultima tornata ha dato 30 punti percentuali di distacco al rivale repubblicano. Difficile sostenere che la quarta città degli Stati Uniti è la sentina dell’omofobia. Piuttosto, come dice il vicegovernatore Dan Patrick, antagonista vittorioso della legge, un conto è non discriminare, un altro punire con aggravanti chi semplicemente non aderisce al dettato della maggioranza: “Sappiamo nel nostro cuore e nella nostra pancia di americani che questo non è giusto”. Circa duecento città americane hanno approvato leggi simili a Hero, ma proprio per la spinta del sindaco, che ha un passato da attivista lgbt, quella di Houston voleva affermarsi come benchmark della battaglia progressista di oggi e di domani. Gli elettori non hanno gradito. Così come gli elettori dell’Ohio non hanno gradito il tentativo di legalizzazione della marijuana per scopo ricreativo. Quelli del Kentucky hanno eletto il secondo governatore repubblicano in quarant’anni, uno che somiglia più a Trump che a Rubio. Il piano inclinato verso il progressismo è davvero così inclinato?

 

17 pensieri su “La guerra culturale si vince nei bagni di Houston

  1. “I sostenitori di Hero hanno speso 3 milioni di dollari per la campagna…”

    Quindi alla fine, gran soldi finiti… nel cesso! (con annesse e connesse pretese…)

  2. Pierre

    Io starei attento a identificarmi come ‘conservatore’. Una cosa che mi fa piacere del movimento in difesa della famiglia è che che tra i suoi animatori ci sia Mario Adinolfi, di sinistra (addirittura renziano della prima ora) e contro i “falsi miti di progresso”. Per carità “Il Foglio” è uno dei pochi quotidiani che ho il piacere di leggere ma troppo spesso cade in questa dicotomia fra conservatori e progressisti tipica della cultura americana. Appassionarsi per l’umano, difendere i più deboli dalla cultura dello scarto e dagli esiti disumani dell’antropologia nichilista, è di destra o è di sinistra? Io credo che venga prima di qualsiasi orientamento politico come dimostra anche la lettera-appello dei cosiddetti ‘marxisti ratzingeriani’ sull’emergenza antropologica di qualche anno fa. A questo proposito sbaglia anche chi dice che una parte di società (ora i cattolici, ora i ‘conservatori’) voglia imporre le sue idee (su matrimonio, famiglia, etc.) all’altra. Io credo che tutti dovremmo partire dal fatto che le leggi non si ancorano a una dottrina religiosa ma ad un dato naturale attingibile da tutti con la ragione (fu la battaglia di Benedetto XVI) e che la politica debba agire per il bene comune, cioè di tutti e non menomando tale bene riducendolo a somma delle singole pretese soggettive dell’individuo.

      1. Pierre

        D’altronde le “radici giudaico-cristiane”, strumentalizzate politicamente da qualcuno in chiave anti-islamica o identitaria, erano nelle intenzioni di Ratzinger tutt’altra cosa. Erano uno degli innesti non per imporsi sugli altri ma per arricchire la riflessione sul senso, una apporto culturale essenziale per rispondere alle grandi domande che l’Europa suscitava, in un quadro di laicità “positiva”, come ammise anche un altro intellettuale di sinistra che discusse fecondamente con Ratzinger, Jürgen Habermas. L’opposto del laicismo che vuole emarginare ed esiliare il cristianesimo fuori dallo spazio pubblico e che torna a manifestarsi nelle ultime settimane: l’essere cattolici pregiudicherebbe addirittura la propria imparzialità. Allora anche l’Assemblea costituente italiana avrebbe dovuto essere “ripulita” per bene…

  3. vale

    Marxisti ratzingeriani???
    Cos’è, una variante della chiesa pastafariana del mostro degli spaghetti volanti?

      1. vale

        Con tutta la buona volontà, avevo detto che non avrei più polemizzato.mi è scappato con a69.
        Ma un conto è ipotizzare una continuità o contiguità di pensiero da Marx a Ratzinger. Un conto e darla per acclarata.il che non mi pare..
        Se no,aveva ragione il paneroni: o bestie, e’ il sole che gira attorno alla terra……

        1. Pierre

          Ma non si tratta di questo… Si tratta di unire credenti e non credenti, teste pensanti e uomini di buona volontà, nella riflessione sull’emergenza antropologica e nella critica a un potere globalizzato (frutto dell’alleanza tra tecnica e denaro di cui parla Laudato si’: il gender sarebbe ridicolo al senso comune, se non fosse calato dall’alto delle tecnocrazie mondiali e imposto a stati e continenti) che non accetta più limiti, che è pronto calpestare l’uomo.

  4. CHYNA

    Eh,ma certo…. con i 58 (o sono di +?) generi che spuntano ogni giorno come funghi,la toilette unica rende tutto + semplice!

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