Sei Padre?

illustrazione Emanuele Fucecchi

di Emanuele Fant 

Ho letto questo titolone: “La Chiesa di Svezia smetterà di riferirsi a Dio al maschile: -Non ha genere-”.

L’assunto è semplice: se il Creatore è infinito, sfugge alle nostre classificazioni terrene, quindi è pure gender-free (se volete altri scoop: Dio non ha neppure la barba, né l’abito bianco, né il volto di Morgan Freeman). Continua a leggere “Sei Padre?”

Dialogo di un tatuaggio e della moda

di Emanuele Fant per Credere

TATUAGGIO Volevi vedermi?

MODA Perché te ne vai in giro dicendo di essere mio figlio?

TATUAGGIO Mentre venivo al mondo, chi mi disegnava ha detto queste esatte parole: “I tatuaggi sono di moda”.

MODA Mi dispiace deluderti, ma tra noi non c’è nessuna parentela. Io sono caduca, tu sei definitivo. Continua a leggere “Dialogo di un tatuaggio e della moda”

L’opzione messa di Natale

di Emanuele Fant per Credere

Molte scuole superiori cattoliche stanno rendendo facoltativa la Santa Messa d’istituto di Natale. È una notizia che non sentirete al telegiornale, ma che anima dibattiti nei collegi docenti, tra insegnanti, studenti e genitori.

Chi applaude alla scelta, ricorda che la fede non può mai nascere per costrizione, fa notare che al momento della comunione, un intero popolo di ragazzini che si è guardato intorno perplesso fino a un momento prima, si alza e riceve il Signore, senza aver chiaro il valore del gesto, senza nessuna adesione interiore.

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Dmitry non vuole morire

di Emanuele Fant per Credere

Dmitry Itskov è un miliardario russo che ha il sogno di diventare immortale. Uomo di successo, danaroso, belloccio, un giorno ha pensato che tutte le sue fortune potevano essere messe in crisi da una eventualità piuttosto comune: la morte. Così ha deciso di investire in ricerca, sicuro che la tecnologia sarà presto in grado di risolvere alcuni problemi accidentali come la calvizie, le rughe o i tumori. Secondo Dmitry, nel 2045 potremo salvare su chiavetta il nostro cervello, e servirci di un ologramma come corpo; insomma, saremo degli highlander digitali. La previsione è suggestiva, ma io intuisco dei problemi. Il primo è che se io salvassi il mio cervello su chiavetta, poi dovrei sempre chiedere a mia moglie se recentemente l’ha vista in giro. Il secondo è che mia sorella che fa il medico dovrebbe buttare in spazzatura i suoi anni di sacrifici universitari, perché non avrebbe più vecchine coi dolori da rassicurare. Il terzo è che se davvero nessuno più morisse, in pochi decenni saremmo così tanti da non sapere più dove accidenti proiettare la nostra incorruttibile rappresentazione 3d.

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L’equivoco dellìaccoglienza

di Emanuele Fant per Credere

Tre africani vanno in bicicletta in autostrada, qualcuno li fotografa e sul web si inizia a ironizzare: “Ecco le risorse per l’Italia di domani!”. Sono quotidiane le critiche all’aspetto dei richiedenti asilo: “Hanno muscoli da palestra e i palmari in tasca”. Persino dalle comunità di accoglienza a volte giungono segnali di preoccupazione: “Gli abbiamo offerto pastasciutta, ma loro pretendono il loro cibo tradizionale”.

Qualcuno, sull’altro fronte, si premura di smentire le accuse, sottolineando che gli immigrati sono sempre laureati, non vedono l’ora di lavorare e quando vogliono qualcosa chiedono sempre “Per favore”.

Dove sta la verità? Probabilmente è come al solito equidistante dalle ideologie parziali.  Continua a leggere “L’equivoco dellìaccoglienza”

Cosa può l’educazione

 

illustrazione di Emanuele Fucecchi

di Emanuele Fant per Credere

Le bocche delle scuole a forma di portone hanno divorato in pochi giorni i ragazzini. Da metà settembre, la mattina, è un fatto solo per adulti infreddoliti impegnati in qualche commissione. Gli alunni, ancora sbigottiti, si impilano sui treni, sciamano con gli zaini negli stessi vialoni, finché la campanella delle otto mette fine al loro sogno bimestrale di libertà, definito per brevità “vacanze estive”. Continua a leggere “Cosa può l’educazione”

Addio pesci

di Emanuele Fant per Credere

“I pesci rossi dimenticano tutto ogni trenta secondi. Quindi odieranno la nostra famiglia giusto il tempo che ci servirà per gettarli nella fontana vicino al cimitero. Poi amici come prima”. I miei figli mi guardano perplessi. Fino all’ultimo hanno provato a escogitare soluzioni per portare con noi al mare Snoopy, Bianchino e Clown. Io ho calcato un po’ la mano. Ho spiegato che le vibrazioni dell’automobile avrebbero gonfiato le vesciche natatorie fino a trasformare i loro amici in palloncini. Che non è vero che liberandoli nel mare si sarebbero trovati bene, perché il sale li avrebbe sciolti come biscottini Plasmon nel thè caldo. Poi l’idea della fontana. “Vi prometto che ogni domenica li andremo a trovare. Ad ogni compleanno porteremo chili di mangime”. Mi osservano di traverso, per capire se si possono fidare. Poi annuiscono: “Va bene”. Continua a leggere “Addio pesci”