Dmitry non vuole morire

di Emanuele Fant per Credere

Dmitry Itskov è un miliardario russo che ha il sogno di diventare immortale. Uomo di successo, danaroso, belloccio, un giorno ha pensato che tutte le sue fortune potevano essere messe in crisi da una eventualità piuttosto comune: la morte. Così ha deciso di investire in ricerca, sicuro che la tecnologia sarà presto in grado di risolvere alcuni problemi accidentali come la calvizie, le rughe o i tumori. Secondo Dmitry, nel 2045 potremo salvare su chiavetta il nostro cervello, e servirci di un ologramma come corpo; insomma, saremo degli highlander digitali. La previsione è suggestiva, ma io intuisco dei problemi. Il primo è che se io salvassi il mio cervello su chiavetta, poi dovrei sempre chiedere a mia moglie se recentemente l’ha vista in giro. Il secondo è che mia sorella che fa il medico dovrebbe buttare in spazzatura i suoi anni di sacrifici universitari, perché non avrebbe più vecchine coi dolori da rassicurare. Il terzo è che se davvero nessuno più morisse, in pochi decenni saremmo così tanti da non sapere più dove accidenti proiettare la nostra incorruttibile rappresentazione 3d.

Io non credo più nell’immortalità terrena da quando Micheal Jackson si è trasferito nello scintillante purgatorio dei cantanti pop anni Ottanta. Trent’anni fa mio fratello mi spiegava che quel pallido uomo nero che si dimenava in televisione sarebbe vissuto fino a 120 anni perché dormiva tutte le notti in una camera iperbarica. Io lo ammiravo senza sospettare che, un domani, una overdose da Propofol avrebbe avuto la meglio su tutte le sue precauzioni.

Se Dimitry dovesse terminare i soldi o l’entusiasmo, potrebbe sostituire la Bibbia a Focus Extra, sul comodino. Scoprirebbe che alla morte è già caduto il pungiglione, quindi che la sua vasta cultura all’avanguardia, ha trascurato una conquista sensazionale. Per quel che mi riguarda, nego fin d’ora i diritti sulla mia personalità a chiunque nel futuro mi volesse ologrammare. Alla mia anima non basta un cinema 3d, perché intende trionfare.

52 pensieri su “Dmitry non vuole morire

  1. Né l’anima avrà bisogno di ologramma alcuno perché i nostri corpi risorgeranno, per condivider il destino dell’anima.

    1. “Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore. (Ro 6:22-23)

      Noi attendiamo il Suo ritorno….

  2. ulisse

    Inquietante scenario, per fortuna non “praticabile”. Solo un appunto, non credete a tutte le palle che girano su Michael Jackson, perché non c’è nulla di veritiero se non la voglia di far soldi da parte dei più beceri giornaletti scandalistici dell’epoca e anche odierni. Il caso della “camera ipobarica” non fu altro che una foto scattata da un paparazzo quando Michael ebbe un gravissimo incidente (per cui fu messo per cura in una camera ipobarica), con ustioni gravi al cuoio capelluto, occorsogli mente stava girando sul set uno spot per la Pepsi. Tutto il risarcimento milionario lui lo diede poi interamente al centro grandi ustionati dove fu ricoverato.

  3. Jenas

    Se il sole scompare dietro l’orizzonte non significa che abbia cessato di esistere, semplicemente non si vede. Cosi’ sono coloro che non vediamo piu’. La morte, per chi crede non esiste dunque. Qualcuno dovrebbe spiegarlo al miliardario.

  4. 61angeloextralarge

    Sono già immortale… anzi, no… Morirò ma la morte non vincerà perché son figlia di Dio e Dio è immortale. Nel mio DNA c’è scritto che nemmeno la morte fisica mi separerà dall’Amore di Dio. Che bello! Mi basta e avanza! Quindi non intendo combattere una cosa che il mio Dio, immenso, ha stabilito come legge del suo Creato… Anche perché perderei di certo: Non vi accada di combattere contro Dio…

        1. Il signor Itskov è nato nel 1980: nel 2045 avrà 65 anni, giusto giusto per la pensione (anno più, anno meno). Nel caso salti fuori che la sua invenzione non funziona, sarà comunque una pensione dorata (dopo una vita lavorativa dorata…).

          Fuor dal tono semi-serio, io non so quanti di questi ci credano veramente. È che, come quelli che ibernano i malati terminali in attesa di chissà che, hanno trovato le galline dalle uova d’oro: fanno girare un sacco di soldi adesso, le somme si tireranno molto in là, e certe categorie di clienti (p.es. gli ibernati) non saranno in grado di protestare. Mica come Elon Musk, che promette nel breve periodo auto mirabolanti che non arrivano, vive di rilanci come in tutti gli schema Ponzi che si rispettino, e prima o poi esaurirà i conigli da cavare dal cilindro.

          Ovviamente la cosa non sposta il problema, perché se qualcuno di questi imprenditori non ci crede, i clienti ci credono.

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    1. exdemocristianononpentito

      Ma volendo fantasticare, si potrebbe andare oltre: per esempio non ha parlato di utilizzare la clonazione al fine di essere immortale, in modo da avere un corpo fisico invecve che olografico.
      Se si deve la stura alla fantasia e all’immaginazione, non poniamogli limiti!

      1. Chi è anche solo minimamente appassionato (che è un ossimoro) di fantascienza, sa che il tema e le variazioni sul tema, a partire dal celeberrimo mostro di Frankenstein, sono state ampiamente esplorate.

        Nella stragrande maggioranza dei casi con infausti risultati (non per i romanzi, ma per i protagonisti degli stessi).

      2. vale

        exdc

        veramente se ne è già parlato. per es.:nel film “oblivion” del 2013 con tom cruise, i protagonisti sono dei cloni… 🙂

    2. sarà perchè è un po’ più vecchiotto!!!

      Già. Va detto che lui, secondo me, è uno che ci crede veramente (purtroppo per lui). Non avrebbe molto da dimostrare a sé stesso e al mondo, perché nel suo CV vanta invenzioni reali ed utili (e un notevole eclettismo). Insomma, il talento lui ce l’ha veramente, non ha bisogno di trucchi da prestigiatore. Trovo sempre difficile da capire come mai lo Spirito Santo diffonda la grazia su persone che poi perdono la bussola in modo così clamoroso.

      1. Bisognerebbe stabilire se essere inventori eclettici sia veramente una grazia dello Spirito Santo o, in ultima analisi, rivolgere la domanda allo Spirito stesso… 😉

  6. Luigi

    “Bisognerebbe stabilire se essere inventori eclettici sia veramente una grazia dello Spirito Santo”

    Dipende dalle invenzioni prodotte!

    Se ad esempio le armi nucleari si pongono oltre l’etica bellica – Francesco I dixit – allora chi le ha tirate fuori dal cilindro dovrebbe essere valutato in conseguenza. Gli Einstein e i Fermi, per tacere degli Oppenheimer, non avrebbero più diritto a vie e piazze e riverenze.
    (Sia chiaro: per me lo sono già, indegni)

    Io mi tengo per altro ben stretta la fondamentale intuizione di Tolkien: “la morte è il dono di Iluvatar agli uomini”.
    Ci manca solo di veder clonati, un domani, Galantino, Enzino Bianchi e Ciccio Martin… per tacere degli oligarchi russi 😀

    Ciao.
    Luigi

    1. Kosmo

      Ah adesso Einstein e Fermi avrebbero inventato le armi nucleari…
      Oppenheimer, per la cronaca, si è sempre schierato contro le armi nucleari (tanto che lo dipingevano come un “comunista”) e anche quando l’arma fu terminata, voleva che se ne facesse un uso dimostrativo e non sganciata su una città, giapponese o tedesca che fosse.

      Stai a vedere che adesso dobbiamo mandare all’inferno chi ha inventato le lame o la polvere da sparo…

      1. exdemocristianononpentito

        Forse l’ottimo Luigi intendeva riferirsi ad Einstein ed a Fermi, nel senso che ho inteso io ossia: non coloro che hanno inventato la bomba atomica ma coloro che hanno posto i presupposti teorici per tale invenzione.
        Poi se Luigi abbia inteso affermare una sua avversione per Einstein e Fermi in senso generale, simbolico, complessivo……non saprei……
        Io so solo che metà delle dispute di questo blog sono di carattere linguistico, sul significato di questo o quel vocabolo.

        1. vale

          @exdc

          bisogna vedere se ha senso. con il medesimo criterio,siccome si stanno sperimentando armi biologiche e batteriologiche mirate ad alcuni marcatori genetici che vi sono in alcune popolazioni o razze e non in altre, anche gli scopritori del dna sarebbero condannati.

        2. Kosmo

          ma coloro che hanno posto i presupposti teorici per tale invenzione.
          Ancora peggio!

          Addirittura si condanna l’idea della pila atomica.
          Allora si facesse la doccia con l’acqua fredda visto che l’energia che consumiamo viene dalle centrali nucleari francesi…

          1. Visto che siete andati su questa strada laterale, dico la mia… Luigi individua un punto importante, cioè che c’è un limite etico nella questione bellica che non va superato. Però da qui in poi penso che le conclusioni siano più difficili da tirare. Intanto è vero che la bomba atomica è un salto di qualità notevole; però, per esempio, il bombardamento su Tokyo fece più morti e distrusse parimenti la città (se vi faccio un test alla cieca con le foto di com’erano le aree colpite a Tokyo e Hiroshima penso che non le distinguete). Ovviamente la differenza sta nel modo con cui si è ottenuto l’obiettivo: a Tokyo con un gran numero di bombardieri ed equipaggi, esposti al rischio, a Hiroshima invece con una specie di passeggiata. Dal punto di vista dei morti, non fa molta differenza. Fa differenza nello squilibrio delle forze? Certo, anche se poi lo squilibrio fu temporaneo, perché la bomba la fecero pure i russi. A decenni di distanza, come dice exdc, il calcolo della “distruzione mutua assicurata” ha funzionato. Oltretutto nessuna potenza nucleare ha esercitato il ricatto nei confronti di una potenza non nucleare. In disaccordo da exdc, però, dico che la fase che stiamo vivendo ora è più pericolosa, visto che alla bomba atomica possono arrivare via via paesi sempre meno affidabili e razionali…

            Personalmente sono molto più preoccupato, eticamente, della sempre maggior automazione dei conflitti: individui le coordinate, premi un pulsante e un missile o un drone raggiunge automaticamente l’obiettivo. Anche in questo caso lo squilibrio è solo temporaneo, perché poi ci arrivano anche gli altri. Per ora la decisione viene presa da uomini; ma si va verso un contesto dove anche le decisioni verranno prese dalle macchine (scenario alla Terminator). Questo è il grosso problema.

            Per quanto riguarda le responsabilità personali degli scienziati, sono con Kosmo. Oltretutto, c’è anche un’altra cosa da dire nel valutare le responsabilità: se gli USA non avessero costruito la bomba, niente avrebbe impedito ai sovietici di ottenerla. Per non parlare poi dei nazisti (che, dopo la guerra, abbiamo appreso si erano diretti nella direzione sbagliata, ma chi poteva saperlo?).

            1. Oltretutto nessuna potenza nucleare ha esercitato il ricatto nei confronti di una potenza non nucleare.

              USA-Giappone a parte, ovviamente: mi riferivo all’epoca della Guerra Fredda, quando la situazione si era stabilizzata.

            2. Luigi

              “Intanto è vero che la bomba atomica è un salto di qualità notevole; però, per esempio, il bombardamento su Tokyo fece più morti e distrusse parimenti la città”

              Corretto l’errore sul “più morti”, che non furono a Tokio in numero maggiore che a Hiroshima (per tacere di Dresda), e sulla passeggiata (Tokio non fu meno escursione di Hiroshima), hai messo sul tappeto il fatto dirimente.

              Pur con le limitatezze tecniche del tempo, il bombardamento convenzionale permetteva già allora un minimo di discrezionalità sugli obiettivi (infatti Tokio subì quella sorte perché l’USAAF, per il Giappone, aveva deciso di seguire la via del bombardamento terroristico. Non così sulla Germania, dove infatti questa abiezione fu vanto del Bomber Command della RAF).
              Ovvero, si potevano mandare i bombardieri su una città cercando di colpire solo gli obiettivi militari.

              Gli armamenti nucleari non lo consentono. E il 6 agosto del ’45 gli effetti diretti della bomba atomica erano in buona sostanza noti, almeno a livello qualitativo.
              Se tu sganci una bomba atomica su una città, hai ben poche possibilità – rectius: nessuna – di limitare i danni sulla popolazione civile.
              Non si scappa.

              Le obiezioni su Germania e URSS sono però irricevibili.
              Seguire la via del male non è mai stato lecito, anche se poi Dio può trarne il Bene.

              Ciao.
              Luigi

              1. “Ovvero, si potevano mandare i bombardieri su una città cercando di colpire solo gli obiettivi militari. Gli armamenti nucleari non lo consentono.”

                Luigi, è vero. Ma tu mi insegni che all’epoca i bombardieri potevano solo operare con lanci balistici (non c’erano armi in grado di dirigersi autonomamente verso un obiettivo) e gli aerei dovevano operare da grandi altezze per evitare la contraerea. Il che implicava inevitabilmente una notevole percentuale di bombe notevolmente fuori bersaglio. Inoltre, sia a Tokyo che Dresda (per non citarne altre, ma Tokyo è un paragone più efficace per la vicinanza spaziale e temporale) veniva deliberatamente messo in atto una modalità di colpire l’obiettivo per creare una “tempesta di fuoco”; riprendo da Wikipedia la descrizione del fenomeno per chi non lo conosce:

                Il bombardamento notturno della RAF [a Dresda] creò una “tempesta di fuoco”, con temperature che raggiunsero i 1500 °C.[6] Lo spostamento di aria calda verso l’alto e il conseguente movimento di aria fredda a livello del suolo, crearono un fortissimo vento che spingeva le persone dentro le fiamme, fenomeno già osservato in altri bombardamenti (per esempio quello ad Amburgo del 1943) e talvolta indicato col nome di tempesta di fuoco[7]. Col passare delle ore, il vento caldo sempre più forte e l’altissima temperatura non permisero più alcuno spostamento: l’aria calda degli incendi dei vecchi quartieri attirava aria fredda dalla periferia, provocando una potentissima corrente d’aria che a tre ore dal bombardamento si trasformò in un ciclone. L’equipaggio di un bombardiere statunitense, tornato nelle ore successive, vide arrivare a 8 000 metri travi di legno e ogni tipo di materiale, sollevato da una forte corrente ascensionale.

                Il fenomeno delle tempeste di fuoco si ripropose numerose volte nella seconda guerra mondiale. Dopo i primi tentativi tedeschi (falliti) sulla Gran Bretagna, si verificarono tempeste di fuoco su molte grandi città tedesche (la più devastante fu quella di Amburgo nel 1943), sovietiche (in particolar modo Stalingrado e numerose piccole città industriali degli Urali), e giapponesi, come Tokyo (che subì il numero più elevato di vittime in una sola incursione, forse il doppio rispetto a Dresda). […] Per poter innescare una tempesta di fuoco, inoltre, bisognava che le squadre antincendio fossero insufficienti o assenti, e per questa ragione la Luftwaffe sviluppò la tecnica della doppia ondata (presto copiata da USAAF e RAF): un attacco civetta costringeva i vigili del fuoco a uscire dai rifugi ed essere sorpresi ed eliminati nel secondo passaggio.

                Come si legge, non fu un’invenzione delle forze aeree anglosassoni, ma una tecnica comune a tutti, tedeschi inclusi. Dici che è una “tattica terroristica”? Be’, sì, come le V1 e V2 sparate a casaccio su Londra. Ma è una novità moderna? In passato si attaccavano solo gli obiettivi militari? Quando si prendeva d’assedio una città intera, non ne pativa tutta la popolazione? Giulio Cesare (tanto per fare un esempio) non descriveva nel suo diario gallico che l’esercito romano in certi casi inseguiva appositamente i civili in fuga per eliminarli?

                Inoltre:

                Dopo due ore di bombardamenti Tokyo era avvolta in una tempesta di fuoco, che sprigionò tanto calore da far incendiare spontaneamente gli abiti delle persone e le acconciature delle donne. L’Ufficio di Storia giapponese di Tokyo stabilì che 72.489 giapponesi caddero sotto i bombardamenti della città.[3] (mia nota: il bilancio complessivo delle varie incursioni su Tokyo fu di 200.000 morti (con questo mi riferivo ai “più morti”) – senza contare quelli che sarebbero poi morti negli anni successivi per le ferite, problema che la vulgata popolare associa solo ai bombardamenti atomici, ma vale in generale). I danni e le vittime provocati furono i più alti mai realizzati fino ad allora in una singola azione: vennero distrutti circa 41 km² della città; in particolare la sorte peggiore toccò alla porzione urbana a est del Palazzo imperiale. Nelle due settimane successive vi furono almeno altre 1.600 incursioni contro le quattro maggiori città che distrussero 80 km² con la perdita di solo 22 aerei. Vi fu poi un terzo raid su Tokyo il 26 maggio.

                Come si può capire, se apparentemente è vero che una bomba atomica non dà scampo, di fatto non ne davano neanche le tecniche convenzionali.

                1. vale

                  @f.giudici

                  ci sono delle valutazioni inesatte sulla tecnica di bombardamento su tokio e sulle motivazioni: a tokio dopo aver visto le perdite del bombardamento da alta quota in grosse formazioni, si decise- curtis le may- di farle a bassa quota – 1500-200mt- in notturna e con formazioni diradate ( molto diradate, addirittura pochi alla volta e con solo bombe incendiarie) riducendo sensibilmente le perdite( americane,ovviamente). inoltre sia kobe che tokio ed i suoi sobborghi erano sede di numerosissime piccole aziende artigianali che fornivano le grandi aziende militari . quindi era un obiettivo militare.

                  non così il caso di dresda ed altre città tedesche.( come ,peraltro, detto dallo stesso sostenitore del tipo di raid notturno sir “bomber” o “butcher” harris. ovviamente col consenso di churchill)

                2. Luigi

                  Penso tutto il male possibile dell’enciclopedismo, figurarsi di WP.
                  Mi limito a segnalare, se qualcuno volesse cominciare a farsi un’idea sulle campagne di bombardamento dei due conflitti mondiali, gli articoli scritti da G. F. Ghergo su “Storia Militare” nell’ultimo decennio.

                  Condenso infine il discorso in una semplice domanda: tu, potendo scegliere, avresti preferito trovarti a Hiroshima il 6 agosto del ’45, o in una città tedesca sottoposta a un attacco dell’USAAF?
                  Pur con tutti i difetti del Norden, intendiamoci.

                  Ciao.
                  Luigi

                  1. @Luigi

                    Non so cosa tu intenda con “enciclopedismo”. Io non ho una gran stima di Wikipedia in sé, ma è utile quando porta riferimenti documentali. Il passaggio citato li porta (ovviamente non li ho ricopiati, per questione di spazio). Le discussioni si fanno sui documenti, direi. Sennò si fanno sulla base delle emozioni, e si conclude poco.

                    Io ringrazio Dio di non essermi trovato in nessuna delle due città, ma non avrei avuto particolari preferenze. È morta tanta di quella gente in guerra, nei modi più disparati, che uno vale l’altro. Se ti stai riferendo alla probabilità di salvarsi, e se avessi dovuto scegliere solo in base a quello, avrei semplicemente cercato di trasferirmi in campagna, lontano da ogni obiettivo militare.

                    @vale

                    Grazie per i dettagli, che evidentemente conosci molto meglio di me. Però mi sembra che non cambi il senso di tutto il discorso: a parte il fatto che mi pare che il cambio di strategia su Tokyo arrivò proprio negli ultimi mesi di guerra, Tokyo era solo un esempio, e comunque rimane che stiamo parlando di varie tecniche di bombardamento con armi convenzionali che si dimostrarono letali tanto quanto l’arma atomica, e che era di fatto molto difficile limitarsi a colpire obiettivi solo militari. Giusto?

        3. Luigi

          “Forse l’ottimo Luigi intendeva riferirsi ad Einstein ed a Fermi, nel senso che ho inteso io ossia: non coloro che hanno inventato la bomba atomica ma coloro che hanno posto i presupposti teorici per tale invenzione”

          Ottimo? Che è, una battuta? 😀

          Ti rispondo succintamente, Giovanni: è acclarato il ruolo svolto da Albert Einstein ed Enrico Fermi nel processo che condusse a Los Alamos e da lì a Hiroshima e Nagasaki. Per tacere di Robert Oppenheimer, è ovvio.
          Queste sono notiziole conosciute da chiunque non trolleggi, di mestiere.
          Non si capiscono perciò – o, meglio, si comprendono ad usura – le ridicole obiezioni sull’impiego civile dell’energia nucleare. Sua Santità ha infatti parlato solo di armi (e quindi neppure del generico uso militare dell’energia nucleare; no, solo e specificatamente di armi).
          A riprova, io ho citato quei nomi; non quelli di un Majorana o di un Amaldi. Immagino però che sia distinzione troppo sottile, a comprendersi, per taluni.

          Non a caso – il caso non esiste – anni dopo lo stesso Einstein (per tacere nuovamente di Oppenheimer) affermò di essere pentito del ruolo da lui svolto nella concatenazione di eventi che portarono all’impiego bellico delle armi nucleari (il che conferma esplicitamente quanto sostenuto: anche lui entrò eccome, in tale processo).
          Dispiace osservare come, dei tre fisici citati, il solo Fermi mi risulti non essere stato colto dai rimorsi di quella che in tempi più civili si chiamava coscienza.

          Da tutto questo discorso emerge, ancora una volta, un baco fondamentale dell’Occidente: è lecito compiere tutto quanto è reso possibile dallo sviluppo tecnico-scientifico.
          Di per sè la sola fattibilità tecnica autorizza, legalmente e perfino moralmente, qualsiasi azione. Non è certo un’osservazione nuova, la mia; altri, ben più titolati, l’hanno sviluppata.
          Io mi limito a citare uno dei meno conosciuti, fra quanti hanno parlato di questa tara:

          “Il presupposto, come sempre, è che possiamo liberare i demoni e poi, in qualche modo, diventare tanto abili da controllarli. Non è puerilità e non è neppure ‘debolezza umana’. È una forma di idiozia, ma forse non riusciremo a farvi fronte e a salvarci finché non ritroveremo la capacità di definirla un male” (da Wendell Berry, “La risurrezione della rosa”)

          Insomma: con tali esempi, è inutile stupirsi se poi anche l’ultimo mugik arricchito declina a suo modo il ferale “Non serviam”.

          Ciao.
          Luigi

        4. E meno male. Una discreta parte dei nostri correnti guai ha a che fare col fatto che moltissime persone parlano di cose che non conoscono usando parole di cui ignorano il significato.

  7. exdemocristianononpentito

    Io, invece credo che Einstein_ Fermi ecc., tutto sommato abbiano diritto a vedersi intitolate vie e piazze, sia per la loro intrinseca grandezza di scienziati, ma anche, perché, come già La Pira (mi sembra) ritengo che le armi nucleari abbiano paradossalmente portato più pace che guerra.
    In pratica, senza le armi atomiche la 3a guerra mondiale, a seguito di uno dei tanti conflitti locali, sarebbe senz’altro scoppiata.
    Mi si dirà (e io sono d’accordo) che oggi, quell’effetto deterrente è un po’ meno efficace e i conflitti locali sono potenzialmete più pericolosi.
    Ma qui le cause sono tante, e fra queste la fine della guerra fredda e il moltIplicarsi degli stati muniti di tale armamento, son le prime.
    Inoltre, rientrando in tema, non dobbiamo sottovalutare le applicazioni positive (anche in campo medico) dello sviluppi delle scoperte dei suddetti scienzati. Anche perché, dobbiamo sempre esser lieti e grati dei progressi della medicina, pure, se qualche volta, essi ingenerano certe “eccentricità” come quelle del buon Dimitri.

    1. Luigi

      “In pratica, senza le armi atomiche la 3a guerra mondiale, a seguito di uno dei tanti conflitti locali, sarebbe senz’altro scoppiata.”

      Si, vabbeh!
      E aggiungiamo che senza Hiroshima e Nagasaki ci sarebbero stati milioni di morti fra le forze di invasione anglosassoni. Per tacere dei giapponesi. Bla bla bla.

      Invece il meno che si possa dire è questo: i fatti confermano come la III guerra mondiale non solo non scoppiò nel breve intervallo di tempo “non nucleare”, ma neppure nell’intervallo non così breve in cui il dominio nucleare USA fu prima assoluto e poi, comunque, relativo.
      E questo nonostante ai vari Patton, Le May, MacArthur prudessero inequivocabilmente le mani.
      Chissà, forse alla fine Truman merita una via più di Fermi, o una maglietta più di Einstein.

      Sempre che in effetti la III Guerra Mondiale non sia scoppiata.
      Ma anche qui mi accodo al pensiero di sua Santita…

      Ciao.
      Luigi

      1. Sempre che in effetti la III Guerra Mondiale non sia scoppiata.
        Ma anche qui mi accodo al pensiero di sua Santita…

        La III guerra mondiale è già stata combattuta ed era la guerra fredda. Ma in questo passaggio sono d’accordo con ex-dc, il punto chiave è che è stata una guerra convenzionale, non nucleare.

        La “guerra mondiale a pezzi”, citata da Francesco, è la quarta. Per ora è a pezzi e per ora è convenzionale. Mi sembra però evidente che ci sono molte forze che vogliono farla diventare veramente mondiale; la cosa seriamente preoccupante – mi riallaccio alla mia osservazione di prima – è che in questi decenni purtroppo si è pensato di spostare sempre più decisioni alle macchine; un amico, che ci legge, mi ha giusto segnalato questo (si riferisce alla Russia, ma è giusto un esempio, non sarei sorpreso di apprendere un sistema analogo negli USA):

        http://www.occhidellaguerra.it/perimeter/

        Durante la terza guerra mondiale ci furono due momenti in cui tutto poteva saltare, non perché la dottrina della Mutua Distruzione Assicurata non stava funzionando, ma perché esistono sempre gli imprevisti: sia l’URSS che gli USA credettero erroneamente di essere stati attaccati, o essere sul punto di subire l’attacco (è molto noto l’episodio russo, quello americano è stato rivelato solo di recente). In entrambi i casi non successe niente perché la decisione era ancora di competenza umana; nel caso americano, trattandosi di un allerta grave, ma non questione di minuti, si riunirono vari consigli scientifici e militari e la decisione fu in qualche modo collettiva; nel caso russo, invece, fu un ufficiale (Stanislav Petrov, morto pochi mesi fa, mi pare che qui ne abbiamo anche già parlato) che evitò il peggio, oltretutto contro ogni procedura. Se la decisione fosse dipesa dalle macchine, sicuramente nel caso russo sarebbe successo un disastro.

        Luigi ha ragione sulle responsabilità attive di Einstein, che insieme ad altri scienziati scrisse una famosa lettera (quella di cui poi si pentì) per sollecitare agli USA la messa in cantiere del progetto che poi portò alla produzione dell’arma nucleare. Contesto che però questa possa essere considerata una grave responsabilità personale (come ho già detto, lui e gli altri temevano seriamente che ci sarebbe arrivata la Germania nazista).

        A proposito delle responsabilità tra chi inventa uno strumento, potenzialmente nocivo, e chi lo usa, si può citare un caso recente. Qualche tempo fa in Russia è stata eretta una statua a ricordo di Mikhail Kalashnikov, l’inventore del celebre mitragliatore (anche di questo, mi pare, abbiamo parlato). Il suo mitragliatore non è certo letale come una bomba atomica, ma tutti gli esemplari prodotti hanno probabilmente fatto più vittime; inoltre, come è noto, è anche uno strumento preferito dai terroristi. Kalashnikov, che era cristiano (ortodosso), durante tutta la vita sostenne di non sentire responsabilità per la sua invenzione, visto che era stata concepita in un momento in cui la patria (sovietica) era sotto minaccia nazista. Degli usi impropri sosteneva che la responsabilità non era sua, ma dei politici. Condivido questa prospettiva (che non è un giustificare tutto solo perché si può fare: è attribuire le responsabilità in modo opportuno, e non “a pioggia”). Comunque, Kalashnikov poco prima di morire ebbe un dubbio e chiese un parere al patriarca Kirill; che lo tranquillizzò, confermandogli che non aveva colpe e che aveva agito da patriota.

  8. @Luigi

    Sono d’accordo sulla questione di metodo, non sulla conclusione a proposito di Einstein & co. Ma rimaniamo sul punto transumanesimo; Kurzweil ha inventato un tipo di scanner, un “lettore” braille, varie forme di riconoscimento automatico di testo e audio e in particolare è noto per una serie di strumenti musicali elettronici. Una specie di Edison del XX secolo, però Edison non mi risulta abbia prodotto anche deliri di alta qualità.

  9. @Fabrizio
    Sul fatto che lo Spirito Santo riversi doni dove non ci si aspetterebbe credo che anche gli Ebrei nella loro storia si siano interrogati abbondantemente guardando Greci e Romani. Nel momento in cui un popolo ha fede di essere nel mondo il popolo che venera l’unico Dio e che è più vicino a Lui nel cuore (seppur con fasi alterne nel rapporto).
    Perché degli adoratori di idoli dovrebbero aver inventato da soli la filosofia, il teatro, il diritto, il capitello ionico, la storiografia, la dialettica ecc… Detto in altri termini, perché un popolo che dovrebbe ricevere la vera Sapienza direttamente da Dio (il cui nome ebraico è lo stesso che indica l’abilità artigianale/artistica) non ha prodotto la miglior politica, la miglior filosofia, la migliore arte e la migliore giurisprudenza umanamente possibili? È un’argomento che anche oggi alcuni usano contro la Fede.
    Il problema si poneva anche per i primi cristiani. Che cosa avevano da offrire ad una società grandiosa come quella imperiale? Anche Sant’Agostino se non sbaglio dice la prima volta che lesse le Scritture dei cristiani le scartò perché non erano letterariamente raffinate come le altre opere che circolavano.
    Eppure a quella società qualcosa mancava, altrimenti non si spiega la diffusione del cristianesimo. Chesterton scrisse, non ricordo in quale libro, qualcosa del tipo “Ho la massima stima della saggezza dei pagani. Infatti scelsero di diventare cristiani”.
    Forse si può fare lo stesso discorso per la cultura moderna, con la sua scienza, la sua informatica e il suo cinema, le sue piste ciclabili: bisogna che rifletta su cosa davvero sta cercando che i suoi successi migliori servono a darle.

    1. @ Zimisce
      Non sono problemi facili, ma qualche elemento per cercare di capire il disegno di Dio lo abbiamo. La prima Rivelazione, quella che avviene attraverso la grandezza e la bellezza della natura, era diretta a tutti gli uomini, sicche’, come dice Paolo nella lettera ai Romani (I, 19-20), essi anche dopo il peccato, avrebbero potuto riconoscerre ed adorare Dio, che non aveva tolto loro, qualunque fosse la loro etnia o la loro cultura, i suoi doni; questi quindi poterono fruttificare. Gli ebrei sono stati prescelti per un compito specifico: essere lo strumento della seconda Rivelazione, quella profetica, per riportare la fede nel Dio unico e vincere l’idolatria cui gli uomini si erano abbandonati, e non per essere i dominatori del mondo. Puo non essere strano che popoli idolatri abbiano potuto dare, nella storia del mondo e della sua civiltà, risultati, in campo profano, molto più alti degli ebrei,

      1. @Zimisce @Sabino

        Mi sono sempre chiesto com’è che nella Genesi la discendenza di Caino enumera un certo numero di innovatori, sia nell’arte che nella tecnologia:

        16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
        17 Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. 18 A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. 19 Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla. 20 Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. 21 Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. 22 Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.

        … mentre nessuno della discendenza di Set è menzionato in tal senso. Poco più avanti, la discendenza di Caino sono “le figlie degli uomini”, che si occupano solo di cose materiali, in contrasto con la discendenza di Set, “i figli di Dio” che hanno mantenuto la religione. Le due discendenze poi si mescolano, dando origine a oppressori violenti, finché il Padreterno perde la pazienza e arriva il diluvio universale.In questi passaggi sembra proprio che i popoli di successo (tecnologico, artistico, politico) vengano contrapposti ai popoli pii…

        1. 1Corinzi 3:18-20

          “Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente; perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli prende i sapienti per mezzo della loro astuzia.
          E ancora: Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani.”

        2. @Giudici.
          Esatto.Di per se’ non c’e’ e non può esserci coincidenza tra fede in Dio è successo nel campo profano. Dio, come chiama tutti alla salvezza, così distribuisce a tutti i suoi doni e non li ritira per l’infedeltà degli uomini (fa piovere sui giusti e sugli empi). Anzi, i giusti possono apparentemente ricavere di meno perché non corrano il rischio di insuperbirsi e di attribuire alla loro sapienza e abilità ciò che e’ invece dono di Dio. Dio e’ sempre fedele e mantiene le sue promesse ( anche con gli ebrei. V. Rm. 11, 28-32). Egli, sapienza e amore infiniti, tesse la trama del mondo in modo che e’ a noi misterioso, ma di cui a volte solo a posteriori riusciamo a cogliere in parte il significato. La filosofia, l’arte e il diritto del mondo greco-romano non sono forse poi serviti a esprimere meglio la bellezza è il senso della fede cristiana? Il successo scientifico, tecnologico e culturale dell’occidente cristiano forse e’ stato assicurato affinché il mondo idolatra e paga non non lo sommergesse e lo distruggesse. E comunque anche in questo caso con qualche preferenza verso i paesi protestanti ( una verità parziale credo che ci sia in Weber). Eppure l’occidente oggi pare dimenticare quanto deve alle sue radici. Ma il taglio delle radici pare che porti alla fine della pianta. Non sappiamo cosa ci attende. Sappiamo solo chi alla fine e’ il Vincitore.

          1. Ma pò esserci (e molto spesso c’è) coincidenza tra Fede in Dio – che significa anche umiltà e non ricerca della propria gloria – e doni di Dio che procurano anche quelli che il mondo – da fuori – può vedere solo come successi “profani”.

            Se i “successi”, nel lavoro, nella carriera, con il denaro, ecc. ecc., servono all’Opera di Dio e sono a beneficio di altri, oltre di chi li ottiene, questi non mancheranno.

  10. Davide Zanin

    Leggevo anche che in Cina un neurochirurgo italiano ( Canavero) sostiene che entro breve effettuerà un trapianto di cervello e che a quel punto tutte le religioni saranno inutili…mah

    1. Come dice Mario, anche questa è stata già scritta (Julian May, Ciclo del Milieu galattico).
      Se neurochirurghi, inventori e miliardari leggessero qualche libro ogni tanto, magari si eviterebbe qualche baggianata tra le tante.
      🙂

      1. Canavero poi è come il Itskov, Musk (in parte) e quell’altro che dice sempre che è sul punto di clonare un essere umano: vendono solo aria fritta e di concreto non c’è niente, per cui è tempo perso stargli dietro. Questo non vuol dire che qualcun altro, prima o poi, non riesca a fare quelle cose.

        1. exdemocristianononpentito

          Penso anch’io che si tratti di venditori d’aria fritta, però, attenzione! La scienza progredisce (“la scienza medica progredisce e non si fa i fatti suoi” dice De Sica, nel film “L’oro di Napoli”, quando gli dicono che la detestata moglie sta meglio grazie a dei nuovi farmaci) e non si sa dove può arrivare. E l’esperienza ha dimostrato che talvolta arriva oltre quello che si immagina.

      1. exdemocristianononpentito

        Ah! beh…quello è chiaro! se io dispongo appieno della mia vita nel senso che posso clonarmi, avere il corpo che mi pare, rinascere ecc. ecc., di Dio (e soprattutto dle Dio del cristianesimo) non ho ho più bisogno ed ho quindi implicitamente dimostrato che non esiste o quantomeno che non esiste un Dio personale che interviene nelle vicende umane. Hai colto nel segno.

        Vorrei ringraziare Fabrizio per aver dato, in merito alla questione “einsteinfermibomba3aguerra” a Luigi le risposte che avrei dato (suppergiù) io. Bene! una fatica risparmiata.

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