A proposito di Martini

di Costanza Miriano

Sono molto sollevata dal fatto di non essere Papa. Non tanto perché il bianco non mi dona (e credo che anche andare a correre in pantaloncini sarebbe un po’ più complicato), né per la quantità enorme di lavoro che mi toccherebbe. Soprattutto credo che sia un peso gigantesco la responsabilità. Essere la pietra sulla quale si fonda qualcosa su cui le porte degli inferi proveranno a prevalere deve davvero far tremare le ginocchia, anche se si confida umilmente nella grazia.

Dà un tale sollievo, invece, obbedire, sapere che su certe cose c’è chi sa, conosce, giudica, con sapienza e carità. È così bello sapere che c’è un pastore che su certe cose ci indirizza con sicurezza.

Non tocca a noi, ma solo al Papa dire cosa sia o non sia cattolico, chi è dentro e chi è fuori dall’ortodossia. Io poi davvero non sono in grado di farlo, sono troppo poco colta e sapiente e caritatevole.

Era questo che pensavo ieri alla messa, quando il mio parroco ha fatto leggere l’omelia di Scola per il funerale del cardinal Martini, e mi suonavano nelle orecchie le tante parole critiche nei suoi confronti lette in questi giorni, anche da credenti (personalmente del parere e della simpatia dei non credenti non me ne potrebbe importare di meno).

Io ho letto poche cose del cardinale, probabilmente le più semplici, quelle che scriveva a fini pastorali, ma so che dietro a quelle c’era un uomo di smisurata cultura, un biblista sopraffino. Quello che ho letto, dico la verità, difficilmente mi ha colpito in modo particolare. Le cose scritte su di lui sui giornali, e quelle scritte da lui per i giornali, invece, non mi piacevano proprio per niente (e qui ci sarebbe una lunga parentesi sui media, e anche sulla strumentalizzazione del cardinale che secondo me è stata fatta, con l’aggravante dell’età avanzata, che naturalmente aveva fatto perdere un minimo di lucidità). Quanto alla prefazione scritta da Martini per il libro di Mancuso, mi ricordo che avevo trovato stupefacente che il nome di un cardinale figurasse in un libro tanto brutto e tanto diverso dalla dottrina che avevo studiato a catechismo (l’ho espulso dalla mia pur accogliente libreria, che pure tollera paziente anche tanta spazzatura: questo l’ho buttato nel cassonetto). Devo dire però che un amico mi ha spiegato che quella prefazione sarebbe stata semplicemente una lettera destinata all’autore, e non scritta per la pubblicazione. Sarei contenta se fosse così.

Detto questo, io penso che la grandezza della Chiesa cattolica che per sua definizione è per tutti, cattolica appunto, stia anche in questo suo essere capace di esaltare, accogliere e rispondere a tutte le esigenze e le coloriture e le sensibilità dell’animo umano. Io non sono una “martiniana”, non è quella la mia coloritura spirituale. Non per questo mi sogno di giudicare un mio pastore. I sacerdoti non si giudicano mai, sono figli prediletti, tanto meno i cardinali. Posso certo dire che le poche cose che ho letto di lui non mi entusiasmano, ma so che ce ne sono molte altre che non conosco, altre che non posso neanche capire, e mi fido invece di cari, sapienti amici che lo stimavano molto, e che non possono essersi sbagliati in modo tanto grossolano.

Nella Chiesa ci deve essere chi tende al dialogo, chi all’identità. La sistole e la diastole sono entrambi necessari per far pompare il cuore, e la Chiesa è il cuore del mondo. Martini era quello del dialogo (oltre a molte altre cose). I cosiddetti tradizionalisti sono quelli dell’identità.

Ammetto che forse per la mia storia, anche il mio carattere, per la mia inclinazione, mi sento più vicina al richiamo alla tradizione, ma credo che la Chiesa abbia bisogno di tutti. Capisco anche benissimo che l’intento che ha mosso certe critiche possa essere stato quello di dare un contributo onesto e leale alla causa di una Chiesa che a forza di cercare il dialogo rischia di perdersi. Solo, come dice un amico sacerdote, dovremmo cominciare a pensare che siamo una squadra, una grande squadra. Siamo in missione per conto di Dio, ma noi davvero, non come i Blues Brothers, e c’è bisogno di tutti, anche perché il mistero del Dio Trinità è talmente immenso che nessuno di noi riesce a contemplarlo e a viverlo incarnando tutte le sconfinate possibili forme di spiritualità.

Perdonerete la mia semplicità, scrivo queste righe di getto, con un mucchio di panni da stirare che mi guardano torvi, e il tema meriterebbe un’altra dedizione, ma mi sembrava il giorno giusto.

Il male lo vediamo tutti, c’è, c’è nel mondo, e c’è nelle persone, anche cattoliche, ovviamente. Il problema è che c’è anche dentro di noi. Noi per comodità a volte vogliamo attribuire a qualcuno questo male, per dargli un posto, un nome, per metterlo fuori di noi, per non vedere che il male è impastato anche con la nostra carne (nulla è nell’uomo, nulla senza colpa), e allora a volte ci sentiamo nemici di qualcuno. Ma Dio non può mai essere contro un uomo, e se ci mettiamo contro qualcuno ci mettiamo contro Dio, mentre se stiamo umilmente e senza giudicare a fianco degli altri, Dio combatte per noi. Poi lui giudicherà.

152 pensieri su “A proposito di Martini

  1. emanuele

    Da cattolico praticante ti scrivo una cosa altrettanto semplice e sincera, come quelle che hai scritto tu.
    La Chiesa ha estremo bisogno di Pastori come il Cardinal Martini.
    Leggo i suoi libri da molti anni e posso dire che ha amato la chiesa come pochi cattolici nella storia, la ha servita fedelmente e in umile sottomissione, è stato un gesuita esemplare.
    Ha favorito il dialogo senza mai rischiare la perdita dell’identità o il sincretismo, ha saputo toccare la sensibilità di tanti lontani, facendo come il Buon Pastore, riportando la pecora smarrita e lontana all’ovile, senza chiudersi con le restanti 99.
    Non possiamo ignorare il mondo e il pensiero dei non credenti, tradiremmo il mandato Apostolico ricevuto nel battesimo.
    E che Martini sia stato un Apostolo lo hanno dimostrato i suoi funerali, l’affetto della gente, non solo milanese, i tanti convertiti grazie alla sua azione pastorale.
    Un albero si giudica dai suoi frutti. Credo che quelli di Martini, con le sue posizioni scomode per chi non vuole interrogarsi, siano lì a testimonianza per Lui.
    Insomma, credo che la Chiesa e noi tutti cattolici, dovremo attingere al magistero pastorale di questo grande uomo di Chiesa.
    Di cui molti si sentono già orfani.

  2. giovanni dm

    Chapeau, Costanza!
    Hai esposto al meglio i pensieri aggrovigliati di molti nostri cuori.
    Unico altro commento all’altezza è quello di Massimo Introvigne su “Martini come l’ho conosciuto”: niente livore, ma rispetto, affetto e… pacato dissenso.
    Giovanni

  3. Grazie Costanza per la tua calma e lievità. Personalmente sono meno pacato e distaccato dall’argomento, forse perché vivendo a Milano sono stato immerso nel marinismo.

    Sul cardinale non apro bocca se non per pregare: Gesù chiede di pregare persino per i nemici, figuriamoci se non c’è lo spazio e la voglia per chiedere aiuto a Dio per un principe della Chiesa. E poi come potrei pretendere non dico di giudicare (o ancora peggio condannare) ma anche solo di capire che cosa ha avuto in animo e nel cuore? Sono cose che nessuno sa e il Signore con lui se la giocheranno.

    Credo ci sia spazio, piccolo solo un accenno, per un parere -ovviamente del tutto personale- sul martinismo e sull’azione pastorale, e qui, ahimè, il mio punto di vista non è favorevole. Credo che molte delle sue opere siano state così devastanti per la fede a Milano che ci vorranno anni per mettere rimedi.
    Una azione che ha come risultato -al di là delle intenzioni che non conosco- rarefatto la fede, spesso trasformata in politica, inasprito il contrasto con chi, nella Chiesa, la pensava diversamente (ricordo una minaccia in una parrocchia “ma tu stai con Martini o stai con il Papa? dove ovviamente il torto era stare con GPII – ricordo anche che ci fu la sua firma sul documento che mandò davanti al tribunale ecclesiale -l’Inquisizione- i ragazzi del sabato per una discussione sul ruolo della Rosa Bianca, unico caso dai tempi dei tempi ad oggi!), mentre si apriva con chiunque fosse ideologicamente contro la Chiesa. Teorie stravaganti e decisamente contrarie alla dottrina (sacerdozio femminile, matrimonio dei preti…) proposte come innovazione e una politicizzazione pauperista dell’azione di carità e verità.

    Se dai frutti si giudicherà, beh… meglio non giudicare.

    Certo, il Papa e Scola danno una lettura molto accorata e su cui riflettere, e lo farò.

    Presento solo una serie di fatti su cui ognuno può esprimersi come desidera, e non pretendo certo di avere il giusto metro: tra tutti coloro morti in profumo di santità, da Papi a porporati a frati a semplici laici, non mi risulta ci sia stato qualcuno che i nemici della Chiesa hanno potuto sfruttare per attaccare la Chiesa nelle sue verità. Magari nella politica o nella carità sì, ma da dentro. Ma brandire un defunto come clava contro il Papa e la Chiesa, non mi risulta.

    Grazie ancora
    Paolo

    1. Carlo Fenu

      @ Pugni. La tua ultima osservazione sul “profumo di santita’”‘ mi sembra maliziosa (perché vorrebbe dare ad intendere che Martini non e’ morto in profumo di santità), superba (chi sei tu per dire se e’ morto o meno in profumo di santita’) e logicamente debole (oserei dire stupida). Sarebbe stato meglio se ti fossi attenuto al tuo proposito iniziale, cioè “non apro bocca se non per pregare”, e a quanto del Card. Martini hanno detto il Papa e il Card. Scola. Detto altrimenti: hai perso una buona occasione per tenere a freno la lingua!

  4. Non conosco il cardinal Martini ma conosco i suoi fans molti dei quali improvvisati in questi giorni, mi basta e avanza per capire molte cose. Pace all’anima sua.

  5. Che ci sia il male dentro ognuno di noi va bene. Ma questo dal professare dottrine, almeno superficialmente, contrarie al Magistero papale e non solo è molto diverso. Compito di un pastore è sicuramente quello di confermare i fratelli nella fede, di dirigerli verso il sicuro porto di salvezza. Martini decisamente non ha fatto questo, in moltissimi casi. Soprattutto in un’epoca come la nostra, dove domina la mentalità del mondo e il giudizio negativo verso la Dottrina della Chiesa, è stato un esempio sbagliatissimo, che ha indotto sicuramente molti nemici della Chiesa a pensare che la Chiesa insegna sì questo e questo, “ma anche”… “c’è gente ben diversa”. E ha indotto cattolici ignari, già fortemente pressati dalla mentalità del mondo, a conformarvisi facilmente.
    Un giudizio sulla sua figura di intellettuale, biblista, o sulla sua persona non ci interessa. Ma quello che ho appena detto è sotto gli occhi di tutti ed è necessario da parte di tutti i cattolici ribadirlo, perché non venga meno la fede specie dei semplici. Del resto, io mi sono formato una mentalità cattolica grazie ad Internet, dove ho trovato tante persone veramente fedeli alla Chiesa. Una rarità anche tra il clero. Oggettivamente parlando.

  6. salvatore

    quante parole , fiume di inchiostro non per annunciare la Bellezza della buona novella, della salvezza delle nostre anime, ma per parlare il più delle volte a vuoto, la parola perde la sua efficacia .

    il Cardinale Carlo Maria Martini, pace eterna alla sua Anima, era sicuramente un Uomo di fede, studioso ed altro ancora, quello che spero che tutta quella folla che lo ha seguito in questi anni abbia realmente trovato . Cristo ! altrimenti il suo lavoro è stato solo di filosofia ed inutile.

    i Discepoli , erano pescatori di Galilea , unile gente che non sapeva nemmeno fare tanti discorsi , come anche i grandi Santi, tuta gente umile , ma tutti questi hanno saputo dare sale alla parola e renderla efficace .

    noi dobbiamo solo vivere in questo solco tracciato, perchè sappiamo che produce frutti , senza fare troppo chiacchiere, come in questi giorni , dove si è reso spettacolare la morte di un Cardinale, mentre pochi giorni fà sono morti altri Cardinali, senza che nessuno se ne accorgesse.

    torniamo al reale, con fiducia nell’azione dello Spirito, e Grazie a Te Costanza che ci alimenti di cose buone che fanno germogliare quella fede assopita.

  7. Guido Sala

    “Personalmente del parere e della simpatia dei non credenti non me ne potrebbe importare di meno”
    Questa frase si commenta da sola.
    Forse il problema della Chiesa è che c’è un Cadinale Martini in meno -si fa per dire – perchè è sempre con noi, con il suo spirito e i suoi scritti, e qualche Miriano di troppo. L’opera e le idee del Cardinale Martini non moriranno mai, quella di altre persone, francamente, ho i miei dubbi.
    Cordialità.

    1. questa è un’affermazione che, oltre ad essere opinabile nel merito, essendo non verità rivelata ma una sua opinione, che non è affatto detto sia giusta, è anche di pessimo gusto.
      E su questo, francamente, non ho nessun dubbio.

    2. concordo pienamente con Scriteriato: se c’è una frase che si commenta da sola è il suo commento… e anche io su questo non ho dubbi. Per fortuna di molti cardinali non ci si ricorda più, mentre di tanti laici, da scrittori a madri di famiglia, son pieni gli altari.

    3. Un commento, quello “salace”, grondante settarismo farisaico mascherato da finta cordialità, il veleno somministrato sotto forma di melassa. Tipico di certa forma mentis “cattolica” abituata a prostituire la sostanza evangelica dietro il paravento di una formalità artificiosa (del resto Costanza ha toccato il dogma più venerato da questo giro ecclesiale: “non urtare nessuno”).

    4. vera

      penso che il signor Sala si sia reso conto da solo dell’ineleganza sovrana di quanto ha scritto, e non parlo dell’espressione del suo legittimo entusiasmo per gli scritti del cardinale Martini.

  8. Silvia

    Non mi piace proprio pensare che ci sia una Chiesa di destra o di sinistra o di centro……ne leggo tante sui giornali in questi giorni. Accuse, contraccuse, rivendicazioni sull’orientamento di un Cristo che si vuol dipingere come un rivoluzionario di sinistra o un conservatore di destra. A tal proposito mi torna in mente una bellissima riflessione di Don
    Primo Mazzolari……..

    non a destra, non a sinistra, non al centro ma in alto
    Anno 1° n. 3 Martedì 15 febbraio 1949

    di PRIMO MAZZOLARI

    Direte che non c’è un alto in politica e che, se mai, vale quanto la destra, la sinistra, il centro. Nominalismo mistico in luogo di un nominalismo politico: elemento di confusione non di soluzione.

    E’ vero che una nuova strada non cambia nulla se l’uomo non si muove con qualche cosa di nuovo, e che un paese può andare verso qualsiasi punto cardinale .e rimanere qual è. Ma se gli italiani fossero d’accordo su questo fatto, la fiducia, della tonomastica parlamentare sarebbe felicemente superata.

    Fa comodo ai neghittosi credersi arrivati per il solo fatto li muoversi da destra invece che da sinistra. Saper la strada o aver imbroccato la strada giusta non vuoi dire camminarla bene o aver raggiunto la méta.

    Il fariseismo rivive in tanti modi e temo che questo sia uno dei più attuali.

    La giustizia è a sinistra, la libertà al centro, la ragione a destra. E nessuno chiede più niente a se stesso e incolpa gli altri di tutto ciò che manca, attribuendosi la paternità di ogni cosa buona.

    Non dico che siano sbagliate le strade che partono da destra da sinistra o dal centro: dico solo che non conducono, perché sono state cancellate come strade e scambiate per punti d’arrivo e di possesso.

    La sinistra è la giustizia – la destra è la ragione – il .centro libertà. E siamo così sicuri delle nostre equazioni, che nessuno s’accorge che c’è gente che scrive con la sinistra e mangia con la destra: che in piazza fa il sinistro e in affari si comporta come un destro: che l’egoismo di sinistra è altrettanto lurido di quello di centro, per cui, destra, sinistra e centro possono divenire tre maniere di «fregare» allo stesso modo il Paese, la Giustizia, la libertà, la Pace.

    L’alto cosa sarebbe allora?

    Una destra pulita, una sinistra pulita, un centro pulito, in virtù di uno sforzo di elevazione e di purificazione personale che non ha nulla a vedere con la tessera.

    Come ieri per la salvezza non contava il circonciso né l’incirconciso, così oggi non conta l’uomo di destra né l’uomo di sinistra, ma solo la nuova creatura: la quale lentamente e faticosamente sale una strada segnata dalle impronte di Colui, che arri­vato in alto, si è lasciato inchiodare sulla Croce a braccia spalancate per dar la sua mano forata a tutti gli uomini e costruire il vero arco della Pace.

    PRIMO MAZZOLARI

  9. Luca Rampazzo

    Io vorrei fare una critica di merito. A meno di non voler gridare “Viva Papa Borgia”, che pure ci è stato mandato per fini imperscrutabili dallo Spirito Santo, io credo si debba poter criticare l’operato papale e vieppiù dei pastori, purchè non su enunciati ex Cathedra, Detto questo Martini non è la diastole, è l’infarto della chiesa, un prolasso della valvola che impedisce al sangue di circolare correttamente e liberamente. E’ l’anticamera della morte. I motivi sono magistralmente riportati sopra e non ho nulla da aggiungere. Ma se è evro che non giudica l’uomo, la sua azione va martellata fino a saggiarne la consistenza, senza riguardo alcuno per il punto di rottura.

  10. Sì, l’esaltazione mitica, il mancusismo sfrontato (benché infondato, come Costanza ci suggerisce) di troppi martiniani convinti, l’occhio strizzato più al plauso dei non credenti che alle puntualizzazioni del catechismo (e il commento di Guido Sala ce ne fa respirare il claibro): sono cose che a Milano ho respirato troppo a lungo – e ancora non paiono finire. La Miriano ha ragione nel riportarci a pose di saggezza ed equilibrio. Noi altri abbiamo qualche motivo per sfogarci, nei limiti del rispetto (per i vivi e per i morti).

  11. lidia

    OT: Costanza e me stesso, mi raccomando, la spazzatura se volete lasciatela nella biblioteca, ma fate sì che i figli non vi si avvicinino 🙂 Io tra gli undici e i sedici anni leggevo la media di unlibro al giorno (come facevo con la scuola, amici, nuoto? Boh, i bambini leggono veloci), e me ne sono capitati alcuni fra le mani che forse non avrei dovuto leggere a quell’età (troppo difficili, con cose troppo crude). Invece ancora rileggo e ringrazio i miei di avermi comprato i soliti classici, dalla capanna dello zio Tom ai Piccole donne ai ragazzi della via Pal, davvero mi hanno formata (e sono pieni di spirito cristiano… – io direi, vanno bene anche oggi). Vabbè, super OT, perdonate. 🙂
    Su Martini boh. Io finora (essendo di Roma, e dato che nel 2002 avevo 18 anni) non me ne sono occupata particolarmente. La sua rubrica sul Corriere non era male, le risposte, almeno, ma erano talmente corte…altro non ho mai letto. Il Papa l’ha definito “servitore del Vangelo”.
    Però ecco. Io credo che Martini fosse profondamente sincero. Anche perché, anziano e malato, che profitto vuoi ricavare..il problema è che oggigiorno siamo talmente tutti l’uno contro l’altro, anche nella Chiesa (col povero B16 che prova a ricordarci che siamo qui per amare e servire Do, non per emettere giudizi), che abbiamo una visione offuscata, politicizzata ed estremizzata di tutto, dall’una e dall’altra parte. Martini, probabilmente, non vedeva altra soluzione ai sui dubbi che esternarli nelle sedi meno appropriate. Io sono d’accordo col fatto che dobbiamo stare attenti, col dialogo: a me dell’identità non me ne importa un fico secco perché identità non è valore cristiano di per sé, ma a me importa moltissimo che continuiamo ad adorare Dio in verità, cioè obbedendo al Magistero, e non in teorie nostre.
    Ciò detto, la ricerca teologica e dottrinale va avanti, supportata anche da coloro che hanno dubbi, e sarà sempre così. L’importante è che il dubbio sia esternato nelle sedi giuste e con intenti retti.

  12. Rimanendo agganciato alla tematica principale del blog e non avendo tempo di spulciare su Google in questo momento, qualcuno gentilmente potrebbe indicarmi qualche testo del card. Martini su matrimonio/famiglia/donna?
    Grazie mille!

  13. livio

    Cara Costy il giudizio di Dio sull’uomo è la misericordia manifestata nel suo Figlio, chi può aggiungere qualcosa o giudicare un altro uomo? Detto questo, da povero uomo della strada, vittima dei suoi giudizi e pregiudizi, cattivello quale sono, in questo post mi pare che tu ti sia dovuta un poco arrampicare sui vetri … 🙂 🙂

  14. Costanza, grazie per le tue parole.
    Sono giorni che mi chiedo come mai noi cattolici siamo così poco lungimiranti da remarci contro in questo modo.
    Il Nemico, credo, non aspetta altro che vederci corrodere tra di noi, esulta quando ci insultiamo e denigriamo, se la ride di tutti quei discorsi, e articoli, e calugne, e maldicenze.
    Sia che siano fondate, sia che non lo siano, per il Nemico è una vittoria e anche solo per questo motivo dovremmo stare zitti, a torto o a ragione.
    Ma chiacchierarci addosso ci piace troppo, lui vince e noi perdiamo, e la cosa peggiore è che si serve di uomini di Dio per avere la sua vittoria.

  15. Paola

    Mi sembra che stiamo tutti delirando. Siamo tutti di Cristo e invece sembriamo politici in piena campagna elettorale. Giochiamo a chi si sente più al di sopra dell’altro. Ci commentiamo da soli.Facciamo un pò di autocritica, tutti. Non mormorate ci direbbe Lui. E’ il Signore che ha scelto Martini e lo ha messo accanto a noi come servitore. Lui ha saputo, a mio avviso, ASCOLTARE e CUM-PATIRE con il suo prossimo. Grazie Signore per i tuoi doni.

  16. Concordo quasi in pieno con quanto scrive Costanza Miriano, tuttavia una piccola annotazione vorrei farla.
    E’ chiaro che un cristiano non è chiamato assolutamente a giudicare alcuna persona ed infatti io non mi sono permesso e non mi permetterei mai (anzi nessuno dovrebbe permettersi) di giudicare la persona Cardinal Martini, sia come cristiano che come uomo.
    Eppure siamo chiamati a giudicare i fatti. Mi hanno insegnato alcuni preti molto in gamba che esiste un giudizio di Verità e un giudizio sulla persona, il secondo è da evitare ma il primo è auspicabile, perchè come Cristiani siamo chiamati ad essere testimoni della Verità e a combattere la menzogna e le false dottrine.
    Ora, io da ragazzo ho letto molti libri del Cardinal Martini (pastorali) e sebbene preferisco altro li ho trovati buoni, utili, ecc.
    Se però fosse vero quanto ho letto circa alcune sue uscite o alcune sue aperture a posizioni, temi e questioni su cui la Chiesa Cattolica è abbastanza chiara, beh, allora non c’è nulla di male ad affermare che su quelle posizioni e su quelle questioni il Cardinal Martini ha preso una cantonata.

    Può capitare di sbagliare e se il Cardinal Martini dovesse aver sbagliato su certe questioni, come dice giustamente Costanza, non spetta certo a noi giudicarlo perchè il giudizio spetta solo a Dio.

    Però assolutamente e decisamente credo si possa dire senza problemi che magari su alcuni temi o con alcune sue dichiarazioni o prese di posizione il Cardinal Martini sia andato contro alcuni dogmi della Chiesa, contro alcuni principi ispirati o dettati da Gesù stesso (il sacerdozio dei preti, il matrimonio tra uomo e donna, per citarne alcuni…).
    Siamo chiamati a testimoniare la verità, con l’aiuto e la correzione della nostra madre Chiesa.

    Siamo chiamati anche a correggere con amore i nostri fratelli che sono nell’errore, possiamo a mio avviso quindi testimoniare che su quelle posizioni il Cardinal Martini (probabilmente) sbagliava e segnalare ai “martiniani” (che brutta cosa questo cristianesimo col tifo da stadio del tipo “io sono di Paolo, io sono di Apollo”) che magari grazie a lui si sono aperti a quelle posizioni, che sono in errore.

    Preghiamo affinchè i cristiani cattolici siano sempre solo di CRISTO e perchè si lascino aiutare dalla Chiesa e al tempo stesso aiutino la Chiesa, con la preghiera e con la fedeltà alla Parola di Dio. Se un prete sbaglia, il fedele (anzichè criticare o parlar male alle spalle) dovrebbe andare da quel prete e usare la correzione fraterna. Questo si fa una grande famiglia come è quella della Chiesa Cattolica. Dio ci aiuti in questo.

  17. “Perché affannarsi tanto, quando è così semplice ubbidire?”. E ubbidire a chi? Per fortuna noi cattolici abbiamo il Catechismo e i santi Sacramenti…

  18. Pingback: ESSERE DELLA VERITA’, ESSERE DI CRISTO (a proposito di Martini) « CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE INTENDA

  19. giuly

    Ci sono 2 cose che mi hanno molto colpito in questi giorni successivi alla morte del cardinal Martini: innanzitutto il messaggio di cordoglio che don Carron ha scritto a nome di tutta la comunità di CL, che notoriamente non ha avuto vita facile nel ventennio di episcopato martiniano, e in secondo luogo le sperticate acclamazioni laiche di un “santo” fuori dal coro, di una specie di “eretico” guida di un’altra chiesa al di fuori di quella ufficiale. Ammetto che queto tirare per la porpora il vivo e poi defunto Martini non mi ha mai convinto, come frutto del suo operato. Ma qui non voglio parlare di quello che penso io, quanto dello spirito di unità che davvero tiene in piedi quella baracca umana e insieme scandalosamente divina che è la Chiesa Cattolica. Sabato scorso sono andata a Vitorchiano a trovare due carissime amiche che hanno preso i voti definitivi nel monastero trappista, e nella zona aperta ai visitatori c’è una cappella dedicata ad una giovanissima suora, morta a soli 25 anni. Si chiamava Maria Gabriella Sagheddu, veniva da un paesino nel cuore della Sardegna, all’epoca (e un po’ anche oggi) abitato solo da pastori. Da quel piccolo angolo di mondo lei sentiva la chiamata di Dio a diventare sua sposa e così venne indirizzata dal suo padre spirituale ad attraversare il mare e andare a Grottaferrata, dove divenne monaca di clausura. Nel 1938 decise liberamente di offrire la propria vita per l’unità dei cristiani e della Chiesa, e Gesù la prese in parola. Dopo circa un anno di sofferenze Gabriella morì, esattamente nel giorno del Buon Pastore. Il suo motto è “unum ovile et unus pastor”, come per i Gesuiti.
    Io non so dove sia il Martini in questo momento, e prego per la sua anima che di certo vede ora le cose più chiaramente di noi, ma il nostro compito di cristiani è di lavorare nel nostro piccolo quotidiano per l’unità, per il Papa e per la nostra amatissima Madre Chiesa, perchè l’azione di Cristo prevalga e ci liberi dalla soglie dell’inferno che spingono per costringerci alla morte. E dico anche: chissenefrega degli altari laicisti che media e intellettuali più o meno onesti erigono a nome di un “martinismo” opposto ad un “clericalismo”. Noi non siamo di tizio o di caio, siamo di Cristo e Lui ci ha dato il Santo Padre da seguire. E’ lui che nomina i pastori delle diocesi e come tali dobbiamo rispettarli e pregare per loro e il loro discernimento. Nella Chiesa c’è chi erige ponti e chi mura. Entrambe le cose servono, così come ci sono momenti della Storia in cui i ponti rischiano di essere un ingresso per il nemico e quindi occorre distruggerli, e in altri momenti le mura hanno bisogno di aprirsi per non farci morire di stenti.
    “Vagliate tutto e trattenete ciò che vale” diceva san Paolo. E’ piuttosto evidente che ci sono persone che si accontentano della pula e trascurano il chicco di grano…..

  20. mara

    grazie aldejes, ritengo il tuo commento corretto ed equilibrato, perchè ritengo giusto poter esprimere le proprie opinioni, se non sono offesive, su fatti e inevitabilmente anche sulle persone, senza per questo voler giudicare, ma partecipare agli eventi che ci coinvolgono senza autocensurarci per il timore di cadere nel ‘giudizio’ e per il timore che gli altri ci accusino di aver ‘giudicato’.
    grazie anche a costanza per questo post, forse si sarà anche arrampicata, ma se lo ha fatto è stato sicuramente per non giudicare e non offendere

  21. Nicola

    Mi verrebbe da dire la mia, un po’ istigato dalla piega polemica presa dalla discussione. Anch’io, come tutti, ho la mia opinione sulla questione Martini, anche se, a pensarci bene, come molti non ne so davvero abbastanza per giudicare. Non voglio però neanche buonisticamente annegare tutto in una melassa di buoni sentimenti, credo che ce ne sia fin troppa, e a volte il nostro parlare dovrebbe essere più “si si, no no”, come ci ricorda un certo autorevole personaggio… A questo proposito, appunto, credo che un credente possa e debba fare una utile riflessione: cosa ne penserebbe (o” ne penserà”?) Gesù di tutto questo? Di Martini, del suo ruolo, delle sue parole, delle nostre, di quelle dei laicisti… Insomma, forse alla fine, banalmente, un po’ di preghiera e uno sforzo di andare oltre il nostro orgoglioso intelletto con carità e fermezza. A me quella di Costanza è piaciuta. Una fermezza caritatevole, ma chiara… Si si, no no…

  22. Erika

    @Stefano Manfrin: puoi provare a leggere “Famiglie in esilio- Ferite, ritrovate, riconciliate”, se mi viene in mente qualche altro scritto di Martini sulla famiglia te lo dirò.

    Quando ho letto il primo libro del Card. Martini (che per me è stato “Il coraggio della passione.L’uomo contemporaneo e il dilemma della scelta”), mi si è aperto un mondo.
    Ho trovato un uomo di Chiesa che era in grado di dare voce a molte delle cose che sentivo e che i preti incontrati (di persona o per “iscritto”) fino a quel momento non avevano capito, o meglio io non ero riuscita a far capire.

    Devo dire che mi ha rattristato profondamente leggere le tante cattiverie, ora sottili ora feroci, scritte su di un uomo mite e grande studioso, trattato da alcuni come un eretico, additato addirittura come un possibile Anticristo, laddove era invece legato al Papa da amicizia e affetto personale e definito, dal Papa stesso, servitore del Vangelo.

    E mi fanno sempre un po’ timore le posizioni dei cattolici che tendono a considerare se stessi più ortodossi del Papa stesso.
    Quello che dice Costanza è vero: il dialogo è molto più difficile dell’accettazione aprioristica di un’identità. Ma è un buon motivo per abbandonarlo?

    Il Card. Martini non era un santo, ma era un uomo di Chiesa. Non mi risulta che abbia mai messo messo in discussione alcun dogma di fede, né che abbia mai fatto qualcosa che potesse mettere in pericolo la fede di alcuno, anzi, per quanto mi riguarda, mi ha riavvicinato alla Chiesa.

    Ora tengo i suoi libri (e anche quelli di Mancuso) nella mia libreria, ma sono a qui a dailogare con voi, che legittimamente non apprezzavate Martini, ma che nondimeno mi avete insegnato molte cose, anche lontanissime dal mio modo di pensare precedente.
    Quello che mi era stato insegnato a pensare sull’aborto, per esempio, l’ho messo in discussione anche grazie a voi. E ora i miei dubbi li sto diffondendo, in alcuni casi con successo, anche presso chi non leggerebbe mai un libro di Martini, per il solo fatto che era un cardinale.
    Dubbi, dialogo: se questi sono i frutti, per me non sono poi così male.

    1. Cara Erika, lascia che venga ad appostarmi alla tua ombra, per riprendere la parola in questo salotto, che amo tanto. Presto vi dirò di più, sul silenzio e sull’assenza (casomai interessasse a qualcuno, beninteso), ma ora devo mio malgrado sfoderare l’acciaio che giaceva pensoso nel fodero, e speravo tanto di non doverlo fare in un contesto in cui ci si sta stupidamente e boriosamente accapigliando su questioni tanto grandi che imporrebbero perlomeno la prudenza di un tono dimesso, a chi volesse parlarne. Ora chiunque osasse darmi del martiniano conoscerebbe immediatamente il mio lato più ottuso e meno aperto al dialogo, e resterebbe così smentito dalla mia sfrontatezza unita alla sua ottusità. Sì, perché il primo motivo per cui non potrei dirmi martiniano (ammesso e non concesso che io aspiri ad altro titolo che “cristiano”) è che Martini non fu sfrontato, né ottuso. Fu, al contrario, intelligente e umile, paziente e audace, e queste qualità sono frutto dello Spirito.
      La prudenza del tono dimesso è uno dei massimi pregi della cara Costanza, cui dovrei dedicare una lunga serenata per come ha trattato il difficile argomento (che io, certo di ricadere nel sangue di quest’orrida polemica, m’ero rifiutato di affrontare in ogni sede). Quando muore un cristiano, i suoi fratelli e le sue sorelle non s’ingegnano ad allestire un grottesco tribunale sulla sua vita (e che è? il Giudice ha bisogno che gli si apra l’istruttoria? Forse sarà bene snellirGli le pratiche fornendoGli una sentenza di prima istanza?), ma lo accompagnano lenendo il dolore del distacco con amore orante (“il vincolo della perfezione”, dice Paolo, che deve stare “al di sopra di tutto”). E non come abbiamo avuto modo di leggere nei giorni scorsi, quasi un misericordioso beneplacito che – bontà nostra! – noi si accorda a quel discolaccio vestito di porpora, ché altrimenti se la vedrà proprio brutta, davanti al tribunale di Cristo! Che umiltà, ragazzi! Prima giudici, poi, più modestamente, generosi avvocati. Ma sì, ché il Giudice e il Paraclito se le meritano un po’ di ferie, almeno a settembre!
      Quel vecchio persecutore cui la luce della Verità costò un accecamento d’ammonizione non aveva imparato a lasciare a Dio il suo lavoro?
      «Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Stia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone; ma starà in piedi, perché il Signore ha il potere di farcelo stare. […] Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, poiché sta scritto:
      “Come è vero che io vivo, dice il Signore,
      ogni ginocchio si piegherà davanti a me
      e ogni lingua renderà gloria a Dio”.
      Quindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello. […] Diamoci dunque alle opere della pace e alla edificazione vicendevole» (Rm 14, 4.11-13 ; 19).
      E lo Spirito non aveva fatto altro che insegnare a Paolo la lezione della montagna – un recupero per lui che era assente, una necessaria ripetizione per noi, farisei ciechi quanto e più di Saulo! – nella quale il Giudice aveva suggerito agli imputati (grossomodo tutti quanti, fatta una specialissima e fondatissima eccezione per sua Madre) di non giudicare per non essere giudicati, avvertendo circa il criterio del giudizio: «Col giudizio con cui giudicate sarete giudicati voi in cambio, e con la misura con la quale misurate, sarete misurati voi in cambio» (Mt 7, 2).
      “Ecco”, dirà forse qualcuno, “questi sono i versetti estrapolati alla bisogna dai relativisti, dai martiniani di tutte le epoche!” No, amico cieco, questo è il Vangelo di Gesù Cristo, quello che Benedetto ha attestato avere l’amico Carlo Maria fedelmente servito, e a riprova di ciò basti il fatto che non solo Paolo, il sinistrorso, ma anche Giacomo, suo fedele e leale avversario “di destra”, ha sentito il bisogno di ribadire il concetto: «Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio» (Gc 2, 12-13).
      Ecco, prima di chiederci quale fu la misura usata dal Cardinale (tema futile, e peraltro di svolgimento facillimo), vediamo un po’ tutti di fare attenzione alle travi che ci sbarrano gli occhi.
      Grazie Costanza.

      1. Plaudo al tuo scritto nobile Cyrano, che a verità più alte mi richiama… ma sento la mia ferita anima per molti versi ancora rimaner cieca. Lungo è il cammino per la conversione e tremo: mi basterà il tempo concessomi?

  23. PaoloG

    Hai pienamente ragione e vedere il penoso spettacolo dei nemici della Chiesa in fila per rendere omaggio a Martini mi ha fatto molto pensare, Il peggio della kultura laicista e demokratica italica lo ha eletto antipapa, dobbiamo riflettere su questo e capire che chi vuole la fine della Chiesa sta da una precisa parte e quella parte va combattuta e non aiutata…..

  24. Giovanni

    Salve Costanza,
    io conosco il cardinal Martini da ambrosiano, ex-giovane, cresciuto in oratorio e formatosi nel cammino educativo proposto dalla diocesi del tempo; cammino che è stato fortemente voluto e sostenuto da Martini. Il parlare di Martini senza conoscere questo parte dell’opera pastorale è limitante. Come è del tutto fuorviante affidarsi ai furbi “martiniani” da quotidiano laico od ai tristemente degni “contro-martiniani”.
    Come spesso accade, anche nella chiesa, diveniamo tifosi e perdiamo spesso lucidità implodendo in tristi diatribe, come quella ricordata da Paolo Pugni. Non è una novità nel cammino della chiesa, tra chi era di Paolo, chi di Apollo.

    A me sembra che le parole del papa, non di convenienza, e quelle dell’arcivescovo Scola diano la giusta misura. Ripeto, non aver vissuto la pastorale del Cardinale dal di dentro non permette di capire molto.

    Devo però ricordare che tra le presunte colpe di Martini, c’è quella di aver impedito, per scelta pastorale la colonizzazione da parte dei movimenti carismatici in un momento di sicuro affanno delle realtà parrocchiali. Per molti la cosa è stata vissuta come un’affronto politico e mai perdonato.

  25. Carlo Principe

    Ma la vera divisione non sta tra cristiani del “dialogo” e quelli della “tradizione” come dice Costanza. Ma tra quelli che sono fedeli al Papa e al magistero della Chiesa e quelli che se ne contrappongono. Costoro (e il card. Martini è tra questi) pretendono di costituire un magistero parallelo svilendo l’autorità della Chiesa ricevuta da Cristo (chi ascolta voi ascolta Me) e creando confusione nei credenti che in questo modo si dividono. Dunque occorre prima rispondere alla seguente domanda: Martini si è contrapposto o no alla Chiesa?

  26. jepitiegrace

    Ho conosciuto il cardinal Martini e personalmente gli devo molto.
    Pur non condividendo sempre le sue posizioni, credo anzi è indubbio che sia stato un profeta e come tale ha dato e dà fastidio.
    Solo una cosa, ha sempre obbedito alla Chiesa pur non condividendo molte cose soprattutto della Chiesa degli ultimi tempi. L’ultima intervista che pare essere il suo testamento spirituale pubblicato dal Corriere della Sera, credo illumini sulla lucidità del suo pensiero.
    Una Chiesa che dovrebbe avere il coraggio di ripartire da solo dodici persone, magari penitenti nell’animo fino alla fine, consapevoli del proprio nulla e della propria impotenza, animati solo dal desiderio di conoscere e far conoscere quel Gesù che alla fine, ci ha lasciato un unico comandamento.
    Dal quale tutti ci riconosceranno.
    Senza dialogo non c’è possibilità di comunicazione.
    Secondo me davvero lui aveva una visione molto alta della coscienza dell’essere umano e la sua capacità di sintonizzarsi sulle diversità e capacità di analisi e cammino di ogni persona, magari dal contradditorio anche ostile, era l’attenzione sempre vigile all’anima di cui Gesù era alla ricerca in ognuno di loro.
    Capacità di dialogo che non significa cambio di opinioni come bandierine al vento per non urtare sensibilità, culture, etiche diverse, ma fermezza di convinzioni e tradizioni solide e proprio per tali basi solide incapace di tacitare anime e persone con principi della dottrina della Chiesa come sberle definitive alla persona.
    Il tentativo di entrare nei percorsi e libertà altrui solo per dare a Gesù la possibilità di raggiungere anche loro, in questo è stato davvero un grande profeta, un testimone risorto della Parola, sempre vivo, vigile, presente, attento.
    Dubito che la folla di gente al suo funerale non faccia una differenza.
    Lui l’ha fatta.
    Anche in me.

  27. “I sacerdoti non si giudicano mai, sono figli prediletti, tanto meno i cardinali”… forse mi sfugge cosa si intende qui per “giudicare”… qualcuno può spiegarmi bene questa frase prima che mi parta il colpo in canna?

      1. Sinceramente, ammetto che questa frase suscita in me una forte perplessità, ma magari è dovuta ad un mio modo errato di intenderla… per questo chiedo (sinceramente e non polemicamente) cosa si intende qui per “giudicare”, prima di intervenire magari a vanvera…

    1. Ciao Stefano,
      la tua domanda, a cui ovviamente la risposta spetta a Costanza che l’ha scritta, mi porge un gancio all’intervenire proprio su questa specifica frase che anche in me ha sollevato qualche dubbio…

      Se per “giudicare” si intende il giudizio/condanna della persona, del suo essere e soprattutto delle sue intenzioni che non possiamo conoscere, allora quanto Costanza ha scritto è in qualche modo superfluo o comunque da estendersi a qualunque essere umano. Non fosse altro prece “con il metro con cui giudicheremo, saremo giudicati” (io ahimè non ho speranze…), ma se per giudicare intendiamo fare un discernimento su opere e azioni, temo questo proprio sia da fare.

      Non solo, credo anche, che tutti in qualche modo nel nostro piccolo o grande che sia, abbiamo una responsabilità sul richiamo all’ortodossia, non in quanto a “paladini” ma in quanto tutti membri di un unico Corpo mosso da un unico Spirito e Spirito Santo.

      Suor di metafora, se un sacerdote proclama dall’altare o in qualunque altro consesso ciò che è contrari alla Dottrina o al Magistero (ce ne è per tutti i gusti, dal “la convivenza” può essere una strada per prepararsi al matrimonio, a Satana non esiste, passando per atti evidenti di mancanza di Carità o di “esercizio delle proprie funzioni” – adesso non è ora di confessioni o troppo da fare – !!) come minimo è sacrosanto chiedere spiegazioni e esercitare la carità della “correzione fraterna”.

      Chiaro, nessuno di noi che si dica Cristiano e ancor più Cattolico, può chiamarsi fuori dalla necessità alla coerenza con il Vangelo ed il magistero…ne abbiamo pieni i talk show, le poltrone del Parlamento di “cattolici” che però la vedono così o cosà e non sono d’accordo con questo o con quello. E sono quelli che il mondo chiama poi a “testimoni” del “vangelo secondo loro” o della morale o del magistero sempre secondo loro (qui si inserisce anche la polemica post mortem sul Cardinal Martini). Nessuno di noi può chiamarsi fuori dicevo se non siamo dei discepoli del nascondimento, ma ancor più chi ha una funzione di guida o di pastore (la Parola di Dio è durissima verso i “cattivi pastori”) o diviene in qualche modo “personaggio pubblico” (oggi Costanza ha molta più responsabilità di molti di noi che leggono).

      Se cade un “povero cristo” fa poco danno, se cade un sacerdote fa molto danno.
      Lo sappiamo bene e anche Satana lo sa, non per niente i sacerdoti sono (a mio giudizio) i più attaccati nelle loro debolezze. Quindi molta Carità, molto Amore e Misericordia (e mai lasciarli soli!), ma anche vigilare (in senso biblico non in quello di “vigilantes”) e ricordare che anche se ministri sono TUTTI nostri fratelli e se vedi tuo fratello andare verso un baratro, non fai di tutto per avvisarlo, fermarlo, salvarlo?

      Per me spero qualcuno lo faccia.

      1. Caro Bariom, hai scritto pochi secondi prima che inviassi la mia seconda richiesta di chiarimenti… mi hai anticipato! Intanto grazie per aver accolto il mio appello 🙂 riporto un estratto del tuo commento, non perché non apprezzi il resto ma perché mi sembra più vicino al nocciolo della questione:

        “Se per “giudicare” si intende il giudizio/condanna della persona, del suo essere e soprattutto delle sue intenzioni che non possiamo conoscere, allora quanto Costanza ha scritto è in qualche modo superfluo o comunque da estendersi a qualunque essere umano. Non fosse altro prece “con il metro con cui giudicheremo, saremo giudicati” (io ahimè non ho speranze…), ma se per giudicare intendiamo fare un discernimento su opere e azioni, temo questo proprio sia da fare.”

        Concordo perfettamente, anche sul fatto che un conto è il giudizio sulla coscienza della persona (e aggiungo, sul suo destino dopo la morte) che spetta solo a Dio, mentre un’altra cosa è il giudizio su idee, opere ed azioni di quella persona, che, come dici, “s’ha da fare”… sacerdote o non che sia… (“Giudico le idee di tutti e la vita di nessuno, dice il buon Messori)

        La frase scritta com’è (“I sacerdoti non si giudicano mai, sono figli prediletti, tanto meno i cardinali”) sembra segnare invece una corsia preferenziale per i chierici rendendoli esenti da qualsiasi giudizio, anche sulle loro opere ed idee… e non mi sembra corretto, per quanto appena esposto.

        1. Certo la vediomo allo steso modo. Costanza se vorrà avrà modo di chiarire 🙂
          Approfitto per chiedere venia a tutti sugli errori di battitura che non correggo dopo aver scritto.

  28. enrico falcinelli

    Ho dei libri di Martini (pieni di note a margine, dov’é la differenza concettuale tra la mia esperienza e le sue affermazioni) ma la mia scuola è quella di Giussani che, come si sà, non ha avuto vita facile dal Cardinale. Eppure, anche in ciò Giussani ha dato un insegnamento importante: quello dell’obbedienza da parte di sua e della pazienza, nel rispetto della gerarchia e della persona che è sacerdote e tocca con le proprie mani il Corpo di Cristo. Questo è ciò che deve fare il cristiano, cioé, saper riconoscere il reale ed avere un giudizio – che non è quello fondato su un idea o un ideologia che ci fà piacere tizio o caio per quel che dice, dandoci modo di pensare che anche la cristianità sia un’interpretazione – bensì fare esperienza del reale guardandolo con gli occhi di Cristo, sperimentando quanto di vero ci sia nelle parole di NS riguardo il fine stesso della nostra vita e del nostro destino, e non relativamente ad altri traguardi previsti da un’indottrinazione diversa. Questo ha insegnato a far Giussani, che nella sua vita ha deviato gli sguardi di interesse su di lui verso la figura di Cristo, come San Paolo raccomandava di fare ai suoi, contesi dai discepoli acquisiti.
    Ora, quando Martini ha fatto questo ha fatto bene, perché l’ultima parola la deve avere Cristo ed il sacerdote è solo il ponte. È con questo pensiero che guardo alla vicenda eccessivamente enfatizzata su Martini che, al riguardo, non posso credere abbia mai desiderato essere frutto di scandalo, tale è quel che risulta dalle numerose obiezioni che vi girano intorno. Per noi, il riferimento non è Martini, Giussani, Milani, i Santi, etc, che non sarebbero quel che sono per noi se non per Cristo stesso, il quale resta il punto focale, sorretto e che sorregge a sua volta il Magistero della Chiesa. Questo valga perché il demonio non abbia il sopravvento creando disunità principalmente tra coloro che si giudicano e professano cristiani.

  29. JoeTurner

    Martini santificato e scomunicato a furor di popolo!
    Si potrebbe dedurre che per molti il Santo Padre è superfluo.

    1. Siamo un popolo che ama prendere sempre posizione (spesso “dopo”) e quando lo facciamo siamo tutti (me compreso) geni della finanza, presidenti della Repubblica, allenatori della nazionale e… “Papi”.
      Siamo fatti così. Per fortuna a Uno (e trino) solo spetterà l’ulrima parola (non certo sulla nazionale di calcio) 🙂

  30. Antonietta

    Ciao, scrivo qui una cosa anche se non è legata al post di oggi, dal quale peró ricavo ancora una volta l’idea che io e te andremmo molto d’accordo. Mi chiamo Antonietta, ho un paio di anni in più e un paio di figli in meno e ti volevo dire che questa estate durante una vacanza comunitaria di CL ho recensito il tuo libro. Ancora oggi occasionalmente qualche partecipante ( femminile) a quella vacanza mi fa sapere di aver letto il “mio” libro e mi sembra molto contenta di averlo fatto e…niente, te lo volevo solo dire……poi mi piacerebbe anche scriverti in privato ma non so bene come fare…in attesa del 19 settembre ti abbraccio. Antonietta

  31. Emanuele Petrilli

    Non conosco Martini. Ho però molto sentito parlare di lui. E se la sua immagine era diversa dalla sua essenza, ebbene, buon per lui. Perché la sua immagine ai miei occhi appariva pessima.
    Visto come il Cardinale “progressista, controcorrente”, è stato utilizzato da certa propaganda, esterna alla Chiesa ma non solo, come fulcro per fare leva, inseguendo una idea di Chiesa commerciale e più “politicamente corretta”, quindi più vendibile.
    Di questa strumentalizzazione ve ne sono ampie prove: non sono mie invenzioni.
    A queste strumentalizzazioni il Cardinale si è sottratto con la veemenza che la gravità della cosa richiedeva? Se io mi accorgo di venire usato mediaticamente, faccio dichiarazioni per chiarire come stanno le cose.
    Ebbene, non ricordo che il Cardinale l’abbia mai fatto. Apprezzo delle smentite, si capisce.

    A quanti invocano il silenzio o il non-giudizio evangelico, vorrei ricordare che quest’ultimo è ben diverso dalla epoché greca con cui sembrano confonderlo. Non si tratta di non giudicare in senso ideale, ma di non pensare male sulla base di una pur giusta indignazione. Non giudicare in assoluto è una cosa impossibile perché è nella natura dell’uomo. Non sono invece necessari i suoi effetti negativi, quelli che portano a larvate forme di vendetta.
    Però non giudicare non significa che la verità non vada detta.

  32. annarita

    Non sono d’accordo per quanto riguarda la storia delle sistole e delle diastole, perchè non vedrei il cardinal Martini nè come sistola nè come diastola, ma più come fibrillazione o infarto del cuore. Perchè il dialogo cosa è ai giorni nostri se non una malattia? Nel senso che per dialogare si è messo da parte Gesù, nome scomodo e si è messo da parte lo spirito di apostolato, di missione, non si vuol più convertire. Il cardinal Martini rappresenta questo sterile, anzi dannoso dialogo, che da pacche sulle spalle a chi è in una falsa religione e non desidera vedere anche queste anime salve in Gesù. Questo dialogo priva gli uomini dell’unico loro diritto, quello di CONOSCERE, AMARE E SERVIRE DIO. L’unico vero Dio.
    Spero che il cardinal Martini si sia pentito in tempo per il male fatto a tante anime e lo scandalo dato. Certamente avrà fatto anche del bene, nessuno di noi è solo cattivo o solo buono, siamo tutti poveri peccatori bisognosi della misericordia di Dio, ma credo che del dialogo del cardinal Martini e dei tanti ministri modernisti di oggi, la Chiesa non nè abbia mai avuto bisogno, la Chiesa è portatrice di Verità e non di mezze verità intrinse di rispetto umano, che non è carità. Le anime hanno bisogno della Verità, di conoscere Gesù, hanno bisogno di veri pastori che indichino loro la strada stretta e spinosa, quella che porta a contemplare l’amore infinito di un Dio che è morto e risorto per noi e che ci fa portare le nostre croci quotidiane con la speranza di goderlo un giorno. Abbiamo bisogno di ministri santi che ci nutrano con la buona dottrina, i buoni sacramenti, il resto (il dialogo ecumenico, la libertà religiosa, le messe show ….)è tutta vanità.

    1. Tralascio altre cose, ma il dialogo ecumenico non è affatto vanità!
      In questo rientra primo fra tutti quello con le altre Comunità Cristiane non Cattoliche (che sono nostri fratelli in Cristo), poi con i nostri “fratelli maggiori” (o chiamateli altrimenti) del Comunità Ebraiche, poi se vuoi tutti gli altri.

      Ma l’Ecumenismo in questo senso (ma forse tu parlavi d’altro) e una necessità ed una strada assolutamente da percorrere.

      1. annarita

        Da percorrere per arrivare dove? All’Inferno? Forse i missionari e i martiri hanno sbagliato strada? Invece di insegnare e trasmettere la verità fino a dare il proprio sangue, era meglio dialogare e lasciar andare all’inferno le anime?
        Fino ad ora il dialogo ha portato anime a Dio? O le ha lasciate nell’errore? No perchè il cardinal Martini era anche quello delle cattedre dei non credenti, cioè metteva le anime dei cattolici in pasto ai non credenti, per convincerli che il dogma dei dogmi è il dubbio. Avere dei dubbi secondo lui era cosa buona. Forse Gesù ha fondato la sua Chiesa perchè ci insegnasse ad essere dubbiosi o per essere finalmente credenti e pieni di Fede? Non credo al dialogo, il dialogo è servioto solo a mantenere gli eretici nel loro orgoglioso errore, gli adoratori di dei o demoni nel loro errore (con la favolina che ogni falsa religione ha parte della verità), gli atei nell’ateismo e dei credenti ha fatto degli apostati. Se questi sono i frutti del dialogo era molto meglio quando la Chiesa mandava i suoi apostoli in giro per il mondo con il rischio di essere trucidati e pure mangiati dai cannibali, per insegnare, per far conoscere Gesù e battezzare e salvare anche le anime più ostinate con l’esempio o spargendo, nel martirio, il sangue per loro. La via usata da Gesù, che non dialogava, ma istruiva e convertiva e che sparse il sangue per ognuno di noi. Le anime non hanno bisogno di dialogare, ma di sapere quale è la verità, anzi chi è la Verità. Dialogo uguale a vanità, si dialoga per vanità, per far vedere come si è dotti o buoni, la preghiere, il sacrificio, l’esempio convertono, il dialogo è un passatempo, inutile e dannoso. Quale fine ha il dialogo? Convertire? Non mi pare, ha il fine in se stesso, dialogare, per dialogare, fare due chiacchiere, giusto per passarsi il tempo, poi ognuno se ne ritorna a casa propria nella propria religione o ateismo, felici di essersi detti qualche cosa di completamente inutile che non stravolga il proprio quieto vivere.
        50 anni di dialogo e come siamo messi? l’apostasia incalza, l’errore è entrato in casa anche dei più fervidi cattolici, di Gesù se ne parla poco e lo si tratta alla stregua di Gandi. L’unico dialogo fruttuoso? Davanti al tabernacolo in ginocchio a parlare con il Santissimo Sacramento.

      2. lidia

        vero. anzi, il “ut unum sint” è il desiderio di Gesù in Croce, è il massimo comandamento dell’amore. Poi le modalità del dialogo possono essere criticate, ma l’ecumenismo in sé è santo

  33. Alessandro

    Ho trovato interessante quest’intervento di Introvigne:

    “Il cardinale gesuita non pensava affatto, come i veri progressisti, che la transizione dai valori della società tradizionale a quelli della società postmoderna, imperniata su un individualismo assoluto e sul rifiuto di ogni nozione di un’etica naturale, particolarmente in tema di sessualità, fosse uno sviluppo gioioso, trionfale e soltanto positivo. Mi sentirei di dire che aveva perfino una certa nostalgia della società tradizionale e dei suoi valori. Pensava però che quella società fosse morta per sempre, che quei valori se ne fossero andati senza nessuna possibilità di tornare, e che l’unica possibilità di sopravvivenza per la Chiesa fosse prenderne atto. O la Chiesa incontra il postmoderno e si adatta, pensava, o il postmoderno distruggerà la Chiesa, riducendola a un piccolo e irrilevante residuo…”

    http://www.ilquintuplo.it/martini-come-lho-conosciuto-io-di-massimo-introvigne/

      1. Alessandro

        Un altro intervento senza troppe reticenze e tergiversazioni è quello del Cardinal Ruini su Avvenire, che chiama Martini “un grande figlio della Chiesa” e nondimeno, alla considerazione “Negli ultimi anni però il cardinale Martini ha espresso pubblicamente posizioni chiaramente lontane dalle sue e da quelle della Cei” risponde con franchezza e chiarezza: “Non lo nego, come non nascondo che resto intimamente convinto della fondatezza della posizioni della Cei, che sono anche quelle del magistero pontificio e hanno una profonda radice antropologica”.

  34. annarita

    Ah! dimenticavo un altro frutto del dialogo, grazie al dialogo i mussulmani costruiscono moschee in tutta Europa e presto cominceranno a sgozzarci, come è loro intento dai tempi di Lepanto, mentre le nostre chiese vengono chiuse e bruciate in tutti i territori mussulmani, induisti etc, etc. Abbiamo avuto grandi profitti dal dialogo, direi che è opportuno e soprattutto di buon senso continuare a dialogare, specialmente mentre i nostri fratelli cristiani (meno fortunati di noi, per ora) vengono macellati nel silenzio di tutti i media e con il bene placido di tanti cattolici dialoganti.

    1. Annarita è quello di cui scrivi tu il dialogo (ecumenico) di cui ho scritto io? Non mi pare proprio. Quindi seppure molte tue affermazioni sono da me personalmente condivisibili, temo che il tuo problema sia con il “dialogo” in generale.

      Io ho risposto al tuo commento dialognado e specificando cosa intendo per dialogo (anche Cristo dialogava con i suoi discepoli non presentava solo dei dictat), ma tu mi hai risposto roma x toma solo ribadendo il tuo di fuoco sacro acceso punto di vista.

      Questo “dialogo” (e non stai parlando con un mussulmano…) non mi sembra partito bene.

      Ah alcune tue affermazioni sono condivisibili, altre assolutamente opinabili 🙂

  35. Grazie Costanza della leggerezza con cui tratti ogni cosa, sarebbe così bello se tutti noi potessimo imparare da te a relativizzare e sfumare le nostre opinioni su questioni che proprio non si può ridurre ad un tifo da stadio.
    Essendo io cresciuto al soffio del “ponentino teologico”, come lo chiama Cyrano, ho conosciuto Martini solo come autore di libri spirituali e importanti saggi teologici. Il mio primo incontro con lui è stato “Vita di Mosè: esistenza pasquale” un dattiloscritto, ora reperibile anche in rete, in cui dettava gli esercizi ignaziani ispirandosi appunto alla figura di Mosè come “icona Christi”. Ho letto poche cose più belle e profonde e credo di dover una parte non trascurabile della mia vocazione a quel testo. Fosse anche solo per questo ho nei confronti del Cardinale (allora ancora rettore del Biblico) un debito di gratitudine immenso.
    Dopo quello sono venuti molti altri libri, non tutti onestamente allo stesso livello. la mia sensazione è stata per lungo tempo quella che parlasse (scrivesse) troppo e, come spesso accade in questi casi, la qualità e la profondità ne risentissero molto.
    La questione del difficile rapporto con i movimenti va molto oltre Martini, nel senso che è un problema storico della diocesi ambrosiana e in genere di molte diocesi del Nord, eppure fu proprio Martini, da rettore del biblico, a “sdoganare” il Rinnovamento Carismatico in Italia (anche se poi ha preso le distanze da quella esperienza) ed anche di questo gli sono debitore.
    Insomma, come sempre la realtà è assai complessa e non si presta ad essere valutata in maniera grossolana, sarebbe assai meglio parlare di principi anziché di persone e lasciare il giudizio su queste a chi solo è in grado di giudicarci, perché non ci guarda mai “dal di fuori”, ma sempre “dal di dentro” cioè a partire da ciò che siamo in quell’intimo profondo che nessuno, nemmeno noi stessi, può conoscere.
    E questo è il solo sguardo davvero oggettivo, quello cioè che parte dal soggetto, perché se parliamo di persone il soggetto è l’oggetto… ommamma non volevo dire una cosa così difficile, vabbé Cochi perdonami e dammi un po’ della tua meravigliosa leggerezza

  36. Francesca

    Nessuno vuole allestire tribunali, tuttavia si deve, a mio parere, dissentire fortemente e prendere le distanze da certe affermazioni e idee alquanto lontane dal Magistero, anche se espresse da un illustre porporato. Grazie a Dio siamo abbastanza edotti riguardo certi principi e un pò di catechismo lo mastichiamo se no non saremmo frequentatori di questo blog. Soprattutto perchè al di là di quello che noi, frequentatori del blog, conosciamo, è smisurata la quantità di gente completamente sviata dalle parole del Cardinale… Secondo me, senza voler giudicare nessuno, questo è molto grave. E un’opinione contraria la possiamo anche esprimere. Brava Annarita

    1. Filippo Maria

      Sottoscrivo in pieno! Grazie Francesca e grazie Costanza per questo post pacato ma preciso! E’ poi curioso vedere che per riprendere chi giudica lo si giudichi a propria volta… mah!

    2. E non saper distinguere tra il legittimo dibattito e la pietà per i morti… questo attiene all’aver masticato un po’ di catechismo? Et videtur caritas, et est magis carnalitas!
      Tra qualche tempo ogni discussione sarà lecita, ora è tempo di preghiera e silenzio. O almeno di silenzio.

      1. Filippo Maria

        Cyrano, hai ragione! Silenzio e preghiera! O almeno preghiera, visto che il silenzio è andato a farsi benedire… 🙂

  37. annarita

    Bariom non ho probabilmente compreso di che dialogo parli, io sono contraria per intenderci agli incontri di Assisi, alle cattedre dei non credenti, alle visite alle moschee senza che venga ribadito che ci si salva solo sotto il nome di Gesù, non so che altro dialogo ci sia in atto in questi ultimi anni, io ho visto solo questi tipi di dialoghi e mi fanno tristezza, ma se tu mi garantisci che c’è un dialogo in atto che porta alla conversione delle anime, sono felice. Non so, non voglio aparir dura, è dificile esprimersi scrivendo e a volte il fuoco che si ha dentro può far apparire privi di carità, ma sinceramente quando sento parlar di dialogo ecumenico (che oltre tutto dura da 50 anni), non riesco a veder altro che la perdita della Fede che incalza e non il contrario. Non so magari tu hai la fortuna di vedere dei buoni frutti dal dialogo ecumenico, io vedo solo gente che rimane nel proprio errore sorridente e felice. Forse il dialogo ha portato la pace nel mondo? Mi pare che le guerre dilaghino sempre più e anche le stragi dei cristiani.
    Non so è forse solo un mio parere, ma non vedo frutti nel dialogo ecumenico. Cosa significa dialogare? Dire il proprio parere? Esprimere la nostra gioia?Perchè la Verità non è un parere è Verità e basta. E’ logico che Gesù dialogasse, come tutti noi dialoghiamo, ma diceva solo le cose come stavano, non celava la Verità, nè per paura di essere ucciso, nè, per compiacere agli altri, nè per riuscire simpatico ai più. Le sue parole erano parole di Verità, indicavano la Via e davano la Vita, non parole vane. Certo non faceva un elenco della spesa, era amorevole, caritatevole anche nell’insegnare, ma certo non si metteva a bacioare idoli per compiacere i fratelli maggiori o minori o chichessia, e nemmeno diceva che si può adorare i demoni o gli idoli perchè anche in essi c’è un barlume di Verità (contrario al primo comandamento).
    Non so caro Bariom di quale dialogo positivo parli tu, tu dici solo che parli del dialogo ecumenico e io ignorante quale sono quando sento parlare di dialogo ecumenico Mi vedo davanti gli occhi il Budda sul tabernacolo ad Assisi, mi vedo Giovanni Paolo II che bacia il Corano, mi vedo i polli sgozzati sull’altare di Santa Chiare, mi vedo i Papi che vanno alla Moschea e non parlano di Gesù e non dicono come S.Pietro ai fratelli maggiori: “ci si salva solo sotto il nome di Gesù”
    Poi vedo le cattedre degli atei nelle parrocchie e il parroco che riprende l’unica fedele che osa obbiettare le stupidagini che dice la Hack, perchè bisogna sentire come gli atei, che sono saggi e ci insegnano a dubitare.
    Poi ecco mi vedo noi che dialoghiamo con i fratelli grandi e piccoli e poi taciamo quando magari il fratellone bestemmia oppure dice cose non carine verso il Papa o verso la Chiesa, anzi impone le sue idee e obbliga il Papa a cambiare preghiere o altro.
    Poi vedo i fratellini che ammazzano i cristiani e mi dico, caspita a dialogar con Caino non frutta molto.
    Ecco questo io vedo quando sento parlare di ecumenismo, ma questo non significa che con le persone non si debba parlare, si deve parlare eccome, ma per annunciare la Verità, e poi sono anche del parere che l’esempio, la preghiera e una Messa possano di più che mille dialoghi. ; D

  38. luca

    Ho letto parole e giudizi su Martini, Pastore e Principe della Chiesa,che mi hanno addolorato. Ora vive nella Gloria di Dio e questo mi conforta.

  39. Francesca

    Beati voi quando gli altri vi odieranno e vi rifiuteranno, quando vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio ell’uomo. Rallegratevi ed esultate perchè la vostra ricompensa è grande nei cieli.

  40. Sara

    Grazie come sempre a Costanza e a quanti come Paolo, Andreas, Bariom etc. dicono sempre ciò che sento di sottoscrivere in pieno.
    C’è una cosa che mi ha colpito seguendo i numerosi servizi giornalistici sulla morte del cardinal Martini che si sono susseguiti in questi giorni: non c’è stata una volta in cui non si sia sottolineato (anche da parte degli intervistati) come il Cardinale piacesse a tutti, credenti e non, cristiani e non, cattolici e non, etc. A me questo sembra un fatto particolarmente preoccupante e non quella gran nota di merito e lode che volevano se ne evincesse, perché il cristiano – come Cristo stesso -, non essendo del mondo, non piace agli altri, è scomodo, dà fastidio, viene odiato e perseguitato! Gesù a questo proposito ha pronunciato parole eloquentissime….

    1. Anche questo cara Sara non è del tutto corretto. Cristo (e i suoi discepoli e tutti i Santi – permettetemi questa generalizzazione), hanno sempre affascinato anche le “folle”, magari non secondo una intenzione condivisa da chi ne era oggetto (la folla voleva fare re Gesù e Lui l’è svignata – passatemi il termine). Chi veramente ha preso in odio Lui e tutti i Suoi da allora (e anche prima di Lui: vedi i Profeti) a oggi, sonoi i veri NEMICI. Chi ha in odio la verità perchè scomoda, chi ha in odio la Luce perchè ama agire nellle tenebre, e si potrebbero aggiungere molte categorie.

      Questi li, vi, ci odieranno, apparentemente senza ragione. Li, vi, ci calunnieranno e vorranno morti. Non altri.

      Avete presente le scritte sui muri i danneggiamenti alle auto di quella (e quelle) famiglie del Veneto la cui sola colpa è di essere aperte alla Vita e avere più di 10/12 figli?!

      Il Cristiano e i Cristiani sanno essere “amabili”, perche amano tutti anche i loro persecutori e non c’è nulla da fare l’Amore affascina, perche tutti Cristiani e non cerchiamo l’Amore (A maiuscola) e noi, per Misericordi e Grazia ricevuta, l’abbiamo trovato perchè Lui ci ha amato per primi quando ancora eravamo Suoi nemici.

  41. Cla

    Grazie per il bel clima di confronto di questo blog!
    Ho letto e sto leggendo molto sulla vita del Cardinal Martini per farmi una mia opinione, sono di Roma e in più non ero molto grande negli anni del suo episcopato milanese per cui non posso dire di averlo consociuto.
    Ho letto un paio di libri (di suoi esercizi spirituali) e devo dire che mi hanno aiutato molto, come tanti altri, d’altronde.
    Girando ho trovato questo articolo che credo possa aiutare la riflessione e il confronto,
    ve lo posto http://stanzevaticane.tgcom24.it/2012/09/04/con-il-card-martini-a-preparare-il-conclave/

    Un ultima notazione: sento dire molti che il fatto che il Cardinale sia molto elogiato sarebbe motivo per dubitare della sua ortodossia e lo mette a rischio di ambiguità….io non sarei così sicura di questo, o quanto meno non lo userei come parametro per crearmi la mia opinione per diversi motivi:
    1) tutti parlano bene o male secondo le loro comodità, oggi ai giornali fa comodo parlare bene di Martini per attaccare la Chiesa…non è detto che dietro vi sia una vera stima….
    2) non tutti parlano bene di Martini, mi risulta che una buona parte dei credenti non lo stimi affatto e anche in questa discussione ci sono diversi pareri avversi
    3) Potremmo fare esempio come MAdre Teresa su cui davvero tutti hanno solo belle parole…dubitiamo forse della sua ortodossia? della sua fede?

    Credo che, come ben scriveva don Fabio ( che ringrazio di cuore perchè le sue parole mi hanno molto stimolata alla riflessione) la questione sia davvero molto più ampia, la vita di un uomo non può esaurirsi in poche dichiarazioni fatte o parole dette, dietro le parole c’è l’intenzione che solo il Signore può conoscere!
    Grazie

  42. Era quasi l’alba e la battaglia al fosso di Heim stava per diventare una disfatta. Le truppe degli orchetti stava avendo la meglio anche gli ultimi valorosi cavalieri per rovinare poi addosso alle donne e bambini inermi quando, come promesso, dal colle situato a est dove sorge il sole ecco Gandalf scendere con il suo esercito e ribaltare le sorti della battaglia.
    Ovviamente Gandalf è Cyrano.Bentornato Cyrano. Il porpora ti donerebbe.

  43. Costanza Miriano

    Scusate, ma oggi non ho ancora avuto tempo di leggere i commenti. Lo farò di notte. Mi riferiscono però che qualcuno chiede perché non si possano giudicare i sacerdoti. Penso che una pecora non sia in grado di giudicare il suo pastore. Può però sceglierne un altro, unirsi a un altro gregge. O anche stare da sola, a volte. Ma sicuramente anche quel pastore sgradito per altre pecore è importante, ed è scelto da Dio.

    1. Mmmh 😦
      non mi sconfinfera l’idea che tutti ci andiamo a cercare il pastore che più ci piace (per non parlare della testa che ci fanno con l’importanza del senso di appartenenza alla singole parrocchie.. vera o presunta che sia).

      Ho il massimo rispetto di ogni “ministro” (sacerdote, parroco, ecc), ma umanamente lo considero un fratello in Cristo con le sue debolezze, incertezze e peccati, quindi fallibile e in cammino di conversione. E come i Fratelli mi aiutano dicendomi la Verità (e parlo anche delle verità opinabili e soggettive – che pure van ben dette per essere nella verità e non nel giudizio – non so se è chiaro il passaggio) così farei con chiunque, se riesco a vincere la mia personale ipocrisia.

      Tutti abbiamo una “grazia di stato” e tutti per virtù del nostro Battesimo siamo Re, Sacerdoti e Profeti. Ergo…

      1. Roberto

        Bariom! Mi capita estremamente di rado di non trovarmi d’accordo con la padrona di casa! Va da sé, è una di quelle volte.
        Ti regalo perciò questo link, non so se già conosci il soggetto (sarebbe bello venisse letto del tutto a prescindere dal post di oggi, anche se so che è difficile!).

        E’ una penna tagliente e agrodolce; magari può aiutare, assieme a Joe!, a sdrammatizzare un po’ 😉

        http://www.papalepapale.com/develop/certi-preti-son-capaci-di-guastare-persino-gli-atei-danze-macabre-a-bari/

        1. Ciao Roberto,
          ho dato un’occhiata veloce al link. Un po’ lungo per andare a leggerlo tutto adesso.
          Solo la prima foto mostra una donna in abiti tradizionali indiani (dell’India 😉 ) che balla (presumo) davanti ad un altare e il commento inizia: Danza induista nella cattedrale di Bari.

          Ora io sono stato nell’isola di Ceylon o Sri Lanka che dir si voglia. Ho partecipato a Messe assolutamente cattoliche di cui una ricordo in particolare perché ci fu durante la Liturgia (non mi chiedere esattamente in che momento, non ricordo) una bellissima “danza della Luce” il cui significato era il portare a Cristo un rito si di origine induista che veniva “innestato” (se così vogliamo dire) nella liturgia della Santa Messa.

          Ora anche se questo farà certamente arricciare il naso ai puristi difensori della prassi liturgica (e pensa un po’ io mi considero tra questi…) il senso mi pare ovvio e credo abbia anche un valore profondo. Non dimentichiamo che i primi Cristiani hanno per primi “convertito” al cristianesimo, gran parte delle feste (e corrispondenti date) pagane, come gli edifici stessi (le prime basiliche erano edifici della pulsante vita laica del tempo).

          Come se non bastasse i documenti del – sempre troppo poco conosciuto e applicato – Concilio Vaticano II, incoraggiano (non è il termine corretto ma ora non me ne viene un altro…) l’inserimento di elementi della tradizione dei singoli paesi in cui la Chiesa si insedia e tutto trasforma. Ovviamente con sapienza e discernimento lasciato ai Pastori delle Diocesi.

          Tutto questo per dire cosa? Che magari quella danza era proprio quella di cui parlo io, magari assolutamente no, ma si fa presto a prendere un foto, un “per sentito dire”, un “mal di pancia” di qualche devoto parrocchiano e trasformarlo in un caso di “blasfemia”…

          Non so se ho reso l’idea 🙂

          1. Ora per carità il discorso fatto ha un presciso senso e obbiettivo… non iniziamo le polemiche con cosa è liturgico cosa no, cosa è ortodosso cosa no, e via discorrendo.

            Questo post contiene già abbastanta contrapposizioni mi pare (vale come sempre anche per me…)

    2. Perdonami Costanza, so che posso sembrare pedante… ma come possiamo non giudicare negativamente l’operato di un Don Giorgio De Capitani, ad esempio? Non si tratta di parole “scomode”, ma di scandalo, nel senso evangelico del termine. Non so, forse tu intendi il giudizio ad un altro livello, magari sono io che non ci arrivo…

  44. Io probabilmente sono della stessa età di Cla, poichè non ho conosciuto tanto Martini per via della mia giovinezza al tempo del suo episcopato.
    Però mi sembra che quì si stia pretendendo l’ortodossia perfetta senza fare i conti con il Santo Padre che di questa ortodossia dovrebbe esserne il custode.
    Se facessimo i conti con lui vedremmo, almeno io vedo, che nonostante le sue idee, le sue iniziative, il Cardinal Martini non è mai stato ripreso, o almeno così sembra, che nessuno se ne sia discostato pubblicamente insomma.
    Se fosse stato un così terribile Pastore come voi avete descritto, che se vi rileggete pare che era Milingo, non ci avrebbe messo molto a deporlo dalla carica.
    Che poi gradirei mi elencaste tutti questi orrori che Martini ha causato nella diocesi milanese, dove non vedo particolari differenze con altre città.

    A scanso di equivoci, non sono milanese, di conseguenza non difendo Martini per partito preso, quello che penso è che si può divergere su alcune cose, come Ruini ammette in quest’intervista, l’importante è non disubbidire, non remare contro e non perdere la speranza che il Papa ne sappia sempre una in più di te, in quanto Papa.

    http://www.tempi.it/ruini-martini-figlio-della-chiesa-usarlo-contro-di-essa-operazione-misera

    Vi ripropongo l’intera intervista visto che Alessandro, da buon giornalista (che tu lo sia veramente o che tu lo abbia fatto in questa occasione, non ha molta importanza), aveva mirabilmente selezionato solo ciò che faceva al caso suo, dando veramente l’impressione che tutta l’intervista fosse un invettiva.

    1. Alessandro

      1) ho citato questa affermazione di Ruini: “[Il Cardinal Martini] è un grande figlio della Chiesa”. E’ questo il modo in cui avrei dato l’impressione che tutta l’intervista sia un’invettiva?

      2) il link all’intervista integrale l’avevo già segnalato qui

      https://costanzamiriano.com/2012/09/02/i-limiti-della-moderna-concezione-della-realta-parte-seconda/#comment-42149

      e comunque non ci vuole un gran talento per recuperare quell’intervista su Avvenire.

      1. Roberto

        Senza contare che a saper leggere tra le righe…

        Ma qua mi fermo perché sono in perfetto accordo con Cyrano, e a lui, come all’assente Alvise e ai suoi mugugni vorrei dedicare un passo di un libro della Bibbia che so ama molto:

        Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
        C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
        un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
        Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
        un tempo per demolire e un tempo per costruire.
        Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
        un tempo per gemere e un tempo per ballare.
        Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
        un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
        Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
        un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
        Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
        un tempo per tacere e un tempo per parlare.
        Un tempo per amare e un tempo per odiare,
        un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

        Noi viviamo un tempo spietato che non ha e non ci dà più tempo; ci costringe a sbagliare qualsiasi cosa facciamo o ci asteniamo dal fare: è un bel problema, a voler vedere…

  45. Costanza Miriano

    Non credo che sia sbagliato cercare una spiritualità che più ci somiglia, avvicinarsi, che so, ai neocatecumenali o all’Opus Dei, per dire, e chiedere l’assistenza spirituale a sacerdoti che siano più vicini a quella coloritura spirituale. Nella Chiesa c’è posto per l’uomo tutto intero. Certo, è sbagliato respingere un pastore quando ti dice qualcosa che ti scomoda, che non ti va, che ti dà fastidio. Ma quando si è in buona fede, e desiderosi limpidamente di seguire il pastore, questo problema non si pone.

  46. JoeTurner

    Una battuta per sdrammatizzare:
    se è vero che, come dice Martini, la Chiesa è indietro di 200 anni con un ulteriore sforzo di 1779 arriviamo dritti dritti alla Pentecoste!!!

  47. Francesca

    “Non è male che due persone, anche omosessuali, abbiano una stabilità e che lo Stato li favorisca” . Ebbene… queste sono parole del Cardinal Martini. Cosa dite? E’ il vostro Pastore? Vi riconoscete? E poi qualcuno di quelli che si sentono addolorati per le critiche a lui rivolte mi spieghi innanzittutto se condivide questo pensiero e poi come mai i vari Vendola e sinistri lo appalaudano…..!!!!!

    1. Roberto

      Francesca, se tu andassi a cercare tra queste pagine, troveresti dei miei commenti sulle righe che riporti – e che non rinnego – che non ti lascerebbero dubbi sul mio pensiero: ma ti rimando appena qua sopra 🙂

      Ci hanno messo in queste condizioni: che parliamo o che tacciamo, sbaglieremo. Lasciare che i potenti di questo mondo, che mai si stancano e mai si stancheranno di attaccare la nostra amata Chiesa, si scaglino senza pietà come avvoltoi sulla salma del vecchio cardinale per strapparne un pezzo e usarlo per colpirla? E se noi sappiamo che questo non è giusto, sappiamo con dolore che il vecchio cardinale ha permesso, almeno per imprudenza, che questo potesse accadere. Lasciare indifese anime in ricerca che potrebbero venire ingannate?

      Scagliarci a nostra volta e dimenticare la pietas che Cyrano si è visto costretto con fermezza a ricordarci?

      Non c’è risposta giusta: per noi è uno scacco, uno smacco e una sconfitta. E’ quel che Alvise non riusciva a capire e ha scambiato (in buona fede, per quel che ne so) con spietatezza e ipocrisia.

      Non c’è risposta; ma possiamo non dimenticare del tutto quel che siamo: e allora, silenzio e preghiera.
      Ci saranno altri giorni per combattere, e allora combatteremo e non esiteremo! 🙂

      1. Alessandro

        Francesca, su questo blog alcuni mesi fa ho criticato Martini, documenti alla mano, in un paio di lunghi commenti, che riscriverei tali e quali.
        Ma adesso è il momento di difenderlo dagli sciacalli e pregare per lui.

        1. Francesca

          Sicuramente. Preghiere e rosari. Mi dovete scusare, ma secondo me è giunto il momento che noi cristiani, cattolici di Santa Romana Chiesa combattiamo. Sono tempi bui, ancora non l’abbiamo capito bene bene, ma è minata la vita. L’Europa è sempre più scristianizzata. E’ giunta l’ora che ci stringiamo compatti attorno al nostro grande Papa, uno dei più grandi della storia della Chiesa e che, senza se e senza ma,lo difendiamo discostandoci da qualunque pensiero che non sia contenuto nel Vangelo. Cardinal Martini compreso.

            1. Roberto

              @contedduca: in sé questo non vuol dire proprio nulla; salvo palesi eresie, non è questo il modo in cui agisce il Papa e il Magistero, specie in questi tempi, ma non solo. Non funziona così… “meccanicamente”.

              1. quidni non è grave che un Cardinale assuma opinioni in aperta divergenza con la Chiesa e con il Magistero riguardo a famiglia donna e matrimonio. Non è grave che un Cardinale in quanto cardinale influenzi tutto il suo “regno” con la sua opinione.

                E se allora non è grave, perchè vi state a preoccupare?

  48. Francesca

    P.S. Non vi dice niente se Vito Mancuso definisce Martini “il mio padre spirituale?”… Secondo me la dice lunga. MEDITATE GENTE MEDITATE—

        1. JoeTurner

          non era una battuta. Di mancuso ho talmente poca stima che quello può dire a favore o a sfavore di qualcuno non influenza minimamente il mio giudizio. Cambierebbe il giudizio che ho per chiunque se sentissi parole di apprezzamento PER mancuso.
          PS la questione è seria ma non ti è stato chiesto di fartene carico, c’è la Chiesa per questo.

          1. Francesca

            La Chiesa siamo anche noi! S ce ne laviamo le mani, non ce ne facciamo carico come andrà a finire? te lo dico io come andrà a finire… tra pochi anni l’eutanasia sarà pratica abituale, l’aborto una prassi, si uccideranno pure i neonati malformati… tanto… che differenza fa con l’aborto…, le coppie gay si sposeranno pure in Chiesa… e non nasceranno che pochi sparuti bambini. L’Europa sarà in mano ai musulmani… loro sì che sono ortodossi!!! SARA’ LA FINE!!! Ma…. NON PREVALEBUNT!!!

            1. JoeTurner

              esatto NON PREVALEBUNT ma per merito di Cristo non per merito nostro…(sennò staremmo freschi e da un bel po’)

              1. Francesca

                Aiutati che Dio t’aiuta… Quindi secondo te grazie al Deus ex machina si risolve tutto e noi possiamo fregarcene?

                1. JoeTurner

                  “aiutati che Dio t’aiuta”…aiutatemi voi che non ricordo in quale versetto del Vangelo è scritto 😉

                  cara Francesca pensiamo a salvare la nostra anima che già è un compito abbastanza arduo, per la salvezza della Chiesa lasciamo fare allo Spirito Santo (che dici se la caverà?)

                  1. Francesca

                    certo in primis la nostra anima, ma facciamo qualcosa anche per il mondo, per la Chiesa, per le anime degli altri…mica gli apostoli pensavano solo alla loro anima, se no a quest’ora eravamo freschi!!!!

                    1. E di grazia Francesca gli Apostoli che facevano soprattutto e prima di tutto? Annunciavano il Vangelo!
                      Nè si proccupavano di “combattere”, nè di difendersi o delle sorti del mondo come se dipendesse da loro.

                    2. JoeTurner

                      affidarsi allo Spirito Santo non vuol dire fregarsene significa lasciare che sia lui ad ispirare le azioni e i pensieri. E lo Spirito Santo parla anche attraverso la Chiesa e i suoi pastori.
                      buonanotte.

              1. JoeTurner

                “Il male lo vediamo tutti, c’è, c’è nel mondo, e c’è nelle persone, anche cattoliche, ovviamente. Il problema è che c’è anche dentro di noi. Noi per comodità a volte vogliamo attribuire a qualcuno questo male, per dargli un posto, un nome, per metterlo fuori di noi, per non vedere che il male è impastato anche con la nostra carne (nulla è nell’uomo, nulla senza colpa), e allora a volte ci sentiamo nemici di qualcuno.”

                …accidenti dove l’ho letto questo???

            2. Cara Francesca mi pare tu dimentichi chi è “il Forte, il Prode l’Eroe. Chi il Dio degli Eserciti, di tutte le potenze e troni e potestà… noi certo saremo sconfitti anche e soprattutto pensando che dalle nostre gesta dipenda il Destino della Storia.

              Forse l’Europa sarà in mano ai Mussulmani (non faccio fatica a crederlo), ma questo se Dio lo permetterà, sarà il vaglio il crogiuolo, ma se vuoi anche una (auto)punizione di un’europa che ha rinnegato le sue Radici Cristiani e la sua Fede e l’affidamento a Maria. E a Cristo resterà “un resto”, il più piccolo dei popoli, com’era il popolo di Israele che però con Dio a vinto le sette Nazioni e conquistato le loro terre.

              Ma forse questo è penso (spero) il senso del tuo NON PREVALEBUNT!!! finale.

    1. Francesca, con questo io chiudo, anche perché la mia idea l’ho già illustrata al meglio.
      Nel mio commento più lungo dicevo che l’importante è non disubbidire al Papa, anche se non si converge con lui e col Magistero.
      San Francesco e Martin Lutero rimproveravano alla Chiesa dei loro rispettivi tempi lo stesso peccato.
      Soltanto che lo hanno fatto in modo diverso: Francesco ha dato l’esempio, pur restando nella Chiesa, nell’obbedienza; Lutero è diventato scismatico, ha creato un’altra chiesa.
      S.Francesco per l’indulgenza della Porziuncola del 2 agosto è stato obbligato da Cristo a richiedere il permesso al Papa.
      Lui che aveva visto e parlato con Cristo doveva sottomettersi comunque alla decisione del suo vicario…
      Chi siamo noi per condannare una persona che nonostante le sue idee è stato promosso cardinale della più grande diocesi mondiale?

      Prudenza per il Papa, dicevi, ma prudenza anche per noi, anche perchè il famoso “ammonire i peccatori” si intende mentre sono in vita, non quando sono già passati a miglior vita.
      Ammonire i peccatori vuol dire: parlare a lui di persona e dirgli :”Guarda che stai sbagliando”, non parlare di lui a tutti meno che a lui, criticando lui.
      Ammonire i peccatori è inteso sempre nell’amore fraterno che spera nella redenzione dell’ammonito.

      Alla prossima 🙂

  49. io credo che il punto chiave, e per questo complicatissimo, sia distinguere il giudizio sulla persona, che non va mai dato e il giudizio sulle azioni e sulle conseguenze: se sta scritto “non giudicare” sta anche scritto “dai loro frutti li riconoscerete”.
    Personalmente credo che sia lecito esprimere un parere, o giudizio che dir si voglia, sulle opere, sulla pastorale, e sul lascito, sulle persone che hanno fatto del martinismo il loro modo di essere Chiesa.
    E sia lecito esprimerlo adesso, che i grandi giornali e media stanno cavalcando l’onda (come ad esempio con la summenzionata intervista testamento) e influenzo sulle opinioni. Nel mentre, ma questo nel chiuso della propria stanza (non sappia la destra quello che fa la sinistra, senza sfigurarsi il viso) pregare come per ogni altro defunto caro al quale si deve rispetto.
    E ragionare citando fatti, mantenendo sempre un decoro pacato e onesto.
    Non vedo nessun bisogno di silenzio mentre tutti intorno strepitano e si accaparrano delle idee per manipolare la realtà (già questo dovrebbe far riflettere, che sia possibile usare contro non la Chiesa, ma i fondamenti del cattolicesimo le parole e le azioni di un cardinale. Non mi risulta sia stato possibile con Padre Pio, Madre Teresa, JoséMaria Escrivà, don Giussani per citarene solo alcuni, ma neanche Ignazio di Loyola).
    E ragionare e indirizzare aiuta coloro che sono nel dubbio, che sono fragile, che cercano di capire. Perché non vadano persi.
    Indubbio che nella vita di un uomo così in vista ci siano state azioni che hanno lasciato il segno in ogni direzione, e sono convinto tutte con l’intento di fare il bene (ci mancherebbe la cattiva fede) ma ognuno di noi sperimenta che l’intenzione del bene non coincide per forza con la sua realizzazione (vi uccideranno convinti di rendere gloria a Dio…). Ognuno di noi vede con miopia tutta quelle che l’hanno colpito di più. A me quelle che hanno spostato la chiesa a sinistra (eh sì, politicamente è stato così, è una evidenza oggettiva) e che hanno vistosamente drenato la fede dei milanesi, e basta venire a Milano nelle parrocchie per rendersene conto.
    Altri vedo che scrivono che hanno attinto cose positive: bene, sono contento per loro.
    Non sto cercando sadicamente il male, mi limito a far notare ciò che non mi piace del marinismo non di Carlo Maria Martini.
    Qualcuno scrive è il pastore dato dallo Spirito Santo: chiedo, anche i preti che si sono macchiati dell’orrendo crimine di pedofilia sono stati mandati lì dallo SS? O lo Spirito vale solo per i cardinali? Dio trae il bene da tutto, ma non è responsabile delle libere scelte degli uomini? I vescovi messi lì nel tempo dai potenti sono anche loro addebitabili allo SS? O alle libere scelte degli uomini a scapito dello SS?
    Ieri sera ho preso parte ad una messa in parrocchia in suffragio per il cardinale, e continuerò a pregare per lui nella convinzione che si tratti come si dice di preghiere di andata e ritorno: cioè invece che suffragi, intercessioni.
    Ma ciò non toglie che il mio personale giudizio sulla sua azione come pastore sia di fatto insoddisfatto, negativo.

    1. @Paolo, per quel che conta sottoscrivo appieno il tuo commento e assolutamente in linea di principio (senza voler cioè riferirmi qui al Cardinal Martini o altri)

  50. Martina

    Il Papa, il cardinal Ruini, il cardinale Scola hanno definito Carlo M. Martini come un grande cristiano, figlio della Chiesa e servitore del Vangelo, pur sottolineando (Ruini) delle divergenze. Ho l’impressione che (tra i commentatori di) questo blog ci siano troppe persone che vogliono essere più papiste del Papa, senza carità e, in definitiva, convinte come sono di essere dalla parte della verità, senza verità.

            1. JoeTurner

              se mi posso permettere visto che lo conosco da un po’ oggi Alvise non si è neanche affacciato al blog altrimenti non avrebbe resistito

  51. @Costanza io invece non credo sia la strada migliore “cercare una spiritualità che più ci somiglia, avvicinarsi, che so, ai neocatecumenali o all’Opus Dei”… ecc.

    Credo bisogna chiedere a Dio di donarci la strada il cammino, come anche il marito o la moglie o il padre spirituale buono per noi, che guarda caso (lo dico per esperienza personale e di molti che conosco molto bene) spesso non è chi più ci somiglia e neppure chi forse avremo scelto.
    Credo si “rischioso” (senza farla tragica, ma per capirci) scegliere basandoci sul nostri sentimenti, umori, empatie o simpatie… affidiamo tutto a Lui, per noi chiediamo solo il discernimento di capire come, dove, quando ci chiama a cosa.

    Insomma qual’è la Sua Volontà.

    1. giuly

      Ciao Bariom! forse Costanza intendeva dire che ciascuno di noi ha un temperamento e quando incontra la fede questo incontro avviene in una modalità che risponde alla sensibilità della persona. Dio ci viene incontro con un linguaggio che possiamo capire, non con un idioma sconosciuto che ci lascerebbe indifferenti. Perchè rispetta la nostra libertà e la nostra natura.

      1. @giuly non avevo dubbi dicesse questo e sono profondamente convinto Dio rispetti le nostre caratteristiche e sensibilità.

        La questione era: chi conosce realmente sino in fondo chi siamo? Dio solo, non noi stessi.
        Quindi, se non ci conosciamo (io almeno non mi conoscevo per quello che veramente sono…), in base a cosa cercare ciò che veramente è buono per noi e ci può sanare?

        Il rischio, ma dico il rischio, non che sia matematico, è di fare come il malato che cerca il medico che alla fine gli dà la cura che lui (il malato) a deciso buona per lui.

        Poi non dico di stare a casa ad aspettare l’Arcangelo Gabriele o che ci suonino al campanelllo 🙂
        Non so se ho chiarito…

        Il discorso poi partiva (se non ricordo male nelle ridda di commenti di questo post) dall’andare ad esempio a cercasi il parroco “giusto”, se il nostro non ci aggrada. E com la mettiamo se il ns Vescovo ci manda un altro parroco? Il discernimento è del Vescovo e (si presume dello Spirito Santo), quindi quello che “arriva” è buono per noi, o no?

        Che poi, diciamoci la verità succede che il parroco c’è andato bene per anni, poi usa un tono sbagliato o è sgarbato con noi (sempre uomo e peccatore è) e noi… emigriamo!

        Ma questo è un altro discorso 🙂

  52. Ho apprezzato anch’io il tuo articolo, Costanza. Sono per i ponti, e non per le divisioni (dove mi sembra ci sia sempre puzza di diavolo…). Pur tenendo naturalmente conto dei necessari distinguo. Ieri ero al funerale celebrato da Scola, ed ho apprezzato molto il suo riferimento alla pluriformità dei temperamenti e delle sensibilità (come dicevi tu): anche io sono stata affascinata da una sensibilità diversa da quella di Martini (di cui ho solo letto un libro), ma se la sua ha consentito di avvicinare qualcuno in più alla Chiesa e a Cristo, ben venga. Per questo ho pregato ieri, e per questo continuerò a farlo (tra giornalisti che aspirano a creare scandali; a cercare una giustificazione alla loro mentalità “laica”; o forse, più probabilmente, ancora ben lontani da capire la Chiesa e la sua grandezza…)

  53. emanuele

    Sono molto rattristato dalla lettura di certe frasi, talvolta irrispettose. Allora voglio lasciare la parola ad un altro Cardinale e studioso, al di sopra di ogni sospetto di “partigianeria”; Il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita e tra i massimi esperti di bioetica della Chiesa, che, sul CdS SPIEGA: « la scelta di Carlo Maria Martini e la sua morte sono avvenute secondo i precetti e i canoni dell’etica cattolica.
    Io e altri, se ci trovassimo nella stessa condizione, dovremmo fare come lui».
    «Ho la massima stima e venerazione per il cardinale Martini, il suo servizio alla Chiesa e la sua esemplarità di vita.
    E mi sembra pretestuoso e irrispettoso eccepire qualcosa intorno alla ùsua morte»

    appunto

  54. Caro don Fabio, apprezzo anch’io l’atteggiamento di Costanza, ma per fortuna questo è un suo esprimere una compiuta spiritualità femminile. Richiamiandoci all’umiltà ed obbedienza. Non esaurisce il ruolo del cristiano, anche laico. Ce ne mostra un lato importante, ma non l’unico.
    Ho, da maschio, il dono dello spirito critico. L’ho sviluppato negli anni. Devo smettere di usarlo? O scappo su di un monte, oppure soffro terribilmente a non esprimere quella che mi appare come una verità solare, evidente. Che cioè Martini fosse un cattivo maestro, che il suo parlare non fosse più cattolico.
    Non posso convincermi che le foglie non sono verdi, allo scopo di non creare divisione e scandalo. Questa non sarebbe cristiana obbedienza, ma violenza, autoannientamento. Magari lei dirà che vaneggio, e mi sembra di vedere cose che non esistono. Ma allora è su questo piano, discutendo i contenuti, che ci si deve muovere; non chiudendo il discorso in nome dell’intoccabilità della figura di Martini. Se ho torto, mi spieghi dove sbaglio. Mi spieghi perchè dare ragione ad un cardinale che dice che bisogna ripensare la morale sessuale della Chiesa o l’insegnamento contro l’eutanasia.

    Il papa ha espresso parole di circostanza. E’ un pastore, non deve dividere, deve correggere solo quando strettamente necessario.
    Ma la comunicazione cambia, oggi fa più scandalo chi nasconde i contrasti, che chi mette in discussione personaggi altolocati.
    Non credo perciò che tra 50 anni i papi potranno concedersi il lusso di essere altrettanto concilianti.

    Altrimenti, a doverci appiattire sulle parole ufficiali, dovremmo dire che la “Chiesa del silenzio”, tutti i dissidenti ed i perseguitati da decenni di comunismo, avevano torto a lamentarsi perchè la politica del cardinale Casaroli evitava la critica e lo scontro col blocco comunista, e nemmeno il Concilio fece menzione del fenomeno più eclatante del momento, che tanto male faceva alla Chiesa ed al mondo.
    Del resto, tanti laici, all’epoca dell’unità d’Italia, rinfacciarono ai prelati di essere troppo teneri con quei rivoluzionari che avevano colto a complottare contro il papato.
    Riconosciamolo, il ruolo dei prelati non è e non deve essere quello di essere non criticabili per evitare lo scandalo.
    Il loro ruolo è, forse, anche quello di essere meno duri e risoluti, perchè esprimono mansuetudine. Col “difetto”, però, di non punire e redarguire abbastanza. Non si può avere tutto.
    Ma guai allora a rinunciare all’identità per non scomodare altri con la critica. Ci sta pure, ci vuole, chi reagisce.

    Ecco, non dubito che lei abbia potuto trovare buone parole da parte di Martini. Ma non basta. Un cardinale, nientemeno, non può essere uno che dice “anche delle cose buone”; ma uno che non ne dice di manifestamente cattive, mescolate alle buone.

    Conosco cattolici provvisori che considerano gli ultimi due papi una vera disgrazia, e Martini un luminoso profeta.
    Non si rendono conto che la loro fede non potrà durare una generazione, su queste premesse.
    Ma Martini, il loro “campione”, è stato forse una vittima, a vita, di fraintendimenti clamorosi mai corretti e dissipati?
    Non scherziamo.
    In questi giorni molti, troppi disquisiscono su cosa Martini avesse voluto veramente intendere in questa o quella circostanza. Ma non è questa forse una clamorosa sconfitta, una incapacità di comunicare da parte di chi avrebbe dovuto essere prima di ogni altra cosa un comunicatore? E non nasce forse dal goffo tentativo di coprire lo scandalo di parole dure contro non solo la Chiesa, ma la sua dottrina?
    Parole vaghe, reinterpretabili, per non compromettersi troppo. Non certo un “Sì, sì! No, no!”…
    Ma, al fondo, con una interpretazione naturale, in perfetta sintonia con una pubblicistica che spara a palle incatenate contro la Chiesa da anni.
    E allora, se per anni porti munizioni al nemico, che ti considera un suo eroe, o ci sei, o ci fai.

    Basta leggere la sua ultima intervista. Una sorta di testamento, dove il tema è lanciare nel futuro l’appello a fare quelle rivoluzioni che ancora non sono state compiute, nella Chiesa fatta di regole sorpassate. Con particolari accenti sul dare l’iniziativa al sentire individuale, alla Parola di Dio come qualcosa di semplice da capire, ma individualmente, non attraverso la guida della Chiesa: mentalità protestante.

  55. Jennar

    L’articolo di Costanza è bello, ma l’espressione (cito a memoria) “della stima dei non credenti non me ne può fregar di meno” non è giusta. Io sono non credente, ma non mi sognerei mai di dire una cosa del genere dei cattolici. Molti non credenti lo fanno, è vero, dicendo della Chiesa anche cosa ben peggiori, ma a mio parere vanno considerati portatori di un laicismo ottuso e intollerante.

    1. i non credenti che mettono (o meno) il bollino di approvazione sui nostri cardinali non mi interessano. I nostri pastori sono rappresentanti di un Dio in cui loro non credono, e quindi i non credenti possono ovviamente esprimersi, ci mancherebbe, ma il loro parere non mi interessa. Non hanno gli elementi. Se Dio non esiste cambia tutto.
      Loro come persone invece mi interessano, è chiaro. La salvezza della loro anima mi interessa. Ma non il loro giudizio sulle gerarchie ecclesiastiche. Possiamo farci dire da Scalfari quale cardinale è “bravo” e quale no?

  56. Martina

    Tutta la Chiesa, dal Papa fino all’ultimo dei fedeli, si è stretta intorno al suo grande pastore ambrosiano. Perché dobbiamo sentire delle voci stonate di critica? Basta!

  57. annarita

    Non penso sia questione di mettere bollini, il giudizio lo lasciamo alla Chiesa che un giorno ci spiegherà perchè certi ministri odierni parlano così diversamente da quelli pre Concilio, sarà la Chiesa che ci dirà un giorno se tali ministri erano da condannare o no, se certe affermazioni, tipo la libertà religiosa erano ortodosse od eretiche, non sta certamente a me, per fortuna. Ma il buon Dio mi ha dato la vista, l’udito e una certa intelligenza (almeno superiore a quella del Macaco), mi ha dato pure un buon catechismo e pertanto qualche conoscenza su ciò che è cattolico e ciò che non lo è, pertanto ritengo che se non si vuol essere struzzi o far parte del club delle tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo), ciò che ci pare sviare le anime dalla Verità va denunciato, siamo o non siamo apostoli? Certo il rispetto per l’autorità ci impone sempre la prudenza, ma quando l’errore è palese e da scandalo dovremmo tacere? Per quale strana concezione di obbedienza? Prima di tutto bisogna obbedire a Dio e se i ministri ci dicono cose contrarie al Magistero della Chiesa e alla rivelazione, mi dispiace ma è mio dovere oppormi, perchè ho un’anima sola da salvare e perchè Gesù mi dice palesemente che devo amare il mio prossimo come me stessa, dunque non posso lasciar perdere, quando il mio prossimo è minaciato nella salvezza.
    Non si giudicano gli uomini, ma gli errori, gli uomini li giudicherà Dio, però davanti all’errore, non posso tacere, nemmeno se fosse un angelo a dirmi il contrario di quello che la Chiesa ha sempre insegnato e che certi uomini di Chiesa oggi omettono o cambiano letteralmente.
    Perchè devo essere io a cercare con la lanterna uno sperduto santo parroco e non devono essere invece tutti i parroci a diventare santi e dotti, visto che in fondo hanno scelto la vocazione sacerdotale?
    Non credo che la soluzione sia cambiare parrocchia ogni due mesi per fuggire a certe corbellerie.
    Lo so siamo cresciuti a nutella e liberalismo e ci è difficile essere esenti dagli effetti di questo spirito non cattolico che aleggia ovunque e pertanto ci è difficile concepire che un giorno ormai lontano i Papi condannassero (vi ricordate il Sillabo di Pio IX?) la libertà religiosa. Oggi siamo impregnati di spirito falsamente umanista, slogan entrato nella Chiesa è: I diritti dell’uomo, poi ci si dimentica dell’unico vero diritto che ha ogni uomo, non è quello di abortire, di suicidarsi, di seguire una qualsiasi religione falsa, di avere del pane da mangiare…etc…etc, ma è quello di conoscere, amare, servire Dio, per poi goderlo nell’eternità, bene questo è l’unico diritto di cui ci privano oggi, tra menzogne, tra buonismo, tra liberalismo, ci portano nella strada larga, quella lastricata di buone intenzioni e tanti diritti, che poi finisce dove? Dove ci si scotta per bene, noi che preferivamo la tiepidezza.

  58. annarita

    Ah! dimenticavo, l’obbedienza si deve all’autorità, non all’abuso di autorità e purtroppo oggi non pochi vescovi fanno tale abuso, ad esempio non concedendo la libertà di dire la Messa di S.Pio V liberamente o obbligando i seminaristi ad avere maestri eretici e cattivi libri, e spesso impedendo persino il rosario. Non solo in questi casi si ha il diritto di disobbedire, ma se ne ha proprio il dovere, perchè si è tenuti a fare il bene e non il male.

  59. Franco

    Non ho mai pensato di esprimermi pubblicamente sul card. Martini anche sulla base del pricipio per cui l’immagine del proprio superiore, religioso o laico che sia, non va intaccata se non in casi di gravità estrema. Tuttavia la mia posizione era di PERPLESSITA’: un gran signore, un fine letterato, un uomo buono, ma dal suo magistero non mi sembra di aver ricevuto propriamente quello che speravo di avere. Non mi dispiaceva e non mi dispiace affatto che un alto prelato dia voce al disagio dei fedeli su alcuni punti di morale e di dottrina che effettivamente mettono in crisi: che so io, il no ai contraccettivi anche nei casi di disagio sociale estremo, a un nuovo matrimonio per il coniuge abbandonato senza sua colpa, all’eutanasia sempre e comunque, il discorso sull’eternità delle pene infernali… Punti di fronte ai quali è difficile rispondere in modo soddisfacente tanto ai non credenti quanto alla propria voce interiore, che richiede convinzione profonda, per la quale non bastano slogan e formulette stereotipate. Non chiedo nemmeno che la dottrina espressa dall’autorità sia annacquata o dismessa; semplicemente vorrei essere aiutato a capire per quanto è possibile: che mi si suggeriscano le “categorie mentali” e le conoscenze grazie alle quali è possibile costuituire dei “ponti” tra i concetti e i precetti “irreformabili” e le categorie della mentalità odierna, che sono ben diverse. Un esempio fra tutti: il no al sacerdozio femminile. Intuitivamente SENTO che è giusto così ( non mi va nemmeno di vedere le “chierichette” con i capelli lunghi e… lussureggianti, ricordando il clima compunto di un tempo, con le donne a capo velato ), ma avrei bisogno di una teologia – fiosofia cristiana sulla differenziazione di compiti fra i due sessi che vada oltre il blando e il generico di cui c’è un grande scialo. Altro problema: quello dell'”aggancio all’oggettivo” della “predicazione sui valori”. Troppo spesso ci si dimentica che i “valori” si reggono sui fatti. Per “sentire” la sublimità della figura di Gesù e del suo insegnamento non ci vuole molto: basta aprire i Vangeli, a partire dal Discorso della montagna; però le persone come me sentono l’esigenza di trovare gli argomenti necessari per convincersi e convincere che la sua divinità non è un’elaborazione tardiva del II secolo, che i ( meravigliosi ) vangeli dell’infanzia non sono solo una favola, che i dogmi mariani non sono soltanto una ripresa della mitologia pagana sulla “Magna Mater”, che i miracoli non sono un’illusione… Conosco un prelato ancora vivente che saputo dare questo tipo di aiuto: il card. Giacomo Biffi, che unisce una grande preparazione teologica a un tratto simpaticissimo da prete di oratorio; conosco un illustre prelato del passato, il card. Siri di Genova, considerato il non plus ultra del conservatorismo e dell’autoritarismo, ma che in realtà aveva una cultura apologetica eccezionalmente vasta e nitida. In questa direzione posso fare i nomi dei laici Vittorio Messori con il suo “Ingagine su Gesù” e dello stesso Antonio Socci che con i recenti “Inchiesta su Gesù” e “La guerra contro Gesù” ha divulgato ( ad alto livello ) le ricerche di eminenti studiosi che portano a un risultato spettacoloso: retrodatare la composizione dei vangeli a pochissimi anni dopo la morte del Salvatore, dunque a convalidarne l’attendibilità storica e la solidità come base per la dogmatica.
    Non penso di chiedere troppo: l’arcivescovo di una diocesi da sempre di importanza chiave come Milano deve essere non solo un “pastore” umano e comunicativo, ma anche un grande manager “d’assalto” e un teologo-apologeta di qualità. Così furono san’Ambrogio e san Carlo; ed è da ricordare che gli ostacoli intellettuali che trattenevano il giovane Agostino, già manicheo, dalla conversione al Cattolicesimo ( incentrati sul problema del male ) cominciarono a essere rimossi grazie all’incontro con sant’Ambrogio. A me non basta l’invito a dare una pacca sulla spalla a un buddista ( è talmente ovvio… ); occorre una spiegazione perchè Gesù Cristo e non Buddha ha aperto l’unica, inderogabile via di salvezza. Riprendo una frase di padre Livio Fanzaga: “Gesù non ha detto “Andate e dialogate”, ma “Andate e predicate”. Personalmente tiro le somme in questo modo: dialgate pure, ma “sappiate rendere conto della speranza che è in voi” – e con ARGOMENTI SOLIDI.

  60. Sono di Milano, ho quaranta anni, ho seguito Martini attraverso i suoi scritti e le sue proposte, ma non dite che era fuori dalla Chiesa e non lasciate intendere questo. I frutti dell’albero saranno buoni così come qualcuno sarà bacato, ma non mi sembra che le mele di uno stesso albero siano comunque tutte perfette. Credo invece nella Chiesa e nel Papa che di questa Chiesa ne è la pietra su cui si fonda la chiesa stessa, e non mi sembra che abbia scritto o detto male dell’operato di Martini. Certo, alcuni suoi pensieri erano particolarmente progressisti, ma non credo (anzi ne sono certo) che abbia mai mancato nell’obbedienza alla Chiesa. Anch’io esprimo spesso opinioni al limite, ma poi resto nei binari che il Papa e la Chiesa stessa impongono. Obbedisco. Tutto quello che i giornali hanno scritto in questi giorni mi sembra strumentale e a questi ricatti giornalistici non ci sto. E poi spesso mi trovo a parlare con chi (all’interno della Chiesa – movimenti all’interno della Chiesa) ha avuto vita dura con il cardinale Martini, e sono questi che oggi mettono in dubbio la sua pastorale. Io personalmente non me la sento. E anzi prego per lui. E per gli stessi movimenti religiosi.
    E per Costanza che con questo blog ci aiuta e ci conforta.

  61. Silvia

    Segnalo questo articolo…..dal blog di Sandro Magister “Settimo cielo”……

    Papa Benedetto, la “sporca latrina” e “l’Israele diventato universale”

    Domenica 2 settembre, proprio mentre faceva il giro del mondo il “testamento spirituale” del cardinale Carlo Maria Martini, cioè la sua ultima intervista pubblicata post mortem di critica alla Chiesa “rimasta indietro di 200 anni”, anche Benedetto XVI ha preso di petto la questione della crisi della Chiesa, nell’omelia dettata a Castel Gandolfo ai suoi ex allievi di teologia riuniti nell’annuale seminario del Ratzinger Schülerkreis.
    “Anche nella Chiesa – ha detto il papa – elementi umani si aggiungono e conducono o alla presunzione, al cosiddetto trionfalismo che vanta se stesso invece di dare la lode a Dio, o al vincolo, che bisogna togliere, spezzare e schiacciare. Che dobbiamo fare? Che dobbiamo dire? Penso che ci troviamo proprio in questa fase, in cui vediamo nella Chiesa solo ciò che è fatto da se stessi, e ci viene guastata la gioia della fede; che non crediamo più e non osiamo più dire: egli, Dio, ci ha indicato chi è la verità, che cos’è la verità, ci ha mostrato che cos’è l`uomo, ci ha donato la giustizia della vita retta. Noi siamo preoccupati di lodare solo noi stessi, e temiamo di farci legare da regolamenti che ci ostacolano nella libertà e nella novità della vita”.
    E ancora:
    “L’idea di verità e di intolleranza oggi sono quasi completamente fuse tra di loro, e così non osiamo più credere affatto alla verità o parlare della verità. Sembra essere lontana, sembra qualcosa a cui è meglio non fare ricorso”.
    E più avanti, “circa l’intellettualizzazione della fede e della teologia”:
    “È un mio timore in questo tempo, quando leggo tante cose intelligenti: che diventi un gioco dell’intelletto nel quale ‘ci passiamo la palla’, nel quale tutto è solo un mondo intellettuale che non compenetra e forma la nostra vita, e che quindi non ci introduce nella verità”.
    A ciascuna di queste critiche Benedetto XVI ha dato delle risposte. Che egli ha così condensato al termine dell’omelia, con un’audace citazione dell’amatissimo san Bonaventura:
    “Lasciamoci riempire di nuovo di questa gioia: dov’è un popolo al quale Dio è così vicino come il nostro Dio lo è a noi? Così vicino da essere uno di noi, da toccarmi dal di dentro. Sì, da entrare dentro di me nella santa eucaristia. Un pensiero perfino sconcertante. Su questo processo, san Bonaventura ha utilizzato, una volta, nelle sue preghiere di comunione, una formulazione che scuote, quasi spaventa. Egli dice: mio Signore, come ha potuto venirti in mente di entrare nella sporca latrina del mio corpo? Sì, lui entra dentro la nostra miseria, lo fa con consapevolezza e lo fa per compenetrarci, per pulirci e per rinnovarci, affinché, attraverso di noi, in noi, la verità sia nel mondo e si realizzi la salvezza. Chiediamo al Signore perdono per la nostra indifferenza, per la nostra miseria che ci fa pensare solo a noi stessi, per il nostro egoismo che non cerca la verità, ma che segue la propria abitudine, e che forse spesso fa sembrare il cristianesimo solo come un sistema di abitudini. Chiediamogli che egli entri, con potenza, nelle nostre anime, che si faccia presente in noi e attraverso di noi – e che così la gioia nasca anche in noi: Dio è qui, e mi ama, è la nostra salvezza! Amen”.
    All’inizio di questa stessa omelia, Benedetto XVI ha anche espresso con parole inconsuete il rapporto tra Israele e la Chiesa. Non ha definito la Chiesa “nuovo Israele”, ma “l’Israele che è diventato universale”.
    Ecco il passaggio per esteso:
    “Secondo la nostra fede, la Chiesa è l’Israele che è diventato universale, nel quale tutti diventano, attraverso il Signore, figli di Abramo; l’Israele diventato universale, nel quale persiste il nucleo essenziale della legge, privo delle contingenze del tempo e del popolo. Questo nucleo è semplicemente Cristo stesso, l’amore di Dio per noi ed il nostro amore per lui e per gli uomini. Egli è la Torah vivente, è il dono di Dio per noi, nel quale, ora, riceviamo tutti la saggezza di Dio. Nell’essere uniti con Cristo, nel con-camminare e con-vivere con lui, impariamo noi stessi come essere uomini in modo giusto, riceviamo la saggezza che è verità”.

    1. annarita

      Ho anche sentito dire che si sparge voce che l’antica alleanza non sia mai cessata per dare inizio alla nuova alleanza, eppure fino a Piò XII si predicava questo…..mah! Perplessità. Certo raffigurare Gesù con la Torah che lo bestemmia e bestemmia la sua Santissima Madre, mi rende alquanto perplessa, alquanto e spero che ciò non l’abbia veramente detto il nostro Papa. Che tristezza se fosse vero.

      1. “Certo raffigurare Gesù con la Torah che lo bestemmia e bestemmia la sua Santissima Madre, mi rende alquanto perplessa, alquanto e spero che ciò non l’abbia veramente detto il nostro Papa.” ???

  62. Grazie Silvia per questa bella “summa” e per averla qui riportata.

    Io che spesso mi son sentito e mi sento “latrina” per usare le parole del Santo e che ogni tanto mi chiedo se con il mio smisurato orgoglio di credere d sapere e conoscere, non faccio altro che spargere e spandere il terribile olezzo che solitamente da una latrina promana, rimango ammutolito, ammaliato e “profumato” quando leggo o ascolto le parole del Santo Padre (così come quelle del Suo Predecessore durante il cui Pontificato sono ri-nato alla Fede).

    Scienza, Sapienza, Misericordia, Amore, Vita e Verità le accompagnano… e così finalmente taccio. Tacciono i miei demoni come la mia superbia con le sue vanità.

    Sarò un romantico, sarò un povero sciocco, ma oltre ad avere Cristo che si abbassa e non ha schifo del mio fetore, sino a venire a me con Suo Corpo e con Lui la Santissima Trinità, ho questa Chiesa, Maria Nostra Madre e questo Papa e con il cuore che mi si stringe mi domando: “perché proprio a me Signore?”

  63. Silvia

    “Sarò un romantico, sarò un povero sciocco, ma oltre ad avere Cristo che si abbassa e non ha schifo del mio fetore, sino a venire a me con Suo Corpo e con Lui la Santissima Trinità, ho questa Chiesa, Maria Nostra Madre e questo Papa”

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