Monastero wi-fi oltre le sbarre

Carissime, carissimi,

abbiamo partecipato alla prima riunione del monastero Wi-Fi, dalle nostre celle (anche se qui le chiamano “stanze di pernottamento”), con le nostre preghiere. Non abbiamo potuto partecipare di persona, ma lo Spirito passa anche attraverso le sbarre, anche quelle delle nostre “stanze di pernottamento”.

Siamo un gruppo di carcerati, condannati all’ergastolo, con fine della pena “mai”. Questo non ci impedisce di partecipare alla vita della Chiesa, e alle sorprese dello Spirito, come questo monastero del tutto particolare.

Siamo venuti a conoscenza di questa iniziativa attraverso il cappellano, e attraverso di lui vi arrivano queste righe.

Ringraziamo il Signore per il suo amore inesauribile e fantasioso, e continuiamo a pregare perché non vengano a mancare monaci e monache che continuino a sostenere il mondo.

I fratelli di un carcere del centro Italia

 

Carissimi confratelli ergastolani, noi del monastero wi-fi cercavamo qualche lettera da cui partire per cominciare a ragionare su quale possa essere il dopo, su come non disperdere quella ventata di Spirito Santo, e la vostra è sicuramente quella che ci ha più commosse. Pensare che ci siano confratelli monaci in carcere è una cosa che ci intenerisce oltre ogni misura, e ci stupisce per la fantasia di Dio, che non abbandona i suoi figli, mai.

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Humanae Vitae: il centuplo quaggiù


Dalla relazione di Costanza Miriano al convegnoHUMANAE VITAE, La verità che risplende” del 9 giugno 2018 a Brescia 

Altro che rivedere l’Humanae Vitae. Altro che mitigare i no. Altro che venire incontro alle esigenze del mondo. Io credo che sia arrivato il tempo di una sorta di vendetta dell’enciclica di Paolo VI. Cinquanta anni fa gli ci era voluto un gran coraggio per promulgarla, erano gli anni della liberazione sessuale, della diffusione della contraccezione di massa, dell’utero è mio e me lo gestisco io. Erano gli anni in cui ci siamo bevuti tutte le bugie e le promesse di chissà quale felicità. Oggi quelle promesse mostrano tutto il loro misero fallimento. Non siamo affatto più felici.

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Che grazia per un sacerdote essere innamorato di una donna

Articolo tratto da TEMPI

di padre Aldo Trento

Carmen scrive:

Più di un paio di anni fa incontrai un uomo speciale: bellissimo, brillante, divertente e fedele a Cristo. Col passare dei mesi diventammo sempre più intimi, eppure lui non si decideva ad uscire allo scoperto. Una sera ricevetti una telefonata, nella quale questo ragazzo (che chiamerò Giovanni) mi aprì il suo cuore dicendo che si era sì innamorato di me, ma che stava affrontando un serio discernimento con la propria guida spirituale perché pensava che il Signore lo stesse chiamando al sacerdozio. Gli dissi che questa notizia mi faceva molto male, ma che non potevo non essere felice se il progetto di Dio per lui era davvero questo. Gli chiesi di interrompere ogni tipo di rapporto fra noi, perché ci eravamo legati già troppo, e sarebbe stato doloroso rinunciare a lui.

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Quel matrimonio che ci salva dal vuoto

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di Costanza Miriano

Sono giorni, mesi ormai, che leggo di possibili interpretazioni di Amoris Laetitia, e che provo sollievo per non essere un vescovo o un sacerdote, chiamato a misurarsi concretamente con quel testo, come ha provato a fare per ultimo il cardinal Coccopalmerio, pubblicando un libretto sul controverso capitolo VIII. Non mi aggiungerò io, che non ho nessun titolo per commentare le parole del Papa. Però, questo posso dirlo, a me sembra che quasi mai le discussioni che ho letto sul tema centrino il punto, il cuore vero della questione. Ecco due o tre cose che ho capito del matrimonio, e che secondo me si stanno dimenticando nel dibattito.

Il matrimonio in Cristo assomiglia solo esteriormente al vincolo umano, eventualmente anche legale, tra un uomo e una donna. Per noi il matrimonio non è un’istituzione, né un valore, ma una vocazione, cioè una via per la santità. Il matrimonio cristiano ha sì una base umana – l’attrazione tra i due sessi, la necessità di dare stabilità affettiva ed economica agli eventuali figli – ma la somiglianza è solo pallida. Il matrimonio cristiano è fatto di una sostanza diversa. È un mistero grande, come lo definisce san Paolo, figura del matrimonio tra Cristo e la Chiesa, cioè fra Gesù e noi. Potrebbe mai Cristo divorziare da noi? Chi ci separerà? Quando chiedono a Gesù, se c’è la possibilità di ripudio, cioè di divorzio, e lui esclude in ogni caso, senza nessuna eccezione, i discepoli esclamano:  «Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». Egli rispose loro: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Continua a leggere “Quel matrimonio che ci salva dal vuoto”

Parlate ai ragazzi di cose grandi

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di Costanza Miriano

È cominciata la preparazione al prossimo Sinodo dei vescovi (ottobre 2018), che sarà sul tema dei giovani e del discernimento vocazionale. Ho letto il documento preparatorio, ho letto la lettera del Papa, ho assistito alla conferenza stampa di presentazione, ma più che in qualità di giornalista vorrei dire qualche cosa ai nostri pastori in qualità di mamma di giovani, e anche da ex giovane che ha fatto, pur se a tentoni, il suo cammino di discernimento vocazionale, con catechismo, corsi e direttori spirituali.

Ho notato nel documento, e nel questionario lanciato (che presto sarà online) un grande e sincero desiderio di ascoltare i giovani, di capire cosa è nel loro cuore. Mi è sembrato di cogliere un tentativo di entrare in sintonia, di ascoltare, di seguire. È bello, davvero, ma c’è un rischio. Non penso che ci sia tanto bisogno di ascoltare, se inteso come tentativo di inseguire i giovani sul loro terreno, perché lì saremo sempre perdenti, saremo ridicoli se proveremo a parlare la loro lingua a noi giustamente impenetrabile. Mi sembra invece che manchi una cosa, che è quella che fa funzionare le esperienze vocazionali di cui so.

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Essere spose

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di Costanza Miriano, dal libro QUANDO ERAVAMO FEMMINE

Care le mie piccole donne,

ogni tanto nelle giornate frenetiche che ben conoscete, quando torno dal dentista trascinando di peso Livia nella mia corsa, praticamente buttandomi sotto i tir per attraversare la strada e tentare di entrare nel negozietto del cinese prima della vecchietta cicciona che stara li, me lo sento, almeno sette minuti a scegliere un rocchetto di filo – ≪ma io, signora, devo comprare le ghirlande per il lavoretto della prole e poi fiondarmi a casa, infilare in una borsa tre mutande, lenti a contatto e un po’ di cioccolata e cercare di prendere un treno per Parma, quindi mi perdonerà cara se la ribalto con una gomitata ≫. Continua a leggere “Essere spose”

Perché la CEI alla marcia dei radicali?

17-04-012

di Costanza Miriano

Non è rabbia, non è delusione. È un dolore lancinante, quello che provo, nel leggere che la CEI dà la sua convinta adesione alla marcia per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà intitolata a Marco Pannella e Papa Francesco organizzata per il 6 novembre a Roma dal Partito Radicale Transnazionale Nonviolento e Transpartito in occasione del Giubileo dei carcerati. È un dolore perché amo di un amore filiale la Chiesa, sposa di Cristo, la amo come la mia vera famiglia, le sono riconoscente e le devo tutto, cioè il battesimo, i sacramenti che solo attraverso le sue mani ricevo, il catechismo, cioè la verità su me stessa. Ma che sta succedendo? I nostri pastori? I nostri padri nella fede? Quelli che hanno il dovere di confermarci? Quelli che hanno il compito altissimo di annunciare Gesù Cristo crocifisso e risorto agli uomini? Perché marciano con il partito che più di tutti ha contribuito con le sue battaglie di morte a cambiare la mentalità profonda dell’uomo contemporaneo, sempre più lontano da Dio? Il compito della Chiesa è prima di tutto annunciare, con amore, all’uomo la verità su se stesso, non difendere i diritti umani: se non partono da Dio i diritti umani sono opinabili, relativi. Perché un carcerato, che sia colpevole o innocente, va difeso (e io dico che va difeso!) e un bambino, sicuramente innocente, nella pancia della mamma, no? Lo sanno, i radicali, che il Giubileo annuncia la remissione delle colpe per la salvezza eterna, e non il miglioramento della qualità della vita nelle carceri? Che c’entrano con il Giubileo persone, rispettabilissime, che non credono però nella vita eterna? Continua a leggere “Perché la CEI alla marcia dei radicali?”