“Questa ‘inattesa’ resistenza fisica di Alfie alla pretesa insufficienza respiratoria letale dei medici rappresenta una ‘falsificazione’ – in termini popperiani – della tesi della completa perdita di funzionalità del sistema nervoso centrale. Le funzioni troncoencefaliche del bambino risultano infatti ancora sufficientemente integre da consentirgli una respirazione autonoma, anche se non è possibile prevedere per quanto questa potrà continuare in assenza di un supplemento di ossigeno. Anche il suo cuore continua a battere, a testimonianza dell’assenza di una compromissione sostanziale del miocardio”.
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La battaglia culturale e l’azione silenziosa
di Costanza Miriano
Per me Gaudete et exsultate è bellissima, è incoraggiante ed entusiasmante, è piena di spunti, densa ma semplice, un programma di vita impegnativo eppure allettante, insomma una misura alta della vita cristiana che mi fa venire voglia di mettercela tutta. Ci sono dei passaggi addirittura commoventi, e altri che mi hanno stupito per come traducono in parole cose che penso e che non mi ero mai chiarita. Ovviamente su pressoché tutti i punti devo lavorare, pur essendo preparatissima sulla teoria.
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Contemplando un pezzetto di cielo
di Mario Barbieri
Ieri ho avuto l’occasione di visitare un malato, una persona malata e allo stadio “terminale” a meno di un miracolo… ma non una persona, un malato qualunque (anche se un malato non è mai “qualunque”), bensì il padre di un amico fraterno, certamente un Fratello nella Fede, che conosco da più di trent’anni.
“Per tutti”
di Federico Robbe
Se c’è un tema che va di traverso alla società di oggi, e con cui fa una fatica tremenda a fare i conti, è la vecchiaia. Guai a non essere rapidi, efficienti e produttivi, sentiamo dire da ogni parte. Ma allora qual è il posto degli anziani?
Una volta papa Francesco, parlando della “cultura dello scarto”, ha ripreso una gran frase di Benedetto XVI: “La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica da come gli anziani vengono trattati”. Continua a leggere ““Per tutti””
Card. Sgreccia: i 10 punti critici sul caso del piccolo Charlie Gard
di Elio Sgreccia Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita
In queste ore drammatiche, assistiamo, dolenti ed impotenti, agli sviluppi ultimi e agli esiziali contorni che sta assumendo la vicenda del piccolo Charlie Gard, il neonato inglese di 10 mesi affetto da Sindrome dell’encefalomiopatia mitocondriale ad esordio infantile, il quale, sulla base di distinte statuizioni giudiziarie emesse da tre differenti Corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, dovrebbe essere accompagnato alla morte per mezzo del distacco dalla macchina che ne assicura la ventilazione meccanica e della contestuale interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali, non prima di avergli procurato uno stato di sedazione profonda.
Nei differenti gradi di giudizio, le Corti inglesi hanno ribadito che il processo di decadimento generale delle condizioni cliniche di Charlie e, con esso, il deterioramento progressivo ed inarrestabile della funzionalità degli organi che presiedono alle funzioni vitali, primi tra tutti quelli respiratori, inducono a credere che qualsiasi decisione relativa ad ulteriori azioni che prolungassero simili condizioni di vita, sarebbe da giudicare illegittima, dacché non assunta nell’effettivo, migliore interesse del piccolo, ma piuttosto volta ad aumentare, nel tempo e nell’intensità, il dolore e le sofferenze dello stesso. Quello che più sorprende è che la stessa idea di sottoporre Charlie ad un protocollo sperimentale di terapie nucleosidiche che si sta mettendo a punto negli Stati Uniti, proposta a più riprese avanzata dai genitori, è stata considerata inattuabile, meglio ancora “futile”, dai consulenti medici interpellati dai giudici, a fronte dell’esigenza, questa sì impellente, di voler dare un’esecuzione immediata e definitiva ai dispositivi unanimi delle sentenze fin qui pronunciate.
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Europa, se perdi Charlie non ti rimane nulla
Caro piccolo Charlie, voglio chiederti scusa. Scusa come occidentale, perché ho sottovalutato il crimine che si stava compiendo nei tuoi confronti nel cuore della nostra Europa. Scusa come giovane, perché nonostante la retorica sulla nostra vivacità non ho speso abbastanza energie per te. Scusa come studente, perché non mi sono documentato abbastanza sul tuo caso. Scusa come cronista, perché non sono riuscito a raccontarti come avrei dovuto. Continua a leggere “Europa, se perdi Charlie non ti rimane nulla”
Servi inutili. Volontarie pro life sull’orlo di una crisi di nervi

di Anonimo
Ore 7.40, agenzia delle entrate. Fuori dall’edificio, tu e una palla di spine che rotola. Dentro, la fila. Però ce l’hai fatta, hai stirato le divise alle 5, hai evitato di litigare con tuo marito occasionalmente reincarnato in un bradipo, hai portato i bambini a scuola prima che sorga il sole e arrivi la bidella, e sei li prima che apra, tu e solo altre 40 persone prima di te.
Devi registrare il contratto di comodato d’uso per la sede del Cav. All’attivo, la settimana precedente, 2 ore nette di coda per sentirsi dire infine che manca un allegato e va tutto rifatto. Era la terza volta che si rinnovava quel contratto: quel cedolino non era mai stato richiesto. Ora sei li, di nuovo, in anticipo: hai tutto, delega, modulo, timbro, certificazioni, fotocopia e originale dei documenti, cedolino inutile, tutto. Non sei tranquilla però. E infatti stavolta non ti vogliono nemmeno dare il numeretto al desk dell’accoglienza: perché non hai pagato i 200 euro canonici.
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Charlie e la speranza
di Eleonora Barberio
Come si fa, mi chiedo, a volere e soprattutto ad imporre la morte di un bambino di 8 mesi affetto da una rarissima malattia genetica (sindrome di deperimento mitocondriale) che porta ad un progressivo indebolimento dei muscoli e a considerarlo “il miglior interesse del paziente”? Come si fa, mi domando, a non rimanere schifati, disgustati ed arrabbiati davanti ad un’ Alta Corte britannica e ad una Corte Suprema che per ben due volte sentenziano, contro la volontà dei genitori, che il bimbo “deve morire con dignità” solo perché ne risulta molto difficile la guarigione o la comparsa di miglioramenti? Come si può, continuo a martellarmi, ad essere un medico e a considerare “non etico tenere in vita il bambino”? Come si può impedire a due genitori di provarle tutte, di combattere fino alla fine, di portare loro figlio negli Stati Uniti per una terapia sperimentale che comunque presenta delle possibilitá di riuscita e che in passato ha visto la guarigione di bambini affetti da patologie simili? Continua a leggere “Charlie e la speranza”
Anche quest’anno alla marcia per la vita
di Costanza Miriano
Anche quest’anno sarò alla marcia per la vita.
Perché sono viva, e questo non era affatto scontato. Sono stata chiamata alla vita, tra le infinite possibilità è successo a me, e ne sono grata a Dio e ai miei genitori che gli hanno detto di sì. Ci sarò perché voglio esprimere la mia gratitudine e dire che se siamo vivi è perché qualcuno ci ha amato.
Perché la vita è una cosa molto seria, visto che è eterna, e cerco di giocarmela seriamente.
Perché la vita dei nostri figli ha benedetto la nostra vita, e di questo miracolo ancora non mi capacito, e continuo a stupirmi (ultimo biglietto della festa della mamma: “mamma ti adoro, ma sei un po’ troppo affettuosa”) e glielo dico ogni volta che li guardo. Va be’, quasi ogni volta, siamo onesti: quando non grugniscono e non seminano rifiuti. Continua a leggere “Anche quest’anno alla marcia per la vita”
“Aborto ed eutanasia false compassioni. I medici cattolici facciano obiezione”
Il discorso di Papa Francesco all’Associazione Medici Cattolici Italiani, del 16 novembre 2014, udienza nell’Aula Paolo VI, in Vaticano.
Non c’è dubbio che, ai nostri giorni, a motivo dei progressi scientifici e tecnici, sono notevolmente aumentate le possibilità di guarigione fisica; e tuttavia, per alcuni aspetti sembra diminuire la capacità di “prendersi cura” della persona, soprattutto quando è sofferente, fragile e indifesa. In effetti, le conquiste della scienza e della medicina possono contribuire al miglioramento della vita umana nella misura in cui non si allontanano dalla radice etica di tali discipline. Per questa ragione, voi medici cattolici vi impegnate a vivere la vostra professione come una missione umana e spirituale, come un vero e proprio apostolato laicale. Continua a leggere ““Aborto ed eutanasia false compassioni. I medici cattolici facciano obiezione””
“Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo”

«Il primo diritto di una persona umana è la sua vita. Essa ha altri beni e alcuni di essi sono più preziosi; ma è quello il bene fondamentale, condizione per tutti gli altri» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 18 novembre 1974, 11). Le cose hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignità, valgono più delle cose e non hanno prezzo. Tante volte, ci troviamo in situazioni dove vediamo che quello che costa di meno è la vita. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa.
Nell’essere umano fragile ciascuno di noi è invitato a riconoscere il volto del Signore, che nella sua carne umana ha sperimentato l’indifferenza e la solitudine a cui spesso condanniamo i più poveri, sia nei Paesi in via di sviluppo, sia nelle società benestanti. Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo, ha il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo. E ogni anziano, e – ho parlato del bambino: andiamo agli anziani, altro punto! E ogni anziano, anche se infermo o alla fine dei suoi giorni, porta in sé il volto di Cristo. Non si possono scartare, come ci propone la “cultura dello scarto”! Non si possono scartare! Continua a leggere ““Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo””
«La mia visione per una cultura della vita». La lettera pro life di Trump

Questo è il breve ma incisivo articolo del neo-eletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump pubblicato sul quotidiano Washington Examiner il 23 gennaio scorso, con il titolo «My vision for a culture of life» e letteralmente ignorato dalla stampa (traduzione di Marco Respinti). Continua a leggere “«La mia visione per una cultura della vita». La lettera pro life di Trump”
Domenica 30 ottobre
di Mario Barbieri
Era metà Ottobre quando il nostro medico curante, dopo aver visitato mia moglie, mi disse: «Posso essere franco con lei…?» «Certo che può, anzi deve!» «Non credo che sua moglie arriverà a Natale…»
E così il giorno tanto temuto, tante volte allontanato dai miei pensieri anche grazie agli andamenti delle cure quando facevano intravedere un miglioramento, ora iniziava ad essere più concreto, terribilmente più vicino… «Vuole che la faccia ricoverare?» «Cambierebbe di molto la situazione, dottore?» «…no, solo la potremmo tenere monitorata. In caso di necessità.» «No grazie, rimane a casa con noi. Lei sicuramente vorrebbe così.»
Passarono ancora un paio di settimane, dopo le quali sentii via via farsi avanti un’urgenza, una necessità non rimandabile: quella di parlare ai nostri tre figli (allora 7, 12 e 14 anni).
Certo loro sapevano che la mamma era malata, una malattia che progrediva da 5 anni e che li aveva accompagnati nel loro crescere, assieme a tutto l’amore che la mamma aveva per loro, ma cosa diversa era entrare in quella verità, una realtà più concreta e certamente più dura, più tangibile. D’altronde la loro madre ed io, abbiamo sempre ritenuto che la verità vada detta, bella o brutta che sia, con tempi e modi adatti, ma non può essere mistificata. Continua a leggere “Domenica 30 ottobre”
Un sì alla vita che sa di prodigio
di Federico Robbe
“O aborto o mostro in pancia” era uno slogan molto in voga nell’estate 1976, due anni prima della legge 194. Il pretesto l’aveva offerto una nube tossica contenente diossina, fuoriuscita da una fabbrica chimica a pochi chilometri da Milano. La città che ha legato il suo nome all’incidente è Seveso: comparvero macchie rossastre sulla pelle dei bambini, arrivò l’esercito a recintare l’area contaminata, centinaia di famiglie dovettero lasciare le proprie case. E poi l’ansia delle donne incinte.
Come bambini soli
di Joseph Ratzinger
Se un bambino si dovesse avventurare da solo nella notte buia attraverso un bosco, avrebbe paura anche se gli si dimostrasse centinaia di volte che non c’è alcun pericolo. Egli non ha paura di qualcosa di determinato, a cui si può dare un nome, ma nel buio sperimenta l’insicurezza, la condizione di orfano, il carattere sinistro dell’esistenza in sé. Solo una voce umana potrebbe consolarlo; solo la mano di una persona cara potrebbe cacciare via come un brutto sogno l’angoscia. C’è un’angoscia – quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini – che non può essere superata mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama. Quest’angoscia infatti non ha un oggetto a cui si possa dare un nome, ma è solo l’espressione terribile della nostra solitudine ultima. Continua a leggere “Come bambini soli”
La questione sociale è diventata questione antropologica
Benedetto XVI – Caritas in veritate –
[…] oggi occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica, nel senso che essa implica il modo stesso non solo di concepire, ma anche di manipolare la vita, sempre più posta dalle biotecnologie nelle mani dell’uomo.
La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l’assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica.
Continua a leggere “La questione sociale è diventata questione antropologica”
La faccia da salvati
di Paolo Pugni
Caro Riccardo,
ti ricordi quando mi incalzavi con le tue domande che mi parevano persino aggressive? Quando insistevi nel chiedermi, e chiederti, come fosse possibile conquistare, non per invasione per attrazione, coloro che più amavamo e più ci sfuggivano?
“Dobbiamo indossare i vestiti della festa”, dicevi prendendomi per il braccio e agitando l’altra mano sulla quale svettava inquietante l’indice teso come una carezza, “e mettere su la faccia da salvati, altrimenti ce ne verrà chiesto conto! Basta con le minacce! Basta con le
maledizioni! Dobbiamo innamorare!”. Continua a leggere “La faccia da salvati”
Una spada per la vita. Riscoprire la virilità cristiana con Fabrice Hadjadj
All’indomani della strage di Parigi, con la Francia ancora sanguinante dopo essere stata colpita al cuore dalla ferocia islamista, Fabrice Hadjadj ha preso la penna alla sua maniera scrivendo per Famille Chrétienne un editoriale dal sapore ignaziano. E lo ha fatto non certo per chiamare a raccolta le potenze telluriche o per schiumare indignazione, ma per mobilitare prima di tutto le potenze dell’anima: memoria, intelletto, volontà. Perché è qui, nelle profondità dello spirito, che allignano i mostri più pericolosi: «Avevamo perduto la guerra», esordisce. «Non parlo di un’assenza di successo. Al contrario, avevamo preso l’abitudine di cullarci nel comfort e nei successi, fintanto che una malattia, un incidente, un fatto di cronaca, un male senza lotta né nemico non ci avessero portati via come un computer impallato, in una insignificanza al di qua dell’assurdo». Continua a leggere “Una spada per la vita. Riscoprire la virilità cristiana con Fabrice Hadjadj”













