“Per tutti”

di autori vari

di Federico Robbe

Se c’è un tema che va di traverso alla società di oggi, e con cui fa una fatica tremenda a fare i conti, è la vecchiaia. Guai a non essere rapidi, efficienti e produttivi, sentiamo dire da ogni parte. Ma allora qual è il posto degli anziani?

Una volta papa Francesco, parlando della “cultura dello scarto”, ha ripreso una gran frase di Benedetto XVI: “La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica da come gli anziani vengono trattati”.

Mi sono reso conto di questo lavorando come segretario di un medico di famiglia. Una professione che ormai ha anche una funzione “sociale”, quella del medico. Ai pazienti non sempre basta avere il farmaco giusto o il nome dello specialista più ferrato in materia. Restano informazioni importantissime, intendiamoci; ma molti pazienti, specialmente quelli più in là con gli anni, sono anche in cerca di una parola di conforto e di un’attenzione che evidentemente da altre parti non ricevono. Ne ho viste decine e decine, di persone così. Anziani che soffrivano per i mille acciacchi e ancor più per i rapporti familiari sfilacciati. Genitori abbandonati dai figli perché considerati solo d’impiccio, troppo fragili per rendersi utili e troppo impegnativi da scarrozzare qua e là per visite ed esami. Quando avvertivo questo disagio, cercavo di entrare in rapporto con loro, sempre in punta di piedi. E sempre ricevendo molto più di quanto riuscissi a dare.

Tra l’altro in quel periodo – piuttosto ballerino dal punto di vista professionale – ho anche lavorato per due settimane alla reception di una casa di riposo. Nulla di impegnativo, per carità: dovevo semplicemente rispondere al telefono, accogliere chi arrivava, scambiare quattro chiacchiere. Stando lì dalla mattina alla sera, mi ha colpito vedere la luce negli occhi di quelli che ogni giorno ricevevano visite. Tutt’altra cosa rispetto a chi era abbandonato e letteralmente parcheggiato nella struttura. E il riverbero di quella luce si notava in tutto: da come si rivolgevano alle infermiere, dallo stupore per una visita, o dalla sorprendente attenzione nei miei confronti (una in particolare pregava per me e la mia famiglia tutti i giorni). Un dono totalmente inaspettato, infatti nel giro di pochi giorni non mi avrebbero più rivisto, e un dono perfino immeritato, se penso alle scarsissime aspettative nel varcare la porta il primo giorno di lavoro. Eppure Dio sa sempre come sorprenderci e come scardinare i nostri pregiudizi. In quel caso lo ha fatto mettendomi davanti degli ultraottantenni lieti. Perfino in una circostanza problematica, talora obbligata da ragioni di tipo medico, come il ricovero in un ospizio.

Sarà per queste esperienze che quando leggo notizie di anziani morti in casa e ritrovati dopo vari mesi mi viene un groppo alla gola. Possibile che nessuno si sia accorto di niente per così tanto tempo? E soprattutto, possibile che nessuno si sia fatto vivo prima? Saranno stati anziani introversi e un po’ chiusi, d’accordo; probabilmente uscivano poco, avevano una famiglia devastata dalle liti, dalle parole di troppo e da quelle non dette. O forse una famiglia non ce l’avevano affatto, però avranno avuto almeno un parente alla lontana, un vicino di casa o un gruppetto di amici storici. Magari due o tre, magari soltanto uno. Invece no, per giorni e giorni, per settimane e mesi, nessuno si è ricordato di loro. E intanto la situazione è precipitata. Tragedie che restano un mistero, per quanto mi riguarda, e che mi provocano una quantità spropositata di domande.

Ma poi ci sono anche tanti testimoni di speranza, come quelli che ho avuto la fortuna di incontrare. O come la nonna di una mia amica, che, quando andava in vacanza, si preoccupava di recuperare l’indirizzo della casa di riposo più vicina. Al suo arrivo le chiedevano: “Lei per chi è qui?”, alludendo ovviamente alla persona ricoverata da avvisare. “Per tutti”, rispondeva, quasi stupita dalla domanda. “Sono qui per tutti”.

9 Responses to ““Per tutti””

  1. Madre Teresa di Calcutta, in visita ad una residenza per anziani in Inghilterra. Era un edificio splendido e dotato di ogni comfort, non mancava di nulla.
    Chiese alla sorella di guardia: “Come mai nessuno sorride? Perche’ non smettono di guardare la porta?” – R:”Succede lo stesso tutti i giorni. Sperano sempre che qualcuno venga a trovarli”.
    La solitudine era un’espressione della loro poverta’, la poverta’ di trovarsi abbandonati dai propri famigliari e dagli amici.
    La poverta’ di non avere nessuno che li va a trovate e’ la poverta’ che sentono di piu’ gli anziani.

  2. salve
    i vecchi, come i bambini, nella società ipertecnologica e (fintamente) progressista, sono un peso, un fastidio, un ingombrante fardello, difatti i vecchi si “gettano” e i bambini o non si fanno proprio o si parcheggiano (proprio come gli anziani negli ospizi) in palestra, a calcio, in piscina, ovunque … e, se va bene, per cena, “quattro salti in padella” che, per molti, è già brace …
    Con la mia famiglia, viviamo nell’entroterra genovese, immersi nel verde; la frazione dove abito è piena di vecchi che ancora curano l’orto e vanno a caccia e di bimbi che giocano a pallone sul piazzale, mangiano ghiaccioli all’anice, rubano la frutta dagli alberi e vanno “al mare” nei laghetti dei ruscelli … che posto reazionario
    saluti
    Piero e famiglia

  3. in questo momento, dopo aver aiutato mia madre nel prendere le sue medicine (è un’impresa non da poco, a causa del suo carattere “rivoluzionario”), mi verrebbe da urlare letteralmente: “W gli ospiziiiiii!!!!!”, poi penso che senza di lei (e del suo caratteraccio) non esisterei… e allora riprendo a “galoppare”… Vivere con una persona anziana è doveroso se è un genitore… ma è anche una fatica non indifferente. Conosco anche anziani stupendi, dolcissimi… a volte vorrei che mia madre fosse una di loro… ma poi va a finire che chiedo al Signore di far diventare me un’anziana stupenda e dolcissima… una che ama e si fa amare da chi c’è accanto… (se ci arrivo… ahahahah!)

  4. Grazie ….Anch’io ho lavora per un bel periodo in una struttura per anziani, ho visto la solitudine di queste persone, pochi parente….so una cosa ….,loro non chiedono molto,… ma una cosa si che loro ci sono ed esistono,e sono persone…

    Non fare agli altri ciò che tu non vorrei che sia fatto a te……tutti invecchiamo…..L’amore e il rispetto non deve mai mancare.

  5. I vecchi come i bambini qualcuno a scritto… Forse, forse è vero che tanti vecchi si ritrovano ad essere come tanti bambini nelle esigenze fisiche e di attenzione, ma il fatto è che mentre per i bambini siamo tutti proiettati verso un futuro che in fondo è un poco il nostro (quando vogliamo vederlo), per i vecchi, il futuro che ci si presenta é specchio di quello che non ci va di vedere: vecchiaia, limiti, sofferenza, solitudine e morte! Così se é comprensibile che un mondo che non ha visione di una vita che va oltre quella terrena, rifiuti questo confronto, per il credente che si considera tale, il passaggio della vecchiaia, divieni “porta stretta” non solo per la propria vita, ma anche per quella dei nostri cari più prossimi.

    • L’anno scorso mi sono recato in visita ad una conoscente (nubile) che, causa inabilita’ temporanea, ha dovuto essere ricoverata temporaneamente in una struttura per anziani ultramoderna dotata pure di una compagnia di animazione per “rallegrare” gli ospiti. La struttura, con ogni servizio integrato tanto da poter rivelaggiare con un hotel di categoria superiore, presentava ospiti dall’aspetto alienato e sofferente che, agli occhi di un visitatore attento, destavano un senso di profonda mestizia. L’ambiente era surreale: benche’ non mancasse di nulla, tuttavia l’angoscia e la tensione che vi regnavano erano palpabili tali da compenetrare l’animo. Gli anziani, seduti e allineati nella sala di ricreazione sulle rispettive sedie in attesa della merenda, quasi non comunicavano tra loro e tenevano il capo reclinato; di primo acchito la sensazione che desto’ in me quell’assembramento umano fu quella di assistere ad un rituale collaudato, qualcosa di cadenzato, di rutinario a cui sarebbe seguito qualcosa (il pasto serale) di altrettanto “omologato”. Mi chiesi: ma perche’ devono fare merenda obligatoriamente tutti assieme? E se qualcuno desiderasse la merenda in un orario diverso per qualche ragione di comodo? Non ebbi il tempo di riflettere pienamente che’ la mia attenzione cadde su una tabella posizionata in fondo alla parete in cartongesso alla mia destra che indicava l’orario di somministrazione dei pasti. Compresi che quella struttura, per la rutinarieta’ degli orari e l’impossibilita’ per “i clienti” di deambulare al di fuori di precisi confini, segnati dalla recinzione, presentava marcate affinita’ con una struttura coercitiva. Si, tutto era cosi’ schematizzato e perfettamente funzionale…ma al personale di servizio pero’, il quale, passato l’orario si dimezzava e gli ospiti gia’ sapevano della consegna alle loro camerette (caruccie) come da tabella…per poi riprendere il solito uguale tran tran il giorno succesivo…

  6. Qui, tra un paio di settimane, arriviamo a 98…

  7. Una civiltà si misura dal come tratti gli anziani FRAGILI nelle case di riposo VENITE A SORPRESA TUTTE/I È CAPIRETE CHE VENGONO TRATTATI COME COSE DA SPOSTARE DA UNA CAMERA ALL’ALTRA DESTABILIZZANDO LA LORO PSICHE GIÀ FERITA – DARE DA MANGIARE A CHI RIFIUTA IL CIBO È DERIVANTE DA 1MOTIVO E CON DOLCEZZA SI RIESCE A DARE AIUTO E FARE MANGIARE L’OSPITE ANCHE A METÀ-LE PREMURE DIPENDONO DALL’ATTEGGIAMENTO CHE È UNA MISSIONE IMPORTANTE VERSO GLI OSPITI BISOGNOSI DI CURE E AFFETTO -QUESTE PERSONE SI RITROVANO SPAESATE IN UN AMBIENTE DOVE NON HANNO PIÙ I LORO PUNTI DI RIFERIMENTO DI CASA LORO E VANNO RISPETTATI L’ACCOGLIENZA E NEL MODO DI FARGLI SENTIRE A LORO AGIO CON PICCOLI ARREDI ANCHE CREATI DA LORO ATTRAVERSO L ANIMAZIONE CHE NON È VALORIZZATA DAI TITOLARI DI STRUTTURE NE DAL PERSONALE CHE CAPISCE SOLO CHE GLI OSPITI VANNO A GIOCARE-L ANIMAZIONE PORTA IL SIGNIFICATO IN SE ANIMA PRIMA COSA DA DIFENDERE PORTANDO POI AZIONE PER STABILIZZARE UNA QUALITÀ DI VITA MIGLIORE-CHI FA L ANIMATRICE L OPERATORE SOCIO SANITARIO L INFERMIERE LA COORDINATRICE IL TITOLARE IN UNA CASA DI RIPOSO DEVE SENTIRLO QUASI COME UNA MISSIONE SE NON È MEGLIO CHE LAVORI IN UN ALTRO SETTORE-GUARDATE L OPERATRICE AL CHIOSSONE DI GENOVA CHE DERUBATA I PAZIENTI DALLE LORO FEDI NUZIALI ORI …3ANNI CI HANNO MESSO I CARABINIERI PER INCHIODARLA-HO CANTATO AL CHIOSSONE E FU BELLISSIMO-LA DENUNCIA FATTA DAL DIRETTORE SANITARIO HA PORTATO I SUOI FRUTTI E QUESTA PERSONA È DA LODARE-SAPETE QUANTE VOLTE SUCCEDE?PERCHÉ GLI ALTRI NON DENUNCIANO? PERCHÉ PENSANO AL DENARO E NON A PROTEGGERE I LORO PAZIENTI-MI AUGURO CHE LE COSE CAMBINO E CHE LE ASL VADANO A SORPRESA A VERIFICARE SE L INFERMIERE C È 24 SU 24 COME PUBBLICIZZATO …DI NOTTE IN MODO PARTICOLARE…TELECAMERE NELLE STANZE E NEI BAGNI DEGLI OSPITI SONO NECESSARIE E CHE SIAMO VISIONABILI ANCHE DOPO MESI NON SOLO PER 48ORE CHE VENGONO CANCELLATE…È UN LAVORO DELICATO E DIFFICILE MA LA DIGNITÀ DI TUTTI VA RISPETTATA ❤ Con Stima porgo distinti saluti

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