Ieri davanti al Miur, per difendere i nostri figli.
Per me è stato facile: io e le piccole siamo state fuori di casa un’ora in tutto (c’era un figlio sotto esame da far agitare un po’, per essere certa che la sua ansia non diminuisse troppo). È vero, faceva caldo, ma ho risolto con un patteggiamento: dieci minuti di sole contro tre palline di variegato al cioccolato (il presidio davanti al Miur prevedeva bimbi e zainetti). Ma c’è gente che è venuta da Trieste, Verona, Treviso, Brescia, e chissà quanti altri da dove. Continua a leggere “Sul gender nelle scuole non abbasseremo la guardia”→
Conosco purtroppo sempre più persone che soffrono per un doloroso desiderio di figli che non arrivano. Una mancanza, uno strazio persino, che a volte, immagino, toglie il fiato, soprattutto alle donne. La sensazione del tempo che passa, che rende mese dopo mese un po’ più lontana la speranza di un compimento, diventa una cappa. A volte accanto a queste donne ci sono uomini che riescono a convivere meglio con l’assenza, e hanno meno voglia di imbarcarsi nell’interminabile impresa dell’adozione (quando ci si occuperà seriamente di renderla più possibile?). Così gli anni passano, e ognuna di queste amiche, di questi miei amici ha dato la sua risposta al dolore e al vuoto. C’è chi diventa fecondo in altro modo, aiutando chi incontra ed è nel bisogno, chi invece investe sul lavoro, chi converte l’attesa in creatività, chi semplicemente non ci pensa più e convive abbastanza in pace con una zona buia nella sua vita, chi è nel lutto. Continua a leggere “Gli adulti desiderano, gli adulti decidono”→
Ieri ho scritto su facebook una cosa su Hillary Clinton che ha suscitato un bel po’ di polemiche, rispostacce anche su altri profili. Sul mio di meno, perché credo ormai si sappia in giro che la mia politica è questa: in casa mia parla chiunque voglia dialogare educatamente, magari anche esponendo perplessità, ma non per litigare; gli altri li blocco e non possono più vedere il mio profilo, esattamente per lo stesso motivo per cui a casa nostra invitiamo solo persone che ci vogliono bene; e nessuno viene a dirti che non sei democratico – sembra incredibile ma ogni volta il commento “bell’esempio di democrazia” viene riproposto – perché non inviti a cena lo sconosciuto che ti ha appena mandato a quel paese al semaforo. (Tra l’altro chi insulta non di rado è gente di cui non posso vedere i post senza “essere amica”, mentre i miei sono visibili a tutti). Continua a leggere “Hillary e le donne”→
“C’era una volta una bambina che andava alla scuola elementare e aveva una bravissima maestra di italiano che ogni mattina faceva recitare la preghiera a tutta la classe, faceva riempire quaderni e quaderni di analisi logica e grammaticale, dava per compito un tema a settimana e faceva imparare a memoria tante tante bellissime poesie.
I tratti di somiglianza con mia figlia Livia si fanno sempre più evidenti. Durante la via Crucis del venerdì santo, per esempio, quando ha sentito che una lettura era tratta dal Libro delle Lamentazioni, si è girata verso di me spalancandomi la bocca sdentata, e il suo sorriso complice mi ha detto che era fiera di sapere che la nostra arte lamentatoria, la disciplina nella quale io e lei eccelliamo (ma anche Lavinia non scherza) era stata elevata al rango di libro biblico. Le somiglianze tra di noi sono davvero tante, e non vorrei tediarvi, credo siano interessanti solo per me, al massimo forse la nonna potrebbe trovarle avvincenti, o fingere di interessarsi al fatto che se facciamo i test sui libri delle principesse rispondiamo alle stesse domande nello stesso identico modo anche da due stanze separate. Continua a leggere “Pregare per credere”→
Non mi scandalizzerei se un padre o una madre avessero una preferenza per un figlio, penso che possa succedere. Magari si può trattare semplicemente di una affinità, di una somiglianza, di avere gli stessi meccanismi di funzionamento, o anche gli stessi difetti.
Per me però, dico la verità, non è così. Anche se riconosco alcune mie inconfondibili impronte nella prole (c’è chi ha la manualità di un tricheco, chi la mia voracità nel divorare libri e salumi, chi come me la resistenza fisica di un mulo e la stessa armonia nel emettere ragli quando tentiamo di cantare), quando mi capita di stare sola con ognuno dei quattro, di guardarli singolarmente – ogni tanto si presenta qualche congiuntura astrale positiva, tipo andare a prendere il pane solo in due – ogni volta mi convinco, ma davvero, sinceramente, che quello o quella è il mio preferito. Penso che il mio cuore non possa contenere un amore più grande di quello che provo in quel momento. Continua a leggere “Figli preferiti”→
Abbiamo ricevuto da una lettrice che preferisce rimanere anonima questa bella testimonianza
Cari mamma e papà,
un giorno per caso, in un raro momento di concentrazione tra le mille incombenze lavorative e soprattutto di cura delle vostre adorate nipoti, sono inciampata in una frase della mia scrittrice preferita che dichiarava :- a chi mi chiede se ne vale la pena stare insieme SOLO per i figli, io rispondo di sì, che ne vale la pena!- Ho pensato immediatamente a voi e al vostro rapporto di coppia così tanto imperfetto, così conflittuale, nel quale sono cresciuta. Voi che siete rimasti insieme solo per vostra figlia. Continua a leggere “Lettera aperta ai genitori che non si separano. Il punto di vista di una figlia”→
Quando è morta Elisa aveva 37 anni, quattro figli, un marito e centinaia di amici in tutto il mondo. Era il 28 febbraio 2015, ed Elisa stava partorendo Maddalena, che in questi giorni compie un anno. Una complicanza rarissima e imprevedibile del parto, tecnicamente una “coagulazione intravascolare disseminata” l’ha uccisa in poche ore, mentre il marito infermiere e i medici dell’ospedale di Orvieto ce la mettevano tutta per salvarla, e mentre in pochissime ore una rete di amici si era attivata nella preghiera da mezzo mondo. Io, ricordo, stavo andando a vedere Villa d’Este con marito e figli, e mi era arrivato un sms dalla Toscana. Poi avevo aperto la mail, e avevo trovato un messaggio analogo proveniente da Parigi. Tornata a casa mi ero sintonizzata su Mistero Grande, e ho scoperto che stavano pregando da Verona. Già questo può dare una piccola idea di chi fosse Elisa, di quanto bene avesse sparso e costruito nella sua vita da quel luogo piccolo e così poco metropolitano in cui viveva, Orvieto. Continua a leggere “Corpo dato per amore”→
Che cos’è una famiglia? Dalla risposta che daremo a questa domanda dipende il futuro dell’umano e dell’umanità. E’ questo il senso del libro del filosofo francese Fabrice Hadjadj, che in “Qu’est-ce qu’une famille? Suivi de ‘La Transcendance en culottes’ et autres propos ultra-sexistes” (Salvator) ha raccolto, ampliati, i suoi interventi pubblici più importanti dell’ultimo anno sui temi della famiglia, della filiazione, dei loro rapporti con la tecnoscienza. Nato a Nanterre nel 1971, sposato con l’attrice Siffreine Michel, con la quale ha avuto sei figli (undici anni la più grande, due il più piccolo), Hadjadj è figlio di ebrei tunisini. Dopo una giovinezza che egli stesso definisce “atea e anarchica”, a ventisette anni si è convertito al cattolicesimo, e ora dirige l’istituto europeo di studi Philanthropos di Friburgo, in Svizzera, fondato dieci anni fa con lo scopo di studiare e far conoscere l’antropologia cristiana. Ed è rimarchevole e visibile in tutta l’opera di Hadjadj – ricordiamo, tradotto in italiano, “Mistica della carne. La profondità dei sessi”, Medusa – la presenza di entrambe le radici, ebraica e cristiana. Continua a leggere “Perché è diventato più semplice spiegare che l’uomo discende dalla scimmia piuttosto che un figlio da un uomo e una donna”→
Sono una mamma di un adolescente, un preadolescente e due bambine, e grazie alla mia rispettabile esperienza ho una forte, incrollabile, solida certezza: ho totalizzato fino a oggi almeno sedicimilasessanta errori educativi. E questo nella migliore delle ipotesi, cioè nell’auspicabile caso di avere sbagliato una sola volta al giorno con ciascuno dei figli. Nella realtà potrebbero essere molti di più ma preferirei non indagare.
Nonostante conosca i limiti con cui mi occupo dei figli (dopo le ansie dei primi tempi ho eletto a mio stile un’allegra trascuratezza), mi aggiro nel mondo con incoscienza. È che io so che non sono io, né lo è mio marito, il garante della riuscita della nostra prole. Il loro Padre è un altro, ed è in cielo anche la loro vera Madre. Noi siamo supplenti, con un incarico a t.d. e pure abbastanza limitato nel tempo. Continua a leggere “Passeranno con gli anfibi sulle nostre certezze (replay)”→
MADRE TERESA , Conferenza ONU sul ruolo della donna – Pechino, 13 settembre 1995
Devo dire che non arrivo a comprendere perché alcuni affermino che l’uomo e la donna sono esattamente uguali, e che si trovino così a negare la bellezza delle diversità che esistono fra l’uomo e la donna. I doni di Dio sono tutti ugualmente buoni ma non sono necessariamente gli stessi. Rispondo spesso a chi mi dice che gli piacerebbe servire i poveri come faccio io: ” Ciò che faccio io, non siete in grado di farlo Ciò che voi fate , io non sono in grado di farlo. Ma voi ed io insieme, possiamo fare qualcosa di bello per Dio. Continua a leggere “L’uomo e la donna insieme manifestano l’amore di Dio”→
Dio, ti ringrazio per il disgusto. Ti ringrazio per tutte le cose e le situazioni che me lo suscitano, tante, perché in fondo sono una bambina viziata. Ti ringrazio per i piedi freddi (benedetti i mariti caldi a letto) e la signora delle poste che ci mette quarantasette minuti a chiudere un pacco, per il fantasmagorico capriccio di Lavinia, tesi di laurea in capricciologia avanzata, per la verdura da scegliere, piena di terra, e l’intervistato che non arriva e il dentista che ritarda e il clima da serra nella sua sala d’aspetto e il sudore che scorre a rivoli lungo la schiena e il figlio che intanto chiama per chiedere il temperamine da compasso che gli serve entro ieri. Ti ringrazio per il marito che qualche volta mi ama in un modo così lontano da quello che desidero, servendo nel silenzio la famiglia, concreto, fattivo, quando io vorrei chiacchiere e violini, e chissà quanto lui vorrebbe da me silenzio e concretezza, quando io chiacchiero e sviolino. Continua a leggere “Dio, ti ringrazio”→
L’altro pomeriggio mi trovavo a casa con i due piccolini di famiglia: il treenne e la pargoletta. Loro erano in salotto a giocare con il LEGO Duplo, mentre io mi trovavo nella loro cameretta, ma da uno spiraglio della porta potevo tenerli d’occhio. Così ho avuto modo di assistere alla scena furtiva della quasi duenne che, con scatto felino ed agile mossa, ha rapinato un omino dalle mani di suo fratello, il quale, con la pachidermica delicatezza che lo contraddistingue, se l’è ripreso strappandoglielo via e sbilanciandola tanto da farla sedere pesantemente sul suo pannolino.
Brittneyrose Torres ha 26 anni e vive in California con il marito e il figlio. La sua pancia è stata affittata a pagamento (per 25 mila dollari, più 5mila per eventuali fratelli) e ora dentro, da 17 settimane, ci sono tre bambini, una femmina e due gemelli maschi. I genitori biologici dei due ovociti impiantati, però, dopo l’iniziale entusiasmo sono stati chiari: la femmina va abortita, nel timore di «potenziali rischi per gli altri due». Secondo i medici, rischi non ce ne sono, e Brittneyrose aveva chiarito sin dall’inizio che non avrebbe mai preso in considerazione l’aborto, salvo in caso di pericolo di vita. Si è offerta di adottare la bimba («per me abortire equivale a ucciderla»), ma la coppia non vuole concederglielo. Continua a leggere “«Abortisci». E la surrogata si ribella”→
Innanzitutto, Sua Eminenza, vorrei consegnarle questo biglietto da parte delle mie bambine. Come sa stamane ero qui, ma a pranzo sono andata a casa da loro e dai fratelli. C’è scritto: “Scusa se la mamma non è rimasta a pranzo, ma doveva studiare geografia con noi. Se vuole può venire lei a cena da noi, in via… “ C’è il mio numero di telefono e il disegno di un dolce e di un cucchiaio…
Quanto a me, io vorrei semplicemente raccontare la mia esperienza. Sono una giornalista che ha cominciato a scrivere per caso. Non lo avevo infatti deciso, né mi ero mai posta direttamente o consapevolmente il problema dell’apostolato. Anzi, ormai che non potete più cacciarmi confesso che fino a qualche tempo fa ignoravo anche l’esistenza stessa della Apostolicam Actuositatem. Ero una mamma di quattro bambini piccoli, lavoravo, già mi sembrava sufficiente come carico. Ma vedevo, vedo, tanta infelicità nelle donne intorno a me. C’è anche fra gli uomini ma io, non so perché, ero particolarmente in pena per quella femminile, perché alla donna sta il compito di tenere accesa la luce per tutti quelli che ha intorno. Mi sembra che le donne della mia generazione si siano perse: abbiamo perso la nostra identità e la consapevolezza della grandezza della nostra missione, e il mio grande desiderio è di aiutarle, aiutarci a ritrovarci. Non so se sia perché come molte donne non riesco a farmi i fatti miei, oppure perché la nostra vocazione femminile, come dice Luce Irigaray, è “questo continuo riparare la vita”. Continua a leggere “Abbiamo il desiderio del bene, ma non la capacità di compierlo”→
Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all’aspirazione di essere per i miei figli un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo era stato il mio per me: essendo stato lui tutto sommato un buon padre, mi dicevo, in tal modo avrei portato un miglioramento qualitativo alla generazione successiva e, se i miei figli avessero condiviso la mia stessa idea di paternità, a loro volta sarebbero stati per i miei nipoti, padri anche solo leggermenete migliori di me, perpetuando in tal modo una sorta di circolo virtuoso della paternità nella nostra famiglia. Continua a leggere “Santa imperfezione”→
Mentre i media riportano, arruffate, le news dal Sinodo e fanno a gara a chi la spara più grossa, io la tivù ho deciso di spegnerla: di lasciar perdere ipotesi e congetture, e guardarmi attorno. Guardare a chi, in merito alla famiglia, più che qualcosa da dire ha qualcosa da dare.
Si chiama testimonianza. Che nel mare delle chiacchiere frou frou di questi tempi e del “famolo strano, tanto tutte le famiglie per noi pari son”, credetemi: è l’unica cosa a fare, davvero, la differenza.Un esempio di testimonianza? Questa. L’ultima fatica di Andrea Torquato Giovanoli: “Non più due”. Una lunga lettera che l’autore scrive alla figlia bambina, immaginando quando sarà “in età da marito”, in cui ripercorre la propria esperienza di marito e di padre con il desiderio di illustrare, a volte anche in modo simpaticamente ironico, la bellezza e la responsabilità del matrimonio cristiano. Continua a leggere “Non più due”→
Ero andato a trovare i miei genitori e avevo passato la giornata da loro. Ero lì senza il resto della famiglia perché dovevo aiutarli in alcune commissioni e piccoli lavori in casa dove, per l’età, non riescono più ad essere completamente autonomi. Nel pomeriggio, al momento di ripartire, quando già avevo raccolto i sacchetti – pieni di cibo per lo più – di cui sempre mi caricano quando vado a trovarli, per quanto possa essere stata recente la mia ultima visita, ho baciato mia madre per salutarla. Lei ha indugiato in quel saluto, teneramente mi ha stretto il volto tra le sue mani trattenendolo, mentre fissandomi intensamente continuava a ripetermi «Grazie che sei venuto a trovarci, grazie che sei venuto a trovarci».
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