Gli adulti desiderano, gli adulti decidono

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Conosco purtroppo sempre più persone che soffrono per un doloroso desiderio di figli che non arrivano. Una mancanza, uno strazio persino, che a volte, immagino, toglie il fiato, soprattutto alle donne. La sensazione del tempo che passa, che rende mese dopo mese un po’ più lontana la speranza di un compimento, diventa una cappa. A volte accanto a queste donne ci sono uomini che riescono a convivere meglio con l’assenza, e hanno meno voglia di imbarcarsi nell’interminabile impresa dell’adozione (quando ci si occuperà seriamente di renderla più possibile?). Così gli anni passano, e ognuna di queste amiche, di questi miei amici ha dato la sua risposta al dolore e al vuoto. C’è chi diventa fecondo in altro modo, aiutando chi incontra ed è nel bisogno, chi invece investe sul lavoro, chi converte l’attesa in creatività, chi semplicemente non ci pensa più e convive abbastanza in pace con una zona buia nella sua vita, chi è nel lutto.

Capisco o forse solo intuisco che mancanza sia. Capisco che la mancanza sia dolorosa allo stesso modo, o meglio in modi tutti diversi – ognuno è infelice a modo suo, come dice Tolstoj – ma con la stessa intensità per tutti, indipendentemente da tante variabili, comprese quelle delle preferenze sessuali. Credo che il desiderio di una nuova vita da accudire sia sempre un desiderio buono in sé, ma sono certa che non tutte le azioni che tendono a soddisfarlo siano buone, perché, è un dato della realtà con cui facciamo i conti tutti i giorni, non tutti i desideri possono essere soddisfatti. Il limite non è solo la tecnica: per esempio, costruire scuole con l’amianto è una cosa che si può tecnicamente fare, ma deve intervenire un giudizio. Il criterio di fondo è: il mio bene fa del male a qualcun altro? Che usare l’amianto non sia un bene oggi lo capiscono tutti. Proviamo a ragionare sul fatto di cercare di avere un figlio a tutti i costi, di decidere al posto suo molte cose fondamentali: per esempio che debba vivere senza uno o entrambi i suoi genitori biologici e non per una disgrazia ma per una decisione programmatica degli adulti, che sia privato della madre nell’istante del parto, che non possa conoscere le sue radici, che non possa rapportarsi col genitore del suo stesso sesso, anche se adottivo, o del sesso opposto. Il buon senso e il criterio di prudenza, che anche chi invoca la scienza e la tecnica devono rispettare trattandosi del più debole tra i deboli, dicono che nessuno può permettersi tanta libertà di fronte a una creatura indifesa.

Molte altre cose non le conosco, e se vogliamo essere onesti non le conosce nessuno. Alcune non le capisco. Capisco che il desiderio sia tanto forte da arrivare anche a pagare una donna per farle un’anestesia e prenderle degli ovuli, anche se questo comporta un precedente fortissimo bombardamento ormonale pericolosissimo per lei. Credo però che questo sia uno sfruttamento della donna ben più grave della prostituzione, perché non viene sfruttato solo lo stesso apparato genitale, ma anche qualcosa di ben più prezioso, il principio di una vita. Non conosco cosa succede nel cuore di una donna che ha venduto i suoi ovuli per denaro, come potrà sentirsi quando penserà che ci sono dei figli suoi in giro per il mondo, figli che un giorno vorranno sapere da dove vengono i loro capelli biondi, i loro occhi verdi, l’indice storto o l’alluce corto, o quella misteriosa tristezza che li assale nei giorni di sole. Non potrà non chiedersi ogni tanto come sta, se è felice, se qualcuno gli sta facendo del male. So come stanno le mamme con i figli congelati in qualche laboratorio: male, malissimo.

Capisco che si possa essere pronti a prendere questo ovulo, a fecondarlo e a metterlo nel grembo di un’altra donna, e che questo comporti un esborso di denaro che per esempio secondo Mario Caballero – il direttore di Extraordinary Conceptions – si aggira sui  150mila dollari solo per il bambino, per non parlare delle spese di mantenimento all’estero per tutto il periodo necessario. Capisco che i pochissimi, pochissimi privilegiati che abbiano tutta questa disponibilità economica siano pronti a qualsiasi cosa pur di stringere tra le braccia un neonato. Lo capisco perché io avrei pagato anche un miliardo di euro se lo avessi avuto per tenere in braccia i miei figli (ma i miei). Sono anche certa che le persone che con tanta determinazione e tanto impegno economico cercano un figlio faranno del loro meglio per dargli tutto quello che possono perché cresca sereno. Ma questo è il vero bene per quelle donne? E soprattutto è il bene del bambino? È un bene che ogni bambino concepito nasca, quelli venuti da uno stupro, quelli congelati in laboratorio, perché quando c’è una vita è comunque un bene. Ma questo non può portarci a dire che è un bene lo stupro. Quando i figli della provetta parlano, alcuni lo stanno già facendo, supplicano di impedire ad altri di vivere quello che hanno vissuto.

Capisco che anche un uomo di 57 anni possa desiderare un figlio, ma non so cosa comporti essere cresciuti da uno che potrebbe essere il nonno. La legge italiana, per esempio, lo vieta. Stabilisce che si possa adottare solo con una differenza massima di 40 anni, e anche se non si sono prodotti faldoni scientifici a sostegno la trovo una norma prudente e di buon senso. È vero che un uomo a quell’età può ancora concepire, ma per tutto ciò che non è naturale  deve valere il principio di prudenza, e sempre a favore dei più deboli.

Anche ragionando con pacatezza, non di pancia, nessuno può negare che la faccenda di Nichi Vendola presenti tantissimi pericoli. Quando si permette che grazie al denaro o al potere si soddisfino desideri, anche buoni, anche ottimi, che violano l’ordine naturale delle cose bisognerebbe essere più prudenti. Io non ho studi da esibire, non li ha nessuno che voglia essere onesto e serio – la casistica è troppo ristretta e con una storia troppo giovane alle spalle. Però qualche certezza ce l’ho. So che quel bambino avrebbe voluto la sua mamma, se avesse potuto scegliere. So che per i bambini “da dove vengo, a chi somiglio” è una delle domande ricorrenti dell’infanzia. So che a nessuna delle persone che conosco, neanche alla più insensibile, farebbe piacere sapere di essere stato tenuto in pancia e poi dato via (che si chiami pagamento o rimborso di spese mediche per il bambino cambia pochissimo), so che cresciamo col suono di una voce, so che si mischiano sangue e respiro e cellule e nessuno può dire cosa significhi l’interruzione di questo legame (le storie di adozione hanno sempre a che fare con l’elaborazione di un lutto). Istintivamente trovo abbastanza ripugnante che questa cosa la possa fare solo chi è molto ricco (e trovo incredibile che lo accetti una persona di formazione marxista). Io credo che lo sappia anche chi lo fa, per questo si espone sui giornali, in tv, in cerca di un’accettazione sociale che possa fargli dimenticare i dubbi: se uno davvero non vuole diventare una bandiera non concede un’intervista al principale quotidiano italiano. Mi pare evidente, al contrario, il tentativo di giustificare culturalmente l’operazione, di contribuire a innescare un cambiamento della mentalità che possa far sentire normale chi ha soddisfatto in modo non normale – usando la parola “norma” in senso statistico – un desiderio. Lo ha detto anche Lo Giudice a Le Iene, che il suo obiettivo era quello. Un cambiamento culturale. Attraverso procedimenti di formazione del sentire comune, come quella teorizzata come finestra di Overton, si spera di rendere normale ciò che oggi è inaccettabile ai più (provate a chiedere al barista, al tassista, alla collega non ideologizzata).

Trovo invece, per finire, profondamente sleale bollare chi come me esprime un dubbio razionale, un atteggiamento di cautela e prudenza in difesa del bambino come ultracattolico, omofobo, bigotto. Trovo sleale accennare alla necessità di proteggere la famiglia dalla violenza sulle donne, perché non trovo niente di più violento che privare una madre del proprio figlio, niente di più misogino di due uomini che escludono la madre dalla vita del figlio di uno (non è il figlio dei due), niente di più antifemminista di una donna pagata per l’uso del suo utero. Trovo sleale chiamare arcobaleno le famiglie monocolore, usurpando un simbolo dell’alleanza fra Dio e l’uomo che evidentemente l’interruzione dei processi naturali spezza. Trovo pericolosissimo infrangere il principio che la vita umana è indisponibile: credo che non ci sia più un argine a nulla, se si viola il principio dell’intoccabilità della vita umana. Perché se qualcuno può disporre della vita di un altro chi sarà incaricato di giudicare quale vita sia degna di vivere, quale embrione far nascere, quale malato eliminare, quale vecchio, quale bambino malformato? Infine trovo patetico che Vendola osi paragonarsi a San Giuseppe, ma lì si vede che il ritrattino pastello e melenso ha preso un po’ la mano. Non esageriamo. Non c’è bisogno di mettere in mezzo Dio. Ma se proprio lo vogliamo mettere in mezzo, sono certa che non sia contento che il suo progetto sull’uomo annunciato fin dalla prima pagina della Genesi sia stato tradito.

 

79 Responses to “Gli adulti desiderano, gli adulti decidono”

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Condivido.

  2. Grazie Costanza per aver parlato così, per avere espresso in forma tanto pacata la rabbia che ribolle in me!
    Io mi sento davvero arrabbiata. Trovo tutto ciò di una crudeltà indicibile. E tirare in ballo san Giuseppe mi sembra a dir poco blasfemo. Ma tanto si sa…. i cattivi sono i cattolici!

  3. Brava Costanza, grazie

  4. Grazie, anche per il tono: penso esattamente le stesse cose, ma dato che ritengo in assoluta malafede chi non lo fa, perchè è un dato di realtà, non riesco ad essere così pacata.

  5. Condivido completamente, come quasi sempre.

  6. Bell’articolo,come sempre delicato ,ma determinato.Avrei dovuto offendermi( mia figlia infatti ha un nonno papà).Ma perchè?Lei ha ragione,solo che noi non sbandieriamo in giro il fatto (ops mi sa che l’ho appena fatto).

  7. A molti problemi ovvierà (presto?) la tecnologia, come si evidenzia in questo delirante articolo:
    http://www.internazionale.it/opinione/chiara-lalli/2016/05/16/utero-artificiale-donne-liberta

    (Articolo che ben dimostra, per altro, come l’Occidente non sia antirazzista.
    Semplicemente, alcuni razzismi sono condannati, altri invece sono autorizzati e promossi al rango di “diritti”)

    Non trovo nulla da aggiungere a quanto scritto da Costanza, le cui parole sono rimaste ormai una delle poche boccate di ossigeno che ci sono concesse (fino a quando, non so).

    Una sola osservazione sull’inciso “e trovo incredibile che lo accetti una persona di formazione marxista”.
    Come messo in luce da Emanuele Samek Lodivici nel suo “Metamorfosi della gnosi”, l’evoluzione dissolutoria del marxismo era già tutta nelle basi filosofiche del suo ideatore (nonché del sodale Engels).

    In questo Vendola è quindi in piena sintonia con i “maestri”, come del resto noto già da trent’anni:
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/03/19/il-gay-della-fgci.html

    (e la famosa frase “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti […]” già faceva comprendere il passo successivo)

    Ciao.
    Luigi

  8. Grazie Costanza! Come sempre sai dare le parole e o toni giusti ai miei pensieri! Davvero grazie!
    P.S. la finestra di overton: sono abbastanza vecchia da averla vista usare in un sacco di occasioni, ma davvero andrebbe “raccontata” di più perché non sempre se ne coglie la pericolosità!

  9. Mi sembra che Vendola, tempo dietro, si sia anche dichiarato figlio spirituale di Don Tonino Bello. Se così fosse… vista la santità di questo amato vescovo e i frutti che sono segiuti ai suoi insegnamenti… Vendola sarebbe l’eccezione che conferma la regola. Non è ora di finirla di pensare che chi difende gli ultimi e lotta per la libertà, difende e lotta anche quelli lontani dalle concezioni cattoliche cristiane? Amare tutti ma non gli errori di tutti, anzi, quelli cercare di eliminarli.

  10. L’ho “ribloggato” a forma di foglietti in parrocchia. Questo testo lo condivido in tutto. Poi parla anche dell’esperienza dei figli adottivi e dei figli della Fivet eterologa, che hanno un padre o una madre sconosciuti e che illumina abbondantemente il problema nuovo solo per certi versi dei figli di madri surrogate.

    Provo invece un grande senso di dolore vedendo Costanza, persona di tanta vita spirituale, che soffre certamente molto e cade in critiche al papa doppiamente non opportune per chi si riconosce non tanto competente a livello teologico e che ha una così grande audience.

    Direbbe papa Francesco: “evidentemente la realtà (la vita di grazia) è superiore all’idea (con la quale, le quali, cerchiamo di renderne (rendercene) conto)”. Uno dei suoi migliori biografi mi ha detto che il Curato d’Ars è arrivato nella sua parrocchia da giansenista. Alcuni decenni dopo, il suo vescovo venne ad Ars accompagnato da una pia donna. La signora disse: “tutto qui il grande curato d’Ars? È un contadino ignorante”. E il vescovo rispose: “sì tutto qui, ma quello che so dello Spirito Santo me lo ha insegnato lui”. Possiamo tutti migliorare.

    A proposito di muri, per non essere lungo non voglio argomentare, riporto solo le parole conclusive del discorso del papa all’apertura del Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma:
    “… Non come quei perfetti e immacolati che credono di sapere tutto, ma come persone che hanno conosciuto l’amore che Dio ha per noi (cfr 1 Gv 4,16). E in tale fiducia, con tale certezza, con molta umiltà e rispetto, vogliamo avvicinarci a tutti i nostri fratelli per vivere la gioia dell’amore nella famiglia. Con tale fiducia rinunciamo ai “recinti” «che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e conosciamo la forza della tenerezza» (AL, 308). Questo ci impone di sviluppare una pastorale familiare capace di accogliere, accompagnare, discernere e integrare. Una pastorale che permetta e renda possibile l’impalcatura adatta perché la vita a noi affidata trovi il sostegno di cui ha bisogno per svilupparsi secondo il sogno – permettetemi il riduzionismo – secondo il sogno del “più anziano”: secondo il sogno di Dio. Grazie.”

    Il papa non dice di abbattere i muri nel senso che temono alcuni in buona fede o dicono altri in mala fede per non ascoltare il suo discorso evangelico. Parla di realismo: “L’accento posto sulla misericordia ci mette di fronte alla realtà in modo realistico, non però con un realismo qualsiasi, ma con il realismo di Dio.” (ibidem). Un abbraccio e una buona domenica a tutti.

    • “E cade in critiche al Papa”!!! ADDIRITTURA!!!
      Mandatela al rogo!

    • Fra’ Sereno: quali sono le critiche di Costanza al Papa? Son tonta ma di un tonto che più tonto non ce n’è ma non ne ho proprio trovate.

      • @61angeloextralarge
        Credo fra Sereno si riferisse al post sui muri di qualche giorno fa

        • Bri e Fra’ Sereno: vi ringrazio ma l’avevo capito.
          Siccome condivido il pensiero di Costanza, non credo che abbia criticato Papa Francesco, non nel senso che diamo noi alla parola “critica”… Quindi non vedo critiche… per lo meno dai miei occhialini rosa.
          Credo che la critica, quella costruttiva come deve essere una vera critica, sia oltremodo più che positiva se fatta nello stile della correzione fraterna: con la massima carità, dopo aver pregato tanto, senza aver risentimenti nei confronti di alcuno, etc.
          Non ho volutamente lasciato commenti in quel post perché non mi piacciono i “Sono da questa parte”… “No, io sono dall’altra…” soprattutto visti i frutti di alcuni commenti. E’ vero: dai frutti si riconosceranno, quindi divisione, polemiche, toni non lisci, non vengono dalla parte positiva, anzi. E danno anche una pessima testimonianza.
          Ovviamente ognuno è libero di non condividere. D’altra parte se siamo cristiani dobbiamo avere lo stile di Cristo, cioè quello del Padre, cioè quello dello Spirito Santo: “Se vuoi…”

  11. signora e 61angeloextralarge.
    Sì, certo non c’era nulla in questo articolo “Gli adulti desiderano… ” che condivido in tutto, come detto. Mi riferivo invece all’articolo su “i muri che salvano” poi altre critiche in questo periodo a proposito di Amoris Laetitia. Comunque con tutto l’affetto e anche la stima. Grazie a Bri.

    • Ah, ma questa è una cosa davvero curiosa, perché se queste del 14 maggio sono parole sue: “”per me il testo è buonissimo, ma comunque, per chi non lo apprezza, non è un pronunciamento ex cathedra, non è una Costituzione di un Concilio Ecumenico. Si può ragionare tranquillamente, anche se per qualcuno con dolore o apprensione.”” allora bisogna chiedersi: ma come, quando e in che modo ci si può sentire liberi di sollevare critiche e osservazioni ad AL? Perché se persino davanti alle osservazioni di Costanza (che già chiamarle critiche ….) ci si rifugia nel proverbiale: “Provo invece un grande senso di dolore vedendo Costanza, persona di tanta vita spirituale… ” eccetera eccetera, che tradotto dal clericalese si legge con un “vedi di startene zitta”, allora dobbiamo “fare a capirci”: ma le famose critiche e osservazioni che si possono fare alla AL perché “non è un pronunciamento ex cathedra, non è una Costituzione di un Concilio Ecumenico” quando mai, e in che modo e forme, si è liberi di farle? Ovviamente, si possono fare il 32esimo giorno del mese di Mai, anno 5248 DC.
      Il tempo è sempre inopportuno, il momento non è mai quello giusto, ecc.

      “Indio, tu il gioco lo conosci.”

      • I normalisti stanno subendo lo shock di non potersela più prendere con Socci: dopo Aldo Maria Valli è dura…. L’onestà intellettuale di dire Houston abbiamo un problema no eh?

      • L’infelice (a dir poco) “Amoris laetitia” può e deve essere criticata da chi abbia competenza per farlo e abbia a cuore la sana dottrina, poiché è evidente che a riguardo di numerosi punti, e soprattutto nell’infausto capitolo 8, il minimo che si possa fondatamente sostenere è che la conformità del documento con la sana dottrina non consta, e che per far concordare molti asserti dell’esortazione con la sana dottrina è necessario avvalorare un’ermeneutica sfrenatamente creativa (rectius: un arrampicamento sui vetri, una forzatura patente e un po’ patetica – quand’anche generosamente ispirata dalle migliori intenzioni – del significato manifesto degli enunciati) .

        Ossia: le interpretazioni che scorgono nell’ “Amoris laetitia” una lesione della sana dottrina sul Matrimonio e sul Santissimo Sacramento constano tutt’altro che immotivate, tendenziose o speciose. Quando è così, è grave e inderogabile dovere del Sommo Pontefice constatare che il testo promulgato rischia di disorientare e confondere i fedeli: sicché è grandemente opportuno che il Santo Padre, nell’adempimento dell’ufficio suo proprio di pascere il gregge affidatogli da Cristo e di confermare nella Fede, pubblichi tempestivamente un’interpretazione autentica del documento equivoco, che ribadisca nitidamente e senza ambiguità il Magistero su Matrimonio e divieto tassativo di ricezione della Comunione eucaristica da parte dei c.d. “divorziati risposati” conviventi “uxorio modo”, come è stato autorevolmente auspicato, a beneficio e consolazione dei fedeli, da mons. Athanasius Schneider:

        “Amoris laetitia contiene di sicuro e per fortuna delle affermazioni teologiche e indicazioni spirituali e pastorali di grande valore. Tuttavia, è realisticamente insufficiente affermare che AL andrebbe interpretata secondo la dottrina e la pratica tradizionale della Chiesa.
        Quando in un documento ecclesiastico, che nel caso nostro è sprovvisto di carattere definitivo e infallibile, si rinvengono elementi di interpretazioni ed applicazioni che potrebbero avere conseguenze spirituali pericolose, tutti i membri della Chiesa, e in primo luogo i vescovi, quali collaboratori fraterni del Sovrano Pontefice nella collegialità effettiva, hanno il dovere di segnalare rispettosamente questo fatto e di chiedere un’interpretazione autentica.”

        http://www.corrispondenzaromana.it/amoris-laetitia-chiarire-per-evitare-una-confusione-generale/

        Per una critica aderente, approfondita e teologicamente accurata dei punti più controversi di “Amoris laetitia” consiglio senz’altro il lavoro di don Alfredo Morselli (il migliore a mia conoscenza). E’ un testo lungo, ma molto più breve dell’inutilmente chilometrica AL. E’ scaricabile qui:

        http://blog.messainlatino.it/2016/05/osservazioni-su-alcuni-punti_43.html

        Per una critica pertinente ad altri punti dolenti dell’esortazione, su unioni di fatto e gender, consiglio invece vivamente quest’analisi (in inglese):

        http://blog.messainlatino.it/2016/05/osservazioni-su-alcuni-punti_43.html

  12. @ fra’ Sereno: ma chi sono, secondo il Pontefice, “i perfetti e immacolati che credono di sapere tutto”? Chi vuole seguire la dottrina fin qui insegnata dalla Chiesa in tema di morale matrimoniale? La necessita’ di “sviluppare una pastorale famigliare capace di accogliere, accompagnare, discernere, integrare” indica che la pastorale della Chiesa fino ad ora, con gli insegnamenti magisteriali dei Pontefici precedenti, non aveva accolto, accompagnato, fatto discernimento e integrato? Mi sembrano affermazioni davvero ingenerose. E, parlando della “Amoris Laetitia”, l’accoglimento, l’accompagnamento, il discernimento, l’integrazione a cosa dovrebbero portare? A concedere l’accesso ai sacramenti ai divorziati risposati che continuano a vivere “more uxorio” o a quelli tra loro che, dopo l’accompagnamento e il riconoscimento della peccaminosita’ della loro situazione, si impegnano a vivere in continenza, qualora non fosse possibile la separazione a motivo dei figli nati dall’unione? AL e le presentazioni che ne sono state fatte vanno nella prima direzione ( tra tutte basti considerare la presentazione “ufficiale” del Card. Schönborn che ha affermato che “né papa Giovanni Paolo né papa Benedetto hanno mai esplicitamente messo in dubbio” l’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti, che “già era una prassi da lungo tempo”, quando, in realta’ San Giovanni Paolo II nel paragrafo 84 della “Familiaris Consortio” fa esplicito riferimento alla non ammissibilita’ di tali persone ai sacramenti, a meno che non si impegnino a vivere come “fratello e sorella”). Concludo: su “Amoris Laetitia” e sui punti controversi del documento invito a leggere questo commento di Josef Seifert, che ritengo illuminante ed esaustivo:
    http://www.corrispondenzaromana.it/le-lacrime-di-gesu-sulla-amoris-laetitia/

  13. L’imbarazzo parziale o totale (ma anche il sincero e doloroso sconcerto) per atteggiamenti e espressioni del Santo Padre, sta coinvolgendo un crescente numero di semplici fedeli (senza conoscenze teologiche approfondite), ma anche vescovi, cardinali, studiosi onesti e teologi rispettabili.
    Tutti sinceramente preoccupati che la ricezione di un messaggio contenente troppi elementi di ambiguità, possa trasformarsi in un danno irreparabile anche per una sola delle tante persone “ferite” affidate da Cristo alla Chiesa fondata sulla roccia petrina.
    Questa mi pare anche la preoccupazione di Costanza.

  14. ..come disse san Pietro (così, a braccio…): “Signore, anche noi non capiamo tutto, ma da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita!”
    La certezza morale di essere in buone mani sulla barca di Pietro non parte dal fatto di capire tutto, ma da un’ esperienza di pienezza che si fa seguendo….

    • Io veramente seguendo sto facendo un’esperienza di depressione non di pienezza o magari pure di pienezza ma mi astengo di dire di che cosa……

  15. Condivido pienamente quanto detto in questo bell’articolo e concordo pienamente con fra Sereno e M.Cristina. Anche io avevo commentato in quel senso l’articolo sui muri, ma già altre volte avevo accolto con disagio alcune affermazioni di Costanza, ad esempio come ospite nella trasmissione “Beati voi” in riferimento all’enciclica del Papa sulla cura del creato. Non voglio lanciare un nuovo argomento, era solo per puntualizzare le “critiche al Papa” di Costanza.

  16. 1. Tranquilli non ho mai voluto mettere al rogo nessuno perché critica il papa.
    2. Grazie M. Cristina, dici meglio in poche parole quello che dirò con tante parole.
    3. Certo che si può ragionare. Ma prima assimilare il testo fonte. Che non deve necessariamente entrare subito nei miei canoni. Anzi se la Chiesa insegna, sono io che devo entrare nei canoni del Magistero e della Scrittura. Se no, sarei io Magistero e Scrittura. Allora, prendiamo il testo della Amoris Laetitia per leggerlo e cercare di comprenderlo, aiutati dal confronto. Mi sembra più produttivo che di commentare i commenti dei commenti. Non togliendo nulla al dialogo, in ultima analisi, un cattolico convinto pensa che se lo Spirito Santo deve illuminare una sola persona, questa è il papa, non un cardinale o vescovo o giornalista o … se stesso. Il credente legge da credente sapendo di trovarsi di fronte ad un testo del Magistero. Se abbiamo questo atteggiamento tutto si può dire.
    4. In modo generale cerchiamo di essere sanamente critici sulle nostre fonti di informazione, online o cartacei. Mi ricordo reazioni scandalizzate contro Giovanni Paolo II. All’epoca, in convento (a tavola, wah!) leggevamo tutti i discorsi del papa dall’Osservatore Romano, per cui non ne scappava nessuno. Fu una grande scuola . Dicevo alla persona scandalizzata: da dove tieni questa cosa? – l’ho letto sul giornale – guarda che il papa, quel discorso l’ho letto, egli ha detto un’altra cosa, ha un’altra posizione.
    Le interpretazioni distorte del pensiero del papa, dopo aver continuato con Benedetto XVI, vanno alla grande con Francesco. L’altro ieri un fedele mi dice agitato: il papa ha detto che la Messa non è importante, il papa è ereticoooo! – Guarda mi sembra un po strano, visto anche come celebra personalmente l’Eucaristia. Siamo andati sul sito Vaticano e abbiamo trovato l’incontro con una delegazione della CMCR (conferenza? mondiale delle chiese riformate). Nel suo intervento il papa non ha proprio parlato di Eucaristia (cosa doveva dire a dei protestanti di varie denominazioni: andate a Messa?). Ha solo detto che nell’unico battesimo e in forza della nostra fede nell’unico Signore scaturiscono opere buone che ci uniscono e che possiamo fare in collaborazione. Il giornalista ha concluso che il papa ha detto che la Messa non è importante…
    5. La prima volta che ho letto, circa dieci anni fa, un’intervista del cardinale Bergoglio, allora illustre sconosciuto per me, mi sono un po’ preoccupato. Eppure aveva una fama di conservatore. Una volta eletto papa ho cercato di comprenderlo. E confrontando quello che dice con la nostra esperienza pastorale mi trovo d’accordo. Parla di persone concrete e non teoriche. Chiunque legge senza prevenzioni e seriamente il capitolo 8 di Amoris Laetitia sa che si tratta di fare ciò che abbiamo sempre fatto seguendo l’insegnamento di sempre della Chiesa. Mi è capitato una volta, una volta sola in vita, di dare la comunione regolarmente a una convivente, conformemente ai canoni di Ratzinger prefetto della Fede. L’ho quindi accolta nella Chiesa per quello che era, si è rafforzata con la Parola di Dio, poi (grazie a questo?) si è separata, ha deciso di rimanere sola, ha ricevuto allora l’assoluzione (la confessavo senza assoluzione), e mi ha detto dopo la celebrazione eucaristica successiva: adesso è un’altra cosa! Non è ambiguità, è accompagnamento. Non è per tutti, ma caso per caso.
    6. Ubaldo: La necessita’ di “sviluppare una pastorale famigliare capace di accogliere, accompagnare, discernere, integrare” indica che la pastorale della Chiesa fino ad ora, con gli insegnamenti magisteriali dei Pontefici precedenti, non aveva accolto, accompagnato, fatto discernimento e integrato? Mi sembrano affermazioni davvero ingenerose. Caro Ubaldo papa Francesco non critica il magistero precedente, lo ripete, lo cita a piene mani, come Giovanni Paolo II citava il magistero precedente a lui e così fanno tutti i papi. Papa Francesco sta dicendo soltanto che finora non abbiamo (abbastanza) messo in pratica il Vangelo e il Magistero. Tutto qui. Ed è vero. Nulla di straordinario. E c’è urgenza, perché c’è urgenza sempre e perché i problemi in questo tempo, invece di diminuire, sotto Giovanni Paolo II e benedetto XVI sono aumentati e ne sono sorti di nuovi.
    7. Finisco, tranquilli, ma forse questo fa comprendere tante cose: Un argomento finora tabù di cui si parlava solo sotto banco da tanto tempo, è che molti matrimoni celebrati in chiesa sono nulli. Nulli perché in cuor loro, e talvolta te lo dicono, i fidanzati, pur sognando che la luna di miele duri tutta la vita, non escludono né il divorzio, con la possibilità di nuove unioni, né l’aborto se il medico dice che il bimbo rischia di avere problemi. Quindi escludono la fedeltà e l’accoglienza della vita: il loro matrimonio è nullo. E nei corsi prematrimoniali senti quasi di anno in anno una determinazione sempre più dura contro questi pilastri del matrimonio. Allo stesso modo la separazione dei beni è molto spesso un sintomo della volontà di preservarsi, di non giocarsi tutta la vita con l’aiuto di Dio. Ma non si poteva dire. Oggi il papa dice che moltissimi matrimoni celebrati in chiesa sono nulli e quindi chiede di rafforzare la preparazione al matrimonio, ecc. Altro che indurre le persone a vivere allegramente nel peccato.
    Scusate, mi son lasciato prendere la mano. Buona giornata

    • @ fra’ Sereno (François Marie) forse le è sfuggito…..

      Per la Messa il Papa ha detto: «Nel giorno del Giudizio non ti sarà chiesto se sei andato a messa, ma se la tua vita l’avrai usata per fare muri o per servire. Tutti noi battezzati, luterani e cattolici, siamo in questa scelta: il servizio, l’essere servo».
      Dice Don Nicola Bux: Nel giorno del Giudizio, da quello particolare dopo la morte a quello universale, ci sarà chiesto se avremo osservato tutti i Comandamenti e i precetti della Chiesa, in primis se saremo andati a Messa, fons et culmen del giusto culto a Dio, che è appunto l’Eucaristia, il vero atto di carità verso Colui che si è fatto povero per renderci ricchi. Memori di Colui che ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno”(Gv 6,54).

      Dunque: “Non anteponiamo assolutamente nulla a Cristo, che ci conduca tutti insieme alla vita eterna (San Benedetto, Reg. no. 72)

      http://www.lastampa.it/2015/11/15/vaticaninsider/ita/vaticano/un-papa-che-non-fa-il-parroco-non-felice-BPBYMzdFnSYwecoEKA9ltJ/pagina.html

      http://www.lanuovabq.it/it/articoli-giubileo-appello-a-papa-francescodeve-essere-un-chiaro-invito-alla-conversione-14448.htm

      • @Giusi

        Il comandamento più grande è quello di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi, su questo saremo giudicati. Frequentare la S.Messa e ricevere l’Eucarestia non significa automaticamente che si amino Dio e il prossimo. Osservare i precetti della Chiesa e non amare può portare su strade pericolose. Era il problema di farisei e scribi e Gesù ha cercato in tutti i modi di farglielo capire

        • I farisei e gli scribi non avevano l’Eucarestia. Cristo è il nutrimento. Tutto deriva da lì. Madre Teresa per prima cosa ogni mattina con le sue sorelle ascoltava la messa, pregava e adorava. Da lì traeva la linfa e dopo andava dagli ultimi. Altrimenti non è la Chiesa è una onlus.

    • Direi che il primo punto da mettere in chiaro, fra tutti quelli sollevati, anche per ragioni “gerarchiche” è questo: AL è Magistero?
      Il card. Burke
      http://www.lanuovabq.it/it/articoli-burke-amoris-laetitia-va-accolta-con-rispettoma-non-e-magistero-lo-dice-papa-francesco-15838.htm
      Monsignor Livi
      http://www.lanuovabq.it/it/articoli-tante-affermazioni-che-vanno-chiarite-15849.htm
      sostengono di no.

      Per quanto concerne perciò la sottile ma neanche tanto invocazione del principio di autorità “l’ha detto il Papa e perciò voi altri, giù la testa e zitti” essa ha certo un valore ma, se non c’è Magistero ma c’è “solo” colui a cui è stato affidato il potere di esercitare il Magistero, allora direi proprio che no, non penso che lo Spirito Santo debba illuminare una sola persona – perché poi dovrei pensare una cosa del genere? Il Papa ha un’assistenza speciale, ma qui lei sta in pratica dicendo che l’infallibilità papale si estende a ogni cosa che il Papa dice o fa. Ma-anche-no.

      • Quei veri uomini di Dio hanno cercato di mettere una pezza nel superiore interesse della Chiesa per salvare la dottrina….

        • Ma a me interessa davvero saperlo! Ci sono documenti che sono senz’altro e sempre Magistero, e chi esercita il Magistero può, se lo vuole, esprimerlo in qualsiasi modo, anche verbalmente. Dev’esserci però la chiara volontà di farlo. Le esortazioni post-sinodali sono di default Magistero, sì o no? Se sì, come può un Monsignor Livi, per es., affermare il contrario? Se non sono Magistero, da dove si evince la volontà di Papa Francesco di far assumere a tale esortazione l’autorità di Magistero? Infine, se AL è Magistero, mi si deve spiegare anche il senso di: “”per me il testo è buonissimo, ma comunque, per chi non lo apprezza, non è un pronunciamento ex cathedra, non è una Costituzione di un Concilio Ecumenico. Si può ragionare tranquillamente, anche se per qualcuno con dolore o apprensione.”” perché se di fatto devo trattare tale testo come se fosse Magistero (straordinario o ordinario che sia), allora qual è il senso di consentire di avanzare critiche con la mano destra, per poi negare quello stesso diritto con la mano sinistra? Ci vedo quanto meno una posizione contradditoria che si cerca di sanare con una malintesa invocazione d’autorità, perciò chiedo lumi…

          • Il Magistero infallibile può essere straordinario od ordinario (e universale). Andiamo per esclusione. Dò per pacificamente accettato che AL non appartiene al Magistero straordinario. Segnalo che, perché una dottrina sia di Magistero ordinario e universale infallibile, è necessario che essa venga ESPLICITAMENTE e INEQUIVOCABILMENTE proposta a credere come tale dal Sommo Pontefice, chiarendo altresì I FONDAMENTI (scritturistici, nella Tradizione, nel Magistero antecedente) di questo atto magisteriale

            Vedasi quanto dice al riguardo Mueller, prefetto della CDF:

            “Alcuni hanno affermato che la “Amoris laetitia” ha eliminato questa disciplina [sulla esclusione dalla Comunione eucaristica dei divorziati risposati conviventi “more uxorio”] e ha permesso, almeno in alcuni casi, che i divorziati risposati possano ricevere l’eucaristia senza la necessità di trasformare il loro modo di vita secondo quanto indicato in Familiaris Consortio 84, cioè abbandonando la nuova unione o vivendo in essa come fratello e sorella. A questo bisogna rispondere che se la “Amoris laetitia” avesse voluto cancellare una disciplina tanto radicata e di tanta rilevanza l’avrebbe detto con CHIAREZZA e presentando RAGIONI a sostegno. Invece non vi è alcuna affermazione in questo senso; né il papa mette in dubbio, in nessun momento, gli argomenti presentati dai suoi predecessori”.)

            http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351295

            Si veda anche che disse il cardinal Caffarra qualche giorno fa a Pavia:

            “Tutto ciò premesso, la domanda è: AL insegna che i divorziati risposati possono accedere all’Eucaristia pur continuando a vivere come marito e moglie? La mia risposta è negativa. Per le seguenti ragioni.

            È fuori discussione che fino alla pubblicazione di AL questa era la risposta data dal Magistero della Chiesa. Si veda l’Esortazione Apostolica Familiaris consortio 84; l’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis 29. Tutti i Teologi, senza eccezione, così hanno insegnato. Sia il Codice di Diritto Canonico sia il Catechismo della Chiesa Cattolica hanno la stessa posizione.

            Se il Santo Padre Francesco avesse voluto introdurre un cambiamento al riguardo, avrebbe DOVUTO dirlo ESPRESSAMENTE e CHIARAMENTE. Ma in nessun passaggio di AL si dice questo. C’è chi si richiama ad una nota al testo dell’Esortazione, la nota 351, dove, secondo alcuni interpreti, si ammetterebbe il divorziato risposato alla Comunione senza il proposito di vivere in continenza, come insegnano le due Esortazioni richiamate. Sarebbe stato assai strano che il Papa avesse introdotto un cambiamento di una disciplina secolare, ritenuta fondata sulla Dottrina, in una nota che, a domanda di un giornalista sull’aereo in ritorno da Lesbo, ha detto di non ricordare neppure.

            Tutti i pastori della Chiesa sanno che l’ambiguità nella guida dei fedeli è molto dannosa. Per cambiare una prassi su una questione che attiene alla dottrina su tre Sacramenti – Matrimonio, Confessione, Eucarestia –, è necessario dirlo SENZA AMBIGUITA’. Ed il Santo Padre Francesco non è certo persona che tema di dire ciò che pensa.”

            http://www.caffarra.it/conferenza200516.php#sthash.JeW3mdry.dpuf

            E’ evidente che il contenuto di un enunciato del tipo “in alcuni casi è lecito ai c.d. divorziati conviventi more uxorio ricevere il SS.mo Sacramento” in AL non è in alcun modo proposto a credere in modo esplicito, inequivocabile e motivato (come giustamente precisano Mueller e Caffarra), quindi sosterrebbe il falso chi sostenesse che tale contenuto sia entrato a far parte del Magistero infallibile (ordianario e universale) a opera di Amoris laetitia.
            Pertanto, escluso che AL sull’argomento abbia introdotto una novità da credersi infallibilmente, bisogna concludere che, sulla Comunione ai divorziati risposati, tutto rimane come prima, cioè vale Familiaris Consortio 84 (e il Catechismo n. 1650 e il CIC canone 915 secondo l’interpretazione del Pontificio Consiglio dei testi legislativi del 24 giugno 2000).

            Ma il guaio è che la maggior parte delle persone ignora queste distinzioni tra magistero infallibile, solenne, ordinario ecc., il Papa non aiuta a chiarirle (anzi…) e così c’è chi è convinto che AL abbia potuto mandare in soffitta FC 84. Nell’ambiguità la licenza sguazza…

            • Ma anche facendo un passo indietro rispetto alla polemica sulla nota 351, la domanda mi resta: AL è Magistero? Francamente, il testo è così prolisso e discorsivo, mi verrebbe quasi da dire “anguillesco”, che non mi sembra affatto scandaloso riconoscere che esso non possa essere considerato Magistero. La natura del documento è Magisteriale oppure, secondo le parole del card. Burke, personale? Cito: “La natura personale cioè non magisteriale del documento emerge anche dal fatto che le citazioni riportate provengono principalmente dal documento finale della sessione 2015 del Sinodo dei Vescovi…” ecc.
              In nessun punto mi pare che si possa rilevare una volontà definitoria. Dunque, per una corretta collocazione del testo, la prima domanda a cui sarebbe doveroso dare risposta è questa. Trovo poco onesto che a suggerimenti e orientamenti di carattere pastorale si voglia assegnare la forza di insegnamenti verso i quali pretendere da parte di ogni cattolico l’assenso dell’intelletto e della volontà. Poiché chi critica i critici batte costantemente questo tasto, come pare faccia fra’ Sereno, allora bisogna tanto per cominciare precisare la questione, e se del caso rimandare al mittente una pretesa che si fa solo prepotenza, per quanto di belle parole la si possa addobbare.

            • @Alessandro: sono completamente d’accordo con lei che AL non fa parte del Magistero infallibile e che, contenendo passaggi non chiari ( come ha commentato Mons. Caffarra in merito al capitolo 8) essa debba essere interpretata alla luce del Magistero precedente, quindi, di fatto, non introducendo alcuna novita’. Quello che non mi e’ chiaro e’ perche’ dopo la sua presentazione si sia detto da piu’ parti, non solo tra i giornalisti interessati a fare notizia, ma dal presidente della Conferenza Episcopale delle Filippine, al Vescovo di Bergamo a teologi e prelati tedeschi che sono state introdotte novita’ in merito alla pastorale dei divorziati risposati e che si poteva ammetterli ai sacramenti ( qualcuno auspica una revisione del Catechismo). Il pontefice stesso, interrogato se ci fossero novita’ per i divorziati risposati, durante una conferenza stampa in aereo ha risposto “Io posso dire “Si’, punto”” e ha poi rimandato alla presentazione di Schonborn.
              E poi: ma perche’ dire, cito a memoria, che nonostante la Chiesa proponga ai divorziati risposati di vivere come fratello e sorella, molti fanno rilevare che una mancanza di intimita’ puo’ indurre alla infedelta’, citando a sproposito la ” Gaudium et spes” che dice questo in merito agli sposi cattolici, non certo in merito agli adulteri. Questa nota da sola fa pensare che i divorziati risposati fanno bene ad avere rapporti sessuali perche’ cosi’ assicurano la fedelta’ ( nell’adulterio!). Perche’ scrivere una cosa del genere che e’ solo foriera di confusione e di interpretazioni perniciose ( per le anime dei fedeli)?
              Io, da semplice laico, mi permetto di dire che questa affermazione e’, quantomeno, molto imprudente se non totalmente fuori luogo.

              • @Ubaldo: concordo

                @Roberto.

                Scrivi: “Trovo poco onesto che a suggerimenti e orientamenti di carattere pastorale si voglia assegnare la forza di insegnamenti verso i quali pretendere da parte di ogni cattolico l’assenso dell’intelletto e della volontà.”

                Poiché solo ed esclusivamente gli insegnamenti infallibili possono pretendere legittimamente l’assenso dell’intelletto e della volontà di ogni cattolico, e assodato che le (reali o presunte) novità pastorali sull’ammissione (in alcuni casi?) alla Comunione eucaristica dei “divorziati risposati” contenute in AL non costituiscono Magistero infallibile, è doveroso concludere che sia davvero “poco onesto” e del tutto immotivato e arbitrario sostenere che AL abbia reso lecito ricevere la Comunione eucaristica ai “divorziati risposati”.

                Quanto alla statuto magisteriale di AL… ipotizziamo che sia magistero autentico e ordinario ma non infallibile. Che cosa sia il magistero autentico non infallibile è spiegato dalla CDF qui:

                http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_1998_professio-fidei_it.html#Nota%20dottrinale%20illustrativa

                “La terza proposizione della Professio fidei afferma: « Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio episcopale propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo ».

                A questo comma appartengono tutti quegli insegnamenti — in materia di fede o morale — presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale. Tali insegnamenti sono comunque espressione autentica del magistero ordinario del Romano Pontefice o del Collegio dei Vescovi e richiedono, pertanto, l’ossequio religioso della volontà e dell’intelletto. Sono proposti per raggiungere un’intelligenza più profonda della rivelazione, ovvero per richiamare la conformità di un insegnamento con le verità di fede, oppure infine per mettere in guardia contro concezioni incompatibili con queste stesse verità o contro opinioni pericolose che possono portare all’errore.

                La proposizione contraria a tali dottrine può essere qualificata rispettivamente come erronea oppure, nel caso degli insegnamenti di ordine prudenziale, come temeraria o pericolosa e quindi « tuto doceri non potest » [non può essere insegnata con sicurezza]”

                Ebbene: le “novità” di AL rispetto a Familiaris consortio non paiono proprio corripondere a questo identikit del magistero autentico: non sono presentate come “vere o almeno come sicure”, non sono “proposte per raggiungere un’intelligenza più profonda della rivelazione, ovvero per richiamare la conformità di un insegnamento con le verità di fede, oppure infine per mettere in guardia contro concezioni incompatibili con queste stesse verità o contro opinioni pericolose che possono portare all’errore”; e per nulla si può concedere che “la proposizione contraria a tali dottrine [nuove di AL] può essere qualificata rispettivamente come erronea oppure, nel caso degli insegnamenti di ordine prudenziale, come temeraria o pericolosa e quindi « tuto doceri non potest » [non può essere insegnata con sicurezza].”

                In conclusione: non risulta che quelle parti di AL che paiono discostarsi da Familiaris consortio detengano i requisiti del magistero autentico e ordinario, ancorché non infallibile.

                Che resta allora? Escluso che AL sia magistero infallibile o autentico ma non infallibile, e considerato che non c’è altro magistero tolti quello infallibile e quello autentico ma non infallibile, non resta logicamente – mi pare – che qualificare le parti di AL che appaiono discordare da Familiaris consortio come affermazioni personali del Papa, non magisteriali… un po’ come dice Burke, mi sembra.

  17. @alessandro

    ma non doveva essere il sì sia sì ed il no,no. il resto viene dal…

    insomma : è normale che serva una spiegazione dell’esortazione?

    ( o piuttosto, è stata volutamente scritta in modo vago riguardo certi punti proprio per lasciar spazio a varie interpretazioni?)

  18. L’ha ribloggato su l'ovvio e l'evidentee ha commentato:
    “…Trovo sleale accennare alla necessità di proteggere la famiglia dalla violenza sulle donne, perché non trovo niente di più violento che privare una madre del proprio figlio, niente di più misogino di due uomini che escludono la madre dalla vita del figlio di uno (non è il figlio dei due), niente di più antifemminista di una donna pagata per l’uso del suo utero[o per la produzione di ovuli – nota del riblogger]. Trovo sleale chiamare arcobaleno le famiglie monocolore, usurpando un simbolo dell’alleanza fra Dio e l’uomo che evidentemente l’interruzione dei processi naturali spezza. Trovo pericolosissimo infrangere il principio che la vita umana è indisponibile: credo che non ci sia più un argine a nulla, se si viola il principio dell’intoccabilità della vita umana. Perché se qualcuno può disporre della vita di un altro chi sarà incaricato di giudicare quale vita sia degna di vivere, quale embrione far nascere, quale malato eliminare, quale vecchio, quale bambino malformato? Infine trovo patetico che Vendola osi paragonarsi a San Giuseppe, ma lì si vede che il ritrattino pastello e melenso ha preso un po’ la mano. Non esageriamo. Non c’è bisogno di mettere in mezzo Dio. Ma se proprio lo vogliamo mettere in mezzo, sono certa che non sia contento che il suo progetto sull’uomo annunciato fin dalla prima pagina della Genesi sia stato tradito.”

  19. “La certezza morale di essere in buone mani sulla barca di Pietro non parte dal fatto di capire tutto, ma da un’ esperienza di pienezza che si fa seguendo….”

    Esatto. Però qui si parla di “Barca di Pietro”, non di Pietro. Non sono la stessa cosa perché il Papa è il timoniere, ma non è la barca. Inoltre “il Papa” non è solo il Papa regnante, ma tutti i duecento e passa che ci sono stati prima di lui. Infine, e qui dobbiamo sempre ripetere le stesse cose, abbiamo avuto già in passato qualche timoniere errante: il che è sufficiente per non dover assolutamente ritenere che il timoniere della Barca sia sulla giusta strada.

    “un cattolico convinto pensa che se lo Spirito Santo deve illuminare una sola persona, questa è il papa, non un cardinale o vescovo o giornalista o … se stesso.”

    È veramente una frase curiosa. La premessa è totalmente irreale: non è mai esistito, in tutta la storia della Chiesa, che lo Spirito Santo abbia illuminato una persona sola. Né esisterà mai una cosa del genere. Capisco che la frase era un caso limite, ma proprio in quanto non reale, tutto il ragionamento non regge. Inoltre, lei continua a non leggere quello che gli altri scrivono: contrappone un “sé stesso”. Tutti coloro che criticano poggiano sempre il loro argomentare sul Magistero – e non in modo innovativo, ma su come è stato sempre interpretato.

    Devo poi ripetere quanto sopra: che invece in passato, in casi eccezionali, è successo che un Papa non fosse affatto illuminato dallo Spirito Santo, mentre lo erano altri vescovi e monaci, e abbia addirittura scomunicato uno di loro, Sant’Atanasio. Quindi la sua premessa non è solo un caso limite irrealistico, ma è anche semplicemente falso.

    • E inoltre… È proprio un Papa che ha detto che la critica ai pronunciamenti papali, in casi necessari, è “possibile e necessaria”.

    • ”timoniere errante” ma quindi l’infallibilità papale è qualcosa che si riconosce a posteriori? dire che il papa è infallibile solo quando e se (solo quando e se) è conforme alla scrittura e alla tradizione, non equivale forse a dire che il papa non è (sempre) infallibile? se è la chiesa che riconosce a posteriori ciò che di un papa è magistero e ciò che non lo è, il soggetto dell’infallibilità non diventa la barca invece del timoniere?
      faccio una profezia infallibile: l’italia vincerà gli europei
      faccio una profezia infallibile: l’italia perderà gli europei
      ah, ovviamente, una delle due versioni l’ho detta solo per burla, ma presto capirete anche voi quale ha davvero impegnato la mia infallibilità, e quale era detta solo per indurire i vostri cuori affinché udiate ma non comprendiate.
      l’infallibile ba (sì, ma a giorni alterni)

  20. Ma indipendentemente dal fatto che Al sia o non sia Magistero, è così assurdo desiderare che un Papa abbia parole CHIARE? E se le interpretazioni sono varie e discordanti, significa che manca la chiarezza…. e solo questo è di una gravità estrema!
    E qui il problema non è che io o altre persone come me abbiano capito male, ma che cardinali, vescovi e teologi diano interpretazioni differenti. Qualcosa non torna!

    • Non è assurdo ma del tutto lecito desiderare dal Papa parole chiare. Però ricordiamoci che in questa valle di lacrime spesso non avremo quel che desideriamo 😉
      Se c’è confusione è necessario mettere ordine; l’ordine si mette un passo per volta. L’intelligenza dell’uomo viatore non può articolarsi altrimenti.

      Così come è desiderabile la chiarezza dal Papa, ma non ne avremo più di quella che ci viene somministrata, è legittimo chiedere un’interpretazione autentica a chi esercita l’autorità, come ha fatto sopra Alessandro, ma non avremo neppure quello. Perciò dovremo un po’ arrangiarci coi mezzi che abbiamo.

      A me di AL, che ho letto solo in alcuni pezzi perché per come è scritta non credo che riuscirei a leggerla dall’inizio alla fine neppure se da questo dipendesse la mia vita (limite mio, eh! 😄 ) interessano due cose e due cose soltanto.

      La prima: avere gli strumenti per respingerne qualsiasi interpretazione che la renda in contraddizione al Magistero, che non consente l’accesso all’Eucaristia ai cd. divorziati risposati. Questo in quanto, per dirla con le parole di Monsignor Livi:

      http://www.fidesetratio.it/28.10.2015-monsignor-livi-risponde-a-padre-cavalcoli-e-don-ariel-levi.html

      “”questa ipotesi del Papa che ‘concede la Comunione ai divorziati risposati’ non è da prendersi nemmeno in considerazione, perché sarebbe come ipotizzare che il Papa stabilisca una norma pastorale incompatibile con il dogma, cosa che corrisponde effettivamente a un’eresia e che io – che credo fermamente al dogma dell’infallibilità del Papa quando insegna formalmente come Pastore della Chiesa universale in rebus de fide et moribus – sono certo non avverrà mai.””

      E perciò è chiaro che poiché su questo punto, come Monsignor Livi, io metto in gioco il mio essere cattolico, questo mi preme più di ogni altra considerazione. Quindi la mia domanda è certamente “interessata”.

      Come secondo punto, mi interessa che Al, e più in generale questo papato, non legittimi coloro che si sentono in pieno diritto di bastonare dalla mattina alla sera “coloro che desiderano una pastorale più rigida”, tra i quali io sostanzialmente rientro assai, a bombardarmi obiettando al mio modo d’essere cattolico, sulla base della costante e abusiva invocazione del principio d’autorità. E di nuovo perciò, collocare correttamente AL è molto importante.

  21. “Il mondo è come un torchio, che spreme. Se tu sei morchia, vieni gettato via; se sei olio vieni raccolto. Ma essere spremuti è inevitabile.Soltanto: osserva la morchia, osserva l’olio. La spremitura ha luogo nel mondo attraverso la fame, la guerra, l’indigenza, la carestia, il bisogno, la morte, la rapina, la cupidigia;queste sono le miserie dei poveri, le calamità degli Stati:noi le sperimentiamo…vi sono uomini che oppressi da queste calamità si lamentano e dicono “come sono cattivi i tempi cristiani…” Questa è la morchia, che defluisce dal torchio nei canali di scolo.il dsuo colore è nero, perchè essi bestemmiano.non risplende: L’olio ha splendore. Poichè qui è un altro genere d’uomo che subisce la stessa pressione e torchiatura, che lo depura – non è stata infatti una torchiatura a raffinarlo così?”

    [Agostino, Sermones, XXIV, 11]

  22. Acque agitate…

    Il mastro di porto si girò verso il mercante che guardava preoccupato il mare. “Sceglilo bene il tuo capitano, e l’equipaggio, perché arriva un tempo in cui saranno messi alla prova…” Il mercante gli rispose “… Temo certi capitani e i loro nostromi più che la tempesta. Perché, più che l’onda, è la mano del timoniere che può condurre la nave dove non vorrei.

    (da: berlicche.wordpress.com)

  23. Mamma mia quanti commenti! Ne sono contento, anche per la delicatezza e il rispetto che noto verso le opinioni di chi non la pensa esattamente come noi (cosa non frequentissima nei blog), Constatando che ce n’è abbastanza per evitare di dire anche la mia, preferisco ascoltare attentamente gli altri. Per una volta faccio mio il proverbio che qui da noi suona ì: ” ‘A megghiu parola è chidda che nun si dici”

    • Alcuni Gianfranco dicono che il sarcasmo è di gran lunga PEGGIORE del più becero insulto, di cui qui non ho visto nemmeno l’ombra

  24. A me questa cosa dell’ultracattolico mi fa impazzire. Io vorrei esserlo davvero. Significherebbe forse che sono più degli altri, quindi migliore. Allora essere ULTRA cattolica sarebbe davvero un bell’epiteto.

  25. Giusi 20 giugno. Il discorso alla comunità luterana mi era sfuggito. Ma se il papa riteneva la Messa non importante, da gesuita avrebbe smesso di celebrarla tanti anni fa, come hanno fatto altri. Da papa gli bastava nascondersi dietro la sua cappella privata per non celebrare invece di farlo tutti i giorni pubblicamente a santa Marta. Rimesso nel contesto dell’incontro citato e della vita del Papa, non opporrei Francesco a Nicola Bux (che ho avuto come professore). Il Papa parla come Matteo 25, 31 – 46 che indica nel servizio d’amore il criterio del Giudizio: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.” Il Papa parla come san Giovanni della Croce (canonizzato nel 1726, dottore della Chiesa nel 1926, come per dire: tutto prima del Vaticano II): “alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Il Papa riecheggia il Vangelo secondo Giovanni (capitolo 13) che, invece del racconto dell’istituzione (Gesù prese il pane, lo benedisse, …) mette la lavanda dei piedi. Tutta la tradizione della Chiesa interpreta questo come la volontà di san Giovanni di dirci: l’Eucaristia non è sentimentalismo, fare bei canti e ricevere Gesù nel cuoricino ma morire con lui per risorgere con lui a vita nuova. Segno della vita nuova è servire da servi dando la vita ai fratelli.
    Non opporre, ma comporre. E mai estrapolare una frase dal testo, un testo dal contesto! Certo si possono preferire approcci diversi. All’approccio di Nicola Bux preferisco quello di madre Teresa che ha come vocazione di toccare la carne di Cristo nei più poveri tra i poveri e per farlo meglio, con l’esperienza, aggiunge alla preghiera del mattino l’adorazione pomeridiana. Preferisco l’approccio del Concilio che chiama l’Eucaristia “culmen et fons” a quello recente che rovescia l’espressione in “fons et culmen”. Ma sono tutte posizioni cattoliche. Giusi, ti voglio dire una cosa: non riesco a leggere tutti i commenti in modo approfondito e comunque non ti conosco abbastanza, non so nemmeno quanti anni hai, nulla del tuo percorso… Ma non vorrei che tu o altri siate preoccupati per cose non preoccupanti. Già sant’Ambrogio diceva: “sull’essenziale unità, sull’opinabile, libertà”. Spendiamo le nostre migliori energie a riempire il mondo della nostra carità, del nostro perdono verso i nemici, del nostro abbandono alla Provvidenza e mai in discussioni piccole. Se il Papa non ha detto: “per un cattolico l’eucaristia non è importante”. Incontra i luterani che non hanno l’intercomunione con noi, e dice: “facciamo vedere al mondo attraverso i frutti della nostra fede e della nostra preghiera che siamo cristiani, testimoni del Vangelo e uniti da esso”. Enrico ti ha detto la stessa cosa molto bene. I luterani hanno la Santa Cena e sanno di non dover accontentarsi di un culto che non sfoci in conversione e in servizio. Il papa va da loro e invece di fare il teologo del dialogo, con umile audacia fa il padre spirituale anche loro dicendo: convertiamoci!
    Roberto, 20 giugno. AL è Magistero? Eco una domanda essenziale e certo che interessa saperlo e confrontarsi su questo punto. Ho letto anche gli altri commenti e penso che sia necessario rispondere. È molto chiaro e utile in particolare quello che riporta Alessandro. Quello che mi ferisce un po’ in queste conversazioni è che mi arrivano spesso un tantino aggressive, non solo verso di me, tipo: “finalmente lei ha gettato la maschera” rivolto a me qualche tempo fa (non ricordo chi l’ha scritto), oppure quella recente: “l’ha detto il papa e perciò voi altri, giù la testa e zitti” come se fosse il mio pensiero. Credo invece che, di fronte ad un interlocutore, soprattutto autorevole, bisogna cercare di capire bene quello che dice prima di elaborare una critica. Se non assimilo con rispetto il pensiero del papa come potrò criticarlo in modo costruttivo? Forse anch’io arrivo aggressivo senza rendermi conto. Ne chiedo scusa. Andiamo avanti comunque, perché aldilà di potermi arricchire è importante comprendere quello che fa difficoltà agli altri.
    Dunque: primo punto: AL non da la comunione ai divorziati risposati come se fossero matrimoni normali. Infatti, perfino i giornali hanno detto solo che AL apre in qualche modo ai divorziati risposati. Bisogna capire bene cosa significa quello che dice Al e se questo è realmente nuovo oppure stava già tutto nel Magistero precedente. È un punto troppo serio perché lo sbrighiamo.
    Vorrei parlare del secondo punto: è chiaro che AL non è Magistero straordinario, ma per me è Magistero ordinario e buonissimo, per le garanzie che ci sono e per la mia personale convinzione.Come garanzia c’è Pietro che presenta questa esortazione come documento magisteriale al livello delle altre esortazioni post sinodali e dice che AL è tutto san Tommaso d’Aquino (roba sicura). Ricordiamo che Pietro (Francesco) è stato eletto canonicamente e usufruisce di tutta l’assistenza dello Spirito Santo donata a Pietro per il nostro bene. Poi ci sono tutti gli altri. Cito solo il Cardinale Schönborn autore del Catechismo della Chiesa Cattolica sotto la regia di Ratzinger e l’approvazione di Pietro (Giovanni Paolo II). L’elenco può continuare ma voglio dire perché, leggendo AL, io l’ho trovata un ottimo documento magisteriale. Il nucleo di questa mia convinzione è che l’ho letto da confessore, da frequentatore di carceri per 15 anni, di cui 7 come cappellano, da parroco e in particolare per due anni in un rione che era un piccolo fortino di camorra. Non l’ho letto da laureato in dogmatica (che non sono, e neppure son bravo come i tanti vescovi citati). AL si confronta con un problema di fondo: la Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (papi “di dottrina ortodossa”, per intenderci) ha continuato a battezzare bambini in quantità, “automaticamente”, pur sapendo che la società rinnegava sempre di più i valori cristiani e che i genitori li educavano sempre meno nella fede. Dopo il Concilio qualcuno voleva limitare il battesimo dei bambini ai soli figli di famiglie dalla fede adulta, oppure fare una moratoria dei sacramenti, ecc. Non dice forse Gesù: “non date le cose sante ai cani?” (Matteo 7, 16). Ma questa non è mai stata la posizione ufficiale della Chiesa. Per la paura di vedersi svuotare le chiese e le casse, di perdere potere nella società? No! Giovanni Paolo II mi ha insegnato che la Chiesa ha la missione di radunare. L’esperienza, e la lettura della Scrittura mi hanno insegnato che ci sono problemi con i “puri” fin dalle prime generazioni cristiane. La risposta a Costanza di Marcotullio su Origene tratteggia bene il problema. Il mio fratello, parroco prima di me, e anche Jean Vanier, mi hanno aiutato a capire che proprio i più poveri possono captare il valore dei segni (i Sacramenti) meglio di quello delle parole (la Catechesi). Papa Francesco mi ha fatto capire che quando un popolo è stato battezzato per generazioni al punto di essere detto “popolo cristiano”, rifiutare i sacramenti a chi ha buona volontà pur non potendosi permettere un lungo tirocinio di formazione e neppure presentando i segni del discepolato (Luca 14:26-27«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo;Lc 14:33 Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo) significa farlo sentirsi tradito ingiustamente, rigettato dalla Chiesa dei suoi padri senza che possa capirlo. La Chiesa quindi battezzava, senza discernimento. Girava pure anche la dottrina comune (e che a me è sempre sembrata una vera violenza) che ogni matrimonio tra due battezzati era di per sé sacramento. Quindi abbiamo oggi una maggioranza di battezzati che non hanno ricevuto una vera educazione cristiana, che si sono sposati senza consapevolezza cristiana, e spesso nemmeno umana. Se dicevi al vescovo: “questi non hanno i requisiti per sposarsi in Chiesa!”, la risposta era: “sono battezzati, hanno diritto ai sacramenti!”. Una volta incontrai un giovane: “padre mi sposo tra 15 giorni ma credo che la mia vocazione è farmi frate come lei!” – “ascoltami,non sposarti adesso!” – “il prete ci ha fissato la data”. Chiamo sbalordito quel parroco: “Ho incontrato tizio, mi ha detto così e così” – “che ci posso fare, ho rimandato il matrimonio 6 mesi fa per gli stessi problemi, ho inviato lui da un medico. Adesso mi dicono che hanno riflettuto, che sono decisi. Se li rimando ancora, vanno in Curia e la Curia mi obbliga a sposarli.” Ora matrimoni così sono nulli o comunque senza grazia. E Costanza parla molto bene della grazia del Sacramento. Di fatto abbiamo sempre più matrimoni celebrati in chiesa, senza grazia. Che fare? La vera via è rimettere alla base dell’appartenenza alla Chiesa il kerigma. Il papa ne parla in modo forte ma sembra che nessuno lo noti. Un’altra via è catechizzare. Ma questo è per il futuro. E per i matrimoni già falliti? Una via è facilitare la verifica della nullità! Papa Francesco ha provveduto. Ne parlava Ratzinger da Cardinale, ma da Papa non ha fatto nulla. Tempi non maturi, mancanza di coraggio? Ma che fare con persone che si sono sposate senza grazia, hanno divorziato, si sono risposate civilmente, e poi dopo hanno scoperto la fede? Li escludiamo per sempre dalla Chiesa per errori di cui non sono totalmente responsabili? Oppure accompagniamo, in modo adeguato, tutti quelli che vogliono camminare con Gesù? Non si tratta certo di abolire la disciplina precedente. Ha ragione Cafarra. Scusate la lunghezza, una prossima volta affronto il problema tecnico della ortodossia di AL.

    • @ fra’ Sereno “AL non dà la comunione ai divorziati risposati come se fossero matrimoni normali”.

      Mi spiace, ma il significato manifesto del testo sembra proprio essere tutt’altro (se non si accetta di arrampicarsi sui vetri con interpretazioni sbrigliate che però scopertamente alterano il significato manifesto degli enunciati). Glielo dimostro testo alla mano.

      Amoris laetitia al n. 305 dice che coloro che vivono “in situazioni irregolari” si trovano sì in una “situazione oggettiva di peccato”, la quale tuttavia “a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti [cfr. nota 329]” può non essere “soggettivamente colpevole” o non esserlo “in modo pieno”, cosicché costoro sarebbero in grazia di Dio e potrebbero ricevere “l’aiuto della Chiesa”, aiuto che potrebbe consistere anche (come afferma la nota 351) “in certi casi nei Sacramenti”. E di quali sacramenti si sta parlando? Forse dell’Unzione degli infermi. No. Si sta parlando dell’Eucaristia e della Penitenza, come si capisce bene dal prosieguo della nota 351: “Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).”

      Quindi, il senso manifesto del testo di AL è il seguente: i “divorziati risposati” si trovano sì in una situazione oggettiva di peccato, ma dal punto di vista soggettivo possono essere non completamente colpevoli (“a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti [cfr. nota 329]”), tanto da non aver perduto la grazia santificante; ossia possono essere in grazia di Dio, e possono pertanto ricevere l’Eucaristia.

      Che questo voglia dire AL è evidente anche considerando il n. 301, in cui si afferma che non tutti coloro che si trovano in situazioni irregolari sono in peccato mortale, e con ciò privi della grazia santificante (“non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante”), e che ciò può accadere a causa di circostanze e condizionamenti soggettivi (enfatizzati al n. 302 che cita come “decisivo” il n. 1735 del Catechismo; “Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali»”).

      In definitiva, STANDO AL SIGNIFICATO MANIFESTO DEL TESTO (ed evitando l’ermeneutica un po’ patetica, quand’anche benintenzionata, dell’arrampicamento su specchi o vetri d’ogni sorta), il ragionamento svolto dai nn. 301-302 e 305 di AL si può sunteggiare così:

      – solo chi è in peccato mortale, e perciò non si trova in grazia di Dio (ha perduto la grazia santificante), va escluso dalla ricezione dell’Eucaristia
      – non è vero che tutti i divorziati risposati conviventi more uxorio siano in peccato mortale, cioè grave (la gravità oggettiva della loro colpa può essere mitigata dalle circostanze attenuanti soggettive)
      – perciò, si conclude secondo necessità che non è giusto che tutti i divorziati risposati siano esclusi dalla ricezione dell’Eucaristia.

      Ebbene, il problema gigantesco, eclatante, è che questo ragionamento di AL è l’ESATTO OPPOSTO di quanto insegnato e prescritto dal Magistero di Giovanni Paolo II (e da quello anteriore), il quale esclude tassativamente che possano darsi fattori soggettivi attenuanti tali da rendere lecito che il divorziato risposato convivente more uxorio riceva l’Eucaristia. La cosa è nota, ma comunque preciso che questo divieto tassativo è costantemente rinvenibile in molti documenti: Familiaris consortio 84, il Catechismo al n. 1650, il Codice di diritto canonico al canone 915 secondo l’interpretazione autentica del Pontificio consiglio per i testi legislativi (Dichiarazione circa l’ammissibilità alla santa comunione dei divorziati risposati, 24 giugno 2000), la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati (14 settembre 1994) della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Sacramentum Caritatis (di Benedetto XVI) al n. 29.

      Quindi, che dovrebbe fare il malcapitato fedele cattolico: aderire ad AL, rottamando il Magistero precedente che – ribadisco con nettezza – sulle questioni in oggetto sostiene l’esatto opposto? Ma nemmeno per idea: non resta, logicamente, che considerare le parti di AL sui divorziati risposati come affermazioni personali del Papa che non assurgono alllo status di Magistero autentico, e quindi sono intrinsecamente sprovviste della potestà autoritativa necessaria per modificare quanto sostenuto al riguardo dal Magistero autentico antecedente e plurisecolare.

      Queste mie conclusioni sarebbero contestabili solo nel caso che mi sbagliassi nell’intendere ciò che AL dice e raccomanda a riguardo dei Sacramenti ai divorziati risposati conviventi more uxorio. Ma credo di aver mostrato, testo alla mano, la contrapposizione in questa materia tra AL e – per intenderci – Familiaris consortio. Come è noto, questo modo di intendere AL non è una estrosa e isolata trovata personale del sottoscritto: a ravvisare questa contrapposizione nettissima e inconciliabile tra AL e Familiaris consortio mi trovo in ottima e nutrita compagnia. Per tutti cito il filosofo e teologo Spaemann:

      “l’articolo 305, insieme con la nota 351, in cui si afferma che i fedeli “entro una situazione oggettiva di peccato” possono essere ammessi ai sacramenti “a causa dei fattori attenuanti”, contraddice direttamente l’articolo 84 della “Familiaris consortio” di Giovanni Paolo II… Che si tratti di una rottura è qualcosa che risulta evidente a QUALUNQUE PERSONA capace di pensare che legga i testi in questione.”

      http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/04/28/spaemann-e-il-caos-eretto-a-principio-con-un-tratto-di-penna/

      Comunque, se Spaemann e Livi (e il sottoscritto, che però conta nulla, per carità) si sbagliano, e i passi “incriminati” di AL vanno intesi in modo differente e compatibile con il Magistero precedente, allora tocca a Papa Francesco mostrarlo inequivocabilmente, pubblicando una interpretazione autentica che dissipi una volta per tutti i dubbi.

      Altrimenti, continuerà a regnare il caos e l’abuso propiziato proprio da Amoris Laetitia: nel nome della quale, ad esempio, i vescovi filippini stanno già distribuaendo l’Ostia ai divorziati risposati che non hanno alcuna intenzione di abbandonare la condotta more uxorio.
      E il caos è gravissimo, incresciosissimo, perché non riguarda il colore dei paramenti, ma nientemeno che i Sacramenti del Matrimonio, dell’Eucaristia e della Penitenza.
      Che aspetta il Papa a contrastare questo caos che egli stesso ha contribuito massicciamente ad aggravare, fino a condurlo agli intollerabili livelli parossistici odierni?

      • Errata corrige: in luogo di “a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti [cfr. nota 329]”, “a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti [cfr. n. 302 nota 343]”

      • posso chiederti un chiarimento, ma essere divorziati risposati e non conviventi more uxorio può considerarsi già “situazione oggettiva di peccato” , la quale tuttavia “a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti” può essere soggettivamente non un peccato? o solo “conviventi more uxorio” corrisponde a “situazione oggettiva di peccato”?

        • Il “divorziato risposato” che coabita con chi non è il proprio coniuge non è lecito che prosegua questa coabitazione (altrimenti seguiterebbe a trovarsi in una situazione oggettiva di peccato), a meno che non sia gravato da inderogabili obblighi morali (quali l’educazione della prole): in tal caso è lecito che seguiti a coabitare o convivere (questo seguitare a convivere costituisce certamente un’occasione prossima di peccato, ma nel caso si tratta di un’occasione prossima di peccato necessaria, e pertanto non è colpevole il non sottrarvisi). Tuttavia deve cessare di condursi more uxorio con chi non è il proprio coniuge e, ricevuta l’assoluzione sacramentale, dovrà accostarsi alla Santa Comunione là dove è verosimilmente ignota ai fedeli la sua situazione di coabitante con chi non è il suo coniuge, poiché corre l’obbligo di non arrecare scandalo ai fedeli (i fedeli che sanno che i due coabitano non sono tenuti a sapere se sui due incombono obblighi morali che impediscono la cessazione della coabitazione o convivenza, se si comportano more uxorio o no…).

          Quindi, i conviventi che non si comportano more uxorio ma seguitano a convivere per adempiere a certi e gravi obblighi morali non si trovano per questo in una situazione oggettiva di peccato, ma si espongono a una occasione prossima di peccato, la quale esposizione è tuttavia necessaria e pertanto non configura una situazione oggettiva di peccato e, conseguentemente, non può impedire che costoro ricevano l’assoluzione sacramentale.

          Lascio la parola al cardinal Caffarra, insigne teologo morale:

          “Quando è moralmente impossibile abbandonare fisicamente il convivente, quando cioè la rottura della convivenza comportasse la violazione o il rischio della violazione di diritti del terzo innocente (es. educazione dei figli) o una grave mancanza di carità verso il convivente, bisognoso di assistenza, ci si può limitare all’esclusione dell’”affectio coniugalis” dalla comunanza di vita.

          Esclusione della “affectio coniugalis” significa due cose: interruzione di ogni esercizio della sessualità proprio dei coniugi; una progressiva trasformazione del loro rapporto in rapporto di amicizia, di stima, di aiuto reciproco. E’ questo il significato profondo dell’espressione “come fratello e sorella”…

          Quando i due conviventi si sono seriamente impegnati a questa trasformazione, essi possono accedere all’Eucarestia, dopo aver ricevuto l’assoluzione sacramentale, fermo restando l’obbligo di evitare lo scandalo.”

          http://www.caffarra.it/divorz.php

  26. Ho scritto: Se il Papa non ha detto: “per un cattolico l’eucaristia non è importante”. Tutti hanno capito che volevo dire: “il Papa non ha detto: “per un cattolico l’eucaristia non è importante”.

    • Il Papa ha detto che il Signore non ci chiederà se siamo andati a messa ma se abbiamo costruito muri: ne deduco che tanto importante andare a messa non è. Perché contrappone l’amore all’andare a messa? L’amore più importante è quello per Dio. E’ da quello che discende l’amore per i fratelli. Figuriamoci se il Papa rinuncerebbe mai alle messe di Santa Marta! Sono il suo palcoscenico preferito! Ama apparire! Legge pure: “Il mio Papa” quella specie di Novella 2000 che non è mai esistito per nessun Papa: un giornale ridicolo che dice pure che dopobarba usa: se lo passavano al Sinodo ci sono le immagini.

  27. @fraSereno @alessandro
    Indipendentemente da quel che capisco io, grazie a entrambi.

  28. Giusi 23 giugno 2016
    Giusi, non penso che si possa tacciare il Vangelo di Matteo o san Giovanni della Croce di essere eretici. Ti faccio un ultimo esempio per farmi capire. Se sono un professore di lungo corso so per esperienza quanto è importante per il buon profitto dei miei studenti la frequenza assidua alle lezioni e lo studio regolare. Ma il giorno dell’esame, se un candidato dimostra di conoscere bene la materia non gli farò una colpa se si è preparato in una sola notte, se non ha frequentato il mio corso o non ha studiato sul mio libro. Non glielo chiederò nemmeno. E invece non promuoverò il candidato che è venuto a tutte le lezioni, ha comprato il mio libro ma non conosce la materia. In paradiso troveremo molti che Dio avrà guidato per altre vie che i Sacramenti della Chiesa. Per esempio troveremo musulmani sinceri che, soggettivamente, non potevano accogliere la grazia del Vangelo in quanto non si trovavano Bibbie nel loro paese, li hanno convinti fin da bambini che l’insegnamento del profeta Gesù è stato alterato dai cristiani i quali hanno fatto le crociate, che tutti i grandi uomini di questo tempo lasciano il Cristianesimo per aderire all’Islam, tipo Cassius Clay, Malcom X, Cat Stevens, ecc., ecc., ecc. Se un musulmano sincero si lascia guidare dallo Spirito Santo nel suo cuore, per esempio attraverso il ricordo costante del nome di Dio “Il Misericordioso il molto Misericordioso” (è una pratica comune tra i musulmani che si chiama “dhikr”) può essere più positivo alla fine di un cristiano senza mai andare a Messa. Non sto dicendo la balla comoda di chi non vuole andare a Messa che tutti quelli che non vanno a Messa sono migliori dei cristiani che vanno a Messa!! I Padri della Chiesa dicono che se lo Spirito Santo riempie tutto l’Universo e sparge ovunque i “Semi del Verbo”, la Chiesa però è “il Giardino dove fiorisce lo Spirito”. Le piante di un giardino vengono dalla Natura, ma sono meglio curate e portano più frutto. Io non celebro la Messa perché Dio ha bisogno della mia lode come il povero ha bisogno della mia misericordia, ma perché io ho bisogno di incontrarLo, di ringraziarLo, di attingere da Lui per continuare a vivere la Vita Filiale e crescere in essa, attraverso la Comunità radunata nella Fede, attraverso la Parola e il Pane di Vita. Quando sarai giudicata non ti sarà chiesto se sei andata a Messa ma se (il tuo andare a Messa) ha portato frutti evangelici. Dici “l’Amore per Dio viene prima”. Certo. Ma, senza escludere il Culto, Gesù ti dirà: “mi hai amato nel prossimo?” e spero che non metterà solo un punto interrogativo alla fine della frase ma un bel e grosso punto esclamativo “Giusi, mi hai tanto amato nel tuo prossimo!!!” e ti abbraccerà, pieno di gioia per questa serva buona e fedele. Buona giornata.

    @alessandro23 giugno 2016. Ti ringrazio davvero. Leggerò con calma e risponderò perché è effettivamente molto importante. E capisco che qualcuno sia a disagio. Anche davanti a Gesù molti dottori della legge erano realmente a disagio. Il papa deve chiarire, certo. Da una parte diciamo subito che è sbagliatissimo e sleale verso i fedeli e verso AL di prenderla a pretesto per instaurare una prassi nuova che mette da parte sic et simpliciter il Magistero precedente. Quello che dice il capitolo 8 sulla coscienza retta e formata non può essere liquidato così. C’è confusione? C’era da tempo nella pratica. Spero che AL spinga i preti a formarsi, a formare meglio i loro fedeli. AL parla costantemente di questo. Diciamo che da come si muove e parla il papa, io intuisco che egli propone un rovesciamento di prospettive simile a quello che c’è stato tra l’impostazione: la Verità oggettiva sovrasta l’Errore e, con il Concilio, quello realmente nuovo nella consapevolezza ecclesiale: la Dignità della Coscienza include il diritto di professare le proprie convinzioni religiose. Le due cose non si oppongono ma è stato difficile digerirlo per molti. Il Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma produrrà a settembre delle indicazioni su AL. Sono certo che tutto si chiarirà. Ancora una volta ho risposto esponendo una convinzione personale non ho fatto un ragionamento “tecnico”, ne sono consapevole. Buona giornata anche a te e a tutti.

    • Che il Vangelo di Matteo o San Giovanni della Croce vogliano dire quello che ha detto il Papa è una sua personalissima interpretazione.

      • “Il Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma produrrà a settembre delle indicazioni su AL. Sono certo che tutto si chiarirà”. Scusatemi l’irriverenza ma mi viene in mente l’avventrice della scena famosa di Harry ti presento Sally. Parafrasandola mi viene da dire: datemi quello che ha preso lui………

    • Ricambio di cuore l’augurio di una buona giornata e ribadisco l’auspicio che tutto si chiarisca per il meglio, a conforto ed edificazione del gregge dei fedeli.

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