Mi chiamo Martina, ho 31 anni , sono mamma di 2 bambini e vivo in Austria. Da quando sono diventata mamma ho scelto di dedicarmi alla famiglia e di mettere da parte la carriera, nonostante i miei studi, per occuparmi principalmente dei miei figli, ho scelto di esserci e di godermeli fin quando lo vorranno.
«Ieri mia madre mi ha detto: “Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. All’improvviso si sono sgretolati anni e anni di liberazione sessuale, di convincimenti libertari, di mentalità radicale. Tutto quel che avevo creduto una conquista civile si è ridimensionato di fronte a quella semplice affermazione: “Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. Sono stato messo di fronte alla debolezza di ciò che credevo essere la modernità, con la forza di chi afferma un principio antico, senza la consapevolezza di essere, lei sì, la vera rivoluzionaria. Mi sono domandato: sono più avanti io che ho vissuto e teorizzato il rifiuto del matrimonio, l’amore libero e i rapporti aperti o lei che per una vita intera è rimasta fedele ad un solo uomo?
Conosco purtroppo sempre più persone che soffrono per un doloroso desiderio di figli che non arrivano. Una mancanza, uno strazio persino, che a volte, immagino, toglie il fiato, soprattutto alle donne. La sensazione del tempo che passa, che rende mese dopo mese un po’ più lontana la speranza di un compimento, diventa una cappa. A volte accanto a queste donne ci sono uomini che riescono a convivere meglio con l’assenza, e hanno meno voglia di imbarcarsi nell’interminabile impresa dell’adozione (quando ci si occuperà seriamente di renderla più possibile?). Così gli anni passano, e ognuna di queste amiche, di questi miei amici ha dato la sua risposta al dolore e al vuoto. C’è chi diventa fecondo in altro modo, aiutando chi incontra ed è nel bisogno, chi invece investe sul lavoro, chi converte l’attesa in creatività, chi semplicemente non ci pensa più e convive abbastanza in pace con una zona buia nella sua vita, chi è nel lutto. Continua a leggere “Gli adulti desiderano, gli adulti decidono”→
“C’era una volta una bambina che andava alla scuola elementare e aveva una bravissima maestra di italiano che ogni mattina faceva recitare la preghiera a tutta la classe, faceva riempire quaderni e quaderni di analisi logica e grammaticale, dava per compito un tema a settimana e faceva imparare a memoria tante tante bellissime poesie.
Quando è morta Elisa aveva 37 anni, quattro figli, un marito e centinaia di amici in tutto il mondo. Era il 28 febbraio 2015, ed Elisa stava partorendo Maddalena, che in questi giorni compie un anno. Una complicanza rarissima e imprevedibile del parto, tecnicamente una “coagulazione intravascolare disseminata” l’ha uccisa in poche ore, mentre il marito infermiere e i medici dell’ospedale di Orvieto ce la mettevano tutta per salvarla, e mentre in pochissime ore una rete di amici si era attivata nella preghiera da mezzo mondo. Io, ricordo, stavo andando a vedere Villa d’Este con marito e figli, e mi era arrivato un sms dalla Toscana. Poi avevo aperto la mail, e avevo trovato un messaggio analogo proveniente da Parigi. Tornata a casa mi ero sintonizzata su Mistero Grande, e ho scoperto che stavano pregando da Verona. Già questo può dare una piccola idea di chi fosse Elisa, di quanto bene avesse sparso e costruito nella sua vita da quel luogo piccolo e così poco metropolitano in cui viveva, Orvieto. Continua a leggere “Corpo dato per amore”→
Carissimi Chiara, Francesco, Maria e Maddalena Elisa, come tutte le mamme che vi conoscono, o che sentono parlare della vostra famiglia (la vostra storia sta facendo il giro del mondo), ho il cuore stretto per voi. Non faccio che pensare a voi in questi giorni. Anche al vostro babbo, certo, ma lui è grande e forte, e poi io sono una mamma, non posso fare a meno di preferire i più piccoli. Vorrei correre da voi ad abbracciarvi e baciarvi, ma so che non servirebbe a niente, perché non sono i baci di una mamma qualsiasi quelli di cui avete nostalgia. Vorrei venire a cucinarvi una torta, ma immagino che ci sia chi lo fa per voi, e poi la vostra mamma era una cuoca bravissima, mentre io sono una schiappa. Vorrei prendermi il dolore al posto vostro, ma purtroppo neanche questo adesso è possibile. Vorrei fare qualcosa per voi, ma che, mi chiedo. L’unica cosa che so un po’ fare è scrivere (niente di che, per carità, ma sempre meglio di come sono capace di cucire, cucinare, cantare e un sacco di altre cose). Allora questo, volentieri, posso provare a farlo per voi. Continua a leggere “Mamma Elisa”→
“Zi, zi, zi! Vive, vive, vive!” Vive è il grido della folla davanti alla bara di un uomo ritenuto un eroe. E’ così che esordisce nel suo libro Un uomo la scrittrice Oriana Fallaci.
Perché gli eroi conosciuti, i grandi che fanno la storia sono soprattutto gli uomini che irrompono nell’umanità con forza e coraggio, molte volte a spesa di vite umane.
Succede oggi che al parco manchino i sorrisi, la voglia di giocare, il coraggio di fare una scivolata o un’arrampicata, la forza di non guardare l’orologio ogni quarto d’ora.
Molti genitori arrivano ai giochi con aria rassegnata, hanno già presente quello che accadrà: i loro piccoli giocheranno, forse si sbucceranno le ginocchia e tutto il vicinato se ne accorgerà dai pianti, si sporcheranno costringendo a far slittare la cena, perché avranno bisogno di un lungo bagno, strepiteranno per non farlo ma punteranno i piedi quando gli si dirà che “basta è ora di uscire dalla vasca!”. Continua a leggere “Succede oggi. Parco”→
La nostra neve ha perso il suo candore e la sua magia, non ci succederà probabilmente più di aprire la finestra e trovare con grande sorpresa quell’affascinante manto bianco capace di coprire ogni cosa.
Non ci succederà neppure di andare a dormire con la speranza nel cuore di trovarla ancora lì il giorno dopo, e il giorno dopo ancora; gioiosi alla sola idea di indossare ancora stivali, cappello, guanti e lasciare le nostre impronte su strade che non si accorgono mai del nostro passaggio, se non quando sono ricoperte dal tappeto bianco che oggi qualcuno di noi arriva a detestare. Continua a leggere “Succede oggi. Neve”→
Abbiamo ricevuto da Sara la lettera che segue e una proposta: quella di pubblicare una di rubrica per il blog, “Succede oggi”, una sorta di diario di “mamma in azione”.
di Sara Nevoso
Cara Costanza,
ti scrivo perchè ti sento vicina. Sarà perché ho sempre desiderato scrivere, sarà perché ho tre bimbi, oppure perché sono cattolica e cerco di seguire Santa Romana Chiesa, magari per tutti questi motivi insieme.In realtà approfitto di questa lettera per fare chiarezza, prima di tutto a me stessa. Continua a leggere “Succede a Sara”→
Credo che presto riceverò un avviso di garanzia da parte della procura competente in seguito a una denuncia della Federazione Italiana Lavoretti di Scuola. Il fatto è che io ammucchio portagioie con angioletti, vasi con la neve dentro, rose di pasta di sale, cravatte di carta e vari altri orrori dentro uno scatolone nel quale – al termine di una esposizione limitata allo stretto necessario – i lavoretti amorevolmente confezionati dai miei virgulti fanno una fine indecorosa (una collana di pasta ha prodotto dei vermi, tanto per dire). Lo so, sono una madre degenere, e presto incorrerò nella sanzione che merito.
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