Centro di gravità permanente

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di Andrea Torquato Giovanoli

L’altro pomeriggio mi trovavo a casa con i due piccolini di famiglia: il treenne e la pargoletta. Loro erano in salotto a giocare con il LEGO Duplo, mentre io mi trovavo nella loro cameretta, ma da uno spiraglio della porta potevo tenerli d’occhio. Così ho avuto modo di assistere alla scena furtiva della quasi duenne che, con scatto felino ed agile mossa, ha rapinato un omino dalle mani di suo fratello, il quale, con la pachidermica delicatezza che lo contraddistingue, se l’è ripreso strappandoglielo via e sbilanciandola tanto da farla sedere pesantemente sul suo pannolino.

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Un’ostrica di parole

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di Andrea Torquato Giovanoli
Beato me che l’ho già letto, dico io. “Tutta invidia”, direte voi, che prima di assaggiare quest’ostrica avete ancora qualche giorno per gustarvi l’attesa. Mentre voi ora ne sentite soltanto l’aroma, a me è rimasto il sapore in bocca, e siccome non voglio rovinarvi la sorpresa non vi darò nemmeno uno spoiler. Se non questo (che poi giustifica l’immagine gastronomica): sappiate che dopo aver consumato il contenuto del guscio, ci troverete dentro anche la perla. Fuor di metafora, comunque, quello che fa il titolo a questo libro è pubblicità ingannevole. Continua a leggere “Un’ostrica di parole”

Santa imperfezione

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di Andrea Torquato Giovanoli

Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all’aspirazione di essere per i miei figli un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo era stato il mio per me: essendo stato lui tutto sommato un buon padre, mi dicevo, in tal modo avrei portato un miglioramento qualitativo alla generazione successiva e, se i miei figli avessero condiviso la mia stessa idea di paternità, a loro volta sarebbero stati per i miei nipoti, padri anche solo leggermenete migliori di me, perpetuando in tal modo una sorta di circolo virtuoso della paternità nella nostra famiglia. Continua a leggere “Santa imperfezione”

Il riscatto

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di Andrea Torquato Giovanoli
Da noi la politica educativa stabilisce che quando un figlio inizia a cambiare i denti da latte ha raggiunto ormai l’età adatta per gestire un suo patrimonio. Anche perché il topolino dei denti comincia a portargli il soldino, perciò gli viene consegnato un salvadanaio dove poter riporre il suo piccolo tesoro. Così, a otto anni, il mio figlio maggiore ha accumulato, tra denti, mance e regalo della promozione, un capitale di una quindicina di euro, che recentemente ha deciso di investire in un lotto di Dinofroz (pupazzetti fantasy con fattezze da animale preistorico). Continua a leggere “Il riscatto”

Come chiedere

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di Andrea Torquato Giovanoli

Qua in casa nostra il treenne ha finalmente cominciato ad interfacciarsi verbalmente col mondo: ci ha messo parecchio, d’accordo, ma alla fine ce l’ha fatta anche lui (la piccola ha la metà dei suoi anni e già balbetta senza requie, ma d’altronde è femmina). Ed in quest’ultimo periodo, quindi, siamo passati ad un livello superiore nella sua educazione: visto che sta imparando a parlare, in famiglia cerchiamo di farglielo fare bene. Così, quando chiede qualcosa, o lo chiede “per favore” o non l’ottiene. Continua a leggere “Come chiedere”

Quel potere occulto

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di Andrea Torquato Giovanoli

Anche la sofferenza è un talento.
Nella parabola in cui Gesù parla di un Re che prima di partire per un lungo viaggio consegna una somma in denaro a tre dei suoi servi perché la facciano fruttare, normalmente la prima cosa a cui si pensa è come ad ognuno di noi è stato concesso qualche carisma particolare, un numero di pregi caratteristici, dei talenti appunto, che siamo chiamati a mettere a disposizione, a condividere, nella laboriosa cooperazione per l’edificazione del Regno. Continua a leggere “Quel potere occulto”

Ti piace vincere facile?

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di Andrea Torquato Giovanoli

L’altra sera i miei figli hanno voluto rivedere il cartone di Pinocchio e così ho avuto modo di riascoltare la fatina ammonire il burattino dicendogli che ci sono due tipi di bugie: quelle che hanno le gambe corte e quelle che hanno il naso lungo.
Sorridendo ho annuito ed il più grande me ne ha chiesto la ragione, così gli ho spiegato che la menzogna davvero è di due tipi: c’è quella eclatante, che come un naso troppo lungo prende dentro da tutte le parti facendosi subito riconoscere, e poi c’è quella più subdola, più difficile da smascherare, ma che, avendo le gambe corte non può andare molto lontano, e che inevitabilmente, col tempo, si rivela per quello che è: il falso.

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