Santa imperfezione

di Andrea Torquato Giovanoli

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di Andrea Torquato Giovanoli

Prima che diventassi genitore, la mia idea di paternità girava attorno all’aspirazione di essere per i miei figli un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo era stato il mio per me: essendo stato lui tutto sommato un buon padre, mi dicevo, in tal modo avrei portato un miglioramento qualitativo alla generazione successiva e, se i miei figli avessero condiviso la mia stessa idea di paternità, a loro volta sarebbero stati per i miei nipoti, padri anche solo leggermenete migliori di me, perpetuando in tal modo una sorta di circolo virtuoso della paternità nella nostra famiglia.
Poi però papà ci son diventato davvero e così mi sono reso conto che puntare ad essere un padre anche solo leggermente migliore di quanto lo sia stato il proprio non basta affatto.
Questo perché mi è stato dato di comprendere che un papà, per i propri figli, costituisce la prima immagine che essi hanno di Dio (almeno fino all’approdo dell’adolescenza): tale è la portata della paternità umana.
Ma d’altro canto anche se sei chiamato ad essere il dio di tuo figlio, rimani pur sempre un essere soltanto umano, e per quanto cerchi di aspirare alla perfezione, nulla mai, finché vivi, ti permetterà di affrancarti dalla tua creaturalità, dalla tua finitezza e quindi dalla tua ontologica, ineluttabile caducità.
E questo è un problema: poiché, secondo logica, per via di tutti quegli errori che, nonostante tutte le tue buone intenzioni, inevitabilmente farai come padre, i tuoi figli si faranno una prima idea di Dio plasmata proprio sul tuo modo di interpretare la paternità.
E si sa: la prima impressione è la più difficile da convertire.
Ecco che allora ti piglia un po’ lo sconforto: poiché di errori, caro mio, ne fai ogni giorno.
E così pensi ai disastri educativi che farai con i tuoi figli e di quanto questi poi peseranno sulla loro vita. Di come presto essi, per quelle piccole e grandi sofferenze che infliggerai loro a causa dei tuoi sbagli, ti vedranno per quello che sei: un genitore imperfetto, deludente, del cui peso sentiranno prima o poi la necessità di disfarsi.
Perché questa è la realtà delle cose.
Ma è un bene che sia così, davvero: giacché l’uomo è sempre tentato dall’ambizione d’essere lui padrone della realtà e s’illude di avere il controllo sulla sua vita, invece lo scontrarsi con la propria natura scrausa ti ricentra su Chi sia il vero genitore dei tuoi figli, di cui tu puoi essere soltanto, giocandotela al meglio delle tue capacità, al massimo una pallida imitazione, ma verso il Quale ti rimane comunque il debito di una vocazione: la consapevolezza che i tuoi figli sono prima di tutto Suoi, e Lui, a te, li ha solo affidati perché tu li aiuti a compiere quel destino a cui loro sono chiamati e che è il ritorno al loro originale Genitore per rimanere con Lui in un’eterna comunione d’Amore.
Ecco che allora, una volta messa nuovamente a fuoco questa verità, lo sconforto per la propria ontologica inadeguatezza viene spazzato via dalla bellezza umile e preziosa di quanto la Misericordia Divina soccorra l’uomo in ogni circostanza della sua vita, ribaltandone il plumbeo orizzonte in una prospettiva nuovamente tersa: poiché proprio le tue mancanze come genitore saranno l’occasione per i tuoi figli di guardare attraverso la tua fragilità, per scrutare oltre la tua finitezza nello scoprire la magnifica realtà di quel Padre vero che li ama d’Amore perfetto ed imperituro.
Perché quello del genitore è un mestiere di cristallo: tanto bello, ma anche tanto delicato, da vivere cercando di essere il più possibile trasparenza di Dio, epperò pur consapevoli che la nostra, per quanto poco, rimarrà sempre una superficie smerigliata, almeno finché vivremo. Tuttavia la Misericordia del Padre, quello vero, è tale per cui anche le nostre incrinature possono essere rivolte a favore di quel destino di bene cui è vocato ogni figlio, e la nostra opacità, agli occhi di chi ci vede inadeguati, serve a mettere in maggior risalto la perfezione della Sua Luce, cosicché i nostri figli smettano il loro sguardo adorante su di noi per rivolgerlo a Colui che solo ne è degno.

28 commenti to “Santa imperfezione”

  1. Per essere un padre prefetto si devono avere figli perfetti.
    La perfezione gioca a sfavore dell’uomo, non lascia margine di manovra, non permette le relazioni, non ammette discussioni.
    Grazie a Dio, Lui solo è il Padre prefetto, così noi possiamo giocare al “piccolo dio” con i nostri figli, introducendoli a Lui e dandoci il tempo di correggere il tiro.

  2. Grazie Andrea! E visto che hai terminato in “Misericordia di Dio” mi permetto di aggiungere che i padri umani non solo sono imperfetti ma che nemmeno si avvicinano alla Misericordia del Padre. Questo è un po’ la spina nel fianco che è spina sì, ma anche grande dono. Un padre perfetto non l’avrei mai voluto, tutto sommato. E, ben consapevole dei mie limiti (limiti di tutti) non ho mai nemmeno voluto essere la figlia perfetta.

    • Angela, felice di “rivederti”!

      • Lalla: grazie. In realtà non sono mai sparita… E’ un attimo di pausa un po’ lungo ma motivato…

    • 61angeloextralarge:

      …che poi anche tu avessi voluto (essere perfetta) sarebbe stato uguale (come noi, del resto)
      (padri e figli) (imperfetti in un mondo imperfetto) (o il mondo è perfetto, lui?) (diavolo incluso?)!

      • Alvise: credo che il mondo sia stato creato perfetto… il paradiso terrestre insegna.
        Per quel che mi riguarda… in realtà amo anche i miei difetti. A volte ci litigo, vorrei che diminuissero, vorrei usarli nel bene, ma questo non significa che mi vorrei perfetta.

  3. Signor Andrea, non si preoccupi che averra’ proprio cosi’ solo a noi perseverare: il numero non conta: anche dalle pietre possono sorgere figli di Abramo. La sua fatica risplendera’ con la venuta del regno di Cristo sulla Terra. A noi solo, per ora, continuare a servire il Maestro. I risultati attuali non sono nelle dimensioni del tempo sotto il controllo di Dio solo e’ il nostro vivere. Con santa Pazienza facciamo la nostra piccola parte e il resto verra’ alla completezza dei Tempi quando non ci saranno piu’ lacrime. Cordiali saluti, Paul

    P.S.: carina la foto, forse anche perche’ anch’io uso queste moderne ciabatte made in china o chi le ha inventate …

  4. L’ha ribloggato su noncerosasenzaspinee ha commentato:

    “quello del genitore è un mestiere di cristallo: tanto bello, ma anche tanto delicato…”
    http://ilnestrosesansespine.blogspot.com/

  5. “Ecco che allora, una volta messa nuovamente a fuoco questa verità, lo sconforto per la propria ontologica inadeguatezza viene spazzato via dalla bellezza umile e preziosa di quanto la Misericordia Divina soccorra l’uomo in ogni circostanza della sua vita, ribaltandone il plumbeo orizzonte in una prospettiva nuovamente tersa: poiché proprio le tue mancanze come genitore saranno l’occasione per i tuoi figli di guardare attraverso la tua fragilità, per scrutare oltre la tua finitezza nello scoprire la magnifica realtà di quel Padre vero che li ama d’Amore perfetto ed imperituro”

    Di una logica a prova di bomba!

    • 3 e’ pari implica che Gatto SIlvestro e’ presidente della repubblica.
      L’asserzione precedente e’ formalmente e logicamente ineccepibile.

      Ecco a cosa porta la logica.

  6. SANTA IMPERFEZIONE

    a quanto pare la corte costituzionale italiana la pensa differentemente:

    http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/11/11/CONSULTA-Non-e-reato-distruggere-embrioni-geneticamente-imperfetti/654621/

    ovviamente l’imperfezione riguarda la possibilità-non la certezza- che si possano verificare malattie genetiche.
    quindi principio di precauzione.
    ed evviva l’eugenetica,

    • vale:

      …ma davvero ti procura tanta (santa) sofferenza che si potesse scegliere di non adoprare embrioni malati?
      O si dovessero adoprare (per legge) anche quelli malati perché attraverso il patimento (eventuale) (futuro) (da embrioni adulti) si avessero a guadagnare con più certezza il Regno dei Cieli?
      O non dovessero nemmeno esistere nessun embrione in nessunissima maniera?

  7. @alvise

    se domani uno psichiatra della usl o asl ocomecavolosichiamanoadesso,decidesse che c’è la possibilità-bada bene,la possibilità,non la certezza-che tu divenga pericoloso per la società, ti possiamo abbattere?

  8. @ alvise

    inoltre esiste:

    http://qn.quotidiano.net/salute/2008/11/06/130809-come_avere_figlio_sano_provetta.shtml

    Si chiama ‘diagnosi genetica pre-concepimento’ ed è la via che consente alle coppie portatrici di malattie genetiche o cromosomiche di concepire figli sani, in provetta, senza ricorrere alla selezione dell’embrione. La tecnica mette d’accordo Etica e Scienza.

    “La diagnosi genetica pre-concepimento- dicono Francesco Fiorentino, biologo molecolare, direttore del Laboratorio Genoma e Donatella Caserta dell’Università ‘La Sapienzà- mira a selezionare gli ovociti (e non gli embrioni) in cui sia assente l’anomalia genetica materna, in modo da produrre embrioni sani.

    Ciò è realizzato eseguendo l’analisi genetica dell’ovocita, mediante biopsia del primo globulo polare (1PB), prima della sua fertilizzazione, e quindi prima che si sia formato l’embrione. Con questa procedura, possono essere diagnosticate tutte i tipi di malattie genetiche e cromosomiche a trasmissione materna”.

    • « … Con questa procedura, possono essere diagnosticate tutti i tipi di malattie genetiche e cromosomiche a trasmissione materna».
      E se fosse il ramo patermo il portatore della malattia genetica e quindi non l’ovocita materno che si fa?

      • …credo per l’uomo (uomo lo creò) sia possibile fare analizzare gli spermatozoi (o no?)

        • Non conosco la materia altrimenti non avrei posto la domanda.
          So per certo però, che fermo restando la coppia genitrice, nel caso di malattie genetiche ereditarie, non tutti gli embrioni ottenuti con la fecondazione artificiale presentano la malattia e proprio per evitare di impiantare un embrione malato è necessario ricorrere alla diagnosi preimpianto.
          La sentenza della Corte ha cancellato il reato di selezione e quindi la diagnosi preimpianto è adesso pienamente legittima. Ciò non vuol dire che tutti sono obbligati a ricorrervi. Come sempre si tratta di una scelta individuale e nel caso si evita di andare all’estero.

      • Da biologa posso dire che, se il padre è portatore di malattia genetica, non vi è ad oggi una tecnica in grado di selezionare con sicurezza gli spermatozoi che non sono portatori dell’anomalia. Magari in futuro potrà esserci questa possibilità, ma ad oggi non mi risulta ci sia.
        E se anche vi fosse, resta comunque il fatto che un mistero così grande come l’inizio di una nuova vita verrebbe “forzato” e affidato solo alla tecnologia. Tutto ciò a parer mio ha poco a che vedere col miracolo che avviene ogni volta che una nuova vita si forma nel grembo materno…
        Non sappiamo come un embrione alle prime fasi di sviluppo venga influenzato dall’ambiente circostante, ma non posso fare a meno di pensare che una provetta con un buon terreno di coltura è lontana anni luce dal ventre materno, dove l’embrione è circondato da tessuti, vibrazioni, vita…

  9. vale:

    …mi sembra una buona cosa!

  10. E’ legale ucciderli i bambini entro i 3 mesi dal concepimento…perché non dovrebbe esserlo per un embrione da selezionare? nella loro logica (perversa) ha anche senso!

  11. la cosa preoccupante è che prossimamente la consulta si pronuncerà sulla legalità di utilizzare gli embrioni “difettosi” per ricerca scientifica…

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-se-la-consulta-riconosce-il-diritto-alleugenetica-14370.htm

    Ora scopriamo che potrebbero esistere altri interessi prevalenti; e subito viene in mente la questione che ancora pende davanti alla Corte: quella della possibilità di destinare gli embrioni soprannumerari alla ricerca scientifica che – come è noto – è tutelata dalla Costituzione. In quella causa – che sarà discussa all’udienza pubblica del 22/3/2016 – i Giuristi per la Vita avevano chiesto al Presidente della Corte di nominare un curatore speciale per gli embrioni, visto il loro conflitto di interessi con i genitori, che vogliono destinarli, appunto, alla sperimentazione e alla conseguente soppressione.

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