Hillary e le donne

di Costanza Miriano

Hillary-Angry

di Costanza Miriano

Ieri ho scritto su facebook una cosa su Hillary Clinton che ha suscitato un bel po’ di polemiche, rispostacce anche su altri profili. Sul mio di meno, perché credo ormai si sappia in giro che la mia politica è questa: in casa mia parla chiunque voglia dialogare educatamente, magari anche esponendo perplessità, ma non per litigare; gli altri li blocco e non possono più vedere il mio profilo, esattamente per lo stesso motivo per cui a casa nostra invitiamo solo persone che ci vogliono bene; e nessuno viene a dirti che non sei democratico – sembra incredibile ma ogni volta il commento “bell’esempio di democrazia” viene riproposto – perché non inviti a cena lo sconosciuto che ti ha appena mandato a quel paese al semaforo. (Tra l’altro chi insulta non di rado è gente  di cui non posso vedere i post senza “essere amica”, mentre i miei sono visibili a tutti).

Comunque, dopo questa noiosa precisazione, entro nel merito. Hillary Clinton dopo aver vinto le primarie in California, alla vigilia della vittoria definitiva, ha definito il momento “storico”. Ha anche attaccato il pippone sul soffitto di cristallo, e i diciotto milioni di crepe che lei gli avrebbe inferto, usando tutti gli artifici della retorica emotiva di cui gli americani sono maestri nel mondo. Io avevo scritto:

“Definire la vittoria della Clinton alle primarie “momento storico” (parole sue) mi pare davvero surreale. Sarebbe un momento storico se ci fosse una candidata davvero di rottura. Che so, qualcuno non avvezzo al potere, o magari una donna”.

Ovviamente non stavo facendo facile e squallida ironia sulla poca femminilità della signora, che so, sulla bruttezza o vecchiaia o non so cosa abbia pensato chi ha definito la mia “una caduta di stile”. Io stavo alludendo alla mia riflessione lungamente esposta in libri e conferenze e articoli su cosa sia essere donna. Chi mi conosce infatti non ha avuto dubbi sul senso delle mie parole. Ma dai commenti letti qua e là mi sono resa conto che viviamo in un’epoca dai punti di riferimento continuamente rinegoziati, in cui è necessario – ha ragione mio marito che lo ripete sempre – compilare di nuovo un dizionario di base della lingua comune, in cui almeno alcuni termini significhino per tutti la stessa cosa.

La donna è una creatura di sesso femminile che ha portato alla fioritura e al compimento la sua vocazione, che è quella di rendersi disponibile ad accogliere accompagnare sostenere la vita quando è più debole. Questo può coincidere anche con la maternità biologica, ma non solo. La supera e la comprende, ma non si esaurisce in quella. Ogni donna, anche se non ha il privilegio di generare, è madre se riconciliata con se stessa. Una donna può fare tutto quello che fanno gli uomini, ormai lo abbiamo dimostrato chiaramente: siamo astronaute generali segretarie di stato presidenti della repubblica regine. A me sembra che possiamo da tempo passare alla fase due, e sinceramente trovo quasi offensivo quando qualcuno esulta per certe imprese. Embè? Pensavate che ci mancasse qualcosa? Certo, ci manca un po’ di forza fisica e abbiamo un approccio al sapere molto diverso, ma sul fatto che siamo in grado consideravo la questione chiusa da molto tempo (nelle università siamo di più, più brave diligenti veloci eccetera eccetera). Scaliamo meno i vertici perché siamo meno aggressive. Preferiamo mediare che andare contro, se siamo in pace con noi. Abbiamo bisogno dello sguardo altrui e questo condiziona anche il nostro atteggiamento del mondo del lavoro (una donna si vergogna a chiedere un aumento, un uomo lo pretende e se non lo ottiene si arrabbia, e non per questo pensa di valere poco). Insomma, sto aprendo una finestra dietro l’altra, per ognuna di queste affermazioni apodittiche servirebbe un capitolo e la citazione di chili di libri, servirebbero distinguo e chiarimenti e specificazioni. Sono concetti tagliati con l’accetta, ma penso che qui ci si possa capire. Andiamo avanti.

La grande sfida per noi donne non è dimostrare che ce la possiamo fare da sole (anche se “da sola” non è un’espressione che si adatta esattamente a Hillary Rodham, moglie di, segretario di stato, senatrice, prima ancora figlia di industriale, studentessa a Yale, cioè insomma una che ha anche avuto buone possibilità nella vita, e poi certo se le è giocate molto bene) ma che ce la possiamo fare con un altro stile.

La donna è per la vita, è profondamente contro la morte. Quindi contro la guerra, contro l’aborto, contro la vendita di bambini uccisi. La donna non esulta e non ride in televisione per la morte di un nemico (come lei ha fatto per esempio per Gheddafi), non gestisce la politica estera come se stesse giocando a scacchi ( “la cosa migliore che può capitarci  sarebbe di essere aggrediti da qualcuno…  Di fatto provocheremo un attacco perché allora saremo al potere più di quanto chiunque possa immaginare”) dimenticando che ci andranno di mezzo vite umane, anche delle donne di cui si dice paladina, di certo dei loro figli. Una donna che abbia viscere di misericordia non dice che per far sì che tutto il mondo acceda alla pianificazione familiare (sinistra maschera per parlare di aborto) “codici culturali profondamente radicati, credenze religiose, e condizionamenti strutturali dovranno essere cambiati”. Dove questo non avverrà naturalmente i cambiamenti andranno imposti con la forza (enforced) dice la sorridente biondina, la tenera nonna che si preoccupa solo dei suoi, dei nipoti, mentre lavora indefessa perché in Africa le operaie possano essere libere di stare in fabbrica dodici ore al giorno senza dover accudire bambini (che privilegio, eh?). E grazie a questo lavoro culturale ormai nelle università americane bisogna stare attenti a come si parla, c’è una limitazione della libertà intellettuale e di parola pazzesca, inimmaginabile venti anni fa (in America chi obietta contro il matrimonio gay rischia di perdere il lavoro, pure il Papa ha tentato di difendere il diritto all’obiezione di coscienza, ma da quelle parti la coscienza pare non sia libera, solo il commercio lo è). Una donna, soprattutto, non accetta copiosissimi finanziamenti da Planned Parenthood, il gigante degli aborti accusato di vendere pezzi di bambini uccisi nel ventre materno.

Ecco perché la mia sulla Clinton non è stata una scivolata, una battuta infelice, una caduta di stile. Era esattamente quello che volevo dire.

Io esulterò per una donna presidente quando non sarà una donna che si è dovuta trasformare in un uomo, ma quando mostrerà che è possibile gestire il potere partendo dai piccoli, dai poveri, dagli ultimi. E prima di tutto dal più povero tra i poveri, come lo definiva Madre Teresa, il bambino nel ventre di una madre.

54 Responses to “Hillary e le donne”

  1. Quest’America è fragile perché non si fonda su altro che sul consenso dei media e di chi ha potere. Quest’America non potrà proporsi da esempio a nessuno, anzi per riprendere credibilità dovrà confrontarsi molto con tanti popoli coraggiosi “in cammino”…

  2. Non ho capito se il post è sulla Clinton o in generale… Sulla prima, l’unico commento che mi viene in mente è “la strega dell’Est”, principalmente per la questione dell’aborto e PP, ma non solo.

    Invece, in generale… non mi trovo affatto d’accordo con alcune parti di questo post.

    “Scaliamo meno i vertici perché siamo meno aggressive. Preferiamo mediare che andare contro, se siamo in pace con noi. ”
    Si vede che ho visto un po’ di donne che non sono in pace con sé stesse… :-/ Specialmente in TV alle tribune politiche.

    Ma il vero punto chiave è questo:

    “La donna è per la vita, è profondamente contro la morte. Quindi contro la guerra, […]. La donna non esulta e non ride in televisione per la morte di un nemico (come lei ha fatto per esempio per Gheddafi) […]”

    La prima affermazione mi vede d’accordo: ma allora vuol dire che il problema non è la Clinton candidata in sé (a parte la sua personale streghitudine), ma che una donna in genere non può fare il militare di prima linea, tantomeno il generale, il capo di stato maggiore, il ministro della difesa e il presidente degli Stati Uniti, che è il “commander-in-chief”: il che contraddice la precedente affermazione “Una donna può fare tutto quello che fanno gli uomini”. “Può” inteso come “avere la capacità di”, può benissimo essere. Ma se lo fa bene, allora inequivocabilmente lo fa a spese della sua femminilità.

    Tralasciando la discussione sull’inopportunità e la superficialità con cui è stata mossa guerra a Gheddafi, ci mancherebbe anche che i capi politici e militari di un paese non possano esultare per la morte di un nemico giudicato pericoloso, visto che devono anche dare agli altri potenziali nemici un’immagine di forza, determinazione e capacità di usare la violenza fino ad annientarli, cose che servono anche come deterrente. E quindi tutto l’ultimo paragrafo, almeno per quanto riguarda una superpotenza, ma in generale un paese con una certa rilevanza militare, si riferisce ad una situazione irrealizzabile.

    E Giovanna d’Arco? Ci sarebbe da discutere sul suo ruolo di capo carismatico vs la partecipazione diretta ad azioni militari. In ogni caso, non era certo una donna comune, ispirata com’era dallo Spirito Santo, e può benissimo ricadere nelle eccezioni alla regola.

    E le donne soldato israeliane e curde? Non possono fare altrimenti: quelle la guerra ce l’hanno in casa, da sempre. Devono scegliere tra degradare la propria femminilità e sopravvivere.

    • Penso Fabrizio che la Donna a cui si riferisce Costanza è la “Donna ideale” o se vogliamo la “Donna come Dio vuole”, ma essendo una donna che vive in un mondo, il nostro, imperfetto (e perfetto lo vedremo solo nella Gerusalemme Celeste), può anche essere Generale d’Armata, portando però il suo essere Donna in questo compito (come in tutti gli altri che hai citato o potremmo citare).
      Certo che la tua domada. “E le donne soldato israeliane e curde?” ne apre delle altre, come è certo che la guerra degrada l’Uomo sempre e comunque, perché penso si ben difficile non “sporcarsi le mani” e anche l’anima, parlando di situazioni concrete e non teoriche…

      Cominqyue il ricordare la “Donna ideale” o se vogliamo “l’ideale di Donna”, non è solo utopia, soprattutto in un tempo in cui molte donne pare si applichiono a trovare il peggio di sé e a proporre leggi e/o stili di vita, che vanno contro la loro stessa profonda natura (avevo gia fatto un piccolo commento su questo aspetto tempo, fa da te condiviso…).

      In tutto ciò anche l’Uomo fa la sua parte… ma non è di questo che stiamo parlando ora.

      Quanto all’esultare per la sconfitta di un nemico, ci può stare… ridere sguaitamente e farsene beffe è quanto meno una “caduta di stile”, sia per una donna come per un uomo e non credo sia atteggiamento che trasmetta alcuna “forza”.
      Si potrebbe paragonare all’uso del turpiloquio, tanto fastidiso sulla bocca di chiunque, ma tanto di più su quello delle donne che credono così di aver raggiunto un ipotetica parità di genere (in peggio)… ma sarò io all’antica 😉

    • @giudici

      sulla questione delle donne militari,che teoricamente possono fare tutto, avanzo qualche dubbio sul risultato effettivo a medio lungo termine sull’efficienza che l’esercito in questione avrebbe.

      ( vedere,per es.: martin van creveld “le donne e la guerra. ieri,oggi domani” del 2007.l’autore in questione,per i non addetti ai lavori, è un esperto di storia militare,docente universitario e docente in varii istituti strategici sia militari che civili. uno degli ultimi il u.s.naval war college. è tra i pochi docenti stranieri i cui-alcuni- libri di testo sono obbligatori nelle accademie americane-tipo west point o annapolis)

      • Leggo:

        “sulla questione delle donne militari,che teoricamente possono fare tutto, avanzo qualche dubbio sul risultato effettivo a medio lungo termine sull’efficienza che l’esercito in questione avrebbe.”

        Non c’è bisogno di scomodare accademici adiposi e tanto meno il lungo periodo (entro il quale, come noto, siamo tutti morti) 🙂
        È il segreto di Pulcinella, la sistematica riduzione degli standard richiesti – a parità di reparto e incarico – che in molti eserciti occidentali viene operata nei confronti del personale femminile; e, per converso, le pressioni allucinanti subite da quei corpi che a tale annacquamento dei requisiti non si vogliano piegare (come la Legione Straniera o i Rangers dell’Us Army).

        Prima che fuoriesca qualche olezzo femminista, faccio un semplicissimo paragone: è come se a un chirurgo vascolare maschio fossero richieste laurea e specializzazione, e a un chirurgo vascolare femmina solo la licenza media (o come si chiama ora).
        L’idiozia della cosa penso sia lampante, a dimostrazione che anche il femminismo – come tutti i razzismi – prima che criminale è fondamentalmente stupido.
        Ma, visti i tempi, magari non è così… per cui andate pure in sala operatoria con un chirurgo con la sola licenza media, però di sesso femminile. E guai a voi se protestate!

        Più in generale, una donna non può essere soldato.
        Per sessismo?
        No, per legge di natura (allo stesso modo per cui un maschio non può partorire).

        Per altro proprio T’sahal condusse in passato l’unico tentativo sistematico di evitare qualsiasi differenza di trattamento fra uomini e donne.
        Risultato: non solo le donne non potevano reggere la linea, ma con loro in mezzo nemmeno gli uomini erano più in grado di farlo.
        Per quale straordinario motivo?

        Perché un soldato può “sopportare” il sacrificio di un camerata maschio, ma non quello di una donna. Ne risultava evidente che, in presenza di personale femminile, la missione passava in secondo piano rispetto alla sopravvivenza delle donne dell’unità (questo anche per far strame della sistematica propaganda antivirile che in questi mesi, in questi anni, ammorba l’Occidente).
        Fiasco completo, insomma.

        Un’ultima lancia da spezzare, è proprio il caso di scrivere, sul “gergo” di caserma e altre simili osservazioni.
        Non abbiate fretta di giudicare secondo luoghi comuni.
        Spesso c’è più umanità – magari un poco rude – tra i soldati che fra i borghesi…

        Ciao.
        Luigi

        • Commento con spunti interessanti…

          Grazie Luigi 😉

          P.S. per il gergo si poteva anche usare “da scaricatore di porto” … e poi fare stesse considerazioni che hai fatto.

  3. Se il concetto é che Hillary non é donna perché non é “umana” così come Obama non é uomo perché non é “umano” causa le idee che portano avanti sui temi che ci stanno a cuore (aborto, distruzione della famiglia, …), allora sono d’accordo con te.
    Bravo Guido per il Dizionario di base della lingua comune!

  4. Ho letto l’articolo e pure i commenti .
    Io sono del parere che siamo messi parecchio male. La donna è stata creata per dei ruoli specifici, l’uomo per altri. La confusione regna soprattutto perché la donna ha deciso di essere come l’uomo, che da cacciatore è portato ad avere atteggiamenti aggressivi verso coloro che vuole dominare. Infatti la donna non è uguale all’uomo anche nella parte cerebrale, e questo la dice lunga sull’atteggiamento di certe donne in politica o alte cariche aziendali, le quali hanno assunto l’atteggiamenti dell’uomo macho.
    Hillary non può fare a meno di comportarsi così, perché essendo in quel giro da tanti anni ormai – anzi, direi da sempre – sì è plasmata e fusa con quei politici del pensiero unico che ormai nel mondo stanno dimostrando di dominare gli esseri umani.
    Ma senza andare molto lontano, vedo ormai nella donna una sfacciataggine anche nel linguaggio che non ha eguali, Sia nel comportamento che nelle scelte di vita devo dire che questo mi preoccupa non poco .

  5. Carissima amica, approvo quello che dici! Pensavo che la donna debba fare un’ulteriore cammino di pazienza. Attendere di veder riconosciuto il pensiero sottile, profondo, che tu sai esprimere bene, e che capisco perché sono una donna.!
    Ciao, buon lavoro. Rita

  6. Ecco Costanza!!! (Applausi).

  7. Carissima Costanza.

    Condivido il suo concetto di donna.
    Per cui il suo post di ieri l’ho compreso.
    Ma lei sa meglio di me,che su facebook le frasi sibilline e concettuali spesso inducono a mala interpretazione dell’utente.
    In sintesi: siamo costretti a dare spiegazioni e motivare la frase, esattamente come quando in prima liceo spieghiamo agli alunni un concetto.
    È la dura realtà del Social.
    Certo esiste il ban. E lo usiamo quando le persone sono offensive e moleste in “casa nostra”.
    Ma resta il dispiacere di essere stati male interpretati, e spesso anche dagli amici.
    Con stima.
    Carolina

  8. Non aggiungo altro. Solo il mio sostegno, e coraggio a noi!

  9. La Clinton è il peggio che gli USA possano offrire: violenta, guerrafondaia, superba, despota e femminista (nel senso equivalente di maschilista), ipocrita, legata al potere etc. etc.
    Incarna perfettamente la violenta illusione di democrazia e progresso Made in USA.
    Trump in confronto è una persona perbene.
    Chiuso il discorso.

  10. @Bariom “Si potrebbe paragonare all’uso del turpiloquio, tanto fastidiso sulla bocca di chiunque, ma tanto di più su quello delle donne che credono così di aver raggiunto un ipotetica parità di genere (in peggio)… ma sarò io all’antica ;-)”

    Ricordo il tuo commento a cui ti riferisci. Turpiloquio… non a caso detto anche “gergo da caserma”. Fa parte del modo di essere militari. Non è bello, ma non è bello neanche che ci siano le guerre. Però ci sono, quindi ci sono i militari, e si comportano come tali. Già questo fa intuire che una donna in quell’ambiente si snatura, per via di quel “tanto più”.

    Ma rilancio. La scena iniziale di American Sniper, in cui il protagonista è costretto dalle circostanze ad eliminare un bambino-kamikaze prima che uccida altre persone… è già forte di per sé. Ma non sarebbe peggio se il protagonista fosse una donna? Oppure: scena ormai comune in film e telefilm… durante una missione speciale le immagini vengono trasmesse in diretta a un centro di comando e controllo. Ad un certo punto il pilota di bombardiere / cecchino / capo incursore ha l’obiettivo a portata e chiede conferma per procedere. La responsabilità di dare un go/no-go è di un singolo ufficiale in comando. È già drammatico che un essere umano debba decidere la morte di altri. Ma se fosse una donna, non sarebbe peggio?

    @Enza Condivido il tuo commento.

    @vale “avanzo qualche dubbio sul risultato effettivo a medio lungo termine sull’efficienza che l’esercito in questione avrebbe.”
    Sono perfettamente d’accordo: infatti abbiamo poca statistica a questo riguardo. Peraltro, ce l’abbiamo su ruoli fino anche a comandante di missione, ma non a generale. Non le abbiamo viste ancora all’opera con grandi responsabilità tattiche – e tanto meno strategiche. Ma proprio per questo, è una parte di discussione su cui non abbiamo fatti concreti. Sulle altre considerazioni, invece, ce li abbiamo.

    PS Non so se hai letto nelle ultime notizie: Miss Universo è una donna militare USA. In realtà è una riservista, che presta servizio due giorni al mese e in ruoli di supporto. Insomma, la notizia è una pagliacciata (peraltro è già una pagliacciata in sé un concorso di bellezza). Ma tu pensa che sentimenti incute questa notizia in un combattente dell’ISIS…

    • è per questo che ti ho segnalato quel libro. è lo stesso autore de “la spada e l’ulivo” sull’esercito israeliano.dove le donne sono in servizio da un bel po’. ovviamente il van creveld ha una serie imponente di studi e libri al suo attivo.in italiano ne sono stati tradotti pochi. in francese qualcuno in più. in inglese tutti.( anche perché li scrive in inglese).

    • @Fabrizio, “sarebbe peggio”, nella misura in cui questa divenisse realtà diffusa sino a snaturare completamente il senso profondo di essere Donna (come peraltro sta accadendo in molti ambiti della vita…).

      Ma c’è un peggio al peggio? E se si può trovare un tragico senso ad una azione come quella che descrivi del film (che chissà quante volte è stata realtà), avrebbe meno senso se compiuta da una donna?

      Quindi secondo te una donna NON potrebbe essere un militare (lasciamo stare la scelta di essere un cecchino…) e allora un poliziotto (a cui potrebbe capitare di dover sparare…)?
      Come hai detto tu le guerre ci sono, così come la necessità di avere un Corpo di Polizia.
      E’ solo una domanda 😉

      Giusto parallelo quello sul “linguaggio da caserma”, ma una donna perché militare e in caserma, dovrebbe – per forza – adottare tale liguaggio? (peraltro la domanda vale anche per un uomo)
      O il suo essere Donna in caserma, dovrebbe/potrebbe ad esempio, migliorare tale linguaggio?

      • Non ho detto che non potrebbe: anzi, ho detto che può benissimo e può ben essere capace di farlo (salvo i casi citati da vale). Ma non può che farlo a scapito della sua femminilità.

        I poliziotti? Dipende. Un poliziotto non è un militare: è vero che nel lavoro di entrambi è contemplato l’uso della violenza fino all’eliminazione di una persona, ma in modo molto diverso. Il poliziotto può stare solo sulla difensiva. Può sparare e uccidere un delinquente se questo sta minacciando un’altra vita. Non può dire: toh, guarda, c’è un noto spacciatore che passeggia in strada, ora lo secco lì. Invece un soldato lo fa e lo deve fare. E succede che ammazza uno che, poveretto, non ha colpe personali, semplicemente combatte dall’altra parte e può farlo anche in buona fede. Inoltre un comandante militare ordina ad altri di farlo e si prende una responsabilità ancora più grave.

        Certo che anche il lavoro del poliziotto normale può essere, in certi casi, poco femminile. Se vedi un poliziotto che conduce un interrogatorio un po’ duro, come quelli che si vedono nei film (e che in realtà si fa finta che non succedano mai), è lo stesso se lo fa un uomo o una donna? Poi, tra i poliziotti ci sono ruoli diversi; per esempio le teste di cuoio… e qui siamo già più vicini ai militari.

        Insomma, la cosa non è bianca o nera: c’è tutta una gradazione di sfumature, ci sono le circostanze, c’è da considerare il caso per caso… ma, come regola generale, in varie proporzioni, questi non sono mestieri che si confanno alla natura femminile.

        Comunque, si parlava della Clinton: se ti candidi come comandante in capo di una superpotenza, non hai scelta. Quella è una strega per tutta una serie di cose, ma non per questa.

        • Appunto, non è mai tutto nero o tutto bianco… e io non vedo una gran differenza tra poliziotto e militare (salvo il caso in cui un esercito fosse costituito a priori solo come corpo offensivo e di conquista…), ma siamo dinuovo su singole e personali valutazioni.

          Concordo appieno invece sulla tua frase conclusiva 😉

          • @bariom

            esercito e polizia non sono e non debbono essere la medesima cosa ed avere le medesime funzioni.

            tanto per citarne una ( ovviamente non i nomi e luoghi, dato che sono operazioni effettuate in africa ) ma un membro dei corpi speciali italiani mi fece vedere le foto del villaggio raso al suolo-praticamente- per liberare dei missionari.diciamo una ventina d’anni fa,almeno.

            l’obiettivo era liberarli.punto.

            si va, si elimina, dico elimina, ogni persona o cosa che intralci il raggiungimento dello scopo stabilito dall’operazione, e si torna.

            niente mercanteggiamenti,trattative,colpo in aria d’avvertimento stile polizia.

            nessun problema di effetti collaterali.( anche perché, a raccontarla tutta, in genere, la stragrande maggioranza di quelli che risiedono in villaggi contollati da ribelli o golpisti o eserciti rivoluzionarii o quant’altro ( per fare un esempio: Raqqa ) chi vi risiede aveva tutto il tempo di andarsene prima dell’arrivo dell’isis o daesh. sono generalmente collusi, complici e/o fiancheggiatori.sia finanziariamente che logisticamente che operativamente.)

            p.s. non esiste un esercito con scopi, tattiche e strategie puramente difensivi o che non prevedano di conquistare- magari solo per un periodo di tempo più o meno limitato-dei territorii. ne limiterebbe la capacità operativa in modo insensato.

            piuttosto meglio non averlo.

            • @Vale, non intendevo sostenere che sono – in pratica la stessa cosa – e che abbiano stesse strategie, modus operandi o regolamenti e regolamentazioni.

              Parlavo in senso lato rispetto la problematica esposta da Fabrizio (fermo restando la mia del tutto opinabile valutazione).

              Ben vengano quindi le tue precisazioni, anche se di nuovo, abbiamo un tutto bianco o tutto nero rispetto le valutazioni (che possono avere anche riscontri di casistica) su chi sia la “stragrande maggioranza” che risiede in certi villaggi, senza porsi il problema di una eventuale risibile minoranza di non “collusi, complici e/o fiancheggiatori sia finanziariamente, che logisticamente, che operativamente” e se comunque, coloro che lo fossero siano per questo da essere condannati allo sterminio…

              • non è questione di bianco o nero.in certe situazioni le minoranze di non collusi saranno sacrificate. per lo stesso motivo per cui tra teoria,magari bella,bellissima e pratica vi è sempre -purtroppo,in questo caso- differenza.

                e sia chiaro,non intendo solo fisicamente.

                dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, le clinton di questo mondo-quelle ridacchiano alla morte di gheddafi- ce le troveremo (tipo boldrini) anche da noi. ed in numero sempre maggiore.

                okkio a discriminare: http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/09/e_legge_in_italia_il_reato_negazionismo/1235956

                Incitare al negazionismo o al genocidio in Italia da oggi è reato. La legge prevede la reclusione fino ad un anno e sei mesi o la multa fino a 6mila euro per chi propoaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, o istiga a commettere atti discriminatori per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

                Vietata anche ogni organizzazione che abbia tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione: chi vi partecipa rischia da 6 mesi a 4 anni di prigione che passano fino a 6 anni per chi promuove o dirigi tali associazioni.

                capito? se , da oggi in poi, dici che la famiglia è composta da un maschio ed una femmina rischi la galera.

                bella la legge in teoria. in pratica è la fine della libertà d’espressione , della ricerca storica e filosofica.

                come dicevo: la differenza tra teoria e pratica.

                p.s. adesso voglio vedere come la mettono con il pullulare di organizzazioni islamiche già presenti in italia( volutamente minuscolo).

                • Sulla stessa legge Mancino-Reale era innestata la legge anti-omofobia, che è stata approvata dalla Camera e che è ancora in Senato, e questa legge è pericolosissima anche per il fatto che impone pedagogicamente di pensare alle unioni omosessuali, al matrimonio omosessuale, all’adozione omosessuale in un certo modo, pena il carcere. Io temo molto per la libertà di pensiero. Non per tutte le idee si giunge ad una punizione del genere. Per esempio, a me viene da pensare che il comunismo è un’ideologia che ha fatto milioni di morti. E’ notoriamente ormai accertato che ha fatto più morti il comunismo nel mondo che il nazismo. Ebbene, al momento, nessuno ha preso qualche provvedimento contro la diffusione di testi che inneggino oppure propagandino idee comuniste. Si costituiscono anche partiti con la denominazione “comunisti”, ma nessuno si è mai sognato, al momento, di dire: puniamo con il carcere chi diffonde queste idee.

                  Giancarlo Cerrelli, consigliere centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani:

                  http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/09/e_legge_in_italia_il_reato_negazionismo/1235956

  11. in quanto al resto del post della miriano, condivido anche la punteggiatura.( inclusa la chicca dell’admin.ma di neolingua se ne era parlato parecchio.)

  12. Ti dirò che hai detto esattamente quello che pensavo io.
    Sono certa che chi non ha compreso il tuo pensiero è perché ha iniziato subito con un processo alle intenzioni.

  13. ha ragione mio marito che lo ripete sempre – compilare di nuovo un dizionario di base della lingua comune, in cui almeno alcuni termini significhino per tutti la stessa cosa.

    L’inascoltato Cornelio Fabro, nel saggio Introduzione all’ateismo moderno, aveva dimostrato l’impossibilità di un accordo del pensiero cattolico con il pensiero moderno, in cui si attua il rovesciamento della ragione nell’irrealtà:

    “Il principio fondamentale del pensiero moderno fa scaturire dall’uomo e non dall’essere stesso il fondamento della verità e del valore … questo fatto attesta l’ambiguità del principio d’immanenza e quindi la polivalenza antitetica dei suoi sviluppi e delle sue conclusioni – di razionalismo, empirismo, idealismo, materialismo, positivismo e neopositivismo, pessimismo, titanismo, pragmatismo, esistenzialismo”.

    http://www.riscossacristiana.it/dopo-leclissi-della-politica-dispirazione-cristiana-di-piero-vassallo/

  14. A rischio di spostare un po’ la questione… riporto dalla descrizione del libro citato da vale, “martin van creveld – le donne e la guerra. ieri,oggi domani” (mia enfasi):

    Per la prima volta nella storia le donne hanno ottenuto un posto a fianco dell’uomo sul campo di battaglia. Negli Stati Uniti e in buona parte dell’Europa, le donne rappresentano circa il 12 per cento delle forze armate. Le donne oggi possono prestare servizio militare in marina, sui caccia-bombardieri, e possono manovrare i pezzi d’artiglieria. L’autore, però, osserva che l’afflusso delle donne nelle forze armate può essere un interessante esperimento sociale, ma dal punto di vista militare costituisce un problema. Data la diversa costituzione fisica, le donne al fronte non possono offrire le stesse prestazioni dei maschi, e, soprattutto, sono più soggette a farsi male. Le donne che entrano a far parte dei reggimenti avanzati, hanno condizioni di accesso più facili, hanno compiti più leggeri e sono soggette ad una disciplina meno rigida. Se poi si aggiungono tutte le cause legali per molestia sessuale e per sessismo, si crea un quadro di circostanze che ha avvilito il morale delle unità miste ai minimi storici. Se dunque le donne entrano numerose nelle forze armate, ancor più numerosi sono gli uomini che ne escono. Se la parità dei sessi è un valore desiderabile nella vita civile, il compito di fare la guerra deve esser lasciato agli uomini. Nelle forze armate i ruoli vengono attribuiti al genere maschile o femminile per ragioni ben precise, e la correttezza politica della parità mette a rischio la sicurezza nazionale e anche i soldati.

    Forse c’entra, forse non c’entra… ma la frase in grassetto mi ha ricordato un discorso del card. Burke, a proposito della femminilizzazione della chiesa:

    http://it.aleteia.org/2015/01/08/card-burke-pochi-sacerdoti-colpa-della-femminilizzazione-della-chiesa/

    Il porporato ha anche indicato l’introduzione delle chierichette come uno dei motivi per i quali sono sempre meno gli uomini che si consacrano nel sacerdozio.

    • Io credo che il Cardinale abbia ragione. Ci sono intere parrocchie ostaggio di donne per le quali l’ultima cosa è la fede (non parlo per sentito dire) che si contendono i favori dei sacerdoti che tutto sembrano fuorché sacerdoti (parlo di situazioni in cui il vescovo sa e non fa niente). Ma non bisognerebbe pure fuggire le occasioni prossime del peccato? Ricordo che il santo sacerdote del mio paese natio addirittura guardava per terra se parlava con qualche donna appariscente o non adeguatamente coperta. Facendo la tara degli omosessuali che con le porte aperte alla Renault del post concilio prolificano come funghi e che si scialano nelle segrete stanze, qual è la ratio che porta a tutta questa promiscuità? I sacerdoti non sono santi. Bisognerebbe procurare di non esporli a tentazione invece è tutta una confidenza, un chiamarsi per nome, un darsi del tu, un baci e abbracci. A Padova c’è persino uno giovane, bello, non gay e con jeans attillati che organizza andate in piscina con le fanciulle in fiore con frizzi, lazzi e spruzzi! Sicuramente sarà casto…..

  15. Grazie Costanza, per quello che dici e scrivi, per quello che fai:)!
    Guglielmo

  16. Per solo mancanza di tempo, seguo pochissimo il blog di Costanza, persona di cui ho ENORME stima. Scusatemi ma rischiamo di fare troppi giudizi, una donna, prima ancora di essere donna e’ un essere umano e come tale libera di scegliere. Non possiamo dire un A, se non abbiamo vissuto alcune situazione di vita estreme che ci condizionano. Purtroppo il mondo oggi non e’ giusto, e nem umano. Alcune donne sono costrette a fare tante cose che vanno contro la loro natura ma anche alla loro volonta. Non siamo troppi duri, perche se critichiamo o giudichiamo troppo, rischiamo di non avere il tempo e ne la credibilita per amare. (io sono americana)

  17. Cara Costanza, grazie! Come sempre le tue parole mi toccano il cuore e lo esprimono perfettamente. Grazie per la tua magnifica lealtà e la tua adorabile leggiadria! Grazie non solo da parte mia ma anche da mia figlia e le sue coetanee (di prima elementare): grazie alla compagnia con cui accompagni questi nostri tempi, saranno donne meravigliose più consapevoli delle generazioni precedenti del prezioso talento che è stato loro donato. Dio ti benedica!

  18. Grazie Costanza,
    non c’è nulla da spiegare: chi ha orecchi, intenda.
    Grazie per tutto l’impegno e il cuore che metti in quello che fai!
    Vai avanti e non preoccuparti, ti vogliamo bene!

  19. @barion @Fabrizio In realtà mi domando quanto senso abbia questa discussione. Può una donna oggi avere successo in politica senza “maschizzarsi”. In una società in cui il concetto di “successo” sociale è tipicamente maschile? In società civili (più di una, anche culturalmente molto differenti) in cui fino a 50, al massimo 100 anni fa il ruolo familiare (centro indiscusso della vita e ABC della cultura) della donna era decisamente complementare, ad intra, rispetto a quello dell’uomo, ad extra? E in cui tutta la storia e la cultura crescevano su quei fondamenti? Davvero si può pensare, mi chiedo, una donna “commander in chief” che non sia maschizzata?
    Io credo che bisogna trovare il coraggio di riconoscere con MOLTA attenzione ciò che culturalmente può (e a volte deve) essere abbandonato, perché aderisce a una realtà sociale che non c’è più (e non ha ragione di essere rimpianta), e provare ad aiutare la cultura a partorire strutture sociali e simboli (per esempio, il significato di “uomo di successo” o “donna di successo”) che rimangano fedeli all’essenza del rapporto uomo-donna, maschio-femmina.
    Sono d’accordo sul fatto che la vittoria di una donna maschizzata in politica non sia una reale vittoria per le donne (ma neanche per l’uomo!), ma senza un lavoro culturale lungo e prudente, nemmeno si potrà mai vedere, rischiando invece di vedere uomini con identità farlocca o “supermachos” di reazione alla Trump: delle caricature di ruoli sociali in crisi. A una donna maschizzata corrisponderà sempre un uomo in crisi d’identità, perché solo dallo scoprirsi e crescere in relazione complementare e necessaria l’uomo e la donna possono fare evolvere una società (con i suoi figli e i suoi leader) equilibrata.

  20. ecco. pensate alla clinton davanti a questa prospettiva. apocalittica.

    https://andreatorquatogiovanoli.com/2016/06/09/e-quasi-mezzanotte/

    • @Luca Gentili “Può una donna oggi avere successo in politica senza “maschizzarsi”.

      In contesti generici, è un discorso diverso… Sopra scrivevo che il presidente di una super-potenza non può che essere uomo o donna che fa compromessi con la sua femminilità. Vale per gli USA, vale per la Russia, visto che è stata citata indirettamente, vale per la Cina…

      Ma, in contesti normali e decisamente più frequenti, una donna potrebbe certamente trovare un ruolo efficace senza compromessi con la sua natura. In tempi normali. Di questi tempi il problema è che la politica è diventata una rissa, e questo complica anche i contesti normali. Tuttavia, una donna dotata di carisma avrebbe comunque la possibilità di farsi notare e prevalere, anzi, magari proprio traendo vantaggio dalla sua differenziazione dalla stile rissoso (in pratica ne devo ancora vedere una, ma se è per questo devo ancora vedere un politico uomo decente). Questo lo dico per ribadire che la mia osservazione originale si riferisce a situazioni del tutto particolari.

      Per quanto riguarda la libertà di opinione… Giovanardi ha segnalato che una legge proposta dal PD potrebbe assimilare il “Renzi, ci ricorderemo” alla minaccia mafiosa, con tanto di sanzioni penali. Ora non trovo il link.

      Le orge omosessuali nei seminari romani non sono una novità. Mi pare che Don Ariel ne abbia scritto da tempo, forse anche libri interi, e nessuno se l’è filato (né per contestarlo, né per prendere provvedimenti: la cosa è stata semplicemente ignorata). L’unica nota positiva è che se ora inizia a scriverne LNBQ un maggior numero di fedeli si renderanno conto in che condizioni siamo.

  21. Ma Hillary che è evidentemente una donna, non sarebbe tale perché si sente guerrafondaia ecc…???

  22. Costanza, ottimo il tuo articolo “precisante”. Sapere che da gennaio prossimo a guidare la prima potenza mondiale comunque sarà o Donald Trump o Hillary Clinton non fa tanto sorridere.
    Mi tocca nel profondo la lettura del primo libro dei Re che stiamo facendo in questi giorni a Messa (cap. 17 e 18). Nella sua lotta in solitudine contro gli idoli Elia dimostra che le battaglie di Dio si combattono certo con il coraggio ma anche con tanta preghiera. La preghiera che ottiene ma sopratutto trasforma noi. Non è indifferente vedere come dopo aver atteso con speranza e ottenuto l’intervento di Dio sul monte Carmelo Elia non scarica l’adrenalina accumulata gridando a squarciagola, non si toglie la maglietta con gli indici levati al cielo. Invece egli si abbassa in una preghiera umile per la pioggia che non è subito esaudita. Non è indifferente notare che dopo che piove a dirotto, egli non fa la ramanzina a quel mediocre di Re Acab che non ha saputo resistere alle pressioni della moglie Gezabele causando così tanto male al popolo di Dio, né si fa portare in trionfo dal popolo, o vuole sostituire il Re, ma, anzi, “la mano del Signore fu su Elia” e egli si cinge le vesti come un servo e corre davanti al caro del Re. Finissima politica possiamo dire, perché tiene conto del “dopo le elezioni” dove nessuno è onnipotente e dove, caso mai “l’albero è cambiato, ma le scimmie rimangono le stesse”. Una finezza politica che però non viene da calcoli ma dalla purificazione di un cuore realmente servo di Dio.
    Per restare in tema di politica dispiace dirlo: ho fatto il “mio dovere” votando per il popolo della famiglia e parlandone discretamente ad alcuni amici napoletani (la parrocchia è in un comune dove non si vota), ma sono rimasto un po’ deluso di come, secondo me, si sia forse sprecato l’ispirazione dei Family Day ai quali abbiamo partecipato con impegno.

  23. “o Donald Trump o Hillary Clinton non fa tanto sorridere.”
    È un vero e proprio disastro. Rimane ancora però spazio per qualche miracolo… Può uscire un candidato “indipendente” dell’ultimo momento; oppure bisogna vedere quali vicepresidenti vengono scelti e ricordare che è improbabile, ma non così raro, che ad un certo punto il presidente esca di scena…

    “votando per il popolo della famiglia”
    Sarebbe interessante discuterne. Ma – chiedo ai padroni di casa – arriverà un post apposito per darci spunto? Oppure possiamo già iniziare a farlo?

  24. Condivido la tua analisi,
    Costanza;
    brava!
    La Storia si ripeterà
    fino alla fine dei tempi
    e chi persevererà
    nella Fede
    in CRISTO GESÙ,
    si salverà!

    Il diavolo
    avrebbe dato a GESÙ
    tutti i regni del mondo
    con la loro gloria,
    se prostrandoSI
    lo avesse adorato;

    così fanno
    i potenti della terra:
    si sono inchinati
    al volere del maligno
    e continueranno
    a inchinarsi
    finché DIO
    lo permetterà!

  25. Su quali basi si può sostenere che una donna non possa essere aggressiva o a favore della guerra o sia per la vita sempre e comunque?
    L’avere una dato atteggiamento o comportamento, l’esprimere una data posizione su un conflitto armato in un contesto storico-politico, il propendere per la vita o per la morte in certe circostanze, sono prerogative dell’essere umano in quanto tale, non dell’uomo o della donna. Si parla di una persona, una persona con un peculiare carattere, idee, cultura ed esperienza; i generi non centrano nulla.

  26. Concordo pienamente.

  27. su molte cose sono d’accordo ..su altre forse diamo diversi sgnificati alle parole…lo condivido perche ‘ il tuo post stimola la riflessione ,grazie

  28. Cara Costanza mi rendo conto che il mondo ha bisogno delle Donne vere donne e sicuramente sarebbe un posto migliore.
    Mi guardo intorno e non ne vedo tante di donne vere.

  29. D’accordo sul fatto che Hillary Clinton rappresenti un modello di donna alla rincorsa della “falsa parità” che scimmiotta gli errori maschili, invece di fare politica da un punto di vista femminile. Però comunque è una donna, io avrei evitato il commento di Costanza. Donna irrisolta magari, donna accecata dal potere, ma comunque donna. Se no scivoliamo su un piano filosoficamente pericoloso… Perché, se non fosse una donna, cosa sarebbe? E’ l’adesione o meno alle “qualità” ideali del genere maschile o femminile a determinare se siamo uomini o donne? O lo siamo oggettivamente e a prescindere?

  30. Speriamo che ,come solito , in Usa che vinca uno o l’altro le cose continuano senza eccessivi aggravamenti.

  31. Poteva stare a commento di “Un’avventura lunga un anno” (https://costanzamiriano.com/2016/06/03/unavventura-lunga-un-anno/) , ma i commenti lì sono chiusi.

    Segnalo quindi qui… “Riflessioni sulla politica: Giovanardi e Miriano a confronto”
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-riflessionisulla-politica-giovanardi-e-miriano-a-confronto-16468.htm

    😉

    • “Segnalo quindi qui… “Riflessioni sulla politica: Giovanardi e Miriano a confronto””

      Nessun commento in otto ore?

      • E’ che questo terzo punto di Cascioli mi fa stare talmente male (perché purtroppo è la verità) che mi lascia senza parole.

        3. C’è un ultimo aspetto su cui dovremo tornare, ma che è bene almeno accennare: ci si lamenta giustamente dei politici, soprattutto di certi politici che si definiscono cattolici, ma non bisogna dimenticare che il problema nasce molto prima. A sostenere le unioni civili – pur differenziate dal matrimonio e dalla famiglia – sono anzitutto i vertici della Chiesa italiana. Una legge Cirinnà depurata dalle adozioni e da alcuni riferimenti alla legislazione matrimoniale era l’obiettivo dichiarato del segretario della CEI; obiettivo espresso nella linea editoriale di Avvenire per cui un’unione omosessuale stabile aumenta comunque il “tasso di solidarietà” della nostra società. E tale posizione è condivisa anche da diversi aspiranti politici che pure se la prendono con Alfano e Lupi. Purtroppo c’è una confusione che viene assai prima della politica, e in ballo non c’è un partito o l’altro: c’è la credibilità stessa della Chiesa. Perché se oggi si dice auspicabile una soluzione (vedi i Di.Co.) che appena dieci anni fa era considerata irricevibile e contraria alla dignità umana e al bene comune, i casi sono due: o non esiste una verità eterna e immutabile sull’uomo, e allora il cristianesimo è una menzogna; oppure questa verità esiste, ma ci sono dei pastori che stanno portando disorientamento nel popolo. In ogni caso una situazione drammatica. Su cui dovremo ritornare, perché il vero nodo della situazione sta qui, altro che partiti.

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