di Andrea Piccolo
Mamma
Ero andato a trovare i miei genitori e avevo passato la giornata da loro. Ero lì senza il resto della famiglia perché dovevo aiutarli in alcune commissioni e piccoli lavori in casa dove, per l’età, non riescono più ad essere completamente autonomi. Nel pomeriggio, al momento di ripartire, quando già avevo raccolto i sacchetti – pieni di cibo per lo più – di cui sempre mi caricano quando vado a trovarli, per quanto possa essere stata recente la mia ultima visita, ho baciato mia madre per salutarla. Lei ha indugiato in quel saluto, teneramente mi ha stretto il volto tra le sue mani trattenendolo, mentre fissandomi intensamente continuava a ripetermi «Grazie che sei venuto a trovarci, grazie che sei venuto a trovarci».
Mi accarezzava teneramente le guance poi, all’improvviso, come se un pensiero meno lieto avesse catturato la sua attenzione, un’ombra le ha attraversato la fronte, il sorriso si è rabbuiato e ha aggiunto, sempre guardandomi intensamente e con un accenno di tristezza nel tono e negli occhi: «Ma poi non ci vediamo più». Una pausa. Io continuavo a sorridere guardandola, mentre cercavo di capire se si stesse riferendo alla mia imminente partenza. Ma il suo pensiero era un altro e ha ripreso: «Poi non ci vediamo più». Continuava a tenere la mia testa tra le sue mani carezzanti mentre spiegava: «Come faccio poi, che da lassù posso soltanto guardarti?».
Chissà quanto era consapevole delle profondità teologiche e delle vette di contemplazione mistica racchiuse nella sua domanda, dei due millenni di riflessioni filosofiche sulla natura spirituale e corporea dell’uomo. Le ho sorriso con la dolcezza di cui ero capace e le ho risposto: «Ma poi ci rivediamo di nuovo». Il suo sguardo si è riempito di felicità mentre intensificava le carezze esclamando «Che bello! Che bello che poi ci ritroviamo!».
L’ho baciata ancora mentre la memoria mi riportava gli anni trascorsi in quella casa, l’infanzia con le sue magie, il disincanto, le incomprensioni e le ferite, i conflitti dell’adolescenza, le ribellioni, i momenti lieti e tristi, l’incontro e la crisi della fede, la vocazione; e ovunque, come un filo segreto che unisce un giorno all’altro, che guida attraverso un dedalo, il focolare; sempre accogliente e sicuro rifugio. Mentre scendevo le scale per tornare all’altro focolare, una preghiera saliva: Che bella vita mi hai donato, mamma.
Papà
Ci sono uomini che sembrano nati per socializzare dal barbiere ed altri che parlano volentieri al bar. Mia moglie aggiungerebbe che ci sono anche io, nato orso per non parlare mai, ma questa è un’altra storia. Mio padre fa sicuramente parte di quella categoria che apprezza le chiacchiere da bar. Non che ci vada per trascorrere le giornate, ma col caffè del mattino non disdegna prendersi anche il tempo per leggere il giornale, commentando le notizie con chi è dietro il banco e gli avventori occasionalmente interessati al dibattito. Non molto tempo fa, consumando il consueto caffè prima del lavoro, nelle chiacchiere con una giovane barista, in qualche modo, salta fuori che i miei genitori avevano compiuto cinquant’anni di matrimonio. A quella notizia la ragazza ha esclamato tra il sorpreso e l’incredulo:
– Cinquant’anni!! Ma non è possibile! Come avete fatto lei e sua moglie a stare insieme cinquanta anni ?!?
– Domani lavori? Sei qui? Ha chiesto di rimando mio padre.
– Si…
– Allora domani vengo a prendere il caffè di nuovo qui, e ti faccio vedere come si fa.
Quel giorno mio padre ha staccato dal muro dietro la cassa alcune foto che tiene in negozio, poi a casa, la sera, ne ha scelte altre da un cassetto del mobile del salone, un mobile che da sempre raccoglie una serie di ricordi incredibilmente eterogenei, tra cui le foto di famiglia. La mattina dopo è uscito col sottile plico e andando a lavorare è passato dal bar dove aveva promesso di tornare. Salutato e ordinato il caffè, invece di sfogliare il giornale ha appoggiato le foto sul bancone dicendo alla ragazza che serviva:
– Mi chiedevi come si fa a stare insieme cinquant’anni. Ecco come si fa. Intanto allargava le foto che ritraevano me e mia sorella bambini, mia sorella col velo il giorno dei voti, il mio matrimonio, i quattro nipotini ripresi in vari momenti dei diciotto anni da che era nonno.
– Visto come? Si fanno queste cose qui! E poi, a furia di litigare di può stare insieme una vita.

Commovente…i miei nonni paterni sono arrivati a quasi 76 anni di matrimonio, per poi tornare al Padre a meno di un mese di distanza l’uno dall’altra, all’età di 98 e 94 anni. Nel mio cuore sapevo che sarebbe successo questo…non potevo certo pensarli troppo tempo lontani, dopo una vita sempre insieme. Non li ho mai sentiti usare la parola AMORE, ma era proprio questo che traspariva dai loro gesti, dalle loro poche parole, anche dalle loro discussioni… Da una vita donata per i quattro figli (la prima morta a pochi mesi di vita) e noi sei nipoti. Con la gioia di vedere anche quattro pronipoti. Di questo tipo di Amore abbiamo bisogno di ricevere testimonianza…e io che per trentasei anni della mia vita ho avuto questo esempio sotto gli occhi sono certa che si può amare PER TUTTA LA VITA!
“Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!”
[Edmondo De Amicis]
…saremo nei campi Elisi!
https://www.youtube.com/watch?v=dYguoVLh2kw&feature=player_detailpage
Bellissimo!!
Mi hai commosso con la descrizione che hai fatto dei tuoi genitori, fa un certo effetto sentire la propria madre parlare della morte e del distacco; anche se sappiamo benissimo che quel momento arriva per tutti nessuno di noi è veramente preparato ad affrontarlo senza subire danni. Comunque si, anch’io sono convinto che dopo la morte terrena ritroveremo le persone a cui abbiamo voluto bene, ovviamente il tutto avverrà in una dimensione del tutto spirituale che va oltre le nostre capacità intellettive. Ad oggi non è raro sentire di coppie che festeggiano i 50 anni di matrimonio ma penso che lo sarà per la nostre generazione . . . purtroppo.
Un saluto
La madre
E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
TI verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
Ungaretti
Sono il padre di Andrea; nel ringraziare Dio di avermi dato due figli come i miei, come unico commento trascrivo la poesia che mia figlia, Suora Carmelitana Claustrale, ha dedicato alla nonna, mia madre, quando ha compiuto 80 anni:
I nonni
Il sole al tramonto
ha uin fascino speciale:
lo puoi guardare,
nell’incanto
dei colori crepuscolari,
mentre declina
ma non muore
perché si affaccia solo
ad un altro orizzonte.
Cos’ è la vita
quando si spengono
gli anni,
il tempo
in punta di piedi
rallenta la corsa
fino a fermarsi,
rapito,
nel giorno infinito.
Come s’intenerisce
il cuore chino
su un volto consunto
dal bagaglio dei giorni,
si colma di dolcezza
come alla vista
di un bambino,
e una carezza non può fermarsi
dal donarsi
con soave rispetto.
Lo sguardo tornato innocente,
scorre
tra i tempi passati,
fucina di sapienza,
e nei ricordi
ridona il frutto
di tanta esperienza,
di anni
vicini e lontani
che, tra mille affanni,
dell’infanzia
al cuore
han ridato il colore.
I bimbi
e gli anziani
sono il cantico
della vita:
speranza del domani
e promessa
d’eternità beata;
quale armonia
fra di loro,
un filo invisibile
li unisce
in modo mirabile;
sono gli estremi
congiunti
del cerchio luminoso
dell’esistenza umana,
dove inizio e fine
si fondono insieme
nel cuore
del Dio Creatore.
L’alba e il tramonto
sono un inno
di speranza
che canta
la vita che non muore
Suor Maria Claudia Della SS Eucarestia