3 – Diario dalla Terra Santa. Nazareth, tra una messa e una corsa

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di Costanza Miriano e Leonora Giovanazzi

Nazareth, 6,30. Basilica dell’Annunciazione. Poche persone in silenzio, in circolo intorno a una specie di piccola grotta. Qualche pietra chiara, pochi gradini e una stanza scavata nella roccia. Lì la storia della salvezza è cominciata, grazie al sì di una ragazza.

Siamo in tempo per la messa, ma che meraviglia, che dono, che grazia. Più esattamente grazie a Leonora che ha trovato indirizzo e orario, e ha ingaggiato il tassista, che per 60 soldi ci porta e ci riaccompagna. In Israele quasi ovunque si può pagare sia in euro che in soldi, che poi si chiamerebbero shekel, ma non riesco a memorizzarne il nome, e quindi li chiamo petecchie o soldi (si chiamavano shekel anche ai tempi di Gesù, quando cacciò i mercanti dal tempio). Continua a leggere “3 – Diario dalla Terra Santa. Nazareth, tra una messa e una corsa”

Scansatevi

 

di Costanza Miriano

Ho cominciato a fare atletica leggera a dodici anni, nel settembre ’83 (lo so, una ghiotta notizia per il famoso capo indiano di Greg e Lillo), per cui fra un anno saranno trenta anni che corro. In tutto questo tempo non ho imparato molto: so solo mettere un piede davanti all’altro. L’unica cosa che so fare è non fermarmi fino alla fine, a meno che non mi sparino.

Un’altra cosa che ho imparato è che quando uno corre per strada, non su pista o in un percorso, se c’è della gente che cammina venendo in senso opposto, il modo migliore per far scansare le persone è non guardarle, ma fissare con sguardo fermo e aggressivo un punto dietro di loro, come se fossero trasparenti, come se si fosse pronti a passare sul loro cadavere pur di arrivare a quel punto. Funziona. Continua a leggere “Scansatevi”

Vuoi guarire? (replay)

di Costanza Miriano

Ho avuto anche io il mio momento di gloria a sedici anni, esteticamente parlando, come tutte. E’ vero, in seguito una raffina le arti della seduzione, del confezionamento (come trucco e parrucco; vogliamo parlare di certe mie acconciature negli anni ’80?), dell’abbigliarsi in modo presentabile (questa è una minaccia per mia sorella: se parli con qualcuno del mio vestito rosso per i 18 anni e delle sue inenarrabili spalline dirò alla mamma che ti ho vista fumare). Dopo si diventa anche un po’ ragionevoli, probabilmente meno squinternate e forse persino un po’ meno egoiste. Ma mai e poi mai si raggiungerà il pieno fulgore della fine dell’adolescenza. Continua a leggere “Vuoi guarire? (replay)”

I ♥ NYC Marathon

Oggi a New York si celebra, ehm si corre la maratona. In un’altra vita ( 1998) Costanza e il marito fecero uno speciale per RAI International (andato in onda anche su rai tre). Per chi volesse dare un’occhiata, questo è il link. Dura 46 minuti, ma basta vedere qualche secondo e fingere di avere apprezzato…

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Correndo correndo

di Costanza Miriano

Ieri è stato il compleanno del mio amico Gabriele Brustenghi e io, puntuale come un orologio slavo, gli faccio gli auguri oggi.

Gabriele è un avvocato che lavora nel mondo dello sport. Ha l’età di mio padre e infatti io, nonostante lo conosca da un quarto di secolo, continuo a dargli del lei, anche se abbiamo condiviso sudore, corse, fatica, maratone, viaggi: mi ha generosamente ospitata, in quanto amica dei suoi figli, in molti posti meravigliosi, compresi New York e Los Angeles. continua a leggere

Oltre il lampione


Ieri sera ho dato la cena ai figli a un’ora indegna, molto vicina a quella di andare a letto. Appena andati via gli ospiti, infatti – la festa di Bernardo è stata una lunga, accesa partita di calcio creativo in giardino – i figli si sono prodotti nella domanda che da sempre suggella la fine di ogni festicciola di bambini: “che si mangia?” Ma che cavolo, c’era ogni ben di Dio sul tavolo: perché non avete mangiato niente? (E, soprattutto, perché non mangiate quando siamo noi gli ospiti della festina? Perché non vi riempite le tasche di panini venendo via?)
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La pera e altri misteri

di Costanza Miriano

Io ci ho provato ma ieri ero in uno stato d’animo irrimediabilmente scazzafrullone, e ho provato, davvero mi sono sforzata di produrre pensieri elevati, ma niente. La mia mente ha viaggiato tutto il giorno in modalità risparmio di carburante, come alla fine della maratona, quando leggi il cartello 37 km, e ti sforzi con tutto l’impegno di calcolare quanti chilometri mancano all’arrivo, ma a quel punto l’operazione 42-37 è come un’equazione differenziale di terzo grado (esistono?) tanto sei stanca (mi è successo davvero, e non riuscendo a fare il conto ho pensato che a un certo punto qualcuno mi avrebbe fermata, alla peggio. Mica mi avrebbero lasciata correre all’infinito).

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Vuoi guarire?

 

Ho avuto anche io il mio momento di gloria a sedici anni, esteticamente parlando, come tutte. E’ vero, in seguito una raffina le arti della seduzione, del confezionamento (come trucco e parrucco; vogliamo parlare di certe mie acconciature negli anni ’80?), dell’abbigliarsi in modo presentabile (questa è una minaccia per mia sorella: se parli con qualcuno del mio vestito rosso per i 18 anni e delle sue inenarrabili spalline dirò alla mamma che ti ho vista fumare). Dopo si diventa anche un po’ ragionevoli, probabilmente meno squinternate e forse persino un po’ meno egoiste. Ma mai e poi mai si raggiungerà il pieno fulgore della fine dell’adolescenza.

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Le Chiacchiere dello spogliatoio 2

Anche oggi, in nome del riposo domenicale, ho pensato di pubblicare questa vecchia (è del 2004) puntata delle Chiacchiere dello spogliatoio che scrivevo per un giornale di sport, California.

Niente di imperdibile, ma così… Mi faceva piacere.

Ci sono stati degli anni, quasi dieci adesso che ci penso, in cui parlavo più con il mio allenatore che con i miei genitori. Erano gli anni dell’adolescenza, è vero, e capita a tutti di cercare figure di riferimento fuori della famiglia. Ma oltre a questo c’era il fatto che con l’allenatore passavamo, io e i miei compagni di atletica leggera, praticamente tutto il tempo che la scuola, e poi l’università, ci lasciava. Continua a leggere “Le Chiacchiere dello spogliatoio 2”

Lo chiamavano naso a banana

Il ricordo più lontano che ho è un atto di ribellione.

Vedo chiaramente le strada in discesa, e il cancello che ovviamente invece era dritto. Quindi sotto al cancello c’era un buco, a forma di triangolo (scaleno? Non mi ricordo i nomi dei triangoli ma, mi dispiace, signora maestra, ormai non mi può più bocciare) sotto al quale io e mio cugino Alessio ci infilammo per scappare dall’asilo. Ricordo l’avventura con grande divertimento, anche se adesso che sono mamma mi sento male per quella me stessa piccola che si è lanciata come una palletta di lardo – quale ero a tre anni – sulla strada tra le macchine. Non so perché non sono finita spiaccicata sull’asfalto, probabilmente perché il traffico nel mio quartiere perugino negli anni settanta era inesistente, o forse perché già da allora incubavo, in nuce, questa abilità da mister Magoo di girare per il mondo schivando pericoli nonostante la mia inattitudine alla perigliosa vita moderna.

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