Quello che ho capito della vita spirituale

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Ho trascurato questo blog, negli ultimi mesi. Per una serie di motivi. Alcuni più difficili da dire e da esplorare in poche parole – un momento di confusione nel quale ogni volta che si parla partono le etichette “allora tu sei contro – oppure – allora tu sei a favore del Papa!”, e giù anatemi – altri più semplici: la vita, il lavoro, i figli che crescendo non diventano meno impegnativi, anzi (non devi più giocare a principesse ma spegnere tablet e cercare cellulari nascosti, e io rivoglio il mio vecchio lavoro: ero più simpatica quando giravo per casa cantando con un diadema di plastica in testa). Ma il motivo determinante è che ho scritto un libro e ci ho messo tutte le energie (residue).

Questa volta mi è costato un lavoro e una fatica molto maggiori delle altre. Perché per scriverlo ho riletto tutti i miei diari, oltre trenta anni di appunti spietati e puntuali sulla mia vita interiore, e, vi assicuro, non è stato un bello spettacolo vedere concretamente che disastro è stato il mio cammino, che fatica che ho fatto. Comunque sono qui, sopravvissuta, e tutto è bene quel che etc etc

Ovviamente il libro non è un diario – per me il pudore è un grande valore, non lo è la sincerità tout court: nella sostanza sì, ma i particolari non sono roba da dare in pasto a sconosciuti – ma è un distillato di tutto quello che ho capito della vita spirituale. Il tema è, appunto, mettere ordine nella vita interiore, cercare di passare dal bazar al cattedrale, dallo spontaneismo all’avere un progetto, costruendo e ordinando, capendo che il meglio delle nostre risorse intellettuali non va sprecato in quisquilie come i soldi o il lavoro. Quello che conta davvero è cercare Dio, l’unico che non ci sarà tolto.

E allora anche un laico può avere la sua regola di vita spirituale, proprio come un monaco, una regola che deve faticosamente cercare nelle pieghe della sua vita, cercando di capire come trovare spazi da chiudere, per aprirli solo a Dio, per farlo entrare nella stanza interiore e cercare di vedere il suo viso. Tanti di noi organizzano le giornate su questa ricerca, cercando faticosamente spazio alla parola di Dio, alla preghiera, alla confessione, all’eucaristia, al digiuno: i cinque sassi, insomma. O anche i cinque pilastri su cui è costruito il monastero, non solo quello interiore – ogni laico oggi è chiamato a un monachesimo interiorizzato – ma anche quello che ci unisce, in un’invisibile connessione wi fi che ci aiuta ad andare avanti, anche se abitiamo a centinaia di chilometri di distanza, e possiamo condividere la vita solo a tratti, con una preghiera ad orario concordato o uno sfogo telefonico o un messaggio affannato scritto in corsa (io preferivo gli stupidphone senza schermo touch perché potevi scrivere anche lanciandoti in corsa verso la macchina mentre adesso appena sfiori ti partono parole a caso).

Come sempre, questo libro l’ho scritto prima di tutto per me, per mettere ordine e fermare i punti, per ricordarmi qual è la parte migliore, per aiutarmi a non andare sempre dietro alle cose urgenti, alle richieste degli altri, che non hanno il diritto di dettarci l’agenda. Ma l’ho scritto anche per gli altri, perché alla fine degli incontri, quando parlando di relazioni dico che quella che ci determina è quella con il Signore, c’è sempre più di qualcuno che mi chiede come si fa ad avere questo rapporto con Colui che abita la luce inaccessibile. C’è un modo sicuro, solo che io non lo so. Intuisco giusto qualcosa, e lo desidero moltissimo. E so che questo modo passa per i cinque sassi. So che va più di moda la meditazione orientale, lo yoga, il tantra, le regole norvegesi per essere felici, il potere del riordino e le invocazioni al Grande cocomero. Io però, anche se oggi si festeggia la nascita del quarto guru Sikh Ran Das, ho deciso di fidarmi più di Teresa d’Avila, Giovanni della croce, Benedetto, e soprattutto di Gesù.

E niente, ho voluto mettere a disposizione quello che a me è servito, e che mi sembra possa servire a molti: mi sono resa conto infatti che tante informazioni che diamo per scontate, non lo sono. Mi è capitato di parlare con persone che cercano con tutto il cuore e non sanno cos’è la liturgia delle ore, o persone impegnate in grosse battaglie culturali e anche politiche combattute con lo zelo dei crociati, che però non hanno un rapporto intimo con Colui sul quale tutte queste battaglie devono essere fondate per avere senso.

Mi sembra, questo libro, anche un utile antidoto allo stato d’animo apocalittico, di chi vede segreti e rivelazioni e ultimi tempi ovunque: la battaglia è sempre interiore, tutto il resto non ci riguarda. Il nemico, il nostro problema, siamo noi, la ferita del peccato originale.

Non è però un’Opzione Benedetto, non esattamente. Io credo che noi dobbiamo comunque parlare quando ci è chiesto o ce ne è data l’occasione. Non rinunciare alla dimensione e alla presenza pubblica. Ma facendo bene attenzione a che sia profondamente fondata, radicata in un rapporto personale con Dio, senza il quale l’appartenenza a una tradizione non serve a niente. Non possiamo essere, pubblicamente, pronti a morire per il Signore, e poi in privato non avere alcun rapporto con lui.

Però, come dice il libro di Rod Dreher, vogliamo essere il popolo che resta, in un contesto culturale totalmente ostile e in una sostanziale indifferenza alla fede e alla Chiesa (per questo certe “aperture” mi lasciano perplessa: perché la gente già da tempo se ne frega altamente se la Chiesa apre o chiude, sono categorie totalmente estranee alla massa). Vogliamo restare, speriamo, come il resto di Israele. E vogliamo restare come Giovanni e Maria, sotto la croce, sperando di rimanere fedeli.

Come sempre io mi sono divertita a scrivere, anche nella fatica, mi sono ritrovata a ridere da sola mentre scrivevo, sempre, rigorosamente, di notte. Tranne quando in Croazia è comparso uno scorpione ciccionissimo vicino ai miei piedi, in quel caso non ci ho trovato niente da ridere, e ho svegliato mio marito, il quale voleva chiedere il divorzio ma la questione era troppo lunga, ha preferito ammazzare lo scorpione e tornare a letto.

Ah, dimenticavo, dopo una lunga disamina che ha escluso: Il popolo che resta, Monastero wi fi, Le cinque regole, Spiritualità for dummies, Ogni vita un monastero – il mio preferito – e Noi, felici monaci, il libro si chiama Si salvi chi vuole, manuale di imperfezione spirituale.

 

21 commenti to “Quello che ho capito della vita spirituale”

  1. Grazie!

  2. Complimenti Costanza,vedo che abbiamo lo stesso progetto !!!😉

  3. “Il nemico, il nostro problema, siamo noi, la ferita del peccato originale”: ottima riflessione!
    Non vedo l’ora di metterci le mani, gli occhi, il cuore, etc. Smack!

  4. Chi vuole, certo, a volte anche chi può. Perché volere è potere è solo una mezza verità.

  5. Quello che conta davvero è cercare Dio, l’unico che non ci sarà tolto.

    Tu non mi cercheresti se non mi avessi trovato…(Sant’Agostino). Il che non e’ un fatto cosi’ scontato: Dio lo si puo’ solamente cercare con gli “occhi del cuore”. Celeberrimi filosofi quali Paul Sartre e Bertrand Russel matematico del secolo scorso, confidando solo sulla propria materia grigia, non ci riuscirono affatto. Einstein, dal quoziente intellettivo elevatissimo, coi suoi studi intui’ l’ esistenza di un’ intelligenza superiore, si avvicino’ a Dio in un certo qual senso ma non si puo’ affermare che lo trovo’ poiche’ “si può trovare Dio con la logica soltanto se lo si è già trovato senza di essa. Dio sa’ nascondersi assai bene a coloro che, confidando solo sul loro sconfinato ma pur sempre limitato intelletto, si credono onnipotenti….
    Per cui, signora Costanza, il suo cammino non e’ stato un disastro ma un percorso illuminato.

    • Con la sola logica, si può arrivare ad affermare ,l’esistenza di un’Entita’ Creatrice, non meglio definita, ma il passaggio decisivo fra tale Entità e il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e finalmente del Cristo, solo la Fede può farlo.

  6. Grazie Costanza….Hai detto bene cercare Dio, l’unica cosa importante per la nostra povera anima…..mi dico ma che cosa non Dio non Ha fatto ??? Ha fatto tutto per l’uomo, anche per te e per me. Sia reso grazie a Dio sempre.

    Buona cosa guardarsi dentro….io vedo tutta la mia miseria, …..
    La liturgia delle ore è una grazia, una mia guida, un stare in silenzio,e ringrazio per il nuovo giorno,sperando sempre nel bene di questo giorno. Nulla è semplice….e nulla è un caso.
    Penso che fidarsi di DIO…. . è il meglio…..La scena di questo mondo passa velocemente.
    Ciao Costanza e a tutti voi.

  7. Grazie Costanza. Hai detto qualcosa che sottoscrivo, in ogni senso. Le parole dette e ciò che anche non detto è implicito e intuibile.
    Grazie.

  8. Bel titolo!!!
    Spero di leggerlo presto, grazie

  9. Che meraviglia, io mi sto proprio per consacrare come monaca “nel mondo” (laica sposata), mi sa che è proprio il libro giusto x me!

  10. Titolo molto intrigante, non vedo l’ora di leggerlo!!!

  11. Cara Costanza, da quando ti ho conosciuto prima attraverso i tuoi profondi e ironici libri che mi hanno fatto riflettere seriamente ma anche subito nella riga successiva divertire, ho avuto anche la fortuna di essere presente ad una serata in cui partecipavi, il passo successivo è stato quello di iscrivermi alla tua newsletter. Non scrivo mai commenti su internet, non ho fb, sono abbastanza basica… ma ci tenevo a dirti che ti stimo, ti ammiro e mi metterò in fila per avere il tuo libro. Complimenti!!!

  12. grazie, cara Costanza! aspettavo proprio di rileggerti, e queste righe sono… proprio un bel regalo, anch’io non vedo l’ora di leggere questa tua nuova fatica, la direzione che indichi mi sembra davvero la sola che importa, grazie a te, e anche ai tuoi!

  13. Evviva Costanza, non vedo l’ora di poter leggere il tuo nuovo libro.
    Il titolo è veramente divertente e profondo come sei tu.
    Spero di poterti incontrare di nuovo a Staggia Senese. Aspetto il momento come si aspetta una carissima e fedele amica che dà tutto senza chiedere niente in cambio e che ti guarda e ti ascolta senza giudicare. Però, da quando ho letto il tuo primo libro e sono riuscita a parlare con te, sono diventata una donna, una moglie e una mamma migliore. Grazie, grazie, grazie!

    • Costanza complimenti, davvero!
      .. Io purtroppo non sono potuta venire a quell’incontro a Staggia Senese, ma se tornerai in zone senesi, va bene anche a Poggibonsi, verrò di sicuro ad ascoltarti!
      Leggerti mi incoraggia perché Mi fa capire che non siamo fuori di testa!!
      Marta

  14. Grazie di cuore per aver scritto un nuovo libro.
    I precedenti hanno fatto di me una donna migliore; mi hai fatto scoprire il nostro meraviglioso ruolo accanto ad un uomo ed hai dato alle mie imperfezioni di madre un’ironia mai avuta prima.

    Non vedo l’ora di comprarlo e di leggerlo tutto di un fiato!

  15. l’argomento del libro è indubbiamente interessante e dovrebbe suscitare MENO polemiche di “sposati e sii sottomessa”…….almeno credo.

  16. Scusate, ma mi pare di aver visto qui la macchia di Rorschach? O sto dando i numeri?

  17. “Si salvi chi vuole” è un film anni ’80.

  18. Cara Costanza leggerò questo libro come ho letto gli altri, li ho letti con calma molta calma, non ho molto tempo , come tutte le mamme, e come tutte le mamme con famiglie numerose, dicevo leggerò il tuo libro perché sempre quello che scrivi mi aiuta mi incoraggia mi mette in moto…si hai questa capacità ,no meglio dono, no ancora meglio CARISMA, si il Signore te l’ha Proprio dato….. grazie.

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