La coscienza e la Chiesa

di autori vari

Estratto del discorso che  cardinale Carlo Caffarra avrebbe dovuto pronunciare  a Londra il 21 ottobre 2017 in occasione del convegno “The Education of Moral Conscience according to Newman” invitato dal John Henry Newman Cultural Centre. QUI il discorso completo.

di Carlo Caffarra
In ottobre-novembre 1874, William Gladstone, prima conservatore e poi capo del Partito liberale britannico, attacca duramente i Decreti del Concilio vaticano I, sostenendo che essi non si possono conciliare con l’autonomia intellettuale e la lealtà allo Stato. Nel gennaio 1875 Newman risponde con A letter addressed to His grace the Duke of Norfolk, on occasion of Mr Gladstone’s recent Expostulation. E nel capitolo quinto affronta il tema della coscienza morale; più precisamente: l’affermazione del primato della coscienza in relazione all’autorità magisteriale e governativa del Papa [munus docendi, munus regendi]. A nessuno sfugge la centralità del tema.

La tesi di Gladstone è la seguente. Poiché il Papa gode di infallibilità in doctrina fidei et morum; poiché ha sui fedeli cattolici giurisdizione piena, la coscienza morale del singolo deve semplicemente eseguire ciò che il Papa insegna.

La risposta di Newman è articolata e fine. Egli parte dalla concezione della coscienza morale elaborata in tutta la sua opera precedente. Scrive nella Lettera: «La coscienza è un vicario aborigeno di Cristo, un profeta nelle sue informazioni, un monarca nei suoi ordini, un sacerdote nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi; ed anche se l’eterno sacerdozio che si trova incarnato nella Chiesa potesse cessare di esistere, nella coscienza permarrebbe il principio sacerdotale ed avrebbe il predominio».

Donde deriva alla coscienza questa sovrana dignità? Dal fatto che la legge divina, regola suprema delle azioni umane, diventa tale per mezzo della coscienza. Tutta la sovrana grandezza della coscienza deriva dal fatto che essa è l’organo dell’apprensione della Legge divina. «Questa legge in quanto viene appresa e viene a far parte dello spirito dei singoli individui, prende il nome di coscienza». La coscienza è sovrana perché è suddita; o, come scrive Newman: «La coscienza ha dei diritti perché ha dei doveri».

Il vero problema, o la radice di tanti problemi è che questa idea di coscienza è combattuta intellettualmente, e di fatto rifiutata dalla maggioranza delle persone. Scrive Newman nella Lettera: «La coscienza è un ammonitore severo, ma in questo secolo è stata sostituita dalla sua contraffazione… E questa contraffazione si chiama col nome di diritto della caparbietà». Ed ancora: «Allorché gli uomini si ergono a difensori dei diritti della coscienza, con ciò non intendono affatto di ergersi a difensori dei diritti del Creatore, né dei doveri nostri a suo riguardo… per diritti della coscienza essi intendono il diritto di pensare, di parlare, di scrivere, di agire, come loro piace, senza darsi alcun pensiero di Dio». È questa contraffazione della coscienza che rende impossibile ogni vero rapporto della coscienza col ministero di Pietro.

Chi vive veramente con fede il rapporto col Papa, sa che, scrive Newman, «la sua ragione d’essere sta in questo, che esso è il campione della legge morale e della coscienza. Il fatto della sua missione che cosa dice? Non fa altro che dare una risposta, portare un soccorso ai lamenti di coloro i quali sentono profondamente l’insufficienza della luce della natura; l’insufficienza di questa luce è la giustificazione della sua missione».

Il referente della coscienza è la legge divina, ed il Papa esiste per aiutare la coscienza ad essere illuminata dalla divina Verità. Quindi e per il Papa e per la coscienza il referente è lo stesso: la luce della divina Verità. Tutti e due guardano nella stessa direzione. «Se il Papa parlasse contro la coscienza, presa nel vero significato del termine, commetterebbe un vero suicidio. Si scaverebbe la fossa sotto i piedi».
Newman non riduce il Magistero ad una pura e semplice riproduzione della legge morale naturale. «Ma – scrive Newman – non è per questo men vero, che, quantunque la Rivelazione sia profondamente distinta dall’insegnamento della natura, e lo oltrepassi; pure non è affatto indipendente né svincolata da ogni relazione colla stessa».

Vorrei tentare un’esposizione sintetica del pensiero di Newman sul rapporto coscienza morale-Papa.

Newman parte da un’affermazione, esplicitamente detta molte volte: è stato infuso in noi da Dio creatore qualcosa che potremmo definire «originaria memoria del bene e del vero». Cioè: è una convinzione del pensiero cristiano che Dio Creatore ha impresso in noi la sua immagine e somiglianza. Newman interpreta questa tesi antropologica affermando che ogni persona umana ha per natura la coscienza morale, la capacità cioè, prima di agire o dopo aver compiuto l’azione, di sentire un accordo o un disaccordo fra la sua persona e l’azione.

La memoria originaria ha bisogno tuttavia di un aiuto esterno per divenire capace di esercitarsi. Il bambino ha una naturale capacità di parlare, ma è necessario l’intervento esterno di un altro perché la naturale capacità funzioni. La madre non impone nulla dall’esterno, ma porta a compimento una capacità già presente nel bambino.

Analogamente avviene nel rapporto coscienza morale-magistero del Papa. Esso, sul piano morale, non impone nulla dall’esterno. Impedisce che l’uomo cada nella peggiore amnesia, quella del bene e del male; che la naturale capacità si indebolisca; opera perché diventi sempre più capace di funzionare. Alla luce di tutto questo, si capisce la profonda verità del… brindisi di Newman: prima brindo alla coscienza, poi al Papa. «Perché senza coscienza non ci sarebbe nessun papato. Tutto il potere che egli ha è potere della coscienza: servizio al duplice ricordo, su cui si basa la fede, che deve essere continuamente purificata, ampliata e difesa contro le forme di distruzione della memoria, la quale è minacciata tanto da una soggettività dimentica del proprio fondamento, quanto dalle pressioni di un conformismo sociale e culturale» [J. Ratzinger, La coscienza nel tempo, in Chiesa, ecumenismo e politica, Ed. Paoline, Torino 1987, pag. 163].

fonte: caffarra.it

26 commenti to “ La coscienza e la Chiesa”

  1. per diritti della coscienza essi intendono il diritto di pensare, di parlare, di scrivere, di agire, come loro piace, senza darsi alcun pensiero di Dio». È questa contraffazione della coscienza che rende impossibile ogni vero rapporto della coscienza col ministero di Pietro.

    Ci fu un tempo in cui la ragione umana, compiacendosi di folli speculazioni, si mostrava soddisfatta di sé quando era riuscita ad opporre una negazione ad una affermazione nelle sfere intellettuali, un errore ad una verità nelle idee metafisiche, una eresia ad un dogma nelle sfere religiose. Oggi questa stessa ragione non rimane soddisfatta se non scende alle sfere politiche e sociali, per turbare tutto, facendo sbocciare, come per incanto, da ogni errore un conflitto, da ogni eresia una rivoluzione e da ognuna delle sue superbe negazioni una catastrofe gigantesca.( donoso cortés. lettera al cardinal fornari)

    • Si, ma Gladstone, da politico qual era (un politico quando parla in pubblico, parla SEMPRE di politica) sicuramente faceva riferimento alla possibilità di un conflitto politico fra le leggi dello stato e la giurisdizione papale, più che ad un problema squisitamente morale.
      Ricordiamoci che in Inghilterra avevano ritenuto una intollerabile ingerenza politica la bolla “regnans in excelsis” con cui Pio V invitava i cattolici inglesi a ribellarsi a Elisabetta I. E meno male che Gregorio XIII (,più intelligente di Pio,V) sospese la bolla e (grazie a cio’) si attenuarono le persecuzioni anticattoliche in Inghilterra!
      Gladstone, probabilmente (potrei anche sbagliare) aveva in mente la possibilità che si verificassero, siutuazioni conflittuali come quella sopra ricordata. Situazioni che, certamente, non avrebbero avuto esiti cruenti come quelli del periodo elisabettiano (l’800 non era il 500), ma che avrebbero potuto portare a forti contrasti.
      Tuttavia, la risposta del Newman, acuta e perspicua sul piano morale e filosofico, mi sembra che non fughì i dubbi di carattere politico, a cui il Gladstone, senz’altro, alludeva.

      • E, vediamo se ci indovino (se l’admin è “sportivo” forse mi lascia passare anche questo post): Fabrizio e/o Luigi mi risponderanno che quei dubbi politici non vengono fugati dalla risposta di Newman perché NON si debbono e NON si possono fugare……

  2. La coscienza è dentro di noi, (Dio Creatore Ha impresso in noi la Sua immagine). Si è incarnato in Maria Ss. per parlarci, per salvarci, non mancano i strumenti esterni…..Che è la Parola di Dio in Cristo Gesù, tramandati a noi dagli apostoli.
    La coscienza parla è Divino, tra le azione e pensieri.
    Buona giornata a tutti voi. Pace e bene.

  3. Diventa problematico aggiungere un contributo e chiosare su quanto esposto da Newman, definito a buon titolo, come l’Agostino dei tempi moderni. Senza alcuna pretesa di sorta, espongo una riflessione:
    Il pontefice, quale pastore unico e supremo della Chiesa cattolica gode di un potere illimitato in seno alla Chiesa medesima, tanto e’ vero che puo’ esercitare sovranita’ assoluta in materia di dottrina, di fede e di morale. E’ il codice di diritto canonico che lo sancisce. Il Papa puo’ esprimersi con “Motu proprio” ed “Ex cathedra” e le sue decisioni sono incontrovertibili: secondo coscienza si possono accettare o confutare, si possono ritenere illuminate e conformi alla legge divina o meno, ma tali rimangono. Ai tempi del pontificato di “Karol il grande”, qualcuno, nelle alte gerarchie ecclesiali, si chiese cosa avrebbe potuto succedere in caso in inabilita’ totale del Papa con stato di incoscienza: ebbene, la conclusione fu che nessuno avrebbe potuto “destituire” il Papa e assumere in interim il magistero in quanto non esistente alcuna normativa all’uopo nel codice canonico.
    Come Newman, e’ corretto ritenere che referente della coscienza sia la legge divina, ed il Papa esiste per aiutare la coscienza ad essere illuminata dalla divina Verità; quindi, per contro, qualora si ravvisi nelle “decisioni” del pontefice elementi in contrasto con “la parola definitiva” puo’ essere giusto intervenire con i dubia, secondo coscienza, che e’ dignita’ sovrana.
    Vorrei ricordare pero’ due cose: nostro Signore ha espressamente fondato la sua Chiesa su un solo soggetto, investendo solo egli del potere assoluto e nessun altro. Madre Speranza di Collevalenza, mistica del secolo trascorso che dialogava con Dio, riferi’ che l’Onnipotente le disse di avere OBBEDIENZA ASSOLUTA verso il suo Vicario sulla terra, ed ella, ligia al comando di Dio non venne mai meno…

  4. Il primato della coscienza è iscritto in ognuno di noi, ma lo si può ascoltare solo se si è profondamente sinceri con se stessi.
    Per questo diffido di chiunque che, dall’alto della sua posizione, crede di poter parlare in vece altrui, chiunque esso sia.

  5. Esiste anche una coscienza della Chiesa e questa e’ la Tradizione. Esiste perche’ esiste il Logos. Ognuno di noi (compreso il Papa) con un atto di profonda umilta’ deve utilizzarla, come lente, per vagliare la propria coscienza. Altrimenti e’ facile scadere nelle sciocchezzerie individualistiche e conformismo d’accatto (e se ne legge tanto tra alcuni commentatori del blog): Dalla stessa posizione di ogni altro si puo’ e si deve parlare con l’altro.
    Il potere del Papa e’ <<servizio al duplice ricordo, su cui si basa la fede, che deve essere continuamente purificata, ampliata e difesa contro le forme di DISTRUZIONE DELLA MEMORIA , la quale è minacciata tanto da una SOGGETTIVITA' DIMENTICA DEL PROPRIO FONDAMENTO, quanto dalle pressioni di un conformismo sociale e culturale»

  6. Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,25-30.
    In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
    Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
    Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».
    Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
    Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
    Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

  7. Il card. Ravasi, parlando del triplice tradimento di Pietro”, ha sostenuto che Dio abbia volontariamente provocato in Pietro quella contraddittorieta’; l’Onnipotente avrebbe sicuramente potuto risparmiare al suo prossimo Vicario sulla terra quella sorta di “prova” incresciosa ma, con essa, Egli volle dimostrare a Pietro di non confidare nella propria virtu’, nella propria umanita’ ma esclusivamente nello Spirito Santo che lo avrebbe sempre accompagnato nel corso del suo magistero.
    La verita’ dunque e’; in Pietro, investito del magistero direttamente da Dio e, gia’ allora, tale investitura creo’ piu’ di qualche malumore in coloro che si reputavano piu’ degni ed anche maggiormente prepatati: Pietro era un semi-analfabeta e per soprammercato pure un irruento ed un rissoso, aduso a dare in escandescenze e sempre pronto a menar le mani alla bisogna. Gia’ allora sorsero i primi dubia”, certamente con meno firmatari” dei tempi attuali e sicuramente relegati ad una esigua cerchia di papabili” o aspiranti tali. Ma Pietro fondo’ la Chiesa su mandato del Cristo e, secondo tradizione ancora persiste da 2000 anni, finche’ a Dio piacera’, con buona pace dei “dubia” o dei dubbiosi…

    • Beh…………….ora non diciamo eresie, la Chiesa l’ha fondata il Cristo, il quale ha affidato il mandato di governarla ai suoi apostoli (anche loro ricevono il mandato da Gesù come Pietro).
      Pietro, secondo la dottrina cattolica ha ricevuto il primato sugli altri apostoli e, quindi, la direzione del “collegio” apostolico, Inn virtù di tale “direzione”, Pietro è vicario di Cristo, dato che Egli finchè è stato in vita ha “diretto” collettivamente e singolarmente gli apostoli.

  8. Matteo16,19: A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    Aggiungo una curiosita’: nella cappella paolina voluta da Paolo III (Papa Farnese), e’ possibile ammirare una rappresentazione di Pietro crocefisso con la testa all’ingiu’ e con lo sguardo minaccioso ed accigliato rivolto all’entrata (i pontefici si recavano ivi a pregare), che pare dire: ” ricordati che tu sei Pietro! La croce e’ la tua gloria ma anche il tuo destino”….

    • Non mi pare che tu e gli affreschi della “paolina” abbiate negato quanti da me affermato sopra: Pietro non è il fondatore della Chiesa, così come il presidente del consiglio d’amministrazione di una società non è detto che che ne sia in fondatore.

  9. “Senza coscienza non ci sarebbe nessun papato”
    è una frase priva di significato.

    “Il referente della coscienza è la legge divina, ed il Papa esiste per aiutare la coscienza ad essere illuminata dalla divina Verità”.
    La coscienza c’entra davvero poco con il Papa e il magistero. La coscienza è una faccenda personale.

  10. Il pontefice, quale pastore unico e supremo della Chiesa cattolica gode di un potere illimitato in seno alla Chiesa medesima, tanto e’ vero che puo’ esercitare sovranita’ assoluta in materia di dottrina, di fede e di morale.

    A seconda di come si interpreta questa frase, essa può essere vera o falsa (si capisce dal contesto successivo della risposta che è intesa in senso falso) e quindi è necessario intendersi chiaramente sul significato dei termini. Iniziamo a partire da questi punti:

    «Si dovrebbe evitare soprattutto l’impressione che il papa (o l’ufficio in genere) possa solo raccogliere ed esprimere di volta in volta la media statistica della fede viva, per cui non sia possibile una decisione contraria a questi valori statistici medi (i quali sono poi anche problematici nella loro constatabilità).

    La fede si norma sui dati oggettivi della Scrittura e del dogma, che in tempi oscuri possono anche spaventosamente scomparire dalla coscienza della (statisticamente) maggior parte della cristianità, senza perdere peraltro in nulla il loro carattere impegnante e vincolante.

    In questo caso la parola del papa può e deve senz’altro porsi contro la statistica e contro la potenza di un’opinione, che pretende fortemente di essere la sola valida; e ciò dovrà avvenire con tanta più decisione quanto più chiara sarà (come nel caso ipotizzato) la testimonianza della tradizione.

    Al contrario, sarà possibile e necessaria una critica a pronunciamenti papali, nella misura in cui manca a essi la copertura nella Scrittura e nel Credo, nella fede della Chiesa universale.

    Dove non esiste né l’unanimità della Chiesa universale né una chiara testimonianza delle fonti, là non è possibile una decisione impegnante e vincolante; se essa avvenisse formalmente, le mancherebbero le condizioni indispensabili e si dovrebbe perciò sollevare il problema circa la sua legittimità».

    (Benedetto XVI, da “Fede, ragione, verità e amore”)

    Questo già dimostra che è falso parlare di “obbedienza ASSOLUTA”. Solo un papolatra lo può sostenere. Se è vero che il Papa non è soggetto ad alcuna autorità che lo possa punire o far decadere, questo non vuol dire che le sue decisioni siano incontestabili: come spiega chiaramente BXVI, è vero il contrario. Semplicemente – e questo insegna la storia della Chiesa con eventi già accaduti – in caso di contestazione, essa probabilmente non viene risolta per un po’ di tempo e ne sorge un grave conflitto, finché qualcuno non rimette le cose a posto: o lo stesso Papa che si pente (caso di Pietro, corretto da Paolo, o di Giovanni XXII), oppure un Papa o un concilio successivo (caso di Onorio I, anatemizzato dopo la morte). Nel momento in cui le cose non sono chiare, un cattolico che rileva contraddizioni tra l’insegnamento del Magistero della Chiesa e quello del Papa corrente è tenuto a prestar fede al primo. Quindi non esiste proprio alcuna “buona pace” di quelli dei dubia: essi stanno facendo semplicemente il proprio dovere.

    È anche totalmente assurdo contrapporre il Primato Petrino alla incontestabilità delle decisioni di un Papa: i medievali parlavano di “due corpi” del Papa, proprio per mettere in chiaro che una cosa è Pietro, il suo primato, il suo ruolo di roccia mediante la quale Cristo governa e rende inaffondabile la Chiesa, altro l’uomo che siede sopra il suo seggio, che come dimostra la condotta di Pietro prima e dopo l’episodio del gallo (Paolo, nella sua correzione, gli dice chiaramente che si comporta da “ipocrita”) può sbagliare per vari motivi.

    Quanto a Gladstone, non interessa a cosa si riferisse: interessa la risposta di Newman e come è stata incorporata nel Magistero.

    • Caro Fabrizio, ti ringrazio in primis per il tuo contributo, prezioso; con la frase ripresa e fatta oggetto di dissertazione, intendevo meramente significare che il Papa guida la Chiesa in assoluta autonomia e non che non possa essere fatto oggetto di critiche…

      • Ho dimenticato di aggiungere che io sono un fervente “papolatra” (anche se il termine non mi piace per nulla perche’ “caro” ai protestanti).

    • In aggunta a quanto illustrato da Fabrizio, e ripetendo per l’ennesima volta cose che dovrebbero essere arcinote a un cattolico…

      Al Papa si deve obbedienza incondizionata solo in ciò che il Papa insegna e comanda in conformità al Magistero infallibile (irreformabile) della Chiesa; diversamente si contravverrebbe al Magistero infallibile della Chiesa, cioè si contravverrebbe alla volontà stessa di Dio che nel Magistero infallibile ha stabilito di manifestarsi.

      Obiezione: è possibile che il Papa incorra in errore, ossia che esprima opinioni e compia azioni incompatibili con il Magistero infallibile della Chiesa? Risposta: certo che è possibile.

      Il Papa, notoriamente, gode di infallibilità solo a determinate condizioni, ossia quando impartisce o ribadisce insegnamenti dichiarandoli 1) da credersi come rivelati da Dio o almeno 2) da tenersi definitivamente in quanto, sebbene non proposti come formalmente rivelati, intrattengono un legame intrinseco necessario con le verità formalmente rivelate (sicché negare le dottrine di cui in 2 porterebbe necessariamente e negare le dottrine di cui in 1).

      Per tutto ciò vedasi Catechismo nn. 891-892 e Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede alla Professio Fidei:

      http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_1998_professio-fidei_it.html#Nota%20dottrinale%20illustrativa

      Inoltre, non pieno assenso della volontà e dell’intelletto, ma sì “religioso ossequio della volontà e dell’intelletto” è dovuto “agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio episcopale propongono quando esercitano il loro magistero AUTENTICO”, sebbene questi insegnamenti non appartengano al Magistero infallibile (irreformabile). Vedasi per questo la suddetta Nota della CDF al n. 10.

      Orbene, sta scritto da qualche parte che, quando non al Magistero infallibile, il Papa in ciò che afferma non possa che che impartire (o ribadire) almeno insegnamenti appartenenti al Magistero autentico? No, non c’è scritto da nessuna parte che in tutto ciò che scrive o afferma il Papa non possa (purtroppo) discostarsi dal Magistero infallibile o almeno da quello autentico.

      Quando non si vede come affermazioni del Papa siano compatibili con il Magistero infallibile e/o con quello autentico della Chiesa, è doveroso chiedere al Papa chiarimenti al riguardo (vedi i “dubia”) e, in mancanza di una risposta, esprimere pubblicamente, per concorrere a stornare le anime dei fratelli dall’errore, che talune affermazioni del Papa non constano conformi con il Magistero autentico e/o con quello infallibile della Chiesa.

      Si ricordi che non sta scritto da nessuna parte che il Papa gode dell’assistenza divina in tutto ciò che afferma (con buona pace di chi, con atteggiamento papolatrico cioè incompatibile con l’ortodossia cattolica, sostiene che il Papa è guidato dallo Spirito Santo in tutto ciò che scrive e afferma); sta scritto invece che egli, nell’insegnare, gode dell’assistenza divina solo quando impartisce o ribadisce insegnamenti infallibili o almeno autentici (vedi Catechismo n. 892: “L’assistenza divina è inoltre data ai successori degli Apostoli, che insegnano in comunione con il Successore di Pietro, e, in modo speciale, al Vescovo di Roma, Pastore di tutta la Chiesa, quando, pur senza arrivare ad una definizione infallibile e senza pronunciarsi in « maniera definitiva », propongono, nell’esercizio del Magistero ordinario, un insegnamento che porta ad una migliore intelligenza della Rivelazione in materia di fede e di costumi.”, ossia quando propongono insegnamento non infallibile ma sì appartenente al Magistero autentico).

      • E daje con sto “papolatrico”… ma siamo cristiani o protestanti? Generali o caporali? Solitamente, appena dopo essere stati eletti quale successore di Pietro (e la cappella paolina vuole ricordare che il Papa e’ Pietro e non un corpo separato come sostiene FABRIZIO) i pontefici ringraziano lo SPIRITO SANTO per la scelta maturata in seno e scaturita dal conclave…

      • Si ricordi che non sta scritto da nessuna parte che il Papa gode dell’assistenza divina in tutto ciò che afferma (con buona pace di chi, con atteggiamento papolatrico….

        Ho detto che lo Spirito Santo accompagna il pontefice nel suo cammino, non che faccia le veci del Papa (le decisioni sono sempre personali), in guisa come interviene nel conclave in occasione dell’elezione del Papa, illuminando ma non sostituendosi ai cardinali, nel qual caso la votazione sarebbe unanime…
        “Dio sara’ con la sua Chiesa “fino alla fine dei tempi” (Mt 28,20)

    • Roby è l’ennesima incarnazione di Vincent Vega il multinick. Stesse cose dette sul blog di Tosatti con altro Mick.

  11. Questo già dimostra che è falso parlare di “obbedienza ASSOLUTA”. Solo un papolatra lo può sostenere.

    Caro FABRIZIO, devo comunicarti che il “Papolatra” in oggetto e’…L’ONNIPOTENTE in persona. Spiego il perche’: Madre Speranza ricevette da Dio l’ordine di costruire un santuario a Collevalenza e chiese il permesso al Vescovo competente per giurisdizione. Questi, poiche’ esisteva una cappella ritenuta piu’ che sufficiente per quei tempi, oppose un secco rifiuto; Madre Speranza, memore del comando di Dio di avere OBBEDIENZA ASSOLUTA VERSO IL SUO VICARIO SULLA TERRA (VESCOVO=APOSTOLO) ma altrettanto determinata a rispettare la volonta’ divina che le imponeva di dare atto alla costruzione del santuario, si ripresento’ dal suo superiore e, al secondo secco e contrariato rifiuto, disse al Vescovo di mettere per iscritto il diniego affinche’ ella potesse depositarlo dinanzi al sacro tabernacolo, obbedendo cosi’ a Dio ed al Vescovo. Il Vescovo cambio’ indirizzo ed il santuario si fece…(era volonta’ divina)
    Capit ‘u concett? 🙂

  12. Fabrizio: “Quanto a Gladstone, non interessa a cosa si riferisse: interessa la risposta di Newman e come è stata incorporata nel Magistero”.

    E’ vero che ai cattolici in generale interessa la risposta di Newman, poi incorporata nel magistero (quelo infallibile?), però sicuraamente a Newman, al duca di Norfolk (l’unico o quasi, pari cattolico d’inghilterra) e ai cattolici inglesi, IN QUEL MOMENTO, interessava, eccome, quello che Gladstone intendeva.
    Il mio era un appunto di carattere squisitamente storico.

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