Basta ciclofobia!

2016-02-29_104411

di Anonimo

 

Ciclista (C): è arrivato il momento di fare una legge che dia diritti a tutti quelli che hanno una bicicletta di poter andare in autostrada

Uomo comune (Uc): ma l’autostrada veramente è fatta solo per i veicoli a motore…

C – E chi l’ha detto? Chi è lei, signor Uomo comune, per dirmi che non posso andare in autostrada con la bicicletta?

Uc – Con la bici può fare altre cose, ci sono le piste ciclabili, i parchi, o anche le strade normali, ma in autostrada non si può andare con la bicicletta…

C – Ma questa è discriminazione! Perché mi vuole negare il diritto di andare in autostrada con la bici? Si rende conto che questa è ciclofobia!

Uc – Ma no, a me la bici piace pure, ma alcune cose non può farle, ha dei limiti…

C – Limiti? Mi scusi, signor Uomo comune, ma lei è un tantino retrogrado! Siamo nel 2016, c’è gente che con la bici ha fatto il giro del mondo e lei mi vuole dire che non posso entrare in autostrada con la bici?

Uc – Gliel’ho detto, signor Ciclista, per l’autostrada serve il motore… l’autostrada ha una funzione ben precisa, rendere più veloci gli spostamenti…

C – Si vede che lei è proprio ignorante, Uomo comune. Non ha letto che in determinate circostanze il mezzo più veloce per spostarsi è la bicicletta. Ci sono studi che lo provano! Lo dicono gli esperti

Uc – Si, ma comunque in autostrada possono andare solo veicoli a motore, sulle grandi distanze serve il motore, ci sono cose che la bici non è in grado di fare…

C – Ma invece di voler limitare il mio diritto ad andare in autostrada, perché non pensate a tutti quelli che guidano senza cintura? O a quelli che guidano ubriachi? Ma lei si rende conto? State qui a discriminare noi poveri ciclisti, invece di risolvere il problema dell’inquinamento!

Uc – Si scusi, ma questo cosa c’entra… le biciclette non possono andare in autostrada, anche per motivi di sicurezza, sia dei ciclisti, che degli altri automobilisti…

C – Ah! Proprio voi parlate di sicurezza! Con tutti gli incidenti che ogni anno avvengono sulle autostrade! E certo non per colpa delle biciclette! Lo sa che quelli che vanno in bicicletta hanno il tasso di mortalità più basso? Non ha letto gli studi scientifici in merito? La bicicletta è il mezzo più sicuro!

Uc – Si, sicuramente si muore meno in bicicletta che su un’automobile, ma rimane il fatto che i ciclisti non possono entrare in autostrada…

C – Ma lei lo sa che in paesi come l’Olanda e l’Inghilterra, i ciclisti vanno già in autostrada? Sono esperienze bellissime, di vera comunione! Vedesse che condivisione e che affetto! Sono tutti felici!

Uc – Ma veramente, ho sentito molte voci contrarie e anche che si sono verificate diverse cadute. Tanta gente ha subito incidenti e ferite. Forse dovremmo riflettere su questo.

C – Ma che dice? Avrà letto qualche articolo fazioso, su quelle riviste per soli automobilisti! Sono solo degli oscurantisti! E comunque abbiamo già preparato un progetto di legge, che farà dell’Italia un paese civile. E finalmente tutti i ciclisti italiani potranno godere degli stessi diritti degli automobilisti. Basta discriminazioni!

Uc – Ma veramente…

C – Siamo gli ultimi in Europa su questi temi. Finiamola! Presto il nostro sogno di viaggiare in autostrada sarà legge. E nessuno potrà più impedirci di varcare allegramente i caselli autostradali.

Uc – Ma lei si rende conto del caos che questa legge potrebbe provocare?

C – Ma quale caos! Noi non vogliamo togliere diritti a nessuno. Siete voi che volete impedire ai ciclisti di essere come tutti gli altri. E’ un fatto di dignità! Perché volete impedire che il ciclista possa beneficiare degli stessi diritti di chi va in macchina?

Uc – Ma perché la bicicletta e la macchina sono diverse. Distinguere, non è discriminare. Anzi trattare in modo uguale situazioni disuguali, questa sì che sarebbe ingiustizia.

C – Ingiustizia? Lei parla di ingiustizia? Ma lo sa quanti ciclisti ogni giorno vengono derisi e insultati per le strade? E devono respirare i fumi delle automobili? Lo sa quanto è umiliante vedere ogni giorno le macchine che ti passano accanto e non ti danno la precedenza? Sa quanti casi di ciclofobia ci sono ogni anno in Italia? Studi e si informi, prima di parlare di ingiustizia!

Uc – Ma scusi, signor Ciclista, si può ancora dire che una bicicletta è diversa da un’automobile? Non in dignità, certo. Però svolgono funzioni diverse. Hanno uno scopo assolutamente differente

C – Guardi, Uomo comune, io mi meraviglio del suo razzismo! I suoi argomenti sono medievali! Le bici andranno in autostrada! E’ un mio diritto di ciclista andare in autostrada! Fatevene una ragione! Questo è il vero progresso. Nessuno riuscirà a impedirci di combattere contro l’oppressione dei ciclisti!

Uc – Ma voi non state combattendo contro l’oppressione, state combattendo contro la realtà.

C – Vedo che è inutile parlare con lei, si vede che odia i ciclisti. La lascio alle sue convinzioni superstiziose. Continui a credere che l’autostrada sia un diritto esclusivo delle macchine. Noi non ci fermeremo. L’autostrada è un diritto di tutti.

30 pensieri su “Basta ciclofobia!

  1. Non ci accontenteremo di andare in autostrada! Ci porteremo anche i bambini con i loro tricicli…
    Poi denunceremo per ciclofobia anche coloro che si opporranno oppure, semplicemente, parleranno dell’impossibilità ad andare in autostrada in bicicletta.

    Ci sarebbe da sorridere se il problema non fosse così serio. Bella ironia che, purtroppo, non risolve la situazione e mi lascia un senso di malessere.

  2. Corrado

    L’uomo comune è un volgare squadrista da rieducare in campi di lavoro.
    Si dovrebbe fare un film sul povero ciclista costretto a pedalare solamente lungo le statali, mi si stringe il cuore…
    “Che senso ha il cristianesimo oggi? Il Nazionalsocialismo è una religione. Quello che ci manca è un “genio religioso” capace di sradicare le pratiche religiose antiquate mettendone delle nuove al loro posto. Ci mancano tradizioni e rituali ma un giorno, molto presto, il nazionalsocialismo sarà la religione di tutti i tedeschi. Il mio partito è la mia chiesa, e io credo di servire il Signore al meglio quando metto in pratica la volontà del mio partito, liberando il mio popolo oppresso dalle catene della schiavitù. Questo è il mio Vangelo. ” Joseph Göbbelsh
    Se a Nazionalsocialismo sostituiamo la parola relativismo e al popolo tedesco si sostituisce il popolo occidentale il concetto non cambia.

  3. Lisa

    Beh… Ma questa è poesia! Si può (si deve) parlare con altre lingue (a chi non vuol sentire), e spiegare,e smascherare bugie grosse come case anche (soprattutto) col sorriso! Splendido!

  4. ilbue

    L’analogia sarebbe geniale e anche apprezzabile pur dissentendo dalla tesi, se non fosse che il paragone è completamente fuori luogo per diverse ragioni: 1) ‘Uomo Comune e il Ciclista possono SCEGLIERE se usare la bicicletta o l’automobile. 2) usare l’auto o la bici, l’autostrada o la ciclabile, riguardano brevi lassi di tempo nell’arco di una vita, non la vita intera o una sua parte considerevole, come invece vorrebbe essere l’Autostrada Matrimoniale fuori di metafora 3) Con buona pace di chi – in malafede – continua a dipingere la categoria lgbt come gia` totalmente accettata e parificata, vi faccio notare che “ciclista” non è usato come insulto, non si trova “Tizio Ciclista” scritto sui muri, non si trovano famiglie che dicono “meglio un figlio morto/drogato che ciclista”, non ci sono catechismi che indicano il ciclismo come disordine intrinseco, condannabile come pratica ma da “accogliere con compassione” come “pulsione disordinata” contro cui lottare, non ci sono “ex ciclisti” che propagandano le terapie riparative.

    1. rispondo @ilbue, visto che avevo abbozzato su FB l’argomento del ciclista in autostrada autonomamente poco tempo fa (non so se sia stata una coincidenza o abbiano tratto spunto da quel che ho scritto, probabilmente la prima).
      1. Mettiamo che uno non possa prendere la patente per ragioni magari di salute, o perchè non riesce a passare l’esame, ma vada comunque in bici. Non è una scelta, non è una colpa, ma l’autostrada gli va negata lo stesso. Per proteggere lui e gli altri.
      C’è una logica della sinistra nociva e persistente, quella da eterni alunni di scuola: “Non è colpa sua, ci ha messo buona volontà, diamogli il premio”, che pretende di sostituirsi al realismo: nella vita contano i fatti.
      2. Anche qui si applica lo stesso ragionamento: se una cosa non si deve fare perchè è dannosa, non devono contare le argomentazioni del tipo “ma lui lo vuole proprio, ed è convinto che non succederà nulla di male, e così gli neghereste per tutta la vita una cosa a cui tiene tanto!”
      Uno può essere costretto ad andare in bici e non in auto per tutta la vita, pure se non è colpa sua. Non possiamo fingere che per rimediare a questa “ingiustizia da parte della realtà” si possa cambiare il senso delle cose per accontentarlo.
      Inoltre, se è vero che avere un bambino da crescere è un impegno 24h su 24 per tutta la vita, mentre il ciclista in autostrada ci andrebbe solo qualche rara volta comunque, allora il parallelismo è in difetto sì, ma nella maniera opposta a quel che vorrebbe lei, perchè c’è molto più tempo, spazio e coinvolgimento per fare danni involontariamente ad un bambino, rispetto al rischio sporadico di incidente pedalando in autostrada.
      3. Mi viene da dire con una battuta che lei non è mai stato a Genova, dove “ciclista” effettivamente è un insulto, e le assicuro che si trovano famiglie che dicono “meglio un figlio morto/drogato che ciclista”.
      Ma siccome è usato solo da noi Genoani in ambito di tifoserie calcistiche, diciamo che è fuori tema.
      Il punto è che gli insulti possono nascere per le più varie ragioni anche inaspettate, ma non si fanno leggi che producono un danno a terzi per compensare il fatto che il beneficiario delle leggi veniva e magari viene ancora insultato da qualcuno.

      Ma il modo in cui lei formula il concetto rivela molto di più riguardo agli sragionamenti che si fanno oggi su questi temi.
      Parla infatti di “chi – in malafede – continua a dipingere la categoria lgbt come gia` totalmente accettata e parificata” e questa frase è molto problematica per più ragioni. Quando infatti parla di categoria lgbt, sta forzando la mano (neanche consapevolmente, perchè è un abuso del linguaggio comunissimo e accettato) per mettere assieme ed identificare persone, concetti, azioni. Cioè non solo dovremmo confondere la lesbica col trans il bisessuale eccetera, non solo dovremmo guardare a queste persone come se fossero una unica categoria, e guardare a loro più come rappresentanti della categoria che come persone; non solo dovremmo appiattirli sul modello del militante da manifestazioni di piazza (sennò ci sarebbero persone fuori dagli schemi tipo Eliseo del Deserto, per dire); ma dovremmo identificare le persone con i comportamenti, con l’ideologia omosessualista e le rivendicazioni relative. Cioè un unico pacchetto prendere-o-lasciare preconfezionato (a cui però potranno sempre essere aggiunte cose in futuro, anche a sfregio tipo il sesso per strada), e chi dice “lascio” è omofobo da punire ai termini di legge.
      In questo senso, le pressioni all’omosessuale a “dover fare il gay” anche quando non vorrebbe conformarsi su alcuni atteggiamenti e scelte, fanno il paio con il facilitare in Italia, sempre in nome di “apertura ed accoglienza”, l’omologazione delle donne islamiche al dover portare sempre un hijab o velo, perchè la nostra società schiaccia il singolo per compiacere il gruppo.
      Questa forzatura del conformismo, che tarpa le ali ad ogni spirito critico, nasce da una straordinaria forza ed arroganza dei maestri di pensiero, degli ideologi ed intellettuali che prevalgono nel discorso pubblico. Questo genera degli sconfitti.
      Si può osservare oggettivamente che chi 10 o 20 anni fa cercava di criticare lo stile di vita omosessuale e l’idea stessa che potesse essere una alternativa sana ed equivalente, oggi, vistosi sopraffatto e accusato di odio ed intenti malevoli immaginari, di solito ha fatto un passo indietro e ha detto: “Ok, lasciamo un momento perdere questi temi, mettiamo che non si possa portare avanti un discorso su questo, ma visto che l’ideologia si è spinta più avanti nel negare la realtà, almeno ci lasceranno difendere i bambini! Concediamo che vada tutto bene quando due gay si fanno i fatti loro. Ma almeno che si possa fermare la finzione che un bambino cresca benissimo senza madre!”
      Ecco, spostare più in alto l’asticella di quel che si vuole è una tattica vincente per consolidare le battaglie precedenti.
      Non si discute più degli eventuali risvolti patologici dell’omosessualità, anzi! Si accusa chi si oppone all’ultima fuga in avanti di, sotto sotto, ancora covare questi pensieri. Ciò che prima era convinzione ribadita, oggi è accusa da cui doversi difendere, per non compromettere la battaglia attuale.
      Questo meccanismo di shaming, di forzatura a vergognarsi di pensieri non politicamente corretti, funziona talmente bene che molti, specialmente politici, non solo hanno cessato di mettere in discussione aspetti dell’omosessualità, ma in buona fede, a forza di fare la parte, veramente ormai pensano che l’omosessualità sia una cosa neutra e magari buona, solo che non permette di essere genitori, e allora bisognerebbe mettere magari enfasi nel dimostrare di non essere “omofobi”, per meglio difendere la propria posizione attuale contro l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali…
      Ecco perchè trovo RIVOLTANTE il fatto che nel suo commento, lei definisca “malafede” la rassicurazione che ormai non ci sarebbe più opposizione all’intero pacchetto LGBT. Perchè salvo l’azzerbinarsi completamente, non c’è scampo a questa ideologia. Se si fa notare che si è sempre rispettato chiunque, inclusi ovviamente gli omosessuali, questo non conta nulla: o si ammette di avere sempre sbagliato e di essersi pentiti ed essere disposti a qualunque cosa ci si chiede di fare, dalla pubblica abiura all’appoggio legislativo, oppure per il minimo dissenso si viene catalogati assieme ai trogloditi ed ai bulli, destinati a severe punizioni. Nonostante il fatto che, ad esempio come cattolici, siamo sempre stati contro il bullismo, mentre la lobby vincente non ha abolito il bullismo, ha solo deciso che adesso tocca a noi subire.
      C’è una confusione di piani che per i più avveduti è intenzionale, perchè fa gioco.
      Non si distingue ciò che critico personalmente come scelta di vita di cui eventualmente poter solo parlare amichevolmente, se ci sono le condizioni, da ciò che considero un problema di una persona, magari eventualmente da aiutare quando una offerta di aiuto non fosse controproducente, da ciò che considero situazione sociale da non incentivare ma vissuta con libertà, da ciò su cui ritengo sia necessario porre dei paletti legislativi perchè è pesantemente in gioco la vita di altri… e in tutto questo mi si appiccicano etichette inventate che dovrebbero gettarmi nel mucchio degli Antonio Cassano e trogloditi vari…
      No, signori, io non sono omofobo, la Miriano non è omofoba. Gli altri che conosco che condividono certe posizioni non sono omofobi. Sono parole schermo per impedire che si discuta.
      Io i bulli a scuola li ho sempre subiti. Adesso il mobbing lo fanno contro di noi come categoria. Gli “ultracattolici”, categoria di mostri che comprende anche chi cattolico non è ma non ci sta a dire sempre di sì e si trova suo malgrado a condividere più la sanità mentale della civiltà cristiana che le idee impazzite di un Occidente decadente.

      E allora mi permetto di dire la verità. Quella solare, evidentissima, indiscutibile per chiunque non abbia paura o condizionamenti personali. L’istinto omosessuale è disfunzionale PER DEFINIZIONE, perchè è un meccanismo che ha perso il senso della propria ragione d’essere. Ma questo non può non avere conseguenze. L’omosessualità può essere definita disordine intrinseco, non perchè ancora non si sia riusciti a sanitizzare e disinnescare la carica eversiva di un catechismo retrogrado, ma perchè da qualunque parte la si guardi, l’omosessualità è una tendenza che costituisce un problema per chi la vive, e che un catechismo abbia più difficoltà di altri ad essere allontanato dall’osservazione dei fatti a furia di mobbing ideologico, è solo un accidente che non ci può distogliere dal punto vero: traumi psicologici causano uno sviluppo disarmonico dell’identità sessuale, questo porta a parecchie conseguenze, misurabili anche semplicemente in termini di statistiche psichiatriche riguardo ad una maggiore diffusione tra gli omosessuali rispetto al resto della popolazione di abusi di sostanze, depressione, tendenza al suicidio, violenza fisica, sessuale e psicologica sul partner, e poi ancora promiscuità, instabilità, infedeltà…

      E’ dunque vero, da questo punto di vista non si può paragonare l’omosessuale al ciclista. Ma non nel senso che, in qualche modo, non sarebbe valido ciò che sostengo solo perchè saremmo omofobi e non vedremmo che il ciclista non è osteggiato e maltrattato. (Come detto, pure se il ciclista fosse osteggiato non cambia la necessità di impedirgli di fare del male a sè e agli altri in autostrada).
      No, il parallelismo è forzato e non regge perchè parte già da una concessione (utile per entrare nel discorso caldo oggi), e cioè che l’omosessualità sia una realtà neutra tanto quanto l’andare in bici. E’ già una concessione alle sue tesi, per focalizzarsi almeno sull’ultimo punto, la difesa della famiglia. Ma non descrive la realtà. Contrariamente al ciclismo, l’omosessualità non è una realtà neutra o positiva. Crea problema a chi la vive. E più si finge che non sia così, ed anzi si vieta di provare a parlare della realtà che si osserva, più le conseguenze negative aumentano.
      Di fronte alle discussioni sul recente omicidio efferato dei due amanti drogati che hanno ucciso per vedere l’effetto che fa… Foffo e quell’altro, ho appena scoperto una statistica di qualche anno fa: negli Usa in un periodo abbastanza lungo, il 44% dei serial killer era gay. Il 44%. Non voglio minimizzare il fatto che all’epoca e magari a volte anche oggi, certi problemi siano acuiti da atteggiamenti sbagliati e gravi, di ostilità e di odio nei confronti dell’omosessuale, di bullismo. Ma questo non basta a spiegare tutto. Il disagio può essere a livelli ben diversi e sono il primo a non dover generalizzare. Ci sono grandi uomini e persone molto produttive e creative che sono omosessuali, ma anche tanti altrettanto ammirevoli e creativi che soffrono di depressione. Non per questo la depressione diventa una cosa bella. Pasolini ad esempio non avrebbe saputo che farsene della mia compassione, ma pur nella sua grande intelligenza, ne aveva bisogno.

      1. @alpha T
        Ti notifico che sei stato Eletto, non assunto, subito a mio portavoce sul tema
        Non tanto perchè io meriti o necessiti un portavoce
        Così, giusto come complimento d’approvazione

  5. cinzia

    Beh, a dire il vero, in Australia le biciclette possono andare in autostrada, o almeno potevano 12 anni fa! 🙂

  6. vale

    si limitassero alle autostrade.
    ma gli dai un dito e si prendono il braccio.
    adesso si sono impadronite anche dei marciapiedi e,in alcune città, possono persino andare contromano nelle vie.

    la morale? se fai passare una cosa, poi come nelle dighe, la falla si allarga,lentamente,sempre di più.
    come per la cirinnà.

    1. Quale il succo della storia?
      Che la vita è una baldoria!
      C’è di bello c’è di brutto,
      C’è davvero un po’ di tutto!
      Velocipedi in picchiata,
      Che diventano frittata,
      Autostrade snaturate
      Senza regole adeguate,
      Solamente i cristianucci,
      Stanno a casa pucci-pucci!

      1. Ma i cristianucci, pucci pucci
        Non stanno a casa per davvero…
        Il Signore li ha inviati,
        sino ai margini del mondo dimenticati.
        A volte in bici o a cavallo,
        su strada asfaltata o su sentieri.
        I “cristianucci” di oggi, come quelli di ieri.

    2. vale

      a proposito della falla nella diga che si allarga:

      http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/03/09/tribunale-roma-riconosce-famiglia-con-due-mamme-adozione-incrociata-dei-tre-figli_r8R3iAebYsytrInrnCrilO.html

      Una nuova sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma riconosce una famiglia con due mamme. Ad annunciarlo Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno
      …Alle due donne,…, è stata riconosciuta l’adozione ‘incrociata’ dei tre figli che da oggi, quindi, sono anche per la legge figli di entrambe le madri.

      “Tuttavia, per la particolarità della norma sulle adozioni speciali che si applica a questi casi, i figli della coppia continueranno a non essere per la legge fratelli, dal momento che tale adozione definisce solo i rapporti tra il genitore che adotta e il minore, escludendo il resto della famiglia…

      Marilena Grassadonia, presidente Famiglie Arcobaleno dichiara: “E’ grande la soddisfazione per questa ennesima sentenza, che mette ancora una volta in evidenza la distanza abissale tra la politica italiana, il diritto e la realtà.”

  7. Mara Di Giusto

    Fantastica!!
    Chi la pensa diversamente dall’opinione comune (ma poi sarà veramente opinione comune o solo di pochi che però hanno i mezzi per farsi sentire?) è RAZZISTA, superstizioso, bigotto e calpesta i diritti altrui!

    Un abbraccio grande a Costanza per il suo impegno a nome di tutti i cristiani. Per favore continui a dare voce a chi non ce l’ha, in cambio noi preghiamo per lei

  8. Annarita

    Finalmente il governo riconosce i diritti dei ciclisti ed il ciclista suddetto parte in autostrada, arriva un tir rumeno e splash! del ciclista rimane solo il manubrio. Fine della carriera dei ciclisti.

    1. Finché non otterranno l’estromissione dei TIR dalle autostrade 😉

      (Che poi, uscendo dalle metafore, anche oggi, voi quanti ciclisti vedete girare di sera che abbiano uno straccio di fanalino funzionante? O che rispettino gli incroci?) 😛

      Ma ci faremo un apposita legge …la Ciclillà!

  9. Vince

    Scusate… e quelli che vogliono andare a piedi? Vogliamo discriminare anche i pedoni? Voglio che si chiamino anche Pedonstrade.. o in alternativa con un nome neutro.. tipo “Generestradale”

  10. Che tanto, se il parlamento non fa una legge per i diritti dei ciclisti, poi ci penseranno i giudici a legittimare la bici in autostrada. 🙂

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