Le donne hanno ormai tutti diritti, le madri no

di Costanza Miriano

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di Marta Rovagna  per donnaeuropa

Costanza Miriano, perugina e giornalista Rai da 20 anni, prima al Tg3 oggi a Rai Vaticano, è madre di 4 figli e autrice di tre libri che sono diventati un caso editoriale per il loro successo: Sposati e sii sottomessa, Sposala e muori per lei e Obbedire è meglio, quest’ultimo uscito nel 2014. Laureata in lettere classiche, è approdata alla scuola di giornalismo di Perugia e ha iniziato una carriera di giornalista.

Ci parla della sua vita, delle sue scelte, del successo dei suoi libri, di chiara ispirazione cattolica (i tre titoli sono tutti citazioni bibliche) del suo modo di vedere il mondo maschile e femminile e di un certo tipo di femminismo, che lei proprio non riesce a sopportare.

 Quale messaggio vuoi fare passare con i tuoi libri?

O mamma mia, che domanda! Ci ho messo tre anni a scriverli, adesso in quattro righe mi viene un po’ difficile spiegarlo… diciamo che in sostanza avevo voglia di dire alle mie amiche – e in tutta sincerità ti dico, puoi crederci o no, che quando ho scritto il primo ero certa che lo avrebbero letto solo loro, e mia mamma, e mia sorella, e le cugine, che con le zie avrebbero potuto sfiorare quota cento copie – quello che aveva funzionato per me, per la mia esperienza, che mi aveva resa più felice.

A cosa è dovuto il successo di questi testi?  Alcuni dei nostri lettori definiscono i tuoi libri “retrogradi e bigotti”, come ti difendi da questa definizione?

Il successo – che comunque non è questa cosa stratosferica, sia chiaro, non sono mica Dan Brown – credo forse che sia dovuto al linguaggio usato. Io mi sento una traduttrice: dico le cose che la Chiesa propone da sempre all’uomo perché sia felice, ma le traduco in un linguaggio quasi da chick lit (io tecnicamente lo definisco ‘scazzafrullone’) e ironico: io rido un sacco mentre scrivo, di notte, in camicia da notte e con Rai News in sottofondo per tenermi sveglia. Un po’ invece credo sia dovuto al fatto che le parole che traduco sono vere. Tantissime persone (ho le lettere, ho le prove!) mi hanno scritto che già le vivevano, o che hanno provato a farlo dopo i miei libri e la loro vita è cambiata. Per quanto riguarda le accuse, non mi difendo mai. Ognuno può giudicarmi come vuole e se pensa che io sia una brutta persona, ti dirò che ha proprio ragione, perché la bella notizia del cristianesimo è che nessuno di noi è veramente buono, ma Dio ci vuole bene lo stesso. Quanto al retrogrado, bisogna stabilire bene il verso della storia. Io credo che oggi siano indietro le femministe, ma qui davvero mi devi dare trecento righe per rispondere (ci sto scrivendo un altro libro).

Costanza hai delle idee controcorrente sul matrimonio, sulla parità dei diritti tra uomini e donne e sul “malinteso”, come sostieni tu, delle quote rosa, raccontacele

Le donne che vogliono gli stessi diritti degli uomini a mio parere mancano di fantasia e di immaginazione. Per noi vorrei più diritti, soprattutto quando siamo madri, non è un dogma che dobbiamo lavorare in ogni periodo della vita. La prima cosa da tutelare per me sono i figli e il nostro essere madri, la battaglia culturale che va fatta è quella per una reale conciliazione della vita lavorativa: il mondo delle lavoro è modellato sulle esigenze dei maschi, e questo è inaccettabile. Oggi ti viene consentito di fare figli ma poi gestirli, accudirli, curarli sono fatti tuoi, non sono considerati un bene per tutti e quindi delle persone di cui la società si deve fare in parte carico. Per questo dico se non ora quando? Le nostre battaglie dovrebbero essere per le madri.

Quindi le donne che non hanno figli non sarebbero donne? Ci sono donne che non sono ancora madri e altre che per scelta non vogliono prole, loro cosa sono per te?

Le donne per me sono madri sempre, è la loro essenza, la profonda natura, e quello che le fa felici, sia quando partoriscono figli in carne ed ossa sia quando riescono a realizzare una dimensione di accoglienza e di cura in ogni contesto in cui vivono e operano, la prima che mi viene in mente è una mia caporedattrice Rai, Ilda Bartoloni, che oggi non c’è più. Lei mi è davvero stata madre nel lavoro, me lo ha insegnato e si è preoccupata anche di me e della mia vita: pur non avendo avuto figli sapeva davvero accudire le persone. Quello che sto dicendo però è un tabù: vengono difesi i diritti delle femmine, il diritto ad andare vestita come mi pare, ma non quello di essere madre e di potermi prendere cura dei miei figli.

Perchè parli di “malinteso” sulle quote rosa? In cosa consiste?

Le quote rosa secondo me considerano solo una piccola parte della categoria femminile, quella delle donne in carriera, delle manager o delle politiche. Una commessa di un grande magazzino, faccio un esempio, che lavora otto ore con un’ora di pausa pranzo obbligatoria, rimane lontana da casa 10 ore per uno stipendio basso, si sente di avere conquistato un diritto o di essere una schiava? Se ha dei figli a casa che vede la mattina presto e poi la sera quando rientra, non vorrebbe avere il diritto di potere rimanere con loro di più, avere orari più flessibili e potersi godere i piccoli senza dover rientrare a lavoro al terzo mese di vita del bambino? Pensi che si preoccupi davvero delle quote rosa?

Il lavoro quindi non è una conquista per le donne madri…

Credo più precisamente che sarebbe una conquista la possibilità di scegliere se lavorare o no. Io sarei stata tanto volentieri a casa per molti anni, con quattro bambini piccoli. Sarebbe stato bello fare come Nancy Pelosi che al compimento dei diciotto anni del quinto figlio si è messa a fare la speaker della Camera, o come si dice in America. Quello si che è femminismo. Non il diritto a stare in fabbrica o a fare la precaria sottopagata con contratti di formazione triennali, sì, ci sono anche quelli! – lasciando i bambini al nido. Il lavoro come è pensato oggi in Italia non tiene conto che la donna è anche madre, e come tale le sue esigenze, attenzioni e desideri non sono legati solo alla sfera lavorativa. Quello che vedo è un odio nei confronti delle madri, non delle donne, ma quello che rende una donna donna è la maternità, che sia essa biologica o no.

Come contestualizziamo questo discorso nella più ampia riflessione del rapporto fra uomini e donne?

Io credo all’affermazione “l’utero è mio”, è giusto, le donne non possono essere solo un oggetto passivo del desiderio maschile, però secondo me manca un passaggio, è mio ma “te lo regalo”: dobbiamo rompere la logica della battaglia tra i sessi. Ti regalo il mio utero, o meglio tutto il mio corpo, perché voglio accogliere il tuo essere padre e i figli che ti darò (che metterò alla luce per entrambi, ma di cui ho un’esclusiva assoluta, quella della gestazione e del parto).

Quindi per te questa è una scelta della donna e non sottomissione ad un cliché?

Si secondo me è una libera scelta, e in questa dimensione la donna vive pienamente la sua vocazione. In questo modo credo che potremo liberarci dalla debolezza, tutta femminile, di volersi riconoscere nello sguardo del capo e del direttore, non è questo che mi definisce. Chi sono, a cosa sono chiamata, me lo dicono prima di tutto mio marito e i miei figli, e, per me che sono cattolica, me lo dice Dio. Personalmente non mi riconosco nel mio lavoro, sarebbe veramente troppo riduttivo.

Ma ha ancora un senso oggi parlare di matrimonio “per sempre”?

Per sempre è un’impresa veramente titanica, ma con l’aiuto di Dio ce la possiamo fare. E ne vale la pena, anche se è sempre più difficile parlarne. E questo perché c’è un costante clima di battaglia tra i sessi e poi manca una conoscenza delle differenze tra uomo e donna.  Ad esempio se io parlo, lo faccio per ordinare i miei pensieri, per sfogarmi, il fatto in sé di parlare mi appaga, se lo faccio con mio marito lui cerca subito di risolvere dei problemi, va sul lato pratico, due mondi lontanissimi e quanti malintesi! Se riuscissimo a capire realmente come siamo diversi e che i limiti dell’altro non sono cattiveria ma semplicemente un modo strutturalmente diverso di fare e di vedere la vita, tante rivendicazioni nelle coppie cadrebbero e si camminerebbe più spediti sulla strada del “per sempre”. Dovremmo deporre le armi, dietro questa guerra c’è una fame di amore che in pochi riconoscono. Essere consapevoli dei propri limiti e dei propri bisogni credo che sarebbe già un passo avanti per una maggiore serenità di coppia.

Parlaci di te, del tuo essere madre e lavoratrice

Sono madre di quattro figli, lavoro in Rai da 20 anni (contando anche il tempo dei primi stage) e mio marito l’ho conosciuto il sala di montaggio sul posto di lavoro: lui è il montatore più bravo della Rai! Ho studiato lettere classiche perché appassionata di letteratura greca e latina, a Perugia, la città dove sono nata, e dove hanno aperto proprio in quegli anni la scuola di giornalismo della Rai. Ho fatto la selezione un po’ così, per provare, e sono passata, poi sono approdata a Rai 3 dove ho lavorato più di 15 anni, mi sono appassionata a questo lavoro, mentre all’inizio non è che avessi il sacro fuoco. Poi mi sono sposata, sono nati i primi figli, ricordo ancora con quanto dolore sono tornata in redazione dopo la maternità, piangendo perché mi dovevo separare dai miei bimbi, con il latte da scoppiare, con la voglia di stare con loro per coccolarli e accudirli.

Cosa ami di più del tuo lavoro?

Mi piace molto il linguaggio televisivo, mescolare immagini, video e audio. Un lavoro fatto bene ha veramente una potenza incredibile, non snobbo minimamente le immagini, penso che dovremo imparare ad usarle meglio. Ho scelto di venire a Roma per il primo stage dopo la scuola di giornalismo, perché mi piaceva il linguaggio sperimentale del Tg3, era il 1994, in piena Mani Pulite, e il “mio” tg aveva un modo i raccontare le cose coraggioso e audace.

Quali sono le tue maggiori vittorie e quali le sconfitte?

Una delle cose di cui vado più fiera e che mi ha dato più gioia è stato allattare i miei figli a lungo, soprattutto le ultime due che sono gemelle: le ho allattate al seno due anni! Se penso ad altre vittorie mi vengono in mente le numerose maratone a cui ho partecipato, ho fatto per tutta la vita atletica leggera, corro tutti i giorni, è una dimensione importante nella mia vita e mi ha donato una grande capacità di resistere, di fare a meno del sonno, di prendermi cura  del mio corpo. Un’altra vittoria grande, conquistata con mio marito, è stata quella di “farci da soli”: sono stata precaria 13 anni, abbiamo costruito la nostra famiglia, paghiamo il nostro mutuo senza nessun aiuto, la famiglia lontana. Le mie sconfitte sono quotidiane: quando non riesco a vincere i miei difetti, quando non mi fido di un’altra voce, quella di mio marito, delle amiche, del mio padre spirituale, in definitiva quando non riesco ad obbedire con gioia alla mia vocazione. Di fatto per me questa è la conversione e ogni giorno è un obiettivo.

 l tuo maggior pregio il tuo maggior difetto

Aiuto, queste sono le domande a cui non vorrei mai dover rispondere. Il mio padre spirituale dice: quando qualcuno è arrabbiato con te e si sfoga digli di fermarsi un attimo, corri a prendere il registratore e ascolta bene quello che ti dice. Sarà senz’altro la verità. Però io vorrei astenermi dal riferire… Se proprio devo, il mio peggior difetto è il fatto che vorrei piacere a tutti, che poi insomma la potremmo anche chiamare vanità, per usare la parola giusta. Quindi faccio fatica a deludere gli altri, mi piacerebbe sempre avere uno sguardo benevolo o ammirato su di me, e questa è la parte più brutta, mi dispiace dire dei no, parola che mi si blocca sulla laringe, e finisco per fare confusione, prendere troppi impegni, deludere un sacco di gente, non mettere le giuste priorità. Mi consola solo parzialmente il pensiero che l’incapacità di deludere sia un difetto molto comune fra le donne. Il mio principale pregio credo sia un’ostinata allegria, la sindrome di Pollyanna, la capacità di ridere e di vedere il bene, il lato positivo, l’aspetto buffo delle cose,  e la certezza che alla fine di tutto le cose andranno bene. Questa però non è leggerezza, ma fede. Se sai di essere la figlia del Principale, di quello che ha fatto le stelle e le formiche e il DNA e le cascate, sei una principessa, e devi avere la certezza di essere una privilegiata. Tutto il resto che importa?

Come vivi il successo dei tuoi libri e le reazioni così opposte al messaggio che mandi?

Rimango con i piedi ampiamente per terra, non è che mi ci voglia questo grande sforzo. Faccio le cose di prima, la moglie, la mamma, stanotte ho rivestito libri e cucito salopette e jeans strappati fino alle due, e i miei figli mi aiutano moltissimo in questo, mi prendono un sacco in giro, tipo che se mi vedono per casa in ciabatte e vestaglia, gli occhialoni da miope e la faccia sfatta dal sonno mi chiedono un autografo come a volte mi succede in giro: io in realtà sono sempre la loro madre, la moglie di mio marito e faccio tutte le cose normali di prima. Il tempo per gli incontri con le altre persone e soprattutto per la dimensione del mondo virtuale è minimale. Credo di essere diventata un veicolo di idee che in molti nel mondo cattolico sentono e vivono, ma mi sento un semplice strumento, e anzi non è che mi senta tanto all’altezza. Per le reazioni negative… cerco di gestirle, mio marito fa da filtro, e le cattiverie non le leggo.

 

Marta Rovagna per Donnaeuropa

56 Responses to “Le donne hanno ormai tutti diritti, le madri no”

  1. Cara Costanza, da madre lavoratrice di due bimbi piccoli, sono d’accordissimo con te sulla battaglia per i diritti delle madri e credo che si debba ripensare il mondo del lavoro in base alle esigenze della maternità… Però, per favore, non fare l’esempio di Nancy Pelosi!!! Il suo caso non è “femminismo”: lei è ricca sfondata, viene da una famiglia con una solida e lanciata carriera politica, aveva tutti gli agganci del caso… Se si è potuta permettere di ritirarsi dalla vita politica e crescere i figli per un po’ di anni, e poi tornare alla carriera, è solo perché lei è una privilegiata. Gli USA hanno leggi sulla maternità peggiori di quelle italiane.

    • Infatti credo fosse ironica… 🙂

    • Aleph scusa non sarebbe forse giusto che chiunque possa avere la possibilità di Nancy Pelosi senza dover essere ricchi sfondati? Io credo che sia proprio questo che voleva dire Costanza, che non dovrebbe essere un privilegio da ricchi scegliere di crescere i propri figli. E’ proprio il paradosso delle quote rosa, le femministe pretendono di essere come Marchionne e non come Nancy Pelosi.

      • Certo, infatti sarebbe giusto che tutte le mamme potessero permetterselo, non solo le privilegiate! Solo che dal post di Costanza non avevo capito che intendesse dire questo. Siccome dice “questo sì che è femminismo!” pensavo intendesse che appunto fossero state delle politiche di sostegno ai diritti delle mamma (che invece sono terribili negli USA) a permetterglielo, e non il fatto che ha dei privilegi personali. Insomma… un malinteso!!! Sarebbe davvero bello se tutte le mamme potessero permettersi di scegliere, come ha fatto la Pelosi.

  2. Ho sempre pensato che, se nella storia sin dalle origini, una donna in cinta fosse stata considerata sacra l’umanità sarebbe stata diversa e la storia sarebbe cambiata.. in meglio.. Una donna in cinta senza badare alla paternità. La puerpera e il bambino “SACRI” per la comunità. Nel cristianesimo poteva essere, visto che la madre di Dio doveva essere lapidata e non lo fu. Pensate ad un sostegno fino alla maggiore età per ogni bambino perché sacro come la madre. Pensateci un attimo, un mondo dove le relazioni tra persone sono al centro della morale e la maternità è sacra. Niente bastardi, niente sgualdrine, niente adulteri, niente lapidazioni, niente gelosie, niente famiglie contro famiglie, donne libere e di valore, uomini liberi e di valore, solo relazioni tra persone e solidarietà e amore verso la vita. Costanza; i diritti delle madri dovrebbero essere al centro della vita? d’accordissimo, ma niente famiglie mulino bianco, niente cittadelle fortificate, niente paradigmi unici e familiari.

    • Quello che scrivi fila, però, se fai caso, le premesse di ciò che auspichi, nella storia sono già accadute:

      1) la maternità nella preistoria ERA sacra. Basta aprire un libro di storia dell’arte del liceo per trovare tutte le cosiddette “veneri” dalle forme giunoniche, con fianchi esagerati, ventre prominente, seno strabordante. Testa piccola e viso inesistente, neanche abbozzato. Ovvero: la maternità era percepita come sacra, scatenava venerazione e stupore nell’uomo. La donna, la persona della donna, evidentemente no, perchè questo stupore e questa venerazione non hanno impedito che in tutta la storia le donne e i bambini fossero considerati oggetti di proprietà del capo famiglia.
      2) un sostegno fino alla maggiore età per ogni bambino perché sacro come la madre: giustissimo! Ciò è accaduto per la prima volta con i cristiani. La donna e il bambino sono diventate persone. Le donne venivano battezzate, i bambini pure (il battesimo dei bambini che oggi è consuetudine, nasce nel momento in cui tutti gli adulti sono battezzati: i bambini sono riconosciuti come persone, come anime, il battesimo è anche per loro!). Non era sufficiente che lo facesse il solo capo famiglia perchè divenissero cristiani, era una cosa che doveva essere fatta su ogni persona (e donne e bambini per la cultura romana giuridicamente non lo erano). Inoltre si legge nelle testimonianze sulle prime comunità cristiane:
      Minucio Felice: “Voi esponete i vostri figli appena nati alle fiere e agli uccelli, o strangolandoli li sopprimete con misera morte; vi sono quelle che ingurgitando dei medicamenti soffocano ancora nelle proprie viscere il germe destinato a divenir creatura umana e commettono un infanticidio prima di aver partorito. E questo apprendete dai vostri Dei, Saturno infatti non espose i propri figli, ma addirittura li divorò”.
      Tertulliano: “A noi cristiani l’omicidio è espressamente vietato, e quindi non ci è permesso neppure di sopprimere il feto nell’utero materno. Impedire la nascita è un omicidio anticipato. Nulla importa che si sopprima una vita già nata o la si stronchi sul nascere: è già essere umano quello che sta per nascere. Ogni frutto è già nel suo seme”.
      Lettera a Diogneto: “i cristiani si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati”.
      Seneca invece riteneva l’annegamento dei bambini alla nascita un evento ordinario e ragionevole. Tacito accusava i giudei ai quali ‘è proibito sopprimere uno dei figli dopo il primogenito’, ritenendola un’altra delle loro usanze ‘sinistre e laide’. Era comune abbandonare un figlio indesiderato in un luogo in cui, in linea di principio, chi voleva crescerlo avrebbe potuto raccoglierlo, anche se solitamente veniva lasciato in balia delle intemperie e di animali e uccelli
      Che costoro “si sposano come tutti, ma non gettano i neonati” si tratta di qualcosa di rilevante, una fondamentale differenza, o non sarebbe stato citato. Inoltre come si vede, consideravano peccato l’aborto procurato, che ai tempi dell’impero romano era praticato diffusamente, altro che tempi cambiati, il mondo è sempre uguale. Perchè il bambino diventa persona, la cui vita è sacra, dentro e fuori la madre.
      Per la sacralità della maternità e delle madri, non c’è bisogno di dire nulla: basta l’evidenza del culto mariano.
      3) un mondo dove le relazioni tra persone sono al centro della morale e la maternità è sacra: “Amerai il tuo Dio con tutta la mente, l’anima e la forza, e amerai il tuo prossimo come te stesso” e la Madonna. Non c’è bisogno d’altro per vedere che questa cosa è già stata “inventata” e che una parte del mondo già vive così.
      4) donne libere e di valore, uomini liberi e di valore: Lucia, Agata, Agnese, Fabiola, Barbara, Anastasia, Cecilia, Caterina, Chiara Scifi, Hildegard von Bingen, Caterina Benincasa, Margherita Lotti, Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux, Edith Stein. Pietro e tutti gli apostoli, Sebastiano, Lorenzo, Nereo, Achilleo, Domenico di Guzman, Francesco Bernardone, Tommaso d’Aquino, Carlo Borromeo, Maximilian Kolbe…ci sono andata leggera 🙂
      Che fioritura! Tutta grazie a quei due fondamenti nel punto 3, tutti grazie alla fede in Cristo!

      Come vedi considerare sacra la maternità non è bastato, ma la nascita di un Dio Bambino da una Donna (e che donna!) sì. Il mondo non vede questa stessa fioritura, non cambia completamente punto di vista, a mio parere, perchè non segue questa via.

      E comunque sono d’accordo con te, i paradigmi costringono, possono essere pesanti, non siamo tutti uguali, fatti con lo stampino. Ma non tutto è bene. Non tutto è giusto. Non tutto è uguale. E dato che non siamo nè buoni nè perfetti (altrimenti tutte quelle brutture che giustamente scrivi a metà del tuo messaggio, gli adulteri, le liti, non esisterebbero!), un modello cui tendere ci vuole. Modello migliore della Madonna non esiste.

      • Tutto giusto e conosciuto quello che scrivi, peccato non ben applicato nella storia né dalla chiesa cristiana né da altre culture o società…. solo teoria e molta ipocrisia. Preghiamo per il futuro. Si deve cominciare cambiando la visione della famiglia tradizionale, da luogo per lo più di egoismo , competizione e privilegio nei confronti dell’esterno a luogo aperto e di responsabilità. Grazie per il promemoria , è una bella sintesi.

      • Aggiungo che per applicare le belle cose che hai scritto va cambiata molta della dottrina cattolica descritta nel catechismo.Preghiamo perché questo sinodo sulla famiglia sia ispirato con coraggio dallo Spirito Santo.

        • Sarebbe interessante Salvatore che tu entrassi nei dettagli, cosa andrebbe cambiato secondo te nel catechismo?
          E’ strano che tu dica questo perché le cose che scrive Costanza sono, come dice lei stessa, una “traduzione” in un linguaggio del mondo dei principi secolari della Chiesa quindi tutt’altro che in contrapposizione con il catechismo.

          • Riguardo all’apertura verso le relazioni non dovrebbero essere discriminate persone che vivono paradigmi familiari non in linea con la cosiddetta ma discutibile famiglia naturale (discutibile perché in natura nella storia dell’uomo i comportamenti non sono sempre monogami o matrimoniali) il catechismo fa molte distinzioni in tal senso. Se la donna in cinta è sacra non dovrebbe essere discriminata nell’avvicinarsi all’Eucarestia in caso di maternità libera e convivenza fuori dal matrimonio. Lo stesso matrimonio limita, non tutti infatti hanno vocazione e attitudini matrimoniali. Va data priorità alla persona nei confronti della famiglia, e questo è nella fede cristiana, ma viene di fatto limitato nel catechismo. Infatti la vita al di fuori dal paradigma familiare è limitata da un regime di castità superfluo se le relazioni sono buone (priorità delle relazioni), è limitata a chi non ha attrazione sessuale per altro sesso (famiglia naturale uomo donna con carattere procreativo) sino al punto che oggi si chiede di fare matrimonio dove il matrimonio non ha ragione di esistere. La fede cristiana non può limitarsi a norme, non può far si che chi le segue si possa sentire in grazia di Dio e a posto. Dio chiede di più e ci ricorda che gli ultimi saranno primi e chi si sente primo sarà ultimo. Le norme e le leggi lasciamole agli uomini che le promulgano in funzione dei tempi, dei costumi del luogo e delle circostanze, Gli uomini obbediscano alle proprie leggi per vivere civile, ma la Fede li renda liberi e forti nell’amore di Dio.

            • Ok questo è questa è tua chiesa, ma che c’entra con “l’applicare le belle cose” che ha scritto Costanza?
              Mi spiego: sembrerebbe che le belle cose che ha scritto Costanza siano inapplicabili a causa del catechismo, ora mi piacerebbe che lei prendesse un virgolettato delle parole di Costanza e mi spiegasse in cosa il catechismo è d’intralcio.

              • Nessun dettaglio, il problema di fondo che Costanza non tratta, nel testo di sopra, è che il paradigma famiglia o matrimonio non è l’unico possibile e lecito. Questo paradigma, divenuto cultura dominante, ha costretto al matrimonio donne e uomini non portati al matrimonio, ha spinto al matrimonio persone che non erano pronte o che non facevano coppia (con relativa disperazione e infelicità), ha creato, per chi ne stava fuori per varie ragioni, emarginazione e violenze, ha creato una genia di figli detti bastardi, (questo grida ancora vendetta per tanti poveri uomini….) Costanza difende una famiglia che non ha bisogno di essere difesa perché sempre sarà, quando c’è l’amore e l’indole descritta da Costanza va tutto bene, mentre oggi va recuperata tutta quella gente con indole e natura diversa ( non parlo di omosex, la natura dell’uomo è estremamente variegata e i carismi sono molteplici) messa fuori dai paradigmi etici unici così difesi da un catechismo che oserei definire semplice.

                • In che senso “non ben applicato”? Perchè io ti ho scritto dei fatti accaduti, non teorie…ti ho dimostrato che considerare sacra una generica “maternità” non è servito a nulla, mentre invece dove si viveva il cristianesimo fino in fondo, dove si rispettava la dottrina cattolica che secondo te invece andrebbe cambiata, c’è stata una fioritura di persone veramente libere, che si sotenevano vicendevolmente e che rispettavano e amavano la donna e il bambino in quanto immagine viva di Dio e del metodo da Lui usato per salvare l’uomo…
                  Poi, per risponderti sulla sofferenza che giustamente tu lamenti, non dipende dalla chiesa, non dipende dalla società, non dipende da qualcosa fuori dall’uomo: mai visto due bambini piccolissimi, innocenti, litigare per un giocattolo? Sanno essere crudeli, in un modo che un adulto non si sognerebbe mai. I bambini sono cattivi? No, l’uomo è cattivo. Per questo le adultere vengono lapidate, per questo un ragazzo con tendenze omosessuali viene deriso e ostracizzato dalla sua famiglia (questo però succede anche se non vuole ereditare lo studio notarile di famiglia…quindi già questa cosa dovrebbe far scattare un campanello, non credi?) solo per il fatto di avere questa inclinazione, per questo una ragazza che rimane incinta senza essere sposata viene additata come una sgualdrina, perchè l’uomo è cattivo, e davanti all’errore del prossimo non è affatto misericordioso ma è moralista e bigotto, e invece che perdonare, infierisce. Non è il catechismo che va cambiato, è il cuore umano.
                  Se seguissimo veramente Cristo, se ci fidassimo di Lui, saremmo felici, anche qui e ora.

                  P.S: i matrimoni che i padri padroni e le madri comari chiacchiere-di-paese-dipendenti imponevano ai propri figli per salvaguardare l’onore familiare non c’entrano niente con il catechismo. Simili matrimoni sono nulli e sacrileghi. Quindi si ritorna al discorso di prima, il problema non è quello che ha detto Cristo, il problema sono gli uomini.

                  • Hai ragione il male è presente sulla terra, io non direi “l’uomo è cattivo”, non giudichiamo l’uomo, non siamo all’altezza. Il male è presente sulla terra e lavora sull’uomo. Bene ha lavorato su quelli che hanno scritto molte parti del catechismo. Le cose che ho scritto che condannano la diversità, il sesso fuori dal matrimonio, anche se in buone relazioni ed esercitando le virtù, sono cose scritte nella dottrina. Poi c’è anche la cattiva condotta di parti della chiesa che nella storia hanno emarginato, condannato, forzato, plagiato in nome della dottrina. Ancora oggi in nome della dottrina si chiude la mente e si dimentica la misericordia. Un problema che vedo poco trattato è la realtà limitante che comporta la famiglia e il matrimonio a coniugi, che crescendo in esperienza e sentono nascere in ognuno di loro il bisogno di nuove prospettive. Siamo nati per seguir virtute e conoscenza diceva Dante, alcuni più di altri. Bisogna essere pastori anche per questi. La famiglia non sia per loro una prigione. Ci preoccupiamo tanto della famiglia e ci perdiamo tutti coloro che ne soffrono le limitazioni perché di indole diversa. Costoro sentendosi all’angolo si ribellano e prendono altre strade culturali con i danni che vediamo. La visione del mondo deve cambiare , deve prendere atto che non siamo tutti uguali che non possiamo rispondere a un paradigma di vita uguale per tutti. il Vangelo che va oltre norme e regole va bene invece per tutti, perché al centro ha la persona e la cura della persona e le sue relazioni, ognuna con i propri carismi da mettere a frutto per se e per gli altri in armoniosa sinergia.

                    • Se si mangia il cianuro si muore. Noi lo diciamo in giro. Ci sono persone che si sentono costrette nella loro dieta, e visto che noi continuiamo a dire che il cianuro fa male, potrebbero seguire altri che invece non dicono questa cosa. Cosa facciamo, diciamo che il cianuro in realtà è un toccasana, così rimangono iscritti al nostro club? Credo che dopo la prima porzione il problema del tesseramento passerà in secondo piano…

                      Non stiamo parlando di club, ma di vita eterna e di anime! Tu puoi anche dire che il sesso senza impegno (perchè non sposarsi vuol dire senza impegno, punto. Dire il contrario è offensivo verso chi si sposa, te compreso! Tu hai promesso a tua moglie fedeltà eterna, altri uomini questo non lo fanno! Questo è un tuo merito, non è uguale farlo o non farlo) il sesso con uomini o donne indiscriminatamente, senza esclusività non è un peccato, ma il fatto che tu lo dica non cambia la realtà dei fatti (peccato nell’accezione “che peccato”! Perchè è così, fare in un altro modo è più bello)

                      Sono d’accordo, ci vuole un cambiamento nella pastorale, incasellare la famiglia secondo modelli rigidi è limitante e sbagliato, ma non si fa raggiungere la felicità alle persone mentendo! Dire che ogni tipo di unione è giusta e lecita è mentire.

                      Il Vangelo va già oltre norme e regole, c’è una cosa che si chiama confessione. Altrimenti staremmo freschi. Però se si dice che il peccato non esiste e che va tutto bene, la confessione e la misericordia non hanno più alcun potere e allora siamo fregati sul serio.

                    • Preferisco discernere il bene e il male dalle intenzioni del cuore. Non è quello che viene da fuori che è corrotto ma le cose che vengono dal di dentro, dice il Signore. Se la tua vita è guidata dalle virtù sei vicino al Signore. Poi ci vuole la grazia di Dio per salvarsi. Poi nel Vangelo non vedo nessun accenno alla sessualità fuori dal matrimonio come peccaminoso, la sopraffazione, la superbia, l’invidia, la violenza…. si. L’adultera era adultera che è un’altra cosa, ma non era più peccatrice di tutti coloro che andarono via senza gettare pietre. Nel catechismo si fa cenno anche alle posizioni da prendere nel sesso, cose ridicole che il Signore non ha trattato, direi che invece del peso di regole insopportabili ne fa cenno. Ma…. senza regole non c’è potere e alla Chiesa il potere faceva comodo, se il Signore parlava di servizio qualcosa non ha funzionato.

                    • Vorrei sottolineare che nei miei post il concetto principale è il sottolineare che gli esseri umani non sono tutti uguali, anzi siamo tutti diversi. La sessualità geneticamente è vissuta in modo diverso, per alcuni la castità è facilissima anzi desiderata, per altri no, è un peso inammissibile, la gradualità è enorme in questo campo. Questo ce lo dice sempre con maggiore chiarezza la ricerca genetica. Questa diversità rende bella e complessa la vita. Dobbiamo fare i conti con questo creato che conosciamo sempre più. Se Dio ci ha voluto così diversi dobbiamo rileggere il Vangelo alla luce della conoscenza. Egli ci invita a non giudicare, e come potremmo giudicare una natura così diversa di uomini e donne, bisognerebbe conoscere l’intimo tormento di ognuno. Egli ci invita ad amare e a perdonare e ad avere misericordia 70 volte 7. Sarà Lui a giudicare, e certo solo Lui ci conosce nell’intimo e sappiamo che sarà giusto. Pochi meriteranno il premio, speriamo nella sua infinita misericordia. Abbiamo superato l’ebraismo con le sue oltre 600 regole, e non parliamo delle Sure islamiche, buone per popoli primitivi che hanno bisogno di regole per avere la coscienza tranquilla. Anche noi ci cadiamo in questo errore di darci regole che se seguite ci premiano col Paradiso ma il Signore ci dice che gli ultimi saranno primi e i primi saranno ultimi ribaltando tutto il nostro punto di vista. Su questo tema trovo istruttivo il “Racconto del grande inquisitore” di Dostoevskij. Saluti.

                    • salvatore Scargialii:

                      … come battere il capo su un muro!

                    • Potrei dire lo stesso anch’ io

                • Salvatore, non è vero che la famiglia descritta da Costanza non ha bisogno di essere difesa, anzi!!! Tutti si riempiono la bocca per parlare di “diritti delle donne” quando si tratta di aborto e contraccezione (=libertà di NON fare figli) ma nessuno difende il diritto delle donne di avere bambini e prendersene anche cura, specie se nel modo tradizionale! Certo, se invece una donna sterile vuole un figlio a tutti i costi con l’eterologa, allora si levano i cori a difendere il suo diritto! Invece le mamme che a Roma, nella protesta dei passeggini sul Campidoglio, hanno chiesto al Comune di fare marcia indietro sulla norma che toglie lo sconto al nido per il terzo figlio, si sono viste dire praticamente che “se vogliono tre figli, si paghino da sé le spese” perché tre figli sono già troppi nella mentalità moderna. 😦

                  • Non è vero quello che dici, forse in Italia, ma siamo indietro su tutto rispetto all’Europa. In Francia e nei paesi nord europei ci sono ottime politiche di cura delle mamme e dei figli. Inoltre, comunque, la famiglia uomo donna bambini e la più diffusa nel mondo perché quella con maggiore disponibilità di indole. Cioè le persone con indole familiare sono la maggioranza e la famiglia tradizionale la più diffusa. Altri tipi di realtà che percentualmente non sono la maggioranza ma in assoluto sono numeri notevoli sono stati o non considerati o emarginati del tutto per secoli. Adesso una certa attenzione su di loro non mi meraviglia.

                    • Salvatore, ma tu hai figli?

                    • Ho figli e nipoti e conosco benissimo l’argomento, mia moglie è una maestra di infanzia di grande esperienza. Ma, se leggi bene, non dico che in Italia non ci siano problemi. Tutti questi lamenti sulle fatiche familiari mi sembrano fuori luogo se c’è la Fede e se si vive la gioia della famiglia. Il lavoro fa parte della vita bella, fermo restando che ci si deve sempre battere per migliorare l’attenzione alle mamme e ai bambini. Come detto nei primi miei interventi. Diverso è guardare a situazioni considerate non “ortodosse” e ai problemi subiti da chi voleva vivere realtà non matrimoniali nella storia. Oggi queste sollecitano nuovi assolutamente trascurati diritti e ci sono anche delle “prevedibili ma non previste” esagerazioni.

                    • Vorrei aggiungere che comprendo benissimo la fatica della conduzione familiare, ma mi domando quanto si ha attitudine familiare in coloro che tanto ne soffrono le fatiche. Bisogna convincersi che la realtà e molto variegata, non tutti hanno attitudine familiare e molti hanno anche motivazioni culturali, di ricerca, di avventura, professionali che prevaricano la vita familiare e non c’è nulla da scandalizzarsi. Per questi l’aiuto della società nell’allevare i figli diventa indispensabile, serve a liberare potenzialità che nella famiglia sarebbero oppresse. Il paradigma unico sulla famiglia è limitante, ecco perché non mi entusiasma la posizione monocorde di Costanza pur apprezzandone l’impegno. Saluti.

                    • Boh, avere posizioni differenti su un argomento e non avere come risultato di una discussione “hai ragione tu” non mi sembra sbattere il capo sul muro. Altrimenti varrebbe anche per tutti gli altri intervenuti.
                      Personalmente mi ha stimolato la conversazione, è evidente che partiamo da basi diverse e abbiamo diverse prospettive.
                      Siamo d’accordo sul fatto che siamo tutti diversi e che c’è chi è più facilitato e chi meno, in tutto, nella vita.
                      Però per me la conseguenza di questa diversità non può essere un “liberi tutti”, “tutto va bene”, eliminare il peccato e togliere di mezzo un modello di vita che, se perseguito con fede e speranza, arricchisce la persona e la santifica. Tu stesso lo testimoni, una volta hai scritto delle cose molto belle sullo stare in famiglia (non mi ricordo dove, ricordo che ti ho scritto che invidiavo la tua serenità nel vivere la fatica). Davvero sei d’accordo nel negare ad altri che fanno più fatica e hanno paura di essere schiacciati questa bellezza che vivi? Loro saranno comunque liberi di dire no, ma diranno no a qualcosa che tu hai affermato, se tutto diventa uguale, non si può più dire di no, perchè non ha più senso dire di sì.
                      Grazie per gli stimoli, è stato interessante (e non una testata sul muro)

                    • Per prima cosa ti ringrazio del tono del tuo intervento, anch’io ho apprezzato quanto hai scritto, anzi del tuo primo intervento me ne sono fatto una copia, è stato istruttivo e informativo per me. Io però non nego il peccato, penso che, alla luce delle scoperte della scienza sulla natura dell’uomo e preso atto delle differenze di indole innate di ognuno, debba ridiscutersi il paradigma etico dominante in tutti questi secoli, che l’uomo sia nato per accoppiarsi, fare famiglia e morire. Questo paradigma prende forza dalla “genesi” per la cultura di Abramo ed è durissimo rivederlo. Ma anche il geocentrismo fu rivisto. Se lo rivediamo ed apriamo a nuovi paradigmi etici le strade sono impervie e da scoprire. Delle ipotesi del futuro potrebbero essere che la sessualità debba essere gestita diversamente da come vuole il catechismo per noi cristiani cattolici, la maternità anche, le singole persone dovranno riconoscere il proprio carisma e metterlo a frutto etc etc.. La vita non sarà più scandita da fanciullezza adolescenza maturità paternità senescenza e morte come paradigma unico. Ma sarà scandita da quanti frutti hai portato a te stesso e alla comunità. Ma sono tutte ipotesi oggi il mondo sta andando verso un liberi tutti e il nuovo mondo si formerà da solo non senza sofferenze. Ci vorrebbe qualcuno che desse una visione del futuro. Potrebbe e dovrebbe essere la Chiesa, ma in questi ultimi secoli essa invece si è comportata come un freno all’evoluzione umana sociale e individuale ed oggi parla di famiglia che è un problema secondario, secondario alla persona e alle sue relazioni. E’ la persona che va curata e le sue relazioni, la famiglia è uno dei frutti delle sue relazioni ma non l’unico. Saluti e grazie.

  3. Alla nascita della nostra prima figlia, 22 anni fa, la decisione di coppia fu quella di lasciare il lavoro che mi teneva lontano da casa 12 ore consecutive, per dedicarmi a lei e alle sue due sorelle, arrivate in seguito. Ora ho 52 anni, e se volessi rientrare nel mondo del lavoro mi guarderebbero come un’aliena, per non dire come una povera scema…
    Non ho mai rimpianto quella scelta, pur con tutti i sacrifici che la rinuncia ad uno stipendio comporta, ma riconosco che non è una possibilità che tutte possono contemplare… Io mi ritengo una privilegiata, ma il mondo del lavoro ha delle lacune enormi. Come dici tu non è pensato minimamente per le mamme. Eppure “produciamo” (che brutta parola!) la società di domani.
    Trovo molto triste che tra donne non siamo solidali tra noi nemmeno su argomenti così…

    • sacrificio non solo per la rinuncia ad uno stipendio, ma per essere guardate come delle rinunciatarie su tutta la linea, delle tristi, specialmente se si ha studiato e si aveva un lavoro. E’ il sacrificio di fare un lavoro che nessuno vede, eppure è un lavoro che richiede abilità straordinarie di management! Anch’io mi ritengo privilegiata e contenta di essere a casa, anche se a volte, non lo nego, vorrei scappare a rifugiarmi in un ufficio… però accidenti i figli sono quelle strane cose che quando li fai poi non te ne liberi più, e se te ne liberi poi c’ hai il magone… in sintesi: una fregatura:) !

  4. Grandissima Costanza! Ho letto il tuo ultimo libro in 2 giorni ed è per me fonte di paragone quotidiano; penso proprio per via della cosa che dicevi a riguardo del tuo sentirti traduttrice di Qualcuno davvero grande.
    Grazie!! Sarò a Milano il 20 ottobre alla presentazione del tuo libro, che ora ho passato a mia moglie e che ho invitato a venire. Stefano

  5. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Una magnifica intervista a Costanza Miriano. Mi sento di consigliare di prendersi dieci minuti di tempo e di leggerla per intero!

  6. Cara Costanza, tocchi una corda sensibile nel mio cuore.
    Sposata da poco, vicinissima ai 30, precaria, lavoro dalle 10 alle 12 ore al giorno. Mio marito è precario anche lui, ci siamo sposati per amore e per Fede in Dio e nella sua Provvidenza, e siamo molto felici insieme. Paghiamo un mutuo che ogni mese fa sparire dal mio conto i 3/4 dello stipendio. A Dicembre mi scade il contratto. Desideriamo tanto avere il nostro primo bimbo, e contavamo di cominciare a provarci da gennaio.
    Ma il grande interrogativo è: se mi mantengono precaria, se non mi stabilizzano nel lavoro, e rimango incinta, verrò licenziata? Dobbiamo aver paura di concepire la vita? Dobbiamo davvero sottostare a questo ricatto, cioè o lavoro massacrante per riuscire ad arrivare a fine mese, oppure licenziamento e figli? Tutti intorno a noi ci dicono che, sì, questa società è sbagliata ed ingiusta, e che però è più importante salvaguardare lo stipendio che mettere al mondo figli, che per diventare mamme e papà c’è sempre tempo. Ma sarà vero? Conosco tante donne che hanno aspettato a rimanere incinte, spesso in nome della carriera, e quando finalmente hanno provato ad averne, non ne sono più venuti. Ma soprattutto: la mia vita, quella di mio marito e della creatura che potremmo concepire, è davvero nelle mani del mio capo, della mia azienda? Sono loro, i padroni della vita?

    C’è qualcuno che ci aiuta? C’è qualcuno che finalmente dice che le donne hanno diritto a desiderare una famiglia, a desiderare il pancione, e l’allattamento, e lo stare accanto ai loro bimbi quando sono piccoli?

    Pregate per noi, preghiamo per la famiglia.

    • Cara Speranza (che bel nome!), preghiere assicurate per voi!

      • Per Roberto:
        ultimamente non posso essere assidua nella frequentazione, ma per una “dioincidenza” particolare ho cliccato sui commenti in questione ed ho appreso solo ora di tuo padre.
        Vorrei esprimerti tutta la mia vicinanza, garantirti la mia preghiera anche per l’avvenire e permettermi di osservare che il 9 ottobre facciamo memoria dei Santi Patriarchi Abramo e Sara: la promessa di Dio Padre ad un padre non può che aver benedetto anche il tuo, così affidato al Suo Amore dalla preghiera di tanti fratelli in Gesù!
        Un abbraccio fraterno!

    • Prega tanto, metti tutti i tuoi dubbi nelle tue preghiere. Anch’io lo farò per voi. Mi sembra che qualche risposta tu te la stia già dando. E stai sicura che c’è qualcuno che vi aiuta! 😉

    • ciao speranza, anch’io credo che le risposte hai già iniziato a dartele.
      avessi tu un lavoro sicuro, o per lo meno una prospettiva sicura!
      ma così vien da dire in modo quasi facile (per una esterna, eh!): bene, mi ritiro dal lavoro e mi curo il mio bimbo.
      Una donna a casa, infatti, è vero che non porta uno stipendio, ma se è un attimo sveglia, è un grosso risparmio per una famiglia, perché ha il tempo e la testa di avere molti accorgimenti utili (non solo risparmi sul nido o su tate che sono un vero salasso, ma puoi fare una spesa e un cucinare più oculati, imparare a rammendare a tagliare i capelli e così via). Certo, con uno stipendio solo e un mutuo può essere dura, specialmente se non si è aiutati da nessuno, probabilmente c’è da tagliare su vacanze e costi superflui e anche quelli non superflui,però prova a mettere sulla bilancia della vostra decisione anche quello che ti ho detto sopra e che è un po’ la mia esperienza.
      Rimane la preoccupazione per il futuro, la paura di non rientrare più nel mondo del lavoro ecc. Ma su quello … chi può sapere come vanno le cose! Ci sono donne che a 40 anni sono ancora precarie e hanno rinunciato a una famiglia, e non hanno in mano nulla… siccome nessuno ti può garantire un lavoro sicuro, sopratutto adesso, a questo punto uno pone delle priorità, come mi pare fai già tu con le tue domande. E poi quante competenze maturi con la conduzione di una casa- non è tempo perso nemmeno dal punto di vista professionale!- e chissà che non trovi il tempo per fare lavoretti, che magari ti appassionano pure, che nascono da passioni e da hobby o da talenti che devi ancora scoprire di te!
      ma su ogni ragionamento vale la preghiera. Sicuramente, dentro la vostra realtà vi verrà indicata la strada, c’è da scommetterci!

    • Cara Speranza, ti sono vicina con il cuore. Tanta preghiera per te. Non posso aiutarti, ma mi impegno ad aiutare le colleghe giovani con figli piccoli, le mamme con famiglie numerose, tutte le realtà in cui la vita è accolta e amata. Anche piccoli gesti aiutano: aiuto scolastico gratuito, vestiti che si fanno girare…ma anche stima e riconoscenza per le maternità e paternità generose. E prima o poi, sul giornale che tutti aspettiamo, un bel servizio sul quoziente familiare…

  7. Cara Costanza, e’ incredibile come il mio matrimonio sia cambiato dopo aver letto i tuoi libri, ti ringrazio! Da moglie mamma e medico sottoscrivo le tue parole sulla maternità e sul lavoro che io amo ma che è’ solo una minima parte della mia realizzazione come dici tu! e mi riconosco anche nel tuo peggior difetto! grazie per il tuo lavoro e per il tuo coraggio, mi piacerebbe davvero incontrarti un giorno…

  8. (completamente OT) Che bello il libro che stai leggendo! (Stoner). Tristissimo, ma l’ho adorato

  9. Io sono Marianna, ho 36 anni, sono sposata con Fabio da 15, abbiamo sette bimbi straordinari. Ci siamo sposati giovanissimi, innamorati e precari moooolto precari! Io lasciando l’università con 18 esami in attivo e Fabio a sette esami dalla laurea in giurisprudenza. Una pazzia per tutti, una santa follia per noi. Un unica grande certezza: Dio era con noi!!! E’ stata unagrande avventura, e lo è ogni giorno, ma quando sfinita a notte inoltrata dopo essermi barcamenata tra lavatrici da caricare, compiti da correggere, pile interminabili da stirare, bollette da pagare, conti che non tornano mai,guardo i ragazzi che stanno crescendo e , dico: “Marianna, ti sei fidata di Dio e hai fatto la scelta giusta!”

    • Grazie Marianna e Fabio!
      Certo che se i dentisti cattolici si facessero pagare un po’ meno le cure dei vostri figli, i negozianti cattolici facessero qualche sconto in più per voi,gli insegnanti cattolici vi dessero una mano se avete qualche difficoltà scolastica…ma non avevamo cominciato così? Io offro aiuto scolastico gratuito solo alle famiglie numerose e al doposcuola parrocchiale.
      Prima di chiedere, giustamente, allo stato…proviamo a ricordarci di essere comunità.

      • Quello che dici è giustissimo, secondo me sarebbe bello se le famiglie cattoliche si organizzassero meglio per aiutarsi a vicenda. Soprattutto oggi che tanti non possono contare sull’aiuto della famiglia di origine perché magari devono spostarsi per lavoro. Io ho due bimbi (e uno in cielo) e da quando è nata la prima, ho avuto la fortuna di poter scegliere un part-time e di poter anche far parte del lavoro da casa. La cosa ha comportato salti mortali per far quadrare i conti e tante notti insonni da parte mia, per completare i progetti in tempo e poter essere con i bambini di giorno, senza doverli affidare ad altri. Purtroppo però questa scelta mi pone in un settore super precario e tra qualche mese il contratto scade e spero davvero che qualcos’altro venga fuori, altrimenti non so proprio come continueremo a pagare affitto e bollette… Invece se avessi scelto di perseguire un’altra strada, forse ora avrei un lavoro più stabile, ma i miei bambini non avrebbero avuto la loro mamma -quasi- sempre accanto. Per non parlare del fatto che vorremmo altri bambini, ma con il solo stipendio di mio marito e il mio misero contratto part-time ormai agli sgoccioli, è davvero dura. 😦 Speriamo bene, io continuo a pregare…

      • Un applauso a scena aperta per te, Elena!

  10. E intanto…

    Facebook e Apple pagheranno per far congelare gli ovuli delle loro dipendenti e non farle andare in maternità

    http://www.huffingtonpost.it/2014/10/15/apple-facebook-pagano-congelare-ovuli_n_5987836.html?utm_hp_ref=italy&ir=Italy

    Essere donne in carriera e madri è molto faticoso e difficile. Alle aziende poi la cosa non piace molto, per non dire che spesso una maternità viene usata come scusa per interrompere il rapporto professionale, cioè licenziare. E così due giganti della Silicon Valley, Facebook e Apple, pagheranno il procedimento per consentire alle proprie dipendenti di congelare gli ovuli nell’eventualità che un giorno decidano di fare un figlio.

    Facebook ha già iniziato, mentre la Apple avvierà la procedura a gennaio, hanno riferito i portavoce dei due colossi a Nbc News. Le due aziende sono le prime a offrire questo tipo di copertura per motivi non legati a condizioni mediche.

    “Avere una carriera e anche bambini è ancora una cosa difficile da fare”, dice Brigitte Adams, sostenitrice del congelamento degli ovuli e creatrice del forum Eggsurance.com. Offrendo questo beneficio, le compagnie investono nelle donne, ha proseguito, sostenendo la loro decisione di avere la vita che decidono. Mentre le tecniche e le percentuali di successo stanno migliorando, non c’è alcuna garanzia che il procedimento porterà alla nascita di un bambino.

    Apple e Facebook hanno entrambi programmi a favore della pianificazione familiare e della carriera, che contemplano adozioni, trattamenti di fertilità e aiuti economici per i nuovi genitori. Questi programmi sono un incentivo in un settore quasi taboo per le donne, che sono ancora una minoranza nel mondo tecnologico. Certo il lato oscuro della vicenda sta nel fatto che un incentivo di questo genere spinge le donne a rimandare sempre più il momento del concepimento di un figlio.

    • Bariom, ti manca una “l” nella mail, per questo non appare l’icona.

      • Ah ecco perché…
        Io davo la colpa al fatto che è tutta mattina che leggo e scrivo dal mio smartphone (mentre attendevo che mia figlia uscisse dal pronto soccorso…).

        Vedrò di rimediare… tanto dei “Bariom” sulla piazza non ce n’è molti 😉

        Grazie Admin

        • all’inizio mi son preoccupato, poi… se sei lì da tanto e giochi col telefono, forse non è preoccupante – magari doloroso, ma non preoccupante.
          Spero d’averci azzeccato.

          • @Grazie Fortebraccio per la premura…

            Preoccupante non particolarmente doloroso e come faccio di solito (per esperienza di situazioni ben più “preoccupanti”) dopo aver inanellato preghiere anche a mo’ di giaculatorie, che servono (a me almeno) ad allontanare “fantasmi” e timori, che non aiutano l’animo ad accettare la Volontà di Dio quale essa sia, leggo magari un buon libro o una semplice rivista.

            Anche “leggere” gli interventi su questo blog con il telefonino, mi aiuta, perché mi serve a tenere la mente rivolta a Dio 😉

            Tutto risolto, comunque… intossicazione per un farmaco prescritto per una tonsillite… ma stamani mia figlia sembrava un “rosso puntinato palloncino”!

    • Nelle loro azioni per noi incomprensibili, queste due aziende ci indicano una cosa: prendendo questa iniziativa cercano di rendersi appetibili anche per giovani donne. Per quanto questo tipo di attenzioni sia difficilmente concepibile per noi italiani, provate a mettervi nei loro panni: grosse società (con capitalizzazioni esagerate) e potere contrattuale enorme, praticano una forma di agevolazione alla carriera femminile! Che poi, l’identificazione del benefit mica è figlia di una bevuta: vuoi che non abbiano fatto una minima ricerca per capire quale potesse essere l’agevolazione più gradita?
      Farei anche notare che un “programmatore” oltre i 30 anni non è un semplice manovale del software: ha sicuramente un’anzianità avanzata (anche perché queste aziende possono permettersi di assumere le persone con i migliori CV, giovani!): stiamo parlando quindi di “benefit” pensati e destinati per lo meno al medio management…
      Per la mia modesta esperienza (qui in italia), un livello precluso a donne di 40 anni, figuriamoci di 30!
      Siamo anni luce indietro!
      E non voglio dire che dovremmo fare la stessa cosa, non scatenatevi! Intendo che -per dirne una- che noi non abbiamo i nidi aziendali (o di consorzi di aziende), agevolazioni per baby sitter (siano parenti o estranei)…

      @admin. Aleph, cacciatrice…
      Può suonare brutto, ma purtroppo, per ogni persona che percepisce un reddito che non produce, ne esistono almeno due che producono un reddito che non percepiscono. Allevare un figlio può essere inteso come un valore per la comunità, vero, ma può diventare un lavoro a carico della collettività? Esistono sistemi più virtuosi del nostro in fatto di tutela della maternità ed è doveroso confrontarsi con essi piuttosto che con sistemi meno tutelanti (come stati uniti, svizzera eccetera). Ma la nostra storia (nel bene o nel male) ha storicamente favorito la famiglia con a capo gli anziani e non i giovani. La nostra previdenza tutela più i vecchi le che le giovani famiglie, forzando la vicinanza (per cumulare il reddito) piuttosto che la mobilità delle giovani generazioni. Ma facciamo un’esempio per capirsi: diciamo che devolviamo 20.000€ per ogni nuovo nato – in modo che ogni madre possa prendersi un’anno sabbatico in tranquillità, o pagarsi un’aiuto – moltiplicato 520 mila nati (nati 2013) = 10 miliardi e 400 milioni €/anno. Esiste solo un posto dove trovare tutti questi soldi in un anno: taglio delle pensioni&sanità (a meno di non trovare il petrolio nello ionio o meglio ancora in pianura padana – ma tanto, eh! mica quei quattro barili della Basilicata o Sicilia).
      Son scelte.

      • Grazie Fortebraccio… ma non è che ritenevo le azioni dei due “colossi” qui coinvolti, prive di alcuna logica… 😉

        Poi logica condivisibile o meno, certamente un “segno dei tempi” come si usa dire.

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