Per un sacco di tempo mi sono detta che io no, non avevo paura di morire. Che siccome ero cattolica, ero serena sull’argomento. Poi mi sono resa conto che non era vero: in realtà un po’ facevo la spaccona, un po’ rimuovevo il pensiero, come credo faccia la maggior parte delle persone. È troppo grande per essere contenuto dalla nostra mente, questo pensiero.
Arrivano altre traduzioni del nostro appello sull’Humanae Vitae: il tedesco(qui per scaricarlo in pdf) e lo slovacco (qui per scaricarlo in pdf in testo unico Slovacco, sloveno e rumeno). Adesso i fedeli di mezzo mondo sono stati invitati a dire cosa ha significato mettere Dio al cuore della loro affettività e sessualità. Certo, il nostro blog è piccolo piccolo, e non arriverà troppo lontano, ma noi un seme lo abbiamo messo, ed è commovente averlo fatto con voce corale, e con il lavoro di tanti volontari che si sono offerti spontaneamente.
Continuano insieme anche le testimonianze delle persone che hanno provato a vivere la sessualità secondo la visione che la Chiesa propone. Credo che al di là delle polemicucce interne, delle fazioni, delle divisioni in progressisti e conservatori che non hanno nulla a che vedere con Cristo, la potenza di queste voci, che non polemizzano ma solo testimoniano una bellezza, è la risposta migliore alle sottigliezze teologiche, ai distinguo e ai goffi tentativi di certa parte della Chiesa di andare dietro al mondo. Lasciamo che sia il mondo, invece, a seguire questi uomini e donne temerari e ribelli!
Continuate a scrivere pav@pav.va, al professore che organizza il corso alla Gregoriana, Humberto Miguel Yanez (unigre.it) e al relatore cui abbiamo fatto riferimento chiodimaurizio@ gmail.com e, se volete, anche al blog sposatiesiisottomessa@gmail.com
Stati Uniti: l’«opzione Benedetto». Cristiani conservatori s’interrogano sulle forme di resistenza e sull’attivismo politico in una società secolarizzata
Traendo un bilancio degli sforzi politici condotti da ambienti della “destra cristiana” americana degli anni 1990, alcuni intellettuali cristiani conservatori concludono che i tentativi di riconquista delle istituzioni per via elettorale non hanno sortito i risultati auspicati e constatano di trovarsi oggi in minoranza nella società americana, la cui cultura si allontana sempre più dai loro princìpi. L’accettazione crescente delle unioni omosessuali sembra confermare questa situazione. Tali autori propongono quindi una ridefinizione delle priorità e l’istituzione di solidi poli di controcultura cristiana per assicurare la sopravvivenza e la trasmissione dei valori che essi difendono a fronte del rullo compressore secolare. È ciò che uno di loro ha definito la Benedict Option: tale “opzione Benedetto” fa riferimento a san Benedetto da Norcia, morto a metà del secolo VI, che ha esercitato una profonda influenza sul monachesimo occidentale. Continua a leggere “L’«opzione Benedetto»”→
Siamo arrivati alla quinta parte delle lettere arrivate anche al blog .
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Siccome Avvenire sabato scorso ha pubblicato un articolo dal titolo “ecco la verità sul ritiro per gli omosessuali” di Torino, tornerei brevemente sull’argomento perché l’articolo non fa verità, anzi, getta fumo negli occhi su una vicenda chiarissima. A cominciare dal titolo: “ecco la verità”. Non è che il corso fosse un progetto di pastorale, fatto nell’ombra, con discrezione e umiltà, che qualcuno fissato con gli omosessuali è andato a scovare e ha poi raccontato in modo tendenzioso. E’ invece uscito un articolo sulla Stampa (io altrimenti non ne avrei saputo niente), non seguito da smentite, correzioni di tiro, precisazioni della Curia: l’articolo parlava di “fedeltà per coppie gay” (cit). Sono passati giorni e nessuno si è sentito in dovere di smentire. Quindi il senso del corso era esattamente quello. Non, come scrive Avvenire, quello di insegnare la fedeltà all’amore di Dio, la fedeltà tout court.
La quarta parte delle lettere arrivate anche al blog .
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Quando ho scritto l’appello, l’Humanae Vitae mi sembrava solo una stupenda enciclica. Adesso, leggendo le storie che ci arrivano sul blog, scopro di quanta bellezza e salvezza ha riempito un’infinità di vite vere, concrete, con nomi e facce e storie. Cari pastori che avete istituito la commissione: non c’è niente da rivedere, solo da rilanciare.
Ecco dunque la terza parte delle lettere arrivate al blog . Grazie a tutti, continuate a scrivere a pav@pav.va, al professore che organizza il corso alla Gregoriana, Humberto Miguel Yanez (unigre.it) e al relatore cui abbiamo fatto riferimento chiodimaurizio@ gmail.com
Pubblichiamo la seconda parte delle lettere arrivate al blog dopo il nostro invito a testimoniare ai pastori la bellezza di una vita che prova a obbedire all’Humanae Vitae. Grazie a tutti, continuate a scrivere a pav@pav.va, al professore che organizza il corso alla Gregoriana, Humberto Miguel Yanez (unigre.it) e al relatore cui abbiamo fatto riferimento chiodimaurizio@ gmail.com
Caro don Gian Luca Carrega, mi dispiace molto che lei abbia ricevuto in un anno un solo invito a un matrimonio (non si dice “tradizionale” come scrive la Stampa: è l’unico matrimonio possibile, quello senza aggettivi, quello sacramentale, quello fra un uomo e una donna) e ben tre unioni civili, che lei definisce gay, e che invece si chiamano omosessuali, perché gay è una parola supina all’ideologia omosessualista. I gay infatti non sono affatto più contenti della media delle persone.
Mi dispiace molto per lei, ma si faccia due domande. Forse lei non è abbastanza credibile, come sacerdote. Forse non profuma di Cristo, forse nessuno attraverso di lei segue la proposta di fede della Chiesa perché lei non fa evangelizzazione per inseguimento, come vuole il Papa. Forse attrae solo un determinato tipo di persone perché lei gliela manda per il verso loro: cioè dice loro che va bene così, che va bene quello che stanno vivendo, che nella vita è tutto uguale purché si stia bene. Che non c’è bene e male assoluto. Discerniamo. Non è questo il compito di un pastore, di un sacerdote. Il suo compito sarebbe quello di annunciare la Verità di ogni uomo, che è Cristo.
Cominciamo a pubblicare alcune delle lettere arrivate al blog dopo il nostro invito a testimoniare ai pastori la bellezza di una vita che prova a obbedire all’Humanae Vitae, e che per questo si apre allo splendore di un’esistenza guidata da Dio (che, a giudicare dalle storie, non si fa mai battere in generosità). Sono solo le ultime arrivate, non volevo fare un altro post lunghissimo dopo le dense pagine di Flora Gualdani. Piano piano le pubblicheremo tutte, almeno quelle per cui abbiamo l’autorizzazione (per molte l’ho chiesta, sono in attesa di risposta). Grazie a tutti, e chi non lo ha fatto scriva a pav@pav.va, magari anche al professore che organizza il corso alla Gregoriana, Humberto Miguel Yanez (unigre.it) e infine al relatore cui abbiamo fatto riferimento chiodimaurizio@ gmail.com
Jim Caviezel si è presentato al Vertice di Leadership Studentesca 2018 – SLS18 a Chicago e ha emozionato le migliaia di giovani studenti presenti con un discorso sulla fede e la sua testimonianza di vita.
Caviezel ha iniziato il suo intervento parlando del significato delle parole Saulo, “grande” e Paolo, “piccolo”, e ha sottolineato quanto sia importante “essere piccoli per essere grandi”.
“Dai, bambine, su, i confronti non si fanno…” – parto con la solita solfa dalla cucina mentre ascolto i discorsi delle mie figlie. Non ci credo neanche io mentre lo dico, ascolto la mia voce e sento che suona falsa. Lo so benissimo che i confronti si fanno eccome, soprattutto da bambini, anzi, più esattamente, soprattutto da bambine. Ma è mio dovere procedere alla predichella di ufficio, essendo la mamma.
L’anima mia non magnifica tanto il Signore, perché è molto impegnata a lamentarsi, eppure dovrebbe ricordarsi più spesso di farlo, e il mio spirito dovrebbe esultare a ogni respiro, perché Dio mi ha salvata e mi ha tenuto una mano sulla testa molte e molte volte, impedendomi di fare disastri nonostante io ce l’abbia messa tutta.
Il giorno di Natale, poco prima della mezzanotte, quando ormai la maratona di regali e trigliceridi e baci stava volgendo al termine, mentre salivo le scale della casa dei miei per portare l’acqua della buona notte alle bambine, il mio cellulare ha squillato ed è apparsa la scritta Paraguay. Era il nostro regalo di Natale. La voce di Padre Aldo Trento ha attraversato l’Oceano per riportare il nostro cuore al centro della bellezza della festa.
Caro Gesù Bambino, scusa il ritardo, forse non sono più in tempo, ma, ecco, volevo dirti, straccia la letterina che ti ho scritto. Fa’ finta di niente con quelle richieste, posso sicuramente farne a meno. Ascolta quello che ti chiedo e lascia stare tutto il resto, sono accessori (che poi, se ti rimane tra i piedi quella scatola della Apple e non sai che farne, nulla ti impedisce di darmela comunque lo stesso).
Molte scuole superiori cattoliche stanno rendendo facoltativa la Santa Messa d’istituto di Natale. È una notizia che non sentirete al telegiornale, ma che anima dibattiti nei collegi docenti, tra insegnanti, studenti e genitori.
Chi applaude alla scelta, ricorda che la fede non può mai nascere per costrizione, fa notare che al momento della comunione, un intero popolo di ragazzini che si è guardato intorno perplesso fino a un momento prima, si alza e riceve il Signore, senza aver chiaro il valore del gesto, senza nessuna adesione interiore.
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