Confronti

di Costanza Miriano

“Dai, bambine, su, i confronti non si fanno…” – parto con la solita solfa dalla cucina mentre ascolto i discorsi delle mie figlie. Non ci credo neanche io mentre lo dico, ascolto la mia voce e sento che suona falsa. Lo so benissimo che i confronti si fanno eccome, soprattutto da bambini, anzi, più esattamente, soprattutto da bambine. Ma è mio dovere procedere alla predichella di ufficio, essendo la mamma.

In realtà viviamo di confronti, e anche quando ci sembra di non farne, non è escluso che è perché ci sentiamo sottilmente superiori. Io credo che in genere il meccanismo che ci consenta di sopravvivere al confronto sia quello di spostare lo sguardo. Tipo: “va bene, lei ha uno stacco di coscia doppio del mio, senza capillari e tonicissima e affusolatissima, ma io invece in compenso ho una bella famiglia” (e poi prima o poi dovrà invecchiare, e anche, ricordiamoglielo, morire, e magari dopo una lenta agonia). Diciamo che ciò che consente di guardare agli altri senza in certi casi soffrire il confronto è il meccanismo di passare a un’altra categoria (sono un idraulico meno bravo ma sono più simpatico). Questo se siamo leali e onesti.

Se invece non abbiamo le spalle abbastanza larghe per guardare alla nostra realtà e digerire i nostri limiti accettandoli, il piano B è quello di dare la colpa agli altri, alle circostanze esterne, alla nostra storia: la famiglia è sempre un buon alibi, ma anche la malattia funziona molto, poi la sfortuna… Insomma, tutto tranne che guardare alla propria miseria.

Il problema è che stare nel confronto fa vivere malissimo, e anche quando ci convinciamo delle nostre bugie (è colpa della sfortuna o della invasione di cavallette) non si è felici, perché non si è nella verità.

Poi. Poi invece c’è un’alternativa. Una risposta diversa. Un’altra strada. Una novità, una bomba atomica. Puoi guardare alla tua miseria, e scoprire che Dio ti ama alla follia, proprio in quella tua miseria, in quel limite, in quella fragilità. Che per lui sei figlio unico. Che passa da quel limite per entrare, per farti capire chi sei – nessuno – e di chi hai bisogno – di Lui che è tutto. Che non fa confronti ma ama ciascuno di noi in modo personalizzato, dando a ognuno quello che gli serve fin nei particolari. Anche quando sembra averci dato una fregatura, in realtà sta facendo qualcosa di buono per noi, ci sta aprendo una strada al suo cuore.

Per capire questo, però, è necessario che il nostro rapporto con lui sia vero, sia vivo, sia alimentato. Che sia il più importante, quello che ci definisce, quello attraverso il quale passano tutti gli altri rapporti preziosi per il nostro cuore: quello col marito o la moglie, quello con i figli, e poi via via ad allargare tutti gli altri. Attraverso questo rapporto, quando riusciamo a intuire la bellezza del volto del Padre, quando annusiamo la bellezza del suoi amore per noi, tutte le altre relazioni ne vengono sanate, dalle più importanti alle più superficiali.

Quando capisci che sei amato pazzamente dal creatore dell’Universo, dall’Onnipotente, vuoi mettere tutto quello che hai nel fuoco di questo amore, tutte le relazioni ferite (perché siamo umani e incapaci di amare perfettamente), tutti i beni e i riconoscimenti: di fronte a questo oceano di piacere, cosa che vuoi che sia … (inserire qui a piacere la cosa che, quando siamo distratti da Dio, ci sembra importante: la professione la Porsche il gluteo tonico i figli bravi a scuola i consensi e via dicendo)? L’unica cosa che conta, e che azzera tutti i confronti, e stare in questa relazione, e supplicare che anche le persone a cui vogliamo bene possano entrarci.

Anche di questo, credo, se ho capito bene, si parlerà al prossimo dei Cinque Passi, a Chiesa Nuova, il 19 gennaio alle 21.

48 pensieri su “Confronti

  1. Bello ….credo che sia un discorso, ne sono certa utile a tutti….nel mio malgrado non ci sarò….ma sicuramente avrò l’opportunità di leggere o video….Grazie Costanza e buona giornata.

  2. Per capirlo, è anche necessario ricordare che Dio ci ha creati tutti diversi (anzi: ci ha pensati tutti diversi, prima della creazione del mondo); e che rimarremo tutti diversi, anche nel nostro destino eterno, sia quello glorioso del Paradiso o quello dell’Inferno, dove godremo diversi gradi di beatitudine, o patiremo diversi gradi di dannazione. E quindi è necessario rigettare ogni infestazione di egualité, da qualsiasi parte essa provenga, perché alla fine è quella la radice del confronto invidioso.

    1. Luigi

      “E quindi è necessario rigettare ogni infestazione di egualité”

      Rigetto che, fra l’altro, non prevede necessariamente la Fede come elemento di partenza.
      Basta qualche nozione di fisica da terza liceo per cominciare a nutrire dubbi: dove non ci sono differenze – di temperatura, di quota, di potenziale elettrico – non succede niente.
      Non passaggio di calore, non produzione di energia idroelettrica, non illuminazione nelle case… niente vita, insomma.

      1. Uno degli scenari a proposito della fine dell’universo (puramente teorici, e che rimarranno tali non potendo essere provati, ma coerenti fisicamente), e io credo che sia quello che più gradisce Satana, è la morte entropica: ovvero il raggiungimento del perfetto equilibrio termodinamico, ovvero il perfetto annullamento di tutte le differenze.

        1. MenteLIbera65

          L’egualitè di storica memoria non è mai stata proposta come uguaglianza effettiva, ma soltanto come uguaglianza di diritti, di opportunità e di trattamento davanti alla legge, che erano ( e tutt’ora sono ) punti perfettamente cristiani. Nessuno ha mai preteso di abolire le differenze , ma solo di renderle frutto delle proprie virtù e non di favoritismi derivanti dal censo , dalla famiglia , dalla razza, etc etc, che era una perversione del messaggio cristiano fatta da alcuni e tesa ad avvalorare l’idea che nel nascere da famiglia ricca o nobile ci fosse un particolare merito, degno di essere protetto , indipendentemente dalle proprie effettive capacità.

          1. Il problema è che quella che tu chiami “egualite di storica memoria” è stata di fatto il gradino che ha portato allo step successivo, cioè l’uguaglianza intesa come abolizione obbligatoria delle differenze.

            E se si vuole guardare alla storia con occhio cattolico, si può ricostruire a posteriori il piano diabolico che è avanzato fase dopo fase.

            1. erano ( e tutt’ora sono ) punti perfettamente cristiani

              Neanche per un secondo, perché venivano (e vengono) proposti su base puramente umana, sia nei contenuti che nella modalità di raggiungimento. Pertanto sono punti perfettamente anticristici. Credo che nel 2018 si dovrebbe essere in grado di capire che gli anticristi del tempo moderno (*) non appaiono cornuti e con le zanne, ma cercano di assomigliare esteriormente a Cristo.

              (*) A dire la verità c’erano già arrivati all’epoca di Luca Signorelli.

  3. Sabino

    Le differenze ci sono e dipendono da tante cause. Ha perfettamente ragione Costanza nel dire che l’unica ragione che ci fa accettare quelle a noi sfavorevoli e’ sentirsi amati da Dio, da un Dio che ci ama tutti come figli diletti e quindi, nel suo amore, uguali. Solo che Dio deve essere per noi l’unica cosa che conta e per cui valga vivere, e che dà valore a quel poco che possiamo fare. Ma Dio conta per noi solo se egli e’ sempre presente nella nostra vita, cioe’ se la preghiera ci accompagna costantemente e diventa come il respiro della nostra esistenza.

  4. exdemocristianononpentito

    un momento, però. L’eguaglianza di cui parlavano non soltanto i marxisti, ma anche tanti dei movimenti politici cattolici, era una “perlomeno tendenziale” eguaglianza economica ossia un livellamento dei livelli più alti e più bassi NON altro!. E a me sinceramente non sembra molto cristiano che ci siano poveri che mancano anche del cibo e del tettto e ricchi “esagerati”. Ed anche la gradualità dell’imposizione fiscale corrisponde ad un criterio di giustizia.
    Insomma l’ingiustizia sociale non mi pare cosa proprio cristiana……!?

    1. Luigi

      “L’eguaglianza di cui parlavano non soltanto i marxisti, ma anche tanti dei movimenti politici cattolici, era una “perlomeno tendenziale” eguaglianza economica ossia un livellamento dei livelli più alti e più bassi NON altro!”

      Questa è una falsità cui non crede più nessuno.
      Non puoi davvero pretendere che ancora oggi, Anno del Signore 2018, ci si beva la favoletta dell’uguaglianza sociale.
      Quello era solo il falso scopo.

      Come ben argomentato da Emanuele Samek Lodovici nel suo irrinunciabile “Metamorfosi della gnosi”, l’obiettivo finale già lucidamente pianificato da Marx ed Engels era l’annullamento di ogni differenza, di ogni limite, di ogni confine; particolarmente avversato era quel caposaldo della ineguaglianza costituito dalla differenza uomo/donna compiutamente realizzatasi dalla famiglia.

      In questo il filosofo prematuramente scomparso sviluppava logicamente e approfondiva il pensiero del suo maestro, Augusto del Noce, che nel delirio degli anni Settanta aveva lucidamente preconizzato l’evoluzione del marxismo-leninismo in partito radicale di massa.
      I fatti hanno (purtroppo!) dato a entrambi piena e completa ragione.

      Ciao.
      Luigi

      P.S.: quanto ai movimenti politici sedicenti “cattolici”, i quali pretendevano di sedersi a mangiare col diavolo utilizzando un cucchiaino da caffè, vale a definirli l’impietosa espressione usata dal loro sodale Palmiro Togliatti.

      1. exdemocristianononpentito

        Che l’aspirazione ald una certa eguaglianza sociale e diritti sia una cosa nobile e perfettamente compatibile con il cristianesimo, lo credo risolutamente, e diffido di chi, con mille argomentazioni, in difesa della “diversità stabilita da Dio”, finisce col contrastare anche quella.
        Riguardo alle teorie di samek ludovici e non solo di lui, sul marxismo (e così l’illuminismo, il liberalismo ecc) che son tutti metmorfosi della gnosi, mi sembra che si tratti di baggianate, le cui “prove” sono soltanto qualche foto con qualche mano sotto il panciotto, la presunta somiglianza di qualche simbolo a qualche altro, e qualche indimostrato messaggio subliminale
        Spesso poi i documenti apportati sono solo “de relato”, nessun orginale.
        Soltanto teoremi, ragionamenti, illazioni, congetture. Nemmeno della presunta (e invero possibile) affiliazione del giovane marx alla massoneria di Colonia si è trovata la prova documentale!
        Mettetevi in testa che il marxismo era un pensiero materialista che della chiesa e della gnosi, perlomeno a livello filosofico, se ne fregava.
        Io, i comunisti, li ho conosciuti di persona, non sui libri di chi era contro di loro.
        E io li combattevo, allora, quando erano forti (pur essendo personalmente amico di molti di loro).
        I suddetti argomenti del samek sono argomenti che hanno un senso e sono probanti solo per i cattolici non modernisti, al di fuori di quel mondo, quelle sono parole senza senso. Nel mondo ateo non verrebbbero nemmeno comprese.

        1. exdemocristianononpentito

          Poi specificiamo meglio:
          – annullamento di ogni confine: Per forza il marxismo era internazionalista.
          – annullamento della famiglia, non in senso assoluto (mi sembra) ma della familgia in essere al momento in cui scrive marx (ed anche prima) ossia ,come entità giuridica titolare di diritti specialmente successorii, e basata sulla diseguanza fra i coniugi e sugli ampi poteri del pater familias.
          Io queste cose le ho discusse all’infinito con i comunisti stessi, colti e incolti, e, in circostanze e tempi divesi. Io parlo per conoscenza diretta (e per la lettura di qualche testo marxista).
          Pe cui da questi indizi, vederci una gnosi rediviva, mi sembra proprio una forzatura, che non ha elementi sufficienti (ed oggettivi) per convincere uno che non abbia una visione del mondo improntata su un cattolicesimo tradizionale (con tutto il rispetto per esso).

          1. Luigi

            “Pe cui da questi indizi, vederci una gnosi rediviva, mi sembra proprio una forzatura, che non ha elementi sufficienti (ed oggettivi) per convincere uno che non abbia una visione del mondo improntata su un cattolicesimo tradizionale (con tutto il rispetto per esso)”

            Tu continui a parlare di visioni del mondo, ma è la realtà che ha dimostrato l’esattezza delle tesi di del Noce e Samek Lodovici. “Adequatio rei et intellectus”, come diceva un altro noto complottista.
            I partiti comunisti dell’Europa occidentale son tutti diventati radicalismi di massa, e hanno instaurato quel “totalitarismo della dissoluzione” che del Noce preconizzava.
            Non da soli, perché di utili idioti ne han trovati a dismisura.

            Per giunta il testo di Samek Lodovici è fondato sulle citazioni dei lavori di Marx ed Engels, altro che messaggi subliminali e mano nei panciotti… ci fanno pure le tesi di laurea:
            http://www.sergiofumagalli.it/files/tesi.pdf
            dove per altro si capisce bene che pure i comunisti avevano letto Marx ed Engels, capendoli certo meglio di te.

            Dal fondamentale capitolo “L’uguaglianza come fine” traggo una brevissima citazione:

            “Una volta, come dice Engels, che i figli vengano educati dallo Stato, una volta che i lavori domestici saranno ridotti al punto minimo e le donne, integrate nel processo lavorativo organizzato, saranno indipendenti economicamente, una volta che saranno introdotte tutte le facilitazioni possibili per il dissolvimento giuridico del legame matrimoniale, ci si troverà di fatto di fronte ad un istituto familiare composto tendenzialmente da soli adulti la cui caratteristica fondamentale sarà di durare ad tempus. La fatale entropia della passione verrà risolta con l’allacciamento di nuovi legami, per ricominciare di nuovo, una volta scattato il termostato che regola la curva del desiderio, in altre direzioni”

            Non male, per una “presunta somiglianza di qualche simbolo a qualche altro”

            Ciao.
            Luigi

            1. exdemocristianononpentito

              Grazie per il link: lo sto leggendo velocemente ma abbastanza atentamente (tra l’altro è citato Filoramo, uno storico, che io stimo moltissimo)-
              Mi riservo di rispondere, sperando che il thread regga fino a domani, per un primo abbozzo di risposta. Confido nella generosità e nella liberalità dell’admin

              1. exdemocristianononpentito

                Otimo link, ho letto la pirma parte e scorso il resto (mi riservo l’approndimneto ulterore).
                Indubbiamente io credevo, che il samek avesse fato propri gli argomenti di tanti complottisti che argomentano la derivazione gnosticismo-marxismo da certi elementi impercettibili come la mano nel panciotto.
                Avevo sottovalutato il samek (non conoscendone il pnsiero). Ne faccia ammenda.
                Detto questom però debbo ancora rilevare che le argomentazioni di del noce e, voegelin e quelle, più radicali, di samek.
                Il problema è che samek (e del noce e voegelin) accoglie una definizione quangto mai ampia di gnosticismo. Il del moce, infatti, parlando della gnosi antica e della gnosi moderna (“degenerata”), al fine di individuare il tratto comune fra le due e così afffermare la “derivazione” di che trattasi, dice che con il termine gnosticismo non intendo riferirmi alla gnosi
                antica, come se esaurisse il fenomeno gnostico, ma a un’essenza spirituale
                suscettibile di manifestarsi in diverse forme in diversi tempi; o una mentalità
                che, essendosi presentata nei primi secoli come alternativa al cristianesimo (e
                non come eresia cristiana, come si continua ancora a pensare) è riemersa,
                dopo una vita sotterranea, nei due ultimi, raggiungendo dopo il cristianesimo
                la sua forma compiuta ”
                Il samek, rincara la dose, cercando di individuare una “mentalità gnostica” che sarebbe a suo avviso, l’elemento unificante di tutte le filosofie e ideologie che si pretendono “d’origine gnostica”, e dice:”Se mentalità gnostica, rispondiamo, può significare (e significa) rifiuto
                del dogma come contenuto certo da credere, maledizione portata sui
                comportamenti normali, piatti, del cristiano (accusato di non stare sempre
                sulla punta dei piedi), disprezzo per l’osservanza cultuale, esaltazione dello
                spontaneismo, derisione della religiosità e della pietà popolare e apprezzamento
                per il Gefühl fatto di stati indistinti e carismatici, esaltazione di un
                cristianesimo sincretistico come forma più comprensiva e più alta di tutte le
                fedi (le comprenderebbe tutte nel senso morale del termine «comprendere»,
                cioè le scuserebbe tutte), adesione ad una Ecclesia spiritualis fatta di uomini a
                cui le regole stanno come abiti stretti; se mentalità gnostica vuol dire tutto
                questo, possiamo tranquillamente affermare che negli autori presi in esame
                tale mentalità, anche se non sistematicamente, sussiste”
                Ci siano o non siano escatologia e trascendenza (aggiungo io).

                Ma a mio modestissimo avviso e a meno modesto avviso di filoramo (storico davvero eccellente) e Couliano, può negarsi una nozione così ampia e onnicomprensiva dello sgnosticismo.
                Praticamente esso diventa come il teo escluso: fra A (il cristianesimo) e non A (la negazione del cristianesimo che viene a coincidere con lo gnosticismo), NON c’è via di mezzo.
                Non a caso il filoramo, parla, proprio con riferimento al samek, parla di “malleus gnosticorum” di certa teologia cattolica.
                Ed infatti nell’elenco dei movimenti neognostici ci rientra tutto ciò discute la Rivelazione di cui la chiesa è custode: tutto: illuminismo, liberalismo, marxismo, esistenzialismo, nietzsche.
                Potremo anche approfondire in seguio (ho letto solo una parte) ma, solo se si accoglie una definizione cossì ampia di gnosticismo (o per essere ancora più totalizzanti, di “mentalita gnostica”) ci spuò far rientrare quell’ampia congerie di movimenti filosofici e anche politici.
                .

                1. exdemocristianononpentito

                  Detto questom però debbo ancora rilevare che le argomentazioni di del noce e, voegelin e quelle, più radicali, di samek, PRESENTINO UN PROBLEMA “DEFINITORIO” DI BASE.

            2. “Una volta, come dice Engels, che i figli vengano educati dallo Stato, una volta che i lavori domestici saranno ridotti al punto minimo e le donne, integrate nel processo lavorativo organizzato…”

              Ad una lettura veloce sembra che il modello di Engels sia la Repubblica di Platone.
              Solo per dire che certe derive sono sempre state presenti nella storia del pensiero.

              1. exdemocristianononpentito

                Buona osservaziine ximisce (anche se l’avevo già sentita o letta da qualche parte).

        2. Luigi

          “I suddetti argomenti del samek sono argomenti che hanno un senso e sono probanti solo per i cattolici non modernisti”

          Il modernismo è stato infallibilmente condannato (san Pio X, enciclica “Pascendi Dominici gregis”).
          Non esistono, perciò, cattolici modernisti.
          O si è l’uno, o si è l’altro.

          Questo, da solo, spiega tutto.

          Ciao.
          Luigi

          P.S.: chi combatteva i comunisti, rischiava la pelle. Altro che esser loro amico…

          1. exdemocristianononpentito

            Hai ragione Luigi. Hai dimostrato oggettivamente la validità delle tesi di samek.

            Però riguardo, all’esser personalmente amico dei comunisti, uti sunguli, (in un’epoca in cui erano tanti, te li trovavi dappertutto, e ci dovevi convivere), io credo, in buona sostanza di essermi comformato a 1 cor. 10, 27 , Rom. 12, 18.
            Inoltre, mi piacerebbe sapere come si regolavano i primi cristiani, nei lunghissimi periodi di pausa fra una persecuzione e l’altra (e ricordiamoci che le persecuzioni precedenti a quella di Decio del 250 circa, furono più che altro fatti episodici che accadevano qua e là) a convivere pacificamente con i pagani o gli stoici o i mitraici che facilmente praticavano aborto, divorzio e infanticidio e da cui erano, ovviamente, circondati. Non mi risulta che fossero sempre in conflitto ed in odio con i pagani; risulta invece che moltoe presto cominiciarono (e pure violente) le dispute fra cristiani. Purtroppo!

            1. Sabino

              La citazione di Engels sulla famiglia riportata in Samek Ludovico e di cui Luigi ha dato conto e’ esatta non solo da un punto di vista teorico, perche’ Lenin era così convinto della verità di tale impostazione che la realizzo” nella prima fase del suo governo. Che poi di fronte allo sfascio sociale che questa ed altre realizzazioni avevano provocato sia stato costretto a fare marcia indietro e’ stato solo il frutto della necessità, ma la visione engelsiana della società e della famiglia non fu mai rinnegata, ma solo rimandata a tempi migliori. La visione libertina che sottostà al comunismo e’ rimasta quindi intatta e certo ha contribuito alla trasformazione del pci in partito radicale di massa profetizzata da Del Noce. L’exdemocristianonon pentito, nei suoi rapporti con i comunisti, ha trascurato un piccolo particolare: che per i comunisti la fonte della moralità non e’ autonoma, ma discende dalla politica che ne può determinare i cambiamenti più radicali, nonostante tutte le dichiarazioni fatte in precedenza dai suoi esponenti

              1. exdemocristianononpentito

                In quanto poi alla visione inizialmente “libertina” della prima fase del governo di Lenin, si può convenire, ma tanti anni fa discutendo proprio di questo argomento con un comunista dichiarato (una persona simpatica e di cui non mi pento di essermi recato al funerale), mi sentii rispondere: “Ma che credi che l’unico modello di famiglia possibile sia quello patriarcale o semipatriarcale, tramandatoci dal cristianesimo? In quanto poi al fatto che a questa decisione e alla rivoluzione in generale, sia seguito il caos” (lo sfascio sociale) fu dovuto in gran parte alla gigantesca guerra civile, all’isolamento internazionale ed alla perdita di numerosi territori provvisti di importanti risorse……Non dimentichiamolo.”
                In quanto al “piccolo particolare” che avrei trascurato, io chiedo cosa avrei dovuto fare: guardare in cagnesco tutti i comunisti della mia città (avevano in mano anche il governo locale)? Non dialogare con loro? Poi ribadisco: 1 cor. 10, 27 , Rom. 12, 18.

                1. Luigi

                  “Ma che credi che l’unico modello di famiglia possibile sia quello patriarcale o semipatriarcale, tramandatoci dal cristianesimo?”

                  A questa domanda, allora come oggi – se è vero dialogo – si può rispondere in un modo solo: che la “patriarcalità” della famiglia naturale/cristiana è un luogo comune storicamente privo di fondamento.
                  Come riconosciuto da Régine Pernoud, annoverata fra i maggiori storici del Novecento, neppure nella società contemporanea la donna conosce possibilità di realizzarsi al livello di quelle che ebbe nel Medio Evo.
                  Non confondiamo l’Età di Mezzo, e poi l’Ancien Regime e il “lungo” medioevo, con la società sorta dalle rivoluzioni francese e industriale.

                  “In quanto al “piccolo particolare” che avrei trascurato, io chiedo cosa avrei dovuto fare: guardare in cagnesco tutti i comunisti della mia città (avevano in mano anche il governo locale)? Non dialogare con loro?”

                  Non mi permetterei mai di dirti cosa avresti dovuto fare.
                  Ho solo eccepito sull’uso del termine “combattere”.
                  Da quanto scrivi, penso che il verbo “confrontarsi” sia più adatto.

                  Ti ringrazio, comunque, per l’onestà intellettuale di aver ammesso che parlavi di Samek Lodovici senza averlo letto.

                  Ciao.
                  Luigi

                  1. exdemocristianononpentito

                    Che il medioevo debba essere rivalutato è cosa che è ormai pacifica in storiografia (Bloch, Le Goff, Duby, Cardini), che molti progressi vennero fatti in quel millennio è pure vero, che la persecuzione degli eretici e delle streghe, sia un fatto più rinascimentale che medioevale è incontestabile (anche se ci fu un’inquisizione medioevale).
                    Molte invenzioni e scoperte vennero fatte in quel lungo periodo, non si può certo negare. Per dirne una (che non è nemmeno la più importante, ma spesso viene taciuta), nel medioevo venne inventato il sapone e non è nemmeno vero che sia stata un’epoca di generale esaltazione della sporcizia.
                    Però da lì, a dire che “neppure nella società contemporanea la donna conosce possibilità di realizzarsi al livello di quelle che ebbe nel Medio Evo”, mi sembra grossa ed è solo l’opinione dellla Pernoud.
                    Certamente ci furono donne eccezionali nel medioevo, certamente nelle comunità rurali, la donna poteva far sentire la sua voce e, pare, anche votare. Siamo d’accprdo.
                    Ma al voto per tutti, affermato espressamente e generalizzto ci si arriva col 900 e, prima del codice napoleonico non c’era la parità ereditaria fra tutti i figli, ma il maggiorasco e, a parte regnanti, badesse e sante, donne in posizione di potere o di prestigio, non è che se ne osservino tante nelle cronache.
                    Insomma, Luigi, come si dice: “diamo un colpo al cerchio e un colpo alla botte”……………..

                    1. Luigi

                      “mi sembra grossa ed è solo l’opinione dellla Pernoud”

                      Ti fermo subito: Régine Pernoud, ripeto, è stata probabilmente la maggior medievista del Novecento. Tranquillamente confrontabile, per dire, coi nomi che hai fatto tu. Solo che era donna e quindi, in pieno XX secolo, rimase un poco “snobbata”. Ma che strano!
                      Peccato, perché anche dal punto di vista letterario è un piacere leggere le sue opere (per dire, un Duby, un Bloch e un Kantorowicz non erano allo stesso livello. Solo Le Goff e il miglior Cardini possono reggere il paragone.).

                      È cosa ben diversa, quindi, che una simile conclusione la raggiunga lei invece che il sottoscritto.
                      Lei lo fece in un libro, “La donna al tempo delle cattedrali”, in cui mette in fila le prove e gli elementi che la conducono infine a riconoscere quanto detto.
                      Fra l’altro smentendo, documenti alla mano, che le donne con posizioni di responsabilità, a qualsiasi livello, fossero solo i pochi casi che citi. Il che non significa, però, che ella nasconda incongruenze, difetti, mancanze, problemi di quell’Età che – nelle sue ultime propaggini – arrivò a lambire l’inizio del Novecento.
                      Domanda delle cento ghinee: hai letto questo testo? 😇

                      Un’ultima osservazione: in Europa, fondamentalmente, passano pochi anni (a volte pochissimi) tra la concessione del suffragio universale maschile e di quello femminile.
                      Agli uomini venne concesso in genere prima per un solo scopo: aver poi la scusa per spedirli a morire, a decine di milioni, sui campi di battaglia delle due guerre mondiali (rectius: della Seconda guerra dei Trent’anni). Non era proprio fattibile l’imposizione della coscrizione obbligatoria generalizzata e pluriennale, senza un contentino di facciata; costituito dal suffragio elettorale e dalle prime legislazioni in campo sociale. Per la serie “aridatece la servitù della gleba”.

                      Ecco, forse la differenza di visione sta tutta qui: su cosa davvero debba intendersi, per “realizzazione della natura femminile”.
                      Probabilmente tu ne hai un’idea diversa da quella della storica francese.
                      Non per tutte/i, forse, la dignità femminile consiste nel mero scimmiottamento dei maschi.
                      Ti lascio perciò con un passo alquanto “politically uncorrect” di mr. Chesterton:

                      “Mi viene spesso chiesto in tono solenne cosa penso delle nuove idee sull’educazione femminile. Ma non esistono idee nuove sull’educazione femminile. Non c’è, né c’è mai stata, neppure l’ombra di una nuova idea. Tutto ciò che hanno fatto i riformatori dell’educazione è consistito nel chiedersi come ci si fosse comportati nel caso dei ragazzi e poi nell’applicare la medesima cosa alle ragazze; esattamente come si sono chiesti cosa veniva insegnato ai giovani signorotti e poi l’hanno applicato anche ai figli degli spazzacamini. Ciò che loro chiamano idee nuove sono in realtà idee molto vecchie applicate in luoghi sbagliati. I ragazzi giocano a pallone, perché non dovrebbero giocarci anche le ragazze; i ragazzi indossano uniformi con i colori della scuola, perché non dovrebbero averle anche le ragazze; i ragazzi vanno a centinaia nelle scuole diurne, perché non dovrebbero andarci a centinaia anche le ragazze; i ragazzi frequentano Oxford, perché non dovrebbero andarci anche le ragazze – in breve, ai ragazzi crescono i baffi, perché non dovrebbero crescere anche alle ragazze – questa è la sintesi del loro concetto di nuove idee”

                      Buona domenica.
                      Luigi

                    2. exdemocristianononpentito

                      Permettimi di non essere d’accordo: superiore o uguale al grandissimo Bloch e agli altri, io la Pernoud non la vedo.
                      Ed ora che il contributo intellettuale delle donne viene esaltato ed il revisionismo storico, specialmente quello relativo al medioevo, è “in voga”, non dovrebbe essere snobbata.
                      La coscrizione obbligatoria non era indispensabile prima della rivoluzione (e prima di federico di prussia) perchè le guerre e gli eserciti erano organizzati diversamente.
                      Poi nel corso della storia coscrizione obbligatoria e servizio volontario, si sono alternati e non è del tutto vero che il medioevo non conobbe per niente la coscriz. obbligatoria.
                      Siamo sicuri che le posizioni di potere e prestigio della donna medioevale, a prescindere da regnanti, badesse o sante, fossero molte? Paragonabili a quelle della nostra epoca? Qualche documento in qua e là, potrebbe riferirsi a casi episodici…..magari legati ad un’emergenza come una guerra o una pestilenza……per dedurne un “sistema” ce ne vuole…………
                      Luigi, io ho manfestato una considerazione equilibrata del medioevo, non li ritengo tutti secoli bui, riconosco i meriti dell’età di mezzo, però diffido degli eccessi, delle esagerazioni.. Non avertene a male ma questa di cui parliamo mi sembra proprio un’esagerazione.

                2. Sabino

                  Exdemocristianonon pentito.
                  Engels non attaccava un particolare tipo la famiglia, ma la famiglia in sé per sé, quale fonte di disuguaglianza economica. Che la guerra civile abbia contribuito allo sfascio non c’e’ dubbio, ma che la distruzione della famiglia fosse uno dei fattori determinanti del caos e’ altrettanto certo. Infatti perché altrimenti Lenin avrebbe fatto marcia indietro su un tema che la sua ideologia riteneva fondamentale nella costruzione di una società classista che il comunismo si proponeva di distruggere?
                  Non ho mai detto che si doveva evitare il confronto con i comunisti, ma ho implicitamente alluso al fatto che bisogna conoscere le loro fondamenta ideologiche per non farsi troppe illusioni e prendere per oro colato quello che deriva dalla loro visione politica, mutevole secondo le circostanze, e non da principi morali validi di per se’.

                  1. exdemocristianononpentito

                    Non sono mica tanto d’accordo che “Engels non attaccava un particolare tipo la famiglia, ma la famiglia in sé per sé, quale fonte di disuguaglianza economica”, perche nel suo saggio “l’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato”, dopo aver illustrato che, almeno secondo lui, la famiglia è un istituto transuente e molto diversificato nel tempo (e qualche esempio storico, invero, lo porta), ad un certop punto dice:
                    “Una volta venute meno le considerazioni economiche, in conseguenza delle quali le donne hanno sempre lasciato passare questa consuetudinaria infedeltà degli uomini (preoccupazioni per la loro esistenza e ancor più per il futuro dei loro figli), l’eguaglianza della donna così raggiunta, secondo tutta l’esperienza fin qui fatta, agirà in una misura infinitamente maggiore nel far divenire effettivamente monogami gli uomini, che nel far divenire poliedriche le donne.”
                    e, poco dopo,
                    “Ma ciò che sicuramente scomparirà della monogamia sono tutti i caratteri che le sono stati impressi con la sua nascita dai rapporti di proprietà: cioè, primo, il predominio dell’uomo; secondo, l’indissolubilità. Il predominio dell’uomo nel matrimonio è una semplice conseguenza del suo predominio economico e cadrà da sé con la scomparsa di questo. L’indissolubilità del matrimonio è, in parte, conseguenza della situazione economica nella quale è sorta la monogamia, in parte tradizione proveniente dall’epoca in cui il nesso di questa situazione economica con la monogamia non era ancora ben compreso ed era spinto troppo oltre per motivi religiosi”
                    Non mi sembra che voglia distruggere l’unione monogamica in re ipsa, la vuole costruire su altre base.
                    Certo, te obietterai, ma se nega alla radice l’indissolubilità del matrimonio, che “famiglia” rimane?
                    Ma allora dovremmo concludere che laddove è stato introdotto il divorzio, la famiglia non c’è più…..?!
                    mah…?!

                    1. exdemocristianononpentito

                      In quanto “al non farmi troppe illusioni sui comunisti”, devo dire che arrivato a 59 anni me ne faccio sempre meno su chiunque…..giorno per giorno.
                      Putroppo!

                    2. Sabino

                      Exdemocristianononpentito.
                      La risposta l’hai data tu. E’ ovvio che Engels non negava una relazione sessuale tra uomo e donna, ma privandola dell’obbligo di fedeltà, come di qualsiasi altro obbligo, anche nei confronti della prole, a tutto provvedendo lo stato, la svuotava di ogni contenuto che non fosse il piacere. Si può chiamare famiglia questa relazione? In che cosa diverge da una concezione libertina del rapporto uomo-donna ( salvo il ruolo dello stato)?
                      Ma il divorzio? Il divorzio non esprime che un processo in atto di dissoluzione della famiglia, un processo in cui non si desiderano le conseguenze che ne scaturiscono. Infatti prevede l’obbligo di fedeltà, ma a tempo. Ma ormai noi ne vediamo l’epilogo, che non verrà solo se ci sarà un resto che darà senza timore una testimonianza diversa. Non bisogna disperare. La vittoria non e’ dell’avversario.
                      La fiducia negli uomini? Senza la Grazia, che opera anche al di fuori dei confini visibili della Chiesa, la risposta e’ scontata. Tuttavia il mio richiamo a tenere conto della concezione ideologica del comunismo e al suo primato della politica si pone su di un piano diverso. I comunisti erano coerenti con le loro idee di fondo quando hanno cambiato il loro atteggiamento sulla famiglia.

                    3. exdemocristianononpentito

                      Non è vero che un’obbligazione non possa essere risolta, sopratutto nei contratti ad esecuzione periodica o continuata, in cui viene consentito di risolvere il cpntratto , previo congruo preavviso (in quanto negozi giuridici sprovvisti di termine).
                      Il divorzio puo_’ assimilarsi a quanto sopra.
                      Il fatto è che (si obietta)che l’obbligo di fedeltà è stato spesso più teorico che pratico. Ne può dirsi che non siano esistite in passato forme di matrimonio dove la fedeltà coniugale era ridotta ad una larva, potendo attingersi al divorzio facilmente (matrimonio sine manu e, sicuramente, i ” matrimoni” preistorici, e, immagino, quelli dei popolo polinesiani), venendosi così, in concreto, una situazione analoga a quella prefigurata da Engels.
                      Poi, sinceramente, più che alle formulazioni teoriche guardo a ciò che avviene di fatto. Guardo a chi fa la volontà del Padre, più che alle fini distinzioni teologiche, che nella pratica vengono disattese.

              2. Luigi

                A Sabino, Zimisce, Giovanni e chiunque fosse interessato: qui
                http://emanuelesameklodovici.it/bibliografia.html
                si può leggere in pdf il testo che citavo.

                Quale sia la formazione e il pensiero di ognuno, ne consiglio caldamente la lettura, perché è davvero valevole sotto il profilo della lingua – niente a che vedere con i funambolismi di piombo cui sono solitamente abituati filosofi e intellettuali – e stupendo per l’ampiezza dello sguardo che getta sul mondo.

                Poi rimanga pure ciascuno della propria idea.
                Ma almeno leggerlo, prima di giudicare.

                Luigi

                1. Sabino

                  Luigi.
                  Grazie per la segnalazione. Avevo letto, quando uscì, apprezzandolo molto, il libro sula gnosi di Samek Ludovici, la cui immatura morte a seguito di un incidente stradale, e’ stata una vera iattura per il mondo cattolico

                  1. exdemocristianononpentito

                    Ma allora Sabino, laddove non c’è obbligo di fedeltà ed il divorzio è facile, non si può parlare di vera famiglia….?1
                    Ma se si accoglie una nozione così restrittiva del concetto di famiglia, essa non finirebbe coll’essere un’ecezione, più che una regola, nella storia?

                    1. Sabino

                      Che l’obbligo di fedeltà sia costitutivo del matrimonio e quindi della famiglia e’ impossibile negarlo anche da un punto di vista meramente giuridico. Un’obbligazione che può essere elusa ad libitum e’ un controsenso ed e’ nulla anche per il diritto. Perciò anche nel matrimonio le legislazioni si sono sempre sforzate di porre ostacoli alla volontà del singolo di liberarsi del vincolo. Che una delle vie più facili in passato sia stata quella di creare disparità tra i coniugi e’innegabile, permettendo evasioni esclusivamente al contraente più forte, Solo nel cristianesimo l’obbligo di fedeltà per sempre e’ stato sancito per l’uomoe per la donna e solo perche’ Dio entra nel legame e lo garantisce con la sua grazia. Il fatto e’ che nella modernità si e’ tentata un’operazione che non era mai stata osata: quella di distruggere la famiglia dalle sue basi, partendo da un presupposto giusto, la parità dei coniugi, ma, traendone una deduzione errata, e cioe’ che, stante le difficolta’ a realizzare un matrimonio fondato sulla fusione di vita, si e’ elevato a diritto la volonta’ di liberarsene a piacere. Le legislazioni si sono messe su questa strada e per quanto non abbiano mai osato giungere fino in fondo, hanno creato le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalla denatalità che sta provocando il suicidio dell’occidente. Ad una famiglia imperfetta, sia come modello, sia come realizzazione, una concezione estremista ha preferito nessuna famiglia. Quindi non e’ che siamo noi che diciamo che dove c’e’ l’imperfezione non c’e’ famiglia, ma e’ la critica radicale alla famiglia, di cui Engels e’ uno degli esempi, che conduce alla distruzione di questa realta’. Il che mi sembra corroborato da i fatti, almeno come tendenza che speriamo e crediamo non irreversibile.

                    2. exdemocristianononpentito

                      Sabino la mia eplica al tuo ultimo post è andata sopra.
                      Col posizionamento dei post in risposta, finirò col diventate più scemo di quello che sono già.

    2. @exdemocristianononpentito 11 GENNAIO 2018 ALLE 22:59
      La risposta a questa domanda la dà il cardinal Sarah in «Dio o niente». Chiarendo la differenza tra “povertà” e “miseria”.

      Nel mio piccolo ricordo Marco 14 (“i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete”) e anche un certo Giovanni “il francesco” di Pietro Bernardone da Assisi, che di Povertà fece la sua signora (“Madonna”).

  5. Da Roit Silvano

    Leggendo lo scritto della signora Cosranza mi e’ venuta in mente una storiella che avevo quasi dimenticato. Eccola:

    Noi stiamo’ sempre attenti a non perderci mai nulla. Facciamo i conti fino al centesimo . Se un collega ci deve due o tre euro che gli abbiamo prestato glielo ricordiamo finche’ non ce li restituisce. La paga che riceviamo e’ sempre bassa e abbiamo sempre difficolta’ nel dare o prestare qualcosa, stiamo attenti fino all’ultimo centesimo.

    Ma se un bel giorno vinciamo una fortuna al totocalcio, o riceviamo una impensata enorme eredita’, e grazie a cio’ possiamo andarcene in pensione, di colpo diventiamo magnanimi con i colleghi di lavoro e con tutti e siamo anche disposto a lasciar perdere i due o tre euro che il collega ci doveva. Anzi siamo disposto a pagareil caffe’ a tutti.

    Quando non ci rendimao conto di quanto siamo amati da Dio stiamo sempre a barattare ogni cosa con la preoccupazione di non perderci mai nulla. Quando ci rendimo conto del capitale enorme di amore che Dio riversa su di noi, allora diventiamo piu’ magnanimi e generosi.

  6. di colpo diventiamo magnanimi con i colleghi di lavoro e con tutti e siamo anche disposto a lasciar perdere i due o tre euro che il collega ci doveva

    Sei sicuro? Si vede che non sei di Genova 🙂 Fuor di battuta (sui genovesi circolano solo malignità), c’è la parabola dell’amministratore a cui il padrone condona il debito, ma poi nonostante questa “vincita”, appena incontra uno dei suoi debitori lo fa gettare in carcere…

    1. Semplici servi entrambi, uno debitore verso il padrone di diecimila talenti, l’altro debitore verso il primo di cento denari.

      Da http://www.osservatoreromano.va/it/news/le-monete-di-dio

      Per le monete d’argento invece i riferimenti sono numerosi e, come già accennavo, vi troviamo anche gli atteggiamenti esosi, come quello del servo spietato della parabola (Mt18, 23-35). A lui erano stati condonati diecimila talenti ( myria tàlanta ). Il talento, come la mina, è solo una «moneta di conto», cioè un’unità monetaria che non esiste in realtà ma alla quale si fa riferimento per calcolare somme di grande quantità. Fra l’altro essi hanno dato il nome a due parabole specifiche, fra loro simili. Il talento attico, di cui parlano i Vangeli, si divideva in sessanta mine, ognuna delle quali valeva cento denari. I diecimila talenti indicavano quindi una somma esorbitante, impagabile, di sessanta milioni di denari: si è calcolato che in quindici anni un lavoratore poteva guadagnare un talento in tutto… Il compagno del servo spietato deve a quest’ultimo solo cento denari (hèkaton denària), che tuttavia quegli non vuole condonare, pur essendo stato graziato di una somma seicentomila volte superiore: un paragone improponibile e, nella contrapposizione a effetto, una esosità tremenda da parte del servo spietato.

  7. meridiana

    Mamma mia come è sempre vera questa dei confronti!!nel bene e nel male come dici giustamente tu!
    Qui lo affermo è una di quelle cose da “lotta continua” ma soprattutto da riferimento contnuo alla Parola ….almeno per me!
    No non siamo tutti uguali e accettare il fatto di non avere quei i doni che hanno gli altri e che mi piacciono tanto….costa! Quasi fino a non accorgermi che avviene anche il contrario.
    Se ci accettassi m o forse camper Emma meglio

  8. Da Roit Silvano

    I due debitori insolventi descrivono la condizione del mondo che ignora il Vangelo di Gesu’.
    Siamo tutti debitori insolventi nei confronti di Dio che ci dona tutto,
    e pretendiamo di essere giusti tra noi servi sino all’ultimo centesimo.

    Mi sbagliero’ , ma penso proprio che dopo il Vangelo della misericordia e del perdono di Gesu’,
    almeno per chi ci crede, le cose dovrebbero cambiare.

    Il Vangelo e’ luce che illumina le tenebre del cuore umano.

  9. Sabino

    Exdemocristianonon pentito.
    Probabilmente lei non ha compiuto studi giuridici e questo non è’ certamente una colpa, Quello che intendevo esporre e’ che non puo’ esistere un’pbbligazione che si possa adempiere e quindi anche risolvere a piacere. Un contratto che lo prevedesse e’ nullo, come sanno gli studenti che affrontano le istituzioni di diritto privato. La critica radicale al matrimonio, quella che considera irrilevante l’pbbligo di fedeltà’ lo distrugge. Il divorzio delle prime legislazioni prevedeva infatti delle cause di scioglimento determinate e quindi non aveva questo effetto dirompente, che hanno invece le legislazioni più recenti in cui la volontà anche di uno solo (sotto il pretesto della cessazione della comunione tra i coniugi) fa venir meno il vincolo. Certo esistevano anche prima popoli in cui la fedeltà matrimoniale era sconosciuta, ma la la loro condizione di incapacità di progresso ci dovrebbe mettere sull’avviso di quanto sia importante l’istituzione matrimoniale nello sviluppo della civilta’. Quello che sta avvenendo nella nostra società occidentale, come le ho fatto notare senza successo, dovrebbe mettere tutti sull’avviso. Credo che chi ha cuore le sorti dell’uomo dovrebbe cogliere facilmente il deleterio effetto di certe concespzioni estremistiche. Quest intendevo dire e mi sembra strano che si devano fare osservazioni a tesi abbastanza chiare e fondate

    1. exdemocristianononpentito

      Veramente io sono laureato proprio in giurisprudenza e feci un ottimo esame di ist. Di diritto priv.. Lei dimentica i Contratti ad esecuzione continuata o periodica che prevedono la possibilità che lei esclude: artt. 1373, c. 2,del c.c.
      Se Il divorzio diventa una cosa facile e la gente ci ricorre facilmente (e ci sono scritti di Seneca e di Marziale, che lamentano lo svuotamento dell’Istituto matrimoniale) la formale affermazione della “fedeltà coniugale” è soltanto flatus vocis.
      Mi dispiace ma io non ho mai creduto molto alle definizioni formali quando i fatti le disattendono, e mi sembra che ci siamo già scontrati su una questione analoga, che non potei proseguire per la chiusura dei commenti. Ma forse fu un bene.

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