Dio, ti ringrazio

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di Costanza Miriano

Dio, ti ringrazio per il disgusto. Ti ringrazio per tutte le cose e le situazioni che me lo suscitano, tante, perché in fondo sono una bambina viziata. Ti ringrazio per i piedi freddi (benedetti i mariti caldi a letto) e la signora delle poste che ci mette quarantasette minuti a chiudere un pacco, per il fantasmagorico capriccio di Lavinia, tesi di laurea in capricciologia avanzata, per la verdura da scegliere, piena di terra, e l’intervistato che non arriva e il dentista che ritarda e il clima da serra nella sua sala d’aspetto e il sudore che scorre a rivoli lungo la schiena e il figlio che intanto chiama per chiedere il temperamine da compasso che gli serve entro ieri. Ti ringrazio per il marito che qualche volta mi ama in un modo così lontano da quello che desidero, servendo nel silenzio la famiglia, concreto, fattivo, quando io…

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4 pensieri su “Dio, ti ringrazio

  1. Da Roit Silvano

    Il gusto e’ qualcosa che si possono permettere i ricchi,
    i poveri hanno solo la necessita’.

    E’ solo quando ci accorgiamo del nostro limite
    che si aprono altre stade per la Conversione.

    Convertirsi e credere al vangelo ogni giorno
    e’ una cosa difficilissima per tutti:
    facciamoci coraggio a vicenda.
    Grazie

    1. Thelonious

      @Da Roit Silvano: chiedo scusa ma dissento dal fatto che il gusto sarebbe una cosa da ricchi.
      Al contrario, la conversione permette di gustare anche la quotidianità apparentemente più banale alla luce dell’avvenimento di Cristo: il gusto del vivere è una cosa per tutti, non lasciamola alla caviar gauche per favore.
      E’ proprio un ritrovato gusto di vivere (che non vuol dire gioie a buon mercato, ma una vita illuminata dalla speranza) che rende possibile la conversione quotidiana, e quindi non la rende “difficilissima per tutti”. Almeno, questa è la mia esperienza.
      Sullla necessità di aiutarsi a vicenda, invece, mi trovo pienamente d’accordo.

      1. Da Roit Silvano

        Thelonious grazie dell’appunto
        che mi permette di chiarire forse un po’ meglio cio’ che intendevo dire.

        “Il gusto e’ una cosa da ricchi la necesita’ da poveri”
        Faccio due esempi della vita materiale :
        chi non ha soldi e ha fame, mette sotto i denti quello che trova , e non puo’ molto permettersi di scegliere cio’ che vuole mangiare secondo i suoi gusti.
        Chi ha soldi invece puo’ prendersi lo sfizio di scegliere cio’ che gli piace mangiare.
        Il ricco puo’ scegliere il lavoro che vuole fare, ma il povero purtroppo deve prendersi il lavoro che trova, se riesce a trovarlo, e non ha molte possibilita’ di scelta.

        Nella vita spirituale , che e’ la vita vera, i poveri ( le persone umili che vivono di fede) fanno quello che Dio vuole da lorio e cio’ diventa una necessita’.
        Invece le persone ricche del loro mondo (e non di fede), secondo i loro gusti fanno quello che vogliono scambiando spesso i capricci per necessita’ .

        Per il resto condivido le affermazioni di Thelonious, che Ringrazio di nuovo per il suo appunto

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