Ansia da perfezione

di Maria Elena Rosati   trentamenouno

Mi piace scoprire le massime della strada: frasi epiche, pillole di filosofia del semaforo o della striscia pedonale, che ti vengono donate  senza che tu le chieda, e che arricchiscono ogni percorso.  Le ascolti dalla gente che cammina intorno a te, o le leggi sulle insegne dei negozi, o sui cartelloni pubblicitari; ti capitano addosso senza che tu faccia nulla, perché a volte basta solo restare fermi, per captare involontariamente queste massime di vita eccezionali. Come quella che ho sentito qualche giorno fa. Centro di Roma, ora di pranzo, la sottoscritta intenta a parcheggiare il motorino, e  due operai di passaggio, concentrati in una chiacchierata molto seria: <<Noi siamo programmati per vivere 40 anni>> – dice uno. Non riesco a percepire la risposta dell’altro, mentre il primo rilancia:<<Ma sì, il resto è tutto frutto dell’evoluzione>>.

Frase ad affetto, che mi ha fatto tornare alla mente un’altra massima di strada, letta invece sulla vetrina di un negozio molto fashion, mesi orsono: “Life is not about finding yourself. Life is about creating yourself” (più o meno “la vita non è trovare se stessi, ma creare se stessi”).  Ammetto che in questo caso la mia attenzione era stata colpita di più dalla scritta grande sotto  – “Saldi 50%” – , ma una volta confermato che le mie finanze precarie non mi permettevano nessun acquisto dalla suddetta vetrina, quella frase lapidaria ha iniziato a macinare nel cervello, fino ad ora, quando la filosofia da vetrina è stata richiamata dalla filosofia del panino.

Creare se stessi, farsi da soli. Come sarei se davvero mi fossi creata da me?  Lo so: sarei perfetta, come dico io.  Alta, magra, dotata di quella cosa che “mangio tutto, ma non ingrasso” – credo si chiami metabolismo veloce – , di capelli perennemente in piega, di una pelle di seta. Sarei naturalmente amante di ogni sport, che praticherei al massimo, senza sentire la fatica, bella come una dea anche la mattina appena sveglia,  simpatica a tutti, sempre, coltissima e in grado di intrattenere conversazioni su ogni argomento dello scibile umano, così da dispensare pillole di saggezza come fossero mentine. Capace di perdonare tutte le offese, sempre amabile, dura e dolce allo stesso tempo, esente dalle arrabbiature facili, e dalle ginocchiate sullo spigolo del letto di prima mattina (prima causa delle arrabbiature facili). Che altro? Ah sì: vista bionica, udito sopraffino, coraggio da leone, e forza di un bufalo, e poi, già che ci sono, aggiungerei la telecinesi, così da risolvere il problema del ritardo cronico, la lettura del pensiero, per piazzare sempre la frase giusta al momento giusto,  e l’impermeabilità del cuore. Basta con le lacrime, basta gli struggimenti, le malinconie e gli scrupoli che rendono ombrose certe giornate e ti fanno apparire debole, basta pure con gli eccessi di gioia,  per non dare fastidio a chi vive nella sofferenza.  Un cuore immobile, che – per citare Humphrey Bogart  in “Sabrina” –  non si piega, non si accartoccia, non fonde, non si lascia scalfire da nulla. Come Mary Poppins, potrei girare con il metro nella borsa per far vedere a tutti che sono “praticamente perfetta sotto ogni aspetto”, facendo pesare agli altri imperfezioni e debolezze:, e  se avessi uno zio che quando ride troppo vola sul soffitto, saprei riprenderlo con serietà impeccabile.

Caspita, però, che fatica la perfezione fai-da-te! Solo a raccontarla mi sono già stancata, oltre a notare che dovrei dotarmi di un equilibrio da acrobata, per tenere insieme tutte queste cose  senza cadere.

Ma poi perché crearsi da soli? Che fine ha fatto il buon vecchio “Conosci te stesso” con cui ci hanno tormentato durante gli anni del liceo? Aveva molto più senso: dando per scontato che qualcun altro ci ha creato, era un invito a conoscersi , esplorarsi, mettere il naso nella propria vita. E accorgersi così che siamo creature, incredibilmente complesse e articolate ma, chissà perché, volute da qualcuno che ci ha creato. Già, chi ci ha creato? Il catechismo di San Pio X lo spiega chiaramente: ci ha creato Dio. E alla domanda successiva, la risposta è altrettanto lapidaria: “ Chi è Dio?” “ Dio è l’essere perfettissimo , creatore e Signore del cielo  e della terra”. “Che significa perfettissimo?” “ Che Dio è ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia è potenza, sapienza e bontà infinita”. Chiaro, no?

Tutti poi, più o meno, ricordiamo che Dio ci ha creati a immagine e somiglianza sua. Come dire, saremmo già perfetti….se non ci fosse il peccato originale a rovinare tutto. Quel desiderio di essere più grandi di Dio stesso, più perfetti del perfetto,  ci ha allontanato, e ci ha portato così alla convinzione che la perfezione dobbiamo costruircela da soli, secondo il modello che abbiamo  in mente noi. E nella maggior parte dei casi, la perfezione secondo noi corrisponde ad avere, e a poter fare, tutto quello che ci va. Costruiamo così il nostro  lasciapassare, il passepartout che ci fa essere accolti sempre e ovunque: perfetti secondo noi, non sbagliamo mai un colpo, crediamo ad ogni cosa, ammettiamo ogni cosa, senza discutere, e chiamiamo verità tutto quello che ci viene messo sotto il naso. Tanto se il cuore è impermeabile, non si lamenterà della bugia, non si accorgerà della differenza. Saremmo simpatici a tutti perché saremmo adattabili a tutti, e   tutti ci accoglierebbero senza riserve. Perfetti e politically correct, l’accoppiata vincente.

Eppure sappiamo che non è così, lo sappiamo che è impossibile crearsi da soli, sappiamo di essere assolutamente imperfetti. Ce lo ricordano i nostri limiti, le nostre rabbie quotidiane, e gli scivoloni giornalieri; ce lo ricorda Gesù stesso, nel Vangelo, quando ci invita a “essere perfetti, come perfetto è il Padre vostro celeste” (Mt. 5, 48) –  che è quello di prima, cioè il perfettissimo – , subito dopo aver lanciato la bomba “amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”. E ci conferma che la perfezione non è mai in autonomia, ma nell’unità al Padre, perché così, perfezionati nell’unione, nella gloria che Lui stesso ci dona, possiamo essere testimoni dell’Amore di Dio (Gv. 17, 22-23). E poi l’idea che chi è perfetto è sicuramente sempre accettato è rischiosa, se pensiamo, come dice Giovanni all’inizio del suo Vangelo, che Dio stesso,  il Perfettissimo,  Vita e Luce per gli uomini, “splende nelle tenebre”, ma le tenebre non l’hanno accolta(Gv.1, 1-5).

L’unica vera perfezione nasce dall’opera del  Signore, “autore e perfezionatore della fede”(Eb.12.1): è  quel lasciarsi lavorare da Lui, lasciare che la sua mano cancelli l’idolo della perfezione selfmade, e ci rinnovi. Ci è stato detto senza tanti giri di parole: “Io vi pulirò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne”(Ez.36,25-26). La perfezione  che nasce da qui non è sterile, né chiusa nella contemplazione di sé, ma si apre al mondo, sull’esempio del Perfettissimo, che ama l’imperfezione umana, e la salva per renderla di nuovo simile a Lui, per regalargli così l’eternità che desidera, ben oltre la programmazione a 40 anni. Lo fa di nuovo, anche quest’anno, e la Settimana Santa che viviamo  ora ce lo ricorda.

Come sempre, bisogna scommettere tra il fidarsi e aprire il cuore al lavoro, e il continuare a fare da soli. Ma se vi ricordate bene, alla fine la Mary Poppins “praticamente perfetta sotto ogni aspetto” soffre in silenzio nell’allontanarsi dai bambini, e si ritrova completamente sola, a parlare con il manico di un ombrello a forma di pappagallo. Tutta ‘sta fatica, per scoprire che la perfezione impeccabile non sta in piedi da sola, e che il successo strepitoso del “supercalifragilistichespiralidoso” non basta. Anzi, non serve.

fonte: trenatmenouno

55 pensieri su “Ansia da perfezione

  1. nonpuoiessereserio

    Già, come quella preghiera che recitava Bob Kennedy: “…Gira e rigira quest’argilla come creta nelle mani del vasaio, dalle una forma e poi spezzala se vuoi…”

  2. lidia

    Proviamo a leggere la frase in positivo. La vita non è un trovarti, ma un crearti. Io non sono un’entità stabile, determinata una volta per tutte. Sono un essere umano in continua evoluzione. Ciò che mi ha creato, plasmato così come sono oggi sono le varie influenze: l’amore che ho ricevuto, i torti che ho subito. C’è una base che ho ricevuto (io sono nata qui, in un a determinata epoca ho determinati tratti somatici, una determinata famiglia, etc.) ma non sono predeterminata.
    “Creating yourself” potremmo interpretarlo come lasciamoci plasmare da Dio, facciamo scelte che ci rendano migliori e non peggiori (tipo evitiamo di ammorbarci con le fiction tutte sesso e e separazioni, andiamo invece all’Opera (una mia passione 😉 ).
    Un minimo di scelta nella vita c’è. Esercitiamo il potere che Dio diede ad Adamo ed Eva di coltivare la terra etc. creando vite migliori, per noi, ma soprattutto per gli altri (rispettiamo l’ambiente, facciamo volontariato, esercitiamo la carità, lavoriamo bene). Un creare positivo. Sempre sapendo che siccome siamo creature non siamo onnipotenti e dobbiamo imparare ad accettare i nostri limiti – quell’incapacità che mi costa, quel problema che vorrei non avere, quel difetto fisico, etc.

  3. jepitiegrace

    🙂 A proposito, prorpio ieri nella vetrina di un negozio ho visto una borsa molto fashion con una scritta:

    ‘L’importante non è essere Alte, ma essere all’altezza’.
    🙂

  4. G

    Bellissimo post!
    Non so se sia OT, ma a proposito di massime epiche mi capita spessissimo di sentir parlare di caratteristiche dei segni zodiacali.. Ci sono molte persone (non più adolescenti!) che credono che se sei nato in un certo mese, allora il tuo carattere ha certe caratteristiche. Ho notato che è un’abitudine piuttosto diffusa e radicata, e che condiziona tantissimo il giudizio sulle persone che si incontrano durante il proprio cammino. Come se le persone fossero catalogate in base al mese di nascita, e i nostri comportamenti e azioni siano dettati dall’attitudine che la data di nascita ci imprime, non dalla famiglia di origine e dalle esperienze di vita (in cui agisce la Provvidenza).
    La frase tipo è “Non credo agli oroscopi, ma alle caratteristiche dei segni zodiacali credo ci sia un fondo di verità”. Per me la Verità è un’altra, ma volente o nolente ne sono stata influenzata anche io qualche volta…

    1. lidia

      una mia amica una volta mi ha detto che secondo lei il mese di nascita influisce per l’ambiente che il bambino trova alla nascita. Se sei nato in europa meridionale/Medioriente a giugno l’ambiente esterno è decisamente diverso da se fossi nato in gennaio in Siberia. l’oroscopo come lo conosciamo (Ariete, Toro, etc.) noi si basa sulle stelle (cioè sul calendario) dell’emisfero nord (Europa) e forse ha “registrato” alcune caratteristiche dei nati i un determinato periodo, su cui forse le condizioni ambientali hanno influito. Io ho visto che spesso queste caratteristiche “ci prendono” – secondo me nascono dall’osservazione di secoli del carattere delle persone. Come tutte le tradizioni popolari, io direi che sono molto sagge. Un po’ come i proverbi: nascono dall’osservazione della natura umana e dei fenomeni naturali.
      Quanto alla divinazione, le stelle e il futuro, sono sciocchezze.

      1. Alessandro

        “È vero che i corpi celesti, in modo particolare la luna, esercitano un influsso sulla natura (si pensi semplicemente come ne tengano conto i contadini per la semina o per il travaso di vino). Possono influire insieme con altri fattori metereologici anche sull’umore delle persone e su eventi come il parto.

        Ma “non possono esercitare un influsso diretto sull’intelletto e la volontà” (S. TOMMASO, Somma Teologica, I-II, 9, 5).
        “L’uomo infatti ha la facoltà di giudicare e di riflettere su tutto quanto può operare, sia nell’uso delle cose esteriori, come nel secondare e respingere le passioni interne; e ciò sarebbe inutile se il nostro volere fosse causato dagli astri e non fosse in nostra facoltà. Non è quindi possibile che gli astri siano causa della nostra elezione volontaria” (S. TOMMASO, Summa contra gentiles, III, 85). Tutt’al più: “inclinant astra, sed non necessitant”. [gli astri inclinano, ma non necessitano, non determinano in maniera necessaria i comportamenti]
        Osserva giustamente il Peschke: “L’astrologia scientifica con le sue grossolane classificazioni secondo le costellazioni non è mai in grado di dare un oroscopo veramente individuale per ogni singola persona. Le posizioni delle stelle, per tutti coloro che sono nati approssimativamente nello steso tempo, sono le stesse, il che dovrebbe condurre allo stesso oroscopo e di conseguenza allo stesso destino per tutti. Decine di persone hanno lo steso oroscopo di Napoleone, Goethe o Gandhi. Ma chi di loro ha avuto gli stessi talenti o lo stesso destino? Questo non è vero neppure per i gemelli” (K.H. PESCHKE, Etica cristiana, p. 145).

        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=235

        1. JoeTurner

          Peschke dimentica l’ascendente.L’ascendente, lo sanno tutti, è F O N D A M E N T A L E !!!
          E cambia ogni quarto d’ora….

      2. vale

        Ci fu un libro uscito verso la fine degli anni ’90 : “la scrittura celeste.la nascita dell’astrologia in mesopotamia”.che illustra,riportando le interpretazioni dei movimenti astrali del tempo tratte dalle innumerevoli tavolette ed altre fonti studiate dall’archeologia,che-per loro- tutte le manifestazioni celesti prefigurassero avvenimenti terrestri.( inclusa la cometa seguita dai Magoi?).
        nulla a che fare con gli oroscopi di oggi.

    2. JoeTurner

      sì anch’io credo che gli astri abbiano influenze sul nostro carattere e formino le nostre caratteristiche peculiari, anzi è provato scientificamente altrimenti non si spiegherebbero fenomeni tipo le maree o la disposizione dei denti degli inglesi. Io ad esempio sono nato lo stesso giorno del portiere Franco Tancredi e del batterista Phil Collins due persone che devono la loro fortuna alle mani e anch’io nel mio piccolo sono il più bravo del condominio a giocare a shangai.

  5. Donne che amano in modo particolare i loro figli sono in genere vanitose e illuse. Le donne che non fanno gran caso dei loro figli, hanno in genere ragione, ma lasciano intendere che da un padre simile non c’era da aspettarsi figlio migliore: così si rivela la loro vanità

    1. Badi a come parla di Cornelia madre dei Gracchi

      (mi scuso per aver wikipedato, ma è la sola immagine grande abbastanza da lasciar apprezzare i dettagli 😉 )

  6. Alessandro

    Già citata, ma funziona bene con il post di oggi:

    “C’è ancora una terza tappa decisiva nel cammino di conversione di sant’Agostino.
    Dopo la sua Ordinazione sacerdotale, egli aveva chiesto un periodo di vacanza per poter studiare più a fondo le Sacre Scritture.
    Il suo primo ciclo di omelie, dopo questa pausa di riflessione, riguardò il Discorso della montagna; vi spiegava la via della retta vita, “della vita perfetta” indicata in modo nuovo da Cristo – la presentava come un pellegrinaggio sul monte santo della Parola di Dio. In queste omelie si può percepire ancora tutto l’entusiasmo della fede appena trovata e vissuta: la ferma convinzione che il battezzato, vivendo totalmente secondo il messaggio di Cristo, può essere, appunto, “perfetto” secondo il Sermone della montagna.

    Circa vent’anni dopo, Agostino scrisse un libro intitolato Le Ritrattazioni, in cui passa in rassegna in modo critico le sue opere redatte fino a quel momento, apportando correzioni laddove, nel frattempo, aveva appreso cose nuove.

    Riguardo all’ideale della perfezione nelle sue omelie sul Discorso della montagna annota: “Nel frattempo ho compreso che uno solo è veramente perfetto e che le parole del Discorso della montagna sono totalmente realizzate in uno solo: in Gesù Cristo stesso. Tutta la Chiesa invece – tutti noi, inclusi gli Apostoli – dobbiamo pregare ogni giorno: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (cfr Retract. I 19, 1-3).

    Agostino aveva appreso un ultimo grado di umiltà – non soltanto l’umiltà di inserire il suo grande pensiero nella fede umile della Chiesa, non solo l’umiltà di tradurre le sue grandi conoscenze nella semplicità dell’annuncio, ma anche l’umiltà di riconoscere che a lui stesso e all’intera Chiesa peregrinante era ed è continuamente necessaria la bontà misericordiosa di un Dio che perdona ogni giorno. E noi – aggiungeva – ci rendiamo simili a Cristo, l’unico Perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come Lui persone di misericordia.”

    (Benedetto XVI, Omelia della Concelebrazione Eucaristica con i Vescovi della Lombardia, i Sacerdoti della Diocesi e una rappresentanza dei Padri Agostiniani a Pavia, 22 aprile 2007)

  7. Mario G.

    @ agli autori e Costanza in primis, grazie per avermi fatto conoscere gli scritti di Maria Elena.

    Questo in particolare è tra i più raffinati e geniali che abbia letto delle sue condivisioni.

    Buona Pasqua a tutti!

  8. Alessandro:
    “inclinant astra, sed non necessitant”….e aggiunge, S. Tommaso,nel “Beneficium aeternum” : “propterea supra nos siderum incidit inclinationem , quam nos possumusducere ad bonum, sed non vitare.”

    1. vale

      non vorrei essermi spiegato male:
      l’autore del libro che ho citato prima era Giovanni Pettinato,uno dei più famosi assiriologi internazionali.( oltreché uno dei decifratori della lingua eblaitica).
      il concetto di allora era che ad ogni configurazione celeste corrispondesse, a chi aveva occhi per leggere i segni dei tempi e del cielo,un tipo di avvenimento sulla terra. quasi come se il cielo volesse preavvertire gli uomini di determinati avvenimenti.
      non c’entrava nulla con l’effetto di qualsivoglia forza naturale sul comportamento umano,che è dettato ,oltreché da alcune circostanze contingenti-ma alle quali uomini diversi rispondono in modo diverso anche se simile per gli scopi-dal libero arbitrio.

    2. Agostino dice: Ciò che l’uomo può dire di più bello di Dio è tacere, per la sapienza della ricchezza interiore.. Taci dunque e non BLATERARE, perché se lo fai, stai proferendo menzogne e commetti peccato, .Neppure devi voler comprendere qualcosa di Dio, perchè egli è aldisopra di ogni comprensione. Se comprendi qualcosa di Dio, egli non è niente di ciò, e, per il fatto di conoscere qualcosa di Dio, cadi nell’ignoranza, e dall’ignoranza nella bestialità:infatti è animale ciò che nelle creature è nsenza conoscenza. Se, dunque, non vuoi diventare una BESTIA, non conoscere nulla di Dio, inesprimibile con la parola.

  9. Roberto

    Una persona sotto i trent’anni che cita il Catechismo Maggiore mi scalda sempre il cuore! 😀

  10. Erika

    Mary Poppins la trovo insopportabile, con le sue manie di perfezione e quell’aria finto dolce.
    Allo stesso modo penso che, se dovessi “crearmi” da sola, non apporterei modifiche sostanziali.
    Non certo perché mi ritengo vicina alla perfezione, ma perché il nostro concetto di perfezione è così banale che verremmo fuori più insopportabili ancora di Mary Poppins e le cose che penso di dover cambiare di me è già in mio potere cambiarle (non sono stata “creata” pigra, vanitosa, petulante ecc., nessuno mi impedisce di correggere la mia indole…)
    Pensate quanti piccoli piaceri ci perderemmo se fossimo perfetti, secondo i nostri canoni…
    Dal piacere di pettinarsi la mattina a quello di sentirci fieri di noi stessi perché abbiamo qualcosa di buono.
    No, no, penso davvero che se fossimo “perfetti” saremmo disperatamente soli.
    Come Mary Poppins.

      1. Filia ecclesiae.
        Ma Simone Weil, la protetta da Thibon, non è che abbia mai avuto grande considerazione del cattolicesimo,
        la intendeva in un altro modo, lei, la perfezion, più mistica, piuttosto che no.

        1. Andreas Hofer

          @ Alvise

          Ne ha avuto così poca considerazione da intraprendere lo studio del dogma cattolico con un impegno, un rigore, una serietà e una dedizione impressionanti. Come era giusto che fosse: una testimonianza di amore per la verità che deve far rabbirividire noi “cattolici della domenica”. Lei era consapevole come ad essere in gioco fosse la sua vita. E fece bene a riufiutare una conversione per la quale, evidentemente, interiormente non si giudicava pronta. Il grosso ostacolo per Simone era l’edificio istituzionale del cattolicesimo, il suo aspetto sociale, che le ricordava troppo il Grande Animale platonico.
          Finché un giorno, praticamente sul letto di morte, non chiese e ottenne il battesimo. Cosa sia successo nel suo intimo resta un mistero nei confronti del quale non si può che osservare il più profondo rispetto.

          1. Alvise, sono arrivata in ritardo, ma Andreas ha risposto alla grande.
            Nutro una profonda stima nonché rispetto per Simone Weil come per tutte le persone alla ricerca della verità.
            Nell’anima di queste persone sta accadendo un mistero che noi non possiamo neanche immaginare ed è meglio
            in questi casi di non indagare o disturbare il lavoro paziente di Dio. Fuori c’è un cartello: Lavori in corso.
            Lo osservo spesso nelle persone e al massimo prego per loro, in silenzio.

          2. L’edificio istituzionale, o l’aspetto sociale? Sono due cose distinte. Tra l’altro, quanto all’aspetto sociale, mi sembra che Simone Weil abbia testimoniato nella la sua vita un “certo2 interesse verso questo seconda delle due cose.

            “accettare l’ordine dell’universo, recuperare lo stoicismo, purificare il cristianesimo dall’eredità di Israele -scriveva S.W.
            in chiusura ai suoi quaderni- occorre una nuova religione,oppure un cristianesimo mutato al punto da diventare altro, o altra cosa”
            Quaderni IV pag. 246, 352 Adelphi 1988

            1. Andreas Hofer

              Certamente, la socialità umana non le era affatto indifferente. Basta pensare a una delle sue opere più profonde, “L’enracinement” (“La prima radice” in italiano). La sete di assoluto e purezza della Weil le impediva di appartenere a una forma di vita collettiva, alla religione organizzata, Le avrebbe fatto orrore dire, con Gomez Davila, che il «cattolicesimo è la mia patria».
              Infatti scrive, «io non voglio essere adottata da un ambiente, abitare in un ambiente in cui si dica «noi» e far parte di questo «noi», sentirmi a casa mia in un ambiente umano, qualunque esso sia. Dicendo «non voglio» mi esprimo male, perché lo vorrei: tutto ciò è molto piacevole, ma sento che non mi è permesso, sente che per me è necessario, che mi è prescritto di starmene sola, straniera e in esilo rispetto a qualsiasi ambiente umano, senza eccezione» (“Attesa di Dio”, Rusconi, Milano 1972, p. 17)

              1. Non è affatto semplice distinguere fra Cattolicesimo e cristianesimo in generale e credo che abbia avuto qualche problema in tal senso.
                L’universalità della nostra fede non è solo un “noi” come gruppo eletto, ma un “tutti” perché la Chiesa è, o dovrebbe essere LA Chiesa di tutti. Si fa fatica a comprendere questa verità perché è immensa, eppure semplice.
                Credo che la verità sia sempre chiara e semplice, siamo noi che complichiamo le cose con le nostre ipotesi, lo squilibrio e siamo capaci di fare le domande sbagliate per avere delle risposte giuste.

                1. Andreas Hofer

                  No, non è semplice. Anche perché occorre vedere anche il “punto di partenza” da cui si approccia la fede. Quello della Weil era l’«irreligione naturale». Era solo nominalmente ebrea, fu cresciuta ed educata in un ambiente pressoché impermeabile alla trascendenza. Da lì partì la sua ricerca ardente e tortuosa: da una “temperatura religiosa” prossima allo zero. Chiaramente, essendo un genio filosofico, per assentire alla fede doveva trovare delle ragioni valide e credibili per lei. Come del resto la Chiesa ha sempre riconosciuto: la persona deve prima vedere che deve credere. Ma queste condizioni soggettive sono note solo a Dio.

    1. Erika, l’aria finto dolce di MP è un’invenzione disneyana, proprio come la mamma suffragetta e rimbambita. Il personaggio di Pamela L. Travers è immensamente più spigolosa, puntuta, complicata e … tutt’altro che sola.

        1. Alessandro

          A proposito di nomi: segnalo che Ratzinger si chiama Joseph Aloisius, cioè… Giuseppe ALVISE

            1. Pensi a quanto ce ne correva tra il domenicano Pietro da Verona (1205-1252), meglio noto come san Pietro Martire, e il sicario Carino da Balsamo che lo ammazzò a colpi di roncola. Eppure Carino si pentì dell’assassinio, morì in fama di santità nel convento domenicano di Forlì e oggi è venerato come beato.
              Di strada se ne può fare molta 😉

        2. 61Angeloextralarge

          Alvise Maria: inoltre è stato Giovanni Paolo II a beatificare prima e santificare poi, sr. Maria Faustina Kowalska. Sempre lui ha istituito, la prima domenica dopo Pasqua, la Festa Liturgica della Divina Miserirodia. Per non dimenticare che è tornato alla Casa del Padre, proprio la sera della vigilia di questa Festa da lui tanto voluta!

  11. non so se esista l’ansia da perfezione, intendo come paranoia sociale, sicuramente c’è una scuola di pensiero che enfatizza l’imperfezione.

    TADS

  12. questo post mi è capitato sotto gli occhi proprio nel momento giusto… è un po’ che mi sento in ansia per il mio aspetto, il mio abbigliamento, il mio modo di fare. Ho messo impegno e fatica per capire me stessa e tirare fuori il meglio che posso dalla mia insicurezza a timidezza cronica… e ora mi ritrovo a lavorare in un posto dove apparire a volte sembra essere più importante dell’essere, in un posto dove mi vengono fatte smorfie di disappunto per le mie scarpe, le mie magliette, il mio trucco… e non lavoro nell’ambiente moda!!! Mi sento davvero giù, con la mia capo provo a fare buon viso a cattivo gioco ma in realtà ci sto male, perché so di impegnarmi molto per questo lavoro, ma vedo che molto di quello che faccio viene messo in ombra dai pregiudizi sul mio aspetto – che non è poi così terribile, giuro! Il problema è che più mi sento a disagio, più torno a sentire il bisogno di nascondermi, e lo faccio smettendo di truccarmi e mettendo gli abiti più modesti che ho. Un bel circolo vizioso, eh? 🙂

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