L’Eco lontano

di Silvia Guidi       L’Osservatore Romano

Troppo difficile e raffinato, inaccessibile alla massa, a quel volgo profano che, da Orazio in poi, ogni intellettuale d’élite che si rispetti si vanta di odiare e tenere accuratamente a distanza? No, solo troppo noioso. Irrimediabilmente noioso. Talmente noioso da risultare illeggibile, Il cimitero di Praga. Raramente, però, compaiono sulla stampa italiana aggettivi così semplici e diretti come «noioso» e «illeggibile» quando un romanzo porta la firma di Umberto Eco; per trovarli bisogna sfogliare le rassegne stampa internazionali.

Nel lontano 1995, per citare un esempio che risale a 16 anni fa, in pochi hanno avuto il coraggio di tradurre boring con il suo sinonimo italiano, paralizzati da una sorta di timore reverenziale: nelle recensioni italiane a L’isola del giorno prima vennero sistematicamente ignorati i commenti poco entusiasti della stampa inglese, e taciute del tutto le spietate e circostanziate diagnosi di «Sunday Telegraph» e «Independent».

In tanti articoli — tra le poche eccezioni, il commento di Riccardo Orizio uscito sul «Corriere della Sera» il 2 ottobre 1995 — veniva censurato perfino l’elegante l’epiteto «L’Armani dell’Accademia» coniato da Noel Malcolm, che contemperava stima e critica, arguzia e perfidia, in difficile equilibrio tra il complimento e la stroncatura, una definizione «sbianchettata» forse per non rischiare di offendere in un colpo solo due figure simbolo del Made in Italy, il guru della moda e l’intellettuale italiano non necessariamente più apocalittico ma certamente più integrato nel mercato globale. Tanta acqua e altrettanti fiumi di inchiostro sono passati sotto i ponti, molte cose sono cambiate dagli anni Novanta a oggi ma non l’eccesso di prudenza — per usare un eufemismo — dei letterati italiani, la cronica difficoltà a chiamare le cose con il loro nome che rende provinciale e prevedibile gran parte della critica militante (non solo italiana).

Nel dilagare del conformismo automatico di giornalisti e recensori, spesso generato più dalla pigrizia che da un opportunismo consapevole, spiccano mosche bianche che confermano la regola con la loro eccezione, come la spericolata sincerità di Alfonso Berardinelli — «Se fosse per le mie opinioni critiche, i romanzi di Umberto Eco e il libro di filosofia di Severino potrebbero sprofondare nella pattumiera» — o la sfrontatezza ironica di Ken Follett («Preferirei non essere così noioso», è la battuta ad effetto che riserva a chi crede di lusingarlo paragonando i suoi romanzi a quelli del semiologo italiano).

Last but not least, l’articolo uscito il 9 ottobre scorso su «la Repubblica» alla vigilia della fiera del libro di Francoforte, in cui Andrea Tarquini osa citare una doppia critica all’ultimo libro appena uscito in Germania, una stroncatura bipartisan si direbbe in politichese, perché firmata dai critici letterari della liberalprogressista «Süddeutsche Zeitung» e della liberalconservatrice «Frankfurter Allgemeine Zeitung». Secondo la prima, Il cimitero di Praga «è, nel migliore dei casi, un fallimento di alto livello, un noioso ammasso di inverosimiglianze grottesche».

Non appena ci si addentra nella storia reale, continua il quotidiano di Monaco, il romanzo smette di interessare; come testo letterario non è né particolarmente avvincente né divertente e come opera storica risente di un errore strutturale. Non meno duro è il giudizio della «Frankfurter Allgemeine Zeitung»: dopo le prime trecento pagine «non si tratta più di un romanzo ma di uno schedario di persone, mappe stradali e bibliografia», mentre «si leggono di continuo note a pié di pagina senza notare altra cosa se non che il libro prima o poi dà sui nervi, poiché hai capito da tempo ciò che voleva dirti».

Umberto Eco, chiosa Gustav Seibt sul quotidiano di Monaco, questa volta se l’è presa comoda: «Il cimitero di Praga non centra quello che è proprio il punto più importante del materiale: la storia collettiva della nascita e l’effetto collettivo dei Protocolli dei Savi di Sion. Alla scrittura di questo testo tremendo hanno collaborato tre generazioni, e i suoi effetti perdurano da oltre un secolo. Dinanzi alla bassezza dello scritto, questo è molto più misterioso perfino della cloaca di Parigi, nella quale l’assassino Simonini getta i cadaveri. Umberto Eco ha sempre voluto essere uno scrittore dell’illuminismo, ma questa volta si è reso le cose troppo facili».

Cadendo nella trappola dello sfoggio di erudizione fine a se stesso ed esponendosi al rischio già chiaramente percepito e oggetto di dibattito tra gli oulipienes più seri negli anni Sessanta del Novecento (OuLiPo è l’acronimo di Ouvroir de Littérature Potentielle, l’officina matematico-artistica nata dal sogno di fondere letteratura e scienze esatte): quello di comporre un’opera che diverte molto chi la scrive ma pochissimo chi la legge.

fonte: L’Osservatore Romano del 13 ottobre 2011

leggi anche Il ragazzo può fare di più e Di Narciso, di Eco e d’altre sciocchezze

42 pensieri su “L’Eco lontano

  1. Adriano

    Ancora Umberto Eco??? Il suo spirito continua ad aleggiare a mo’ di fantasma in questo blog. Che, è diventato un circolo letterario qui? E tutto questo onore è legato poi a una sua (infelice?) battuta sul Papa! Ma se è così, scusate, perché non stare sul tema? Perché poi ttaccare qualcuno su un ambito completamente diverso? Mi sembra come quel commentatore nel post di ieri che ha inveito contro l’autrice facendo leva su sue presunte parentele… Che non c’entrava nulla con l’argomento.
    Così come questo articolo letterario non c’entra nulla in un blog come questo.

    O sbaglio?

    1. admin

      1) proprio perchè se n’è parlato chiudiamo il cerchio
      2) la “battuta” sul papa qui non c’entra, si parla dell’ultimo libro di Eco
      3) gli argomenti del blog li scegliamo noi e possono anche essere inconsueti (tant’è vero che si sono fatte anche delle Chiacchiere dello spogliatoio)
      4) abbiamo comunque il massimo rispetto de L’Osservatore Romano e rilanciare un suo articolo va sempre bene
      5) una domanda: ma non ti sta ma bene niente ?

      1. A me Eco mi sta sulle palle, mi è sempre stato sulle palle, ma sono d’accordo con quanto dice Adriano, non è nobile vendicarsi a questo modo contro chi ha osato criticare il papa, a proposito del quale e della cosiddetta teologia volevo ieri provarmi a dire (ma ero già a letto coi polli) che un conto è la teologia un altro conto i discorsi e le encicliche di etica di edificazione morale di analisi sociale-politico-religiosa della crisi (sempre crisi ci sono!) in atto nel mondo contemporaneo, teologia è un’altra cosa.

            1. …e non ha mai preteso di esserlo.
              Se vogliamo farci un’idea di un bel libro di teologia contemporanea possiamo prendere l’Introduzione al Cristianesimo di Ratzinger, per esempio…

      2. Adriano

        “una domanda: ma non ti sta ma bene niente ?”

        Ma non è vero: quando mi dico d’accordo è poi l’autore del post che afferma che non è così… Chissà perché… 🙂

            1. e sembrava anche che avessi capito e accolto.
              si vede che il mononeurone ha ripreso a girare “in direzione ostinata e contraria”.
              nihil novi.

            2. Adriano

              Francamente la risposta che avevi dato allora non era chiara, per cui, visto che non avevo voglia di intavolare una discussione più approfondita (e avendo colto che probabilmente non avrei ottenuto risposte, se non le solite menate sul trollismo e altri attacchi personali che lasciano il tempo che trovano) avevo concluso che temevi di trovarmi d’accordo con te.
              Tutto qui.
              7-3-5-1

              1. no, per carità… e perché mai dovrei temere di trovarti d’accordo? Ti mostrai perché non lo eri, e le mie repliche sono state chiarissime (specie le ultime): poi, sono abbastanza ognunista anch’io da dire che ognuno può dissentire dalle mie parole (quando non sto parlando di cose indiscutibili), ma normalmente gioisco di piacere spontaneo quando un altro condivide le mie idee. Se però questo non accade è inutile dire che è accaduto.

  2. Daniela Yeshua

    Buongiorno, Admin.
    Buongiorno, Silvia Guidi.
    Buongiorno Umberto Eco.

    Un poco di silenzio, perfavore.

    Vi prego di lasciare gli spazzolini dove vi pare. Non c’è tempo per più nulla, adesso. Si. Bene, sedetevi. Cyrano, allacciati le scarpe. Niente panico. Appena vi sarà il massimo silenzio potrò comunicarvi dalla sala Presidenziale il messaggio del secolo. Alvise, non scherzare, niente alieni, è una questione della titanica importanza.
    Ho da consegnarvi il senso della vita, uno per uno, aprite bene il palmo.
    Dunque.
    Ne converrete certamente TUTTI – e dalle Antille al Guatemala (basta ci sia anche la Francia) o voi che dal pianeta Terra tutto, in codesto blog sostate:

    SONO QUI APPENA SVEGLIATAMI PER AVVISARVI TUTTI e TRECENTOMILA
    CHE… LA QUI PRESENTE TURRIS ….
    CHE OGGI TURRIS…
    OGGI/OGGI/OGGI…

    ( 😀 )

    – Bene.
    Mi riaccomodo sul trono.
    Il senso della vita al vostro orecchio almeno per oggi è stato bell’ e consegnato. (Giù le trombe un attimo ancora). Ho ordinato col sopracciglio al nulla, e almeno per oggi, ALVISEMIOADORATISSIMO: non vi risucchierà nel non senso del vivere. Cosicchè oggi sapete cosa dovete fare.

    La vostra gratitudine, lo vedo, lo vedo, tranquilli. Però uno alla volta per favore. Cerchiamo di ossequiare mantenendo un minimo di ordine.

    Alllora: i doni degli eunuchi da quella parte. Quelli della regina del sud qui, ai piedi di Salomone boccheggiante ai miei aulici piedi. Coraggio, avanti, non c’è molto tempo, oggi è speciale, ma solo fino a mezzanotte. Trentacinque, si. Una principessa nella torre oggi trentacinquenne e ancora zero figli. Vediamo di rimediare con un minimo di fantasia, d’accordo? Tu, lì in fondo alla sola, si si, proprio tu, allora, che cosa dici che hai portato? Ma come sarebbe a dire che passavi da queste parti per leggere il post del giorno e non te ne frega nulla della principessa Turris?
    – QUESTI SO’ TUTTI PAZZI.

    1. Dolce Candy, facciamo strombazzare un po’ gli angeli e gli arcangeli e i cherubini affinché ti delizino con le loro melodie celestiali in un anticipo di festa totale. 35 anni per tre e faremo un festone eterno. Aguguri

    2. Roberto

      Cento di questi giorni a Sua Maestà!
      [ma perché porre limiti alla Divina Provvidenza?]
      Mi permetto di regalarle un ascensore, perché tutti questi gradini mi hanno stroncato!

  3. DaniCor

    Oh no!!!!
    Troppo bello per essere vero! Oggi il compleanno della mia Princesa Danielinha e anche un articolo della mia amica Silvia Guidi! E io che sono in autogrill, giusto pausa caffè per non addormentarmi… Sto cantiere… Devo andare… Gli elettricisti mi attendono… Un abbraccio al volo, poi torno!!!
    Silviaaaaaaa, mia Charlie’s Angel Romanaaaaa, ci manchiiiii!!!!!

  4. Umberto Eco ha insultato il Papa mettendo in dubbio la sua competenza filosofica e teologica, mi sembra il minimo ricordargli che per poter parlare del Papa in questo modo irriverente (come ha poi detto l’ateo Costanzo Preve) dovrebbe almeno poterselo permettere. Qui in Italia è idolatrato dall’intellighenzia progressista, ma è Oltralpe che vedono i piedi d’argilla di questo idolo, “noioso”, “illeggibile” e -aggiungo io- insipiente!

  5. Adriano

    Se, come dice admin, la battuta sul Papa non c’entra con questo post, allora fa un po’ strano vedere che l’unico altro commento in argomento parli proprio di questo… Quello di Vento dell’Ovest (a proposito, chi si potrebbe permettere di criticare il Papa?)

    Detto ciò, continuo a considerare questo un colpo basso, questo, per chiudere il cerchio; mi ricorda, in piccolo e con maggiore buona fede, un caso di attacco laterale nel mondo della stampa di qualche tempo fa…

    Buona notte

    1. Adriano, io non sono il portavoce di questo blog o tantomeno dell’Osservatore Romano, parlo per me e solo per me. Personalmente non trovo nulla di ignobile a qualificare Eco per quello che è, un pallone gonfiato che ha smesso di fare letteratura da tempo (se mai ha iniziato). E non ci si può ergere a giudici del Papa o del Padreterno se si è solo dei palloni gonfiati. La tua polemica sarebbe più gradita se non facesse capolino da dietro l’apologia di Eco e della sua presuntà libertà di insultare il Papa.

      1. Adriano

        Io che faccio l’apologia di Eco? Ti svelo un segreto: non ho mai letto un suo libro. E francamente non ci tengo.

        Ho solo fatto una domanda: chi si potrebbe permettere di criticare il Papa? Se la risposta è “nessuno” allora è inutile star qui a dire che Eco è un pallone gonfiato e quindi LUI non può (sottintendendo che qualcuno potrebbe…)

        Ribadisco: continuo a considerare un colpo basso questo, a prescindere da quello che penso (o non penso) di Umberto Eco.

        1. admin

          si può criticare il papa? evidentemente si può visto che lo fanno in tanti (quelle di Eco poi non le definirei neanche critiche se è per questo…)
          ce la possiamo prendere (in questo blog che, ti ricordo, non è un ramo del parlamento) con Eco per questo? la risposta è la stessa: sì! 1, 2, 3, o anche 10 volte.

          1. Adriano

            “ce la possiamo prendere (in questo blog che, ti ricordo, non è un ramo del parlamento) con Eco per questo?”

            Per questo sì. Usando un altro argomento, secondo me, no.

            1. Ma il problema è che questo NON è un altro argomento! Si sta sempre parlando di cultura, di erudizione, di intelligenza. Siccome Eco di queste cose si vanta molto ma ne dimostra poco (Ipse dixit, la critica straniera, non noi!), possiamo sollevare il ragionevole dubbio che il semiologo consideri il Papa un incompetente solo perchè non riesce a comprenderne gli scritti…o più semplicemente non li ha mai nemmeno presi in mano. Non so quale delle due cose sarebbe peggio per un intellettuale così borioso.

    1. paulbratter

      gente che passa da un forma di egoismo ad un’altra, magari con un plaid sulle ginocchia ma sempre a guardarsi la punta dei piedi

  6. Daniela Yeshua

    Carissimi TUTTI, lo so che è illegale cavarsela con così poco ma:
    – GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, per ogni singolo augurio e + piccolo pensiero, e sentita delicatezza, e ricercato video, e feisbukkiano post scivolatomi da voi stupendi nel mio cuoricino ormai in pappetta, rendendo il mio 35° compleanno tra i più dolci.
    Grazie, grazie, grazie….fratelli carissimi.
    – Carissimi.
    Vi voglio tanto tanto bene.

I commenti sono chiusi.