I cattolici lo fanno meglio

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano per Il Timone

Come sappiamo bene noi che leggiamo queste pagine, la Chiesa è stata guardata dall’esterno con le lenti sfocate del pregiudizio in molti ambiti, ma quello in cui la vulgata è tanto lontana dalla realtà da diventarne quasi il contrario è quello che vuole i cattolici sessualmente insoddisfatti , repressi, infelici.

La verità è esattamente quella opposta. A essere infelici – almeno a quanto mi risulta dai racconti, dalle confidenze, da tanti dettagli che vedo, e certo a quanto risulta dall’instabilità delle coppie – sono i figli della liberazione sessuale, quelli che hanno ereditato da una generazione sciagurata di padri e di madri una visione della sessualità triste e sterile.

Sono loro che dopo un po’ se ne stancano, addirittura arrivando a disinteressarsene, o al contrario a cercare novità in modo bulimico. Sono loro a non attingere che a una parte piccolissima dell’avventura alla quale Dio chiama l’uomo e la donna, anche attraverso la sessualità. Insomma, i cattolici lo fanno meglio (una volta mi è uscita questa frase a un convegno, e degli amici ne hanno fatto lo slogan per una maglietta: catholics do it better!). Dio infatti ama la relazione sessuale tra un uomo e una donna, e l’ha resa così nobile e meravigliosa da affidargli niente di meno che la vita degli uomini, le predilette fra le sue creature. Scrive san Tommaso che il piacere che potevano provare Adamo ed Eva prima della caduta del peccato originale era qualcosa di sublime, altissimo, fortissimo. Quindi, che il piacere non è peccato, anzi, il piacere con il peccato diminuisce, la Chiesa lo sa da sempre (è il nemico che come al solito – che poca fantasia ha! – vuole convincerci che Dio è invidioso del nostro piacere).

Detto questo, anche noi che sappiamo che il sesso di per sé è una cosa buona, noi che cerchiamo di viverlo all’interno del sacramento, come Dio vuole, aperti alla vita, nella comunione profonda con lo sposo, in una sempre più profonda alleanza di vita di cui la sessualità è solo uno dei linguaggi, anche noi dobbiamo avere cura di questo tesoro prezioso, perché non è scontato che le cose funzionino, non da sole. Intendo dire che c’è sempre il rischio di lasciare il tempo per l’intimità per ultimo nella lunga lista delle cose da. È importante  non lasciarla come una delle tante pratiche da sbrigare in una lunga e affannosa corsa verso la fine della giornata. È importante dedicare attenzione e cura e tempo e creatività perché l’attrazione non si spenga.

Ecco, io non sono un’esperta, né una sessuologa né altro, non so molto più di questo, posso solo raccontare della mia esperienza e di quella di tante persone che si sono confidate con me in questi anni in cui sono andata in giro per l’Italia a parlare di matrimonio.

Gli uomini mi hanno spessissimo raccontato di essersi sentiti trascurati dalle spose, soprattutto dopo la nascita dei figli. Credo che di questo grave peccato dovremo rendere conto a Dio, noi mogli. La Chiesa non ha mai detto che il fine ultimo della Chiesa è la generazione dei figli. Il fine ultimo è l’alleanza con lo sposo, compagno di cammino verso Dio, in una comunione che deve essere sempre più vera e profonda col procedere degli anni. È per questo che anche con il declinare della bellezza fisica, poiché la comunione può invece diventare sempre più profonda, le coppie continuano a parlare il linguaggio del sesso, e anzi arrivare a un’intesa ancora maggiore che negli anni iniziali. Quelle relazioni basate solo sull’attrazione fisica, che poi si spegne, non sono secondo il progetto di Dio sul matrimonio. E se succede – sì, succede anche a tanti cattolici di sposarsi solo sull’onda dell’attrazione (la sessualità vissuta precocemente non aiuta a conoscersi davvero) – be’, allora è necessario un cammino di conversione della coppia, una nuova adesione alla chiamata, un approfondimento di cammino, sempre possibile quando c’è un sacramento, perché come diceva don Giussani, tu ti puoi sbagliare, ma Dio no, e una volta che ha benedetto le nozze, le rende sacre. Dunque, è importantissimo che le donne, anche quando diventano mamme, non dimentichino di essere prima di tutto spose,  anche quando sono completamente gratificate da quel minuscolo esserino irresistibile che dipende totalmente da loro, anche quando magari sono stanche morte dopo giornate fatte di accudimento dei figli e della casa e del lavoro, anche quando, essendo umane, l’unica cosa che vorrebbero quando finalmente possono fermare la loro corsa diurna è svenire su una qualsiasi superficie. È importante che non ci dimentichiamo di farci belle, di dedicare attenzione, tempo, tenerezza. La sessualità può essere una delle forme più alte di preghiera, perché è uno dei luoghi più importanti anche per sperimentare la nostra consegna a Dio attraverso l’altro.

Quanto agli uomini, quello di cui si lamentano con me le donne è che a volte si sentono desiderate solo fisicamente, quando la relazione intima non è la prosecuzione naturale di una serie di attenzioni  ricevute dal marito durante la giornata. L’uomo infatti funziona diversamente, ha un interruttore on off anche per la sessualità, il suo desiderio può essere stimolato anche solo dalla vista o dal contatto, la donna invece non è a compartimenti stagni. Gesti affrettati, parole dure, freddezza, o anche solo distrazione durante tutta la giornata, non aiutano la donna a desiderare l’uomo. Per la donna l’unione sessuale deve essere la naturale prosecuzione di altri gesti ed è importante per lei vedere nello sposo generosità, attenzione ai modi, ai tempi, ai ritmi (attenzioni che anche lei deve avere, sia chiaro).

Insomma, la sessualità è un linguaggio. Si può imparare, e si può ritrovare dimestichezza quando lo si è disimparato. Si possono conoscere parole sempre più raffinate e precisamente calzanti alla realtà. Lo si può far diventare sempre più intimamente nostro, e sempre più veicolo di amore vero, l’amore che è il contrario del possesso, e che tifa per il vero bene dell’altro.

 

 

114 Responses to “I cattolici lo fanno meglio”

  1. Beh, sperando di non essere (mi è succeso, eccome, e ho deciso che solo molto raramente mi metterò più in condizioni a rischio) frainteso, o sottilmente insultato, o censurato) qualche distinguo mi sento di doverlo fare. Premesso che non sono affatto sessuofobo, anzi!, io non credo che Dio abbia affidato la missione di trasmettere la vita per valorizzare la sessualità, credo che la sessualità sia il mezzo scelto per poter permettere la trasmissione della vita. Il fine ultimo è l’amore non la sessualità, e questa è solo un aspetto, e non il più importante, di quello. Se la sessualità fosse la perfezione dell’amore la ritroveremmo anche nel Paradiso, dove invece non c’è. Se la sessualità fosse la pienezza dell’amore, Maria, Giuseppe e Gesù l’avrebbero di certo abbracciata. Se la sessualità fosse la totalità dell’amore la verginità non avrebbe ragione di essere. Ricordo che non è solo il Comcilio di Trento (sess. 24, can,10) che dice “Se qualcuno non dice che è meglio e gradito a Dio rimanere nella verginità o nel celibato ,piuttosto che sposarsi, sia scomunicato”, ma anche il Vaticano II (cfr.Opt. tot.,10). Tutti noi siamo destinati all’amore casto , ed è ad esso che dobbiamo tendere. C’è chi ci arriverà prima , chi dopo, chi già in questa vita, chi solo nell’altra. Maria lo fu da sempre, noi solo ad un certo punto della nostra vicenda verso Dio, punto di arrivo della originale vocazione alla verginità. L’insospettabile Casanova, addirittura proprio lui, confesserà alla pupilla Cecilia di Roggendorff la scoperta avvenuta alla fine della sua vita libertina: “il vero amore è quello cui è estraneo il godimento”; e Troyat, nel suo libro su Flaubert, che uno stinco di santo non era, raccontando come lo scrittore francese abbia voluto con Elisa Schlesinger un rapporto in cui il sesso fosse escluso: “La distanza dei corpi è garanzia di perfezione nei sentimenti”. Cari saluti a tutti.

    • @Gianfranco Falcone: non capisco il senso di questi “distinguo”, se riferiti a quanto scritto da Costanza.

      Innanzitutto la Chiesa insegna il doppio fine, unitivo e procreativo, dell’atto sessuale.
      Vedere uno solo dei due aspetti sarebbe un errore: et et non aut aut.

      Poi, in questo contesto, si parla di sessualità nel senso più ampio del termine, ossia proprio come linguaggio espressivo della mascolinità e della femminilità, e non va riferito alla sola genitalità.
      Chi abbraccia la verginità rinuncia sì all’atto carnale (e dunque anche alla paternità e alla maternità fisica), ma resta pienamente maschio o femmina, e pertanto è chiamato a vivere la propria sessualità in modo “definitivo”, ossia guardando allo stato eterno in cui saremo dopo la resurrezione.

      Quanto poi all’amore casto, bisogna intendersi. La castità nel matrimonio non significa la castità per un consacrato.
      L’unione degli sposi può essere perfettamente casta e feconda.
      Il rapporto puramente degli spiriti è degli angeli, non dell’uomo. Neppure dell’uomo redento.

      • @Gianfranco Falcone: in realta’per come l’hai messa giu’qui posso esser d’accordo con te al 100%: una cosa e’infatti dire che “digiunare e’meglio”, oppure “il digiuno e’piu’gradito a Dio del mangiare”, altra cosa e’affermare che “mangiare e’sempre un male in se, a meno che non si mangi su una tovaglia blu” ( per capirci ), quando ci sono pronunciamenti magisteriali che invece prevedono anche un utilizzo legittimo per tovaglie verdi.

        • @Ola, che poi ““il digiuno è più gradito a Dio del mangiare” (?), fosse così non ci avrebbe dato appetito e necessità di alimentarci.
          Gesù che si attardava a tavola persino con i peccatori e ha assimilato l’Eucaristia al cibo – con tutti i distinguo per carità – ma poteva scegliere un “mezzo” più spirituale.

          E ancora, ha detto “non di solo pane vive l’Uomo, ma…” e non: “dovete vivere della sola Parola di Dio…”

          Poi che siano esititi ed esistano casi di persone che per anni si sono cibati di sola Eucaristia, questo è dono particolarissimo e, ancora una volta, pedagogico.

          😉

          Come la sessualità all’interno del Matrimonio ha un divenire che via via si fa (o dovrebbe farsi) sempre più spirituale, la sessualità come il cibo, non deve essere “abbuffata” (o avere tutte le caratteristiche delle patologie legate al cibo), ma un preciso senso e una precisa misura.

          Che è anche condividere ( per la sessualità è un condivisione “ristretta” 😉 ), essere in comunione, gustare la gioia, il rendimento di grazie.

          Non che abbia fatto un gran discorso teologico, ma spero il senso si sia compreso 😉

          Costanza poi afferma: “La sessualità può essere una delle forme più alte di preghiera, perché è uno dei luoghi più importanti anche per sperimentare la nostra consegna a Dio attraverso l’altro.”

          Direi non solo “può”, ma dovrebbe prorpio…
          Come sarebbe cosa buona, così come ci accostiamo al cibo (torna la similitudine) rendendo grazie a Dio, accostarci all’Unione Sponsale con un preghiera di rendimento di grazie e di richesta di fuggire tutto ciò che può essere egoismo personale o allontanarci dalla castità (vedi ottimo contributo di Alessando).
          Perché fondamentalmente la sessualità è dono dei Coniugi l’uno all’altra (atteggiamento all’opposto del “possesso”).

          Impariamo da Tobia e Sara:

          “Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!».”

          (Tobia 8, 4-8)

          Tutta la vicenda per la verità è molto interessante e istruttiva (i sette marito morti in precedenza la stessa notte delle nozze, lo spirito maligno, il simbolo del pesce, ecc.)
          Il tutto poi si concluderà, il giorno seguente con un …bel banchetto! 😉

      • Per l’appunto!!! 🙂 sottolineo, E CHE SI SAPPIA!!!! 🙂 LA PAROLA “CASTITA’” NON VUOL DIRE “ASTINENZA” Sono due parole oggettivamente diverse… l’astinenza è, appunto, l’ASTENERSI, come il digiunare. La castità invece è sinonimo di EQUILIBRIO Ci sono tempi e tempi…
        Io infatti, quella dei consacrati, la chiamerei più astinenza che castità.

      • Per l’appunto!!! 🙂 sottolineo, E CHE SI SAPPIA!!!! 🙂 LA PAROLA “CASTITA’” NON VUOL DIRE “ASTINENZA” Sono due parole oggettivamente diverse… l’astinenza è, appunto, l’ASTENERSI, come il digiunare. La castità invece è sinonimo di EQUILIBRIO Ci sono tempi e tempi…
        Io infatti, quella dei consacrati, la chiamerei più astinenza che castità.

    • Uhm, però portando alle sue conseguenze questo ragionamento, la creazione della sessualità è una fregatura immensa: ti do il desiderio, ti do il piacere, ma se tu provi a soddisfarlo finisci all’inferno. Meglio allora sarebbe stato riprodursi per gemmazione o per partenogenesi. Boh. Sì il rischio di considerarla sessuofobo è altissimo.

      • @Ilgiuse: “portando alle sue conseguenze questo ragionamento, la creazione della sessualità è una fregatura immensa: ti do il desiderio, ti do il piacere, ma se tu provi a soddisfarlo finisci all’inferno”

        ma che stai a dì?

        • Non commenterò specificamente di matrimonio, ma in generale la perplessità (ironica) di Thelonious è più che motivata. Infatti, il desiderio lo abbiamo di molte cose, non solo legate alla sessualità (desideriamo anche possedere cose materiali, mangiare bene, godere di cose belle da vedere, da ascoltare, eccetera), e tutte queste cose possono portare all’inferno.

          Dunque la fregatura sarebbe dappertutto? Sì, ma non perché l’ha messa il Padreterno: invece, tutte queste cose desiderabili sono come sassolini di un percorso che, percorso correttamente, porta a Lui. Ci ha dato queste cose da desiderare, ma anche le istruzioni per l’uso: che la Chiesa ci ripropone con la sua dottrina magisteriale.

          La fregatura è di Satana, che istigandoci ad ignorare le istruzioni per l’uso (oggi in modo sopraffinamente subdolo: per esempio, per “esigenze pastorali”), tenta di farci accontentare di una di queste cose, elevandola ad idolo: in modo che ci fermiamo lì e non completiamo il cammino.

          • @Fabrizio: esatto, grazie di averlo spiegato così bene !

            • Scusate, ma sono stato frainteso. Il mio commento era per il sig. Giancarlo, dal quale sembra trasparire una sorta di cattiveria intrinseca nella sessualità. Se così fosse (ma così non è) sarebbe una fregatura. Ti viene data ma se la usi sei dannato.

          • @Fabrizio Giudici

            Ha ragione riguardo al fatto che sia sbagliato fare dei piaceri terreni un idolo, e che questa cosa sia sbagliata è, direi, apodittico, di una evidenza cristallina.

            Un conto è questo, però, un conto è dare l’idea che tutto ciò che c’è di bello al mondo sia peccato, tale che anche una mangiata con gli amici (quindi dove si va oltre il semplice “nutrirsi per vivere, per assolvere alla funzione vitale”) diventa un peccato mortale che ci condanna all’inferno, o dove persino desiderare la nostra moglie (me lo ricordo da una Catechesi di GPII) diventa adulterio!

            Purtroppo è, questa, una idea “doloristica” della Fede che è stata propria del cattolicesimo per molto tempo, dove in sostanza si insegnava che questa vita è una valle di lacrime e che se per qualcuno non lo è allora questo qualcuno non entrerà in cielo, e che perciò la valle di lacrime bisogna in qualche modo “crearsela” demonizzando o diffidando di tutto ciò che è piacevole.

            Tutto questo con la religione della gioia e con l’amore nel quale ” non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore” (prima lettera di Giovanni 4,18) c’entrava tanto quanto la Nutella nella zuppa di verdure.

            • @Alfredo Bompiani: d’accordo su quello che dici, però mi spieghi questa frase:

              “dove persino desiderare la nostra moglie (me lo ricordo da una Catechesi di GPII) diventa adulterio!”.
              Mai ho sentito GPII asserire nulla del genere: puoi spiegare esattamente cosa avrebbe detto il Papa e in che contesto?

              • https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1980/documents/hf_jp-ii_aud_19801008.html

                “L’analisi, che finora abbiamo fatto dell’enunciato di Matteo 5,27-28: “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”, indica la necessità di ampliare e soprattutto di approfondire l’interpretazione anteriormente presentata, riguardo al senso etico che tale enunciato contiene. Ci soffermiamo sulla situazione descritta dal Maestro, situazione nella quale colui che “commette adulterio nel cuore”, mediante un atto interiore di concupiscenza (espresso dallo sguardo), è l’uomo. È significativo che Cristo, parlando dell’oggetto di tale atto, non sottolinea che è “la moglie altrui”, o la donna che non è la propria moglie, ma dice genericamente: la donna. L’adulterio commesso “nel cuore” non è circoscritto nei limiti del rapporto interpersonale, i quali consentono di individuare l’adulterio commesso “nel corpo”. Non sono tali limiti a decidere esclusivamente ed essenzialmente dell’adulterio commesso “nel cuore”, ma la natura stessa della concupiscenza, espressa in questo caso attraverso lo sguardo, cioè per il fatto che quell’uomo – di cui, a titolo di esempio, parla Cristo – “guarda per desiderare”. L’adulterio “nel cuore” viene commesso non soltanto perché l’uomo “guarda” in tal modo la donna che non è sua moglie, ma appunto perché guarda così una donna. Anche se guardasse in questo modo la donna che è sua moglie commetterebbe lo stesso adulterio “nel cuore”.”

                Ora, sinceramente io prima di questa Catechesi (che ho conosciuto qualche anno fa) non avevo mai immaginato che il sesto comandamento, che già è stato esteso a tutta la sessualità, potesse riguardare persino il desiderio di un marito verso la propria moglie.

                Puó immaginare anche qui i sensi di colpa che scattano se uno prende sul serio questa Catechesi, perché di fatto nel momento in cui desidero mia moglie dovrei avere il dubbio se la sto desiderando nel modo corretto e santo oppure se sto commettendo adulterio (nientemeno!).

                Insomma, purtroppo rimango della mia idea che un certo modo di vivere la Fede diventa non più “Fede”, ma “religiosità” nel senso più deteriore del termine, una religiosità basata sulla paura e sulle norme dalla quale maledizione Cristo è venuto a liberarci.

              • Si riferisce a questo passaggio (che a lui non garba, perché evidentemente fa parte del novero di coloro che “GPII era troppo rigido sulla morale sessuale e invece adesso la Chiesa è cambiata e abbiamo Amoris laetitia evviva evviva”):

                “L’analisi, che finora abbiamo fatto dell’enunciato di Matteo 5,27-28: “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”, indica la necessità di ampliare e soprattutto di approfondire l’interpretazione anteriormente presentata, riguardo al senso etico che tale enunciato contiene.

                Ci soffermiamo sulla situazione descritta dal Maestro, situazione nella quale colui che “commette adulterio nel cuore”, mediante un atto interiore di concupiscenza (espresso dallo sguardo), è l’uomo. È significativo che Cristo, parlando dell’oggetto di tale atto, non sottolinea che è “la moglie altrui”, o la donna che non è la propria moglie, ma dice genericamente: la donna.

                L’adulterio commesso “nel cuore” non è circoscritto nei limiti del rapporto interpersonale, i quali consentono di individuare l’adulterio commesso “nel corpo”. Non sono tali limiti a decidere esclusivamente ed essenzialmente dell’adulterio commesso “nel cuore”, ma la natura stessa della concupiscenza, espressa in questo caso attraverso lo sguardo, cioè per il fatto che quell’uomo – di cui, a titolo di esempio, parla Cristo – “guarda per desiderare”.

                L’adulterio “nel cuore” viene commesso non soltanto perché l’uomo “guarda” in tal modo la donna che non è sua moglie, ma appunto perché guarda così una donna. Anche se guardasse in questo modo la donna che è sua moglie commetterebbe lo stesso adulterio “nel cuore”.

                Questa interpretazione sembra prendere in considerazione, in modo più ampio, ciò che nell’insieme delle presenti analisi è stato detto sulla concupiscenza, e in primo luogo sulla concupiscenza della carne, quale elemento permanente della peccaminosità dell’uomo (status naturae lapsae).

                La concupiscenza che, come atto interiore, nasce da questa base (come abbiamo cercato di indicare nella precedente analisi), muta l’intenzionalità stessa dell’esistere della donna “per” l’uomo, riducendo la ricchezza della perenne chiamata alla comunione delle persone, la ricchezza della profonda attrattiva della mascolinità e della femminilità, al solo appagamento del “bisogno” sessuale del corpo (a cui sembra collegarsi più da vicino il concetto di “istinto”).

                Una tale riduzione fa sì che la persona (in questo caso, la donna) diventa per l’altra persona (per l’uomo) soprattutto l’oggetto dell’appagamento potenziale del proprio “bisogno” sessuale. Si deforma così quel reciproco “per”, che perde il suo carattere di comunione delle persone a favore della funzione utilitaristica.
                L’uomo che “guarda” in tal modo, come scrive Matteo 5,27-28, “si serve” della donna, della sua femminilità, per appagare il proprio “istinto”.
                Sebbene non lo faccia con un atto esteriore, già nel suo intimo ha assunto tale atteggiamento, interiormente così decidendo rispetto ad una determinata donna. In ciò consiste appunto l’adulterio “commesso nel cuore”. Tale adulterio “nel cuore” può commettere l’uomo anche nei riguardi della propria moglie, se la tratta soltanto come oggetto di appagamento dell’istinto.”

                http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1980/documents/hf_jp-ii_aud_19801008.html

                • Ho scritto un commento al riguardo, Signor Alessandro, sono in attesa che venga pubblicato. 😀

                  Voglio solo dirle che, ora, alla mia non più verde età, se tuttosommato io e mia moglie abbiamo avuto e abbiamo tuttora un matrimonio felice è anche perché non ci siamo fatti prendere dai sensi di colpa riguardo a tutto ciò che riguardava il nostro rapporto.

                  Sensi di colpa che, mi spiace dirlo, sarebbe stato davvero difficile non avere seguendo una certa predicazione degli anni ’80 assai vicina, come contenuto, all’opus dei.

                  • E adesso oltre a Giovanni Paolo II non va bene nemmeno l’Opus Dei.

                    Chi è che le aggrada, di grazia?

                    • Innanzitutto non gradir alcuni aspetti della predicazione di San Giovanni Paolo II non significa non gradire la sua persona ma significa, per l’appunto, solo non gradirne alcuni aspetti. Perché per il resto riconosco San Giovanni Paolo II come grande Santo.

                      Discorso diverso per l’Opus Dei, realta che conosco bene e che ha, fin troppo evidentemente, influenzato alcuni aspetti della predicazione di GPII, coincidenzialmente (per modo di dire) proprio gli aspetti che non ho gradito.

                    • E adesso oltre a Giovanni Paolo II non va bene nemmeno l’Opus Dei.

                      In effetti l’accostamento non è poi così peregrino. Dopo tutto a erigere l’Opera a prelatura personale e a canonizzarne il fondatore è stato san Giovanni Paolo II.

                • @Alessandro: grazie ! behm in questo contesto è ben chiaro quello che voleva dire il Papa.

                  Il problema è ridurre la moglie (o il marito, evidentemente) ad un puro oggetto di soddisfazione.
                  In questo modo viene svilito il rapporto stesso, perché sarebbe puro possesso egoistico, con assenza di donazione e di amore oblativo.
                  Giustissimo !

                  Però permettimi, Alfredo, questo non è come lo hai riportato tu.
                  Anche perché Giovanni Paolo II ha parlato molto anche del linguaggio della sessualità del corpo, valorizzandone gli aspetti propri dell’amore coniugale.
                  Ma, proprio per questo, sottolineando anche le possibili riduzioni.

                  • Prego, figurati!

                    • Se il marito guarda la moglie con occhi di concupiscenza o “usa” il corpo di lei per il proprio esclusivo piacere, sempre commette adulterio… Interessante capire perché “adulterio” darò che comunque non si può dire che commetta un peccato con una donna diversa dalla propria moglie. Questo rimanda all’idea (che non è solo un’idea) dell’adulterio verso Dio e dell’adulterare rispetto ciò che il Signore ci chiama a vivere nel Sacramento del Matrimonio: un rapporto casto e oblativo.

                    • Ma cosa significa “usare per il proprio esclusivo piacere”? Dove sta la linea di demarcazione?

                      Se uno ama sua moglie la desidera anche, come è normale che sia, e non sta a farsi tante pippe mentali se la sta desiderando in maniera “casta” o in maniera “adultera”.

                      A mio avviso questa continua “corsa al rialzo’ sul sesto comandamento ha fatto più danni che benefici, in passato. In quanto uomo sposato da quasi tre decenni posso dire a ragion veduta che se io e mia moglie ci fossimo fatti prendere al laccio da queste paranoie ora probabilmente saremmo separati da chissà quanto.

                      Ma alla fine il problema è proprio questo, e cioè la diffusione dell’idea che la felicità terrena sia roba da pagani e che la vita del cristiano debba necessariamente essere “sacrificale”, e cioè che non debba solo accettare le croci che inevitabilmente arrivano, ma proprio “fabbricarsela” una croce e inchiodarcisi appresso.

                      E vivere la vita matrimoniale in un certo modo, e intendere il matrimonio come lo leggo dai commenti in questo articolo (che una certa Rita, mi pare, a fondo pagina ha definito con ragione “macigni”) la croce è assicurata.

                    • Cioè, è ovvio che chi ama la propria moglie non la “usa per il proprio esclusivo piacere” ma il rapporto con lei è un connubio di amore e passione.

                      Il problema è quando la passione viene demonizzata, in un certo senso, come in quella Catechesi, dove sembra che desiderare la propria moglie anche carnalmente in quanto “donna” equivalga ipso facto ad una sua oggettivizzazione.

                      È sempre il vecchio problema del sesso visto come realtà necessaria alla procreazione ma che va in ogni modo “spiritualizzata”, e non solo dando rilevanza all’aspetto spirituale del matrimonio, ma di fatto sublimando l’aspetto carnale togliendogli la sua specificità.

                      Cosa significa sennò condannare il guardare la moglie (ripeto: la moglie. Dove stia una tale condanna del desiderio verso la moglie ! nel Nt e nella Tradizione NON è dato sapere) con “concupiscenza”?

                      Perchè è chiaro che un marito di fatto guarda la moglie anche per desiderarla in quanto donna, e non solo per amarla idealmente come immacolato angelo del focolare, cosa che può venire più avanti negli anni.

                    • @Bompiani

                      Quindi san Giovanni Paolo II secondo lei è uno che, con le sue catechesi sul sesto comandamento, induceva i cattolici a farsi “pippe mentali”.

                      La cretinata è talmente grande che merita un serio commento comico:

                    • Ho detto che se uno, nel momento in cui desidera sua moglie, dovesse anche avere il dubbio che sta commettendo nientemeno che adulterio (!!!!), ben difficilmente il suo rapporto con la moglie potrebbe essere sereno. Pippe mentali era una poco elegante perifrasi per “sensi di colpa’c

                      Si contenga prima di insultare, tacciando ciò che scrivono gli altri di “cretinate”. Io ho scritto che alcuni aspetti della predicazione di GPII li trovo esagerati e influenzati pesantemente da un certo movimento ecclesiale molto vicino a quel Papa, e non intendo sopportare degli insulti per questo mio pensiero.

                    • Il suo pensiero è una cretinata. E’ lei che si insulta da solo seguitando ad affermare cretinate. Non le piace “cretinata”? Preferisce corbelleria, fandonia, baggianata?

                      Ecco: è una baggianata coi fiocchi sostenere, come fa lei, che Giovanni Paolo II, con le sue catechesi sul sesto comandamento, abbia indotto i cattolici a farsi “pippe mentali” (parole sue) e “paranoie” (idem), contribuendo così a guastare il loro rapporto matrimoniale (“In quanto uomo sposato da quasi tre decenni posso dire a ragion veduta che se io e mia moglie ci fossimo fatti prendere al laccio da queste paranoie ora probabilmente saremmo separati da chissà quanto”).

                      E’ una baggianata. Se ne faccia una ragione.

                    • “In quanto uomo sposato da quasi tre decenni posso dire a ragion veduta che se io e mia moglie ci fossimo fatti prendere al laccio da queste paranoie ora probabilmente saremmo separati da chissà quanto”.

                      Questa poi sarebbe controprova avvalorante una qualunque tesi?

                      La sua esperienza particolare diviene metro di giudizio universale?

                      Ringrazi piuttosto il Signore che ha dato a lei e sua Moglie fedeltà per tutti questi anni.
                      Io poi potrei portare la mia testimonianza esattamente opposta alla sua nel dire quanto le catechesi di GPII hanno illuminato la mia ragione e il mio spirito nel mio pormi difronte alla sessualità, personale e matrimoniale.

                    • “Ma cosa significa “usare per il proprio esclusivo piacere”? Dove sta la linea di demarcazione?”

                      Scusi ma le devo spiegare cosa significa??? Chiaro che non veda alcuna “linea di demarcazione”…

                      “Se uno ama sua moglie la desidera anche, come è normale che sia, e non sta a farsi tante pippe mentali se la sta desiderando in maniera “casta” o in maniera “adultera”.”

                      Lei continui pure a non farsele se crede che desiderare (che non è male in sé) in maniera “casta” o “adultera” non faccia la differenza.
                      Ma a questo punto dubito che conosca la differenza o il significato di un rapporto “casto” o malato di “concupiscenza”.

                      Inclinazioni del cuore queste che si ritrovano non solo nel rapporto affettivo o sessuale, ma anche in altre relazioni con persone o cose (laddove per casto si può intendere puro e quindi libero – dalla concupiscenza appunto).

                      Il dramma serio non è tanto l’ignorare – può essere – è pretendere nell’ignoranza – di giudicare pesantemente cose che semplicemente non riusciamo a comprendere.
                      Lo dico senza alcuna acrimonia e l’inganno in cui spesso sono caduto

                    • La baggianata e il modo di ragionare è in puro stile Vincent alias alias alias. Lo conosce? Andreste perfettamente d’accordo, sembrate una persona sola…

                    • Oserei dire che stiamo parecchi passi indietro rispetto Vincent alias alias alias.

                    • “Ecco: è una baggianata coi fiocchi sostenere, come fa lei, che Giovanni Paolo II, con le sue catechesi sul sesto comandamento, abbia indotto i cattolici a farsi “pippe mentali” (parole sue) e “paranoie” (idem), contribuendo così a guastare il loro rapporto matrimoniale (“In quanto uomo sposato da quasi tre decenni posso dire a ragion veduta che se io e mia moglie ci fossimo fatti prendere al laccio da queste paranoie ora probabilmente saremmo separati da chissà quanto”).”

                      Se l’ho detto l’ho detto perché so bene cosa sarebbe successo, conoscendomi e conoscendo mia moglie.

                      Di certo non voglio elevare la mia esperienza personale ad universale, ma essendo, tra le altre cose, amico di un sessuologo, mi è stato più volte riferito che molte persone che hanno manifestato problemi sessuali sono persone legate a realtà ecclesiali che hanno fatto di certe cose il loro perno (m è stato detto riguardo a certe realtà ecclesiali cattolici, agli ebrei ultra-ortodossi, ai mormoni, ai TDG, e agli appartenenti di certe sette radicali protestanti), perché vengono resi incapaci di vedere la sessualità con la dovuta serenità.

                      Per il resto ho finito di parlare con lei.

                    • Bariom,

                      ““Ma cosa significa “usare per il proprio esclusivo piacere”? Dove sta la linea di demarcazione?”
                      Scusi ma le devo spiegare cosa significa??? Chiaro che non veda alcuna “linea di demarcazione”…
                      “Se uno ama sua moglie la desidera anche, come è normale che sia, e non sta a farsi tante pippe mentali se la sta desiderando in maniera “casta” o in maniera “adultera”.”
                      Lei continui pure a non farsele se crede che desiderare (che non è male in sé) in maniera “casta” o “adultera” non faccia la differenza.
                      Ma a questo punto dubito che conosca la differenza o il significato di un rapporto “casto” o malato di “concupiscenza”.
                      Inclinazioni del cuore queste che si ritrovano non solo nel rapporto affettivo o sessuale, ma anche in altre relazioni con persone o cose (laddove per casto si può intendere puro e quindi libero – dalla concupiscenza appunto).
                      Il dramma serio non è tanto l’ignorare – può essere – è pretendere nell’ignoranza – di giudicare pesantemente cose che semplicemente non riusciamo a comprendere.
                      Lo dico senza alcuna acrimonia e l’inganno in cui spesso sono caduto”

                      A queste sue osservazioni ho risposto qui https://costanzamiriano.com/2017/03/21/i-cattolici-lo-fanno-meglio/#comment-126004 e purtroppo il suo commento sembra (ripeto: sembra, non dico che sia necessariamente così) confermare quanto avevo scritto sopra.
                      Infatti ho specificato che è ovvio che la propria moglie non vada vista come oggetto, ma il punto è che sia dalla Catechesi di GPII sia dalla sua risposta sembra che il rapporto “casto” sia quello dove, di fatto, il rapporto sessuale viene inteso come dovere imposto dalla natura per la procreazione, ma che qualunque desiderio della propria moglie in quanto donna, in quanto attrattiva anche dal punto di vista sessuale, vada represso in favore di una “angelizzazzione” che con la vita reale ha poco o punto a che fare.

                      Comunque ripeto quello che ho già detto: leggendo i commenti di questo blog relativi al matrimonio traspare tutto meno che la bellezza del matrimonio. Traspare, invece, una invincibile e insopprimibile pesantezza, che fa sembrare il matrimonio l’equivalente del salire su una croce.

                      Ha ragione Bariom, devo ringraziare Iddio della fedeltà mia e di mia moglie, ma devo ringraziarLo ancora di più per non aver permesso che il nostro rapporto venisse guastato dai sensi di colpa che all’epoca hanno cercato in ogni modo di inculcarci, emarginandoci anche dalla vita ecclesiale per alcune nostre idee non conformi a quella che, illo tempore, veniva ritenuta la “stretta ortodossia”.

                      Poi magari mi spiegherete cosa sarebbe questa storia del “Vincent Vega”, dei “passi indietro” ecc.

                    • Comunque sia, la chiudo qui e auguro al signor Alfredo e alla sua sposa una vita matrimoniale lunga e santa e casta, come insegnato da san Giovanni Paolo II e in conformità alla volontà di Dio.

                      Buona serata a tutti

      • riprodursi per gemmazione o per partenogenesi

        Sarebbe stato più elegante, e meno laborioso.

    • Amore casto non esclude la sessualità. “Casto” non vuol dire “platonico”, vuol dire controllo sulla sessualità e su come e quando esercitarla o meno (tipo nel matrimonio). Quindi sì, ci siamo tutti chiamati, in modi diversi, e il modo, per una moglie, ad esempio, passa anche attraverso l’amore fisico col marito e non è che non facendolo il loro amore sia più puro. La vocazione è diversa per ognuno, è la santità ad essere per tutti 🙂

    • 1) La sessualità secondo il disegno di Dio è casta. L’intimità sessuale entro il matrimonio deve essere casta (e al di fuori del matrimonio non può esserlo).
      Quindi non ha senso contrapporre la sessualità all’amore casto: ogni rapporto di intimità sessuale deve essere casto. Non confondiamo castità con verginità: sia la verginità sia il matrimonio debbono, secondo il disegno di Dio, esseri casti, nel rispetto dello specifico carisma e dello specifico stato di vita (Catechismo n. 2349: “Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza”).

      Si veda Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio n. 16:

      “La verginità e il celibato per il Regno di Dio non solo non contraddicono alla dignità del matrimonio, ma la presuppongono e la confermano. Il matrimonio e la verginità sono i due modi di esprimere e di vivere l’unico Mistero dell’Alleanza di Dio con il suo popolo. Quando non si ha stima del matrimonio, non può esistere neppure la verginità consacrata; quando la sessualità umana non è ritenuta un grande valore donato dal Creatore, perde significato il rinunciarvi per il Regno dei Cieli.

      Dice infatti assai giustamente san Giovanni Crisostomo: «Chi condanna il matrimonio priva anche la verginità della gloria: chi invece lo loda, rende la verginità più ammirabile, e splendente. Ciò che appare un bene soltanto a paragone di un male, non è poi un grande bene; ma ciò che è ancora migliore di beni universalmente riconosciuti tali, è certamente un bene al massimo grado» (San Giovanni Crisostomo, «La Verginità», X: PG 48,540).”

      2) “io non credo che Dio abbia affidato la missione di trasmettere la vita per valorizzare la sessualità, credo che la sessualità sia il mezzo scelto per poter permettere la trasmissione della vita”

      La sessualità non è una sorta di umanamente piacevolissimo ed efficace espediente escogitato da Dio per trasmettere la vita.

      Catechismo n. 2363: “Mediante l’unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio: il bene degli stessi sposi e la trasmissione della vita. Non si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio e l’avvenire della famiglia.”; n. 2337: “La sessualità, nella quale si manifesta l’appartenenza dell’uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna. La virtù della castità, quindi, comporta l’integrità della persona e l’integralità del dono.”

      Insomma: la sessualità coniugale casta, lungi dall’essere un mero espediente escogitato per perpetuare la progenie, è fonte di perfezionamento integrale della persona, cioè di santificazione personale.

      3) E’ un grave errore teologico guardare alla condizione dei beati e proiettarne i caratteri sul pellegrino, sostenendo che quest’ultimo deve sforzarsi di essere come quello.
      Il pellegrino, finché è pellegrino, non può essere beato, quindi non deve “mimare” una condizione, quella della beatitudine, che finché è pellegrino gli è preclusa.
      In ordine alla sessualità: il fatto che i beati non intrattengano rapporti sessuali non significa che a tutti i pellegrini sia vietato intrattanere rapporti sessuali. Sarebbe come dire che, poiché i beati non hanno un corpo mortale, anche i pellegrini devono disfarsi del loro corpo mortale. Non è questo che Dio vuole dai pellegrini per accedere alla beatitudine.

      Dio ha conferito alla sessualità casta dei coniugi un valore altissimo, inestimabile, e ne ha fatto via di autenticazione e purificazione e santificazione della persona, a immagine della purezza di Cristo.

      Catechismo n. 2345: “La castità [inclusa quella coniugale] è una virtù morale. Essa è anche un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito. Lo Spirito Santo dona di imitare la purezza di Cristo a colui che è stato rigenerato dall’acqua del Battesimo.”

  2. Brava Costanza! Anch’io sono sempre più convinta che il sacramento del matrimonio fa funzionare tutto meglio, anche la sessualità!

  3. Grazie Alessandro per i tuoi preziosi contributi, come al solito. Ma ovviamente ora dobbiamo dire che sulla castità c’è uno “sviluppo”. Infatti così dice la Diocesi di Vienna, retta dal card. Schönborn:

    www . lifesitenews . com /opinion/vienna-archdiocesan-website-suggests-sixth-commandment-does-not-ban-sexual

    Sotto la corrente formulazione, il Sesto Comandamento non intende pronunciare un giudizio negativo generale sulla sessualità, né giustifica la proibizione globale di atti come la masturbazione, la pornografia, la prostituzione, eccetera.

    La chiave di “interpretazione” è sempre quella storicistica:

    Il Sesto Comandamento appare a prima vista chiaro e non equivoco. […] Sin dall’inizio è alle basi della comprensione cattolica del matrimonio e allo stesso tempo fornisce un argomento irrefutabile contro il divorzio. Ma questo fa perdere la prospettiva su un fatto: i Dieci Comandamenti, come tutte le regole e leggi, rispondono a sfide sociali specifiche e sono il prodotto del loro tempo.

    Si noti: “come tutte le regole e leggi”, peccato che le altre regole e leggi sono umane, i Dieci Comandamenti sono divini. Ma forse bisogna rivedere anche questa “prospettiva”.

    Siccome l’organizzazione sociale del popolo di Israele è radicalmente differente dalla nostra, la messa fuori legge dell’adulterio deve essere ri-tradotta per i nostri tempi, in modo che non perda la sua rilevanza. Per un lungo tempo la tradizione della Chiesa ha allegato a questo Sesto Comandamento tutte le cose collegate alla sessualità, e ha collettivamente considerato tutti gli atti sessuali fuori dal matrimonio come peccati mortali.

    Questa interpretazione non regge in confronto ai risultati dell’esegesi né alla ricerca di etica teologica per una valutazione differenziata [questa supercazzola ho tentato di tradurla letteralmente dalla versione inglese riportata da LifeSiteNews, ma come tutte le supercazzole è intraducibile – magari qualcuno che conosce il tedesco potrebbe andare a vedere l’originale, linkato dal pezzo di LifeSiteNews].

    • PS Si vede che Vincent Vega è consulente della diocesi di Vienna. O forse anche più in alto.

    • Fabrizio

      grazie a te!

      Schönborn è un pastore “creativo”, che suole ripetere: “cambia la pastorale ma la dottrina non cambia”.

      E invece la dottrina cambia, eccome se cambia. Ed è dannosissimo che cambi, perché la dottrina esprime nientemeno che la volontà stessa di Dio per la salvezza degli uomini, e quindi cambiare la dottrina (esplicitamente o di fatto) porta i fedeli fuori strada, offuscando in loro la consapevolezza di quale sia la volontà di Dio per la loro salvezza.

      Contro questi errori si esprime chiaramente il Catechismo:

      n. 1756: “È quindi sbagliato giudicare la moralità degli atti umani considerando soltanto l’intenzione che li ispira, o le circostanze (ambiente, pressione sociale, costrizione o necessità di agire, ecc.) che ne costituiscono la cornice. Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l’adulterio. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene.”

      n. 2380: “L’adulterio. Questa parola designa l’infedeltà coniugale. Quando due persone, di cui almeno una è sposata, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio.
      Cristo condanna l’adulterio anche se consumato con il semplice desiderio. Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l’adulterio in modo ASSOLUTO. I profeti ne denunciano la gravità. Nell’adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria.”

      Contro simili degenerazioni della teologia morale si è espresso limpidamente Giovanni Paolo II nella “Veritatis splendor” (1993):

      “Le teorie etiche teleologiche (proporzionalismo, consequenzialismo), pur riconoscendo che i valori morali sono indicati dalla ragione e dalla Rivelazione, ritengono che non si possa mai formulare una proibizione assoluta di determinati comportamenti, che sarebbero contrastanti, in ogni circostanza e in ogni cultura, con quei valori…

      Siffatte teorie non sono però fedeli alla dottrina della Chiesa, allorché credono di poter giustificare, come moralmente buone, scelte deliberate di comportamenti contrari ai comandamenti della legge divina e naturale.

      Queste teorie non possono richiamarsi alla tradizione morale cattolica: se è vero che in quest’ultima si è sviluppata una casistica attenta a ponderare in alcune situazioni concrete le possibilità maggiori di bene, è altrettanto vero che ciò riguardava solo i casi in cui la legge era incerta e, pertanto, non metteva in discussione la validità assoluta dei precetti morali negativi che obbliga senza eccezione.
      I fedeli sono tenuti a riconoscere e a rispettare i precetti morali specifici, dichiarati e insegnati dalla Chiesa in nome di Dio, Creatore e Signore.
      Quando l’apostolo Paolo ricapitola nel precetto di amare il prossimo come se stessi il compimento della legge (cf Rm 13,8-10), non attenua i comandamenti, ma piuttosto li conferma, dal momento che ne rivela le esigenze e la gravità. L’amore di Dio e l’amore del prossimo sono inseparabili dall’osservanza dei comandamenti dell’Alleanza, rinnovata nel sangue di Gesù Cristo e nel dono dello Spirito. È onore proprio dei cristiani obbedire a Dio piuttosto che agli uomini (cf At 4,19; 5,29) ed accettare per questo anche il martirio, come hanno fatto i santi e le sante dell’Antico e del Nuovo Testamento, riconosciuti tali per aver dato la loro vita piuttosto che compiere questo o quel gesto particolare contrario alla fede o alla virtù.” (nn. 75-76).

    • “Questa interpretazione non regge in confronto ai risultati dell’esegesi né alla ricerca di etica teologica per una valutazione differenziata”

      L’originale cambia poco: “Una simile interpretazione non regge ne di fronte alle scoperte esegetiche ne allo sforzo (ironicamente si potrebbe tradurre anche lotta) dell’etica teologica ( come disciplina ) per pervenire a valutazioni differenziate.” ( o personalizzate, chiedo io? )

  4. Dopo aver letto mi pongo una domanda, su cui mi piacerebbe avere un confronto: messo giù come ha scritto l’autrice, sembra quasi che ci debba essere una sorta di obbligo tra i coniugi di utilizzare il linguaggio del sesso. In un punto rimprovera le donne di essere poco disponibili (e nell’altro gli uomini di essere “bruti”). Mi sento qua di prendere le difese dell’altra metà del cielo: se lei non ha voglia perché forzarsi? E ancora, perché si deve a tutti i costi tenersi bene per apparire desiderabili? Magari uno a casa ha voglia di togliersi tacchi e gonna da una parte, camicia e cravatta dall’altra ed indossare da un lato il pigiamone e dall’altro la canotta. Il sesso si dovrebbe fare se si ha voglia, non per ” dovere”.Personalmente dopo la nascita del figlio l’attività sessuale si è azzerata, per un po’ ne ho sofferto, ma ora ci ho fatto l’abitudine e anzi non provo più molta voglia di unirmi a mia moglie: vuoi perché è calata la passione, vuoi perché l’atto era “routinario”, vuoi perché figli a 37 anni non ne voglio più e nemmeno voglio trasgredire i numerosi dettami della Chiesa in tema di sesso. Di tutto ciò non provo però una diminuzione nel rapporto. Certo il rischio può essere che come dicevano i nonni ” se uno ha fame e non trova da mangiare in casa, va all’osteria”…. Detto questo complimenti all’articolo che affronta in modo molto serio e rispettoso un argomento molto importante.

    • Pienamente d’accordo, Ilgiuse.

    • Ma puó essere cambiata cosi tanto questa religione in cosi pochi anni? Nei devozionari che circolavano quando ero bambino per preparare alla confessione c´erano le domande per mariti e mogli una delle quali era Avete compiuto con il debito coniugale? Debito coniugale! parola smarrita dal vocabolario cattolico.
      No Ilgiuse, non aver voglia non é una causa sufficiente per negarti al tuo compagno. Lo dice San Paolo il tuo corpo non é piú tuo ma di lui. Si puó fermare solo per mutuo accordo e per pregare.

      • @blaspas59

        Stiamo parlando del debito dovuto a vent’anni, a quarant’anni, o a sessant’anni? Se tua moglie non ha voglia che fai? La violenti? Oppure vai a cercare fuori? Il desiderio è una componente fondamentale della sessualità, se viene a mancare non è più possibile.

        Quando mi sono sposato provavo un desiderio moderato verso mia moglie (avevo trentasette anni), poi, con gli anni, questo desiderio è venuto a mancare: cosa dovrei fare secondo te? Costanza ha ragione quando dice che si può anche tornare ad imparare il linguaggio della sessualità, però bisogna anche tener conto dell’età, delle abitudini ormai consolidate e, soprattutto, delle profonde ferite che il demonio ha inferto all’anima, ferite che non sempre è possibile riuscire a guarire.

        Io, sin da quando ero giovane, ho vergognosamente abusato della sessualità lasciandomi andare a pratiche ignobili e lesive della mia dignità. Il risultato è che ho perso la capacità di usare la sessualità secondo i fini e le modalità volute da Dio. Oggi per me l’unico modo di avere un rapporto sessuale sarebbe quello di tornare a quelle antiche pratiche: mai! Preferisco astenermi, come sto facendo da molti anni ormai.

        • @Fra’, al di là del fatto che in ballo ci sarebbe anche il legittimo desiderio di tua moglie (desiderio che non trovando risposta la esporrebbe a pericoli), io ti consiglierei fraternamente di non entrare troppo nel dettaglio della tua vita personale su temi così delicati, non comunque in una “pubblica piazza” come questa.
          Può essere lesivo della tua figura ma anche di quella di chi ti sta intorno (moglie, figli, ecc.) anche per idee sbagliate che altri si fanno.

          Avrai notato che alla fine ti ci trovi in mezzo, a difendere una tua posizione personale sempre per l’errato idea di proporla come regola che si dovrebbe adattare ad altri.

          Poi fai come ti pare…

          • @Fra’

            condivido fraternamente l’invito di Bariom a non dare pubblicamente tutti questi dettagli sulla tua vita personale.

            Non cercherei qui approvazione per la propria personale condotta, e non è questa la sede per divulgarne i particolari e difenderla di fronte a chi vi eccepisse alcunché; per la pace della tua coscienza ti basti la seria e assidua verifica con un sacerdote esperto e prudente, irreprensibilmente fedele al Magistero della Chiesa.

          • D’accordo.

      • Il debito coniugale è cosa a me nota. Tuttavia rimane il problema: se non ho (un ipotetico io) più voglia di unirmi a mia moglie, vuoi per motivi morali (non vi è più complicità, l’amore è svanito, il rapporto sessuale è divenuto routinario e quindi noioso etc), vuoi per motivi fisici (la bellezza di un tempo se ne è andata – a volte basta un parto…), uno che dovrebbe fare? L’autrice suggerisce il recupero di quel linguaggio, mi chiedo due cose: come recuperarlo? Ma soprattutto PERCHÉ recuperarlo? (Forse questa ultima domanda è il punto cruciale). Grazie x l’attenzione (se vorrà rispondermi) e cordiali saluti.

        • Perche quando sei sposato il tuo corpo non é piú tuo ma suo é devi sforzarti per soddisfarla come hai promesso.

          • Quindi in soldoni è una questione di esecuzione di un obbligo/normativa

            • @Ilgiuse
              La vita cristiana non è mai una questione di obbligo/normativa, ma di amore. Vedere la vita come la rispondenza ad una legge, e soprattutto nei termini in cui la stai presentando tu (ossia una forma quasi burocratica) è un’aberrazione.

              Una cosa si può fare per amore anche se rimane un obbligo morale. E’ sbagliato separare l’amore dal dovere.
              Ad esempio, è nato un figlio piccolo, che si sveglia di notte e obbliga ad alzarsi. Certo non è piacevole per i genitori stanchi alzarsi la notte ad accudirlo, ma lo fanno, e lo fanno PER AMORE, anche se costa sacrificio. Poi è anche un loro dovere morale accudirlo, ma possibile che concepiscano questa cosa come pura soddisfazione di una normativa? Non ci credo ! E’ contro la mia esperienza personale, eppure ti assicuro che né io né mia moglie ci siamo mai alzati dal letto volentieri. Però l’abbiamo sempre fatto (abbiamo tre figli) e per amore, non per obbligo/normativa.
              La questione è che si concepisce il dovere come castrante, spiacevole, funereo. Invece ciò che Dio ci chiede è sommamente conveniente anche dal punto di vista umano anche se costa fatica. Anzi, tanto più una cosa ha valore, tanto più richiede fatica.

              Ora, possibile che sia così difficile parlare in questi termini del matrimonio? Non è che se una cosa non viene immediatamente spontanea allora bisogna abbandonare la spugna. Nel matrimonio occorre investire tempo, fatica, a volte anche abnegazione. Bisogna abbandonare l’idea dello spontaneismo e dei baci perugina.
              L’amore è un’altra cosa, e costa. L’amore ha il prezzo del sangue, e Cristo ce lo ha mostrato.

    • @Ilgiuse

      “Personalmente dopo la nascita del figlio l’attività sessuale si è azzerata”

      Grazie a Dio la mia esperienza è stata molto diversa; forse sarà anche dovuto al fatto che mi sono sposato a 38 anni mentre lei a 37 anni era già “sazio” di sua moglie?

      Questo è difficile da dire, ma grazie a Dio non è il percorso di molte coppie quello di trovarsi a vivere, già in giovane età, come fratello e sorella o come coniugi anziani.

      Mi permetto poi un’ulteriore considerazione: leggendo i commenti in calce a questo articolo non c’è da stupirsi se poi, i giovani, non vogliono sposarsi.

      L’idea di matrimonio che esce da questi commenti è terrificante.

  5. L’ha ribloggato su Felicemente Stanchi.

  6. @Alessandro ed altri

    Pienamente d’accordo sul fatto di non contrapporre la castità all’esercizio legittimo della sessualità. La sessualità, se vissuta nel pieno rispetto dei due fini, unitivo e procreativo, è sempre casta.

    Detto questo, che è, secondo me, l’unico appunto da fare a Gianfranco Falcone, vorrei semplicemente far notare che la sessualità è un mezzo<, non un fine. Mezzo di santificazione? Certamente! Ma non l’unico mezzo di santificazione, neanche all’interno della relazione matrimoniale. Vorrei semplicemente ricordare che s. Giuseppe e la Madonna non hanno mai usato questo mezzo, eppure la loro santità non sembra averne sofferto affatto.

    Io credo che si possa legittimamente e santamente rinunciare, pur all’interno di una relazione matrimoniale, all’uso della sessualità.

    • @fra “Io credo che si possa legittimamente e santamente rinunciare, pur all’interno di una relazione matrimoniale, all’uso della sessualità”.

      Peccato però che questa tua opinione non trovi fondamento nel magistero della Chiesa.

      • Dunque è obbligatorio? Mi sa che andrò all’inferno allora.

        • Speriamo proprio di no… Il problema sono come sempre le motivazioni e le intenzioni, che spero tu abbia ben vagliato con un padre spirituale (certo non devo spiegarle qui…). Perché anche dietro una cosa buona (addirittura santa) può nascondersi un tranello ed un errore (ancor più pericoloso dato che coinvolge direttamente il Coniuge). Per il resto la tua posizione sull’argomento é ben nota, come noto é che talvolta porti la tua personalissima scelta a valore assoluto.

      • S, Giuseppe e la Madonna non hanno legittimamente e santamente rinunciato, pur all’interno di una relazione matrimoniale, all’uso della sessualità? Il magistero della Chiesa cattolica ci spiega quanto è buona e santa la sessualità se vissuta nel puieno rispetto del suo significato, ma non obbliga nessuno a praticarla.

        • @frà: Tu continui a confondere alcune tue personalissime convinzioni con il contenuto della tradizione e del magistero della Chiesa.

          Credi che rinunciare, senza una fondata ragione, all’esercizio dell’atto coniugale all’interno del matrimonio sia gradito a Dio (addirittura tu hai usato l’avverbio “santamente”…ma de che??) , ma non è così, perché l’atto coniugale fa parte (FA PARTE! non: è tutto, ma FA PARTE) del matrimonio stesso.
          Infatti se due sposi non consumassero il matrimonio, quel matrimonio sarebbe rato ma non consumato, e sarebbe nullo.

          Mi citi quale documento, quale articolo di catechismo, quale enciclica asserisce che è meglio se due sposi vivano senza consumare l’atto?

          • Nonostante fra’centanni sia d’accordo con me, io non lo sono con lui. Il mio è più un discorso di desiderio. Se non lo desidero non lo faccio e l’altra dovrà rispettare la mia libertà. Sul resto sono molto d’accordo con thelonius

          • É un po’ della serie “parla per te”, ma poi mi accusano di avere il “grilletto facile” 😉

          • Ma quando mai ho detto che è meglio che due sposi vivano in piena continenza? Non me lo sono mai sognato. Ho detto che è possibile scegliere di vivere il resto della vita in piena continenza se ci sono gravi e validi motivi.

            Comunque, lo ribadisco, Maria e Giuseppe hanno vissuto la loro intera vita in piena continenza pur essendo sposati e non credo che questo abbia influito negativamente sulla loro santità.

        • Di nuovo .. San Giuseppe e Maria hanno rinunciato (oltre a tutti i profondi significati teologici e simbolico) perché San Giuseppe ha deciso di rispettare una scelta già presa da Maria nei confronti di Dio. Potremmo dire che ha deciso e acconsentito a sposare una donna “consacrata”. La Chiesa ha sempre posto Giuseppe e Maria come modello di Santità prima di tutto (oltre a tanti altri valori) e Santità é prima di tutto compiere la Volontà di Dio. Ribadisco: hai le tue buone ragioni? Sei certo di compiere la Volontà di Dio per la vita tua e di tua Moglie? Stai in pace. Non devi certo giustificarti, ma neppure pretendere di porre questo tuo vivere come modello, perché Giuseppe e Maria sono posti come modello di molte Virtù (come Famiglia e singolarmente) ma non mi pare la Chiesa abbia mai detto agli Sposi: “nella sessualità comportatevi come Loro” se non nell’atteggiamento casto del cuore, che come già detto significa ben di più astenersi. Per essere ancora più chiaro, ci sono persone, in genere donne, che si “astengono” col preciso intento di “punire” il proprio marito. Certo non è il caso tuo, ma per ribadire come anche una cosa che qualcuno sembra ritenere buona in assoluto (nel Matrimonio é discutibile…), non è affatto cosa buona.

          • Infatti non dimentichiamo che esiste il cosiddetti “debito coniugale”. Interessante questa cosa dell’astensione come punizione, sicuramente non ê una cosa buona (e a rischio corna!)

          • Bariom non mi sono mai sognato di proporre il mio comportamento come modello per altri, anche perché il mio (anzi, nostro) comportamento non è una scelta ma, piuttosto, una condizione. E sono in pace, anzi: siamo in pace, stanne certo. Non sono qui a chiedere benedizioni, voglio semplicemente ribadire che è certamente possibile santificarsi nel matrimonio pur praticando un’astinenza completa. L’astinenza può essere frutto di una scelta, ma può anche essere il risultato di una condizione. In entrambi i casi nulla osta alla santificazione personale.

      • fra’ Centanni

        l’astinenza sessuale all’interno del matrimonio può essere praticata fatti salvi i doveri propri dei coniugi (sintetizzando: l’astinenza deve essere liberamente abbracciata di comune accordo da entrambi i coniugi, non deve contrastare con il fine procreativo del matrimonio né con il bene dei coniugi, non deve nuocere alla fedeltà tra gli sposi, non deve essere dettata da una palese o latente intenzione di sottrarsi alla piena donazione di sé al proprio coniuge o da una qualche disordinata ripulsa nei confronti dell’intimità corporea ecc.)… trattasi di decisione delicata, come sai, che ritengo vada molto attentamente valutata caso per caso con un direttore spirituale prudente ed esperto e con lui periodicamente verificata…

        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1332

        • “periodicamente verificata”… Postilla non indifferente dato che sia fisicamente, che psicologicamente e infine spiritualmente, siamo (dovremmo essere) in continua evoluzione, talvolta involuzione e ciò che è meglio oggi non é detto lo sia domani. Fatto salvo ciò che e Bene e ciò che è male, osservazione di carattere generale, non rivolta a fra’ nello specifico. Il padre spirituale ha in effetti cura di questo divenire…

        • Quindi l’astinenza sessuale può essere praticata, se liberamente decisa da entrambi i coniugi e purchè sia legittimamente motivata. Tuttavia l’astinenza può anche non essere il frutto di una scelta condivisa ma, semplicemente, il risultato di una mancanza di desiderio. E questa mancanza di desiderio può riguardare tutt’e due, oppure uno solo dei coniugi. In ogni caso, se non c’è desiderio, mi pare difficile parlare di colpe morali. Insomma, nessuno è obbligato a fare ciò che è impossibile.

          Prima ho posto il caso di due coniugi che hanno pulsioni omosessuali con conseguente mancanza di desiderio eterosessuale. La conseguenza, prima o poi, sarà quella dell’astinenza senza che questa ponga problemi di ordine morale, evidentemente. Poniamo ora il caso di un uomo che, dopo aver praticato per lunghi anni una sessualità viziosa, poi si converte, conosce una donna onesta e decide di sposarsi. Hanno dei figli ma, col passare degli anni, il desiderio sessuale del marito diminuisce fino a scomparire, probabilmente a causa della vita disordinata vissuta in precedenza. Anche in questo caso l’astinenza non è una legittima scelta (nel caso, condivisa) ma una scelta imposta da una condizione irreversibile conseguente ad un comportamento, si colpevole, ma non più praticato. Ecco dunque il caso di un’astinenza imposta dalle circostanze (assenza di desiderio)che ha, come unica risposta giusta, quella dell’accettazione.

          • @frà: è sempre difficile parlare di casi ipotetici, ma due coniugi omosessuali (un uomo e una donna) che si sposassero per soli fini procreativi commetterebbero, a mio avviso, un errore gravissimo, perché il loro stesso amore sarebbe minato da una menzogna. Nel momento in cui vanno a sposarsi MENTONO perché non si amano reciprocamente, perché attratti da persone dello stesso sesso. Credo che un siffatto matrimonio sarebbe nullo.

            • Chi può dire cos’è l’amore? Io non sono mai stato innamorato di mia moglie e lei lo ha sempre saputo. Tuttavia l’amo teneramente e la risposerei anche subito.

              • @frà stiamo parlando di amore SPONSALE, evidentemente.
                Se due persone (un uomo e una donna) sono omosessuali come possono amarsi reciprocamente in modo sponsale?

                • Ti assicuro che la maggioranza delle persone con pulsioni omosessuali possono comunque avere rapporti eterosessuali.

                  Comunque quello che mi interessa affermare è che la sessualità è un bellissimo dono di Dio, tuttavia è un mezzo, non un fine. Come tale può e deve essere usato (nel rispetto dei fini della sessualità), ma può anche essere abbandonato se ci sono validi motivi per farlo. E si può raggiungere le estreme vette della santità anche rinunciando all’uso della sessualità. Tutto qua.

                  • Sul discorso della sessualità mezzo-fine non entro, però posso testimoniare di aver conosciuto dei gay sposati e con figli. E se ne ho conosciuto qualcuno vuol dire che ce ne sono molti: che ne sappiamo, infatti, di quello che fa la gente quando è lontana da sguardi indiscreti, quando si apparta? Spesso non conosciamo a fondo i nostri figli….
                    PS: all’epoca si mormorava che fosse omosessuale un presidente del consiglio della prima repubblica (per l’appunto sposato), però, anche se questa persona è morta da molti anni, io, il nome non lo faccio.

                    • exdemocristianononpentito

                      “posso testimoniare di aver conosciuto dei gay sposati e con figli. E se ne ho conosciuto qualcuno vuol dire che ce ne sono molti”

                      Ragionamento completamente sgangherato: è logicamente scorretto tirare conclusioni generali sulla base di una esperienza personale particolare.

                    • Caro Alessandro, sul piano logico hai probabilmente ragione, ma dall’esperienza quotidiana spesso discende che quando si rileva un fenomeno in più occasioni e in circostanze diverse, è probabile che sia diffuso. Non e’ certo, non e’ logicamente dimostrabile, ma sovente e’ vero, nei fatti.
                      Infine ricordiamoci che purtroppo (o per fortuna) lo logica non presiede quasi mai alle azioni umane.

                    • exdemocristiano

                      “quando si rileva un fenomeno in più occasioni e in circostanze diverse, è probabile che sia diffuso”.

                      Ma che ragionamento è?
                      Io non conosco gay sposati e con figli. Allora che conclusioni dovrei trarne, seguendo il tuo ragionamento: che il fenomeno è inesistente o quasi?
                      Ripeto: cavare generalizzazioni dall’esperienza personale conduce a conclusioni sbagliate.

                      Quanto alla condotta delle persone, non ho mai detto che la logica presieda spesso alle azioni umane. Ho solo contestato la logica della tua inferenza.

                    • Veramente, amico Alessandro, io avevo detto anche un’altra cosa: “Non e’ certo, non e’ logicamente dimostrabile, ma sovente e’ vero, nei fatti”

                      Questo è il punto: le mie affermazioni non sono logicamente dimostrabili: l’esperienza però dimostra che le mie conclusioni sono confromi a ciò che che accade di solito.

                      Inoltre bisogna considerare altri elementi che corroborano quanto affermo:

                      1) i gay sposati non si rivelano come tali se non raramente e a persone di loro fiducia, ma una voce diffusa da tempo immemorabile ed alcuni fatti di cronaca ci dicono che essi esistono;

                      2) per conoscerne qualcuno, quindi, o si deve essere in confidenza tale con lui, talchè egli si riveli, oppure lo si è dedotto da fatti come l’averlo visto entrare di soppiatto in un locale gay, più di una volta, ovvero dalla testimonianza (circostanziata da molti veritieri particolari della vita privata) di un gay dichiarato, di uno dentro “l’ambiente” per intenderci….

                      Se non è facile conoscere un gay sposato (e solo per circostanze fortuite io ho potuto conoscere la doppia vita di 3-4 miei conoscenti perlatro sposatissimi e genitorissimi………………..) è ovvio che uno può benissimo non rendersi conto, per una vita, che i fra i suoi amici sposati ci sono degli omosessuali sotto mentite spoglie.

                      Ora è certamente possibile che nella mia citta NON ce ne siano altri ed io abbia conosciuto “tutti” gli omosessuali coniugati (con l’altro sesso), ma permettini di dubitare di ciò………

                      Sul piano logico, comunque hai ragione: una dimostrazione razionale esaustiva non te l’ho data.

            • @thelonius

              appunto. nullo.

              “Non bisogna cedere allo spirito mondano che vorrebbe ridurre il matrimonio a un fatto privato. Oggi vediamo come gli Stati vogliano introdurre una definizione di matrimonio che nulla ha a che vedere con la definizione del matrimonio naturale, e dobbiamo anche ricordare che per i cristiani vale la prescrizione di sposarsi nella forma della Chiesa: dicendo sì per sempre e solo a un tu esclusivo. Per noi il matrimonio è l’espressione della partecipazione dell’unità tra Cristo sposo e la Chiesa sua sposa. Questa non è, come alcuni hanno detto durante il Sinodo, una semplice vaga analogia. No! Questa è la sostanza del sacramento, e nessun potere in Cielo e in Terra, né un angelo, né il Papa, né un concilio, né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarlo.”

              http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4628

              CARD. MULLER: LA VERITA’ NON SI NEGOZIA
              Testo integrale dell’intervista esclusiva che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede ha rilasciato al Timone sui temi più scottanti, come ad esempio l’Amoris Laetitia

  7. Solo la Verita’ ci rende Liberi tutto il resto solo la schiavitu’ a noi stessi e agl’altri.

    In altre parole non si possono servire due Padroni Dio e Mammaona.

    La storia di sempre la Virtu’ nel servire il bene e la sciavitu’ nel servire il male= Satana.

    Siamo stati eternamente avvisati: Con Me o contro di Me al nostro libero arbitrio scegliere il Padrone che vogliamo.

    Cordiali saluti, Paul

  8. Mi aspetterei che fosse scontata la bontà delle motivazioni e d elle intenzioni, del resto ne avevo già in precedenza parlato. Tuttavia, in nessun caso si può parlare di obbligo di rapporti sessuali, voglio sperare bene.

    Poniamo il caso di due persone (un uomo ed una donna) con pulsioni omosessuali, i quali si conoscono e decidono insieme di rinunciare per sempre alle loro pulsioni omosessuali e di formare una famiglia. Dopo alcuni anni e la nascita di un bel bambino,il già misero interesse sessuale cade definitivamente ed insieme decidono di rinunciare ad avere ulteriori rapporti sessuali. Qualche problema di ordine morale? Devono spiegare qualcosa a qualcuno?

    Due genitori hanno un figlio colpito da una terribile malattia che, molto probabilmente, lo ucciderà nel breve volgere di qualche tempo. Decidono insieme di fare voto di continenza per ottenere da Dio la guarigione del figlio. Ci sono problemi?

    Marito e moglie, scoprono, dopo la nascita del primo figlio, di essere portatori di una grave anomalia genetica (talassemia major, per es.). decidono quindi di rinunciare ad avere rapporti per il resto della vita, al fine di evitare una gravidanza a grave rischio. Problemi?

    Marito e moglie, all’età di quarant’anni e dopo aver avuto otto figli, decidono di non avere più rapporti sessuali per evitare ulteriori gravidanze. Problemi?

    Marito e moglie non hanno più alcun desiderio sessuale. Decidono quindi di rinunciare. Problemi?

    Marito e moglie, dopo lunghi anni di intensi rapporti sessuali e numerosi figli, al culmine di una ascesa spirituale sempre maggiore, decidono di rinunciare per sempre alla gioia dell’amore sessuale per la salvezza delle anime. Problemi?

    La sessualità non è obbligatoria, nemmeno all’interno di una relazione matrimoniale.

    • @frà cent’anni: continui a parlare da solo e a far domande retoriche da cui ti aspetti solo risposte da chi di dà ragione. Saluti !

    • Secondo me lei però continua ad assolutizzare partendo da situazioni particolari

  9. “La sessualità non è obbligatoria, nemmeno all’interno di una relazione matrimoniale.”

    Effettivamente, perseverare quando, per una ragione o per l’altra, viene a mancare il reciproco desiderio meriterebbe l’icastica espressione fiorentina

    “L’è più i’ patire che i’ gòdere” (rigorosamente con pronuncia sdrucciola),

    • Il problema è quando il calo di desiderio solo verso la moglie e non verso il resto del genere femminile

      • Questo “problema” sarebbe precisa spia di quali sono gli occhi con cui guardiamo nostra moglie… Se cioè non siamo riusciti ad uscire da una triste visione malata dalla concupiscenza (che per molti se non per tutti, è un percorso che può durare una vita e che è necessario per una vera maturazione umana e spirituale).
        Quando cioè “l’oggetto del nostro desiderio” (oggetto appunto), non corrisponde più alle nostre aspettative.

        Così tipicamente, troviamo i 50enni che tradiscono o fuggono con le 20/30enni (quando se li prendono).

  10. Avevo detto che non avrei commentato nel merito di certe cose, e mi atterrò al mio proposito. Tuttavia, c’è una questione di metodo che mi gira in testa ogni volta che leggo di questi argomenti, e gli ultimi commenti mi hanno definitivamente spinto a postarla. È una considerazione generale, non rivolta ad altri commentatori: anche perché vedo che è stato raggiunto un consenso nel chiudere la questione dal punto di vista personale.

    Da tutte queste discussioni cattoliche di sesso c’è un tema che è sempre latitante: il pudore. Adesso, intendiamoci su quello che sto per dire. Capisco benissimo le diversità di intenzioni: una cosa è l’impudicizia delle quattro oche che imperversano in certi programmi televisivi o riviste sbattendo in faccia al pubblico i loro fatti privati per esibizionismo; altro è parlare di sesso e intimità matrimoniale in un contesto cattolico, dove evidentemente lo scopo è quello di (ri)evangelizzare le persone che si sono lasciate trasportare dalle errate mode del mondo. Si può dire che, come al solito, non siamo liberi di sceglierci il campo di battaglia e quindi dobbiamo combattere su quello che il nemico ci ha imposto. Bon.

    Tuttavia, il pudore rimane una virtù personale di grande importanza, in prospettiva cattolica. Tanto per rimanere sulle citazioni semplici, questo dice – tra l’altro – il CCC (grassetto mio):

    2521 La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l’intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione.

    2522 Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. 2492 Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell’impegno definitivo dell’uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione.

    2523 Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti.

    Il pudore, dunque, è uno dei tanti katechon che ci trattengono dal compiere il male. Purtroppo scendere sul campo di battaglia sopra menzionato fa subito il pudore come prima vittima. Detto in altri termini: uno dei problemi della nostra società è l’ipersessualizzazione. Ammettendo per un attimo (ma non concedendo (*)) che in passato la società tradizionale sia stata sessuofoba, è evidente che oggi siamo sull’estremo opposto. Quindi, oltre a rievangelizzare “quelli che ardono”, per usare il termine dell’Apostolo, dovremmo anche contrastare questa tendenza all’ipersessualizzazione. È valido ritenere che l’indirizzamento del desiderio sia cosa buona ed opportuna quando, come scritto sopra, “il calo di desiderio [avviene] solo verso la moglie e non verso il resto del genere femminile” (e reciprocamente). Benissimo. Ma va anche considerato che nel momento in cui queste discussioni sono pubbliche – e sotto riprendo il punto: non mi riferisco solo alle discussioni sui forum, anziché dare messaggi mirati coppia per coppia, si danno a trecentosessanta gradi: questo può far danni. Fa danni.

    Veniamo a qualche esempio pratico, per focalizzare. Io ho letto cose che sinceramente disturbano, scritte anche da sessuologhe magnificate su questi canali. Per esempio, l’esortazione a “dormire nudi” rivolta ai coniugi. Va bene se è mirata, in un contesto riservato, ad una coppia dove un calo di desiderio potrebbe rompere la fedeltà coniugale. Sparata però nel pubblico aere può sfruculiare idee pericolose in coppie dove non ci sono problemi. Che magari resistevano benissimo alle sollecitazioni pagane; però, ora che il messaggio arriva da parte cattolica… Dal basso e dall’alto. Soprattutto, nel pubblico aere questo messaggio è pernicioso per i giovani, in quanto contribuisce a rafforzare quell’idea ipersessualizzata dell’uomo che già è strombazzata a destra e a manca. E…

    Così tipicamente, troviamo i 50enni che tradiscono o fuggono con le 20/30enni (quando se li prendono).

    Esatto. Perché siccome, come al solito, non si storicizza quando si deve, una delle considerazioni che dovrebbero essere imprescindibili è che la vita media si è allungata, ma i cicli legati al tramonto della sessualità no. Per cui, se si dà, seppur involontariamente, l’idea che il desiderio sessuale va sempre e solo appagato (“coito ergo sum”), anche se ben indirizzandolo, e non invece temperato definitivamente, è inevitabile arrivare al momento in cui un coniuge non può più essere “competitivo” in alcun modo con – diciamo così – “l’offerta” più fresca (en passant, in questa circostanza la biologia oggettivamente sfavorisce le donne). In altre parole: con la vita media attuale, e considerando una normale età a cui ci si sposa, è evidente che il sesso è una questione contingente del matrimonio: contingente, nel senso che non può durare a lungo. Se si vuol preservare il matrimonio indissolubile fino al termine della vita naturale, è imprescindibile educare le persone all’idea che arriverà un momento in cui il sesso non ci sarà più. Non che si governerà: non ci sarà più.

    A meno che non si arrivi a quell’atteggiamento pagliaccesco di sessantenni e settantenni ed oltre (ma anche prima) che credono di essere ancora trentenni. E questo è un vero e proprio disturbo dell’identità: così come c’è chi ha i cromosomi umani maschili, ma “vuole” essere femmina, oppure un alieno o una capra. La dimostrazione di questo disturbo ce la danno i casi eclatanti, ovvero le star del cinema e della televisione: donne e uomini che a sessant’anni sembrano più giovani di quando ne avevano trenta – ma, attenzione – non assomigliano neanche più a sé stessi trentenni: quanto piuttosto ad un’altra persona. Sembra che abbiano subìto un trapianto di faccia. Siccome il viso, patologie a parte, è la porzione del corpo che più manifesta formalmente (nel senso di “nella forma”) la propria identità, è evidente il desiderio di voler essere altro da sé. Ed è anche una ribellione verso Dio: così come non accetto che non mi hai fatto femmina, o capra, o alieno, non accetto che mi hai anche imposto di invecchiare. Non lasciamoci ingannare poi dal fatto che queste siano poche eccezioni: lo sono solo perché oggi i trattamenti richiesti sono costosi, e se li possono permettere in pochi. Ma non sarà sempre così e questo delirio piano piano arriverà ad essere a portata di tutti. È stato così per la chirurgia plastica elementare, lo sarà anche per quella più sofisticata.

    In sintesi, non sto dicendo che non dobbiamo discutere in pubblico di certi argomenti: credo invece che non dobbiamo discutere in pubblico di certi dettagli, incluso certe “soluzioni”.

    PS Rimane sempre che i santi canonizzati esistono appositamente per darci un esempio. Specialmente negli ultimi decenni sono aumentati i santi laici e le coppie sposate. Citatemi un esempio in cui questi santi non hanno circondato le loro questioni private con quel dovuto livello di riservatezza che il pudore suggerisce ed impone.

    (*) Non concesso, perché girano troppe bufale su come era una volta la società…

    • @Fabrizio

      Beh ma per un uomo che va dai 65 ai 70 anni è anche normale non fare più sesso, non stiamo parlando di un giovanotto.

      Ma un uomo, specie se ha una moglie più giovane di 7/8 anni, può ben arrivare, in genere, a 65 anni ed essere ancora attivo su quel versante, perché oggi una donna a 55/56 anni non è certo decrepita e indesiderabile.

      È chiaro, se uno vuole vivere dai 70 ai 90 anni come ha vissuto dai 30 ai 50 o dai 40 ai 60 c’è qualcosa (molto) che non va.

      P.s: tutto questo tralasciando i casi dove lui o le rimangono disgraziati su una sedia a rotelle o per altre malattie in giovane età, ma grazie a Dio non è la norma.

    • @Fabrizio, direi ottime considerazioni “generali”, ma in certi passaggi “specifiche”…

      Si potrebbe sintetizzare ulteriormente che il pudore dà anche il senso e la misura delle cose e di cisa sia opportuno dire o tacere, sino a dove spingersi o meno.
      Problema è che il pudore è molto spesso parametro variabile per molti e di conseguenza ciò che sia opportuno (anche io qui mi sto assolutamente sganciando dal riferirmi o voler stigmatizzare quanto qui espresso nei commenti)…

      Il pudore poi lo potremmo anche estendere ad esperienze che vanno al di là della sfera sessuale, ma non ci allarghiamo troppo…

      Sull’invecchiamento e le sue conseguenze nella sfrera sessuale, ancora una volta, le differenze tra Uomo e Donna ci sono e sono ben marcate e l’uomo potenzialmente puo restare “attivo” fisicamente e reattivo psicologicamente, molto più a lungo. Qui torna il discorso di come la canizie dovrebbe portare saggezza e dominio di sè… cosa che a quanto pare non sembra essere la normalità.

      Di nuovo il Sacramento del Matrimonio, in cui la sessualità trova senso e pieno compimento, aiuta e conduce la coppia e in particolare l’uomo, ad una visione e un vissuto sempre più spirituale della sessualità (che per l’appunto non è solo genitalità) compensato (laddove viene meno la parte fisica) e arricchito da un Amore che anch’esso negli anni cambia e matura e che nel dono reciproco dell’uno all’altra, si fa sempre più totalizzante e appagante a escudere – qui una esclusione positiva – le tentazioni che soprattuto per l’uomo, possono venire dall’esterno.

    • Caro Fabrizio, in genere sono sempre d’accordo con te, al 100%. Questa volta… non lo so. Naturalmente condivido il fatto che il pudore sia sempre cosa buona e doverosa. Però ti domando: Luca di Tolve, ad esempio, avrebbe fatto meglio a tacere? E non solo lui… sono molte, ad esempio, le persone che hanno pubblicamente confessato di essere stati schiavi della pornografia su internet e lo hanno fatto mettendoci la loro faccia con nome e cognome. Poi ci sono persone che raccontano la loro storia di dipendenza dalla droga, o dal gioco. Anche questi sono comportamenti vergognosi e che possono recare grave pregiudizio non solo al diretto interessato, ma anche a tutta la sua famiglia. Dovrebbero vergognarsi, costoro? Secondo me no. Perché sono persone che danno testimonianza di quanto profonda possa essere la fogna in cui può scivolare una persona, ma anche del fatto che non c’è fogna da cui il nostro Signore non sia capace di tirarci fuori.

      Capita poi, a volte, anche su questo blog, che qualche utente non abbia alcun ritegno a confessare la propria omosessualità praticata. Ecco, non ho mai sentito qualcuno provare, anche solo timidamente, a dirgli che dovrebbe vergognarsi e non parlare pubblicamente dei suoi vizi. In fondo se io ho aperto uno spiraglio sulla mia vita personale, è stato per dare testimonianza del fatto che si può vivere felici anche se abbiamo sciupato un dono prezioso come quello della sessualità. Se ho scandalizzato qualcuno, chiedo scusa di cuore. Però vorrei far notare che ho cambiato vita e che la mia è una famiglia felice. Le persone che vengono (anche) qui a parlarci della loro gioia di essere omosessuali, invece, non hanno alcuna intenzione di cambiare vita. Ma nessuno dice loro di vergognarsi, mi pare.

      • Ma nessuno a detto a te che dovresti vergognati… (non in questo caso almeno).
        Pudore e vergogna sono cosa diversa.

        Sono d’accordo con te che dare testimonianza anche senza pudore (anche se pudore può esserci) o senza vergogna (anche se vergogna può esserci) per dare Lode a Dio e cosa buona, azi talvolta necessaria…

        Cmq risponderà Fabrizio per cosa intendeva

        • Caro Fra’,

          anche se siamo d’accordo solo al 99%, o al 98%… ma anche al 9%, non è un problema. 🙂

          In ogni caso, penso che continuiamo ad essere molto d’accordo. In parte ti ha risposto Bariom: il pudore non è la stessa cosa della vergogna. Se mi parli di Di Tolve o quelli…

          […] che hanno pubblicamente confessato di essere stati schiavi della pornografia su internet e lo hanno fatto mettendoci la loro faccia con nome e cognome. Poi ci sono persone che raccontano la loro storia di dipendenza dalla droga, o dal gioco […]

          … non penso che siamo necessariamente in presenza di mancanza di pudore. Come dici tu chiaramente, questi danno testimonianza. Parlano di sé stessi perché è un argomento che conoscono molto bene, sanno di aver commesso un errore, ritengono prezioso non tenere per sé il tesoro della conversione, ma lo vogliono condividere. Nessun problema.

          Il pudore non è neanche un tabù. Non è che, se il CCC dice che ha a che fare p.es. con il modo con cui ci vestiamo, significa che dobbiamo vestirci di sacco, le donne sotto un burka integrale.

          Il pudore è una questione di dettagli, di contesto e di accessibilità dei dettagli. Per esempio: se uno viene a raccontare la sua esperienza ad un convegno o in un’intervista, l’importante è che non entri in una serie di dettagli inutili: ovvero, che possono essere di scandalo (nel senso letterale: pietra d’inciampo) per il pubblico in generale. Che esistano comportamenti omosessuali, la pornografia, gli adulteri, i malati di ludopatia, non è un segreto: parlare in pubblico della loro esistenza dunque non crea problemi e non va necessariamente contro il pudore. Però a livello pubblico è opportuno tenersi al livello di dettaglio strettamente necessario perché le persone che possono trovare giovamento dall’esperienza di quegli individui possano venire a conoscenza che c’è qualcuno che li può aiutare, e dove possono trovarlo. Se poi queste persone devono risolvere in concreto il loro problema, è legittimo supporre che sia necessario entrare in tutti i dettagli scabrosi. Ma questa fase non deve essere necessariamente svolta un pubblico per essere efficace; mentre la sua pubblicizzazione costituirebbe un danno.

          Questo concetto di limitarsi ai dettagli necessari avviene a vari livelli… può essere che certe cose vengano anche pubblicate su un libro; non sto diceno che va censurato. Uno che è interessato se lo va a comprare e lo legge sotto sua responsabilità; basta che in copertina, o nell’attività di promozione, si rimanga ad un livello di dettaglio appropriato. Un’intervista è già una cosa diversa.

          È chiaro che è tutto relativo ai tempi e al contesto. Se uno o una si vanta in pubblico di aver messo le corna al marito, questa è certamente mancanza di pudore (anche perché in questo caso c’è una vanteria di un comportamento pernicioso, non una testimonianza di conversione). Se non c’è intento malizioso, ma comunque dalla pubblicizzazione di cose personali non si può neanche trarre un bene per altri, è meglio che queste rimangano riservate.

          Quando la ludopatia era un problema di nicchia (e un tempo lo era, poi è stato massificato ad arte, ovvero è la conseguenza di comportamenti artatamente indotti per creare un business di massa) certamente ritengo sarebbe stato meglio non pubblicizzare il gioco d’azzardo, anche se l’esistenza di un paio di casinò non necessariamente costituiva un grande problema. Un altro esempio può essere quello relativo alla morbosità con cui vengono seguiti certi delitti, da riviste e trasmissioni specializzate; per non parlare poi della fiction. Il pubblico deve sapere che esistono certi delitti (sono un fatto di cronaca non censurabile) e certi abissi di male. Ma non è assolutamente utile, anzi è pericoloso, che in pubblico si entri nei dettagli di certe morbosità.

          • E vabbè… il corsivo avrebbe dovuto finire alle parole “dal gioco […]”.

          • Caro Fra’,
            anche se siamo d’accordo solo al 99%, o al 98%… ma anche al 9%, non è un problema.

            Invece a me fa sempre piacere riconoscermi nelle tue posizioni, perchè ti stimo tantissimo.

  11. Oh, la ringrazio Thelonious! Era una risposta di questo tenore che aspettavo. Grazie per la sua testimonianza.

  12. L’occidente promuove lo sfruttamento delle donne per scopi legati al piacere terren, che mira a distruggere la società umana. L’ideale occidentale di eguaglianza fra i sessi è risibile. Sostenere i diritti delle donne di fatto mina la loro posizione nella società, che è predeterminata da Dio.Quante persone aberranti umiliano il ruolo della casalinga, che ha il compito di fare crescere ed educare il prodotto di più grande valore, l’essere umano. In alcuni ambienti le donne hanno obiettivi e aspettative che vedono poi umiliati i propri ruoli. La giustizia fra i generi equivale a riconoscere e nutrire i potenziali da Dio all’uomo e alla donna, e non dare invece false speranze.

  13. L’articolo di costanza è bellissimo. Complimenti e grazie di cuore. Sei unica!
    I commenti sono dei macigni, pesanti, pesantissimi (unica eccezione Bariom, da cui traspare sempre speranza e gioia di vivere!) Gli altri…che ansia, ma che ansia!! Alla faccia della bellezza del matrimonio. Se non fossi già cattolica leggendo questi commenti fuggirei a gambe levate.

  14. In che cosa sono pesantissimi?

  15. Analisi irrealistica. Il desiderio nella coppia finisce, come tutte le cose. Cattolici o buddhisti. Bisogna prenderne atto.

  16. Per me l’amore è prima di tutto volere il bene del’altro anche come sposa…..non il possesso…..entrambi marito e moglie, lo concepisco cosi…….buona domenica a tutti voi…..

  17. Pochi altri temi riescono ad accalorare gli animi, anche (specie?) quelli di persone normalmente pacate, come le questioni relative alla sessualità.

    Ad ogni modo, l’articolo di Costanza mi pare molto intelligente e al punto.

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