No, non sei nato finto

di autori vari

di Giacomo Bertoni

“I was born this way” scrive orgoglioso Vinny Ohh sotto una foto che ritrae la sua trasformazione in alieno. Evidentemente, Lady Gaga si è scordata di spiegare che non si nasce con silicone, botox e tiranti nel viso. Vinny, ragazzo americano di soli 22 anni, ha già speso oltre 50mila dollari (110 interventi di chirurgia estetica) per assomigliare all’idea di alieno che i film fantascientifici hanno più volte proposto negli anni. Pelle bianchissima, pupille grandi e nere, artigli, assenza di peli. Non va dimenticato che gli alieni sono genderless, quindi sta progettando future operazioni per raggiungere anche questo “obiettivo”.Ci sarebbe molto da dire in questa vicenda, per esempio sarebbe interessante fare un paio di domandine ai medici che hanno accettato di operarlo stravolgendo il suo corpo. O, ancora, intervistare le persone che sotto le sue foto da alieno scrivono commenti entusiasti. Ma la cosa che più mi angoscia è: cosa succederà a Vinny quando passerà il clamore mediatico? Quando le luci della ribalta si spegneranno, quando le lobby smetteranno di utilizzarlo come sponsor della liceità assoluta e della propaganda gender, quando diminuiranno i “mi piace” alle sue foto sconvolgenti, quando la televisione che finge accoglienza e cerca solo ascolti non lo inviterà più, quando sul suo viso rovinato per sempre appariranno le prime rughe e il silicone, il botox e le varie “punturine magiche” diventeranno ancora più patetiche di oggi?

Vinny Ohh pre-interventi

Un giorno Vinny si alzerà dal suo letto solo, struccato, senza i social che cinguettano “like”, e si guarderà allo specchio. E si dispererà. Ma in quel momento, chi troverà accanto? Forse chi oggi guadagna dalla sua debolezza? Questa ideologia anti-umana, che s’impossessa del cuore dell’uomo raggelandolo e convincendolo a odiarsi, un giorno finirà, ma oggi è nella sua fase di dominio assoluto. Chi può dire ora a Vinny: no, fermati, non ascoltare chi soffia sul vento delle tue paure e insicurezze, non cedere alle lusinghe di un mondo che è solo apparenza e quindi cerca soltanto nuovi fenomeni da baraccone da rottamare presto? Chi può ricordare a Vinny quanto era bello prima di subire queste terribili operazioni? C’era un sorriso, in quelle foto pre-interventi, che oggi non c’è più, deformato per sempre da due labbra immobili e finte. Sì, finte, perché nelle follie contro l’umano non c’è solo il danno, ma anche la beffa: nessuno lo dice a Vinny ma, per quanti dollari spenderà, non sarà mai un alieno. Potrà forse arrivare ad assomigliare a un robot costruito a Hollywood per l’ultimo film sugli incontri del quarto tipo, ma resterà sempre un ragazzo ingannato e rovinato per interessi di altri.

Il giorno che si vedrà con occhi umani forse piangerà, se i suoi occhi da alieno glielo consentiranno ancora. Ma è proprio in quel momento che avrà bisogno di tante preghiere, di un abbraccio caldo e disinteressato che gli dica che nonostante tutte le pazzie, lui è ancora amato di un amore infinito, inimmaginabile, inenarrabile. C’è un Padre che soffre a vedere questo scempio e non vede l’ora di poter ritrovare la gioia in quegli occhi che oggi sembrano appannati da un nero velo demoniaco.

Caro Vinny, nelle nostre debolezze siamo tutti così amati che viene da piangere a pensarci, ma queste possono essere lacrime di gioia. Sei stato amato prima ancora di nascere, sei amato ora e lo sarai sempre, anche se ti dovessi risvegliare da questa assurda ideologia fra vent’anni e dopo 200 interventi chirurgici. Però, se tu dovessi intravedere oggi un bagliore di speranza (anche piccolissimo e nascosto dagli slogan scintillanti) che faccia luce su un futuro diverso, fermati subito per favore.

 

154 commenti to “No, non sei nato finto”

  1. Mah.. mi viene da dire che forse si è ridotto così perché non si sente amato, sicuramente da Dio, ma nemmeno da chi dovrebbe.. chi ha pagato gli interventi? I suoi genitori???
    Povero ragazzo…

    • Che dire ???….spero per questo ragazzo possa presto scoprire quanto è amato da Dio Padre…..( io chiamo questo violenza della sua dignità, forze presto lo capirà )….sono tutte persone che soffrono, non riesco a spiegarmi meglio.

  2. Anche a me viene da piangere guardando la sua foto pre intervento…uno dei nostri figli…

  3. …detto questo, avere 50000 dollari a 20 anni fa molto male alla salute…anche questo apre un file enorme…ci sono tanti spunti nell’articolo….

  4. In un lapidario commento si potrebbe dire: “No, non sei nato finto, ma lo si diventato!”

    Io però dissento dalla frase “…ingannato e rovinato per interessi di altri.”.
    Quasi certamente sono intervenuti interessi altrui, certamente potrà avere i suoi 5 minuti di gloria che qualcuno sfrutterà per il proprio profitto e per il suo ulteriore danno, ma la scelta è stata – come è per tantissimi adolescenti o anche adulti (fatevi una googolata alla ricerca di quanti innestano mostruose protesi sotto-pelle in ogni parte del corpo e non sono ragazzini) – profondamente, tristemente, tutta sua.

    O alla peggio ha intorno qualche “amico” o “amica” che lo emula o gli ha dato il là per questa assurda strada (come avviene in generale per i tossicodipendenti), ma resta una sua decisione.

    Certamente una decisione che nasce da un profondo malessere, probabilmente una non-accettazione di sé, fisica o psicologica. O una situazione di debolezza psicologica che lo faceva sentire una “nullità”, un individuo di cui nessuno si curava… forse qualcuno a cui chiedeva amore lo ha invece convinto di essere un “signor nessuno”.

    Potrebbero essere tanti i motivi…

    In fondo è una delle tentazioni dell’Uomo sperimentate anche da Gesù, quando Satana lo porta su pinnacolo del Tempio.
    Cosa Gli suggerisce Satana: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù;…» (il resto lo conosciamo).

    Cioè: “chi credi di essere, come pensi di far si che tutti riconoscano la Tua figliolanza divina? Fai qualcosa di eclatante! Che tutti vedano e rimangano a bocca aperta…”

    E’ la tentazione della Storia, di una storia che non ti piace, di un aspetto che non ti piace, di un essere dentro (o fuori) come sei e che non ti piace (che non era certo la situazione di Gesù, ma Satana ci prova…).
    Calzante tentazione con tantissime “trans-formazioni” che oggi sono viste come la vera liberazione… (Vinny invece di scegliere il più comune “diventar donna” ha scelto di “diventare alieno”.

    Alieno appunto. Alienato da se stesso, dal vero Vinny che per lui era una gabbia (forse), un castigo, una dannazione…

    E’ stato scritto, ed è verissimo, di fondo qualcosa si è spezzato nella richiesta e necessità di amore di Vinny, che è la stessa che alberga in ogni Uomo, magari in alcuni per fragilità o altre questioni psicologiche, questo bisogno naturale, atavico, spirituale, questo bisogno si trasforma in una voragine, un “buco nero” che tutto divora ed inghiotte, sino a che loro stessi ne sono inghiottiti.

    E’ quella richiesta di Amore che solo Dio può colmare, perché solo l’Amore di Dio è un amore gratuito, anzi è l’Amore che per primo si spende per te sino a donarti la Vita del Figlio. L’unico amore che ti dice e ti dimostra che ti ama così come sei! E che per Lui sei la Creatura, il Bene più importante sulla faccia della Terra.
    Perché Dio ama tutti di più e nessuno di meno e ognuno in modo specialissimo.

    Ma forse questo a Vinny, nessuno lo ha mai detto.

    Speriamo che terminate le “aliene illusioni”, il luccichio dei “like” e gli applausi degli stolti e degli avvoltoi, quando le protesi diverranno più odiose di ciò che cercavano di nascondere, Vinny possa incontrare Cristo sul suo cammino.
    Possa invocare, anzi urlare a Dio, quando sentirà che non è lui l’alieno, ma tutto il mondo che si è creato attorno e alieno a lui stesso e Dio certamente, prontamente risponderà perché possa ritrovare la sua vera, bellissima, unica immagine: quella fatta a Sua immagine e a Sua Somiglianza.

    • Bariom, sono pienamente d’accordo quando dici che è stata una scelta tutta sua.

      Non sono però d’accordo nel cercare la giustificazione in un “malessere”, in un qualche problema che l’avrebbe spinto a fare le idiozie che ha fatto. Era un bellissimo ragazzo, ancora giovanissimo e pieno di quattrini: di quale malessere o disagio vai parlando? Non provo nessuna pietà nei suoi confronti, il suo attuale volto e, ancor più, la sua eventuale presenza mi danno il vomito, come mi danno il vomito tutti coloro che infieriscono sul loro corpo per pura ribellione a Dio.

      Per quanto mi riguarda, merita la polvere dei miei calzari.

      • @fra non avevo dubbi sulla tua conclusione e la tua incompresione di malesseri e disagi…

        Ma questo è un problema di chi comprensione non ha, non di conosce il disagio e le probelmatiche profonde.

        • Io infatti parlo di disagi e malesseri che conosco… tu, o nemmanco li conosci (ma effermi non esistono) o non fai il minimo sforzo per comprenderli.

          Riduci tutto probabilmente ad una questione di quattrini o nel pensare che è un “fuori di testa” perché escludi possa mai capitare ai “sani come te” o a un figlio di uno “sano come te”… ma la realtà è diversa.

          Tu scuoti pure la tua polvere e vomita finche puoi… può anche essere ti venga chiesto qualcosina in più, ma forse quando non ne avrai più tempo.

          • “Io infatti parlo di disagi e malesseri che conosco… tu, o nemmanco li conosci (ma effermi non esistono) o non fai il minimo sforzo per comprenderli”. Perché, non sono un esser umano io? Non sono sposato, non ho tre figli, non lavoro, non pago le tasse, non devo campare… come tutti? Perché non dovrei conoscere disagi e malesseri? Io dico che Vinny Ohh è un ribelle, tutto qua. Quello che ha fatto è una ribellione a Dio, un capriccio. Che c’entra il “malessere”? Cosa dovrebbe fare un ragazzino africano che muore di fame, allora? Oppure un ragazzino che muore di cancro? Oppure un tetraplegico, un down, uno spastico?

            Vinny Ohh crepi pure nel suo malessere inventato e mantenuto a suon di migliaia di euro. Continuerò a dormire sonni tranquilli.

  5. Vabbè, ieri si parlava di matti. Sul giornale c’era uno simile a questo, che però – invece dell’alieno – si è fatto trasformare in “Ken”, il bambolotto della Mattel. Ora vorrebbe sposare una che si sia trasformata in Barbie. Ma c’è tutta una lunga galleria… la prof. De Mari ricordava quelli che si fanno amputare per motivi “estetici”, tempo fa ricordo uno che si è costruito una specie di esoscheletro per brucare come le capre senza rompersi la schiena, e chi più ne ha più ne metta…

    Bariom ha ragione nel ricordare che le responsabilità di questi sciroccati sono prima di tutto personali. Bisognerebbe capire però questa gente in che ambiente vive; e comunque – e qui torna la questione della libertà – se insistono, non bisogna assecondarli, ma curarli come malati di mente. La responsabilità ricade anche su quelli che non li hanno fermati: rispettando il principio della sussidiarietà, dalla famiglia su su fino all’autorità statale. Ma se lo Stato si basa sulla libertà individuale senza limiti…

    • Fabrizio: concordo in pieno. Personalmente denuncerei per incompetenza professionale i medici e i chirurghi… ma prima farei intervenire chi di dovere all’interno della famiglia.

    • Se papa Francesco ti sente dire che chi “cambia sesso” è sciroccato, poi sono cavoli tuoi.

    • “Bisognerebbe capire però questa gente in che ambiente vive…”

      Infatti, anche se non si può arrivare sempre a dare la colpa “all’ambiente”, pure questo ha un gran peso, anche se talvolta nello stesso ambiente c’è chi viene su dritto come un fuso e matura anche più in fretta e chi degenera del tutto.

      Sbagliato pero è credere che perché qualcuno ne esce “bene”, chi non ce la fa sia semplicemente da scartare.
      Cristo non credo scarti nessuno, anzi va in cerca se non sbaglio, dei più deboli e dei malati (con buona pace di chi si limita a scuotere la polvere dei sandali…).

      • Sono perfettamente d’accordo con Bariom e sono scandalizzato dalla grettezza con cui molti di noi “cristiani” reagiamo di fronte al male che attanaglia i cuori di tanti nostri fratelli, ma probabilmente il fatto è che in fondo non li consideriamo nemmeno tali! E poi magari andiamo pure a Messa!

        Hanno ragione certi miei amici non credenti quando ci danno degli “ipocriti” perché predichiamo predichiamo e poi ecco come ci guardiamo l’un l’altro…alla faccia dello “sguardo contemplativo”!

        Leggendo invece la dichiarazione di questo ragazzo quando afferma “voglio che quello che è il mio io interiore si rifletta all’esterno””, ho provato a guardarlo fisso in quei due “buchi neri” che ha ora al posto degli occhi e ho avvertito una morsa allo stomaco per il dolore abissale che quelle tenebre celano…

        Vorrei invitare tutti i lettori di questo blog a inserire nella loro recita quotidiana del S. Rosario un’intenzione di preghiera per lui e per la salvezza della sua anima, se poi c’è qualche sacerdote che può offrire una Messa meglio ancora!

        E comunque continuo a pensare che al posto di dire mostruosità (ben peggiori del volto di quel ragazzo) faremmo molto meglio a stare in silenzio e pregare molto di più…

        • Il male che (eventualmente) attanaglia il nostro cuore è un male cercato e voluto! Vinny Ohh ha liberamente scelto di essere lo stronzo che è, non dimentichiamo che siamo esseri liberi di fare le nostre scelte. Se Vinny Ohh sia un fratello, questo non lo so. So però che si è ribellato a Dio e che non avrà la mia compassione per questo. Ebbene si, vado a messa e recito pure i rosario tutti i giorni.

          Sono d’accordo invece sul fatto che per questi soggetti resta solo la preghiera.

          • E per cosa preghi, giacché non ha la tua compassione?
            Che crepi nel suo inventato malessere?
            A questo ti serve il rosario tutti i giorni?

            Saresti tu da compatire…

            • Io prego per la salvezza delle anime. La mia compassione è per la sua anima che lui sta condannando all’inferno. Il mio rosario è per la mia famiglia, per la Chiesa e per il mondo intero.

              Hai ragione, sono certamente da compatire. Un pover’uomo sono.

              • Come tutti… se poi hai veramente compassione della sua anima allora mostrane un po’ anche per l’intero suo essere invece di dargli dello stronzo, perché quell’anima si dibatte in quel corpo deformato e corpo e anima sono legati ad un unico destino.

                • Ho compassione per quella persona, come per tutte le persone. Non ho nessuna compassione per le sue scelte, che non trovano nessuna giustificazione in un malessere inesistente. Stronzo lo è oggettivamente, se preferisci possiamo chiamarlo nemico di Dio oltre che di se stesso.

                  Naturalmente siamo tutti peccatori. Però qualcuno è più peccatore degli altri: sono coloro che del loro peccato fanno una bandiera, della loro ribellione un motivo di orgoglio. L’unica compassione possibile verso costoro è la preghiera. Nessuna giustificazione, nessun “accompagnamento”, nessun dialogo è possibile con chi odia e combatte apertamente contro il progetto di Dio. L’unico modo di amare i nemici è pregare per loro, senza dimenticare che sono nemici.

                  • No, io non lo chiamo né stronzo (anche tu potresti essere oggettivamente un stronzo per quanto ne so…), né nemico di Dio – di se stesso sicuramente – perché neppure so se conosce Dio e se è in ribellione a Lui, ma tu già lo hai deciso con il tuo infallibile discernimento degli animi (SIC) e te ne esci con stronzate (questa si) tipo: “Naturalmente siamo tutti peccatori. Però qualcuno è più peccatore degli altri…”

                    E chi la farebbe questa scaletta dei più peccatori degli altri? Tu?

                    Sai che molto spesso agli occhi di Dio sono “più peccatori degli altri” coloro che più hanno ricevuto (tipo tu ed io…)?

                    Oltre a recitare il Rosario tutti i giorni, mi auguro tu ti accosti anche all’Ufficio da cui leggiamo oggi:

                    Dalle «Omelie» di sant’Astèrio di Amasea, vescovo

                    «Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene.
                    Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi, e, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita.
                    Dopo averla trovata, non la bastona, né la costringe a forza a raggiungere il gregge, ma, presala sulle spalle, e trattatala con dolcezza, la riporta al gregge, provando una gioia maggiore per quella sola ritrovata, che per la moltitudine delle altre.
                    Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significano altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, né essere pigri nel portare loro il nostro aiuto, ma che è nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che da essa si sono allontanati e che si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.»

                    E come non bastasse questo il Vangelo:

                    + Dal Vangelo secondo Matteo

                    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
                    «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
                    Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.»…

                    Buona giornata.

                    • Ah , sai cosa… io non penso questo sia “un mondo di merda”!

                      Questo è il mondo che Dio permette che esita, in cui ogni giorno riversa la Sua Grazia, la Sua Misericordia (verrà il tempo dell’Ira di Dio? Probabile, ma io non sto qui ad attenderla ed implorarla perché sarà un tempo durissimo per tutti e molti si perderanno), è il mondo che Dio mi ha dato perché io mi converta e renda Gloria a Lui…

                      E il mondo che ha donato ai miei Figli perché (spero) seguano le orma del loro padre e dei loro Padri. Forse che Dio che è mio Padre e loro Padre e così gretto che ha deciso loro nascessero (perché non è che i figli nascono “a caso”) per dire loro “beccatevi ‘sto mondo di merda!”

                      No, mi dispiace, non credo sia così e credo neppure tu in fondo la pensi così… allora da dove ti viene questo livore che spesso ti monta alla testa e ti fa vomitare bile?
                      Pensi sia una cosa buona?

                      Se Dio non guarda a questo mondo con ira (sino a oggi) o già lo avrebbe distrutto, chi siamo noi per guardarlo con occhi diversi?

                    • No, io non lo chiamo né stronzo (anche tu potresti essere oggettivamente un stronzo per quanto ne so…), né nemico di Dio – di se stesso sicuramente – perché neppure so se conosce Dio e se è in ribellione a Lui…. Capisci che è nemico di se stesso, della propria natura; di conseguenza sai che è nemico di Dio. E questa ribellione a Dio non è una ribellione momentanea (come può succedere a tutti), ma ne ha fatto una bandiera. Ecco perché è più peccatore degli altri: perché è impenitente, orgoglioso del proprio peccato.

                      Certo che bisogna andare alla ricerca della pecorella smarrita: si chiama ammonimento. Tuttavia non sarebbe giusto sprecare il proprio tempo e le proprie energie con chi non vuole ascoltarci. Infatti Gesù insegna a fare così: “11 In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 12 Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 13 Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. 14 Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 15 In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città”. Giusto quindi ricordare la parabola della pecorella smarrita, ma giusto anche non perdere tempo con chi si rifiuta di ascoltarci.

                    • Come e con chi dobbiamo spendere il nostro Tempo spesso neppure lo sappiamo… come frutterà il nostro Tempo quasi mai lo sappiamo.

                      Di certo il Tempo non ci appartiene e ogni secondo ci è donato.

                      Forse quella persona che pensiamo non valga il nostro “prezioso tempo” è l’ultima che Dio ci dà di incontrare o noi siamo l’ultima che quella persona incontrerà, magari l’ultima che potrebbe parlargli di Dio.

                      (ma tu tira pure dritto per la tua strada…)

                    • Poi non confondere la parabola del Buon Pastore con l’invio dei Dodici, coloro inviati all’Annuncio, alla Missione a vivere del Vangelo senza soldi né bisaccia (sei forse uno di questi?)

                      E in ogni caso vale sempre la regola del Et Et, non prendere solo la parte di Vangelo che più ti aggrada a comprovare il fra’ pensiero…

        • faremmo molto meglio a stare in silenzio e pregare molto di più…

          Perché dobbiamo sentire ripetere alla noia questa solenne coglionata? Perché dobbiamo sempre leggere l’invito a pregare di più (giustissimo) messo in contrapposizione con il parlare in pubblico? Perché dobbiamo sentire inviti a “stare in silenzio” quando il peccato gravissimo delle ultime generazioni di cattolici è proprio l’essere stati in silenzio? E che ha portato a dove siamo oggi, e anche al proliferare di casi umani come quello citato? Qualcuno me lo può spiegare?

          • E ancora una cosa:

            Hanno ragione certi miei amici non credenti quando ci danno degli “ipocriti” perché predichiamo predichiamo e poi ecco come ci guardiamo l’un l’altro…alla faccia dello “sguardo contemplativo”!

            Perché dobbiamo sentire in continuazione questo atteggiamento cattonichilista, secondo cui dovremmo in continuazione vergognarci di fronte ai non credenti? Questo mondo di merda in cui siamo l’hanno confezionato con arroganza e perseveranza proprio i non credenti; che, lungi dal guardare le travi colossali che hanno nei loro occhi, gettano tutte le colpe addosso agli “ipocriti” cristiani. Certo, c’è uno che a Santa Marta sproloquia sempre in questo modo. Ma se abbiamo una colpa, ripeto quello che ho scritto sopra, è di non aver fatto le barricate per impedire a quella gente di ridurre il mondo così come è ridotto oggi. Altro che “sguardo contemplativo”.

            • Non vedo perché ti devi agitare tanto Fabrizio…

              Nessuno qui ha detto (nemmeno Matteo), che la storia qui riportata di Vinny abbia un minimo valore positivo e il “parlare pubblico” è stato fatto mi pare, ma c’è parlare e parlare, ci sono toni e toni

              Vedi il tuo solenne coglionata… chi la detto? Lo dici tu! Tu che a quanto pare neppure hai capito il piano di lettura su cui Matteo poneva la sua critica…

              “Questo mondo di merda in cui siamo l’hanno confezionato con arroganza e perseveranza proprio i non credenti…” con una buona mano di tutta una schiera di “credenti”, ipocriti, bugiardi, pavidi, farisei e sadducei (come potrei essere io… tu non so sembri un campione di coerenza a sentirti) che hanno barattato la Luce e la Verità per quattro spiccioli.

              Per il resto riguardo i “non credenti” che sono “cattivi” quanto noi lo saremmo se non avessimo avuto la grazia di essere credenti (o tu te ne fai un merito?), vale quanto ho già riportato a fra’ dalle «Omelie» di sant’Astèrio di Amasea, vescovo (che non è che sia stato il solo a pronunciarsi in tal senso.

              Buona giornata

              • Ah , sai cosa… io non penso questo sia “un mondo di merda”!

                Questo è il mondo che Dio permette che esita, in cui ogni giorno riversa la Sua Grazia, la Sua Misericordia (verrà il tempo dell’Ira di Dio? Probabile, ma io non sto qui ad attenderla ed implorarla perché sarà un tempo durissimo per tutti e molti si perderanno), è il mondo che Dio mi ha dato perché io mi converta e renda Gloria a Lui…

                E il mondo che ha donato ai miei Figli perché (spero) seguano le orma del loro padre e dei loro Padri. Forse che Dio che è mio Padre e loro Padre e così gretto che ha deciso loro nascessero (perché non è che i figli nascono “a caso”) per dire loro “beccatevi ‘sto mondo di merda!”

                No, mi dispiace, non credo sia così e credo neppure tu in fondo la pensi così… allora da dove ti viene questo livore che spesso ti monta alla testa e ti fa vomitare bile?
                Pensi sia una cosa buona?

                Se Dio non guarda a questo mondo con ira (sino a oggi) o già lo avrebbe distrutto, chi siamo noi per guardarlo con occhi diversi?

            • Chiedo scusa, probabilmente mi sono espresso male!

              Ciò che intendevo è che la VERITA’ e l’AMORE non possono mai essere disgiunti e il vero “scisma” che mi pare ci sia in atto oggi nella Chiesa proprio tra di noi è tra i cristiani che vorrebbero un AMORE SENZA VERITA’ (come dici tu, i cattonichilisti falsamente buonisti e misericordiosi tra cui io non mi riconosco affatto!) e dall’altra parte una VERITA’ SENZA AMORE che sbandiera una “presunta” verità di principio come una “clava” da dare in testa al peccatore, non per salvarlo ma per ammazzarlo del tutto…io invece continuo a credere che la meravigliosa “Buona Notizia” annunciata dalla Chiesa Cattolica sia quella che risponde alla logica dell’ET…ET…ovvero annunciare la VERITA’ CON CARITA’, non dando dello stronzo a uno che manco conosco!

              Personalmente mi ritengo “intransigente” sui principi (che per me non sono affatto “negoziabili”!!!!) o meglio sulla Verità che è Gesù stesso in Persona e che va annunciata “sui tetti” perché possa LIBERARE (non ammazzare!) più gente possibile, allo stesso tempo non posso non sentire nelle mie “viscere” un dolore così grande per chi sceglie una via che conduce alla disperazione perché ingannato mortalmente dal principe di questo mondo (come dice bene l’articolo…)!

              Dunque il mio auspicio di “stare più in silenzio” non voleva essere una negazione all’annuncio della Verità, semplicemente un “prendersi un tempo” per verificare le reali motivazioni che agitano il mio cuore prima di sproloquiare “in nome della Verità” aggiungendo male al male (in questo senso intendevo l'”ipocrisia”!)!! D’altronde è come quando mamma e papà vedono il figlio che si sta autodistruggendo (in qualunque modo, la droga, il sesso, il denaro, il potere etc…): certamente di fronte a lui saranno durissimi e faranno di tutto per correggerlo fermamente e richiamarlo al Bene e alla Vita, ma quando saranno da soli tra di loro come potrebbero dire “ah guarda che tuo figlio è uno stronzo?” piuttosto che sentire un dolore infinito dentro le loro stesse viscere?

              Così siamo noi su questa piattaforma virtuale, un po’ “padri e madri spirituali” di tanti figli nel mondo caduti nelle grinfie del Nemico…piuttosto che prendercela con loro, proviamo a DIFENDERLI veramente concentrando tutti i nostri attacchi NELLA VERITA’ E CON CARITA’ contro il Nemico di sempre e contro tutti quei profeti di Morte siano essi legislatori, politici, religiosi corrotti e in generale “padri e madri DEGENERI” che corrompono a loro volta i nostri figli (come fa Costanza denunciando apertamente le opere di Satana e allo stesso tempo amando tutte le donne e uomini che a lei si rivolgono!)!!

              • ciao Matteo, ti sei spiegato benissimo.

                Il problema è che qualcuno non vuole sentire altro che se stesso (come il punto di Flatlandia, se qualcuno l’ha letto).
                Costoro pensano che il problema della vita è sentirsi dare ragione.

                Buona quaresima a tutti.

    • @ Fabrizio «se insistono, non bisogna assecondarli, ma curarli come malati di mente». Ma, come si diceva in altro post recente, la malattia mentale è stata abolita per legge…

  6. Ogni periodo storico ha le sue patologie mentali. Nel secolo scorso i virus letali del comunismo e del nazismo hanno infettato milioni di persone con i risultati che conosciamo. Oggi il virus dell’ “iperuomo” sta devitalizzando i cervelli di mezzo occidente. Così, parzialmente decerebrato, l’ individuo infetto comincia progressivamente a parlare in: “politicamente corretto”, Un linguaggio che comprende poco ma che ripete in modo automatico. A furia di ripetere le stesse parole gli rimangono impressi pochi ma robusti concetti: l’ “Iperuomo” non è nè maschio nè femmina; compra, se ha i soldi, i figli e se li fa fare secondo i gusti; non fa differenza tra religioni e fra credenti e non credenti, tanto alla fine quello che conta è solo lui; gli animali, di cui si sente parente strettissimo, hanno gli stessi diritti degli uomini; può, grazie alla scienza, autofabbricarsi e trasformarsi a suo piacere nell’ essere che vuole; infine grazie alla “Pietà” e alla “Compassione” chiede licenza di uccidere e di uccidersi!

  7. L’ha ribloggato su Felicemente Stanchi.

  8. Leggo sempre con molto interesse i commenti di Bariom, che sento molto vicini alla mia esperienza sia personale che con i figli, e gli amici dei figli, e le fidanzate dei figli….in tutto, in tutti, c’è davvero un grido, tante volte espresso male, ma comunque un desiderio di compimento e di felicità che, preghiamo, possa incontrare dentro la trama della vita Chi solo può rispondere….

    • Anche io mi ritrovo “spiritualmente” molto vicino a Bariom – pur senza conoscerlo. Ho avuto degli scambi in passato con lui quando ho parlato della mia esperienza fallita di matrimonio e devo dire – non è una sviolinata – che sono stati i “Bariom” a salvarmi tante volte in passato e nel presente, fratelli e sorelle come lui mi hanno fatto rinascere quella sete di infinito di cui parlava Costanza qualche tempo fa alla trasmissione di Santoro.

      • Benediciano il Signore!

        Io poi non ho merito alcuno essendo stato uno di quei “nemici della Chiesa” (se non di Dio) che secondo taluni meriterebbero solo di mordere la polvere 😉

  9. “…E si dispererà. Ma in quel momento, chi troverà accanto?”

    Spero non qualche radicale ad es. Marco Cappato…

    • Per ora pare che si trovi accanto Marcela Iglesias, produttrice e presentatrice televisiva che lo userà in un programma sulle persone che vogliono APPARIRE diverse.
      ‘We’re in an era where there’s people who want to look like lizards, those who implant horns into their skulls and people with full-face tattoos (…). We want to be the first agency who will treat these human dolls, alien dolls and cartoons as a normal part of the society that we’re living in now. We HAVE all these people, the freaks, weirdos and we want to make society understand them”
      http://www.dailymail.co.uk/femail/article-4274396/Man-spends-50-000-transform-genderless-ALIEN.html

      Abbiamo tutte queste bambole umane e ci vogliamo giocare. Il diavolo interpretato da Isabella Rossellini in “La morte ti fa bella” era un dilettante.

  10. Io provo una gran pena per questo ragazzo. E’ molto giovane, ha 22 anni. Era un bellissimo ragazzo, non sono certo una buonista ma ritengo non sia colpa sua se è diventato un mostro. Dov’erano gli adulti? Perché non sono stati messi in galera, radiati dall’Albo i medici che si sono prestati a fare gli interventi? Perché non esiste un’autorità che vieti di fare certi scempi? Perché non c’è una legge che lo impedisca? Dove sono le anime belle? Quelle pronte ad invocare la radiazione dagli Albi se un professionista serio accoglie il disagio di chi non vive bene le proprie pulsioni omosessuali? Quelle pronte a condannare i ginecologi che non vogliono fare gli assassini? Che famiglia ha questo ragazzo? Chi gli ha dato tutti quei soldi per rovinarsi? Che educazione ha avuto? Qualcuno gli ha mai parlato di Gesù Cristo? Giancarlo ma come fai ad essere così spietato? Potrebbe essere tuo figlio! Non può essere colpa di un ragazzo così giovane nascere in un mondo che gli consente di fare quello che ha fatto senza che nessun adulto si sia opposto. Nessuno nasce imparato recita un vecchio proverbio. Cosa gli hanno insegnato da quando è nato a questa povera anima?

    • Ma scherzi Giusi? MAI potrebbe essere suo figlio!! A uno come lui non può capitare… 😐

      Comunque quelle che poni sono esattamente le giuste domande.

    • Cara Giusi, è ovvio che le responsabilità non siano solo sue, siamo d’accordo su questo. Ma anche Vinny Ohh ha le sue responsabilità morali gravissime. Io non sono spietato e sarei lietissimo di poter condividere con lui la gioia della sua conversione, ma finchè ritiene di potersi sputtanare 50.000 euro per realizzare le idiozie della sua mente perversa e proporsi come avanguardia delle istanze libertarie, per me può crepare nella fogna dove si trova. Fogna dalla quale non ha nessuna intenzione di uscire, mi pare. E’ militante di un’ideologia antiumana che sta combattendo la sua battaglia per la libertà come la intende lui, è come dj Fabo, come Pannella e la Bonino. E’ un nemico ed io ne sono consapevole.

      Ci sono ragazzi che alla sua età lavorano per mantenersi gli studi, altri che si guadagnano da vivere lavorando come animali e per costruirsi una famiglia. Mio figlio (quasi vent’anni) sta facendo il primo anno di università con buoni risultati e si accontenta di cinquanta euro al mese per i vizi (che non ha!).

      L’inesistente “malessere” di cui parla Bariom, io glielo farei venire davvero: con quattro calci nel culo! E se proprio qualcuno vuole “accompagnarlo” nel suo “malessere”, lo accompagni al manicomio.

      • “Cara Giusi, è ovvio che le responsabilità non siano solo sue, siamo d’accordo su questo. Ma anche Vinny Ohh ha le sue responsabilità morali gravissime. ”

        Non possiamo saperlo questo. Se fosse pazzo, come detto da molti, la sua responsabilità morale sarebbe lievissima o nulla.

        • Io mi baso su quello che vedo nella vita di tutti i giorni. I ragazzi anche quelli ufficialmente battezzati, comunicati e cresimati non conoscono nemmeno le cose più elementari, nemmeno l’abc. Eppure avranno fatto il catechismo. Mi chiedo cosa gli abbiano insegnato. Di recente una ragazza giovane mi ha raccontato che era in strada col suo fidanzato e che ha incontrato dei ragazzi che proponevano un incontro. Credo che fossero quelli di Nuovi Orizzonti e l’incontro era con Dio. Mi ha detto che li hanno seguiti. Sai, mi fa, siamo andati in una chiesa dove c’era una reliquia….. Sapete cos’era la reliquia? Gesù Sacramentato! Questa è una ragazza per niente stupida, battezzata, comunicata e cresimata la quale non sapeva nulla che nell’ostia consacrata c’è Gesù. Vi assicuro che non è un caso isolato……

          • Questo la dice lunga di quanto “casa nostra” sia “terra di missione” e di nuova ri-evangelizzazione… (abc compreso).

        • Ma il problema qui e trovare a chi dare le colpe (o le responsabilità) o indicare la strada che sana ogni colpa e nel contempo ogni sofferenza?

          Perché è molto più semplice (e consolante pare) trovar le colpe che non il rimedio (4 calci a parte, che è soluzione ben puerile e sbrigativa)

          • Risposta @Alfredo 11 marzo 2017 alle 09:29

            • @Alfredo

              È vero, non possiamo saperlo. Per lui, ci si può augurare che sia pazzo e quindi che le sue responsabilità, come scrivi, lievissime o nulle. È da vedere però il dettaglio delle cose: a volte uno entra nel turbine della pazzia anche per sue scelte iniziali. Tuttavia, se fosse totalmente matto e quindi non personalmente responsabile, le responsabilità diventerebbero pesanti come macigni (lo sono già: ma lo diventerebbero ancora di più) nei confronti di quelli che gli stanno intorno: che hanno fatto sì che ci troviamo in una società dove un matto, invece che essere curato, viene lasciato libero di far danni a sé e agli altri; e poi soprattutto gli avvoltoi (*), come gli autori e i conduttori delle citate trasmissioni TV, che lo foraggiano perché hanno bisogno di un po’ di fenomeni di baraccone da esibire, e che poi ovviamente lo abbandoneranno a sé stesso quando il pubblico chiederà un altro fenomeno. Questi sono tutti sani di mente, e quindi senza possibili riduzione di responsabilità.

              E con questo ho risposto anche a Bariom: difficile proporre rimedi se non si parte dall’analisi della realtà, che include pesanti responsabilità da parte di varie persone. Il male c’è, in questo caso, esiste oggettivamente: è legato a scelte individuali, non si può pensare che sia il destino cinico e baro.

              (*) Che poi mentre uso il termine me ne pento, perché gli avvoltoi fanno quello che le leggi del Creato hanno stabilito per loro.

              • Ma l’analisi della realtà non è solo individuazione delle colpe, è presa in esame delle dinamiche, dei punti di partenza e delle trasformazioni, delle motivazioni profonde (anche le colpe hanno motivazioni).

                Dinamiche che come si è visto da alcuni commenti qui, sono del tutto sottovalutate se non addirittura considerate inesistenti.

                E a costo di sembrare semplicistico, colpe o non colpe, responsabilità di questi o quelli, dinamiche o non dinamiche, la proposta è e rimane quella di sempre: una cammino di conversione, l’Annuncio dell’amore di Dio, che ti coglie in un OGGI quale che sia la tua storia passata, per proporti la possibilità di un futuro di redenzione, conversione, risanamento e di gioia.

                (l’accusa delle colpe sole e dei “colpevoli” è di per sé mestiere dell’Accusatore da sempre, un’accusa che ha un preciso scopo e l’opposto di una azione salvifica)

                • Ma l’analisi della realtà non è solo individuazione delle colpe, è presa in esame delle dinamiche, dei punti di partenza e delle trasformazioni, delle motivazioni profonde (anche le colpe hanno motivazioni).

                  Ecco, evitiamo lo straw man argument. Io non ho detto che l’analisi “è solo”… Quindi non mi contestare una cosa che non ho detto. Ho detto che siccome le colpe hanno un soggetto (perlomeno in casi come questo), non si può fare un’analisi corretta se si fa finta che siano tutti atti impersonali. Sennò è tutto un galantineggiare.

                  • Ho fatto una ulteriore precisazione, non una contestazione…

                    Che palle!!

                    Allora anch’io potevo esordire con “non mi contestare se dico.. ecc. ecc.”

                    Sai anche pensare di essere sempre oggetto di contestazione è una forma di narcisismo.

          • @Bariom

            “Ma il problema qui e trovare a chi dare le colpe (o le responsabilità) o indicare la strada che sana ogni colpa e nel contempo ogni sofferenza?
            Perché è molto più semplice (e consolante pare) trovar le colpe che non il rimedio (4 calci a parte, che è soluzione ben puerile e sbrigativa)”

            Già il livore che emerge da alcuni commenti la dice molto lunga….

            Mi viene in mente questo

            “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.”

            Quello che mi sembra è che (ovviamente verrà negato) ci sia una sorta di compiacimento nell’additare il reprobo alla pubblica gogna, nel pensare, sotto sotto (ovviamente negandolo se poi si viene interpellati) che sia un dannato o meritevole di dannazione. E ovviamente in questo una eventuale pazzia o attenuanti di vario tipo sono un “intralcio”, perché non permettono di farsi accusatori verso questa persona (come hai ben ricordato l’accusatore è il demonio).

            Stesso copione che si ripete da un anno anche in riferimento ad altri problemi verso altre categorie di peccatori.

            A leggere certi commenti….. Beh, non posso nemmeno dire che mi venga rabbia, mi viene tristezza a vedere una tale pochezza, una tale piccolezza umana e spirituale. Posso dire che in questo caso rischio io di essere il fariseo che ringrazia Dio di non essere come certe persone, però purtroppo è quello che mi viene da pensare leggendo certi commenti.

            • Scusa Alfredo, non c’è nessun livore nei miei commenti. Quattro calci nel culo sono il provvedimento che adotterei se questo ragazzo fosse mio figlio; sono la risposta più naturale di un cuore di padre ferito che non sa più come fare per riportare il proprio figlio alla realtà (ed alla salvezza).

              Tuttavia, una volta fallito ogni tentativo di ammonimento, non resta che prendere atto del fatto che Vinny Ohh combatte la sua battaglia dalla parte del male, è un nemico e come tale va indicato. Sempre pronti a riaccoglierlo tra le nostre fila il giorno in cui si convertisse, sempre solleciti nella preghiera per lui, sempre attenti a cogliere ogni possibile manifestazione di un suo ravvedimento. Ma fino a quando continuerà a sostenere le sue posizioni, folli e contrarie alla natura dell’uomo, occorre non solidarizzare con lui, non simpatizzare, non profondersi in esternazioni di comprensione.

              Non capisco perché tanta gente non riesca a capire che qui si combatte la battaglia tra il bene ed il male e che non tutti sono dalla nostra parte. Nessun odio personale, nessun livore caro Alfredo, ma la semplice chiarezza che ci viene dal Vangelo: “… amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti”. Come vedi, Gesù ci invita ad amare i nostri nemici, ma non smette di chiamarli nemici, persecutori, malvagi ed ingiusti. Ecco, Vinny Ohh è un nemico, bisigna amarlo senza dimenticare che resta un nemico.

            • “mi viene tristezza a vedere una tale pochezza, una tale piccolezza umana e spirituale”

              E lei sarebbe quello che raccomanda di “non giudicare” gli altri! Alla faccia del “non giudicare”! Complimenti, una coerenza adamantina…

              “Stesso copione che si ripete da un anno anche in riferimento ad altri problemi verso altre categorie di peccatori”

              Se il riferimento è ai divorziati risposati conviventi more uxorio, tenga presente che la loro esclusione IN OGNI CASO dall’assoluzione sacramentale e dalla ricezione dell’Eucaristia è scritta nientemeno che nel Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 1650 e nel canone 915 del Codice di diritto canonico. Quindi, semmai, se la prenda con san Giovanni Paolo II (e con tutti i Papi che lo hanno preceduto) e lo accusi di essere stato immisericordioso e troppo giudicante nei loro confronti. Se vuole rifare il Catechismo e il Codice si accomodi, non la seguirò.

              Prima di farlo, consideri però che l’esclusione da assoluzione sacramentale ed Eucaristia del divorziato risposato perseverante in convivenza more uxorio è un atto di misericordia, perché lo tiene lontano dal compiere l’abuso di ricevere nostro Signore Sacramentato in stato di indisposizione morale e lo richiama alla inderogabile necessità di obbedire al comandamento di nostro Signore “non commettere adulterio”, comandamento la cui inosservanza è sempre e comunque un peccato oggettivamente grave (Catechismo n. 2384: “Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto, liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l’uno con l’altro fino alla morte. Il divorzio offende l’Alleanza della salvezza, di cui il Matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente”).

              Ne scrivo da tempo, ad esempio qua:

              https://costanzamiriano.com/2017/01/16/recuperiamo-lessenziale/#comment-123275

      • Quindi io che parlo di malesseri che conosco e ho incontrato, sono un mentitore o un visionario, mentre tu che sei decisamente un cima in tal campo, adotti le terapia dei “quattro calci in culo”!
        Chissà quanti “veri” malesseri (anche in famiglia) hai certamente procurato…

        Complimenti. 😉

        • Non credere sai che se tuo figlio che è un bravo figlio, sia merito tuo… ringrazia Dio.

          E con tua figlia che se non ricordo male si dichiara atea che terapia usi?
          Perché la salvezza dell’anima è più importante dello studio e del sapersi accontentare dei 50 euro… o sbaglio?

          Cmq siamo sempre lì: “grazie Dio di avermi fatto cristiano e di avere un figlio che non ha vizi… non come quel debosciato di Vinny!”
          Ricorda qualcosa?

        • Impara ad accusare te stesso, io non ti ho mai accusato di niente. E guarda alla tua di famiglie.

          • Ci guardo non temere… e neppure ti accuso.

            Ti pongo delle domande visto che hai avuto l’ardire di proporre tuo figlio (e implicitamente il tuo stile educativo) a fulgido esempio, quindi non stupirti se qualcuno poi tira in ballo gli argomenti che usi.

            Ti saluto.

            • Anzi, mi correggo… non è vero che non ti accuso. Lo faccio.
              Come ha detto Giusi: di essere spietato…

              E anche di vivere della sindrome del “duro e puro” e chi non lo è “peste lo colga”, perché è ipso facto un “nemico di Dio”!

              Naturalmente, che tu ci creda o meno, è per me correzione fraterna.
              Per te è offesa? Gettatela alle spalle e cristianamente perdona.

              Ciao

      • @Fra’ Centanni
        «L’inesistente “malessere” di cui parla Bariom, io glielo farei venire davvero: con quattro calci nel culo! E se proprio qualcuno vuole “accompagnarlo” nel suo “malessere”, lo accompagni al manicomio.»

        Davvero pensi che alla base delle scelte di vita di Vinny Ohh non risieda un malessere di qualche tipo? Eppure le malattie mentali esistono da sempre, anche se si sa poco sulla loro origine e cura, se non sbaglio possono avere cause ereditarie o ambientali. Ricordo un aneddoto raccontatoci dalla professoressa di letteratura francese sulla vita di Guy de Maupassant: lo scrittore aveva una paura immane di diventare pazzo come il fratello, un giorno quest’ultimo in uno dei suoi rari momenti di lucidità gli disse: “non sono io il matto della famiglia, sei tu!”. Maupassant rimase grandemente sconvolto da quella frase e dopo un po’ di tempo impazzì davvero anche lui, morendo giovanissimo dopo aver esplorato il tema della follia in moltissimi suoi scritti. Questo per dire come effettivamente sembra poter esistere una certa predisposizione genetica alla pazzia, anche se non so con esattezza quali siano le conoscenze scientifiche attuali sull’argomento in questione (probabilmente molto poche e approssimative). Certamente poi esistono le cause ambientali. Le esperienze che viviamo soprattutto nell’infanzia incidono molto sul tipo di adulto che diventiamo: quante persone soffrono di disturbi vari a causa di traumi infantili!
        Quindi si corre il rischio di esprimere un giudizio temerario quando si condanna qualcuno che ha evidentemente problemi psicologici non indifferenti, dovuti a ragioni a noi sconosciute. Del resto anche il Catechismo ammette esplicitamente la possibilità di attenuanti dovute a “turbe patologiche”:

        «1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.»

        Le attenuanti dovute a disturbi mentali di diverso tipo vengono ricordate anche da San Giovanni Paolo II in “Reconciliatio et Paenitentia”:

        «Senza dubbio si possono dare situazioni molto complesse e oscure sotto l’aspetto psicologico, che influiscono sulla imputabilità soggettiva del peccatore.»

        Qualche anno fa andai a fare una vacanza-studio a Oxford nel mese di agosto, lì incontrai altri studenti italiani come me con cui feci amicizia e con cui ogni tanto uscii, tra questi c’era un gruppo di bocconiani. Durante un viaggio su uno dei bus (a Oxford i pullman del servizio pubblico sono bellissimi, sono rossi e a due piani e se ti metti in alto nei primi posti puoi godere di una vista fantastica della città che è un piccolo gioiello), stavo dicendo che durante questo viaggio a un certo punto salì sul bus una mamma vestita in modo trasgressivo, con un’amica conciata allo stesso modo e il figlioletto abbigliato come un normale bambino delle elementari. Per tutto il tempo del viaggio i bocconiani non fecero altro che schernire e lanciare giudizi maligni su quelle donne, ricordo che rimasi negativamente impressionata per la mancanza di pietà nelle loro parole: loro che avevano avuto tutto dalla vita come potevano guardare dall’alto in basso chi evidentemente era stato colmato da molti meno doni? Ricordo che io nel vedere il curioso trio provai una profonda tristezza, mi chiesi che cosa potesse essere successo a quelle donne per ridursi in quel modo: perché il male crea sofferenza e la sofferenza crea a sua volta altro male, in una spirale senza fine, e ovviamente ad avere cominciato tutto sono stati Adamo ed Eva, l’unico modo per uscirne è lasciarsi attraversare dalla Grazia per mezzo della quale poter essere risanati, cioè riportati alla vita proprio come Cristo che una volta risorto aveva ancora tutti i segni delle sofferenze patite ma non facevano più male.

        Quando ti viene voglia di lanciare giudizi verso qualcuno, dovresti provare a metterti nei panni dell’altro, dovresti provare a chiederti: “sono sicuro che se mi fossi ritrovato nella sua stessa situazione non mi sarei comportato allo stesso modo o forse anche peggio?”
        A volte mi vengono in mente pensieri non proprio benevoli su alcune persone a cui sono legata che però sono cattolici tiepidi oppure hanno visioni opposte al Magistero su questioni fondamentali, poi però i miei giudizi si addolciscono al pensiero di quando anch’io ero una cattolica tiepida convintissima delle mie tesi eterodosse, se oggi sono cambiata lo devo alla Grazia di una sofferenza patita parecchi anni fa che a poco a poco mi ha spinto a riscoprire la vita di fede in una maniera tutta nuova, anche se è stato un processo graduale a cui sono giunta, come ho già detto, pure grazie al contributo di questo Papa e delle sue uscite “bislacche”, per merito delle quali ho approfondito diversi argomenti di strettissima attualità.
        Il fatto è che, dato che nessuno di noi è Dio, corriamo davvero il pericolo di giudicare impietosamente una persona, senza conoscere la sua storia, solo sulla base del suo agire esterno! Quando Gesù disse “non giudicate se non volete essere giudicati” credo che intendesse proprio questo: non bisogna assolutamente negare che un certo comportamento sia peccato (in questo caso: distruggere il corpo ricevuto in dono con operazioni raccapriccianti volte a trasformarci in non si sa bene quale entità extraterrestre), ma occorre anche mantenere uno sguardo caritatevole sulla singola persona (il ventiduenne affetto da una grave forma di malessere psicologico o spirituale che per qualche oscura ragione lo porta a non accettare il suo corpo, fatto inspiegabile visto che era un bellissimo ragazzo).

        Leggendo online gli articoli di Sandro Magister per tenermi informata su quanto sta accadendo nella Chiesa, una volta rimasi colpita da una testimonianza particolare: un prete argentino raccontò di una prostituta che ogni domenica entrava in chiesa con abiti consoni alla sacralità dell’ambiente, si sedeva nelle ultime panche per non dare nell’occhio dato che tutti sapevano che lavoro faceva e al momento della Comunione se ne stava seduta al suo posto a versare fiumi di lacrime, perché preferiva soffrire piuttosto che commettere sacrilegio. Vedi, non so tu, ma io non ho mai pianto per il fatto di non poter andare in fila con gli altri a prendere l’Eucaristia. Per la prima volta nella mia vita ho desiderato essere come una prostituta, ovviamente non per il fatto che è stata con molti uomini, ma perché lei ama Gesù in un modo in cui io non sono ancora in grado di fare. Normalmente io, ma anche le altre persone in generale, saremmo portati a giudicare una donna come me migliore di quella prostituta (almeno per quanto concerne il sesto comandamento), eppure lei mi batte in ciò che conta davvero: amare Gesù. Io sono cresciuta nel benessere, non ho idea di cosa voglia dire vivere nella povertà e nella miseria, quando per un tocco di pane o un tetto sulla testa si è disposti a tutto soprattutto se ci sono persone più deboli a cui badare, come un anziano genitore o dei figli piccoli, magari questa era la situazione in cui si era trovata a vivere quella prostituta. Quindi, in sostanza, vale sempre la regola “odia il peccato, ama il peccatore”, che purtroppo oggi qualcuno sta trasformando in “non amare solo il peccatore, ma anche il suo peccato”.

        Ritornando alla vicenda di Vinny Ohh: mi sembra palese che lui stia vivendo una crisi spirituale e umana gravissima, il problema quindi non è lui che poverino è chiaramente afflitto da disturbi seri, il problema sono quelli sani di mente che invece di aiutarlo lo incoraggiano nel suo processo auto-distruttivo e, come se non bastasse, lo esaltano quale modello positivo per spingere altre persone a imitarlo. Quindi giustissimo provare avversione per il comportamento esteriore di Vinny Ohh e soprattutto per la scellerata propaganda ideologica messa in atto da quanti esaltano tali scelte di vita, guai a non provare disgusto per un tale abbrutimento della dignità dell’uomo, tuttavia è cristianamente un dovere mostrare anche verbalmente compassione per un ragazzo che viene strumentalizzato e incoraggiato nelle sue fantasie malsane generate però da ragioni che non possiamo conoscere pienamente, perché l’interiorità dell’uomo è un mistero penetrabile compiutamente solo da Dio, guai osare giudicare le intenzioni del cuore di chicchessia!

        • Allora. Tanto per cominciare… potresti essere in filino più breve nei commenti?. Ok? Grazie.

          Quindi Vinny Ohh è già assolto? Un pazzo, certo, e senza avere la minima responsabilità della folle ideologia nella quale è caduto, giusto? E poi, chissà, magari pure Hitler, a ben guardare, ha avuto le sue giustificazioni, che dici? E poi Adamo ed Eva, e lo stesso Lucifero, perché no? Magari era sciroccato pure lui. Ma si, in fondo chiunque potrebbe nascondere giustificazioni che sono nascoste a noi ma conosciute a Dio e che, magari, lo rendono pure migliore di noi. Pedofili, omosessuali praticanti, pervertiti di ogni specie, ladri, assassini, bestemmiatori… tutti assolti, in fondo chi sono io per giudicare?

          Cara Beatrice, io non mi sono mai sognato di giudicare, da un punto di vista morale, la persona di Vinny Ohh. Per quanto mi riguarda potrebbe anche essere un santo e potrebbe darsi che un giorno, in paradiso, sia occupui un posto di maggiore gloria rispetto a molti di noi che siamo qui a parlare di lui. Bene, la cosa non mi disturba affatto, anzi, ne ringrazio Dio. Tutto questo però noi non possiamo saperlo, nessuno può conoscere fino in fondo il cuore dell’uomo, solo Dio. Io sto ai fatti, perché questi, invece, li conosciamo bene: Vinny Ohh si fa promotore e modello da imitare di un’ideologia antiumana, oltre che folle. Come tale è oggettivamente un nemico da cui noi cattolici dobbiamo guardarci e dal quale tenere ben lontani i nostri figli. Vinny Ohh costituisce oggettivamente un pericolo per l’umanità e deve essere combattuto con ogni mezzo lecito. Lo ripeto: è un nemico dell’uomo oltre che di Dio e come tale deve essere trattato. Il che non esclude affatto che si possa e si debba pregare per lui, amarlo con ogni sorta di ammonizione (compresi i calci nel culo!) ed invitarlo alla conversione.

          Un’ultima cosa su Adamo ed Eva, visto che nella foga ci hai infilato pure loro. L’unico mezzo per uscire dal mondo di merda che ci siamo creati con il peccato ce lo ha indicato il Padreterno:
          “Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». 17 All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. 18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. 19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!

          Il dolore, le difficoltà, la fatica, la morte: queste sono le grazie che Dio ci ha dato per uscire dalla “spirale senza fine” del male. Gesù ci ha mostrato come utilizzarle: con la croce.

          • @Fra’ Centanni
            «Quindi Vinny Ohh è già assolto? Un pazzo, certo, e senza avere la minima responsabilità della folle ideologia nella quale è caduto, giusto?»

            Se un ragazzo privo di difetti fisici evidenti si sottopone a 110 interventi chirurgici per poter diventare un alieno, scusa, ma io qualche dubbio sulla sua sanità mentale ce l’ho e se è pazzo le sue responsabilità morali diminuiscono come insegna il passo del Catechismo che ho già citato. Poi non è che se uno è pazzo allora può fare impunemente del male a sé stesso o al prossimo, al contrario va seguito e curato nel modo più opportuno sulla base della sua situazione contingente. Quindi in sostanza non bisogna né assolvere né condannare uno come Vinny Ohh, non spetta a noi un compito del genere per fortuna, ma si può solo provare compassione per lui visto la strada auto-distruttiva che ha intrapreso col complice aiuto di tante persone mentalmente sane, loro sì colpevoli di aver sfruttato il disagio psicologico di un ragazzo per propagandare la loro perniciosa ideologia anti-umana. Ciò che poi mi appare abbastanza certo è che dietro alla scelta di Vinny Ohh si celi una sofferenza di qualche tipo, un’inspiegabile incapacità ad accettare il proprio corpo, la difficoltà a trovare una propria identità al di fuori della sfera superficiale della corporeità, un odio verso sé stesso tale da portarlo a fare sfregio del grazioso volto ricevuto in dono dal Creatore di ogni cosa. Certo il fatto che uno soffra non lo giustifica a scegliere il male (se mi uccidono il figlio non è che il mio dolore mi autorizzi a farmi vendetta da solo), io però ammetto la possibilità che, oltre ad essere riconducibili a una sofferenza di qualche tipo, le scelte di Vinny Ohh siano dovute anche a qualche patologia mentale grave, tu invece sembri essere sicuro che abbia abbracciato il male liberamente e in piena consapevolezza. Al di là di tutto, poi, a me non spaventa il fatto che esistano persone con disagi psicologici più o meno gravi che sentono di poter risolvere nei modi peggiori possibili per sé stessi e per gli altri (i malati di mente ci sono sempre stati e la loro esistenza rimane un mistero), a me spaventa che la nostra società non solo non li fermi nella loro opera di auto-demolizione ma li esalti quali modelli da imitare spingendo magari persone sane nella medesima autostrada diretta verso il baratro umano e spirituale. È come se di fronte a un ragazzo che si tagliuzza il corpo per riuscire a controllare il dolore che emotivamente non riesce a rielaborare (esistono davvero persone che lo fanno) la società non solo gli dicesse “fai bene a procurarti lesioni su tutto il corpo”, ma dicesse anche a quelli sani di mente “dovreste fare come lui”.

            «Cara Beatrice, io non mi sono mai sognato di giudicare, da un punto di vista morale, la persona di Vinny Ohh.»

            Dare dello “stronzo” a qualcuno io lo chiamo eccome giudicare da un punto di vista morale!

            «Come tale è oggettivamente un nemico da cui noi cattolici dobbiamo guardarci e dal quale tenere ben lontani i nostri figli. Vinny Ohh costituisce oggettivamente un pericolo per l’umanità e deve essere combattuto con ogni mezzo lecito.»

            Il nemico “da cui noi cattolici dobbiamo guardarci e dal quale tenere ben lontani i nostri figli”, che “costituisce oggettivamente un pericolo per l’umanità” è l’ideologia gender di cui Vinny Ohh è rimasto vittima cercando una soluzione al dramma personale da cui era afflitto. Gesù ci ha insegnato che ogni uomo, per quanto peccatore sia, finché è vivo può convertirsi ed essere liberato dalla schiavitù del peccato, noi cattolici quindi non dobbiamo temere le pecorelle smarrite come se fossero una minaccia per la nostra personale salvezza, ma dobbiamo cercarle per portare loro la speranza di una vita completamente trasformata in Cristo. Gesù non temeva di andare in mezzo ai peccatori e di essere anche da loro toccato, allo stesso modo ha mandato gli apostoli a convertire quanti vivevano in maniera contraria al Vangelo, sanando gli storpi, scacciando demoni e facendo mille altri prodigi, perché chi è saldamente ancorato a Dio non deve temere di poter essere corrotto dai peccatori, ma deve essere lui a risanare con l’aiuto di Cristo quanti sono afflitti dal morbo del peccato (cominciando innanzitutto da sé stessi).

            «Un’ultima cosa su Adamo ed Eva, visto che nella foga ci hai infilato pure loro. L’unico mezzo per uscire dal mondo di merda che ci siamo creati con il peccato ce lo ha indicato il Padreterno:
            […]
            Il dolore, le difficoltà, la fatica, la morte: queste sono le grazie che Dio ci ha dato per uscire dalla “spirale senza fine” del male. Gesù ci ha mostrato come utilizzarle: con la croce.»

            Adamo ed Eva li ho citati ovviamente facendo riferimento al peccato originale quale causa primaria attraverso cui tutto il male è entrato nel mondo in cui viviamo. Quanto alla croce non ho mai negato la sua importanza quale mezzo necessario per raggiungere la salvezza, così come ci ha mostrato Cristo, il problema è che la croce non la si porta senza l’aiuto della Grazia, è Dio che ci rende capaci non soltanto di accettare la nostra croce ma di amarla sull’esempio dei Santi che, quando subivano qualche tribolazione, invece di lamentarsi, la offrivano al Signore in espiazione dei peccati propri e dell’umanità (ammetterai che quest’ultima cosa è un tantinello difficile da fare per noi uomini con le nostre sole forze).

            • … io qualche dubbio sulla sua sanità mentale ce l’ho e se è pazzo le sue responsabilità morali diminuiscono come insegna il passo del Catechismo che ho già citato…. Ma io non mi sono mai sognato di indagare le sue responsabilità morali, questo lo può fare solo Iddio. Tanto meno mi sono sognato di assolverlo o di condannarlo, non tocca a me tocca a Dio. Io mi sono semplicemente limitato a prendere atto del fatto che Vinny Ohh odia se stesso, la sua natura, il corpo che Dio gli ha dato, il progetto che Dio ha su di lui. In realtà odia Dio e si propone come modello di ribellione a Dio. Non c’è giudizio in questo, c’è semplicemente un prendere atto.

              … tu invece sembri essere sicuro che abbia abbracciato il male liberamente e in piena consapevolezza… Di nuovo! Questo nessuno può dirlo e neanche io l’ho detto. Io mi limito a prendere atto del fatto che ha abbracciato il male e combatte la sua battaglia dalla parte opposta alla nostra, contro la verità e contro il bene. E questo è un fatto ed io ne prendo atto.

              Dare dello “stronzo” a qualcuno io lo chiamo eccome giudicare da un punto di vista morale! Ma no, dargli dello stronzo è il mio modo di amarlo.

              Gesù ci ha insegnato che ogni uomo, per quanto peccatore sia, finché è vivo può convertirsi ed essere liberato dalla schiavitù del peccato, noi cattolici quindi non dobbiamo temere le pecorelle smarrite come se fossero una minaccia per la nostra personale salvezza, ma dobbiamo cercarle per portare loro la speranza di una vita completamente trasformata in Cristo. Siamo pienamente d’accordo su questo. Io non temo le pecorelle smarrite, io temo i lupi travestiti da pecore.

              …è Dio che ci rende capaci non soltanto di accettare la nostra croce ma di amarla sull’esempio dei Santi che, quando subivano qualche tribolazione, invece di lamentarsi, la offrivano al Signore in espiazione dei peccati propri e dell’umanità…. Siamo pienamente d’accordo anche su questo.

              • “Ma no, dargli dello stronzo è il mio modo di amarlo.”
                Fantastico modo di cascare in piedi… E allora perché se qualcuno alza i toni con te ti senti giudicato e ti difendi? Dovresti ringraziare… “…e combatte la sua battaglia dalla parte opposta alla nostra” e questo chi te lo ha detto?? Forse combatte ben altra battaglia interiore contro se stesso e i propri demoni… Battaglia che lo vede soccombere.

                • Se mio figlio fa una sciocchezza, lo redarguisco pesantemente, perchè lo amo. Dargli dello stronzo non è un giudizio, tanto meno morale.

                  Se non capisci che Vinny Ohh sta combattendo la sua battaglia contro la verità e contro il bene, non so cosa dirti. Resto basito.

  11. @Fra’ giusto anche non perdere tempo con chi si rifiuta di ascoltarci.

    Ricordare la cosa della polvere dei sandali è necessario per comprendere il comandamento di Cristo nella sua interezza (questo è correttamente et et). Il problema però sta nel determinare quale sia il livello oltre il quale non è opportuno perdere tempo (che poi è anche soggettivo: non a tutti vengono richieste le stesse cose). Nel caso concreto in questione, non lo sappiamo: ricade in quell’aspetto privato della vicenda che non conosciamo. Finché il ragazzo è in vita, l’unica cosa certa è che lo Spirito Santo gli manderà occasioni di conversione, e questo può avvenire attraverso le parole ed i gesti di altre persone.

    @Bariom Vedi il tuo solenne coglionata… chi la detto? Lo dici tu! Tu che a quanto pare neppure hai capito il piano di lettura su cui Matteo poneva la sua critica…

    L’ha detto il Padreterno nell’Antico e nel Nuovo Testamento, ripreso dal Magistero. Una buona dose di riferimenti te li ho dati qualche giorno fa (quelli che tu hai bollato come “lenzuolata”). Fa’ un po’ tu. Sulla mia incomprensione della frase di Matteo, vedasi sotto.

    con una buona mano di tutta una schiera di “credenti”, ipocriti, bugiardi, pavidi, farisei e sadducei (come potrei essere io… tu non so sembri un campione di coerenza a sentirti) che hanno barattato la Luce e la Verità per quattro spiccioli.

    Ma essendo in gran parte questi collaborazionisti degli atei, non sono certo l’oggetto dei loro strali. In particolare, i cattolici pavidi sono i loro favoriti.

    io non penso questo sia “un mondo di merda”

    No, figurati, è il migliore dei mondi possibili. Infatti ci ritroviamo qui a commentare le buone notizie dal mondo solo per ingannare il tempo. La Chiesa è in piena apostasia a partire dai vertici, ma figuriamoci se dobbiamo considerarlo un problema epocale.

    Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.»…

    Bariom, non dire agli altri che fanno ragionamenti un tanto al chilo, quando ci sono momenti in cui li spacci all’ingrosso. Con “stupido” e “pazzo” in questo brano della predicazione di Gesù si riferisce ad ingiurie gratuite, pronunciate per pura ira o tornaconto personale, e non certo al contesto in cui queste sono ammonimenti più che fondati. Inutile che filosofeggi a vuoto: questo tizio è insano di mente, come dice senm_webmrs; l’unica alternativa, ben peggiore, sarebbe una possessione diabolica, cosa che però gli stessi esorcisti ritengono in generale meno probabile rispetto a questioni di salute mentale.

    @Matteo
    un “prendersi un tempo” per verificare le reali motivazioni che agitano il mio cuore prima di sproloquiare “in nome della Verità”

    Grazie per la precisazione, Matteo. Visto il contesto che hai delineato, che – mi spiace – non avevo compreso dal tuo primo intervento, capisci bene che l’invito a “stare zitti” in nome di motivazioni diverse dalle tue, battente ovunque, sia fuori che dentro la Chiesa, è molto pericoloso.

    Sulle tue successive osservazioni, che condivido in gran parte, faccio però una contro-osservazione: qui stiamo commentando articoli che si riferiscono a situazioni pubbliche commentabili, ma anche private non commentabili. Tu stesso fai l’esempio dei genitori di questo ragazzo, che ovviamente hanno una possibilità di relazionarsi con lui che a noi è preclusa. Pertanto, la valenza di queste notizie e di questi commenti non può che essere relativa al solo aspetto pubblico della vicenda; magari, ma scollegata dal caso personale, come guida per regolarsi in casi analoghi. Non si può esercitare opportunamente la misericordia nei confronti di casi privati che non si conoscono, mentre si può (e si deve) esercitare la giustizia nei confronti del loro aspetto pubblico. È conseguenza del principio “amare il peccatore, odiare il peccato”. “Odiare”, faccio presente. Aspetto pubblico che non può prescindere dal fatto che questo pazzo oltretutto, come apprendo da un ulteriore commento, si appresta anche a vantarsi in una trasmissione pubblica della sua pazzia, trascinando così dietro alla sua rovina altre persone. Come ho già fatto presente qualche giorno fa per il caso di eutanasia, questa apologia pubblica di follia è un peccato anche più grave del fatto privato, perché non ha giustificazioni e cerca di trascinare nel baratro altre persone. Su altri pezzi giornalistici leggo questa sua dichiarazione:

    E azzarda una profezia: «Entro 15 anni, centinaia di persone inizieranno a voler sembrare come lui».

    Io non condivido alla lettera tutto quello che ha scritto Fra’; ma è chiaro che se questo tizio si fosse limitato a rovinarsi da solo, avrei provato per lui solo pietà. Avendo la volontà di rovinare gli altri, non posso che provare anche un forte sentimento di avversione. Certi galletti misericordiosi che si vantano tanto di empatizzare e fanno presente che potrebbe capitare anche ai figli degli altri, proprio per questo motivo potrebbero mettersi nei panni di un genitore di uno di questi figli che magari diventa scemo proprio per seguire l’onda di Vinny. E magari Fra’ sta empatizzando con questi genitori.

    Il Timone ieri ha pubblicato un intervento di Mario Palmaro nel 2006, che individuava i grandi problemi del cattolicesimo contemporaneo. Uno dei punti è perfettamente adeguato a questa dualità pubblico/privato:

    iltimone . org /35828,News.html

    7. Chi compie il male va capito e giustificato

    La Chiesa insegna una dottrina esigente e offre insieme un perdono senza limiti da parte di Dio. Invece, per il cattolico del dissenso (dal Papa (*)) il perdono sostituisce la dottrina. Siccome chi commette un male può agire in circostanze molto difficili, allora occorre sospendere il giudizio sulla sua condotta, ed evitare ogni condanna. Questo approccio non ha solo valenze morali – potremmo dire “da confessionale” – ma pretende di avere conseguenze giuridiche e politiche. Esempio: una donna abortisce. Peccato, ma poiché ha vissuto un dramma, come può la società prevedere una pena, anche lieve, per la sua condotta? E ancora: un uomo elimina con l’eutanasia sua moglie. Non è bello. Però, vista la sua sofferenza, quale giudice potrà dichiararlo colpevole? Questo criterio potrà essere applicato ad altre infinite “zone grigie”: un uomo scopre che la moglie lo tradisce, e la uccide. Ma in quest’ultimo caso, il cattolico politicamente corretto si dichiarerà inflessibile e per nulla comprensivo, nonostante le “terribili circostanze” in cui il delitto è avvenuto.

    (*) Il Papa, nel 2006, era Benedetto XVI. Dopodiché le cose si sono ribaltate, come lo stesso Palmaro ha avuto modo di puntualizzare prima di finire la sua vita terrena.

    @Giusi Perché non esiste un’autorità che vieti di fare certi scempi? Perché non c’è una legge che lo impedisca?

    Per quanto riguarda le responsabilità dei cattolici, è una conseguenza del “non giudicare” interpretato male, come scriveva Palmaro. Se non puoi dire che è matto, come sostiene Bariom, tantomeno che è indemoniato – cosa che figuriamoci se può avere conseguenze legali – quali sarebbero le basi legali per impedirgli di ottenere quello che vuole, e per impedire alla schiera di complici di darglielo? Praticamente si sta tagliando fuori tutta una serie di katechon pubblici, lasciando spazio solo a quelli privati (ad es. i genitori), che bisogna vedere se esistono. In altre parole: quando la società non era ribaltata, certi comportamenti erano bollati – e uso apposta questo termine – come “roba da stupidi o da matti”, e questo consigliava molti a non incamminarsi per quella strada. Se qualcuno ora controbatte “molti fanno apposta le cose che la società bolla come anormali”, io replico che è caduto nella coglionata radicale antiproibizionista, in nome della quale, per esempio, si vogliono liberalizzare le droghe. Coglionata ben provata dalla constatazione che, quando la società bollava certe cose, c’erano meno pazzi (e meno drogati). Ma c’è tutta una serie di comportamenti mortiferi di questo tipo, che ormai riempiono le pagine di cronaca: dai parapendio estremi che si sfracellano su una parete rocciosa, a quelli che finiscono sotto una slavina per un fuori pista imprudente, a quelli che si fanno investire da un treno per scattare un selfie. Hai voglia a controllare queste cose con l’approccio legale: ci vorrebbero i classici due carabinieri per ogni cittadino. Una volta che abbiamo finito di bollare – riuso apposta il termine – queste cose come “roba da stupidi o da matti”, il bue è scappato dalla stalla.

    Non mi asterrò dal commentare che questo è un bell’esempio di ipocrisia cattolica: quelli che ogni cinque minuti ripetono “non giudicare”, oltre a giudicare eccome quelli che non la pensano come loro sull’ammonizione pubblica, non sono coinvolti nella sfera privata di questi casi, perché parliamo di sconosciuti; si sono pilatescamente sottratti dalla sfera pubblica; e a questo punto sono a posto, possono permettersi di non fare niente (se non criticare quelli che cercano di fare qualcosa). Magari con la postilla che non è mica un mondo di merda.

    PS Nel consueto bollettino quotidiano della follia, questa volta da Campari & De Maistre, leggo:

    Recentemente mi è capitato di leggere un articolo: a Verona aprirà un asilo per adulti. Un asilo dedicato agli adulti, dove uomini e donne combattono lo stress “riscoprendo la propria spensieratezza, regredendo allo stato di bambino”. Quarantenni di diversa estrazione sociale cercano la serenità tramite ciucci, pannolini e giocattoli, vestiti con pigiamini colorati, si pisciano addosso (quando va bene) e si fanno pulire dalle “maestre” con salviette e borotalco per poi essere coccolati amorevolmente. E’ una moda che giunge dall’America, dove sono nati i primi esperimenti per gli “adult baby”.

    Qui siamo nello stadio successivo, perché non si tratta di uno o due singoli, ma un modello comportamentale che “scala”, una moda. Ma mi raccomando, eh. Guai a voi se date loro degli “stupidi” o dei “pazzi”. Sono semplicemente persone con dei problemi che vanno capite.

  12. @Fabrizio GIudici: a Fabrì ! Ebbasta !!!!

    Beriom e Thelonious: fatemi capire, forse mi sono perso qualcosa: siete diventati i giudici del forum? Vedo che concedete graziosamente l’ultima parola agli interlocutori, con aria di sufficienza, senza aver letto quello che ha scritto l’altro. Non eravate voi tra i massimi paladini del dialogo? Ma solo su quello che decidete voi? Con le persone che decidete voi? Per quanto riguarda la lunghezza del mio intervento, è, citazioni escluse, quanto quella cumulata di tutti gli interventi di Bariom da ieri sera a poco fa. Thelonious, mi vuoi spiegare dov’è il problema?

    È un bel modo per sorvolare sugli argomenti, e contemporaneamente prendere in giro l’interlocutore, etichettato implicitamente come pedante. Poi magari venite a proclamare il Vangelo che ammonisce di non affibbiare epiteti gratutiti al prossimo?

    • Mah… di nuovo.

      Cmq anche se tu accomuni, Thelonious risponderà del suo, io del mio.

      E io credo l’argomento non sia stato sorvolato, ma ampiamente dibattuto.
      Per me basta, anche perché ormai vedo solo una contrapposizione.
      Ognuno si tenga le proprie idee e non sarò certo io ad impedirti di esternare le tue qui o dovunque.

      Ti saluto.

  13. Scusate ma perché basta? Gli interventi di Fabrizio sono sempre molto interessanti. Io ho pietà del ragazzo perché molto giovane e perché questo è un mondo di m….. altroché! Un medico non dovrebbe prestarsi a trasformare un essere umano in un mostro, dovrebbe essere vietato e invece per tutto basta pagare! E’ uno schifo!

    • E forse una novità quella del “basta pagare”?
      Se questo basta a rendere il mondo di merda ai nostri occhi, sempre così sarà…

      • E forse una novità quella del “basta pagare”?

        Dunque anche l’utero in affitto non è una vetta delle aberrazioni umane? Anche quello ricade nel “basta pagare”.

        • @Fabrizio, speriamo che sia una “vetta”, nel senso che non si arrivi a pensare e praticare cose ancor più abberranti!

          Come si dice: “al peggio non c’è fine” e il Demonio ha una perversa fantasia da non sottovalutare…

          • Signori, in effetti la notizia la si trova anche altrove nel web, ma io mi chieddo se, alla fonte ci sia un fatto vero……. Infatti, 110 interventi sono tant, perbacco!!i forse più di quanto un corpo umano possa sopportare nell’arco di pochi anni……..io so solo che dopo un piccolo intervento chiriurgico come un’estrazione dentaria ci si sente frastornati, ma cosa succederà mai dopo 110 (diconsi centodieci!!) interventi……………………mah^!?
            Non vorrei che la news e le foto siano tutte una “bombonata” come quelle che ci propinava quella, POCO, seria trasmissione che si nomava “Voyager……
            In particolare la foto mi ricorda una celebre buffonata di quella trasmissione lì: la presunta autopsia di un alieno nella base di Roswell……………………

            • Credo proprio che la notizia sia vera (nel computo dei 110 interventi rientrano, immagino, numerose sedute di botox), ma mi pare interessante comunque notare che per Vinny Ohh e per quanti (lui incluso) traggono provento dalla lacrimevole stramberia è tutto sommato indifferente che cosa sia vero o falso: il (tremendo) messaggio lanciato, infatti, è che è bene diventare finti, fasulli, falsi, “alieni” dalla verità del reale.

              E pertanto chi se ne importa se la notizia è vera o falsa? falsificare, fingere, diventare finti fino ad esserlo finto, falso, fasullo: tutto ciò è buono e raccomandabile. Il falso/finto/fasullo è buono, e se è buono ha valore, e ciò che ha valore è vero, e se il falso è vero non ha più senso distinguere il vero dal falso e giudicare l’uno da approvarsi e promuoversi e l’altro da riprovarsi e avversarsi.
              Falso è bene epperciò bisogna diventare falsi. Le “fake news” vanno bene ed è bene fabbricarle. Parossisticamente, e follemente: fabbricarsi a loro immagine, diventando un “fake” vivente.

              Ma se vero e falso non si distinguono più, come fabbricare un falso? Per fabbricare un falso devo sapere che cosa è vero e che il falso non è il vero: cioè devo chiaramente distinguere il falso dal vero. L’operazione di identificazione di vero e falso dunque fallisce sul piano logico. Ma sul piano antropologico ciò che non ha corso sul piano logico può nondimeno produrre disastri inenarrabili…

              • @Alessandro un discorso a tratti “paolino” 😉 ma certamente corretto. Però credo che più che la spinta verso “ciò che è finto é buono” la morale sia piuttosto “ciò che è finto, falso o meglio ancora artefatto, distorto, ti fa sentire meglio? Allora é buono e lecito”. :-[

  14. Già il livore che emerge da alcuni commenti la dice molto lunga….

    Il livore forse è negli occhi di chi legge.

    Mi viene in mente questo
    “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.”

    E vabbè, è banale ormai, specialmente per chi ha la disgrazia di leggersi tutte le prediche da Santa Marta. È possibile avere qualcosa di un po’ innovativo? Perché alla lunga annoia. Anzi, annoia già prima.

    Quello che mi sembra è che (ovviamente verrà negato) ci sia una sorta di compiacimento nell’additare il reprobo alla pubblica gogna, nel pensare, sotto sotto (ovviamente negandolo se poi si viene interpellati) che sia un dannato o meritevole di dannazione. E ovviamente in questo una eventuale pazzia o attenuanti di vario tipo sono un “intralcio”, perché non permettono di farsi accusatori verso questa persona (come hai ben ricordato l’accusatore è il demonio).

    È particolarmente gustoso quel passaggio “ovviamente verrà negato”, detto da uno che si schiera nella categoria dei misericordiosi, di quelli che non giudicano; ma che sa già come sono i pensieri nella testa degli altri.

    Quello che fa tristezza è vedere la massa dei cattolici ridotti a segaioli mentali; si attaccano a due citazioni evangeliche ovviamente decontestualizzate, riducendo tutto il messaggio cristiano – che è molto più complesso – ad una banalità zuccherosa, scambiano il parlar franco per “livore” (evidentemente i fiocchi di neve abbondano anche dalle nostre parti), giustificano dietro la falsa misericordia l’incapacità – o la mancanza di volontà – di dire bene al bene e male al male… abbiamo proprio il Papa che ci meritiamo. D’altronde le punizioni divine non sono casuali.

    • Dal Vangelo secondo Bergoglio o i nuovi farisei:

      Oh Dio ti ringrazio che non sono come gli altri uomini che scrivono su questo blog, come Fra Centanni o Fabrizio Giudici,intolleranti e rigidi, che giudicano il prossimo, credono ad una morale rigida, non giustificano . Io invece sono tanto misericordioso, tollerante, comprensivo, tutto giustifico. OHDio ti ringrazio perche’mi sento cosi’buono e caritatevole in confronto a loro!

      • Cristina,

        Infatti avevo scritto

        “Posso dire che in questo caso rischio io di essere il fariseo che ringrazia Dio di non essere come certe persone, però purtroppo è quello che mi viene da pensare leggendo certi commenti.”

        Ho messo in conto io stesso il rischio di ragionare come il fariseo del Vangelo. Il fatto che io possa essere tentato a commettere un tale errore verso chi ha scritto qui non significa che tale errore sia giusto se compiuto verso altre persone.

  15. Premesso che Fra’ è in grado di difendersi da solo e che, inoltre, condivido poco i suoi interventi in calce a questo articolo – sia per la forma che per il contenuto – premesso questo, mi domando: perché non si inizia da lui, da Fra’ intendo, con l’applicare la misericordia che si chiede (giustamente) per il povero ragazzo americano?

    Poche settimane or sono egli confessava la sua preoccupazione per una figlia, appena maggiorenne se ben ricordo, che definiva “infingarda” (fu proprio l’uso di questo aggettivo, un po’ desueto, a colpirmi).
    Il che significa che non si è mai posto al di sopra degli altri mortali. Sa anche lui, i rischi cui i figli – pure i suoi – vanno incontro. Forse, allora, i quattro calci nel sedere non sono un “atteggiarsi” a duro. Ci crede davvero, giusto o sbagliato che sia.

    E poi, ancora più indietro nel tempo, rammento un’altra sua confidenza dolente, sempre su questo blog.
    Riguardava alcune esperienze giovanili, di come lo avessero segnato profondamente (in negativo). Lo ammetteva con tristezza.
    Questo per dire che, forse (forse), c’è una punta di prevenzione nei suoi confronti.
    Quando un maturo padre di famiglia scrive:

    “Perché, non sono un esser umano io? Non sono sposato, non ho tre figli, non lavoro, non pago le tasse, non devo campare… come tutti? Perché non dovrei conoscere disagi e malesseri?”

    ecco, cerchiamo magari di comprendere quello che davvero vuole dire. Senza necessariamente giustificarlo, è ovvio.

    Anche perché non è Vinny Ohh il nostro prossimo, ma proprio il Fra’ che tanti ramanzinano (a margine: il nome è un destino. Basta leggersi il commento del CCC sul II Comandamento, per avvedersene).
    Facile per tutti, compatire un ragazzo che abita a migliaia di chilometri e di cui nulla sappiamo. Un poco più difficile esercitare la compassione con Fra’, che in vero sembra fatto apposta per scoraggiarla.

    Un’ultima osservazione.
    Non so chi abbia lanciato l’idea che questo sia un mondo di MOA (*).
    Se per mondo si intende la nostra società, posso anche concordare. Se però con il termine “mondo” si intende proprio il mondo (alla Jimmy Fontana, per intenderci) allora no, dissento.
    Non sarà certo il migliore dei mondi possibili, ma – per favore – non toglietemelo.

    Ciao.
    Luigi

    P.S.: più di una commentatrice ha osservato come, prima della “trasformazione”, Vinny fosse un bellissimo ragazzo.
    Non discuto il giudizio, trattandosi di un maschio.
    Dico però che il sorriso, già allora, era inquieto e inquietante.

    (*) MOA, in questo caso, non è “minute of angle” ma “materia organica anfibia” 😀

    • Luigi,

      Concordo col suo intervento, non sapevo, tra l’altro, di questi retroscena.

      Ma, non a caso, nel mio intervento avevo scritto quanto segue

      “Posso dire che in questo caso rischio io di essere il fariseo che ringrazia Dio di non essere come certe persone, però purtroppo è quello che mi viene da pensare leggendo certi commenti.”

      Cioè io stesso avevo messo in conto la possibilità di stare cedendo alla stessa tentazione farisaica che mi sembrava di ravvedere in alcuni commentatori. Purtroppo sono umano e sono tentato anche io.

      Per il resto il suo intervento è un ottimo esempio del perché non bisogna giudicare le persone avventatamente (e qua mi ci metto anche io), mi fa anche piacere che abbia scritto che certi atteggiamenti, più che incoraggiare alla compassione, fanno l’opposto, ma ovviamente questa non è una scusa.

    • Grazie Luigi.

    • @Luigi, forse inevitabilmente accade che con il metro con cui si giudica si viene giudicati…

      Poi chi ha detto che non è applicare misericordia dire ad un fratello che le sue affermazioni – che dovrebbero essere quelle di un Cristiano – non si discostano di molto da quelle di un “moralismo da bar” che possiamo incontrare ovunque e fatte da chiunque.

      Certo egli ha preoccupazioni per i figli (e ci mancherebbe, anche i pagani le hanno) e afferma di conoscere “disagi e malesseri”, ma non sa considerarli come esistenti in una figura come quella di Vinny…
      Giustamente dici: “Un poco più difficile esercitare la compassione con Fra’, che in vero sembra fatto apposta per scoraggiarla.”
      E siccome qui nessuno è senza peccato (credo), può sembrare non si esserci compassione per lui, ma nel suo caso bisogna vedere cosa significhi “essergli prossimo”.
      Nessuno qui (sottoscritto compreso) gli ha negato vicinanza e preghiera quando l’ha richiesta.

      E’ certamente più semplice dire: “condivido poco i suoi interventi in calce a questo articolo”, ma tirarsi fuori dal confronto – del quale credimi personalmente non provo alcun piacere.

      Comunque grazie, perché il tuo è un ulteriore spunto di riflessione.

      P.S. “Dico però che il sorriso, già allora, era inquieto e inquietante.”

      E’ vero, e questo dovrebbe porci le domande già poste…
      Quali inquietudini, quali malesseri, quali demoni (non sto parlando di “possessione”), albergavano nel cuore di quel ragazzo, che già si intravedevano prima del suo aberrante trasformarsi?
      O parliamo (di nuovo) di “cose inesistenti”?
      Quel sorriso inquieto e inquietante, qualcosa già diceva e quindi?
      Era un destino prefissato e ineluttabile?

      • “E’ certamente più semplice dire: “condivido poco i suoi interventi in calce a questo articolo”, ma tirarsi fuori dal confronto – del quale credimi personalmente non provo alcun piacere.”

        Non mi sono tirato fuori dal confronto, altrimenti non avrei commentato.
        Ho semplicemente osservato come risulti più facile compatire un caso eclatante, come quello in esame, piuttosto che applicare lo stesso metro a un Fra’, che è brutto, cattivo e antipatico 😀

        Inoltre gli interventi di Fra’ erano stati già ampiamente criticati.
        Che senso avrebbe avuto aggiungere le mie, di critiche? Detta una cosa, ripetuta di nuovo… basta. Penso che Fra’ abbia già di che riflettere, se lo desidera.

        “O parliamo (di nuovo) di “cose inesistenti”?”
        Boh, io non ho parlato di cose inesistenti. Forse ti riferisci a qualche altro commento (mi sono un po’ perso la discussione, negli ultimi due giorni).
        L’accenno allo sguardo, già inquieto, voleva proprio dire che forse qualche demone già agitava il ragazzo.
        Ma un esorcista sotto mano, non c’era?

        “Era un destino prefissato e ineluttabile?”
        No, non lo era.
        E forse, a tempo debito, i famosi quattro calci nel sedere avrebbero sortito un qualche effetto in merito.
        Ma anche adesso – come adombra l’articolo – esiste una speranza.
        Vinny non è perso, ancora.

        Ciao.
        Luigi

    • @Luigi
      Tutto quello che dici è molto giusto, vorrei solo fare una puntualizzazione. Se c’è una cosa che ho imparato dal nostro ultimo scontro dialettico alquanto acceso è che a volte è giusto riprendere un fratello che sbaglia, a questo proposito tu hai usato l’espressione “si spronano solo i cavalli di razza”: in quell’occasione sia tu che io abbiamo agito con l’intento di migliorare l’altro, poi che l’abbiamo fatto nel modo sbagliato rientra nella fallibilità umana (per questo esiste la Confessione, grandissimo Sacramento solitamente poco frequentato). Penso che tutti gli interventi rivolti a Fra’ Centanni in diversi modi, alcuni dei quali forse sbagliati, avessero il medesimo proposito: aiutarlo a modificare certi suoi atteggiamenti un po’ troppo duri per un cristiano. Il cattolico praticante che frequenta i Sacramenti (il modo ordinario in cui ricevere iniezioni di Grazia) ha delle grandissime responsabilità, da lui ci si aspetta di più che dalle altre persone non supportate da un tale potentissimo aiuto. I cristiani sono il sale della terra, quindi è importantissimo che non perdano mai il sapore non solo nel senso di non annacquare il messaggio evangelico scendendo a compromessi col mondo, ma anche nel senso di non mancare di carità lanciando giudizi impietosi su situazioni obiettivamente problematiche in cui bisogna entrare con i piedi di piombo, perché nascondono una sofferenza che noi non possiamo neanche lontanamente immaginare, in “Molto rumore per nulla” di Shakespeare il personaggio di nome Leonato dice giustamente: “tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano… tutti si fanno dovere di parlar di pazienza a chi si torce schiacciato dal peso del dolore”.
      È difficile essere cristiani: bisogna saper dosare misericordia e giustizia, tutte e due sono importanti, occorre evitare sia di giustificare il peccato che di condannare il peccatore, perché, come disse un uomo saggio (Bendetto XVI), «la carità senza verità è cieca; la verità senza carità è come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1)».

      • Vorrei solo far notare che io non ho mai condannato Vinny Ohh, mi sono semplicemente limitato a riconoscerlo per quello che è: un nostro nemico.

          • Quello è poco, ma sicuro!

            • Bene, quindi parla per te!

              • Parlo per quello che sono: un cattolico che sa che si combatte la più grande delle battaglie, quella tra il bene ed il male. E so anche che i nostri nemici sono in carne ed ossa.

              • Beatrice, non è così semplice. Intanto ti faccio un’osservazione generica:

                nascondono una sofferenza che noi non possiamo neanche lontanamente immaginare

                Cosa ne sai? Ovvero: tu cosa sai, noi cosa sappiamo sul fatto che altri interlocutori su questa lista, e in altri posti, non abbiano avuto, o abbiano a che fare con casi che coinvolgono sofferenze paragonabili? Dici: perché non c’è sui giornali, e poi non l’hanno detto. Ma non tutti sparano i fatti propri ai quattro venti. Dunque, il tuo non è un giudizio temerario, in generale?

                Dopodiché vedi che il problema è ben più profondo, e va ben oltre gli atteggiamenti personali. Fra’ sopra ha scritto la parola “nostro nemico”. Ha anche chiarito preventivamente un equivoco, ricordando che dobbiamo amare anche i nostri nemici. Ora, io non sono d’accordo con una sua visione sul concetto di amicizia, come discusso la settimana scorsa; per cui è opportuno approfondire un po’ questa cosa del nemico. Intanto ci sono fondati motivi magisteriali per ritenere più netto il concetto di inimicizia. In particolare, l’amicizia è qualcosa di reciproco, mentre l’inimicizia no. C’è inimicizia anche se è praticata da una sola delle parti. Per esempio, Cristo non è nemico di nessuno: tuttavia, esistono eccome i nemici di Cristo. Ti cito qualche passaggio di Padre Cavalcoli da un pezzo di cinque anni fa (grassetti miei):

                www . libertaepersona . org /wordpress/2012/02/gesu-cristo-e-i-suoi-nemici/

                Da notare che Cristo, benchè giunto fra la sua gente con le migliori intenzioni e come messaggero di pace, ricevette ostilità […]

                Quanto al famoso precetto dell’“amore per i nemici”, esso certo non va inteso come invito ad amare i nemici in quanto nemici; ossia, non si tratta di approvare, far nostra o permettere la loro cattiva azione, perché così diventeremmo loro complici e conniventi col loro peccato, ma in quanto occorre saper riconoscere anche nei nemici lati buoni, amabili e oggetto dell’amore stesso del Padre.

                Il nemico resta nemico; non si può considerare buona l’azione cattiva che compie contro di noi. Non possiamo chiamare bene il male. Invece si devono poter vedere al di là dell’odio che il nemico ci porta gli aspetti positivi della sua personalità ed apprezzare quelli, chiedendo a Dio che egli, basandosi su quegli aspetti buoni, si penta e si converta.

                […]
                Ma similmente, come Cristo trionfa sui propri nemici, anche il discepolo di Cristo al momento opportuno è destinato a trionfare sui propri nemici, che sono gli stessi nemici di Cristo. Compito del discepolo pertanto è far sì che i propri nemici siano i nemici di Cristo e i propri amici gli amici di Cristo.

                Viceversa, per i nemici di Cristo gli amici sono nemici di Cristo, i nemici sono gli amici di Cristo. Nel contempo il discepolo di Cristo, seguendo l’esempio del Maestro sulla croce, perdona ai propri nemici. Quelli che però non si pentono non possono essere perdonati, ma subiscono invece il giusto castigo.

                Stando così le cose, l’idea oggi corrente secondo la quale la missione pacificatrice e riconciliatrice di Cristo estinguerebbe ogni forma di ostilità a Dio salvando tutti gli uomini, è falsa ed eretica, perché in realtà, come appare chiaro dagli stessi insegnamenti di Cristo e della Chiesa, non tutti gli uomini accettano di diventare amici di Cristo e pertanto questi si dannano.

                Come si può benissimo capire:

                1. esistono i nemici di Cristo;
                2. sono nemici della Chiesa;
                3. sono anche nostri nemici.

                L’ultimo paragrafo sopra riportato così si può riassumere: non solo esistono i nemici di Cristo, ma purtroppo certi lo rimarranno in eterno.

                Da questo punto di vista, la risposta apodittica di Bariom è veramente ridicola: ha sempre il grilletto sul “parla per te!”, mentre – se è vero che l’affermazione di Fra’ va approfondita – è proprio lui che parla per sé, certo non a nome del Magistero. A Bariom vorrei chiedere: dunque – pescando nomi così a caso – Nerone, Caligola, Maometto, Stalin, Hitler, Polpot, Mao Tze Tung; e venendo alle forme più sofisticate di oggi, sofisticate perché buoniste, “filantrope” e quindi anticristiche: Pannella, Bonino, Soros, il citato Peter Singer, eccetera; fino a casi più piccoli, ma comunque rumorosi, come Vinny Ohh, o Cappato, o un qualsiasi militante radicale o medico abortista; tutti questi che attivamente proclamano falsità totalmente contrarie a Cristo, non sono nemici di Cristo? Certo, piccoli, grandi ed enormi, non si possono mettere quantitativamente sullo stesso piano. Ma qualitativamente sì. E quindi, per quanto scritto da Cavalcoli, non sono nostri nemici?

                Riprendendo la questione dell’amicizia (ad esempio come da citazione di San Tommaso da me riportata qualche giorno fa) e il passaggio di Cavalcoli sulla necessità di riconoscere ai nemici i lati buoni, ne deriva che l’inimicizia e l’amicizia possono stare, per così dire, su piani parzialmente sovrapposti. Cristo perdona i propri nemici, finché questi hanno l’opportunità di cambiare idea, e siccome chiede a noi di portare in giro la sua Carità, noi possiamo essere amici personali di nemici di Cristo. Riporto per l’ennesima volta l’esempio di Chesterton. S’intende che c’è un paradosso in questa situazione, e può essere solo risolto auspicando che la loro inimicizia con Cristo sia solo temporanea, e che noi possiamo essere un vettore di questa conversione. Quindi, un cattolico – evidenti difficoltà pratiche a parte – potrebbe ben essere amico di Vinny Ohh; ma non se non si parte dal presupposto che l’altro si pone come nemico di Cristo, e glielo si fa presente, e si fa presente che questa inimicizia non può che tradursi anche in un’inimicizia nei nostri confronti (certo, nei modi opportuni da caso a caso). Sennò come lo si converte?

                Inoltre, siccome non esistiamo solo noi e Vinny Ooh, è certamente atto di misericordia nei confronti di terzi far presente che questo tizio ha scelto di essere nemico di Cristo; in modo tale che, siccome – cito ancora Cavalcoli – compito del discepolo è far sì che i nemici di Cristo siano nostri nemici, mettiamo in guardia il nostro prossimo perché non cada in certe trappole.

                • Tentando di dare una lettura esistenziale, e non una contrapposizione logica nei confronti di qualcuno, mi sembra utile questa testimonianza di don Vincent Nagle. Mi sembra chiarificatore sul rapporto tra giustizia, Verità e misericordia.

                  “Durante gli studi di teologia in California, prima di entrare in seminario, andavo a trovare la mia famiglia una volta al mese. Durante una di quelle visite, verso la fine di un pomeriggio d’autunno, ero seduto in soggiorno a parlare con mia madre. Mentre la luce del sole spariva pian piano e ci lasciava a parlare nel buio, abbiamo cominciato a dialogare su un documento appena rilasciato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, riguardante i metodi di fecondazione assistita. Il documento aveva suscitato molto scalpore nella stampa, che denunciava la posizione della Chiesa come retrograda, tradizionalista e insensibile alla situazione delle donne nel mondo.
                  Mentre cercavo di difendere la Chiesa sull’argomento, mia madre mi ha sorpreso con una dichiarazione inaspettata. Ha emesso un lungo sospiro e poi ha detto: «Dobbiamo ammetterlo. Solo la Chiesa ha il coraggio di affermare la verità sull’essere umano. Nessun altro la conosce o la vuole dire». Non me lo aspettavo, da mia madre che per anni mi aveva espresso il suo pensiero critico sulla Chiesa, soprattutto in chiave femminista e relativista. Sentirla parlare della “verità sull’essere umano” e poi affiancare questa frase insolita alla Chiesa mi ha sorpreso.
                  Dopo qualche momento di silenzio, nell’oscurità della sera, le ho posto con molta trepidazione una domanda: «Mamma, allora, come mai non ti fai cattolica se tu credi che solo la Chiesa possiede la verità?». Dopo un gemito profondo, seguito da una risata amara, mi ha risposto: «Io e la verità abbiamo scelto strade diverse già da molto tempo. Non sono capace di vivere secondo la verità in nessun modo. Devo trovare il mio sentiero personale».
                  Ho riflettuto su quelle parole per molto tempo e ho capito che in un periodo della sua gioventù, dopo essere cresciuta con una povera educazione familiare e morale, lei aveva cercato una guida sicura nella vita. Ma l’attrazione iniziale alla Chiesa, sorta nel matrimonio con mio padre, che era cattolico, non aveva retto il confronto con la constatazione che la sua umanità era piena di limiti e debolezze. Il risultato era stato che lei si sentiva accusata e condannata dalla verità. E in seguito a ciò si era imbattuta in esperienze spirituali molto più relativistiche. Gesù dice che la verità ci libererà (cfr. Gv 8,32), ma per mia madre non era stato così. Ed era scappata.
                  Alcuni mesi più tardi, durante l’estate dopo il mio primo anno di seminario a Roma, Massimo Camisasca è venuto in California per conoscere la mia famiglia. È rimasto per tre giorni e poi è ripartito. Solo un mese dopo la mamma mi ha chiesto di accompagnarla nella parrocchia dove si è accostata di nuovo ai sacramenti quella mattina stessa. Ho aspettato molto tempo prima di rivolgerle le domande che avevo dentro. Quando, finalmente, ho trovato il coraggio, le ho chiesto: «Come mai fai questo passo adesso, all’età di 64 anni?». «Mentre don Massimo stava qui ho visto quanto ti ama la Chiesa», è stata la sua risposta. Il modo in cui amare, l’impossibilità di amare sono sempre state questioni brucianti per lei. Nella testimonianza di don Massimo lei aveva visto la possibilità della libertà e della salvezza.
                  Ciò che ci salva non è che la verità esiste e che si fa conoscere dagli uomini. Ciò che ci salva è che la verità ci si fa incontro con un gesto d’amore misericordioso. La verità non solo esiste, ma ci ama follemente. Mia madre non voleva essere misurata né giudicata dalla verità, però non poteva non chiedere di partecipare di quell’abbraccio amoroso della verità che aveva riconosciuto in don Massimo.”

                • @Fabrizio
                  «Cosa ne sai? Ovvero: tu cosa sai, noi cosa sappiamo sul fatto che altri interlocutori su questa lista, e in altri posti, non abbiano avuto, o abbiano a che fare con casi che coinvolgono sofferenze paragonabili?»

                  Innanzitutto perché parliamo di casi eccezionali: un ragazzo che vuole diventare un alieno e un uomo completamente paralizzato oltreché cieco che sceglie di essere ucciso. In secondo luogo, perché anche fossero tipologie di sofferenza riconducibili all’esperienza comune di tutti noi, non potremmo giudicare lo stesso, dal momento che la medesima vicenda dolorosa viene vissuta in maniera diversa da ciascuno a seconda della sensibilità, del carattere e delle funzioni psichiche di cui si è dotati. Per fare un esempio: l’esperienza traumatica della guerra può provocare determinate patologie psichiatriche in un uomo ed essere invece metabolizzata benissimo da un altro. Non basta che l’esperienza dolorosa sia oggettivamente la stessa per sapere cosa uno prova, perché conta anche come quell’esperienza dolorosa sia soggettivamente vissuta dall’individuo con le sue caratteristiche particolari.

                  Ora veniamo alla questione del “nemico”. Tu dici giustamente che “Cristo non è nemico di nessuno: tuttavia, esistono eccome i nemici di Cristo”. Dato che noi dobbiamo avere come modello Gesù mi sembra evidente che dobbiamo comportarci alla stessa maniera. Il fatto che esistano persone che ci sono nemiche, nel senso che attaccano quello in cui crediamo e ciò che consideriamo essere il bene dell’umanità, non deve farci avere lo stesso tipo di atteggiamento nei loro confronti. Ciò non significa che dobbiamo comportarci da ingenui fingendo di non vedere le minacce che provengono da determinate ideologie difese e propagandate da certi esseri umani in carne e ossa. Significa semplicemente non dimenticarsi mai che qualsiasi persona, per quanto appaia peccatrice ad una vista esterna, prima che un nemico è innanzitutto una pecorella smarrita, un fratello che a un certo punto della vita ha sbandato, ma nonostante questo continua ad essere amato e atteso dal nostro stesso Padre. Finché siamo in vita c’è speranza per tutti e dobbiamo rapportarci all’altro in modo da disporci all’ascolto per capire il modo migliore in cui riportarlo alla casa del Padre. San Giovanni Paolo II non è andato da Ali Agca accusandolo del tentato omicidio e minacciandogli le pene dell’inferno, è andato da lui a offrirgli innanzitutto il suo perdono. Io non intendo l’apertura al dialogo come la intendono alcuni cattolici, cioè trovare un compromesso con la controparte, ma la intendo come un sincero disporsi all’ascolto delle ragioni dell’altro per capire qual è il modo migliore perché la verità riesca ad essere più facilmente accolta da quella specifica persona con la sua peculiare storia. La verità resta la stessa, è il modo di farla incontrare alle persone che cambia.
                  Poi non bisogna mai dimenticare che il nemico numero uno di Cristo è lo stesso dalla notte dei tempi: parlo ovviamente dell’Avversario. E Satana a volte si serve anche di persone apparentemente insospettabili per i suoi scopi, non agisce soltanto attraverso i grandi peccatori della storia, che sono noti a tutti, come Hitler o Stalin: per esempio non sai quante volte discutendo con Vincent Vega su altri blog mi sono vista sbattere in faccia le affermazioni di Padre Cavalcoli a difesa dell’accesso alla Comunione dei divorziati risposati, posizione che non ha mai ritrattato che io sappia (se non è così per favore dimmelo citando gli scritti di Cavalcoli così la prossima volta posso riportarli nelle discussioni con Vincent Vega).
                  Nemici di Cristo lo diventiamo anche noi ogni volta che pecchiamo scegliendo di disubbidire alla volontà di Dio, quindi invece di dividere il mondo tra buoni e cattivi, forse è più utile imparare a discernere continuamente il bene dal male in ogni persona che incontriamo e in ogni occasione contingente.

                  • Significa semplicemente non dimenticarsi mai che qualsiasi persona, per quanto appaia peccatrice ad una vista esterna, prima che un nemico è innanzitutto una pecorella smarrita, un fratello che a un certo punto della vita ha sbandato, ma nonostante questo continua ad essere amato e atteso dal nostro stesso Padre.

                    Evidentemente non ci capiamo: nemico non è il peccatore, nemico è chi nega di essere peccatore e pretende di chiamare bene ciò che invece è male.

                    Io non intendo l’apertura al dialogo come la intendono alcuni cattolici, cioè trovare un compromesso con la controparte, ma la intendo come un sincero disporsi all’ascolto delle ragioni dell’altro…. Non può esserci dialogo sulla verità. Ma, soprattutto, la Chiesa che deve parlare (insegnare la verità), non ascoltare le ragioni dell’altro; e gli altri devono ascoltare. Questo ci ha comandato Gesù: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”.

                    Nemici di Cristo lo diventiamo anche noi ogni volta che pecchiamo scegliendo di disubbidire alla volontà di Dio…. Nemico di Cristo è chi ama il suo peccato e lo difende, non i poveri peccatori. Chi pecca per fragilità ma riconosce il suo peccato e chiede perdono non è affatto un nemico di Cristo, è come il buon ladrone che quello stesso giorno andò in paradiso con il suo Salvatore.

                    P. S. Lo sospettavo, ma ora è palese: ci conosciamo da parecchio tempo, anche se tu usavi un altro nick. Ben ritrovata.

                    • @Fra’ Centanni
                      «P. S. Lo sospettavo, ma ora è palese: ci conosciamo da parecchio tempo, anche se tu usavi un altro nick. Ben ritrovata.»

                      Guarda, non so proprio a cosa tu ti riferisca. Io non ho mai discusso altrove con te. Commento sempre usando il nome Beatrice, che è il mio nome di battesimo, ti assicuro che non è un nick inventato. A volte mi è capitato di commentare sempre come Beatrice sul Foglio online, sul blog di Marco Tosatti, sul blog di Berlicche e su UCCR. Quindi credo che in questo caso tu abbia preso un abbaglio.

                    • @Beatrice.

                      Ok, evidentemente mi sbagliavo.

                    • “…nemico è chi nega di essere peccatore e pretende di chiamare bene ciò che invece è male.” Atteggiamento che guarda caso é di TUTTI i peccatori, compresi coloro che pur sapendo a priori che il peccato é un male accettano di compierlo scegliendolo come fosse in quel momento un bene. O per meglio dirla alla San Paolo “compiono il male che non vogliono…
                      Per non parlare di coloro che non conoscendo altro bene, scelgono ciò che la propria coscienza ferita dal peccato originale o la propria indole altro non può scegliere. Ma qui si fa una graduatoria, peccatori buoni, perché si pentono (quando e come poco importa) e peccatori cattivi perché non si pentono (se sanno o meno di cosa e perché pentirsi, poco importa), mentre il peccato é sempre un male e a ben vedere ne viene chiesto conto più a chi il peccato conosce per ciò che è che a chi ne ha poca o nulla coscienza.

                    • @Bariom
                      Caro Bariom, i peccatori non sono tutti uguali, bisogna che tu te ne faccia una ragione. Cristo, sulla croce, ci mostra con chiarezza che non tutti i peccatori sono uguali. Al buon ladrone non esita a concedergli immediatamente il perdono e la promessa del paradiso quello stesso giorno. Sui suoi persecutori invoca il perdono del Padre, che però non è ancora un perdono compiuto, ma un perdono condizionato, che attende il riconoscimento della propria colpa.

                      Infine, il cattivo ladrone. Gesù non lo degna di una sola parola, su di lui non volge nemmeno lo sguardo. Così muoiono i nemici di Dio.

                    • @Fra’, Gesù ci mostra che il destino dei peccatori non è uguale per tutti.

                      A noi non è dato di sapere quale sia il destino eterno di nessun peccatore (cioè tutti noi), affermarlo è temerario, come è eresia affermare che qualcuno è certamente salvo.

                      Come peccatori siamo tutti uguali e nessuno può dire di essere senza peccato e in questo tutti siamo nemici di Dio.
                      Come e quando per grazia divina smettiamo di esserlo è discorso diverso.
                      Di questo spero anche tu te ne faccia una ragione.

                      Il Cristiano non crede che tutti si salveranno, prima di tutto come monito a se stesso, ma spera che tutti possono ravvedersi e non sperimentare la dannazione eterna e per questo opera… (talvolta però pare qualcuno si rallegri di fronte alla possibilità per coloro che agiscono da nemici di Dio possano dannarsi).

                      “Se non capisci che Vinny Ohh sta combattendo la sua battaglia contro la verità e contro il bene, non so cosa dirti. Resto basito.”
                      Io resto basito dal fatto che tu non comprenda che l’errore, la non conoscenza di Dio (che non è conoscenza per averne sentito parlare…), la debolezza, il peccato, l’azione di Satana, portano l’Uomo (Vinny o chiunque) ad uno stato di schiavitù, la schiavitù del peccato appunto.
                      Chi è schiavo non combatte nessuna battaglia, semplicemente soggiace alla sua schiavitù, dalla quale solo Cristo può liberare.
                      Se tu vedessi oggi uno schiavo, con catene e quant’altro, lo considereresti un nemico o ne avresti compassione?

                      Ma no, tu vedi solo nemici…

                      Per il resto continua pure ad amare chi vuoi dandogli dello stronzo… vedrai che certamente si sentirà mooolto amato e questo lo avvicinerà a Dio (sicuro!)

                    • @Bariom

                      E quando mai, di grazia, avrei affermato che sia possibile conoscere il destino eterno di un peccatore? Mai, evidentemente e, come la solito, mi attribuisci cose che non mi sono mai sognato e che non ho mai detto! Io ho detto che è possibile, in alcuni casi è evidente, riconoscere i nemici di Dio, ma non ho mai detto che un nemico di Dio Finirà sicuramente all’inferno. Se chiede perdono e si converte andrà certamente in paradiso.

                      Come peccatori non siamo affatto tutti uguali ed è grave che tu, insieme ad altri, non siate capaci di riconoscere le differenze. Ci sono peccatori penitenti e peccatori impenitenti, la differenza è abissale.

                      Come e quando smettono di esserlo (peccatori impenitenti) è discorso tutto da dimostrare, dato che non è affatto certo che un giorno si pentano. Alcuni sembrerebbero restare impenitenti fino alla fine. Nessuno è obbliato ad accogliere la grazia del pentimento.

                      La schiavitù del peccato è un’esperienza comune a tutti gli uomini, nessuno escluso. Alcuni però Alcuni però odiano questa schiavitù e lottano insieme con Dio per essere liberati. Altri, invece, amano questa schiavitù e la chiamano libertà. Sono gli impenitenti.

                      Chi è schiavo non combatte nessuna battaglia, semplicemente soggiace alla sua schiavitù, dalla quale solo Cristo può liberare. Ma cosa diavolo stai dicendo? Tutti siamo chiamati a combattere la battaglia dalla parte del bene e della verità. E’ certamente vero che solo Cristo può vincere , anzi ha già vinto questa battaglia, ma è altrettanto vero che anche noi tutti siamo chiamati a portare il nostro contributo.

                      Io vedo schiavi tutti i giorni, a partire da casa mia. Non tutti però sono nemici, per fortuna. Essere schiavi è una condizione comune a tutti, essere amici o nemici di Dio è una scelta che ciascuno di noi fa.

                    • “E quando mai, di grazia, avrei affermato che sia possibile conoscere il destino eterno di un peccatore?”

                      Ho scritto che lo hai affermato? Sviluppavo un concetto, punto (stai sviluppando la sindrome del “sotto accusa”?)

                      “Chi è schiavo non combatte nessuna battaglia, semplicemente soggiace alla sua schiavitù, dalla quale solo Cristo può liberare. Ma cosa diavolo stai dicendo? Tutti siamo chiamati a combattere la battaglia dalla parte del bene e della verità. E’ certamente vero che solo Cristo può vincere , anzi ha già vinto questa battaglia, ma è altrettanto vero che anche noi tutti siamo chiamati a portare il nostro contributo.”

                      A parte il cosa diavolo sto dicendo… non vedo come la tua affermazione sulla necessità di combattere la “buona battaglia”, sia in contrasto con la mia affermazione sulla schiavitù… boh!

                • “Quanto al famoso precetto dell’“amore per i nemici”, esso certo non va inteso come invito ad amare i nemici in quanto nemici; ossia, non si tratta di approvare, far nostra o permettere la loro cattiva azione, perché così diventeremmo loro complici e conniventi col loro peccato, ma in quanto occorre saper riconoscere anche nei nemici lati buoni, amabili e oggetto dell’amore stesso del Padre.”

                  Questo non si puo’generalizzare, del resto Gesu’ e’molto chiaro: a chi ti da’ uno schiaffo, tu porgi l’altra guancia. Che non vuol vuol dire approvare lo schiaffo. Ricordo l’esempio di Guareschi citato da Luigi: gli si puo’forse imputare la connivenza con la cattiva azione di De Gasperi per non averla pubblicamente smentita?

                  • Infatti è un argomento del tutto risibile affermare che “amando i nemici” nel senso evangelico, si finisca o si presti il fianco ad “amare” o condividere o avallare il loro errore…

                    • Chiarisco: intanto si parla di un ingiustizia gia’avvenuta, perche’ovviamente se il male non e’ancora avvenuto bisogna cercare di impedirlo.
                      Altro criterio e’ovviamente che le conseguenze dell’ingiustizia ricadano unicamente su noi stessi, perche’ovviamente non si puo’fare penitenza a spese degli altri! 🙂

                      Detto questo, secondo me e’solo la generalizzazione sbagliata: ci son sicuramente situazioni in cui per evitare scandalo o per la maggior edificazione di altri conviene pubblicamente denunciare e opporsi all’ingiustizia, in altre situazioni puo’esserci chiesto misteriosamente di “non opporsi al malvagio”, perche’il subire l’ingiustizia puo’portare frutti migliori di quelli che porterebbe l’opporvisi. Un buon esempio di quest’ultima frase lo abbiamo nel nostro Maestro e nella Sua Passione.

                • E io chiedo a te Fabrizio, ma veramente tu vuoi mettere sullo stesso piano un Vinny con “Nerone, Caligola, Maometto, Stalin, Hitler, Polpot, Mao Tze Tung” ?!

                  Perché di questo stiamo parlando…

                  Mi lascia poi un po’ perplesso la frase id P. Cavalcoli: “Invece si devono poter vedere al di là dell’odio che il nemico ci porta gli aspetti positivi della sua personalità ed apprezzare quelli, chiedendo a Dio che egli, basandosi su quegli aspetti buoni, si penta e si converta.”
                  E se in un nemico proprio aspetti buoni non ne troviamo?

                  Perché in realtà quale può essere l’unico “aspetto buono” se non quello di essere una creatura di Dio, di essere un peccatore come sono io (che tutti senza la Grazia gratuita di Dio potremmo essere peggio del peggior peccatore – ma di questo non molti sono convinti, specie quelli “puri e duri”), ma SOPRATTUTTO il vero “valore” sta nel fatto che Cristo ha versato il Suo Preziosissimo Sangue anche per il nostro “nemico”.
                  Perché questo può salvare qualunque peccatore… (anche Nerone, Caligola, Maometto, Stalin, Hitler, Polpot, Mao Tze Tung) se il peccatore si converte, si pente e accetta su di sé questa immensa Misericordia.

                  Cristo sulla croce ha detto: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno», non “perdonali per quei pochi aspetti buoni che hanno…”

                  “Compito del discepolo pertanto è far sì che i propri nemici siano i nemici di Cristo e i propri amici gli amici di Cristo.” ???

                  Un discepolo deve far si che il proprio nemico (chiunque egli sia), sia (anche) nemico di Cristo?? Forse dovrà operare perché i propri nemici divengano “amici di Cristo” e quindi tramite Lui, propri amici, semmai.
                  E se il pensiero era un altro è decisamente mal posto.

                  “Stando così le cose, l’idea oggi corrente secondo la quale la missione pacificatrice e riconciliatrice di Cristo estinguerebbe ogni forma di ostilità a Dio salvando tutti gli uomini, è falsa ed eretica, perché in realtà, come appare chiaro dagli stessi insegnamenti di Cristo e della Chiesa, non tutti gli uomini accettano di diventare amici di Cristo e pertanto questi si dannano.” …e su questo non ci piove.

                  A chiudere “Inoltre, siccome non esistiamo solo noi e Vinny Ooh, è certamente atto di misericordia nei confronti di terzi far presente che questo tizio ha scelto di essere nemico di Cristo…”

                  Questa e certamente la tua visione, per me è più che sufficiente e molto più aderente allo spirito del Vangelo, svelare gli inganni di simile scelte, le sofferenze che producono, fisiche, spirituali nel vivere presente e in quello futuro. Né più né meno di ciò che è stato fatto nell’articolo sopra di Giacomo Bertoni.

                  Se per te tutto si riduce e risolve ad additarlo come “nemico di Cristo”, beh, tu e fra’ la vostra parte l’avete fatta, potete stare in pace.

      • Uno ” scontro dialettico alquanto acceso”?
        Quando mai è avvenuto qualcosa del genere? 😛

        Ciao.
        Luigi

    • Luigi io prego sempre secondo le intenzioni di Giancarlo (da quando ha palesato i suoi problemi). Non riesco però ad infierire su un ragazzo che a 22 anni si è ridotto a sembrare un mostro. Non ce la faccio a considerarlo nemico, str…. etc.. Da qualche parte ho letto che si è fatto asportare pure i genitali (o comunque lo farà). Ma chi ha avuto intorno nella sua breve vita: una banda di sciacalli? Vedo in lui tanti giovani che mi capita di incrociare: abbandonati a se stessi, cresciuti come le capre… Magari non si trasformeranno in dei mostri ma tanti bevono ogni fine settimana come spugne (e non è detto si limitino a quello), hanno rapporti sessuali poco più che bambini, vengono bombardati sin da piccoli da ogni genere di negatività… Ma siamo proprio sicuri che sia tutta colpa loro e che l’unica cosa che possiamo fare è scuotere la polvere dai sandali?
      P.S. Qualcuno ha insinuato che avesse già da prima qualcosa di inquietante negli occhi. Può essere. Conosco bene l’argomento. Nella maggior parte dei casi dipende da male che gli è stato trasmesso in famiglia….

      • Grazie Giusi.

      • “Magari non si trasformeranno in dei mostri ma tanti bevono ogni fine settimana come spugne (e non è detto si limitino a quello), hanno rapporti sessuali poco più che bambini, vengono bombardati sin da piccoli da ogni genere di negatività… Ma siamo proprio sicuri che sia tutta colpa loro e che l’unica cosa che possiamo fare è scuotere la polvere dai sandali?”

        E chi ha scritto che è solo e tutta colpa loro? Non io, certo. Ma nemmeno Fra’, mi sembra; nè altri, salvo onere di prova.
        Una volta acclarate le colpe di famiglie e società, rimane però un fatto: questi ragazzi hanno comunque la possibilità di scegliere. E di agire.
        O no?

        Possibile che i comportamenti da te descritti non provochino in loro la minima nausea? Intendo nausea morale, perché di quella fisica immagino ne abbiano in quantità.
        La mia non è una domanda retorica.
        È proprio lo sgomento di chi osserva e non si capacita di come sia andata perduta ogni pur minima capacità di discernimento fra bene e male.
        No, di più: sembra smarrito anche il minimo istinto di sopravvivenza (vedi i ragazzini che finiscono sotto un treno per un selfie!).

        Mi viene in mente una massima del passato: “Quos Deus perdere vult, prius dementat”.
        E mi sovviene la decima, delle piaghe inflitte dal Signore agli Egiziani: la morte dei primogeniti.
        Per cui mi domando: non eravamo stati avvisati, di come ormai a stento fosse trattenuta l’ira di Dio?
        E se l’annientamento – letterale – della nostra gioventù fosse già punizione, come lo fu per gli Egiziani?

        Io non ho risposte.

        Ciao.
        Luigi

        P.S.: ero sempre io, ad osservare come lo sguardo di Vinny fosse inquieto e inquietante anche prima della “trasformazione”.
        Ma non l’ho insinuato, l’ho scritto a chiare lettere!

        • Si avrà visione di uno spettacolo allucinante: persone di ogni età e situazione impegnate a studiare luce, inquadratura, giochi di specchi o vetrine, per avere il miglior risultato possibile. Nemmeno dovessero mettersi in vendita, e dall’immagine del prodotto dipendesse la sua fortuna commerciale…
          Già questo ha qualcosa di intrisecamente malato, oserei dire.

          In generale sono d’accordo: è un mix di competizione e narcisismo portate al parossismo. Dopotutto, la questione dell’alieno ricade in questo fenomeno: voler apparire a tutti i costi. Ci sono quelli che cantano, o ballano, o si esibiscono e vogliono finire in TV nei classici venti minuti di gloria. Vinny evidentemente non sa fare nessuna di quelle cose, e si è inventato la storia dell’alieno: così ha ottenuto i suoi venti minuti. Così quelli che si scattano i selfie sui binari, o in bilico su un grattacielo, eccetera.

          Ma esiste anche gente che, dovendo/volendo pubblicare una foto di sé, vuole semplicemente evitare il classico effetto “carta d’identità”. Ammetto che sarà una minoranza. Se Vinny aveva già questo tarlo del voler apparire a tutti i costi all’epoca della foto… chi può dirlo, senza informazioni in più? Il tarlo poi può essere soppresso, o gli si può dare corda, come per tutte le tentazioni: come scrivi tu, esiste una possibilità di scelta. La presenza del tarlo non è necessariamente già un segno determinante: infatti tutti noi siamo sottoposti a tentazione. È determinante il fatto che uno abbia deciso di dargli corda.

          E chi ha scritto che è solo e tutta colpa loro? Non io, certo. Ma nemmeno Fra’, mi sembra; nè altri, salvo onere di prova.

          Infatti vorrei ricordare a Beatrice che la discussione sta toccando vari soggetti: nel caso di Vinny i chirurghi e i responsabili dei mass-media che gli danno corda; nel caso di dj Fabo tutto il mondo radical-progressista che cavalca la tigre, eccetera. Ribadisco il concetto: sono fatti in cui è evidente il male in azione. Non è una fatalità, ma un tipo di male che cammina sulle gambe degli uomini. Non possiamo giudicare la precisa distribuzione delle responsabilità, testa per testa, ma che queste persone siano coinvolte a vario titolo è certo.

          Questa volontà, più o meno palese, di non vedere le responsabilità personali, degenerazione del corretto “non giudicare”, è un’eresia molto diffusa, forse anche perché portata avanti da falsi miti cattolici che purtroppo hanno goduto, e godono tutt’ora, di grande popolarità. Guarda caso, il Timone nella sua ultima puntata de “L’infiltrato” dedicata a l’Abbé Pierre, cita questa sua affermazione (da un’intervista ad Enzo Biagi del 2000):

          Non sono sicuro di aver mai conosciuto una persona cattiva. Io posso dire che una certa azione è una cattiveria. Ma chi è un cattivo? Per definirlo tale dovrei essere a conoscenza di tutto ciò che ha passato, che ha sofferto, che lo ha portato a tanto. Perché non credo sia possibile essere veramente crudeli.

          Va bene affermare la nostra impossibilità di definire chi è cattivo e chi non lo è. Non va per niente bene concludere che nessuno in realtà è cattivo. Evidentemente la conseguenza di questa affermazione è che l’Inferno non esiste o è vuoto, e sono entrambe eresie.

          Commento di Iannaccone, autore dell’articolo:

          È la dottrina che impera oggi: nessuno tocchi Caino. Quanto ad Abele: peggio per lui.

          Appare chiaramente da questa discussione che questo modo di pensare ha molti seguaci, consapevoli o inconsapevoli.

          • @Fabrizio
            «Infatti vorrei ricordare a Beatrice che la discussione sta toccando vari soggetti: nel caso di Vinny i chirurghi e i responsabili dei mass-media che gli danno corda; nel caso di dj Fabo tutto il mondo radical-progressista che cavalca la tigre, eccetera. Ribadisco il concetto: sono fatti in cui è evidente il male in azione. Non è una fatalità, ma un tipo di male che cammina sulle gambe degli uomini. Non possiamo giudicare la precisa distribuzione delle responsabilità, testa per testa, ma che queste persone siano coinvolte a vario titolo è certo.»

            Fabrizio quello che dici qui io l’ho riconosciuto proprio in una delle risposte che ho dato precedentemente a Fra’ Centanni. Ti cito la frase che ho usato: “Quindi in sostanza non bisogna né assolvere né condannare uno come Vinny Ohh, non spetta a noi un compito del genere per fortuna, ma si può solo provare compassione per lui visto la strada auto-distruttiva che ha intrapreso col complice aiuto di tante persone mentalmente sane, loro sì colpevoli di aver sfruttato il disagio psicologico di un ragazzo per propagandare la loro perniciosa ideologia anti-umana.”
            E qui riconosco il fatto che il male agisce attraverso persone in carne e ossa:
            “Il fatto che esistano persone che ci sono nemiche, nel senso che attaccano quello in cui crediamo e ciò che consideriamo essere il bene dell’umanità, non deve farci avere lo stesso tipo di atteggiamento nei loro confronti. Ciò non significa che dobbiamo comportarci da ingenui fingendo di non vedere le minacce che provengono da determinate ideologie difese e propagandate da certi esseri umani in carne e ossa. Significa semplicemente non dimenticarsi mai che qualsiasi persona, per quanto appaia peccatrice ad una vista esterna, prima che un nemico è innanzitutto una pecorella smarrita, un fratello che a un certo punto della vita ha sbandato, ma nonostante questo continua ad essere amato e atteso dal nostro stesso Padre”.
            Poi come giustamente dici tu: “Non possiamo giudicare la precisa distribuzione delle responsabilità, testa per testa, ma che queste persone siano coinvolte a vario titolo è certo”. Che Vinny Ohh sia sulla strada del male non ci piove, sulle ragioni per cui l’ha intrapresa quella strada è bene sospendere il giudizio anche se si possono fare delle ipotesi, quello che è certo e che nessuno ha mai negato è la necessità per la salvezza della sua anima che abbandoni quella strada auto-distruttiva in cui si è infilato. Stesso discorso vale per tutti gli altri che a vario titolo sono implicati nella vicenda dell’aspirante alieno. Il fatto che esistano attenuanti che limitino la responsabilità delle persone non ci autorizza a lasciarle sguazzare nel peccato, ma è nostro preciso dovere indicare a chicchessia la strada del bene che è la stessa per tutti e ce l’ha indicata Dio nei comandamenti: resta sempre di primaria importanza l’invito alla conversione che va fatto però tenendo anche conto delle esigenze della carità cristiana.

            «Va bene affermare la nostra impossibilità di definire chi è cattivo e chi non lo è. Non va per niente bene concludere che nessuno in realtà è cattivo. Evidentemente la conseguenza di questa affermazione è che l’Inferno non esiste o è vuoto, e sono entrambe eresie.
            Commento di Iannaccone, autore dell’articolo:
            È la dottrina che impera oggi: nessuno tocchi Caino. Quanto ad Abele: peggio per lui.»

            Io non ho mai detto che non esistano uomini malvagi o che sicuramente alla fine nessuno si danna perché “o l’Inferno non esiste o è vuoto”, ti assicuro che non lo penso. Ho detto che noi non siamo in grado di giudicare le intenzioni del cuore di nessuno, perché solo Dio può decidere con assoluta giustizia l’assoluzione o la condanna di un’anima. Questo non vuol dire però che di fronte a una persona in una situazione oggettiva di peccato sia giusto lasciarla lì dove si trova, ma per il bene suo e degli altri occorre aiutarla a fare verità nella sua vita in modo da permetterle di intraprendere un percorso di conversione serio, che in ogni caso deve poter essere abbracciato liberamente dalla persona in questione. Sai che mi sono sempre espressa contro le riforme pastorali che cercano di svendere i Sacramenti attentando nientemeno che alla Santità di Dio e relativizzando il valore dell’Eucaristia, oltre a mettere in serio pericolo la salvezza di tante anime. A questo proposito, se proprio lo vuoi sapere, non mi piace il modo in cui si tenda a sottovalutare il peccato di adulterio usando sempre l’espressione generica “famiglie ferite”: le famiglie spesso sono ferite perché qualcuno ha inferto il colpo causando dolore al coniuge tradito e ai figli per ragioni puramente egoistiche. Non sai quante persone conosco, sia uomini che donne, alle prese col grandissimo dolore del tradimento e dell’abbandono, ma la cosa che più mi lascia perplessa in tutti quei casi è che spesso il coniuge colpevole non si rende minimamente conto del male che ha provocato, non mostra neanche il più piccolo accenno di pentimento, come se il suo diritto alla felicità fosse tale da poter schiacciare quella degli altri membri della sua famiglia, che vengono così abbandonati a sé stessi col beneplacito della nostra società in cui il divorzio è considerato una conquista di civiltà e non un dramma quale è (salvo poi indignarsi sui pluridivorziati Berlusconi o Trump quando fa comodo). Quindi per quanto mi riguarda “nessuno tocchi Caino, perché a lui ci pensa eventualmente Dio se non si converte in tempo, ma allo stesso tempo massimo rispetto per Abele, il cui dolore dovrebbe poter godere di maggiore considerazione nella nostra società per far sì che quello che è capitato a lui non si verifichi di nuovo”.

            • “A questo proposito, se proprio lo vuoi sapere, non mi piace il modo in cui si tenda a sottovalutare il peccato di adulterio usando sempre l’espressione generica “famiglie ferite” ”

              Parole sante.
              “Famiglie ferite” è una locuzione tipica dell’antilingua che nasconde la verità (e ha soppiantato la locuzione veridica “unioni irregolari”).
              “Famiglia ferita” suona come “famiglia vittima incolpevole di una qualche calamità naturale ineluttabile”: una calamità impersonale figlia di un fato ostile altrettanto impersonale, non un peccato personale commesso da una persona con nome e cognome.
              Con la locuzione “famiglie ferite” si offusca il peccato personale, ne si affievolisce la percezione, lo si minimizza. E perciò tale locuzione è gettonatissima nella c.d. “pastorale” iniqua e fintamente misericordiosa in voga dopo Amoris laetitia, ovvio essendo che la minimizzazione del peccato personale sono condizioni indispensabili per cercare di giustificare l’ammissione all’Eucaristia di adùlteri che perseverano in adulterio.

              Quanto a Vinny, direi che è dovere di ogni cattolico

              1) non presumere che il suo peccato sia veniale (sa Dio se è veniale o mortale)
              2) stante 1 (sa Dio ecc.), non presumere nemmeno che il suo peccato sia mortale in senso proprio (cioè tale da meritargli la dannazione)
              3) tener presente che senza dubbio egli sta commettendo peccati oggettivamente gravi (dei fattori soggettivi non ci è dato sapere con adeguata cognizione), e quindi è necessario che nei suoi confronti si eserciti la correzione fraterna (non sto qui a precisare che la correzione fraterna è un’arte impegnativa da esercitarsi e richiede grande attenzione e sapienza nei modi e nei tempi), correzione finalizzata a non farlo perseverare in un peccato che, per la sua oggettiva gravità, indubbiamente lo allontana da Cristo e con ciò stesso lo espone a dannazione, ossia alla propria irreversibile e completa rovina
              4) contrastare in ogni forma cristianamente lecita, con inequivoca nettezza, con argomenti di ragione e di Fede, l’errore perniciosissimo e potenzialmente contagioso che promana dalla condotta di questo fratello, e non fare nulla (in parole, opere e omissioni) che possa giovare alla consumazione, alla perpetuazione e alla propagazione di tale grave e perniciosissimo errore.

              • 5) Annunciargli l’Amore gratuito, totale e misericordioso che Cristo ha per Lui, tanto che ha donato la Sua stessa vita per la sua redenzione (di Vinny).
                L’unico Amore capace di riempire e sanare il suo cuore malato, il suo corpo ferito (assurdamente ferito da se stesso) e dargli la forza per incamminarsi verso la Verità e una Gioia piena che (verosimilmente) non ha mai conosciuto.

                (Quinto punto perché si aggiunge a quelli indicati correttamente da Alessandro, ma che a ben vedere non è certo da considerarsi l’ultimo… anzi)

                • Bariom

                  Sicuramente l’Annuncio di cui parli è prioritario, nei miei punti lo ricomprendevo nella correzione fraterna, ma è giusta l’esplicitazione che ne fai.
                  I punti che ho enucleato, come hai inteso, non hanno la pretesa di essere esaustivi né di essere enunciati secondo una graduatoria di priorità e importanza.

                  • 👍 Concorderai Alessandro che l’Annuncio dell’Amore di Dio agli uomini é qualcosa di diverso e “di più” della “correzione fraterna”, che anzi in Esso può essere compreso, mentre talvolta il secondo viene del tutto separato dal primo come fosse di per sé bastante…

        • Certo che c’è la possibilità di scegliere. Per scegliere però bisognerebbe che almeno l’alternativa gli fosse stata in qualche modo palesata. Se poi vi sono problemi di vessazione o possessione diabolica è molto. molto difficile anche perché il primo passo sarebbe rendersene conto e affidarsi a chi di dovere cosa molto improbabile in assenza di un’educazione religiosa…

  16. Non so chi abbia lanciato l’idea che questo sia un mondo di MOA (*). Se per mondo si intende la nostra società, posso anche concordare.

    L’ho scritto io. E, come hai intuito, intendevo la società. Il mondo, inteso come cosmo, fortunatamente è sempre quello che ha fatto Dio. La società, in questo momento, è fatta da uomini ignoranti, testardi e diabolici come mai è stato almeno negli ultimi duemila anni. D’altronde, ho usato il termine “mondo” nel senso scritto nei Vangeli.

    Per quanto riguarda il resto del tuo intervento, lo sottoscrivo. Tranne la considerazione sulla foto: rimango un po’ perplesso sul fatto che si possa valutare una persona da una singola foto. Per esempio, il mio avatar è praticamente l’unica foto che esiste di me, e se finissi in un fatto di cronaca immagino che un giornale pubblicherebbe quella. Certi, vedendola, pensano che io sia un fotografo, mentre sono un ingegnere. Dunque, se l’esperienza personale mi dice che la mia foto parla poco di me, argomento che ben conosco, non posso che dedurne che questo vale anche per gli altri.

    Tornando alla questione della parabola del fariseo e del pubblicano, ovvero di come si può citare a sproposito il Vangelo… Oltre alla considerazione di Cristina sulla parte che riguarda il fariseo, vorrei chiedere ad Alfredo et al.: ma il pubblicano pentito dove sarebbe? Sarebbe Vinny? Per rimanere su altri casi di cronaca presente, sarebbe dj Fabo? Non mi pare proprio: semmai sono due farisei. Infatti, come il fariseo della parabola, questi si proclamano totalmente sicuri delle loro scelte; certo non si può dire che Fabo si proclamasse “fortunato”, visto che la sua vicenda riguarda la morte, ma Vinny certamente sì. E sono farisei on steroids: perché quello del Vangelo si compiaceva tra sé, magari comunicava questo sentimento al prossimo con il linguaggio del corpo. Questi due, invece, si compiacciono pubblicamente con il megafono; si proclamano modelli da seguire ed imitare. E il “dio” che Vinny ringrazia per essere così com’è è se stesso; e il chirurgo è il suo profeta. Il “dio” che dj Fabo e famiglia ringraziano per aver sottratto il malato alla sofferenza sono di nuovo sé stessi, e Cappato è il loro profeta.

    • “E il “dio” che Vinny ringrazia per essere così com’è è se stesso; e il chirurgo è il suo profeta. Il “dio” che dj Fabo e famiglia ringraziano per aver sottratto il malato alla sofferenza sono di nuovo sé stessi, e Cappato è il loro profeta.”

      Corretta anche questa visione.

      E’ il male e l’inganno del mondo e di tanti al mondo oggi, credersi IL dio della propria vita… (vi sono poi anche altri dei o meglio idoli)

      Un inganno da cui – grazie a Dio – talvolta ci si risveglia (anche bruscamente), tal altre no…
      Di questo profondo inganno, non sempre si è totalmente colpevoli (giudizio finale che comunque spetta a Dio).

    • Fabrizio,

      Riguardo a DjFabo non mi permetto di entrare nel merito, per il semplice motivo che non posso sapere come avrei agito in quella situazione.

      Dj Fabo si è trovato in una situazione dove provava un dolore continuo, lacerante, sia fisico che psichico e spirituale, in un’epoca dove le macchine ormai ti tengono in vita anche in condizioni nelle quali secoli fa saresti morto dopo pochissimo tempo.

      No, non posso permettermi di biasimare questa persona. Per farlo dovrei sapere come agirei io in una situazione dove la prospettiva di una vita come quella potrebbe protrarsi per decenni, in una sofferenza continua, e no, non sono in grado di rispondere su cosa farei.

      • Riguardo a DjFabo non mi permetto di entrare nel merito, per il semplice motivo che non posso sapere come avrei agito in quella situazione. Questa è una sciocchezza. Nessuno si è mai sognato di dare un giudizio morale sulla persona di dj Fabo naturalmente, ma giudicare la sua scelta di morire non è solo lecito, è doveroso, dato che ce lo propongono come modello da imitare.

        La scelta di Dj Fabo si chiama suicidio assistito e se un cattolico non sa esprimere un giudizio di ferma condanna sul suicidio assistito, forse dovrebbe farsi qualche domanda.

        • Ma forse l’amico Alfredo voleva dire che una persona misericordiosa, concederebbe al DJ Fabo il beneficio del dubbio, nel senso di riconoscergli la possibilità che egli fosse in una condizione tale da non esser più in grado di decidere razionalmente…………………………per esempio……………..
          Del resto prima di dare dei giudizi sulle persone (sulle persone in concreto NON sui peccati in generale) bisognerebbe ricordarci di 1 Corinzi 13:5 esgg.
          Forse, è in virtù di tali considerazioni che dovremmo essere prudenti e “garantisti” (nel senso cristiano del termine) nel giudicare LE PERSONE (non gli ATTI, ma gli “uomini!).

          • Non mi sono mai sognato di condannare dj Fabo. Non sono solito giudicare sul piano morale le persone, tanto meno sono solito condannarle. Non tocca a me. Ho giudicato e condannato senza appello la sua scelta di suicidarsi e, peggio ancora, la scelta di strumentalizzare il suo stesso suicidio a favore dell’eutanasia.

    • “Tranne la considerazione sulla foto: rimango un po’ perplesso sul fatto che si possa valutare una persona da una singola foto”

      E avresti anche avuto ragione, trent’anni fa.
      Quando si fotograva con la pellicola, però, e prima di vedere i risultati le persono normali aspettavano settimane.
      Se non mesi, quando ad esempio avevano in macchina un rullino a 36 pose 😀
      Escludendo la perversione della Polaroid, è chiaro.
      (Io, ad esempio, ho centinaia di foto scattate ai tempi gloriosi del “rullino”. Ma non ce n’è una che sia pubblicabile. Proprio per questo sono vere)

      Ora non è più così.

      Una foto postata su un social – come immagino sia quella di Vinny che accompagna l’articolo – viene pensata e ripensata.
      Basta andare in un qualsiasi luogo pubblico e osservare.
      Si avrà visione di uno spettacolo allucinante: persone di ogni età e situazione impegnate a studiare luce, inquadratura, giochi di specchi o vetrine, per avere il miglior risultato possibile. Nemmeno dovessero mettersi in vendita, e dall’immagine del prodotto dipendesse la sua fortuna commerciale…

      Già questo ha qualcosa di intrisecamente malato, oserei dire.

      In ogni caso, le foto sono ormai rese pubbliche – in molti casi – dopo attente riflessioni. E quando si sceglie una foto, è perché si vuole proprio quella foto. Non altre; perché è quella, che dice come vogliamo essere visti dagli altri (va da sè che qualsiasi idea di “naturalità” finisca a ramengo).
      Laddove non si riesce ad averne una che corrisponda a questa immagine, interviene photoshop.

      Oh, poi non è che abbia valutato la situazione da una foto.
      Dico solo che già prima, qualche spia di malessere esisteva.

      Ciao.
      Luigi

      P.S.: “Riprendendo la questione dell’amicizia (ad esempio come da citazione di San Tommaso da me riportata qualche giorno fa”

      Potresti, per favore, riportare anche qui la citazione? Grazie!

  17. @Alfredo

    Mi pare che qui facciamo a non capirci, o a eludere il tema. Non capisco una risposta come la tua a questo punto della discussione.

    Ci sono centinaia di persone che ogni anno vanno in Svizzera per farsi ammazzare. Non mi pare che stiamo qui a “biasimarli” tutti, uno per uno. Perché? La differenza è che quelli prendono una decisione totalmente privata. Beninteso: è sbagliata, è oggettivamente sbagliata, come dice Fra’; ma non giudichiamo la loro posizione in quanto tale, comprendendo l’umana debolezza. Che poi ciascuno di noi potrebbe prendere in un momento di debolezza quella decisione è vero, ma cosa dimostra? Niente: sbaglieremmo pure noi. Che senso ha chiedersi “cosa farei _io_ in quella prospettiva”? Cos’è diventato il cattolicesimo, una religione in cui ognuno decide “nella sua prospettiva” quello che è giusto o sbagliato?

    Fatta questa premessa, ribadisco che il punto è la prospettiva pubblica. Dj Fabo e famiglia:

    1. hanno risposto all’appello “A.A.A. Malati Terminali Cercasi”, lanciato cinque anni fa dai radicali, che cercavano testimonial, da reclutare con un certo anticipo per organizzarsi nei tempi opportuni e far coincidere la data dell’eutanasia con momenti politicamente rilevanti, come questo;
    2. hanno preteso questa eutanasia non come un momento di debolezza, ma come un atto di giustizia e un diritto fondamentale;
    3. hanno preteso di ridurre la Chiesa alla loro mercé strumentalizzando una specie di rito di preghiera, da cui Cristo è stato esplicitamente scacciato, durante il quale dal pulpito hanno predicato a loro modo, con Cappato tronfio e soddisfatto in prima fila e con tanto di fuochi d’artificio al termine (questo con la colpevole incompetenza, imbecillità e chi ne ha più ne metta della Diocesi di Milano, dal suo Vescovo al prete che si è prestato a questa pagliacciata; Diocesi che è pure uscita con un comunicato stampa indecente).
    4. si stanno prestando a far passare una legge che ufficializzerà una cosa mostruosa e presterà per giunta un sostegno giuridico ad omicidi chiari e netti, documentati chiaramente in altri infelici paesi “più avanti” di noi, dove ormai si sopprimono persone che non vorrebbero affatto essere soppresse.

    La parte preponderante della vicenda, dunque, è pubblica e non privata. Sulla prospettiva pubblica possiamo e dobbiamo entrare nel merito. Questi sono tutti atti politici e sono di una gravità senza attenuanti: perché non sono giustificati da nessuna umana debolezza – specialmente da parte dei sani coinvolti -, ma sono pianificati per attirare nell’errore altre persone.

    @Giusi

    “Non ce la faccio a considerarlo nemico”

    Traparentesi, prima di tutto è nemico di sé stesso.

    @Thelonious

    Avevo letto quel pezzo. Lo condivido: quindi ho l’impressione che lo interpretiamo in modo diverso, almeno per certe cose. Sarà il caso di dire esplicitamente che conclusioni ne traiamo?

  18. “Innanzitutto perché parliamo di casi eccezionali: un ragazzo che vuole diventare un alieno e un uomo completamente paralizzato oltreché cieco che sceglie di essere ucciso.”

    Ti concedo l’eccezionalità dell’alieno (per ora e solo per semplicità, perché andando a cercare trovi gente che si fa trasformare in Ken il bambolotto – già citato – o in un animale: googlati “14 Extreme Animal-Humans”). Ma non il tetraplegico cieco. Non sono poche le persone in gravissime condizioni di salute, con una qualità della vita materialmente pessima. Mi sembra un ribaltamento logico notevole, il tuo: dal “non possiamo valutare lo stato di sofferenza di certe persone”, invece ora parrebbe che possiamo fare una classifica e sostenere senza ombra di dubbio che l’alieno sta peggio di tutti gli altri. Se diciamo che non possiamo entrare nella pelle delle altre persone, questo atteggiamento va tenuto con coerenza.

    Peraltro, mi fai venire in mente che ogni volta che c’è un eutanasizzando sulle pagine dei giornali, altre persone in situazioni di salute molto grave si fanno sentire, invitandolo a desistere. Anche questi, dunque, non dovrebbero impicciarsi? Dovrebbero stare zitti? Noi sani possiamo invitarli a stare zitti perché ne sappiamo più di loro?

    “San Giovanni Paolo II non è andato da Ali Agca accusandolo del tentato omicidio e minacciandogli le pene dell’inferno”

    Lasciamo perdere Agca. In trent’anni ha raccontato balle di tutti i tipi e non si può dire se è matto o se ci fa, se si è pentito o no, se crede o no e in cosa. In ogni caso, Giovanni Paolo II parlava dell’inferno in pubblico, a tutti i fedeli: ho i miei dubbi che non ne abbia parlato con Agca in privato.

    ” le affermazioni di Padre Cavalcoli a difesa dell’accesso alla Comunione dei divorziati risposati, posizione che non ha mai ritrattato che io sappia”

    Non ho mica capito cosa c’entra Cavalcoli con questo discorso. Ho citato il suo brano a proposito dei nemici di Cristo perché ce l’avevo sottomano, ma non è che è l’unico. Potevo cercarmi altre citazioni, o magari limitarmi al Vangelo: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”. Chi odia, da che grammatica è grammatica, è un nemico di qualcuno.

    Comunque, considerio il tuo riferimento a Cavalcoli come una parentesi. Cavalcoli ha sostenuto un’ipotesi teologica che io non commento, avendolo già fatto Alessandro con più competenza. In ogni caso, di ipotesi da valutare si tratta e non di prassi già da seguire: infatti all’Isola di Patmos sostengono che il Papa non si è espresso in alcun modo magisteriale e che quindi, al momento, la disciplina sulla Comunione non è cambiata. Inoltre sostengono esplicitamente i dubia dei quattro cardinali. Quindi, non hanno responsabilità di indurre il prossimo in errore; come l’alieno e Fabo.

    Più in generale, sullo stato della Chiesa bergogliana, così ha scritto Cavalcoli di recente:

    Satana sa che se il Papa cade, la Chiesa crolla, ed egli potrebbe prevalere e distruggerla, perché Pietro è la pietra sulla quale Cristo ha voluto edificare la sua Chiesa. E se ad un edificio viene a mancare la pietra angolare, l’edificio crolla. […] Per questo sbagliano gli eretici, i quali credono che Cristo governi direttamente la Chiesa senza il Papa. Una Chiesa fatta così è una falsa Chiesa, è una Chiesa ideata da Satana.

    Così anche il Papa è braccato e tentato da Satana. Questi lo sta cercando per vagliarlo come il grano. In ultima analisi, abbiamo oggi chiaro come non mai che la battaglia decisiva è in corso ed è lo scontro fra Cristo e Satana.

    Dopodiché prosegue esprimendo la sua certezza che il Papa non cadrà, eccetera; vedremo se ha ragione. Peraltro, penso che quando scrive “il Papa” si riferisce all’ufficio petrino, non alla persona che lo ricopre. Gli si potrebbe chiedere.

    Questo passaggio mi pare più che significativo per far capire (non tanto a Vega che da’ i numeri, ma ad altri in generale) qual’è il periodo che stiamo vivendo: nient’affatto normale, tutto il contrario. Dai un’occhiata agli ultimi articoli dell’Isola di Patmos: sono piuttosto incisivi. Chiusa la parentesi Cavalcoli.

    • @Fabrizio
      «Mi sembra un ribaltamento logico notevole, il tuo: dal “non possiamo valutare lo stato di sofferenza di certe persone”, invece ora parrebbe che possiamo fare una classifica e sostenere senza ombra di dubbio che l’alieno sta peggio di tutti gli altri.»

      Ma quando mai ho fatto una classifica tra persone sofferenti o detto che Vinny Ohh sta peggio di tutti gli altri? Io ho detto solo che nessuno di noi può sapere con esattezza cosa prova l’altro nemmeno se si è sperimentata la stessa identica situazione, perché ognuno vive il dolore in maniera diversa a seconda delle proprie condizioni caratteriali, fisiche e psicologiche. Poi che Vinny Ohh sia messo male mi sembra alquanto palese: o è matto o è indemoniato o ha abbracciato il male con piena consapevolezza, qualsiasi sia il suo caso l’unica cosa certa è che lo aspettano tante tante sofferenze.

      «Peraltro, mi fai venire in mente che ogni volta che c’è un eutanasizzando sulle pagine dei giornali, altre persone in situazioni di salute molto grave si fanno sentire, invitandolo a desistere. Anche questi, dunque, non dovrebbero impicciarsi? Dovrebbero stare zitti? Noi sani possiamo invitarli a stare zitti perché ne sappiamo più di loro?»

      Fabrizio, abbi pazienza, ma chi ha mai sostenuto qualcosa del genere? Tutte le persone sane o malate con la possibilità di entrare in contatto con dj Fabo avevano il dovere morale non di giudicarlo ma di aiutarlo a ritrovare la speranza e la voglia di vivere, cercando in ogni modo di convincerlo a desistere dal suo proposito suicida. Ugualmente, dato che una legge sull’eutanasia metterebbe a rischio la vita di molte persone malate, queste ultime fanno benissimo a intervenire sui giornali per esprimere la loro preoccupazione e per mostrare che la possibilità di avere un’esistenza dignitosa e felice anche in condizioni di vita drammatiche è concreta e reale.

      «Lasciamo perdere Agca. In trent’anni ha raccontato balle di tutti i tipi e non si può dire se è matto o se ci fa, se si è pentito o no, se crede o no e in cosa. In ogni caso, Giovanni Paolo II parlava dell’inferno in pubblico, a tutti i fedeli: ho i miei dubbi che non ne abbia parlato con Agca in privato.»

      Infatti io ho citato la vicenda con riferimento al comportamento di San Giovanni Paolo II e non di Ali Agca. Io non ho detto che Wojtila non parlasse mai dell’inferno, ho detto che non l’ha fatto, perlomeno pubblicamente, in relazione al male che aveva subito per mano di Ali Agca: nel primo Regina Caeli dopo l’attentato che lo ha ridotto in fin di vita, era il 17 maggio 1981, San Giovanni Paolo II dice parlando dal suo letto di sofferenza al Policlinico Gemelli: «Vi ringrazio commosso per le vostre preghiere e tutti vi benedico (…) Prego per il fratello che mi ha colpito, al quale ho sinceramente perdonato (…) A Te Maria ripeto: “Totus tuus ego sum”». Bada bene: Giovanni Paolo II non dice “prego per il nemico di Cristo che mi ha colpito, al quale consiglio il ravvedimento altrimenti andrà all’inferno”, ma dice “Prego per il fratello che mi ha colpito, al quale ho sinceramente perdonato”. Quel perdono, pronunciato con voce flebile poco dopo l’attentato, Giovanni Paolo II lo porta anche di persona al “fratello che lo ha colpito”, nel Natale del 1983, al Carcere romano di Rebibbia.

      «Non ho mica capito cosa c’entra Cavalcoli con questo discorso. Ho citato il suo brano a proposito dei nemici di Cristo perché ce l’avevo sottomano, ma non è che è l’unico.»

      Tu hai fatto bene a citare quelle parole di Padre Cavalcoli perché dicono cose vere, però il tuo citare continuamente quel teologo domenicano va a cozzare con la separazione manichea che a volte sembri voler fare tra “buoni e cattivi”, tra “amici e nemici di Cristo”. È più nemico di Cristo un ragazzo molto probabilmente affetto da qualche tara mentale e lontano dalla vera fede o un teologo sicuramente sano di mente, investito dalla Grazia divina attraverso i Sacramenti ed esperto conoscitore della dottrina cattolica che presta il fianco a una prassi eterodossa in quanto subdolamente voluta dal Papa regnante? Hai convinto tua madre a smettere di finanziare Radio Maria per il comportamento pilatesco di Padre Livio, perché Padre Cavalcoli non ha ricevuto da parte tua la stessa sorte dopo aver manifestato il suo appoggio alla possibilità che il Papa conceda la Comunione ai divorziati risposati? Attorno all’Eucaristia si sta scatenando nella Chiesa la battaglia decisiva tra bene e male, non è quindi un argomento di poco conto quello su cui Padre Cavalcoli ha deciso di schierarsi dalla parte dei Kasper & co. per la gioia dei vari Vincent Vega che hanno la possibilità di usare le parole di un valido teologo per avallare le loro tesi eterodosse. Dal punto di vista oggettivo Padre Cavalcoli è un peccatore impenitente che non si è pentito né ha mai ritrattato la sua ipotesi teologica eterodossa a favore di un cambio della disciplina sacramentale da parte del Papa per quanto riguarda i divorziati risposati (ipotesi teologica che è stata giustamente criticata da Monsignor Livi). Quindi tecnicamente Padre Cavalcoli dovrebbe rientrare tra i cosiddetti “nemici di Cristo”. Io personalmente penso che non sia questo il modo giusto in cui considerare la questione: Padre Cavalcoli è un fratello che su un punto fondamentale della dottrina ha sbandato per andare incontro ai voleri del Papa regnante, ma questo non vuol dire che sia necessariamente un uomo malvagio che ha scelto consapevolmente il male, dato che le intenzioni del suo cuore non le conosciamo e non possiamo sapere se è in buonafede o meno. Resta il fatto che oggettivamente nel sostenere quella ipotesi teologica Padre Cavalcoli sbaglia perché contraddice il Magistero della Chiesa come aveva dimostrato anche Alessandro qui tra i commenti di questo blog. Quindi fai bene a continuare a leggere quello che dice Padre Cavalcoli e a citarlo quando espone tesi corrette e conformi alla dottrina, ma dovresti avere lo stesso atteggiamento anche verso le altre persone che sbagliano, imparando a discernere il bene dal male in ogni singola situazione senza dividere il mondo tra buoni, che qualsiasi cosa facciano va sempre bene, e cattivi, che vengono da te irrimediabilmente catalogati come “nemici di Cristo” qualsiasi azione commettano.

  19. Ma qui si fa una graduatoria, peccatori buoni, perché si pentono (quando e come poco importa) e peccatori cattivi perché non si pentono (se sanno o meno di cosa e perché pentirsi, poco importa), mentre il peccato é sempre un male e a ben vedere ne viene chiesto conto più a chi il peccato conosce per ciò che è che a chi ne ha poca o nulla coscienza.

    I peccatori che si pentono finiscono in Paradiso, con o senza transito per il Purgatorio. Quelli che non si pentono all’Inferno. Certo, per essere imputabili i peccati devono essere compiuti in piena consapevolezza, ma questo non cambia il senso della cosa. Qui poi non stiamo parlando di selvaggi di una tribù mai venuta in contatto con il resto dell’umanità, per cui si possa parlare di una totale, invincibile ignoranza.

    Trovo pazzesco questo sofisticheggiare sulla “graduatoria”, che si chiama semplicemente Giudizio Universale. Mi sembrava fosse scritto nel Catechisno. Ma chi se ne frega, alla fine, del Catechismo? Ci stiamo godendo i “frutti” del post-concilio: per cui ogni fatto che viene commentato è un’interminabile discussione intorno a concetti di Magistero consolidati da secoli, per arrivare al nulla, ovvero ad un limbo nebbioso in cui poi non si distingue più niente. Tra dieci anni, continuando di questo passo, ogni fatto di cronaca vedrà i Cattolici andare a disquisire se Dio esiste o no (i Protestanti sono già arrivati a questo punto da tempo, noi li stiamo inseguendo). Veramente notevole. E poi proprio tu vai a criticare il “moralismo da bar”?

    Ovviamente mentre noi perdiamo giornate a discutere su cose che nel XXI secolo non dovrebbero richiedere nessuna discussione, i nostri nemici (quelli che non esistono) invece di perdersi in seghe mentali ribaltano il mondo a loro piacimento (chissà come ci riescono, visto che non esistono). Finirà nella Storia, questa generazione di Cattolici.

    • Quindi sei d’accordo con me… pazzesco stare a fare la graduatoria, perché è cosa da Giudizio Particolare prima e Giudizio universale dopo.
      Che spetta al Padreterno!

      Per il resto, beato te Fabrizio che stai tra i pochi Cattolici “giusti”… beato te.

  20. @ola Questo non si puo’generalizzare, del resto Gesu’ e’molto chiaro: a chi ti da’ uno schiaffo, tu porgi l’altra guancia. Che non vuol vuol dire approvare lo schiaffo. Ricordo l’esempio di Guareschi citato da Luigi: gli si puo’forse imputare la connivenza con la cattiva azione di De Gasperi per non averla pubblicamente smentita?

    […] in altre situazioni puo’esserci chiesto misteriosamente di “non opporsi al malvagio”, perche’il subire l’ingiustizia puo’portare frutti migliori di quelli che porterebbe l’opporvisi. Un buon esempio di quest’ultima frase lo abbiamo nel nostro Maestro e nella Sua Passione.

    Certo, il concetto chiave è valutare la conseguenza della reazione all’ingiustizia. Ma non basta. Non è solo il discorso di approvare lo schiaffo o no. Siamo d’accordo che subirlo senza reagire non equivale sempre ad approvarlo; anche perché con quell’esempio Cristo parla in gran parte di comportamenti privati, dove la questione rimane tra pochi. Se però subentra una dimensione pubblica, bisogna porsi certamente anche il problema del messaggio che passa. Per esempio, se persone che, quando sono a corto di argomenti, si comportano da vecchie pettegole velenose e la buttano sul personale mentendo spudoratamente su di te, in certi casi è meglio non rispondere; ad esempio se la calunnia è chiara e l’aggressore si qualifica da solo per quello che è di fronte all’assemblea, oppure se l’aggredito non ha responsabilità di terzi. Ma se l’offesa può ricadere su terzi, la cosa cambia. È notizia di questi giorni che J-Ax e Fedez hanno mandato affanculo pubblicamente, con il dito alzato, tutto il Popolo della Famiglia, ospitati dalle iene (traparentesi: J-Ax, quello che Suor Cristina andava a convertire: un successone pastorale). Su CitizenGo c’è una raccolta di firme a sostegno di una petizione di protesta nei confronti di Mediaset, da cui si richiedono le scuse pubbliche. In questo caso non reagire vorrebbe dire solo dare l’idea che siamo un branco di scoglionati che chiunque può tranquillamente prendere a calci nel culo. Da lì, se non reagisci, è un piano inclinato. Mi ricordo una cosa che mi colpì anni fa, quando ci fu l’attentato alla sinagoga di Roma in cui morì un bambino: ci fu una reazione, da parte dei giovani della comunità ebraica, i quali sostenevano che era necessario smettere di confermare lo stereotipo dell'”ebreo con le spalle curve” che subisce e basta, perché quell’atteggiamento non fa che attirare altre aggressioni. Avevano perfettamente ragione. Ben fatta, quindi, l’iniziativa di protesta contro Mediaset.

    Se poi l’offesa tocca tutta la società, e quindi non solo ci sono terzi coinvolti, ma si va all’imposizione per via legale di comportamenti anti-cristiani, figuriamoci. Anche qui c’è Magistero consolidato che non capisco per quale motivo vada rimesso in discussione. Rimanendo su esempi terra-terra, c’è quello dei santi martiri Cristeros e della Guerra Civile Spagnola – recentemente canonizzati – che dimostra senza ombra di dubbio questo concetto. Non sono certo rimasti a farsi prendere a fucilate. Sono stati canonizzati, ovvero posti a noi come esempio da seguire. Con certi – i bambini non nati – la violenza fisica è arrivata già al livello del genocidio. Ora si vuole iniziare ad uccidere sistematicamente pure i già nati. Figuriamoci se possiamo lasciar passare questa cosa con un altro schiaffo, senza reagire in pubblico, accusando e contestando i responsabili di questi delitti.

    Non capisco poi perché questi discorsi, stranamente, saltano fuori solo quando si discute di argomenti tipo: aborto, genitorialità, eutanasia. Com’è che se uno dicesse: be’, i profughi in mezzo al mare, non possiamo farci niente se muoiono, o se diventano schiavi dei caporali una volta arrivati nel nostro paese, o dei mercanti di bambini, o dei papponi, eccetera; anche loro seguano l’esempio di Cristo e offrano l’altra guancia. Allora sarebbe tutta una levata di scudi. Come mai?

      • “Se poi l’offesa tocca tutta la società, e quindi non solo ci sono terzi coinvolti, ma si va all’imposizione per via legale di comportamenti anti-cristiani, figuriamoci. Anche qui c’è Magistero consolidato che non capisco per quale motivo vada rimesso in discussione. Rimanendo su esempi terra-terra, c’è quello dei santi martiri Cristeros e della Guerra Civile Spagnola – recentemente canonizzati – che dimostra senza ombra di dubbio questo concetto. Non sono certo rimasti a farsi prendere a fucilate. Sono stati canonizzati, ovvero posti a noi come esempio da seguire. Con certi – i bambini non nati – la violenza fisica è arrivata già al livello del genocidio. Ora si vuole iniziare ad uccidere sistematicamente pure i già nati. Figuriamoci se possiamo lasciar passare questa cosa con un altro schiaffo, senza reagire in pubblico, accusando e contestando i responsabili di questi delitti.
        Non capisco poi perché questi discorsi, stranamente, saltano fuori solo quando si discute di argomenti tipo: aborto, genitorialità, eutanasia. Com’è che se uno dicesse: be’, i profughi in mezzo al mare, non possiamo farci niente se muoiono, o se diventano schiavi dei caporali una volta arrivati nel nostro paese, o dei mercanti di bambini, o dei papponi, eccetera; anche loro seguano l’esempio di Cristo e offrano l’altra guancia. Allora sarebbe tutta una levata di scudi. Come mai?”

        Non so se questa parte e’rivolta a me, nel caso rispondo solo che appunto la scelta di porgere l’altra guancia come ho scritto sopra non si puo’fare con la guancia degli altri! Quando poi e a chi sara’chiesta una cosa e a chi un’altra, non sta a noi deciderlo. I Cristeros hanno combattuto e San Massimiliano Kolbe si e’lasciato uccidere, ed entrambi sono esempi da seguire. Come dici tu dipende dalle circostanze.

        “Non capisco poi perché questi discorsi, stranamente, saltano fuori solo quando si discute di argomenti tipo: aborto, genitorialità, eutanasia. Com’è che se uno dicesse: be’, i profughi in mezzo al mare, non possiamo farci niente se muoiono, o se diventano schiavi dei caporali una volta arrivati nel nostro paese, o dei mercanti di bambini, o dei papponi, eccetera; anche loro seguano l’esempio di Cristo e offrano l’altra guancia. Allora sarebbe tutta una levata di scudi. Come mai?”

        Ne aborto, ne genitorialita’, ne eutanasia, ne profughi, ne caporali, ne papponi c’entrano niente con quello che ho detto io perche’, ripeto ancora, non si puo’porgere la guancia degli altri.

  21. A proposito di misericordia, consiglio la lettura dei pensieri in libertà di un Querciolino errante di cui presento questo brano.

    “Nell’inflazione di misericordia da cui siamo stati sommersi negli ultimi anni, molti hanno giustamente fatto notare che Dio è, sí, misericordioso, ma anche giusto; che la sua misericordia non è a buon mercato e, per quanto gratuita, essa chiede una “contropartita”, vale a dire la conversione del peccatore.

    In una parola, Dio non ci tira dietro i suoi doni, ma ne rende partecipi solo quanti dimostrano di apprezzarli. Tutto vero. Ma…”

    • Credo che il problema talvolta sia identificare la Misericordia con il solo Perdono (per il quale è indispensabile il pentimento e il sano proposito…)

      Misericordia è anche concederci ancora vita perché ci convertiamo o mandarci un fatto che ci destabilizza (anche seriamente talvolta) per farci cadere dal nostro piedistallo o per prendere coscienza del nostro peccato…

      Insomma una Misericordia che Dio dispensa e concede “in funzione di”, ma anche quando “ancora non”…

      • @Bariom l’Annuncio dell’Amore di Dio agli uomini é qualcosa di diverso e “di più” della “correzione fraterna”, che anzi in Esso può essere compreso, mentre talvolta il secondo viene del tutto separato dal primo come fosse di per sé bastante…

        Non sono sicuro di aver capito tutto quello che hai detto… Certo tutto deve partire dalla Carità, come dice Paolo. Poi, per capirsi, tra i due punti intercorre una relazione analoga a quella che c’è tra fede ed opere:

        Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? 15Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? 17Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. 18Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede.

        L’altro Apostolo fa l’esempio terra-terra di chi non ha il cibo, ma la correzione fraterna ricade tra gli atti di misericordia. Si potrebbe parafrasare così: che giova quindi parlare di Carità se non c’è correzione dove è necessaria? D’altronde chi pratica la correzione, correttamente fondata, mostra “con le opere” la Carità di Dio.

        Ci sono poi delle domande pendenti che mi avevi fatto ieri.

        E io chiedo a te Fabrizio, ma veramente tu vuoi mettere sullo stesso piano un Vinny con “Nerone, Caligola, Maometto, Stalin, Hitler, Polpot, Mao Tze Tung” ?!
        Perché di questo stiamo parlando…

        Se tu leggessi tutto quello che uno scrive, non faresti domande ridondanti. Ho già risposto sufficientemente, pur in estrema sintesi. Provo a rispondere in un altro modo, facendoti una domanda. Confrontiamo due scenari: nel primo, di guerra, muoiono violentemente dieci milioni di persone e mille di queste anime finiscono all’inferno. Nel secondo, di “pace”, muoiono violentemente mille persone, molte altre di morte naturale, e finiscono all’inferno centomila anime. Qual’è lo scenario peggiore?

        E se in un nemico proprio aspetti buoni non ne troviamo?

        Se è una nostra incapacità di trovarli, insistiamo a cercare. Se invece proprio non esistono… se non è questo il caso evangelico dello scuotimento della polvere dai calzari, quale sarebbe? Ti faccio presente che la tua premessa è molto forte: vuol dire che quella persona compie il male in ogni atto della sua vita. Quindi è maligna anche nella relazione con di noi (se così non fosse, quello sarebbe un aspetto buono e contraddirebbe la premessa). Su che base di condivisione potresti relazionarti?

        Un discepolo deve far si che il proprio nemico (chiunque egli sia), sia (anche) nemico di Cristo??

        Devo ripetermi ancora: questa frase è probabilmente involuta grammaticalmente e va intesa a rovescio. Ovvero: siccome ci sono nemici e amici di Cristo, il buon discepolo fa in modo di trovarsi tra i secondi. Inevitabilmente, i primi diventano anche nemici del discepolo (a memoria: “vi odieranno perché prima hanno odiato me”).

        Se per te tutto si riduce e risolve ad additarlo come “nemico di Cristo”, beh, tu e fra’ la vostra parte l’avete fatta, potete stare in pace.

        Non è “additare” né ridurre: è evitare il pol.corr. cattolico e chiamare invece le cose per il loro nome. Ti ho citato un illustre teologo. Va bene, nessun teologo è infallibile. Allora prendo questo passaggio dai decreti del Concilio di Trento:

        Ma poiché tutti i [peccati] mortali, anche solo di pensiero, rendono gli uomini figli dell’ira (260) e nemici di Dio, è anche necessario chiedere perdono di tutti a Dio con una esplicita ed umile confessione.

        In un altro passaggio dei decreti si fa riferimento a Rm 5,10:

        Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita.

        Come vedi, chiunque è in stato di peccato mortale è “nemico di Cristo”, termine tecnico. Anche noi, dal primo all’ultimo, quando commettiamo un peccato mortale. Ma un discepolo di Cristo sa che deve riparare al peccato mortale con il pentimento e poi la Confessione. In questo modo rientra nella schiera degli amici (ed ecco cosa dice Cavalcoli). Chi non si pente, e – non solo – persevera tanto da proporre il suo male come modello di bene per gli altri, inesorabilmente rimane nella schiera dei nemici, finché non cambia atteggiamento.

        Ma perché si devono ripetere in continuazione concetti ovvi da secoli?

        Misericordia è anche concederci ancora vita perché ci convertiamo o mandarci un fatto che ci destabilizza

        Secondo il Salmo 103, tutto è misericordia. Tuttavia, è evidente che ora si discute sul suo significato “di attualità”, visto che viene falsificato e strumentalizzato.

        PS Peraltro, (non necessariamente nel caso di Vinny, ma in uno di centomila altri) magari tra i “fatti che destabilizzano” mandati dalla misericordia di Dio c’è pure un Fra’ d’oltreoceano che dice “stronzo”? Uno che, invece di fargli i continuazione interessati complimenti per la sua “ideona”, lo riporta drasticamente alla realtà?

        @Ola Non so se questa parte e’rivolta a me
        No. In quei passaggi mi rivolgevo a te solo retoricamente.

  22. @Beatrice
    Io ho detto solo che nessuno di noi può sapere con esattezza cosa prova l’altro nemmeno se si è sperimentata la stessa identica situazione, perché ognuno vive il dolore in maniera diversa a seconda delle proprie condizioni caratteriali, fisiche e psicologiche.

    Ma è proprio questa frase il problema. Tu non avrai scritto esplicitamente le altre cose che ti ho contestato, ma sono inevitabilmente conseguenze della tua frase. Forse è il caso che tu la riveda? Perché è un’affermazione _apodittica_ e _universale_. Tu non hai scritto “poche persone possono sapere con esattezza …”, hai scritto proprio “nessuna”. Il che, evidentemente, include anche i malati in condizioni simili che ho citato, eccetera. Inoltre, il fatto che la tua frase sia universale richiede un fondamento solido. Qual’è? C’è qualcosa p.es. nel Magistero? Terza cosa: la capacità di essere empatici non è certo qualcosa che impariamo da soli dalla nostra esperienza (sarebbe materialismo): è, come tutto, un dono dello Spirito Santo. Molto probabilmente, ma non necessariamente, la conferisce alle persone mediante l’esperienza della sofferenza, diretta o indiretta. La tua affermazione, dunque, esclude che lo Spirito Santo possa conferire a certe persone la capacità di sapere con esattezza cosa prova l’altro. Io penso a Madre Teresa, ed un controesempio falsifica un’affermazione universale. O Padre Pio, che addirittura aveva il dono del discernimento delle coscienze.

    Ripeto la mia obiezione di fondo: se noi non possiamo entrare nell’intimità delle persone, che poi implica conoscere il rapporto tra quella persona e Dio, questa è sì un’affermazione apodittica e universale ben fondata, perché lo dice il Magistero. Dunque, non solo non possiamo essere certi che uno si danni l’anima, e non dobbiamo occuparci del giudizio (tipica conseguenza della premessa); ma non possiamo neanche affermare altre cose che sono sempre relative all’interiorità di ognuno, come l’impossibilità di comprendere le sofferenze del prossimo, da parte di chiunque.

    Tu hai fatto bene a citare quelle parole di Padre Cavalcoli perché dicono cose vere, però il tuo citare continuamente quel teologo domenicano va a cozzare con la separazione manichea che a volte sembri voler fare tra “buoni e cattivi”, tra “amici e nemici di Cristo”.

    La logica dice che se uno sostiene una tesi e un fatto la contraddice, invece di stupirsi del fatto e contestare la sua incoerenza con la tesi, dovrebbe piuttosto concludere che la tesi è errata. 🙂 In concreto, evidentemente non sono manicheo nel senso che dici.

    Hai convinto tua madre a smettere di finanziare Radio Maria per il comportamento pilatesco di Padre Livio, perché Padre Cavalcoli non ha ricevuto da parte tua la stessa sorte dopo aver manifestato il suo appoggio alla possibilità che il Papa conceda la Comunione ai divorziati risposati?

    Devo ripetere. Padre Cavalcoli ha appoggiato i dubia e ha scritto un sacco di cose nette a proposito del Papa (non è neanche detto che io le capisca o le condivida tutte, per quello che posso capire: su certe sto cercando di approfondire). Dunque molta acqua è passata sotto i ponti rispetto alla situazione a cui fai riferimento. Radio Maria invece è invariabilmente schierata, non si è trattato di un episodio isolato. Padre Livio contraddice ogni giorno sé stesso, totalmente, su cose che sotto altri pontificati ha persino messo per iscritto in vari libri (ad es. sulla falsa misericordia).

    D’altronde potrei chiederti: quando uscì l’Amoris Laetitia, La Croce titolò “Roma ha parlato, causa finita”. Tu sei ancora abbonata? Io fui molto contrariato da quel titolo, e non solo da quello, sia prima che dopo, ma sono ancora abbonato. Ancora: Gandolfini ha sostenuto recentemente che non ammette la minima critica al Papa. È un’affermazione scioccamente papolatra. Ma se il movimento diretto da Gandolfini chiede di andare in piazza con la giusta motivazione, tu non ci vai? Io, verificato il contesto, ci vado.

    Riassumo: invece di stupirsi dell’incoerenza di questi fatti (tre), è semplicemente il caso di concludere che è incoerente la tesi, ovvero non sono manicheo.

    Il fatto che io citi spesso quel teologo è dovuto al fatto che ha scritto una grande quantità di materiale, ben spiegato e accessibile a molti, contro le eresie oggi di moda. Non solo: proprio il fatto di non essere stato tra coloro che hanno criticato il pontificato sin dai primi giorni rende ancora più forti gli argomenti di critica che ha sollevato recentemente.

    Sulle “famiglie ferite” e il resto del pol.corr. cattolico, con me sfondi una porta aperta. Ma anche non voler parlare di “nemici di Cristo e della Chiesa” è pol.corr. cattolico.

    • @Fabrizio
      «Ma è proprio questa frase il problema. Tu non avrai scritto esplicitamente le altre cose che ti ho contestato, ma sono inevitabilmente conseguenze della tua frase.»

      Che siano conseguenze della mia frase lo dici tu, il non poter conoscere con esattezza quello che prova l’altro non significa che non si possa immaginare in qualche modo il suo stato d’animo sulla base di quella che è stata la propria personale esperienza soprattutto se ci si è trovati in una situazione simile. Ugualmente il non poter giudicare l’interiorità di una persona non significa che non si possano giudicare le azioni esterne che compie in modo da poter dare i giusti consigli nel caso in cui quelle azioni costituiscano un male per la persona e per gli altri.

      «Forse è il caso che tu la riveda? Perché è un’affermazione _apodittica_ e _universale_.»

      Sarà pure un’affermazione apodittica e universale, ma rappresenta quello che è il mio pensiero, non pretendo certo di dimostrare in maniera inequivocabile che sia la verità. Quanto al Magistero, esso insegna certamente delle verità da credere senza se e senza ma, tuttavia esistono anche questioni aperte su cui si può discutere e avere opinioni diverse purché conformi al dogma. Adesso provo a spiegare meglio il mio punto di vista attraverso un esempio pratico: due uomini fanno la stessa identica esperienza traumatica della guerra di trincea durante il primo conflitto mondiale, entrambi si salvano e tornano a casa, ma mentre uno riesce a gettarsi tutto alle spalle e a rifarsi una vita, l’altro si ammala gravemente di un disturbo psichico chiamato “shell-shock” (come succede a un personaggio del romanzo di Virginia Woolf “Mrs Dalloway”). Il reduce sano di mente può immaginare le sensazioni orribili che ha vissuto l’altro sotto i bombardamenti, la paura di morire, il senso di colpa per aver ucciso degli uomini, la vista nauseabonda dei cadaveri, l’odore di morte, sono tutte cose che ha provato sulla sua pelle quindi le comprende benissimo, tuttavia non le ha provate con la pelle dell’altro, che evidentemente è rimasto più traumatizzato di lui tanto da diventare pazzo. Per sapere esattamente cosa ha provato una persona bisogna essere stati quella persona, il modo di vivere una stessa esperienza cambia a seconda dell’identità di chi la vive, perché entrano in gioco tanti fattori diversi, innanzitutto il vissuto personale, quello che è stata la propria storia passata con l’educazione ricevuta e tutti i traumi collezionati fino a quel momento, insomma il bagaglio di esperienze fatte fino a lì, poi entrano in gioco la personalità di cui si è dotati, le funzioni psichiche del proprio cervello (alcune malattie mentali sembrano poter avere origine genetica), la fisicità (so per esperienza personale che gli ormoni influenzano tantissimo il comportamento degli individui, gli uomini e le donne sono diversi anche per questo) e ultimo ma più importante fattore è la Grazia (per esempio la Grazia di essere nati in una famiglia cattolica come nel mio caso che, quando un po’ di anni fa sono crollata sotto il peso di una grande sofferenza avevo avuto modo di conoscere grazie ai miei genitori Chi avrebbe potuto aiutarmi, oppure la Grazia di essere circondati da persone in grado di farti sentire amato in modo specialissimo anche in condizioni di vita drammatiche).

      «La tua affermazione, dunque, esclude che lo Spirito Santo possa conferire a certe persone la capacità di sapere con esattezza cosa prova l’altro. Io penso a Madre Teresa, ed un controesempio falsifica un’affermazione universale. O Padre Pio, che addirittura aveva il dono del discernimento delle coscienze.»

      Lo Spirito Santo può fare tutto, perché “ciò che è impossibile all’uomo, è possibile a Dio”: per esempio ha fatto concepire la Seconda Persona della Trinità a una vergine, ma questo non vuol dire che un tale fatto possa diventare comune o rientri nella normalità delle cose. Mi spiego meglio: il fatto che una vergine abbia concepito un figlio non ci permette di non ritenere vera l’affermazione apodittica e universale “per concepire un figlio occorre che la donna perda la verginità unendosi a un uomo”. Madre Teresa e Padre Pio sono casi eccezionali, si tratta di persone dotate di carismi particolari che però loro hanno saputo far fruttare nel migliore dei modi, non è facile trovare altri esseri umani con le medesime qualità. Il fatto che Padre Pio sarebbe stato in grado di applicare le disposizioni dell’Amoris Laetitia, perché era in grado di vedere davvero la coscienza di un penitente, non ci consente di credere che anche altri preti non dotati del medesimo carisma siano in grado di vedere se un peccato oggettivamente grave sia solo veniale o mortale.

      «Sulle “famiglie ferite” e il resto del pol.corr. cattolico, con me sfondi una porta aperta. Ma anche non voler parlare di “nemici di Cristo e della Chiesa” è pol.corr. cattolico.»

      Nessuno ha mai negato che esistano i “nemici di Cristo e della Chiesa”, ma lo diventiamo tutti ogni volta che non facciamo la volontà del Padre, il grano e la zizzania crescono insieme in ogni uomo, noi attraverso l’amore che proviene da Dio dobbiamo fare in modo che il grano emerga in maniera più prospera rispetto alla zizzania sia per quanto riguarda la nostra persona sia per quanto riguarda gli altri con cui condividiamo la nostra vita. Se dovessi applicare il vostro metro di giudizio dovrei vedere dei “nemici di Cristo e della Chiesa” in metà delle persone a cui sono legata da sentimenti d’affetto, cosa che mi renderebbe la vita impossibile. Io penso invece che dobbiamo assumere la stessa prospettiva di Cristo, quale hai giustamente enunciato tu: noi cristiani non siamo nemici di nessuno, noi lottiamo perché il bene e la verità trionfino, poi se qualcuno ostacola la realizzazione di quel bene e di quella verità allora sono loro a porsi come nostri nemici. A questo proposito mi viene in mente una conversazione di don Bosco con Cavour, il quale disse (vado a memoria perché non ho ritrovato il passo): “voi siete contro il governo sabaudo perché state con il Papa Pio IX, che è nostro nemico”, al che il sacerdote rispose: “io sto certamente con il Papa e se voi siete contro il Papa allora siete voi ad essere contro di me, non io contro di voi!”

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