Marcia per la Vita 2014

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La ​Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.

Con la Marcia per la Vita intendiamo:

  • affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;
  • combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile

APPUNTAMENTI:

SABATO 3 MAGGIO

DOMENICA 4 MAGGIO 

ore 08:00 – ritrovo a piazza della Repubblica/Esedra

 ore 09:00 – partenza della Marcia

Percorso: Piazza della Repubblica – Piazza Venezia – Largo Argentina – Corso Vittorio – Castel S. Angelo

ore 11:30 – arrivo a Castel Sant’Angelo

182 pensieri su “Marcia per la Vita 2014

  1. sara s

    Parteciperò con tutto il cuore come posso,cioè allattando la mia bambina che verrà alla luce tra qualche ora… per ora è questa la mia parte nella battaglia:) !

    1. admin

      Questo vuol dire che ci sono stati almeno 123 aborti (dall’inizio della giornata fino a questo momento)

      Nel mondo una gravidanza su cinque finisce con l’aborto. Nel 2008 ci sono state quasi 44 milioni di interruzioni di gravidanza (43,8 per la precisione), il 49% delle quali clandestine. Sono i numeri principali resi noti dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’americano Guttmacher Institute (istituzione favorevole all’aborto) pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Lancet. Nel complesso, malgrado l’estensione dei Paesi dove l’aborto è lecito e dei casi in cui interrompere una gravidanza non è più considerato un reato, e nonostante la massiccia propaganda globale a favore di contraccettivi d’ogni tipo, gli aborti nel mondo vanno crescendo.

  2. …nonostante in che senso? Che la propaganda è controproducente perché induce (pre cos’ dire) in tentazione?
    Te ipotizzi una stretta relazione di causa-effetto tra la propaganda per gli anticoncezionali e l’aumento degli aborti? Ma come si fa a “dimostrarla” questa relazione?
    Ad ogni modo io volevo solo fare presente che oggi (malgrado tutto) sono già nati (in Italia) forse, ora, 750 bambini!

    1. Alessandro

      Quanto al nesso tra diffusione di anticoncezionali e tasso di abortività, consiglio di leggere questo:

      http://www.uccronline.it/2012/10/18/i-contraccettivi-gratuiti-non-prevengono-laborto-ecco-perche/

      E questo:

      http://www.tempi.it/la-diffusione-dei-condom-fa-diminuire-gli-aborti-falso-e-vero-il-contrario#.U2Imbfl_s9Y

      “Quando si esamina la percentuale d’impiego della contraccezione reversibile ad elevata efficacia, come la pillola, i cerotti, l’anello vaginale, la spirale e gli impianti sottocutanei di ormoni a lunga durata, non si rileva alcuna riduzione di abortività. Se poi andiamo a verificare l’andamento degli aborti con il preservativo, si rileva che laddove il preservativo è più diffuso, là si osservano più gravidanze non programmate e interruzioni volontarie di gravidanza…

      abbiamo rilevato che il finanziamento della stessa contraccezione non si associa ad alcuna riduzione del tasso regionale di abortività. Poi abbiamo rilevato che i valori sono molto importanti. Nei contesti dove è maggiormente diffuso il sentimento pro-life si registra un’abortività nettamente inferiore. Inoltre anche la restrizione all’aborto si associa a tassi di abortività inferiori… il fatto che semplici regolamenti che prevedono il consenso informato da parte dei genitori per la minore che chiede di abortire, oppure la riduzione dei rimborsi per l’aborto, o ancora la necessità di un periodo di riflessione prima di procedere all’aborto si associno ad un numero ridotto di aborti è un indice abbastanza chiaro di come spesso vi sia un’elevata ambivalenza da parte delle donne che fa sì che basti veramente poco per fare pendere la bilancia a favore della vita. Pensare alle donne che abortiscono come ad un’unica categoria in cui l’assoluta determinazione ad abortire sia la regola è un errore spesso frutto di una deformazione ideologica della realtà”

      Ma come è possibile che il tasso di aborti non diminuisca al crescere della pratica contraccettiva? Non è un controsenso?

      “Contrariamente a quanto spesso si è portati a pensare, il comportamento sessuale, come peraltro in molti altri campi, tende a seguire alcuni schemi che gli studiosi hanno esplorato ed in molti casi individuato.

      Uno di questi è la tendenza a modificare il proprio comportamento sulla base delle conseguenze previste.
      Una volta che il soggetto viene esposto all’idea che mediante il contraccettivo l’attività sessuale non avrà conseguenze sgradevoli (la gravidanza, il contagio infettivo), tende a ricalcolare l’utilità dell’attività sessuale alla luce dei nuovi parametri ed a trovarla così conveniente da indurlo a praticare l’attività sessuale da cui invece si sarebbe astenuto in mancanza del contraccettivo. Si attua quella compensazione del rischio che è ben riconosciuta in molti ambiti, ma che stenta ad essere ammessa nel campo della sessualità.”

      1. Alessandro:

        “… tende a ricalcolare l’utilità dell’attività sessuale alla luce dei nuovi parametri ed a trovarla così conveniente da indurlo a praticare l’attività sessuale da cui invece si sarebbe astenuto in mancanza del contraccettivo.”

        Certo che se uno “si sarebbe astenuto” non succederebbe nulla!

        p.s. per quanto riguarda i “bambini” morti (o uccisi) il considerarli “bambini” è usare categorie di pensiero aristoteliche o tomistiche.che considerano l’embrione già bambino in potenza. Ma l’embrione è embrione e il bambino è bambino. Schiacciare un ovo non è come tirare il collo a un pollo! (non che sia male, intendiamoci, tirare il collo a un pollo!)

        1. admin

          “Spesso mi viene chiesto che cosa mi abbia fatto cambiare idea. Come, da esponente abortista di punta, mi sono trasformato in un difensore pro-life? Nel 1973, sono diventato direttore di Ostetricia in un grande ospedale di New York City ed ho fondato l’unità di indagine prenatale, proprio quando stava prendendo il via una nuova grande tecnologia che oggi usiamo quotidianamente per studiare il feto nell’utero. Una delle principali tattiche pro-aborto è insistere sull’impossibilità di definire quando la vita abbia inizio, e che questa sia una domanda di carettere teologico o morale o filosofico ma non scientifico. La fetologia ha reso innegabilmente evidente che la vita inizia dal concepimento e che richiede tutta la protezione e la salvaguardia che ognuno di noi desidera per se stesso. È chiaro che la liberalizzazione dell’aborto è la deliberata distruzione di quella che indiscutibilmente è una vita umana. È un inaccettabile atto di violenza mortale. Si può comprendere che una gravidanza non pianificata sia uno straziante dilemma, ma cercare la soluzione in un deliberato atto di distruzione significa buttare via l’infinita ricchezza dell’ingengno umano e sottomettere il bene pubblico alla classica risposta utilitaristica ai problemi sociali.
          Come scienziato so – non “credo”, ma “so” – che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore alla sacralità dell’esistenza che ci impone di fermare in modo definitivo ed irrevocabile questo triste e vergognoso crimine contro l’umanità.”

          dottor Bernard Nathanson*

          *medico ginecologo statunitense, è stato uno dei membri di spicco del NARAL (National Association for the Repeal of Abortion Laws), cioè l’ente che più di ogni altro si batté per legalizzare l’aborto in USA; divenne direttore del CRASH (Center for Reproductive and sexual Health), la più grande struttura abortista del mondo. Egli stesso procurò con le sue mani 75.000 aborti.

          https://costanzamiriano.com/2013/05/09/confessione-di-un-ex-abortista/

        2. Alessandro

          1) “per quanto riguarda i “bambini” morti (o uccisi) il considerarli “bambini” è usare categorie di pensiero aristoteliche o tomistiche”.

          A parte che un sacco di gente che non sa nulla delle “categorie aristotelico-tomistiche” considera bambino il nascituro, che c’è che non va con queste categorie? Che ti hanno fatto di male?

          2) “L’embrione è embrione”. Certo, si chiama principio di identità. Ma poiché l’embrione è un individuo umano, e poiché la vita di un individuo umano è intangibile, l’aborto procurato (in quanto viola l’intangibilità della vita di un individuo umano) è malvagio.

          Non credi che l’embrione sia un nuovo individuo umano, distinto da suo padre e da sua madre? Allora leggi qua:

          http://difendilavita.altervista.org/identita_sviluppo_embrione_contributo_biologia_I.html

          http://difendilavita.altervista.org/identita_sviluppo_embrione_contributo_biologia_II.html

          1. Alessandro

            “La fetologia ha reso innegabilmente evidente che la vita inizia dal concepimento… Come scienziato so – non “credo”, ma “so” – che la vita ha inizio con il concepimento”

            Ecco: Admin, citando Nathanson, ha offerto il succo dei due link che ho proposto qui sopra…

            1. clockwork

              @Alessandro: mi permetto di inserirmi.

              1) credo che la critica che filosofiazzero ti ha mosso si basi sul fatto che tali categorie sono filosoficamente “vecchie”. Sono passati duemilacinquecento anni da Aristotele, cinquecento circa da Tommaso d’ Aquino e mentre loro sono “terra per i ceci” diceva una mia vecchia prof, la filosofia è andata avanti. Potremmo anche dire senza sbagliare poi di tanto che quasi tutta la filosofia dal Sei/Settecento a oggi sia stata un tentativo di superare logica, fisica e metafisica aristotelica.

              2) questa volta ti critico io. In un mondo perfetto il modello che hai appena usato (che tra l’altro è praticamente un sillogismo aristotelico!) funzionerebbe. Peccato che purtroppo non siamo in un mondo perfetto!

              1. Alessandro

                Accetto volentieri la critica, ma non capisco in che consista la critica

                1) non basta asserirlo, è necessario dimostrare che le “categorie aristoteliche” siano superate, cioè invalide (perché dire che una cosa è “vecchia” non implica in alcun modo di necessità che sia invalida)

                2) “In un mondo perfetto il modello che hai appena usato (che tra l’altro è praticamente un sillogismo aristotelico!) funzionerebbe. Peccato che purtroppo non siamo in un mondo perfetto!”

                Di questa seconda critica non ho capito niente (che c’entra il mondo perfetto?). Non so se qualcuno degli altri lettori ti ha capito, ma io confesso di no, e quindi per risponderti opportunamente ti chiederei di dettagliare questa tua critica

                1. clockwork

                  Per quanto riguarda la critica di filosofiazzero, non me ne prendo la responsabilità, rispondo invece per quanto mi compete. Io obietto la veridicità delle tue premesse: hai dato per scontato che a) l’embrione sia un individuo umano e b) che l’omicidio sia sempre da condannare (“la vita umana è intangibile” hai detto, ergo ogni tentativo di lederla è illegittimi), premesse che non sono affatto scontate. In un mondo perfetto appunto, in cui tutto funzionasse come dici tu, ti darei ragione, ma credo e penso che ci siano altre variabili da tenere un considerazione.

          2. Claudia

            no, anche san tommaso prevede un momento intermedio in cui l’embrione non è essere umano..fino a 20 giorni per il maschio e 40 per le femmine…per considerarli esseri umani per considerli persone ci vuole la nascita, perchè fino alla nascità il feto non è considerato una realtà sostanziale in grado di accogliere un’anima razionale. Infatti fino al diciottesimo secolo almeno la Chiesa non considera feti ed embrioni persone..credo che l’aborto venga considerato omicidio da parte della chiesa solo dal diciannovesimo secolo, prima era un peccato contro leleggi naturali e contro la legge divina della riproduzione…in aristotele un bambino in potenza e un bambino in atto non sono la stessa cosa, lo stesso per san tommaso, anzi se A è Bin potenza significa che è diversa da B in atto, indi A è diverso da B ..per favore evitiamo di usare Aristotele per fargli prendere posizioni antiabortiste

            1. Alessandro

              Congregazione per la dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 6-7

              “La tradizione della Chiesa ha sempre ritenuto che la vita umana deve essere protetta e favorita fin dal suo inizio, come nelle diverse tappe del suo sviluppo. Opponendosi ai costumi del mondo greco-romano, la Chiesa dei primi secoli ha insistito sulla distanza che, su questo punto, separa da essi i costumi cristiani. Nella Didachè è detto chiaramente: «Tu non ucciderai con l’aborto il frutto del grembo e non farai perire il bimbo già nato».
              Atenagora sottolinea che i cristiani considerano come omicide le donne che usano medicine per abortire; egli condanna chi assassina i bimbi, anche quelli che vivono ancora nel grembo della loro madre, dove si ritiene che essi «sono già l’oggetto delle cure della Provvidenza divina».
              Tertulliano non ha forse tenuto sempre il medesimo linguaggio; tuttavia egli afferma chiaramente questo principio essenziale: «È un omicidio anticipato impedire di nascere; poco importa che si sopprima l’anima già nata o che la si faccia scomparire sul nascere. È già un uomo colui che lo sarà».

              Nel corso della storia, i Padri della Chiesa, i suoi Pastori e Dottori hanno insegnato la medesima dottrina, senza che le diverse opinioni circa il momento dell’infusione dell’anima spirituale abbiano introdotto un dubbio sulla illegittimità dell’aborto.
              Certo, quando nel medio evo era generale l’opinione che l’anima spirituale non fosse presente che dopo le prime settimane, si faceva una differenza nella valutazione del peccato e nella gravità delle sanzioni penali; eccellenti .autori hanno ammesso, per questo primo periodo, soluzioni casuistiche più larghe, che respingevano per i periodi seguenti della gravidanza.
              Ma nessuno ha mai negato che l’aborto procurato, anche in quei primi giorni, fosse oggettivamente una grave colpa. Questa condanna è stata, di fatto, unanime.
              Fra i tanti documenti, basterà ricordarne qualcuno. Il primo Concilio di Magonza, nell’847, conferma le pene stabilite dai Concili precedenti contro l’aborto e decide che la più rigorosa penitenza sarà imposta «alle donne che commettono fornicazione e uccidono i loro parti o quelle che provocano l’eliminazione del frutto concepito nel loro grembo».
              Il Decreto di Graziano cita queste parole del Papa Stefano V: «È omicida colui che fa perire mediante aborto ciò che era stato concepito».
              San Tommaso, dottore comune della Chiesa, insegna che l’aborto è un peccato grave contrario alla legge naturale.
              Al tempo del Rinascimento, il Papa Sisto V condanna l’aborto con la più grande severità. Un secolo più tardi, Innocenzo XI condanna le proposizioni di certi canonisti lassisti, che pretendevano di scusare l’aborto procurato prima del momento in cui alcuni fissavano l’animazione spirituale del nuovo essere.
              Ai nostri giorni, gli ultimi Romani Pontefici hanno proclamato la medesima dottrina con la più grande chiarezza…”

              http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19741118_declaration-abortion_it.html

              1. Roberto

                Infatti. Chi cita San Tommaso d’Aquino per sostenere una tardiva posizione della Chiesa nel considerare omicidio l’aborto nelle prime settimane di gravidanza non ha assolutamente chiara la distinzione praticata sempre dalla Chiesa.
                La vita umana è tale da subito, a prescindere dall’infusione dell’anima. Aggiungo, anche se l’anima fosse qualcosa che non esiste, staremmo in ogni caso parlando di omicidio. Perché, altrimenti, sosterremmo che riconoscere nell’aborto un omicidio prescinde da qualsiasi convincimento religioso della persona razionale? Perciò diventa del tutto irrilevante stabilire se l’anima ci sia o meno, e quando essa venga infusa.
                Si distingue perciò tra VITA umana e persona umana. La vita umana è sacra. Così Ratizinger in “La via della fede. Saggi sull’etica cristiana nell’epoca presente”, Ares, Milano, 1996:

                “”Ci si può tuttavia chiedere quando inizia a esistere la persona, soggetto di diritti fondamentali che vanno assolutamente rispettati. Se non si tratta di una concessione sociale, ma piuttosto di un riconoscimento, anche i criteri per questa determinazione devono essere oggettivi. Ora, come ha ribadito l’istruzione Donum vitae (I. 1), la moderna scienza genetica mostra che, <>. Essa ha mostrato <>. Le recenti acquisizioni della biologia umana riconoscono che <>. Se nessun dato sperimentale può essere per sé sufficiente a far riconoscere un’anima spirituale, tuttavia le conclusioni della scienza sull’embrione umano forniscono un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana? Se, di fronte a questa domanda, il Magistero non si è espresso in maniera impegnativa in un’affermazione di indole filosofica, esso ha tuttavia insegnato in modo costante che, fin dal primo momento della sua esistenza, al frutto della generazione umana va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale.””

                Perciò si evincere che tutt’ora il Magistero non ha formalmente disconosciuto l’ipotesi di San Tommaso su un’infusione, vogliamo dire tardiva?, dell’anima razionale: ma ha SEMPRE “insegnato in modo costante che, fin dal primo momento della sua esistenza, al frutto della generazione umana va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale.”

                1. Roberto

                  I tre virgolettati persi per strada all’interno della citazione sono:
                  1 – “dal momento in cui l’ovulo è fecondato si inaugura una nuova vita che non è quella del padre o della madre, ma di un nuovo essere umano, che si sviluppa per proprio conto”
                  2 – “come dal primo istante si trova fissato il programma di ciò che sarà questo vivente: un uomo, quest’uomo-individuo con le sue note caratteristiche già ben determinate. Fin dalla fecondazione è iniziata l’avventura di una vita umana, di cui ciascuna delle grandi capacità richiede tempo per impostarsi e per trovarsi pronta ad agire”
                  3 – “nello zigote derivante dalla fecondazione si è già costituita l’identità biologica di un nuovo individuo umano”

            2. Alessandro

              Quanto ad Aristotele, sarei molto cauto a sostenere che la sua concezione dell’embrione umano non possa essere correttamente addotta per giustificare una posizione antiabortista (malgrado Aristotele giustifichi l’aborto in talune circostanze).
              Uno studioso di Aristotele del valore di Enrico Berti, polemizzando con Ford (puoi facilmente reperire i testi relativi), mostra che per Aristotele quello che noi chiamiamo embrione umano è individuo dotato della potenza ATTIVA di divenire individuo uomo-adulto, non può divenire altro se non quello, e lo diventerà immancabilmente se non interverrano impedimenti esterni (in quanto, appunto, è dotato di un principio formale che lo dirige verso il suo sviluppo futuro, come individuo specificamente identico ai due individui che lo hanno generato).
              E’ evidente che, applicando il tuziorismo, l’embrione così considerato è meritevole di particolare tutela, ossia anzitutto di non essere soppresso.
              .

            3. Alessandro

              Quanto a Chiesa e aborto, Paolo VI ha precisato che la condanna dell’aborto è un contenuto “immutabile” del Magistero (“Voi ben sapete come la Chiesa abbia sempre condannato l’aborto, sì che gl’insegnamenti del nostro Predecessore di ven. mem. Pio XII (Discorso del 29 ottobre 1951) e del Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes, 27 e 51) non han fatto che confermare la mai mutata ed immutabile sua dottrina morale”), e che l’abortito è “vittima dell’uccisione”.

              http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/speeches/1972/december/documents/hf_p-vi_spe_19721209_giuristi-cattolici_it.html

              Giovanni Paolo II, nell’Evangelium vitae (n. 62), scrive:

              “con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi — che a varie riprese hanno condannato l’aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina — dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale.”

              La formulazione di “Evagelium vitae” è tale (“con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori… dichiaro”) che la dottrina dell’aborto diretto come “uccisione deliberata di un essere umano innocente”, la quale uccisione costituisce “sempre un disordine morale grave”, consta essere verità da ritenersi in modo definitivo dichiarata tale dal Romano Pontefice con atto non definitorio *, e quindi insegnata infallibilmente, facente parte del Magistero infallibile, come è ogni dottrina da ritenersi in modo definitivo dichiarata tale dal Romano Pontefice con atto non definitorio **. Sicché essa esige assenso di Fede pieno e irrevocabile ***

              * “Il magistero della Chiesa insegna una dottrina da credere come divinamente rivelata (1° comma) o da ritenere in maniera definitiva (2° comma), con un atto definitorio oppure non definitorio. Nel caso di un atto definitorio, viene definita solennemente una verità con un pronunciamento « ex cathedra » da parte del Romano Pontefice o con l’intervento di un concilio ecumenico. Nel caso di un atto non definitorio, viene insegnata infallibilmente una dottrina dal magistero ordinario e universale dei Vescovi sparsi per il mondo in comunione con il Successore di Pietro.
              Tale dottrina può essere confermata o riaffermata dal Romano Pontefice, anche senza ricorrere ad una definizione solenne, dichiarando esplicitamente che essa appartiene all’insegnamento del magistero ordinario e universale come verità divinamente rivelata (1° comma) o come verità della dottrina cattolica (2° comma).”
              (Nota dottrinale sulla Professio Fidei, 9)

              ** “Tali dottrine [da ritenersi in modo definitivo] possono essere definite in forma solenne dal Romano Pontefice quando parla « ex cathedra » o dal Collegio dei Vescovi radunato in concilio, oppure possono essere INFALLIBILMENTE insegnate dal magistero ordinario e universale della Chiesa come “sententia definitive tenenda”. Ogni credente, pertanto, è tenuto a prestare a queste verità il suo assenso fermo e definitivo, fondato sulla fede nell’assistenza dello Spirito Santo al magistero della Chiesa, e sulla dottrina cattolica dell’INFALLIBILITA’ del magistero in queste materie”
              (Nota dottrinale sulla Professio Fidei, 6)

              *** “Per quanto riguarda la natura dell’assenso dovuto alle verità proposte dalla Chiesa come divinamente rivelate (1° comma) o da ritenersi in modo definitivo (2° comma), è importante sottolineare che non vi è differenza circa il carattere pieno e irrevocabile dell’assenso, dovuto ai rispettivi insegnamenti.”
              (Nota dottrinale sulla Professio Fidei, 8)

    1. admin

      Dunque anche per te i bambini abortiti sono dei morti? Siamo di fronte alla più grande e ignobile strage della storia dell’umanità quindi.

  3. Alessandro

    A proposito.

    Anziché discutere vanamente sull’impossibile, cioè su come conciliare l’indissolubilità del vincolo matrimoniale con la ricezione della comunione eucaristica da parte di divorziati risposati che praticano atti coniugali con chi loro coniuge non è davanti a Dio, sarebbe a mio sommesso avviso più costruttivo che il Sinodo sulla famiglia si occupasse del numero crescente di politici che si professano cattolici, sono a favore dell’aborto legalizzato e nondimeno, impavidi, ricevono la comunione eucaristica.

    Mi sfugge a quale titolo possano riceverla. Sono in buona compagnia, visto che nel 2004 il cardinal Ratzinger scriveva:

    “La Chiesa insegna che l’aborto o l’eutanasia è un peccato grave. La lettera enciclica “Evangelium Vitae”, con riferimento a decisioni giudiziarie o a leggi civili che autorizzano o promuovono l’aborto o l’eutanasia, stabilisce che c’è un “grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza. […] Nel caso di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, ‘né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto'” (n. 73). I cristiani “sono chiamati, per un grave dovere di coscienza, a non prestare la loro collaborazione formale a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la legge di Dio. Infatti, dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. […] Questa cooperazione non può mai essere giustificata né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede” (n. 74)…

    Riguardo al peccato grave dell’aborto o dell’eutanasia, quando la formale cooperazione di una persona diventa manifesta (da intendersi, nel caso di un politico cattolico, il suo far sistematica campagna e il votare per leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia), il suo pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull’insegnamento della Chiesa, informarlo che non si deve presentare per la santa comunione fino a che non avrà posto termine all’oggettiva situazione di peccato, e avvertirlo che altrimenti gli sarà negata l’eucaristia…

    Qualora “queste misure preventive non avessero avuto il loro effetto o non fossero state possibili”, e la persona in questione, con persistenza ostinata, si presentasse comunque a ricevere la santa eucaristia, “il ministro della santa comunione deve rifiutare di distribuirla” (cf. la dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, “Santa comunione e cattolici divorziati e risposati civilmente”, 2000, nn. 3-4). Questa decisione, propriamente parlando, non è una sanzione o una pena. Né il ministro della santa comunione formula un giudizio sulla colpa soggettiva della persona; piuttosto egli reagisce alla pubblica indegnità di quella persona a ricevere la santa comunione, dovuta a un’oggettiva situazione di peccato.”

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/200122

    1. sweety

      Ale, il tuo avviso è sempre interessante e mi fa sempre piacere ascoltarlo, io però ti direi che – oltre alla questione che hai sollevato tu, che certo va affrontata – non credo che i Padri Sinodali abbiano pensato al problema dei divorziati risposati perché non avessero niente di meglio da fare “toh, che noia…burrachino? Scopone scientifico? ma no, dai, divorziati risposati!”.
      Mo’ la butto in ironia, ma io direi che invece di fare le pulci al loro operato (che ancora non conosciamo!) dovremmo aspettare. I divorziati risposati sono un problema enorme, che va affrontato con gli strumenti adatti. Già ci sono, tutto e di più è stato già detto? Forse, ma un’ulteriore chiarificazione e spinta evangelizzatrice anche in questo campo non può che portare frutti.
      Proporre altri argomenti, comunque, è sacrosanto: però dirlo qui serve a nulla: forse nella tua diocesi si possono far arrivare suggerimenti ai Padri? Prova a chiedere e proponi lì l’argomento, temo che finché lo proponi qui rimarrà solo un’ulteriore punzecchiatura “eh, il Sinodo, cattivone, invece di occuparsi di X e Y dovrebbe occuparsi di Z!”. Un’ulteriore frecciatina alla Chiesa di cui sinceramente non si sente il bisogno.
      Capisci cosa intendo? Non te la prendere, per favore, io non lo scrivo contro di te (ci mancherebbe!!!): è che sono un po’ stancanti questi nostri (anche miei, eh!) continui “ah, se IO fossi il Papa…se IO potessi tagliare i fili al Bergoglio…se IO fossi al Sinodo…”…oh, ci sarà un motivo per cui IO non ci sto, lì al Sinodo!
      Comunque, non è che siamo pecore mute, anzi: ti dico, fai presenti i tuoi sentimenti nelle dovute sedi e magari poteranno frutto. Qui mi pare siano abbastanza sterili….non so, che ne pensi?
      Io stessa vado spesso a una Messa per studenti organizzata da una parrocchia in cui la liturgia è diciamo libera, e mi arrabbio (capisco Giusy e le sue lamentele con tutto il cuore): e allora, che si fa? eh, cerco di parlare col parroco, un pochino mi sfogo con altri studenti che pure sentono questo problema…
      Poi, oh, per carità – sfogarsi fa bene all’anima e a bene che uno si sfoghi pure qua, certo, è che alla fine sfogati tu che mi sfogo anche io non so quanto le cose restino nell’ambito dello sfogo (tranne Giusy che certo non le manda a dire a nessuno, e però mi pare sia attivissima anche nell’andare da parroci e Vescovi a esporre le proprie critiche – brava!) e creino un’impressione generale di disfattismo, critica, ecc. che non so quanto sia terreno fertile per il diavolo di cui al post successivo.
      Boh, pensieri in libertà 🙂

      1. Alessandro

        Sì, ci sta il tuo rimprovero, sono certamente un grande come da buongustaia ha notato Giusi 🙂 🙂 , tu hai forse una visione idilliaca di chi partecipa al Sinodo, ma quel commento sarebbe stato meglio che me lo fossi risparmiato.
        Chiedo venia, ma ogni tanto mi scappa uno sfogo. Devo essere più paziente e fiducioso, ci sto lavorando 🙂

          1. Alessandro

            Mannaggia, se solo le donne potessero votare in conclave 😀

            Ratzinger, Arinze… sì, decisamente sono in buona compagnia! 😉

        1. Alessandro

          @sweety
          solo un’aggiunta a quanto ho scritto prima.

          Dici:

          “poi, oh, per carità – sfogarsi fa bene all’anima e a bene che uno si sfoghi pure qua, certo, è che alla fine sfogati tu che mi sfogo anche io non so quanto le cose restino nell’ambito dello sfogo (tranne Giusy che certo non le manda a dire a nessuno, e però mi pare sia attivissima anche nell’andare da parroci e Vescovi a esporre le proprie critiche – brava!) e creino un’impressione generale di disfattismo, critica”

          Solo per precisare che non è che qui sfogo le lamentele che nella vita quotidiana taccio. Potrei farti i nomi e i cognomi di preti e laici che, per aver espresso loro queste doglianze (giuste o sbagliate che siano, per carità, posso sbagliarmi), e averlo fatto (mi sembra sinceramente) in modo riservato e urbano, mi evitano, scantonano, manco più mi rispondono alle e-mail. Avranno pure ragione loro, non mi interessa giudicarli, non è questo il punto, mi premeva solo far presente che quello che scrivo in questo blog lo dico anche nella vita… non telematica 😉

    2. Alessandro

      A proposito di divorziati risposati, molto interessante la Prolusione del Card. De Paolis in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Umbro (27 marzo 2014):

      “La problematica dei divorziati risposati ha di fatto assunto una prospettiva quasi esclusivamente compassionevole che sottolinea le sofferenze e il dolore dei coniugi coinvolti in tale situazione, perché respinti dall’accesso all’Eucaristia. La prospettiva così limitata intende oggettivamente muovere a compassione verso tali fedeli e creare opposizione tra rigore della norma e pietà per le persone; tra rigidità della legge e situazioni personali alle quali la legge dovrebbe piegarsi; conflitto tra il desiderio santo di ricevere l’Eucaristia e la durezza di una norma che la esclude; esclusione dalla Eucaristia vista come condanna delle persone e concessione della Eucaristia come rispetto delle persone. Si esercita in tal modo una forte pressione per condannare coloro che sono visti come oppositori alla misericordia e difensori della durezza della legge contro la benevolenza.
      In realtà tale prospettiva e tale presentazione del problema appare subito a chi esamina con un minimo di attenzione il problema che tale presentazione è estremamente semplicistica, superficiale e non realistica: essa tra i tanti aspetti del problema, tutti gravi, ne tratta solo uno e per di più a livello emotivo. La prospettiva di fronte ad una situazione è quella di esaminare a quale disegno di Dio essa possa rispondere e come si possa inserire in tale disegno o progetto di Dio: ossia la sua moralità…

      Di fronte a queste riflessioni, non ha senso e non può avere senso la possibilità di autorizzare l’accesso all’Eucaristia neppure alla persona che non è stata in nessun modo causa del fallimento matrimoniale e poi è passata a convivere con un altra persona perché si è sentita oggetto di ingiustizia, bisognosa di essere aiutata nell’educazione dei figli e bisognosa di affetto stabilendo una situazione irreversibile. Di fatto neppure l’ingiustizia può giustificare la violazione della legge di Dio.
      Né si può addurre la debolezza umana o la mancanza della vocazione alla continenza perfetta. La legge del Signore a volte può chiedere anche azioni eroiche. Se il Signore ci trova in questa condizione non farà mancare la grazia.
      Né si può giustificare l’aiuto del quale l’eventuale persona innocente ha bisogno per l’educazione dei figli. E tanto meno si può addurre la irreversibilità della situazione. Sempre per le stesse ragioni.
      Vivere coniugalmente con un partner che non è il proprio marito o la propria moglie è un atto intrinsecamente cattivo che non si può mai giustificare per nessun motivo. E’ la dottrina morale cattolica ribadita recentemente dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nella enciclica Veritatis Splendor. Giustificare in questi casi l’accesso all’Eucaristia affermando che si tratta di casi singoli che non si possono misurare con la legge, perché la legge non può coprire tutti i casi, è dimenticare che nel caso si tratta di legge divina che per natura sua copre tutti i casi e non ammette eccezione, a meno che non si voglia ammettere la dottrina dell’etica della situazione, condannata dalla Chiesa anche recentemente nella enciclica Veritatis Splendor [Si vedano particolarmente i numeri 71-75 che trattano dell’atto morale rispetto alla legge, alla coscienza, alla libertà e all’atto morale ordinabile al fine].

      In realtà è evidente che un rapporto coniugale con una persona che non è il proprio coniuge è sempre gravemente lesivo della legge morale e mai giustificabile e tanto meno può essere ammesso l’accesso alla Eucaristia…

      Che dire della domanda posta dal Cardinale Kasper nel Concistoro del 21 febbraio 2014?

      … Al di là delle buone intenzioni, la domanda non sembra che possa avere risposta positiva. Al di là delle differenti situazioni in cui i divorziati risposati vengono a trovarsi, in tutte le situazioni si riscontra sempre lo stesso problema: la illiceità di una convivenza more uxorio tra due persone che non sono legate da un vero vincolo matrimoniale. Il matrimonio civile, di fatto, non è un vincolo matrimoniale; secondo le leggi della Chiesa non ha neppure l’apparenza di matrimonio, tanto che la Chiesa parla di attentato matrimonio. Di fronte a questa situazione non si vede come il divorziato possa ricevere l’assoluzione sacramentale e accedere all’Eucaristia. Spesso per legittimare l’accesso all’Eucarestia dei divorziati risposati motivazioni che possono avere una parvenza di bontà e di legittimazione…

      «Misericordia» è un’altra parola facilmente esposta agli equivoci, come del resto la parola «amore»…

      Perché essa è collegata all’amore, essa, come l’amore viene presentata in contrasto con il diritto e la giustizia. Ma si sa bene che non esiste amore senza giustizia, e né esiste amore senza giustizia e senza verità e operando contro la legge, sia umana che divina.

      San Paolo contro quanti interpretavano malamente le sue affermazioni sull’amore, dirà che la regola è «l’amore che compie le opere della legge» (Gal 5,13-18).

      Ma c’è da dire che la misericordia è un aspetto, molto bello, dell’amore, ma non si può identificare con l’amore. L’amore, infatti, ha molte sfaccettature. Il bene che l’amore persegue sempre si realizza in modo diverso secondo ciò che l’amore esige in una determinata situazione. Ciò si evidenzia molto bene ancora in san Paolo, nella lettera ai Galati, dove si parla del frutto dello Spirito, ossia dell’Amore (Gal 5,22). Sono i diversi volti dell’amore, che esprime la benevolenza, la condiscendenza, ma anche il rimprovero, il castigo, la correzione, l’urgenza della norma, ecc.

      La fede cristiana proclama: Dio è amore! Il volto umanato dell’amore di Dio è il volto del Verbo Incarnato. Gesù è il volto dell’amore di Dio: è amore quando perdona, guarisce, coltiva l’amicizia, ma anche quando rimprovera e richiama, e condanna. Anche la condanna rientra nell’amore. La misericordia è un aspetto dell’amore, l’amore perdonante. Dio perdona sempre, perché vuole la salvezza di tutti noi.
      Ma Dio non può perdonarci se noi siamo fuori della strada della salvezza e perseveriamo in essa. In questo caso l’amore di Dio si manifesta nel rimprovero e nella correzione, non nella «misericordia», che sarebbe una legittimazione impossibile, che porterebbe alla morte o la confermerebbe.

      Spesso la misericordia viene presentata contro la legge, anche divina. E’ una visione inaccettabile. Il comandamento di Dio non può essere visto che come una manifestazione del suo amore con la quale ci indica la strada che dobbiamo percorrere per non perderci nel cammino della vita. Presentare la misericordia di Dio contro la sua stessa legge è una contraddizione inaccettabile.

      Spesso, e giustamente, si dice che noi non siamo chiamati a condannare le persone; il giudizio infatti appartiene a Dio. Ma una cosa è condannare un’altra è valutare moralmente una situazione, per distinguere ciò che è bene e ciò che è male; esaminare se essa risponde al progetto di Dio sull’uomo. Questa valutazione è doverosa.
      Davanti alle diverse situazioni della vita, come quella dei divorziati risposati, si può e si deve dire che non dobbiamo condannare, ma aiutare; però non possiamo limitarci a non condannare. Siamo chiamati a valutare quella situazione alla luce della fede e del progetto di Dio e del bene della famiglia, delle persone coinvolte, e soprattutto della legge di Dio e del suo disegno di amore.
      Altrimenti corriamo il rischio di non essere più in grado di apprezzare la legge di Dio; anzi di considerarla quasi un male, dal momento che facciamo derivare tutto il male da una legge. In un certo modo di presentare le cose verrebbe quasi da dire che se non ci fosse quella legge della indissolubilità del matrimonio staremmo meglio. Aberrazione che mette in luce le storture del nostro modo di pensare e ragionare.”

      http://www.tribunaleecclesiasticoumbro.it/index.php?option=com_content&view=article&id=129&Itemid=110

  4. Alessandro:

    …un uovo di pollo (anche se fecondato) non è uguale a un pollo! (chiunque lo capisce questo)

    … che l’embrione NON è un bambino è un dato di fatto.

    1. Alessandro

      Anziché ripetere il tuo disco rotto e rispondere solo a te stesso, rispondi anche a quello che ti scrivono gli altri!

      Ti ho scritto:

      ““L’embrione è embrione”. Certo, si chiama principio di identità. Ma poiché l’embrione è un individuo umano, e poiché la vita di un individuo umano è intangibile, l’aborto procurato (in quanto viola l’intangibilità della vita di un individuo umano) è malvagio.”

      Che hai da rispondere a questo?

      E che hai da obiettare a Nathanson?

      E poi stiamo parlando di esseri umani, non di uova di pollo, se non te ne fossi accorto…

        1. admin

          Quando si parlerà di uova e più polli sarai chiamato come massimo esperto, ma parlando di bambini e di feti ci permetterai di ritenere uno scienziato, medico che ha operato 75.000 aborti leggermente più qualificato di te (io non ho mai visto neanche 75.000 polli…)

          1. …polli io ne ho visti tantissimi!

            (sennò, a proposito dello scienziato suddetto, allora bisognerà chiedere a lui, e a nessun altro, per decidere (o per “sapere”) la differenza (o non differenza) tra un embrione e un individuo umano?
            E se un altro, cosiddetto scienziato, ne avesse visti solo 1000 di embrini, per esempio, o 100, non avrebbe i “numeri”?

            1. Alvise da come ti ostini a riportare qualunque discorso a livello di “brodo primordiale” (come diceva quel tale), mi sa che tu sei proprio uscito da… un uovo di pollo!

              Senza offesa… anzi per te non dovrebbe proprio esistere offesa, visto che non mi pare tu faccia una gran differenza 😉

        2. Giusi

          Le uova e i polli si mangiano, i bambini no. Le uova e i polli non hanno l’anima, i bambini e gli embrioni sì. Manca il termine di paragone.

    2. nami8

      Filosofiazzero:
      Ma tu prima di essere quel che sei, non sei stato forse un bambino? E prima di essere un bambino, non sei stato forse un neonato? E prima di essere un neonato, non sei stato forse un feto? E prima di essere un feto, non sei stato forse un embrione? E allora, se qualcuno avesse deciso di sopprimere quell’embrione, tu saresti potuto diventare quel che sei?
      Che l’embrione sia la prima forma, il primo stadio della vita umana E’ un dato di fatto, non si può negare l’evidenza!!!
      La seconda verità più ovvia dopo “Penso dunque sono” è “Sono dunque sono stato un embrione” !!!! 😉

      1. clockwork

        @nami8: mi inserisco anche con te.
        PREMESSONA però, perché non vorrei che questo mio intervento fosse frainteso: io non sono pro-choice, né pro-life. Io sono un indeciso, fondamentalmente, e in quanto indeciso e fiducioso nel buonsenso delle persone, sono a favore della legalizzazione dell’aborto. Il che non significa ovviamente che io sia favorevole all’aborto.

        Detto questo, ti muovo una critica, anzi due. Che è una.
        Ora mi spiego. E devo ringraziare filosofiazzero, che ha fatto un’osservazione che mi ha illuminato: state usando le categorie aristoteliche. In ogni vostro argomento c’è effettivamente un modello tipicamente greco che prima, mea culpa, non avevo considerato.

        Bene, ora ti propongo il modello tedesco, che dice, in sintesi, che in un momento della tua vita tu potevi non essere tu. Può sembrare una cretinata, ma in realtà è una cosa molto semplice.
        Partiamo dell’esempio del pollo: un uovo è un uovo, a nessuno sano di mente verrebbe da dire che è un pollo. Eppure, una volta chiuso, il pulcino nasce e diventa pollo. Una volta morto e cucinato, di nuovo a nessuno sano mente verrebbe da dire che il petto di pollo è un pollo. Questo matto tedesco chiamato Hegelsi è chiesto: cos’è il pollo? E si è risposto: il pollo è tutto il processo, ma i suoi momeni potrebbero non essere affatto pollo.

        Fuor di metafora, sto dicendo che noi potremmo benissimo essere umani dal concepimento fino a che siamo sotto terra e non esserlo per una buona parte della nostra vita. Anzi, secondo questo matto, il non-essere o l’essere per un periodo l’opposto di sé stessi è ciò che ci mantiene in vita e mantiene in vita il mondo. In pratica, sto dicendo che l’embrione potrebbe benissimo essere non umano e noi, evoluzione di dell’embrione, non esserlo senza che questo porti contenga una contraddizione.

        Mi sono espresso con i piedi ma pace.

        Dunque vedi che “sono dunque sono stato un embrione” è una frase da prendere con le pinze!
        (Non che comunque “penso dunque sono” sia “ovvio” eh)

        1. E allora mi permetto di inerirmi anch’io…
          “…sono a favore della legalizzazione dell’aborto. Il che non significa ovviamente che io sia favorevole all’aborto.”

          Scusa ma questa non l’ho capita… 😐 (è un ossimoro?? o un sillogismo??)

                    1. Giusi

                      A parte che l’ergastolo in Italia non lo prende nessuno o quasi, questo è un altro discorso. Si potrebbe prevedere il reato di aborto modulando le pene con attenuanti e aggravanti.

                    2. Giusi

                      E non mi tirare fuori la storia che si abortisce per fame perchè non è vero! Esiste già una legge che consente anonimamente di partorire in una struttura pubblica con tutta l’assistenza del caso e dare il bambino in adozione se non lo si vuole e se lo si vuole ci si può rivolgee ai CAV che andrebbero potenziati e finanziati. Sono in giooco vite innocenti non uova di pollo! Non è che per farsi i cavoli propri poi si prende un bambino e si butta nella pattumiera! Solo una spcietà malata poteva concepire questa aberrazione e chiamarla diritto! E i diritti dei bambini? Ho sentito la Brambilla dire che vuole dare voce a chi non ha voce: i delfini! E la voce ai bambini macellati nel ventre chi la dà?

                1. Alessandro

                  Alvise,
                  di fronte alla legalizzazione dell’aborto un cattolico è tenuto a comportarsi così:

                  “Nel caso quindi di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è MAI lecito conformarsi ad essa, «né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto» [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato (18 novembre 1974)]

                  Un particolare problema di coscienza potrebbe porsi in quei casi in cui un voto parlamentare risultasse determinante per favorire una legge più restrittiva, volta cioè a restringere il numero degli aborti autorizzati, in alternativa ad una legge più permissiva già in vigore o messa al voto.
                  Simili casi non sono rari. Si registra infatti il dato che mentre in alcune parti del mondo continuano le campagne per l’introduzione di leggi a favore dell’aborto, sostenute non poche volte da potenti organismi internazionali, in altre Nazioni invece — in particolare in quelle che hanno già fatto l’amara esperienza di simili legislazioni permissive — si vanno manifestando segni di ripensamento.
                  Nel caso ipotizzato, quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui.”

                  (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. “Evangelium Vitae”, 73)

        2. Alessandro

          @clockwork

          “sto dicendo che noi potremmo benissimo essere umani dal concepimento fino a che siamo sotto terra e non esserlo per una buona parte della nostra vita. Anzi, secondo questo matto, il non-essere o l’essere per un periodo l’opposto di sé stessi è ciò che ci mantiene in vita e mantiene in vita il mondo. In pratica, sto dicendo che l’embrione potrebbe benissimo essere non umano e noi, evoluzione di dell’embrione, non esserlo senza che questo porti contenga una contraddizione”

          E invece questo non è altro che un insulso ginepraio di contraddizioni

          1) “noi potremmo benissimo essere umani dal concepimento fino a che siamo sotto terra e non esserlo per una buona parte della nostra vita”.

          No. Stante che (come sostieni) “siamo esseri umani dal concepimento fino a che siamo sotto terra”, considerato che tutta la nostra vita (terrena) è inclusa tra il terminus a quo (concepimento) e il terminus ad quem (quando siamo sotto terra), e considerato che “buona parte della nostra vita” è appunto parte di tutta la nostra vita, si conclude di necessità (l’opposto importando contraddizione) che è impossibile che noi non siamo esseri umani per buona parte della nostra vita

          2) “l’essere per un periodo l’opposto di sé stessi è ciò che ci mantiene in vita”

          Poiché il “sé stesso” di Tizio è Tizio, “Tizio è l’opposto di sé stesso” significa “Tizio è l’opposto di Tizio”, ossia “Tizio è non-Tizio”, cioè “Tizio non è Tizio” (evidente essendo che l’opposto di Tizio, proprio in quanto opposto di Tizio, non può che essere non-Tizio). Quindi dire che può accadere (per un periodo) che Tizio sia l’opposto di sé stesso è dire che può accadere (per un periodo) che Tizio non sia Tizio. Flagrante non-senso.

          Peggio: è dire che Tizio, proprio per essere Tizio, necessita (per un periodo) di non essere Tizio (“l’essere per un periodo l’opposto di sé stessi è ciò che ci mantiene in vita”); ossia è dire che Tizio è Tizio se e soltanto se (per un periodo) non è Tizio. Ti accorgerei da solo, spero, dell’insensatezza di tutto ciò.

          1. clockwork

            Peggio: è dire che Tizio, proprio per essere Tizio, necessita (per un periodo) di non essere Tizio (“l’essere per un periodo l’opposto di sé stessi è ciò che ci mantiene in vita”); ossia è dire che Tizio è Tizio se e soltanto se (per un periodo) non è Tizio. Ti accorgerei da solo, spero, dell’insensatezza di tutto ciò.

            È stata più o meno la mia reazione, magari sol o con qualche insulto di meno. Ti uso le sue parole così evito di fare bestemmioni.

            La domanda è: che cos’è “pianta”? Che cosa indichiamo con il termine pianta? Dove sta l’essenza della pianta? Noi vediamo infatti che tutto è in perenne movimento: prima abbiamo la gemma, poi il bocciolo, poi il fiore e il frutto, finché la pianta originale genera altre piante e muore.
            Se consideriamo ogni momento singolarmente ci accorgiamo che i diversi momenti sono incompatibili, eppure quando pensiamo all’intero processo ci accorgiamo che non solo non sono incompatibili, ma necessari. Ecco che quando abbiamo i fiori non ci possono essere i frutti, quando ci sono i fiori, non ci possono essere le gemme. E allo stesso modo alla pianta gemma fiore frutto sono necessari perché essa sia definita pianta, senza che in alcuni di essi stia la totalità (l’essenza) della pianta, che invece sta in tutto il processo.

            Veniamo all’uomo. Noi siamo concepiti, siamo feti, poi neonati, poi giovani adulti vecchi cadaveri. Che cosa dunque definisci uomo se non tutto il processo? E questo processo può ammettere logicamente che in alcuni suoi momenti qualcosa sia non-uomo allo stesso modo in cui il fiore è non-gemma è non-frutto.

            Ancora. Ogni processo secondo Hegel è espandibile in tre momenti: un momento di positivo, un momento di negazione del precedente e un momento di conciliazione fra i due che è un nuovo momento di positivo, in un ciclo infinito.
            Secondo questa logica noi possiamo essere prima feto, poi uomini e infine accorgerci che noi uomini siamo prodotti di qualcosa diversi da noi.

            Il bello è che stai usando il principio di non-contraddizione per ribattere a un sistema che ha come obiettivo proprio il superamento di questo principio.

            1. Alessandro

              “Il bello è che stai usando il principio di non-contraddizione per ribattere a un sistema che ha come obiettivo proprio il superamento di questo principio”.

              Bisogna rendersi conto che il tentativo di superare il principio di non-contraddizione conduce soltanto a vaniloqui, cioè all’autosoppressione del pensiero (del tipo: “affermo e non affermo a un tempo ma anche non a un tempo e pure a un tempo negando che sia a un tempo che questo ma non questo foglio è non bianco e bianco in quanto è contraddittorio che il bianco sia”)

              Infatti Hegel, lungi dall’essere un banale liquidatore del PDNC, ne è un gran celebratore (mi rendo conto che tutto ciò andrebbe dimostrato, ma non è questo lo spazio per farlo), malgrado poi l’uso che egli fa del principio involga la sua dialettica in contraddizioni plurime, generate tuttavia non da una programmatica ripulsa del PDNC ma da una sua applicazione fallace.

              1. Clockwork

                Io rimanderei ad altri il giudizio se Hegel abbia utilizzato il PDNC in modo più o meno fallace. In ogni caso stavo pensando ieri che il principio non è, in fondo, un principio che garantisce la validità di un pensiero, quanto la sua unicità. Difatti, quasi tutta la matematica si regge sul principio di identità e sul PDNC, mentre non è detto che il nostro pensiero razionale lo faccia. Penso per esempio a “tu sei” e “tu non sei”: tu puoi esistere come mia rappresentazione e non esistere in quanto sola rappresentazione.

                Vabbè, questo non è decisamente lo spazio per farlo.

        3. Baldo

          @clockwork
          “noi potremmo benissimo essere umani dal concepimento fino a che siamo sotto terra e non esserlo per una buona parte della nostra vita”

          Sicuro!
          – Un embrione umano è solo un embrione umano e può essere ucciso, eliminato, abortito.
          – un infante è solo un infante e non un uomo pensante, magari lo mettiamo in lavatrice se non ci piace;
          – un bambino è solo un bambino ed è simile ai minus habens, che ci facciamo con questi se ci ingombrano?
          – un adulto è solo un adulto, Che dici ce lo teniamo e,stabiliamo che è il paradigma, il modello?
          – poi c’è la sottocategoria dell’uomo malato che non è un uomo sano adulto, con tutto quello che segue con l’eutanasia (per il suo bene!)
          – un vecchio è un vecchio e non è un uomo adulto ed è ovvio che mica merita tanta premura quanto il paradigma: non ha il pensiero tanto fluido e non è mica tanto produttivo. Primo lo sediamo e poi se è troppo ci pesa troppo… la soluzione la troviamo……..
          Che dici?
          Ho tralasciato qualche categoria?

        4. nami8

          Non mi sono potuta collegare prima, spero che questa risposta non sia troppo tardiva. Dunque, premetto che a commentare questo blog ci sono persone che hanno una capacità dialettica e una cultura molto più vasta della mia e non mi sento proprio di essere all’altezza di una discussione. Però, ormai sono in ballo e provo a controbattere, non con motivazioni filosofiche o “categorie aristoteliche” che non so neanche dove stiano di casa, ma con le semplici e banali considerazioni da una inesperta.

          “Il pollo è tutto il processo, ma i suoi momenti potrebbero non essere affatto pollo”: mi sembra che questa frase esprima perfettamente il concetto: il pollo è TUTTO il processo, dall’uovo al pollo adulto. Senza uovo non ci sarebbe il pollo adulto, mi sembra chiaro, e l’uovo fa parte dello stesso processo del pollo, fa sì che il pollo diventi tale (anche se non lo chiamiamo ancora “pollo”).
          Così (il paragone è davvero poco felice) ognuno di noi è stato un embrione, poi, ammettendo pure che in quella fase non era un essere umano (???), comunque se quell’embrione fosse stato soppresso, ognuno di noi non sarebbe qui ora.
          Per questo sono contraria all’eliminazione degli embrioni, perché, ammettendo pure che in quel momento quella “cosa” non fosse un essere umano, sicuramente lo sarebbe diventato e quindi si impedirebbe comunque ad una vita di nascere, ad una persona di esistere.

          Secondo punto: se l’embrione non è ancora il primo stadio della vita umana, allora in che momento inizierebbe la vita umana? Mi sembra che il feto inizi ad essere chiamato così a 8 settimane di gestazione, ma qual è precisamente il motivo biologico, scientifico, che permette di dire che a 7 settimane e 6 giorni ci troviamo davanti ad una semplice “cosa” inanimata, poi il giorno dopo, all’improvviso, quella cosa è diventata un essere umano?

          E infine, non c’entra niente, ma sono davvero curiosa di sapere cosa c’è di non ovvio in “cogito ergo sum”: se in questo momento sto formulando un concetto, io esisto. Come si può negare questa affermazione? So che il tono può apparire polemico, ma invece sono sinceramente curiosa, visto che l’avete scritto in tanti!!! Senza motivarmelo, però!!! 😉

          P.S.:Un abbraccio grande a Sara S e a tutti i partecipanti alla marcia !!! Dio vi benedica!!!

          1. Giusi

            In due parole perchè non può essere il pensiero a garantire l’esistenza della realtà oggettiva ma semmai il contrario.

            1. nami8

              Grazie per la risposta. Quindi sarebbe più giusto: “sum, ergo cogito”, dico bene? Ho sempre considerato questa frase in un altro modo, come se si trattasse non del “garantire l’esistenza” in modo obiettivo, quanto della percezione della la propria esistenza, del tipo: non ho alcuna certezza, ma l’unica cosa di cui sono certo è che in questo momento io sto formulando un pensiero. Quindi, se sto formulando un pensiero, io esisto. Anche se non ho alcuna altra certezza, questa ce l’ho: visto che sto pensando questo concetto, io esisto.
              Scusatemi se ho usato questo spazio per un chiarimento che non c’entrava nulla.
              (Giusi, sei la stessa che si appuntava le intenzioni di preghiera su un’agendina? Ho seguito il tuo esempio e questa semplice pratica inaspettatamente sta producendo bellissime Grazie, ti sono riconoscente non sai quanto!)

                1. Clockwork

                  Wow, nami8, hai capito intuitivamente Hegel nel giro di un paio di giorni. Sono sinceramente stupito °^°

                  Rispondo al secondo punto, per quanto mi è stato detto/spiegato: nell’impossibilità da parte della scienza di dare risposte decise, l’umanità ha deciso di risolvere la questione nel modo più giusto e razionale che è riuscita a trovare per mettere tutti d’accordo: si è data una convenzione.

                  Premessa: prima di nove settimane si chiama embrione, dopo si chiama feto.
                  Visto e considerato che
                  a) l’embrione non un codice genetico univoco (ossia, da un unico embrione potrebbero nascere due bambini – vedi gemelli omozigoti)
                  b) l’embrione non presenta evidenti segni di attività cerebrale tali da far supporre la presenza di una autocoscienza
                  la legge non riconosce lo status di essere umano all’embrione ma lo riconosce al feto, dunque per convenzione permette l’aborto volontario entro le nove settimane (in quanto il diritto alla vita, secondo la legge, è proprio di ogni individuo [individuus – ciò che non si può separare] umano, che, per definizione, è l’unico animale dotato di autocoscienza)

                  Credo noterai subito i punti deboli della legge, quelli su cui si sta giocando la battaglia tra pro-life e pro-choice!

                  Per quanto riguarda “cogito ergo sum” diciamo che Giusi ha tagliato la testa al toro eliminando dalla storia circa seicento anni di filosofia. Pace per la perdita.
                  In ogni caso, non è propriamente così. Diciamo piuttosto che Sant’Agostino per primo e poi Cartesio hanno “dimostrato” il principio così: “mettiamo che io mi inganni su tutto, e che dubiti della mia stessa esistenza. Però per dubitare devo esserci. Però dubito quindi sono.” Vedi che è un dimostrazione in realtà che non dimostra nulla: semplicemente asserisce. A questo punto si è aperto il dibattito, finchè quel gran uomo di mondo che si chiama Kant non ha detto che il fatto che noi fossimo perchè dubitassimo/pensassimo o il fatto che noi fossimo per qualcos’altro o addirittura il fatto che noi fossimo e basta non aveva importanza perchè tanto dell’anima non possiamo sapere nulla. Anzi, non possiamo nemmeno pensare l’anima, se non come domanda (“la più alta domanda della filosofia”): l’anima esiste?
                  A questo punto si è di nuovo aperto il dibattito, finchè i filosofi non hanno cominciato a pensare ad altro e la questione s’è persa perchè non interessava più.
                  Ergo, la risposta è: in realtà non sappiamo con certezza se il principio vale o non vale.

                  “In due parole perchè non può essere il pensiero a garantire l’esistenza della realtà oggettiva ma semmai il contrario.”
                  Sono due parole che in realtà non dicono nulla però.

                  1. nami8

                    @clockwork: grazie, ottime risposte e molto oneste, e in effetti mi hai chiarito proprio quello che mi interessava sapere: il punto cruciale, dunque, ed effettivamente il punto debole della “teoria pro-life” -la chiamo così un po’ impropriamente- credo sia il tuo 2.a : da un unico embrione potrebbero nascere due gemelli omozigoti e allora quell’embrione come potrebbe essere considerato una singola “persona”, un singolo essere umano, se poi da questo ne nascono due?
                    Rimane il fatto, però, che è la prima forma di vita umana e che, sopprimendolo, si impedisce ad una (o due) persone di venire alla luce.
                    Inoltre, non penso si possa decidere della vita e della morte basandosi solo su una “convenzione” e non su dati assolutamente certi dal punto di vista scientifico. Credo che finché non si ha un’assoluta certezza scientifica bisognerebbe agire per la vita sempre.
                    Ora potrei scadere nel sentimentalismo e parlare della mia esperienza: come avrai capito non sono una filosofa (!), ma sono assolutamente certa relativamente a questi argomenti semplicemente perché sono una madre: potrei quindi descrivere nel dettaglio le mie prime ecografie (tutte effettuate all’ottava settimana di gestazione: nessuna mamma ti direbbe che in quel momento sta guardando un oggetto, una cosa, ma ognuna sa in cuor suo che quell’esserino con il suo cuore pulsante è già suo figlio), ma non solo, anche la consapevolezza immediata della trasformazione del mio corpo fin dal giorno dopo il concepimento (potrà apparire assurdo, ma io ho capito immediatamente di essere incinta e tante altre come me, anche se non è molto comune) ma vedo che il discorso è prettamente dialettico e inoltre penso che questo dibattito si stia prolungando un po’ troppo, non voglio abusare della pazienza di admn! Quindi grazie ancora e adios! 😉

                    1. Alessandro

                      @ nami8

                      “da un unico embrione potrebbero nascere due gemelli omozigoti e allora quell’embrione come potrebbe essere considerato una singola “persona”, un singolo essere umano, se poi da questo ne nascono due?”

                      Vedi quello che scrivo al riguardo a clockwork

                  2. Alessandro

                    @clockwork

                    “l’embrione non ha un codice genetico univoco (ossia, da un unico embrione potrebbero nascere due bambini – vedi gemelli omozigoti).”

                    “Tra le eventualità dello sviluppo embrionale umano, il fenomeno della gemellanza monozigotica è il più controverso, sia sotto il profilo della spiegazione scientifica del processo ontogenetico (cfr. Serra, 1993, pp. 89-93) che dal punto di vista dell’interpretazione meta-biologica del fenomeno.

                    Esso costituisce per alcuni filosofi e teologi un’obiezione apparentemente insormontabile all’individualità dell’embrione fino allo stadio di sviluppo in cui l’evento può ancora verificarsi, che viene fatto coincidere con la seconda settimana di vita. Secondo alcuni, lo zigote o l’embrione precoce non può essere ontologicamente un individuo umano perché «ha la capacità di diventare due individui umani» (cfr. N.M. Ford, When did I begin? , Cambridge 1988, p. XVI): l’assenza di individualità escluderebbe l’applicabilità della nozione boeziana di persona, che presuppone una individua substantia…

                    “Qualunque sia il processo che porta alla formazione dei gemelli monozigoti, NON si tratta comunque della divisione di un organismo in due organismi identici, tale che il primo non sussista più e al suo posto ne esistano due, discontinui e indistinguibili per rapporto al primo.

                    Al contrario, la separazione di un blastomero o di una massa cellulare da un embrione per dare origine ad un secondo embrione lascia l’embrione originario – fosse ora anche composto da un solo blastomero – nella propria identità fisica e spazio-temporale, anche se non nell’integrità morfologica cui lo sviluppo unitario lo aveva condotto. E si creano contemporaneamente le condizioni per la formazione di un nuovo embrione individuale, che inizi la propria esistenza biologica con il costituirsi di un secondo “piano di sviluppo”.”

                    http://www.disf.org/Voci/56.asp

                    “Questo fenomeno [della gemellanza monozigotica], secondo gli obiettori, è la prova che lo zigote non può essere ontologicamente un individuo umano. Infatti, a loro parere, questo fenomeno mostra che proprio lo zigote ha la capacità di diventare due individui. Questa sembra essere la più robusta ragione per cui viene negata, soprattutto dai filosofi, la individualità all’embrione, almeno fino al termine del periodo della possibile separazione dei gemelli.

                    Questa obiezione è, da una parte, un chiaro esempio che possono esserci realmente obiezioni consistenti – almeno apparentemente – alla nostra tesi; ma, d’altra parte, essa mostra che, quando le obiezioni sono basate su processi biologici, per arrivare a una corretta interpretazione di un dato fenomeno e dare così all’obiezione un saldo fondamento, esse devono essere basate su accurate e lunghe osservazioni: in questi casi il giudizio non può essere formulato su una base semplicemente metafisica o speculativa. Nel nostro caso, e con i dati attualmente disponibili, l’obiezione derivata dal fenomeno della gemellanza monozigotica appare in effetti inconsistente.

                    Prima di tutto, il fenomeno è una reale eccezione: il 99‑99,6% degli zigoti si sviluppano come un unico organismo. Ciò logicamente significa che lo zigote è per sé determinato a svilupparsi come un unico individuo umano.

                    Inoltre, studi molto recenti sul meccanismo sottostante al fenomeno confortano l’ipotesi che in qualche parte dell’embrioblasto, a causa di qualche errore – per esempio, un ritardo cromosomico all’anafase o un crossing‑over mitotico – avvenuto tra il quarto e il settimo giorno dopo la fertilizzazione, si determina un nuovo e indipendente piano di sviluppo, così che un nuovo individuo inizia il suo proprio ciclo vitale. Sembra, perciò, molto ragionevole affermare che c’è un primo essere umano dal quale origina un secondo essere umano. Al contrario, appare incorretto affermare – come sostengono gli obiettanti – che un sistema indeterminato diventa due sistemi determinati. Del resto, lo stesso concetto di “sistema indeterminato” è, dal punto di vista biologico, privo di significato.

                    Infine, l’affermazione che c’è un primo essere umano che continuerà il suo cammino epigenetico, e un secondo essere umano che origina dal primo e proseguirà poi nel suo percorso di sviluppo indipendente, trova una forte conferma – si potrebbe dire quasi una prova – in molte recenti osservazioni. I casi più significativi sono quelli in cui uno dei gemelli ha cariotipo con 47 cromosomi ed è affetto da sindrome di Down, mentre il cogemello ha un cariotipo normale con 46 cromosomi. Il primo soggetto – lo zigote – potrebbe essere, da un punto di vista cromosomico, normale o trisomico‑21. Una segregazione anomala molto precoce del cromosoma 21 potrebbe dare origine a una linea trisomica‑21 nel primo caso, o a una linea normale nel secondo. E’ evidente che, in ambedue i casi il primo individuo continua il suo proprio corso di sviluppo, mentre il secondo inizia il suo proprio ciclo vitale appena il nuovo piano diventa indipendente dal primo.”

                    http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=print&sid=672

                    1. Avevo letto anche Agazzi far ricorso a questo argomento dal sapore sofistico. Si fa del puro nominalismo giocando coi concetti. Da un unico embrione può svilupparsi almeno un individuo (cioè uno più eventuali altri). Il sofisma sta nel farci credere che sia lo stesso dire “almeno uno” e “nessuno”. Dunque l’embrione è un ni-ente di cui si può liberamente disporre.

                    2. Alessandro

                      Sì, Agazzi scrisse:

                      “L’embriologia moderna ci fornisce informazioni significative avendo chiarito che l’uovo fecondato (lo zigote) può talora scindersi dando luogo, anzi che a un solo embrione, a due o più gemelli, e ciò significa che, a quello stadio, pur avendo una individualità di cellule fecondata della specie umana, lo zigote non ha ancora quella di un individuo umano, tant’è vero che in certi casi può dar luogo a due o più individui umani”.

                      http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/050313.htm

                      Insomma, per Agazzi finché può svilupparsi una gemellanza l’embrione è un quid che è umano ma non è individuo umano.
                      Al che si può ribattere, con Serra e Colombo, che parlare dell’embrione come di alcunché di umano ma indeterminato, e perciò non (ancora) individuo, è scorretto anzitutto da un punto di vista biologico:

                      “appare incorretto affermare – come sostengono gli obiettanti – che un sistema indeterminato [cioè un embrione non determinato, non individuo: un embrione che è umano ma non è un individuo umano] diventa due sistemi determinati [cioè due embrioni determinati, due embrioni ciascuno dei quali è un individuo umano]… lo stesso concetto di “sistema indeterminato” è, dal punto di vista biologico, privo di significato”, sicché privo di significato è il concetto stesso di “embrione che è umano ma non è (ancora) individuo umano”.

                    3. nami8

                      Ottimo! Bene, allora anche l’unico piccolo dubbio che avrei potuto avere si è dileguato…. Grazie e complimenti per i tuoi commenti qui, sempre precisi e chiarificatori!

  5. Baldo

    E questo fa tristezza!

    Lamenta la CGIL Umbria,(che farebbe meglio ad occuparsi di lavoro):
    .”…. Insomma mentre diminuisce il ricorso agli aborti in tutte le fasce d’ età e per la prima volta anche tra le donne straniere, continua ad aumentare la scelta dell’obiezione di coscienza, che in Italia, ma anche in Umbria, ha raggiunto la percentuale del 70%”.

    Ma magari dovremmo gioire perché scende il ricorso all’aborto se la legge 194/78 esordisce: “art.1 Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/sindacati-ru486-diritti-referendum-abrobativi-umbria.html

  6. Giusi

    Anche Cruciani ogni tanto ne dice una giusta! Come sempre viscido e ambiguo Parenzo. Mitica la telefonata finale!

  7. p. Agostino Milesi

    Sono un sacerdote cattolico.
    Offro tutta la mia giornata di domenica 4 maggio, che trascorrerò quasi interamente in Confessionale, per la piena riuscita della Marcia per la Vita.
    Qui, al Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio (BO), ci sarà un caro ricordo ed una cordiale preghiera per tutti i partecipanti.
    La Santa Vergine effonda su tutti voi la pienezza delle Benedizioni Celesti.
    P. Agostino Milesi S.C.J.

  8. pietro77

    Volevo segnalare solo il fatto che il Papa oggi non ha detto una parola sulla Marcia della Vita conclusasi praticamente sotto la sua finestra, né sull’aborto in generale.

    1. Grazie della segnalazione Pietro.
      La prossima volta quando ne parlerà, qualcuno obbietterà che non ha parlato dell’Eucarestia ai divorziati… né sulla crisi della vocazioni “in generale” (??)
      Direi potresti proporti tu per la scaletta degli interventi 😐 😦

      1. Giusi

        Bariom abbi pazienza! Se la Marcia della Vita si conclude sotto la tua finestra e sei Papa qualcosa la dici e che cavolo!

          1. sweety

            a me la MArcia per la Vita non è mai piaciuta e non ci sono mai andata. Ciononostante sono anti-abortista al 100% e altrettanto cattolica. Magari il Papa la pensa come me…oppure ha deciso di non parlarne per motivi suoi.

          2. sweety

            ah beh no, ne ha parlato, come dice sotto Ale, perciò per fortuna il Papa *NON* la pensa come me 🙂 Mmh…rivedrò le mie idee sulla MPV 😉

          1. Giusi

            Ti darò una nuova medaglia: primo nell’arte dell’arrampicata sugli specchi! Ma quale nostra volontà! Avesse avuto notizia di una bocciofila presente all’Angelus l’avrebbe salutata! Adesso aspettarsi che un Papa, a fronte di una manifestazione contro l’aborto di 50.000 persone, conclusasi sotto il suo naso, dica qualcosa, almeno un saluto è diventata la nostra volontà! Ma per piacere! Ma vai a trovare Pannella va insieme a Mons. Paglia Presidente del Pontifico Consiglio per la Famiglia! Viva il Cardinale Burke!

      2. pietro77

        No no, ma sarà sicuramente scemo chi si è fatto centinaia di chilometri in treno, in macchina, in pullman con anziani, bambini, che ha speso soldi e rinunciato al proprio tempo.
        Ho visto gente in piazza san Pietro così dispiaciuta da avere le lacrime agli occhi.
        Ma è giusto che il Papa ci faccia capire chiaramente le priorità, chi sono io per giudicare?

        1. Perdonami Pietro, ma perché “scemo”??

          Allora scemo se è andato per avere il plauso del Papa, o un suo “salutino”, o un “bravo”, una pacca sulle spalle, o quel che ti pare…
          Facciamo questo per avere riconoscimenti da qualcuno? O per Amore a Cristo, o alla Verità (come a qualcuno piace dire…).
          O “perché il mondo veda e si interroghi” (e magari pure ci derida…) e già questa sarebbe un “pretesa”.

          Se lo facciamo per le prime ragione di cui sopra, beh guarda, siamo veramente da compiangere…
          E non mi si venga poi a dire che il mondo rifiuta la testimonianza!
          Fatta così vale tanto quanto quella di Rifondazione Comunista, anzi, ti dirò, loro sono più bravi di noi…

    2. Alessandro

      @pietro77

      ti assicuro che il Papa ha rivolto un saluto e un incoraggiamento ai partecipanti alla Marcia:

      “Saluto l’Associazione “Meter”, che da quasi vent’anni lotta contro ogni forma di abuso sui minori. Grazie per il vostro impegno!
      Come pure i partecipanti alla Marcia per la Vita, che quest’anno ha un carattere internazionale ed ecumenico. A “Meter” e ai partecipanti alla Marcia della Vita tanti auguri e avanti, e lavorare su questo!”

      http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/05/04/0322/00708.html#Prima del Regina Cæli

      1. Giusi sarà meglio che ti prendi una camomilla… poi dammi tutte le medaglie che ti pare, ma prima leggiti anche la precisazione di Alessandro sotto.

        Anche tu Pietro (leggi, non la camomilla…) 😉

          1. E tu parlavi per sentito dire… (e un sentito dire inesatto)
            Chi è adesso che si arrampica sugli specchi?

            Cmq non mi interessa giocare a dama… abbandono il tavolo 😉

      2. Giusi

        Alessandro se è così meglio, non ho sentito il Regina Coeli, ho preso per buone le parole di Pietro.

        1. Ecco mo’ passiamo dal nessun saluto al “un saluto così”…
          Pietro, ma fammi il piacere (direbbe Alvise e avrebbe ragione…)

        1. pietro77

          Va bene se qualcuno di voi ha amici che sono andati alla Marcia si facesse raccontare come ci sono rimasti, vi assicuro che eravamo tutti delusi e dispiaciuti. Passo e chiudo (anche con le marce)

          1. sweety

            dispiaciuti di essere stati salutati dal Papa???? E se li avesse ignorati? Apriti cielo “oh il Papa ci ha ignorati!”. Invece li saluta e si dispiacciono…mah! Non capisco.

            1. Io c’ero, assieme a mia moglie e tanti altri, e posso assicurare che non siamo rimasti affatto dispiaciuti. Forse sarà rimasto dispiaciuto qualche “disinformatore” che continua a raccontare menzogne in serie (questo sì che è un atteggiamento da “vero cattolico”: continuare a dire falsità in pubblico).

              1. pietro77

                Anche Franco Grillini è molto soddisfatto:
                “Ha riservato loro solo uno scarno saluto, peraltro accomunato a quello all’Associazione Meter, da vent’anni in lotta contro gli abusi sui minori: insomma, ancora una volta Bergoglio ha mostrato come i diktat contro aborto ed eutanasia, al pari di quelli contro le nozze gay, non sono i suoi veri cavalli di battaglia, né sono al centro della sua azione di Pontefice.”
                Tutti contenti insomma
                http://gaynews.it/in-50-mila-in-san-pietro-per-ribadire-il-no-allaborto/

                1. Grillini direbbe (se non l’ha già detto, ma io ho altro da fare che seguire i suoi vagheggiamenti…) che anche Gesù Cristo non si è mai pronunciato contro aborto ed eutanasia… 😐

                2. Classico esempio di fallacia logica: la “colpa per associazione”. Grillini è soddisfatto del discorso del Papa, dunque il Papa è complice morale di Grillini.
                  Sarebbe come dire che Gesù era abortista siccome è stato “arruolato” dal fronte pro-choice: http://www.tempi.it/in-america-si-marcia-con-papa-francesco-per-la-vita-e-il-fronte-abortista-arruola-gesu-come-testimonial#.U2iuCFfFBYY
                  Come sempre i bugiardi, i calunniatori e i menzogneri dimostrano di avere poco rispetto anche della logica.

                  1. Giusi

                    Vabbè. Magari Pietro, per la sua sensibilità, si sarebbe aspettato di più. Dargli proprio del bugiardo, del menzognero, del calunniatore mi sembra eccessivo. Un po’ di misericordia anche per lui su!

                    1. @ Bariom: mi riferivo proprio a lui.

                      @ Giusi. Veramente il “sensibile” Pietro prima 1) ha detto una colossale falsità (“volevo segnalare solo il fatto che il Papa oggi non ha detto una parola sulla Marcia della Vita”); 2) poi, una volta smentito non solo non si è scusato, come sarebbe stato doveroso, ma ha perseverato cercando di minimizzare le parole del Papa (ha detto troppo poco e male: “un “saluto” così è peggio che essere ignorati del tutto”); di seguito 3) ha affermato, non si sa sulla base di quali fonti, che tutti i partecipanti alla marcia sono rimasti delusi dalle parole del Papa; 4) ulteriormente smentito ha cercato poi di infangarlo accostandolo a Grillini.
                      Chi accumula senza ritegno falsità su falsità a casa mia è un bugiardo e un menzognero.

                  2. Thelonious

                    ciao a tutti,

                    è la prima volta che scrivo su questo blog.
                    Voglio ringraziare Andreas Hofer e Bariom per i loro interventi, che trovo sempre molto ragionevoli, e soprattutto Admin che ha scritto l’articolo sulla Marcia per la Vita.

                    A pietro77, che continua ad agitarsi perché le cose non vanno come lui si aspetta, vorrei ricordare che sarebbe meglio pensare prima di parlare e di scrivere, perché un giorno saremo giudicati anche da quello che diciamo (e scriviamo).

                    un caro saluto
                    Thelonious

                    1. Pietro credo sia giovane (un po’ focoso, come tutti i giovani), ma abbia anche le spalle larghe…
                      Sopravviverà 😉

                      Poi con un nome così…

                    2. @ Thelonious. Grazie di cuore e un saluto anche a te. Sono totalmente d’accordo con te: a volte ci si sente dei buffi don Chisciotte in mezzo a tanti “amanti” della Verità con la “v” maiuscola che però dimenticano un po’ troppo spesso di onorare le verità con la “v” minuscola perché la loro professione di fede sia credibile.

                    3. pietro77

                      Thelonious:
                      Saremo giudicati per i pensieri, le parole, le opere …e le omissioni.

                      Sono dispiaciuto per le parole di Andreas perché lo stimo molto e apprezzo sempre quello che scrive ma nelle vesti di avvocato d’ufficio del Papa mostra, a mio parere, una veemenza eccessiva.
                      Sono stato e sarò senz’altro nella mia vita un bugiardo, un calunniatore, un menzognero e cose anche ben peggiori, ma vi assicuro che il sentimento che prevale in me è la delusione. Una marcia di 40 mila persone per opporsi all’aborto liquidata dal Papa in poche parole a me fa venire le lacrime. E fa sorridere Grillini.

                    4. @ pietro77

                      In realtà mi sono limitato a difendere la verità delle cose, che tu hai offeso più volte con un’indifferenza che dovrebbe farti riflettere. Pertanto prima di preoccuparti della mia veemenza e delle (presunte) omissioni altrui preoccupati della tua indifferenza verso la verità.

                    5. Giusi

                      A naso escludo che Pietro sia stupido, pertanto più che falsità (facilmente smascherabile) penso che la sua sia delusione. A lui il saluto non è bastato, avrebbe voluto di più. Poi si può essere d’accordo o no ma personalmente escludo che il suo intento fosse quello di calunniare il Papa. Ravviso nelle sue parole un sincero dispiacere.

                    6. Infatti è stato smascherato in fretta. Non mi risulta poi che dire falsità sia una prerogativa degli stupidi. Anzi direi proprio che è il contrario: chi è estremamente intelligente – basti pensare ai sofisti – trova mille artifici per distorcere e manipolare la realtà. È una questione soprattutto di cattiva volontà, prima ancora che di cattiva conoscenza o di scarsa intelligenza.
                      Il resto è davvero un classico esempio di autoassoluzione e di autentica misericordia “a buon mercato”, senza connessione con la giustizia e la verità (la stessa che viene fatta oggetto di continue allusioni, battutine ed irrisioni). Insomma, se la parole hanno un senso non c’è nulla di male nel distorcere lo svolgimento reale dei fatti o violentare la logica se si è spinti a tanto da un «sincero dispiacere» . Non ha nessuna importanza. Non c’è nulla di male, non serve perciò riparare, scusarsi, ecc. Anzi, si può tranquillamente far finta di nulla e proseguire sulla medesima falsariga, continuando ad affastellare insinuazioni velenose. Infatti Giusi non commenta: ignora e “assolve” direttamente, bontà sua, in nome della “giusta reazione” dopo una “delusione”. O forse solo perché condivide per filo e per segno quanto ha scritto pietro77? Ne arguisco che basta militare dalla “parte giusta” e tutto ad un tratto è possibile sdoganare il sentimentalismo, l’emotivismo e il buonismo.
                      Anche io potrei essere estremamente deluso dalle parole di Giusi. È un buon motivo per attribuirle pensieri, parole, opere o omissioni inesistenti?

                    7. La verità è spesso uno specchio a due faccie, ma si finisce (sempre) per specchiarsi da un solo lato alla volta o peggio, credere che ciò che vediamo riflesso, sia sempre solo quell’unica immagine… quell’unica verità.

                    8. @ Bariom

                      Sono d’accordo con quanto scrivi. Mi piace pensare la verità come una sorta di alleanza tra la parola e la realtà, la fedeltà del verbo all’essere. Ogni volta che questa relazione viene scardinata si fa del propro “io” la misura della verità. Si assolutizzano i propri gusti soggettivi, i propri giudizi. Non vale a nulla poi proclamare con voce roboante la propria fedeltà incrollabile alla Verità. Anche l’ipercattolicesimo di chi si vuole più papista del papa in fin dei conti è una forma di soggettivismo, tanto è vero che confonde l’universalità della verità con la verità come totalità.
                      L’universalità della verità non è la negazione del particolare. L’essere-tutto è invece la fucina dell’assoluto totalitario. La verità, secondo quest’ottica, perde la sua dimensione universale. Acquista valore quantitativo, accumulativo: non ci sono più universalità ma solo generalità, gruppi di individui. Diventa primario perciò compaginarsi col maggior numero di individui simili, che hanno la stessa nostra opinione. Prende avvio la dinamica che l’allora cardinale Bergoglio, nel suo breve “Guarire dalla corruzione”, descrive molto bene: la ricerca di complicità. Chi ha ridotto la verità a misura del proprio “io” cerca soprattutto complici e dà vita a “meccanismi di controllo” del “pensiero collettivo” (nella Evangelii Gaudium papa Francesco parla dei gruppi che nella Chiesa dove «si analizzano e si classificano gli altri» e «consumano le energie nel controllare» in nome di una «presunta sicurezza dottrinale o disciplinare»)
                      Se ci pensiamo è lo stesso meccanismo che sta alla base del proselitismo. Il “proselitista” agisce come se per la Chiesa contasse “fare massa”: far leva sulla “forza del numero”, aumentare di dimensione, reclutare “iscritti”, arruolare, ecc. Se così fosse, la Chiesa sarebbe indistinguibile dal “Grande animale” di cui hanno parlato i filosofi dell’Antichità: l’idolo sociale per eccellenza, il collettivo ipertrofico che schiaccia e annienta il particolare, la persona realmente esistente. Quando i cattolici confondono la Chiesa con un Grande Animale la Verità che annunciano non è più quella di Cristo. Diventa oppressiva, stretta e soffocante perché in realtà è, come dici tu, la propria minuscola verità, a misura del proprio ego. Non libera ma vincola a un gruppo di “complici”.

                    9. Giancarlo

                      @Bariom

                      La verità è la verità, non uno specchio a due facce. La verità è unica, non ci sono molteplici (nel senso di contrastanti) verità.

                    10. Bariom

                      @Giancarlo avrei pututo scommettere un milione di euro che avrei avuto questa risposta da te o da qualcun altro (se fossi uno che scommette).
                      Non pretendo si comprenda il senso di questo mio dire, e non mi lancerò in spiegazioni… ma considera che era un commento all’intervento qui su di Andreas.

                    11. La Verità (quella con la V maiuscola come direbbe Andreas…) è UNA.

                      Le nostre verità (indovinate con che v…) sono come un pallido riflesso in uno specchio, specchio che per lo più rimanda solo il nostro volto quando ci specchiamo e la nostra piccola, parziale, pretestuosa, arrogante, verità.
                      Specchio a due facce dove si specchia spesso anche il nostro interlocutore, stesso riflesso e stessa impossibilità di percepire il riflesso altrui, l’altrui verità.

                      L’unica Verità è Cristo! Se veramente il nostro specchiarci in Lui, rimandasse anche solo un piccolo riverbero della Sua immagine, non staremmo tanto qui a fra la punta all’altrui verità con la nostra verità…

                    12. @ pietro77

                      Mi scuso per le parole che ti ho rivolto. Sono convinto che in fin dei conti tu sia semplicemente vittima del clima avvelenato creato dalla ridda di opinionisti ipercattolici che fin da subito hanno preso ad attaccare la Roccia di Pietro. Purtroppo nulla mi fa più irritare dell’ostinazione di chi vuol piegare la realtà delle cose alle proprie rappresentazioni soggettive, anche se questo certo non giustifica la mia reazione esagerata.

  9. Appropriato dire i il Vangelo di oggi…

    Cosa porta i due discepoli ad allontanarsi da Gerusalemme, abbandonando la comunità, tristi e sconsolati tanto da impedire financo il riconoscere Cristo che gli si accosta nel cammino?

    “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute…”

    Questi discepoli hanno, da buoni Ebrei, le LORO aspettative su Gesù… doveva liberare Israele!
    Attendevano il Messia-Re… e le loro aspettativa sono andate deluse, tutto è finito, tanto più che il Cristo è morto.

    Quante volte restiamo delusi perché Dio, Cristo, la Chiesa, il Papa (si ci metto anche il Papa), non fa le cose che noi ci aspetteremmo, che vedremmo buone… non solo per noi ma persino per gli altri.
    Non fanno in sostanza la NOSTRA volontà?

    Qual’è stata la sostanza della vita di Cristo, nel tempo che ha trascorso come Uomo su questa terra?
    Il fare la Volontà del Padre Suo.
    E Padre Nostro…
    ………………………
    P.S. Indicativo anche cosa porta i “discepoli di Emmaus” a riconoscere Cristo e a ritornare sui loro passi…

  10. Giusi

    E’ la Stampa bellezza!

    Mario Adinolfi

    Il quotidiano La Stampa dedica una paginata, tre articoli ed un richiamo nella parte alta della prima, a una manifestazione con meno di trecento persone a Firenze organizzata da chi sostiene che i figli possono fare a meno di avere una mamma e un papà, bastano genitore 1 e genitore 2. Le chiamano “famiglie arcobaleno” e sono tanto cool. Lo stesso quotidiano non dedica una riga alle quarantamila persone, intere famiglie con mamma e papà e tantissimi bambini, che hanno sfilato ieri a Roma alla Marcia per la Vita. E’ insopportabile. Lo diremo forte e chiaro oggi alle 17 presentando Voglio la mamma alla Camera dei Deputati, entriamo dal portone principale di piazza Montecitorio qualche minuto prima, saremo in tanti. Per entrare alla Camera bisogna essere accreditati, scrivete a adinolfivogliolamamma@gmail.com per avere l’accredito. Per gli uomini è obbligatoria la giacca.

    1. E infatti… così al volo volissimo, guarda dove sono “piombate” Italia – Spagna – Francia!
      Queste sono le nuove “periferie del mondo (cristiano)”…
      Apriamoci per uscire e iniziare una nuova evangelizzazione.

  11. Thelonious

    @pietro77

    ma perché ti preoccupi di cosa fa sorridere Grillini?
    A me interessa, ad esempio, molto di più questo:

    http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/Papa-diritto-bambini-avere-padre-e-madre.aspx

    Grillini sorride anche di questo secondo te (ammesso che l’abbia letto)?
    Se è così buon per lui, ma non credo proprio.

    Quanto alle omissioni, è vero che contano anche le omissioni (così come i pensieri, le parole e le opere).
    Però le omissioni non si valutano in base a quello che noi ci aspettiamo e magari nella realtà non succede, non credi?
    Altrimenti ad esempio, quando Gesù non rispondeva alle aspettative degli zeloti che faceva, peccava di omissione?

    @giusi: che quella di pietro77 sia delusione è evidente, ma il punto è una cosa detta è vera o falsa, lo è a prescindere dal fatto che chi la dice sia deluso, entusiasta, nero o bianco. Semplicemente: vera o falsa. Tutto qui

  12. Giusi

    Andreas tanto rumore per nulla. Non sono entrata nel merito perchè non c’ero. Semplicemente la tua reazione mi era sembrata esagerata cosa che hai riconosciuto anche tu. Tutto qui.

    1. Che io abbia esagerato non cancella il fatto che pietro77 abbia detto delle oggettive falsità e che poi, che senza minimamente scusarsi, abbia perseverato a dirne altre.
      Infatti non è vero che tu non sia entrata nel merito: non solo – nonostante non fossi presente – hai dato credito a una notizia falsa, contribuendo perciò a rilanciarla, ma hai giustificato questo falso come effetto della delusione.
      Perciò vale anche per te: prima di parlare occorre conoscere come stanno le cose, altrimenti si scade in un vaniloquio narcisistico. Che poi tu creda, così facendo, di rendere gloria a Dio è una pura illusione.

      1. Giusi

        Io ho avuto la buonafede di credere a uno che c’era. Ero di comunione, di mio non avevo visto nè sentito niente. Non sono l’Ansa. Commento su un blog. La falsità semmai è una. talmente eclatante e smentibile (infatti è stata smentita subito da Alessandro mi pare) che mi sono sentita di escludere l’intenzione di dirla. Poi magari mi sbaglio. Il resto è un suo modo di sentire e vedere le cose. legittimo quanto il tuo. Son contenta che tu sia in grado di sapere quello che dà gloria a Dio. Io non assurgo a tali vette. Sicuramente non Gliela darò mai. Confido nella Sua infinita misericordia.

        1. Tu dai credito solo a quello che conferma un tuo pregiudizio, appurare come stiano le cose non ti interessa. E infatti le cose non stanno come dici: tu giustifichi una reiterata falsità adducendo come alibi uno stato emozionale. Che il vero e il falso dipendano dai propri gusti soggettivi è l’essenza del relativismo. Di certo non dà a gloria a Dio giustificare ciò che intrinsecamente non è giusto e vero. Dà gloria a Dio agire secondo giustizia e verità. Ma a te questo non importa. Preferisci continuare ad autoassolverti invece che assumerti le tue responsabilità.

          1. Giusi

            Andreas non replico più. Hai troppo livore nei miei confronti, non mi interessa nemmeno sapere perchè. Di fronte al livore mi allontano, mi fa paura.

            1. Non ti preoccupare: conosco bene questi meccanismi. Il vittimismo è un altro classico del genere. Meglio additare il “rancore” e il “livore” altrui che mettersi un minimo in discussione. Continua così, Giusi.

  13. pietro77

    Riavvolgiamo il nastro. Il mio errore: lo ammetto in piazza non c’ero arrivato ma ho postato il commento dopo che alcuni amici mi hanno chiamato in lacrime (ho sbagliato a dire ho visto avrei dovuto dire ho sentito) per dirmi che il Papa non aveva detto nulla, che la gente era delusa e sconfortata. Si sbagliavano (forse per nulla intendevano irrilevante o forse non avevano proprio sentito, come prima opzione opto sempre per la buona fede, io), in ogni caso ho sbagliato, il Papa ha detto qualcosa, poco, molto poco, pochissimo secondo me se commisurato all’evento e all’importanza che possono rappresentare le parole di un Pontefice per il bistrattato fronte pro-life (ha praticamente rivolto il saluto standard che di solito i papi riservano ad un qualsiasi gruppo organizzato di pellegrini presenti all’Angelus). Quindi lo ammetto, tra niente e poco c’è differenza, ho detto il falso, ma siete stati così presi ad inveire per la mia diabolica menzogna (e contro Giusi che non c’entrava niente) che siete passati sopra all’evidente: il Papa ha snobbato la Marcia per la Vita, ed è così evidente che se ne accorto e se ne è rallegrato anche Franco Grillini. Adesso dopo il mea culpa però vi chiedo (se avrete la compiacenza di rispondermi), ma voi veramente siete rimasti soddisfatti delle parole del Papa? Vi sono sembrate appropriate? Non vi aspettavate forse qualcosa di diverso?

    1. Giusi

      E questo conferma che si può dire una bugia per errore non per volontà di dirla che era esattamente la mia impressione.

    2. Riavvolgiamo il nastro versione 2:

      pietro77
      4 maggio 2014 alle 12:46

      Volevo segnalare solo il fatto che il Papa oggi non ha detto una parola sulla Marcia della Vita conclusasi praticamente sotto la sua finestra, né sull’aborto in generale.

      Giusi
      4 maggio 2014 alle 13:51

      Poteva offendersi Pannella…… Ormai l’ho detta. (ormai l’aveva detta – e se la poteva risparmiare…)

      Bariom
      4 maggio 2014 alle 14:01

      Grazie della segnalazione Pietro.
      La prossima volta quando ne parlerà, qualcuno obbietterà che non ha parlato dell’Eucarestia ai divorziati… né sulla crisi della vocazioni “in generale” (??)
      Direi potresti proporti tu per la scaletta degli interventi 😐 😦

      Giusi
      4 maggio 2014 alle 14:06

      Bariom abbi pazienza! Se la Marcia della Vita si conclude sotto la tua finestra e sei Papa qualcosa la dici e che cavolo!
      (altro intervento senza essere stata presente né aver verificato, quindi solo per “partito preso”)

      Poi si scopre che il saluto si c’è stato e allora:

      pietro77
      4 maggio 2014 alle 14:59

      Sì l’ho sentito. Un “saluto” così è peggio che essere ignorati del tutto. (fantastico!)

      Poi la questione Grillini e via discorrendo…

      Ora siamo all’ennesimo passaggio di questa lamentosa vicenda, dove alcuni (non è mai un gran sistema pietro77 rivolgersi al plurale indefinito…) vengono ritirati in ballo:

      “…ma siete stati così presi ad inveire per la mia diabolica menzogna (e contro Giusi che non c’entrava niente) che siete passati sopra all’evidente: il Papa ha snobbato la Marcia per la Vita, ed è così evidente che se ne accorto e se ne è rallegrato anche Franco Grillini.”

      Verrebbe da dire “aridaiie” !!

      Al di là dell’ “inveire” di cui saresti stato oggetto (chi, quando, come e perché, visto che parli al plurale… ma risparmiami l’elenco a questo punto…), il nocciolo è: il Papa ha snobbato la Marcia per la Vita… !!!
      Dolore lacrime e stracciamento di vesti!!

      Oltre al fatto che si è appurato la cosa NON ESSERE VERA, dai nuovamente un giudizio di merito (il Papa ha “snobbato”) e nuovamente assurgi a giudice di ciò che il Papa deve o non deve dire e pure con quanta enfasi
      Ti è chiaro il concetto o ti serve un disegno?

      Morale dello zibbaldone antecedente, venivamo poi resi partecipi del fatto che:
      pietro77
      4 maggio 2014 alle 15:25

      […..] Passo e chiudo (anche con le marce)

      Questo conferma (oltre ad altre cose) che partecipi alle marce di questo tipo per avere un riconoscimento da qualcuno… meglio il Papa e poi che sia un riconoscimento degno di nota (vedi il discorso sugli “scemi” che si son fatti chilometri ecc,ecc.).
      Sei padrone di andare a qualunque marcia per qualsivoglia motivo, ma se lo fai per avere una “medaglia”, o cambi marcia (e ne ingrani un’altra) o appunto “passo e chiudo”… è meglio. 😉

      E questo vale anche per qualunque associazione o movimento, tanto per capirsi (bistrattato o “tris-trattato” che sia…).
      ( Sarebbe come se Costanza smettesse di scrivere i libri che scrive.. perché una volta il Papa non l’ha salutata. 😐 )

      Ti invito pietro77 ad uscire dai sentimentalismi, dalle aspettative di riconoscimenti, che causano inevitabili delusioni (e più alte sono le attese, più cocenti le delusioni e te lo dico per esperienza), delusioni che poi addossiamo inevitabilmente, ad altrui mancanze, vere, presunte… o completamente inventate.

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