Il piacere di grattarsi

di Fabio Bartoli
 Ci sono momenti particolarmente adatti alla riflessione teologica, uno dei più appropriati è quell’istante in cui alla fine della giornata ci si toglie le scarpe. Vi confesso che potrei quasi gridare di piacere quando i miei piedi sudati si liberano della morsa che la convenzione sociale impone. Oltre a quello, naturalmente, il getto vivido della doccia al mattino (non so chi sia il genio che ha inventato l’acqua calda, per me meriterebbe un monumento in ogni piazza: la scoperta dell’acqua calda è stata in assoluto il più grande passo verso la felicità globale del genere umano), il caffè dopo mangiato (con annessa immancabile sigaretta), eccetera.

Comunque qualche sera fa dopo aver liberato i miei piedi mi sono abbandonato per un momento sulla mia poltrona preferita e mi sono concesso una robusta grattata di capo, il triplice piacere fisico procurato da questi semplici gesti combinati mi ha certamente avvicinato a Dio, e non di poco.

Dopo l’estasi naturalmente è venuta la meditazione teologica, in cui ho capito che fondamentalmente Dio è un edonista, non credete a chi vi dice il contrario. Egli ama il piacere, tanto che il mondo ne è praticamente sovraccarico, non c’è quasi sensazione che non possa essere piacevole nelle giuste condizioni, è piacevole una bella passeggiata in una giornata di sole, ma è anche bello cantare sotto la pioggia, come ci assicura Gene Kelly.

Tutto vi darà piacere se siete nella disposizione d’animo adeguata, vi darà piacere la compagnia e la solitudine, il riposo e l’esercizio, il sapere e il non sapere. Gesti semplici come massaggiarsi i piedi o grattarsi la testa se fatti consapevolmente possono essere un vero tripudio dei sensi ed alla fine della fiera ogni piacere ci rimanda al piacere fontale e definitivo, la consapevolezza di essere vivo.  Mi gratto dunque sono mi verrebbe di dire a Cartesio, altro che cogito.

Ora se nel mondo c’è tutto questo piacere come è possibile immaginare che Dio ce ne voglia tener lontani? E infatti non è così, secoli di moralismo (che non è cristiano, ma piuttosto il frutto di un veleno terribile che il platonismo e la gnosi hanno instillato nel cristianesimo, cioè il rifiuto del corpo) ci hanno fatto pensare che a Dio piaccia l’astinenza, niente di più falso! Ne volete una prova? Provate a chiedervi: cosa è il contrario del peccato? Chi sano di mente direbbe che è l’astinenza? Essendo privazione, assenza, in sé l’astinenza è un non-essere, non può quindi essere il contrario di niente, così come l’assenza di male non è ancora il bene. No amici miei, il contrario del peccato non è l’astinenza, ma piuttosto l’amore.

In effetti il peccato non consiste nel piacere, se il diavolo potesse indurci al peccato senza farci provare alcun piacere ne sarebbe ben felice, per sua sfortuna nessuno è ancora riuscito a inventare un modo di tentare l’uomo senza fargli balenare davanti almeno il miraggio del piacere, il piacere quindi dal punto di vista del diavolo è uno spiacevole effetto collaterale. Anzi a dirla tutta non esiste un singolo piacere che sia creato dal diavolo. In sé ogni piacere, tutto il piacere, viene direttamente da Dio, è come un eco del Paradiso qui in terra.

La verità cari amici è che Dio ama il corpo, lo ama così tanto che ne ha voluto uno per sé e sono certo che anche Gesù ha provato l’estasi dell’abbandonarsi al termine della giornata, sfilati i sandali e concedendosi una vigorosa grattata.

A questo punto sono certo che almeno metà dei miei lettori si stiano chiedendo: “ma come? E l’ascesi monastica? E il digiuno? E la mortificazione? Tutto da buttare? Tutto da dimenticare come un cascame della storia?” No, tutt’altro, l’ascesi continua a mantenere un suo ruolo preciso, ovvero quello di essere un allenamento (askesis in Greco proprio questo significa), il fatto è che, come dal punto di vista del diavolo il piacere è un fastidioso effetto collaterale del peccato, dal punto di vista di Dio l’astinenza è uno strumento necessario ad un maggior piacere. Sì cari amici, l’ascesi e le rinunce servono per allenarci a godere ancor di più. Attraverso le rinunce e il sacrificio impariamo a possedere davvero il nostro corpo, ne acquistiamo piena consapevolezza, come direbbero i miei amici buddisti, in questo modo lo liberiamo dall’egoismo per l’amore ed è allora, quando amiamo davvero, quando tutta la nostra umanità è protesa all’amore, che il piacere può sorprenderci inatteso e quindi essere davvero piacevole.

Già, perché il piacere ha questo di particolare, è delicato come l’ala di una farfalla, se lo tocchi non vola più. Prova a cercarlo e ti sfuggirà sempre più avanti, dimenticalo e ti sorprenderà ad ogni momento. Questo dipende dal fatto che non ci appartiene, è di Dio e Dio vuole donarcelo, così ha fatto in modo che se cerchiamo di rubarlo ci sfugge, ma se lo accettiamo come un dono ne avremo così tanto da non poter quasi sopportarlo.

Per chi fosse interessato qui c’ è  un blog di don Fabio e qui ce n’è un altro 

44 pensieri su “Il piacere di grattarsi

  1. Wunderbar, don Fabio!
    Ich hätte jedes einzelne Wort so geschrieben, wenn ich die Gabe hätte, so schreiben zu können.

    Non canto le lodi perché non le ami, ma un sincero complimento sta bene qui. Per collegarmi al Post di Costanza di ieri, non è forse anche così con i complimenti che vengono dal cuore? Che ci ripagano di una giornata nella quale l’80 % era sofferenza, come minimo?
    L’unica differenza sta nel fatto che una persona in vista ne riceve tanti perché conosciuta da tanti, il pericolo sta lì, secondo me.
    Il piacere che Dio ci dà ce lo dà in tutti i campi, il nostro Signore è generoso, è un Gransignore. 😀

  2. E’ interessante che questo articolo prosegue una miniserie sul corpo, in cui tre o quattro di noi co-autori (posso chiamarmi così?) senza esserci consultati abbiamo detto cose molto simili, o comunque complementari. Un bell’esempio di comunione nella varietà!

  3. Bravo FABIO!!! così è che si fa, e che si scrive!!!
    E ti vorrei segnalare, sempre in tema, il libro di Charles Bukowski.
    “Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle”
    Fernanda Pivano intervista Bukowski– SUGARco edizioni

    1. Alessandro

      Meglio sarebbe stato dire: il marxismo è un errore. Punto e basta.
      Se non è attuale il Paradiso non so che cosa sia attuale.

      1. rivoluzione copernicana, riforma protestante, controriforma, illuminismo, rivoluzione francese, rivoluzione industriale,
        marxismo, darwinismo, rivoluzione russa, rivoluzione cinese, intasamento ecologico: pietre miliari(sic!) della storia moderna.
        (dimostrami che l’ippogrifo non esiste)

      2. Eh si, bisogna farglielo notare. Anche se la verità nuda e cruda facesse altre vittime, chi se ne importa…
        Amo l’equilibrio del nostro Pontefice e anche la carità che prevede l’effetto delle parole.

    1. didi

      Grazie cara, ho letto solo ora quì. In effetti ti ho appena risposto di là. Ma che gioia sapere che il tuo pensiero qui è stato per me. Dio come sono fortunata!

      1. Mi intrometto, ancora, ma devo, troppe sono le cose che vengono omesse: ma che discorsi sono questi, cuori infranti, chiamo io chiama lui, ma non scherziamo! a parte il fatto della privatezza di queste cose che andrebbero, appunto, trattate con privatezza, ma mentre il mondo è nella merda uno sta a lamentarsi che un altro non si fa vivo e se ho sbagliato io o ha sbagliato lui eccetra.?Ma non siete mai stai innamorati? Ma non sapete che si sta male a bestia?E allora, per piacere!!!

        1. didi

          Non ti conosco ma sei di un triste che fai passar la voglia di tutto! Qualcuno ti ha chiesto qualcosa? No! E allora vige la legge del FATTI UN BEL PACCHETTO DI FATTI TUOI!!! grazieeeee

  4. Alessandro

    “Il corpo, nella sua mascolinità e femminilità, è “dal principio” chiamato a diventare la manifestazione dello spirito.

    Lo diviene anche mediante l’unione coniugale dell’uomo e della donna, quando si uniscono in modo da formare “una sola carne”. Altrove (cf. Mt 19,5-6) Cristo difende i diritti inviolabili di tale unità, mediante la quale il corpo, nella sua mascolinità e femminilità, assume il valore di segno – segno in certo qual senso – sacramentale; e inoltre, mettendo in guardia contro la concupiscenza della carne, esprime la stessa verità circa la dimensione ontologica del corpo e ne conferma il significato etico, coerente con l’insieme del suo insegnamento.

    Questo significato etico non ha nulla in comune con la condanna manichea, ed è invece profondamente compenetrato del mistero della “redenzione del corpo”, di cui san Paolo scriverà nella lettera ai Romani (cf. Rm 8,23). La “redenzione del corpo” non indica, tuttavia, il male ontologico come attributo costitutivo del corpo umano, ma addita soltanto la peccaminosità dell’uomo, per cui questi ha, tra l’altro, perduto il senso limpido del significato sponsale del corpo, in cui si esprime il dominio interiore e la libertà dello spirito. Si tratta qui – come già abbiamo rilevato in precedenza – di una perdita “parziale”, potenziale, dove il senso del significato sponsale del corpo si confonde, in certo qual modo, con la concupiscenza e consente facilmente di esserne assorbito.

    3. L’interpretazione appropriata delle parole di Cristo secondo Matteo 5, 27-28, come pure la “praxis” in cui si attuerà successivamente l’autentico “ethos” del discorso della montagna, debbono essere assolutamente liberati da elementi manichei nel pensiero e nell’atteggiamento.
    Un atteggiamento manicheo dovrebbe portare ad un “annientamento”, se non reale, almeno intenzionale del corpo, ad una negazione del valore del sesso umano, della mascolinità e femminilità della persona umana, o perlomeno soltanto alla loro “tolleranza” nei limiti del “bisogno” delimitato dalla necessità della procreazione. Invece, in base alle parole di Cristo nel discorso della montagna, l’”ethos” cristiano è caratterizzato da una trasformazione della coscienza e degli atteggiamenti della persona umana, sia dell’uomo sia della donna, tale da manifestare e realizzare il valore del corpo e del sesso, secondo il disegno originario del Creatore, posti al servizio della “comunione delle persone” che è il substrato più profondo dell’etica e della cultura umana.

    Mentre per la mentalità manichea il corpo e la sessualità costituiscono, per così dire, un “anti-valore”, per il cristianesimo, invece, essi rimangono sempre un “valore non abbastanza apprezzato” ”

    (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 22 ottobre 1980)

  5. questo post mi fa pensare alla castità. Che il mondo, vivendola come privazione, non accetta e talvolta nemmeno considera. Cosa ne pensa don Fabio? E Costanza? Cosa mi consigliate di leggere al riguardo? Ci sono dei bei post in giro? O dei bei libri? Sarebbe bello che sul blog se ne parlasse un po’; credo sia un ottimo allenamento per i futuri sposi, oltretutto.

      1. Alessandro

        Tutti gli esseri umani sono chiamati a praticare la virtù della castità. Ogni atto sessuale deve essere casto. I coniugi sono tenuti a essere sempre casti, e talvolta sono chiamati a esercitare la castità astenendosi dall’atto sessuale nella continenza:

        “Ma tra le condizioni necessarie rientra anche la conoscenza della corporeità e dei suoi ritmi di fertilità. In tal senso bisogna far di tutto perché una simile conoscenza sia resa accessibile a tutti i coniugi, e prima ancora alle persone giovani, mediante un’informazione ed una educazione chiare, tempestive e serie, ad opera di coppie, di medici e di esperti. La conoscenza poi deve sfociare nell’educazione all’autocontrollo: di qui l’assoluta necessità della virtù della castità e della permanente educazione ad essa. Secondo la visione cristiana, la castità non significa affatto né rifiuto né disistima della sessualità umana: significa piuttosto energia spirituale, che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione.

        Paolo VI, con profondo intuito di sapienza e di amore, altro non ha fatto che dare voce all’esperienza di tante coppie di sposi quando ha scritto nella sua enciclica: «il dominio dell’istinto mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per l’osservanza della continenza periodica. Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli» («Humanae Vitae», 21).”

        (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 33)

  6. Mi facevano notare una consonanza tra questo post e un <a href="http://berlicche.wordpress.com/2012/03/22/qualcosa-di-buono/"mio recente, in cui spingo la cosa ancora un poco più in là: Dio non solo ci ha dato i piaceri per le cose “utili”, tipo il cibo o grattarsi; ma ha messo il piacere e la bellezza anche in cose che utili non sono, come il profumo dei fiori e i tramonti.
    E’ proprio degli innamorati regalarsi cose che magari non servono, ma fanno piacere a chi le riceve.

    1. in effetti è probabile che la fonte comune sia C.S. Lewis, visto che il tema è uno dei suoi cavalli di Battaglia e nelle “Lettere di Berlicche” (quelle vere) ne parl spesso

  7. Laura C.

    Vi chiedo di pregare per un mio carissimo amico, Roberto B., che è gravemente malato.
    Per favore pregate per lui. Che Dio vi benedica.

  8. Stefania

    Faccio la saputella, scusate, ma “cantare sotto la pioggia” non ce l’ha insegnato Fred Astaire, ma Gene Kelly! E’ un mio mito…è per questo che ci mi sono accorta.

    1. Alessandro

      “bisogna aggiungere che l’errore fondamentale del socialismo è di carattere antropologico. Esso, infatti, considera il singolo uomo come un semplice elemento ed una molecola dell’organismo sociale, di modo che il bene dell’individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, mentre ritiene, d’altro canto, che quel medesimo bene possa essere realizzato prescindendo dalla sua autonoma scelta, dalla sua unica ed esclusiva assunzione di responsabilità davanti al bene o al male. L’uomo così è ridotto ad una serie di relazioni sociali, e scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale, il quale costruisce mediante tale decisione l’ordine sociale. Da questa errata concezione della persona discendono la distorsione del diritto che definisce la sfera di esercizio della libertà, nonché l’opposizione alla proprietà privata.
      L’uomo, infatti, privo di qualcosa che possa «dir suo» e della possibilità di guadagnarsi da vivere con la sua iniziativa, viene a dipendere dalla macchina sociale e da coloro che la controllano: il che gli rende molto più difficile riconoscere la sua dignità di persona ed inceppa il cammino per la costituzione di un’autentica comunità umana…

      Se ci si domanda poi donde nasca quell’errata concezione della natura della persona e della «soggettività» della società, bisogna rispondere che la prima causa è l’ATEISMO. È nella risposta all’appello di Dio, contenuto nell’essere delle cose, che l’uomo diventa consapevole della sua trascendente dignità. Ogni uomo deve dare questa risposta, nella quale consiste il culmine della sua umanità, e nessun meccanismo sociale o soggetto collettivo può sostituirlo. La negazione di Dio priva la persona del suo fondamento e, di conseguenza, induce a riorganizzare l’ordine sociale prescindendo dalla dignità e responsabilità della persona.

      L’ateismo di cui si parla, del resto, è strettamente connesso col razionalismo illuministico, che concepisce la realtà umana e sociale in modo meccanicistico. Si negano in tal modo l’intuizione ultima circa la vera grandezza dell’uomo, la sua trascendenza rispetto al mondo delle cose, la contraddizione ch’egli avverte nel suo cuore tra il desiderio di una pienezza di bene e la propria inadeguatezza a conseguirlo e, soprattutto, il bisogno di salvezza che ne deriva.

      14. Dalla medesima radice ateistica scaturisce anche la scelta dei mezzi di azione propria del socialismo, che è condannato nella Rerum novarum. Si tratta della lotta di classe… Lotta di classe in senso marxista e militarismo, dunque, hanno le stesse radici: l’ateismo e il disprezzo della persona umana, che fan prevalere il principio della forza su quello della ragione e del diritto…

      Tra i numerosi fattori della caduta dei regimi oppressivi alcuni meritano di essere ricordati in particolare. Il fattore decisivo, che ha avviato i cambiamenti, è certamente la violazione dei diritti del lavoro. Non si può dimenticare che la crisi fondamentale dei sistemi, che pretendono di esprimere il governo ed anzi la dittatura degli operai, inizia con i grandi moti avvenuti in Polonia in nome della solidarietà. Sono le folle dei lavoratori a delegittimare l’ideologia, che presume di parlare in loro nome, ed a ritrovare e quasi riscoprire, partendo dall’esperienza vissuta e difficile del lavoro e dell’oppressione, espressioni e principi della dottrina sociale della Chiesa.

      Merita, poi, di essere sottolineato il fatto che alla caduta di un simile «blocco», o impero, si arriva quasi dappertutto mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della giustizia. Mentre il marxismo riteneva che solo portando agli estremi le contraddizioni sociali fosse possibile arrivare alla loro soluzione mediante lo scontro violento, le lotte che hanno condotto al crollo del marxismo insistono con tenacia nel tentare tutte le vie del negoziato, del dialogo, della testimonianza della verità, facendo appello alla coscienza dell’avversario e cercando di risvegliare in lui il senso della comune dignità umana.”

      (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 1991)

      1. Forse mi sono espresso male: dovevo forse dire materialismo storico? (Labriola, un bravo Italiano)
        Che c’è di scandaloso a considerare la storia anche dal punto di vista del condizionamento sociale economico,
        e le persone non solo come persone astratte, in se stesse, ma anche soggiacenti a condizionamenti, appunto,
        per esempio, economici?

        1. Alessandro

          certo le persone soggiacciono a condizionamenti di tipo economico e d’altra natura, ma non sono il risultato, il precipitato di quei condizionamenti e non si esauriscono in essi. L’eccedenza, l’irriducibilità della persona rispetto a tutto i condizionamenti della vita associata non è stata ravvisata dal materialismo storico, che pertanto si rivela fallace.

  9. bellissimo post, davvero,tra le tante cose che condivido(tutte) è l’acqua calda, quando sono sotto la doccia ringrazio Dio e penso a chi non hala possibilità di sentire quel calore che accarezza il corpo. Ho in mente poi un film intitolato “il colore viola” dove una donna di colore dice all’altra:”sono convinta che Dio si arrabbia se attraversiamo un campo di fiori e non ne apprezziamo la bellezza. Ecco, hai ragione, Dio ci fa godere la vita con tutti i sensi, se siamo nel Suo Amore.

  10. Pingback: Chi ama la vita ha i piedi bagnati | La fontana del villaggio

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