di Costanza Miriano
“Salve, sono Pippo Corigliano. Ho letto del suo libro. Mi piacerebbe conoscerla. Se avrà la bontà di incontrarmi possiamo scambiarci i nostri rispettivi volumi con dediche”.
Il primo contatto fra di noi avvenne su Facebook. Quando mi scrisse un messaggio così, Pippo, per me era l’inarrivabile personaggio che era amico del Papa (il Papa con cui sono cresciuta, GPII) e di Navarro Valls, una specie di mito vivente, il prestigioso portavoce dell’Opus Dei, quello che ai tempi del Codice da Vinci aveva dovuto spalare montagne di balle sull’Opera, raccontata come la massoneria cattolica, una specie di mafia in talare. E io tra l’altro il suo libro già lo avevo, non era necessario per me andare a prenderlo, ma era lui che volevo conoscere. Ero emozionatissima all’idea di incontrarlo, mi ricordo che corsi da mio marito annunciando la mia decisione, quella che ogni saggia donna avrebbe preso in una circostanza del genere: vado all’OVS a comprarmi un golfino. (Certo sarebbe stato meglio da Chanel ma si fa quel che si può).
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