Quando Dio è contento

9788852034268

di Costanza Miriano

Quando leggendo un libro ti viene voglia di scolartelo tutto di un fiato per poter subito cominciare a vivere lo spirito che respiri tra le sue righe, be’ secondo me il libro ha fatto centro. Questo è l’effetto che mi ha fatto Quando Dio è contento, l’ultimo libro di Pippo Corigliano. Sottotitolo: Il segreto della felicità.

La ricerca di questo segreto è il filo conduttore, ma la via scelta non è quella teorica che in tanti hanno provato a percorrere. Pippo preferisce, dopo avere dato un’occhiata a qualche teoria, e dopo aver visto che nessuna di quelle bevande toglieva davvero la sete, ribaltare la prospettiva, e partire, invece che dalle teorie, dalle persone contente, dai testimoni della felicità. Bisogna capire da loro quale sia il loro segreto.

Sono i fratelli infatti che ci convincono molto più delle teorie. Sono quelli che si comportano in modo da farti venire voglia di chiedere “dimmi dove vai, ti prego, portami con te, perché anche io voglio essere contento come te”. E il luogo dove vanno, queste persone che risplendono di una serenità speciale, è sempre lo stesso: il luogo dell’amicizia personale con Gesù. Sono persone, quelle scelte dall’autore, di tutti i tipi, dalla donna delle pulizie a pilastri della storia italiana come Ettore Bernabei, passando per Leonardo Mondadori. E va be’, diciamo la verità, così scopro le carte, ci sono anche io, ma secondo me solo perché sono amica dell’autore (anche se la parola amico andrebbe usata con parsimonia, e anche se ci conosciamo da poco tempo, mi permetto di usarla perché abbiamo in comune una persona che ci rende fratelli).

La prima volta che ho avuto a che fare con lui lavoravo a una rubrica del tg3 che si chiamava Punto donna. Il mio caporedattore era una femminista della prima ora, ma, essendo una persona intellettualmente onesta, affrontava anche temi lontani dalla sua sensibilità. Così quando mi chiese di fare un viaggio nella fede delle donne, io cominciai a contattare i principali movimenti e spiritualità. Chiamai vari responsabili della comunicazione, e quanto all’Opus Dei il vaticanista del tg mi diede il numero di Pippo. Non conoscevo nessuno che facesse parte della prelatura, ne avevo più o meno solo letto qualcosa sui giornali. Avevo un’idea vaga della spiritualità di sant’Escrivà, e immaginavo – colpa dei giornali – un’organizzazione severa, misteriosa, impenetrabile. A peggiorare le cose c’era il fatto che questo misterioso Corigliano, mi aveva detto il collega, è un ingegnere. Aiuto. Un ingegnere. E per di più dell’Opus. Sarà cattivissimo, ho pensato. Invece, strano a dirsi, quel signore, conosciuto solo per telefono, fu gentile e super efficiente, con quel modo molto napoletano di fare le cose bene e velocemente, ma in modo lieve, senza fare venire l’ansia (come direbbe un’altra amica, è un ingegnere, ma è rotondo…).

Una decina di anni dopo invece ci siamo incontrati di persona, finalmente, per scambiarci i libri scritti da noi (ma io Preferisco il paradiso già ce lo avevo!). All’appuntamento con un ingegnere così importante si va puntuali, così io mi sono concentrata tantissimo per arrivare con un’ora di anticipo, in modo da beccare più o meno l’ora convenuta, al netto del mio ritardo medio (ce l’ho fatta!). Intimorita e ben risoluta a dire molte cose intelligenti, possibilmente senza fare gaffes, mi sono ritrovata dopo pochi minuti a sganasciarmi dalle risate con una persona mai vista prima che mi ha conquistata con proverbi inventati (credibilissimi) e aneddoti irresistibili. Mi sono così rilassata che all’appuntamento successivo ho tardato una quarantina di minuti, essendomi persa (io generalmente tengo come riferimenti il Tevere, l’Orsa maggiore e le impronte degli stambecchi, cosa che non aiuta tantissimo nel centro di Roma).

Quello che ci accomuna, credo, è il desiderio di parlare di cose preziose con il sorriso sulle labbra, anche se in modi diversi (esattamente, il mio stile è stato ormai definito, con termine tecnico, “scazzafrullone”). E così tra un sorriso, un ricordo, un aneddoto – molti divertenti, alcuni commoventi – nell’ultimo libro di Pippo c’è lo spazio per pennellate di teologia, perle della sapienza di grandi santi, ricordi di grandi maestri, consigli utili di vita pratica. Tanto che sono pagine, come scrivevo all’inizio, che fanno venire voglia di vivere meglio, di riabbracciare, messo il segnalibro, con gioia la vita, qualunque essa sia (c’è anche un capitolo sulla sofferenza).

Insomma, l’altra sera quando i miei figli dicevano che il babbo sa fare tutto, mentre la mamma “è un po’ una pippa, sa solo ridere”, non so, adesso mi viene il dubbio che mi abbiano fatto anche un po’ un complimento (e l’assonanza col nome del mio amico è puramente casuale…).

***

 Libreria Coletti – Intervista a Pippo Corigliano sul suo libro “Quando Dio è contento

 

 

67 pensieri su “Quando Dio è contento

  1. Giusi

    Effettivamente noi cristiani dovremmo essere felici come una Pasqua. Invece sovente si vedono delle facce truci. Forse perchè anche in Chiesa siamo sempre concentrati sulle nostre richieste come bambini capricciosi che vogliono proprio quella cosa lì se no è una tragedia. Dovremmo invece pregare lodando, ringraziando e cantando, dovrebbe bastarci la consapevolezza che il Signore ci ama, che c’è sempre e che ci ha salvato gratis. Questo dovrebbe riempirci di gioia, una gioia contagiosa che dovrebbe attirare le anime a Dio come le api al miele. La gente guardandoci dovrebbe dire: voglio essere anch’io così felice! E invece il più delle volte non siamo santi, non siamo beati e nemmeno testimoni! Eppure quando ciò accade si verificano miracoli. Basti pensare a Chiara Amirante e ai suoi Nuovi Orizzonti. Non per niente il suo motto è: “E gioia sia!”.

    1. cinzia

      Hai proprio ragione Giusi. Noi cristiani dovremmo essere sempre felici. Ops…. ma quanto sono lontana!
      Grazie anche a Costanza.
      Già…. un altro libo da procurarsi e da leggere. Ancor prima del problema della libreria, c’è il problema del tempo per leggere (io ho anche il problema del dormire: no, non soffro d’insonnia…. è che tra lavoro, casa, figlie, marito…. la giornata è sempre troppo corta, e la stanchezza troppa 🙂
      In ogni caso grazie Costanza per questo tuo suggerimento!

  2. 61Angeloextralarge

    Altro libro da comprare! La libreria tra un po’ chiederà i rinforzi.
    Mi piace questa “recensione”. Approvo soprattutto “partire, invece che dalle teorie, dalle persone contente, dai testimoni della felicità”: è quello che mi ha fatto cambiare rotta nei confronti di Dio. Guardando una persona felice mi dicevo: “Peccato che sia un frate!”… ma poi è diventato: “Se è un frate felice è perché Dio esiste!”.
    Costanza: mi insegneresti a tenere come riferimenti l’Orsa maggiore e le impronte degli stambecchi? Il Tevere è troppo lontano da dove abito… Sai… un mio nickname potrebbe essere “santamariadelledisperse”… 😀

  3. Giusi

    Vedo che il problema della libreria è comune. A me però i miei libri non letti danno conforto: ogni tanto li guardo, li accarezzo persino e mi dico: quante cose belle che parlano del Signore ho ancora da leggere!

    1. 61Angeloextralarge

      Giusi: la mia libreria è divisa i due parti. La prima è quella nella vera e propria libreria e lì ci stanno quei libri che ho letto da tempo, oviamente ben suddivisi per argomento, tranne queli dello stesso autore che sono rigorosamente uno vicino all’altro. La seconda è sparsa: sopra la stampante… sopra un mobiletto… sopra un contenitore… ovviamente tutti “buttati là. E’ la seconda parte della libreria che mi preoccupa: tra un po’ scivoleranno a terra! 😳

  4. Elisa Beltramini

    Grazie ancora Costanza !! posso chiedere una cortesia ? Spesso nel blog sono stati segnalati libri molto interessanti, dove potrei reperire una lista di facile consultazione ? Giusto per non dover tutte le volte spulciare il blog (cosa piacevolissima e che faccio spesso, ma un po’ time-consuming specie se cerco qualcosa di specifico !). A proposito Costanza, sono quella della mail infinita…devo dire che Lassu’ hanno davvero molta ironia ( e tempismo), perche’ esattamente un giorno dopo la tua risposta (per la quale ringrazio ogni giorno), e’ cominciata una storia incredibile, tanto bella quanto immeritata. (Insomma, tutto per dire che e’ indubbiamente, da qualche parte nelle pieghe di questa storia nella Storia, sicuramente anche merito tuo e della tua risposta !). Chiedete (nel mio caso “rompete”) e vi sara’ dato !

    1. Giusi

      Tanti sono andati cantando al martirio perdonando i loro aguzzini: per questo bisogna proprio essere cattolici….

        1. silvia

          17 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana la croce di Cristo. 18 La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti:
          Distruggerò la sapienza dei sapienti
          e annullerò l’intelligenza degli intelligenti.
          20 Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? 21 Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22 E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23 noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24 ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
          26 Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. 27 Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, 28 Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, 29 perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. 30 Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31 perché, come sta scritto: Chi si vanta si vanti nel Signore.

    1. Più che pregiudizio direi, da parte dei comuni mortali, timore e tremore (non sempre del tutto giustificati, in fondo bisognerebbe sempre ricordarsi che l’ingegnere non è che un “macchinista” 🙂 ).

  5. Nicoletta

    Costanza, sei una teologa dell’allegria.
    Grazie per farmi sempre meditare con il sorriso sulle labbra, ricordandomi ogni giorno dove tenere lo sguardo.

    1. JoeTurner

      piccola modifica anche per il Padre Nostro: “non ci indurre in tentazione” diventa “non abbandonarci nella tentazione”, e poi il foglietto finisce, spero che nella pagina successiva ci sia “Liberaci dal male”.

      1. Giusi

        Caro Joe, questa modifica è riconosciuta. Perchè non è Dio che induce in tentazione ma Satana. Infatti nel passo del Vangelo che parla del Padre Nostro, tutti i Messalini, anche quello dei Francescani dell’Immacolata (che non sono certo modernisti!), portano questa accezione. Bisognerebbe anche dire ma liberaci dal Maligno perchè tutto il male viene da lui. Questo è il parere anche di Padre Amorth, insieme al ripristino della preghiera a San Michele Arcangelo alla fine di ogni Messa che fu inspiegabilmente abolita da Paolo VI (lo stesso che pure aveva ammesso che il fumo di Satana era entrato in Vaticano!).

          1. Joe non si può parlare esattamente di “versione sbagliata”, anche perché approvata dalla CEI e tutt’ora in uso se ti riferivi alla formula “antica”…

            Riporto un’interessante analisi del prof. Corrado Marucci (Ordinario di Storia dell’Esegesi Biblica al Pontificio Istituto Orientale):

            “Non c’indurre in tentazione”
            ————————————–
            Nei confronti di questa formulazione, l’unica espressa al negativo del Padre nostro, è frequente
            sentirsi domandare anche oggi e da cristiani colti: “ma come può il Dio infinitamente buono di
            Gesù tentare l’uomo?” o “non è forse il demonio che tenta l’uomo?”. Anche in questo caso, molti
            dei problemi realmente presenti o solo evocati da questo testo evangelico vanno chiariti e approfonditi dalla teologia e le soluzioni corrette esposte ai fedeli nella predicazione e nella direzione spirituale. Quanto ai problemi di traduzione, essi sono nella sostanza due, variamente collegati.
            Innanzi tutto quale sia, qui, il senso del termine greco πειρασμός. Al di dentro della letteratura
            biblica non è necessario dare a tale termine una connotazione moralmente negativa (“sollecitazione al male”) e quindi inapplicabile a Dio. Il termine può avere anche il senso di “prova,
            esame morale e simili”xv, col che la nostra frase esprimerebbe l’umile riconoscimento della
            propria debolezza e la preghiera che Dio, al di dentro del suo piano provvidenziale, ci eviti quelle
            prove che tuttavia la tradizione biblica senz’altro mette in conto, in abbondanza, per tutta la vita e
            proprio per volontà divina, come esprime la nota sentenza di Gb “una continua prova (LXX: πει-
            ρατήριon; Vulg.: tentatio) è la vita dell’uomo sulla terra”xvi. Molti esegeti ricorrono in proposito
            ad un senso figurato-escatologico del termine greco, riferendolo alla “grande tentazione finale”,
            quella cioè collegata agli ultimi tempi e all’apparizione dell’Anticristo. Pur essendo tale
            significato ovviamente possibile, lo riteniamo improbabile e poco conforme al contesto, che ha
            appena parlato di pane quotidiano e di perdono di offese ricevute. Una seconda pista per eliminare
            la difficoltà è quella di riformulare il verbo, interpretando il verbo ™iσφέρω, ivi usato all’aoristo
            congiuntivo, come permissivo, col che si otterrebbe il senso “non permettere che
            entriamo (in tentazione)” oppure addirittura “non permettere che cadiamo in preda o
            soccombiamo alla tentazione”. Questa soluzione basata sulla reinterpretazione del verbo viene
            combinata da diversi studiosi con il significato escatologico di πειρασμός ricordato sopra,
            ottenendo così la traduzione “non permettere che soccombiamo nella prova finale”xvii.
            In questo caso il problema della traduzione si presenta particolarmente intricato. Non ci sono
            vere prove che il senso della petizione abbia per oggetto la prova ultima, la tentazione escatologica.
            Ci sono inoltre nella S. Scrittura tante altre frasi nelle quali la distinzione tra volontà
            diretta e volontà permissiva di Dio non è rispettata, supposto che essa convinca fin in fondo.
            Anche l’idea che la forma verbale greca usata da Matteo sia da intendere in senso permissivo non
            si impone al di là di ogni dubbio. È d’altronde innegabile e di non poco momento l’utilità di
            ricordare ai cristiani che la fedeltà a Dio si dimostra normalmente e continuamente nelle prove e
            nelle tentazioni. Dato infine che alcune delle formulazioni proposte sono piuttosto contorte,
            pensiamo che si possa al massimo attenuare la difficoltà del testo traducendo: “non permettere
            che soccombiamo nelle tentazioni” oppure semplicemente lasciando il testo in uso fino ad oggi,
            anche in questo caso rimandando il chiarimento di eventuali difficoltà alle sedi opportune.

            “Liberaci dal male o dal Maligno”?
            ———————————————
            L’alternativa nasce dal fatto che il genitivo πovηρoà presente nell’originale (solo matteano)
            può derivare da un maschile (il maligno, cioè il diavolo) oppure da un neutro (il male). Da un
            punto di vista puramente grammaticale le due traduzioni sono equiprobabili. Anche la traduzione
            latina (libera nos a malo) poteva evitare di sciogliere il dubbio. Ciò è invece inevitabile per
            l’italiano, che finora aveva scelto la seconda delle possibilità. Tra gli esegeti pare di dover
            registrare una certa prevalenza per la prima traduzione (il demonio), che sembra più probabile in
            bocca a Gesù, analogamente ad altri detti matteani (5,37; 13,19; 13,38). Anche in questo caso
            tuttavia non si può sostenere che il concetto di male sia impensabile in bocca ad un ebreo dell’antichità:
            in Mt 5,11; 9,4; 12,35c il senso personale è escluso e il termine greco in questione può
            voler dire solo “male morale”. Il fatto che la mentalità moderna trovi una certa ripugnanza nel
            prendere sul serio parole come “demonio” o “diavolo” potrebbe addirittura far propendere per
            inserirlo in una nuova traduzione italiana. Tanto più se si tien presente che per la teologia biblica
            il demonio, pur non essendo l’unica causa delle tentazioni umane (tali sono anche gli altri uomini
            cattivi e in più la propria stoltezza!), è pur sempre il “nemico della natura umana” per antonomasia.

            L’intero documento sull’intero Padre Nostro qui:
            http://www.chiesadelgesu.org/documenti/061125_Marucci_Padre_Nostro_m.pdf

              1. Giusi

                Nella nuova edizione CEI della Bibbia c’è la seconda formula a dir la verità. Io per mio conto dico: non ci abbandonare nella tentazione ma liberaci dal Maligno perchè mi torna di più da un punto di vista logico ma quando l’assemblea lo dice nell’altro modo (praticamente sempre) mi adeguo perchè non mi va di fare la parte di quella che si distingue. Volevo solo dire che, contrariamente a quel Credo, almeno quest’altra versione del Padre Nostro non appare eretica. Aggiungo questo interessante contributo:

                http://www.et-et.it/articoli/2002/2002_05_25.html

                1. La nuova (ultima) traduzione della Bibbia, secondo alcuni stimati biblisti, ha fatto una “strage” (i Salmi ad esempio, personalmente ora li trovo, illeggibili…)
                  Lo sforzo di portare tutto al livello di comprensione dell’uomo moderno (spesso illetterato e ormai appartenente ad un sub-cultura) a fatto scempio di parecchi brani.
                  Fortunatamente non siamo vincolati a questa o a quella versione.

                  1. Giusi

                    Non faccio un discorso di modernismo ma di contenuti. A me sembra più logica l’ultima. Voglio uscire dall’ottica: tutto quello di prima è meglio, tutto quello che è venuto dopo è peggio. A me per esempio non piace la comunione presa da mani non consacrate e non in bocca, a te sì: non siamo tutti uguali. Vuoi lasciarmi la mia sensibilità religiosa o devo avere per forza la tua? Non volevo innescare una polemica, ho solo voluto dire a Joe che contrariamente a quel Credo almeno quel Pater Noster ha un fondamento teologico, tutto qui. Poi io stessa lo recito insieme agli altri nella prima versione proprio perchè non mi interessa fare polemiche inutili ma quando lo dico da sola lo dico nella seconda. Posso o devo mandarti una richiesta in carta bollata?

                    1. Scusa Giusi, non capisco perché la prendi su questo tono… La mia non era una polemica nei tuoi confronti 😦
                      Per me era un dialogo… Le cose che ho scritto certo erano delle puntualizzazioni, ma magari arriva chi ne sa più di me e mi smentisce (nulla di più facile…) o tu stessa ne sai più di me e chiarisci il punto. Davvero non capisco…
                      Poi si può anche non essere d’accordo, ma dobbiamo fare dei “ping pong” solo con Alvise?

                      Cmq visto che non gradisci i miei interventi sui tuoi, nessun problema mi asterrò… così ti evito la carta bollata 😉 Ciao.

                  2. vale

                    infatti.Figurati,la lunghezza, a volte, è necessaria.ma siccome qui dentro al blog,pare di capire che ci sia abbondanza di persone che hanno frequentato studii classici-ed includo anche chi se li è fatti per propria curiosità personale-, sarà anche vero che è il testo ufficiale della CEI, ma il risultato è ambiguo.( Dio che induce in tentazione?)e il significato palesemente difforme dal buon senso( come la storia del cammello che passa dalla cruna di un ago.si può presumere che Gesù abbia fatto, nella parabola, una battuta di spirito.ma sembra un po’ forzata. più probabile che i primi traduttori-o ricopiatori-non sapessero che con khamal( la grafia da me usata potrebbe non essere filologicamente corretta,eh!)si intendesse una grossa fune o gomena-che al tempo erano fatte anche di fibre animali.cammello incluso.avrebbe più senso visto che Gesù parlava a dei pescatori.e mi viene ,così, spontaneo, un riferimento ai camalli genovesi.gli addetti,ai tempi,sia alle funi di ormeggio che carico e scarico delle navi. se è vero come sembra anche da altri interpreti, la traduzione “cammello” è stata tenuta come tradizione. non vuol dire che non sia errata. anche se della CEI.
                    anche perché, se l’uomo moderno ha difficoltà di comprensione, certe traduzioni e tradizioni non aiutano….

                    1. Giusi

                      Hai ragione Vale. Sapevo anche questa storia del cammello che cammello non è però è rimasto cammello per tradizione. D’altro canto mi sono affezionata: sin da piccola mi figuravo ‘sto cammello: alle elementari (allora non si offendevano i musulmani) ce lo facevano pure disegnare con l’ago vicino. Che bello!

                  3. lidia

                    Ciao Bariom! sai, ascoltando la nuova Trad CEI la trovavo anche io abbastanza orrenda. Più che altro perché alcuni passi biblici me li ricorderò sempre nella versione precedente (tipo non credo riuscirò mai a dire “la parabola dei due fratelli e del padre buono”, x me resterà sempre il figliol prodigo). Ma devo dire che di recente mi sono letta tutta d’un fiato e tutto in una volta Geremia, Isaia dal cap. 40 in poi, alcuni Salmi, l’Apocalisse e brani del Vangelo e del Siracide, e devo dire che mi è piaciuta. Più che altro l’armonizzazione lessicale in tutta la Bibbia, la modernizzazione che se da un lato ha un effetto un po’ straniante dall’altro fa capire bene di cosa si parla. Non credo sarà l’ultima traduzione. Ma non è malissimo. Però sì, ci sono delle parti che mi piacevano di più prima; questione d’abitudine, credo. I nostri figli le impareranno così, in questa versione….

        1. Giusi non fu “abolita” da Paolo VI, semmai fu ripristinata dal Concilio la situazione precedente a Leone XIII che la compose (in seguito alla sua famosa visione) e ne volle la recita in ogni luogo di culto al termine delle Sante Messe.

          Poi, bene, male, giusto, non giusto, entriamo nella solita spirale (come sulla rinuncia di Benedetto XVI) 😦

          1. Giusi

            Ho sempre saputo che la tolse Paolo VI nel 1966, comunque non voglio entrare in nessuna spirale, dico solo che quella preghiera pronunciata da ogni sacerdote alla fine di ogni messa equivaleva ad un esorcismo. Dio solo sa quanto ne avremmo bisogno! Ci saranno stati dei motivi per toglierla ma io non li capisco.

    2. Giusi

      L’ho detto anche in un post passato. Riscontro che le Chiese le riempiono due tipi di sacerdoti: quelli santi (che pregano, si mettono tra parentesi e fanno risplendere Cristo) e quelli divi (che pretendono di far risplendere se stessi). Purtroppo questi ultimi hanno molto seguito anche perchè di solito raccontano che si può fare qualsiasi cosa e allora ognuno si sente a posto. Dopo Natale ho scritto al vescovo della mia diocesi perchè un sacerdote ha detto dal pulpito che lui non crede nel peccato originale e ha invitato tutti, confessati e non, a fare la Comunione (questo il giorno di Natale!). Alcuni miei conoscenti non si confessavano da anni e l’hanno fatta aggiungendo che un tal prete andava bene e che sarebbero andati sempre lì!

      1. Mmmh, un prete che non crede al peccato originale non l’avevo ancora sentito… ho come la sensazione, Giusi, che lì Dio non sia stato troppo contento…

        1. Giusi

          Infatti è terribile! E’ come demolire tutta la religione cattolica! Questo campione della fede l’ho scoperto anni fa per caso ad una veglia di Pasqua alla quale ho assistito personalmente dove a un certo punto, tra le altre cose, ha messo una candela nell’acqua benedetta dicendo: “questo è come un rapporto sessuale”. Risolini in aula da parte del suo affezionato pubblico. E lui: “Che ridete? E’ la cosa più bella della vita!”. Già allora scrissi al vescovo che mi rispose pure e di lì a poco lo trasferì (mai compresa la ratio che spinge ad estendere la cattiva influenza ad un’altra parrocchia). Infatti ha fatto danno anche lì: la parrocchia è piena di giovani, ben contenti di poter fare tutto (è favorevole pure agli spinelli), non confessa perchè dice che non serve a niente: Dio sa già tutto e dal pulpito è uno show dietro l’altro. L’omelia (che più che altro è un ome…sua) la fa aggirandosi tra i banchi col microfonino a bocca….

    1. Giusi

      Si è vero prego ogni giorno anche se delle volte mi viene il sospetto che quelli santi ce li meritiamo poco. Tre anni fa è morto a Padova Don Gino Samaso, un santo, quanto abbiamo pregato! Ma si vede che il posto dei santi è in Paradiso.

  6. Giusi

    Per Bariom. Ma quale tono? Puoi rispondermi quanto vuoi. Non voglio avere nessuna ragione. Ho solo espresso una preferenza. Non sono arrabbiata. E’ che tu delle volte tendi, pacatamente, bonariamente, a voler imporre il tuo punto di vista come nell’altra questione che ho richiamato. Te l’ho fatto semplicemente notare forse in un modo un po’…….. pirotecnico (come una volta mi definì Alvise). Mi puoi dire tutto quello che vuoi, al massimo….. ti rispondo 🙂

  7. 61Angeloextralarge

    Credo che il recitare il Padre Nostro nella vecchia maniera, se l’assemblea lo recita nella vecchia maniera, sia la scelta giusta. A volte è fastidioso, o per lo meno causa di distrazione, il semplice fatto che nell’Ave Maria recitata durante un Rosario in assemblea… alcuni dicono “tuo seno” ed altri “seno tuo”. A me capita così , anzi capitava, e ho faticato non poco ad imparare a non perdere il filo della preghiera.
    Poi, ebbene sì, lo ammetto… amo la Bibbia di Gerusalemme! Cammelli compresi! 😀

    1. Giusi

      Don Gino Salmaso, il sacerdote santo di cui parlavo sopra, ci invitava a pregare all’unisono procurando di non andare uno più avanti dell’altro o più a voce alta dell’altro, con la sua guida pareva proprio di collegarsi con il Paradiso!

    1. Giusi

      Ma che ne sai tu? Ti sto parlando di una realtà particolare che si verificava, essendo vivo Don Gino, in una parrocchia di Padova. Ma era tutto merito suo che ci irradiava con la sua santità. Questo blog non è una chiesa, siamo pecore sparpagliate, senza pastore e soprattutto non stiamo pregando.

      1. “questo blog non è una chiesa”: giustissimo!!!

        …tornando indietro, la Vulgata (e cioè per il popolo ignorante, che siamo noi): “et ne nos inducas in tentationem, sed libera nos a malo”

I commenti sono chiusi.