Se i cattolici restano zitti e cortesi la società diventerà selvaggia più della giungla più nera

di autori vari

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di Pippo Corigliano

Non è giusta la litigiosità all’interno dell’ambiente cattolico perché è in contraddizione con il messaggio di Gesù che ha pregato perché tutti siano uno come Egli nel Padre e il Padre in Lui, e ha indicato nella misericordia ciò che ci fa simili al Padre, addirittura “perfetti” (Mt,5). Queste motivazioni non sono applicabili all’aperta critica che i cristiani hanno il dovere di esercitare verso la cultura dominante sentimental-pagana.

Si dice giustamente che non bisogna “alzare la voce”, che bisogna essere convincenti verso chi non crede, e non solo per chi già crede: il che è vero quando si discorre sul piano culturale. Ma quando si è sul piano politico, di formulazioni di leggi che hanno incidenza sui costumi di vita, il discorso cambia. Se i cattolici restano zitti e cortesi la società diventerà selvaggia più della giungla più nera.

Quanti cattolici hanno votato a favore del divorzio perché non si può imporre l’indissolubilità a tutti? Una delicatezza fuori luogo che ha portato ad una svalutazione del matrimonio e ha aperto la strada all’aborto e al resto. Ora c’è chi vuole imporre ai minori teorie “gender” fin dalle scuole primarie. I genitori, cristiani o no, devono protestare perché a loro compete questo aspetto formativo. In materia di educazione, di vita, di famiglia, di libertà di religione occorre reagire politicamente perché non siamo in un salotto ma stiamo determinando le condizioni di vita dei nostri figli. Occorre pregare, parlar chiaro e agire con efficacia.

fonte: Il blog di Pippo Corigliano

23 commenti to “Se i cattolici restano zitti e cortesi la società diventerà selvaggia più della giungla più nera”

  1. …ognuno determinerà quello che potrà e vorrà determinare o non determinare o anche nulla.
    O bisognerà tutti determinare quello che crede di stare determinando Pippo Corigliano?

    • Ma veramente per il divorzio e per l’aborto i cattolici non stettero zitti ma, contrario, combatterono con forza.
      Se la maggioranza degli italiani voltò loro le spalle (ed anche tanti cattolici che votarono contro le indicazioni della chiesa) non dipese dal fatto che i cattolici non si fecero sentire, ma dipese dal fatto che la società si era ormai laicizzata e che tanti cattolici erano tali di nome ma non di fatto
      Fanfani, come ho appreso da un’intervista TV con la figlia, sapeva benissimo che il referendum per il divorzio sarebbe stato perso, nondimeno combattè la battaglia referendaria con tutta la grinta e la determinazione che lo caratterizzava.
      Quindi: farsi sentire è certamente necessario, ma non è detto che basti. A69

      • A proposito di Fanfani, ecco cosa disse nel 1974, alla vigilia del referendum, quand’era segretario della DC.
        «Volete il divorzio? Allora dovete sapere che dopo verrà l’aborto. E dopo ancora, il matrimonio tra omosessuali. E magari vostra moglie vi lascerà per scappare con la serva!». Uno che aveva l’occhio lungo.

        • @ Vanni

          è vero, è vero, disse quelle parole alla vigilia del referendum, ma come riferì Cossiga in un’altra intervista TV, poco prima di morire (l’ho già scritto in un altro post di questo stesso blog), Fanfani, prima di cominciare la campagna referendaria, in un drammatico colloquio con Paolo VI, manifestò le sue perplessità in quanto riteneva la sconfitta cosa certa. Paolo VI replicò che bisognava comunque tentare per “dare testimonianza”. Fanfani, comunicò questo colloquio nel corso di una angosciosa riunione della direzione DC (cui partecipò Cossiga), la quale, coerentemente, prese la decisione di battersi contro il divorzio. Decisione che fu però contrastata da chi (Rumor) non voleva andare incontro ad una sconfitta sicura. Fu Moro a convincere i dissenzienti.
          Almeno…………. questo è il racconto di Cossiga…………………….. però che l’uomo politico aretino prevedesse la debacle, lo ha confermato anche la figlia..
          Comunque, come mi ha detto un mio amico massone (un alto grado del rito scozzese, peraltro) ed ex socialista: “Non vorrai mica mettere Fanfani e Moro con i “politici” che ci sono oggi?!”
          Le persone di buon senso sanno riconoscere i meriti anche di chi non la pensa come loro. A69

    • No, non bisognerà, ma lui l’ha scritto nel suo blog, un blog cattolico, come questo. O bisognerà determinare di essere tutti d’accordo con te?

      • Scusate, era per chi so io (e lo sa anche lui).

      • Vanni:

        …così Pippo Corigliano:

        “I genitori, cristiani o no, devono protestare perché a loro compete questo aspetto formativo.”

        Io, però, non prtoesto! A me tutta questa storia della ideologia gender mi sembra solo una sfruculazione vostra, forse strumentale al ritorno ai tempi di Fanfani (che Iddio lo abbia in gloria!)

  2. Grazie per la sconvolgente semplicità dei tre verbi finali. Credo che sia importante essere consapevoli del fatto che l’ideologia gender sta prendendo di mira soprattutto il mondo dell’educazione. Non so bene cosa accadde negli anni in cui divorzio e aborto vennero legalizzati in Italia, ma penso che un’offensiva così aggressiva nei confronti dei bambini e dei ragazzi non sia mai stata messa in campo. Con tanto dolore nel cuore, mi trovo a scrivere che i genitori devono vigilare molto attentamente sull’operato degli insegnanti.

    • Negli anni in cui divorzio e aborto vennero introdotti, molte sensibilità furono anestetizzate dal fatto che sembravano esserci problemi più gravi. In clima di guerra fredda, sembrava che l’Italia stesse per passare dall’altra parte della cortina di ferro e che una guerra civile fosse imminente (il che quasi si avverò con gli anni di piombo). La crisi del petrolio e le rivendicazioni sindacali seguite al 1968 avevano appena segnato la fine del miracolo economico. Furono anni brutti, molto brutti, soprattutto per la violenza che li segnò, ma a distanza di un quarantennio quelli che allora potevano sembrare fatti minori si rivelano invece come gli sconvolgimenti più profondi o, comunque, più duraturi. Anche oggi siamo in tempi di crisi, che è anche peggiore di allora, perché più radicale e disperante. E anche oggi questi aspetti rischiano di sembrare secondari a molti.

  3. Ma per il 13 giugno ci farete sapere come partecipare? Per chi viene da lontano è necessario un certo preavviso….

  4. Credo che le considerazioni di Pippo confermino il disagio di tutti i cattolici che oggi non trovano più persone perbene che li rappresentino nelle sedi istituzionali. Pur essendo in questo paese una maggioranza “relativa”, ma sempre maggioranza, abbiamo, prima, sostenuto un partito fondato sul clientelismo (nel quale i pochi puri erano emarginati) spazzato via da un giustizialismo non esente da tanti dubbi e, poi, lasciato che le varie caste e congreghe occupassero il potere pubblico e privato. Adesso nel mezzo di una tempesta neo capitalista che fa arricchire i ricchi ed impoverisce i popoli, noi siamo piombati in pieno medioevo e ….. non ci resta che piangere! Gli uomini di cultura si sono isolati nei moderni monasteri ed il popolo cerca di sopravvivere e di difendersi dai pirati saraceni che non si limitano più alle coste, ma dilagano anche nel cuore del paese. Il Buon Dio ci ha dato un nuovo Francesco che, come il precedente, è un segno importante per la Chiesa e per i cristiani perché sarà l’artefice di un nuovo rinascimento che vedranno e vivranno le generazioni a venire. A noi non resta che pregare.

    • @ Restifar

      è vero che la DC era fondata sul clientelismo, però qualche buona riforma sociale (la riforma della scuola media, l’edilizia popolare ad es.) l’ha realizzata. Il fatto che fosse clientelare era dovuto dall’interclassimo tipico di quel partito, per cui doveva continuamente mediare fra gli interessi contrapposti delle varie classi sociali che componevano il suo elettorato. Tuttavia c’erano delle personalità, come Fanfani e Moro, che erano enormemente superiori sul piano culturale, intellettuale ed anche morale, ai personaggi politici del nostro tempo.
      Inoltre, cosa più importante, prevaleva in quegli anni l’idea che il capitalismo dovesse essere temperato da un certo intervento pubblico sull’economia e che ci volesse un robusto stato sociale. Oggi tutto questo è perduto: il neoliberismo non guarda in faccia a nessuno. L’idea dominante dell’attuale capitalismo rampante potrebbe essere la seguente: “Tutto dentro il mercato, niente fuori del mercato o, peggio, contro il mercato”.
      Ma la cosa che non mi va giù (e l’ho già detto in un altro topic di questo blog) è che uno dei massimi economisti neoliberisti, Von Hayek, abbia potuto definirsi cristiano e cattolico………………………….questa è veramente grossa! A69

      • Non si dovrebbe confondere il “neoliberismo” come termine spregiativo usato oggi per polemizzare contro gli eccessi recenti del mercatismo e della speculazione finanziaria, con il senso classico della teoria economica sviluppatasi negli anni trenta del Novecento. Non solo Hayek ma anche e soprattutto Röpke si dichiaravano cristiani e cattolici. Naturalmente qualsiasi impostazione, quando diventa ideologica, e ancor più quando è impiegata come copertura per farsi gli affari proprio, diviene incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa e più in generale con una corretta visione cattolica.

        • @ Klaus

          il neoliberismo ce l’aveva in sè gli elementi per degenerare negli eccessi del mercatismo e della speculazione finanziaria. Non ignoravano gli economisti, come Hayek (quando parlava di “convivere con la disoccupazione”) a cosa potevano portare le loro teorie. Conoscevano la storia del liberismo economico. Non credo alla loro buona fede.

          Come la chiesa si è affrettata a condannare la teologia della liberazione, perchè ritenuta incompatibile col cattolicesimo, così doveva condannare il neoliberismo, con la stessa energia, e precisare a sigg.ri von Hayek e Ropke che NON potevano ritenersi cattolici, in quanto portatori di idee, “ab ovo” incompatibili (come fu detto a p. Boff) . A69

          • Mi correggo: ho riguardato Ropke (che conoscevo vagamente): le sue posizioni erano più equilibrate di quelle di von Hayek. Quanto detto sopra vale solo per quest’ultimo. A69

    • Il medioevo dev’essere stato un po’ diverso da come lo hanno dipinto Benigni e Troisi, altrimenti il “precedente Francesco” non sarebbe certo venuto fuori. 🙂

  5. “I genitori, cristiani o no, devono protestare perché a loro compete questo aspetto formativo. In materia di educazione, di vita, di famiglia, di libertà di religione occorre reagire politicamente perché non siamo in un salotto ma stiamo determinando le condizioni di vita dei nostri figli. Occorre pregare, parlar chiaro e agire con efficacia.”

    Bisogna ricordarlo anche al Segretario generale della CEI, mons. Nunzio Galantino, che contro l’ideologia del gender ripete le parole chiarissime del Papa e del Presidente della CEI Bagnasco (come potrebbe esimersi?) ma poi, interrogato su cosa intenda fare direttamente e concretamente per contrastare i disegni di leggi discussi in parlamento improntati all’ideologia gender (per dirne uno, il ddl Cirinnà), scantona, glissa, è evidentemente a disagio…
    Che qualcuno scendesse in piazza per manifestare contro questi pastrocchi a Galantino non garberebbe punto, perché così si intraprenderebbe, a suo dire, una “battaglia ideologica” (sic!).

    Morale: “nessuno si faccia troppe illusioni su un sostegno vero – che sarebbe organizzativamente preziosissimo – della Conferenza episcopale italiana in quanto tale (fortunatamente in alcune diocesi ci sono singoli vescovi coraggiosi). Il fatto è che nella Cei, a dispetto della volontà del suo presidente e del Consiglio permanente, qualcun altro – cui è demandato un ruolo organizzativo chiave – ha già alzato, de facto, bandiera bianca.”

    “Nell’introduzione della conferenza-stampa di venerdì, il predetto segretario generale ha solo citato di sfuggita, tra gli altri argomenti trattati nel Consiglio permanente, quello dell’ideologia gender, considerata inaccettabile.

    Sollecitato da noi già con la prima domanda a dire che cosa la Cei aveva e avrebbe fatto concretamente in materia, il Segretario ha subito puntualizzato – con evidente e già ben conosciuto fastidio per il movimentismo spontaneo della società civile – che non si sarebbe trattato di promuovere o appoggiare “mobilitazioni di piazza” e di “condurre battaglie ideologiche”. Guai a parlare di mobilitazione, piazza, battaglia… nel dizionario del segretario generale della Cei devono essere considerate parolacce, delle peggiori…

    Il segretario generale è stato categorico: “La Chiesa intende fare e sta facendo la sua parte” contro l’indottrinamento. “Concretamente come, monsignor Galantino? Con giornate di sensibilizzazione, magari una lettera pastorale?”
    “Con la formazione culturale. Non in maniera ideologica, ma con la testa, in modo razionale”. Perché “la semplificazione è veramente una brutta bestia. Alla fine finisce col far affrontare temi seri, gravidi di conseguenze, in maniera poveramente e disperatamente ideologica”.
    Insomma, abbiamo capito: per reagire concretamente all’attivismo concretissimo dei fautori del gender bisogna far cultura, così da formare le coscienze. “Certo, monsignor Galantino, è vero che una coscienza ben formata è importante….ma perché lo sia ci vuole del tempo. Lei pensa di contrastare l’indottrinamento con i convegni culturali di settore? Lo sa quale grande impatto sull’opinione pubblica hanno tali convegni? C’è invece da affrontare un problema tanto urgente quanto importante, qui e subito!”
    Niente da fare. Per monsignor Galantino c’è da perseguire la formazione culturale, per sua natura a lungo termine. Intanto i fautori dell’indottrinamento svolgono un’azione costante, capillare, invasiva. La nota lobby ha a disposizione i grandi mass-media, le trasmissioni faziose e i dibattiti televisivi squilibrati, certe sentenze della magistratura, l’Europa di Bruxelles e di Strasburgo, diverse Ong di malmeritata buona fama, una bella schiera di politici agguerriti che puntano a far approvare leggi liberticide e contro la famiglia, associazioni di genere che – con la complicità più o meno involontaria della presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Istruzione – si infiltrano in ogni sorta di corsi scolastici, meglio se già dall’asilo.
    Tutto ciò, però, al di là delle dichiarazioni di principio, sembra non allarmare veramente il segretario generale della Cei. Che si rifugia nello stimolo al lavoro culturale, certo necessario ma di tempi biblici, ignorando de facto la volontà di agire subito espressa dal suo presidente e del Consiglio permanente.
    “Sappiate, genitori, che noi pastori vi siamo e vi saremo sempre vicini”, così aveva detto il cardinale Bagnasco. Ma non aveva fatto i conti con il suo segretario generale…

    SUL SECONDO TEMA, QUELLO DEL DISEGNO DI LEGGE CIRINNA’ SULLE “UNIONI CIVILI”. Anche qui, il segretario generale della Cei ha fatto subito dichiarazioni di principio contro il testo, “una forzatura ideologica, (…) un tentativo, ancora una volta, di equiparare realtà che di fatto sono diverse tra loro”, matrimonio e unioni tra persone dello stesso sesso. Richiesto di entrare un po’ più nei dettagli, ha risposto: “Ci sono alcuni particolari che non convincono”. “Quali particolari?” si chiede dalla sala. Nebbia fitta per il segretario generale.

    Conclusione: in tutta Italia cresce sensibilmente la volontà di semplici cittadini, genitori, docenti, associazioni in maggioranza ma non necessariamente solo cattoliche (non le citiamo, perché correremmo il rischio di dimenticarne immeritatamente qualcuna) che vogliono impegnarsi contro il dilagare dell’imposizione dell’ideologia gender. Spesso gli incontri si fanno in sale parrocchiali, che si riempiono di persone assetate di informazione. Ci è capitato di assistere recentemente a una serata presso la parrocchia romana di sant’Ippolito a piazza Bologna: occupati tutti i 300 posti a sedere, si sono dovute aggiungere decine di sedie in fila contro le pareti della sala cinematografica. Un mese e mezzo fa, sempre nella stessa parrocchia, un’altra serata con quasi trecento persone.
    Così capita anche in diverse parti d’Italia: è un vero patrimonio di speranza.

    Però nessuno si faccia troppe illusioni su un sostegno vero – che sarebbe organizzativamente preziosissimo – della Conferenza episcopale italiana in quanto tale (fortunatamente in alcune diocesi ci sono singoli vescovi coraggiosi). Il fatto è che nella Cei, a dispetto della volontà del suo presidente e del Consiglio permanente, qualcun altro – cui è demandato un ruolo organizzativo chiave – ha già alzato, de facto, bandiera bianca.”

    http://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/478-gender-cei-qualcuno-ha-gia-alzato-bandiera-bianca.html

  6. Ma forse la CEI non vuol sentire parlare di mobilitazioni, piazze e battaglie perchè non ritiene che siano mezzi efficaci e opportuni. Potrebbe temere ad es. (la mia è solo un’ipotesi: nella mente del segr. gen. Galantino non ci sono) che eventuali manifestazioni di piazza possano provocare contromanifestazioni e rafforzare il fronte avversario.
    I componenti della conferenza episcopale probabilmente ricordano che mobilitare le masse cattoliche, in ordine ai referendum sul divorzio e sull’aborto, non ha impedito le sonore sconfitte verificatesi.
    Poi, ripeto, per saperlo con precisione bisognerebbe parlare con Bagnasco e Galantino. A69

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