Tredicimila errori finora

 

Costanza Miriano

Mi hanno chiesto qua e là – non schiere di gente, per carità, ma qualcuno sì – di scrivere, dopo quello per le mogli e quello finto per i mariti (è sempre per le mogli), un libro sull’educazione dei figli. Non so cosa nella mia condotta possa avere indotto in qualcuno lo strampalato pensiero che io sia una educatrice decente. Io da parte mia, pur mettendocela tutta, prima di sbilanciarmi aspetterei una venticinquina d’anni (ammesso che sopravviva allo stress di tutti i colloqui con i professori che ancora mi separano dal camposanto).

Comunque, poiché venerdì scorso sono stata invitata a parlare di questo all’ICEF da Pippo Corigliano (è l’amicizia che induce in lui una stima esagerata nei miei confronti), e poiché la cara amica Sabina mi ha chiesto di fare un riassunto, ecco tre o quattro spunti di riflessione che ho messo insieme per la serata, cercando di darmi un tono.

Se calcoliamo, ottimisticamente, che io e mio marito abbiamo sbagliato una sola volta al giorno con ciascuno dei figli, siamo già attestati ben oltre i tredicimila errori educativi. Le madri e i padri, anche quando ce la mettono tutta, sbagliano. Le madri e i padri non sono perfetti, e questa è una buona notizia, perché ci libera dall’ansia di prestazione. Ma la notizia ancora più bella è che noi non siamo i principali attori del processo educativo: il vero Padre è in cielo, ed è Lui che fa il lavoro vero, quello della storia della salvezza dei nostri figli, lavoro che essendo una storia non dura solo un attimo (sennò si chiamerebbe fotografia della salvezza).

L’altra buona notizia è che per essere buoni genitori non serve avere appreso una buona tecnica, ma è necessario essere buone persone, e per essere buone persone (e felici) è necessario essere buoni cristiani. È sempre sul lavoro su noi stessi, dunque, che si fonda quello educativo.

I bambini sono, come li chiama Edith Stein, “adorabili tiranni”: tendono cioè a ottenere il massimo del piacere col minimo sforzo. D’altra parte la loro anima è anche “naturaliter christiana”: hanno scritto nel profondo il senso del bene e del male. C’è insomma in loro, proprio come in noi grandi, il dualismo di cui parla San Paolo nella lettera ai Romani, nel famoso passo: “non compio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio”.

La nostra vita, quella dell’uomo, è dunque un allenamento – portare a termine la corsa, combattere la buona battaglia – un lavorare su noi stessi per far morire la parte umana, e far fortificare la vita di Dio in noi, che è il senso del Battesimo, la possibilità di diventare figli di Dio. Noi possiamo fornire ai figli i rudimenti di questo lavoro che però poi anche loro devono fare da soli, proprio come noi. Allenare i loro muscoli, rafforzarli. E quindi mettere delle regole, avere il coraggio di non risparmiare loro tutte le sofferenze e le frustrazioni.

La cosa fondamentale, infine, il cuore del lavoro educativo è introdurre i nostri figli al senso del sacro, mostrare loro che c’è qualcosa di davvero sacro, e che in quest’arca misteriosa si può entrare, in punta di piedi ma si può davvero, da quando Gesù è venuto. Il punto di Archimede della storia è lui, l’unica via verso la presenza santa e inaccessibile di Dio. Per questo è importante parlare di lui ai bambini con serietà, non dipingendolo come un bambinello biondo, melenso, ridicolo, poco più di un pupazzetto. E poi cercare di favorire incontri con persone significative, con qualcuno che porti anche a loro come è stato per noi l’annuncio della fede.

A un certo punto poi bisogna assumersi il rischio educativo, avere il coraggio di lasciarli sperimentare, di stare in panchina senza entrare in campo anche quando si vede chiaramente che i figli stanno sbagliando, col cuore sanguinante in mano, quando non c’è altro da fare che aspettare e pregare.

Qui la mia saggezza si ferma, perché a questa fase non ci sono arrivata, e davvero qui la mia è solo teoria, solo nobili parole (lo so già che pedinerò i figli appostandomi agli angoli con impermeabile e baffi finti). Volevo però citare il passo del Vangelo di Luca, in cui tornando da Gerusalemme Maria e Giuseppe perdono Gesù, perché lo credono insieme al resto della carovana, al sicuro. Anche i nostri figli a un certo punto possono perdersi, quando noi li crediamo al sicuro con il resto della carovana, cioè con i coetanei. Volevo citarlo, dicevo, ma non l’ho fatto perché prima di me di questo aveva parlato con la massima competenza uno straordinario sacerdote, don Ugo Borghello, che da una vita fa il direttore spirituale proprio di ragazzi adolescenti, e che nonostante i suoi settantasei anni è sicuramente parecchio più giovane di me. Sarà la vicinanza con i ragazzi. Su di lui un altro post.

Infine ha tirato le conclusioni Emilio Fatovic, rettore del Convitto nazionale, che ha parlato del suo ruolo con grande energia, saggezza, trasporto. È un uomo che ha fatto del lavoro educativo tutta la sua vita (da maestro elementare, a professore delle medie, poi del liceo, poi vicerettore, infine il ruolo più alto) e che continua con passione a insegnare ai suoi ragazzi a essere curiosi, a sognare, e a perseverare nel sogno. Quando era bambino, orfano, allievo a sua volta del convitto, sognava di diventare rettore, forse perché il suo era stato per lui come un padre. Ha perseverato, lavorato, e ha realizzato il sogno. Mi ha fatto venire voglia di tornare a scuola. Stesso effetto anche a Pippo Corigliano. Ma, come ha detto lui, bisogna prima vedere se superiamo il test di accesso.

91 pensieri su “Tredicimila errori finora

  1. angelina

    La trilogia, ci sta tutta. E se questo post è un piccolo saggio sul tema, ne vale certamente la pena!!
    Mi aggiungo volentieri ai richiedenti. Anche se, come saggiamente dici, a un certo punto non c’è altro da fare che aspettare e pregare. Col cuore sanguinante, è proprio così. Cercando di non lasciarsi sopraffare dalla tentazione (diabolica) di ….dunque, vediamo, tredicimila per venti anni? duecentosessantamila sensi di colpa. E guardare sempre ogni cosa con occhi buoni, positivi.

  2. Spero che questi suggerimenti che hai puntualmente proposto che sono in realtà degli insegnamenti veri e propri ci inducano a concentrarsi maggiormente sul migliorare il nostro essere cristiani senza concentrarsi eccessivamente sui figli, non mettere cioè al centro della nostra vita loro, d’altronde è risaputo che l’esempio che diamo è il principale messaggio educativo.
    Riguardo all’esempio è opportuno sottolineare che anche un pessimo comportamento di un genitore può indurre un figlio a far comprendere che quella non è la via da seguire, e grazie alla coscienza personale a far si che il seme della grazia divina fruttifichi anche laddove non ci sia una concimazione appropriata.

  3. Mario G.

    Grazie Costanza per questo “anticipo”… sui figli.
    E’ di conforto e sostegno e, perché no, di guida in questa nostra parentesi in cui abbiamo a che fare con figli adolescenti dove il detto di Edith Stein, a volte è anche troppo generoso…

    Si deve resistere e pregare, testimoniando con la propria vita più che con le parole. So dirlo ma molto meno farlo…

  4. Maxwell

    – 38 ore circa all’autografo sul nuovo libro !!!!!

    (spero che dopo 2 incontri consecutivi e alle 23.15 avrai ancora un barlume di lucidità per mettere una X !!!!!! 🙂 )

  5. daniela saccone

    Costanza sei stata bravissima anche l’altra sera all’Icef, io c’ero e ho confermato la mia (e di tanti altri) opinione su dite : dolce, profondamente sincera e semplice da spiazzare qualsiasi resistenza…!!!!!! Continua così, ad maiora, contiamo sulla tua opera ‘educatrice’…..

  6. Una piccola pennellata su un tema vastissimo e complesso. Complesso quanto lo è ognuno di noi e complessa ogni vita (complessa non necessariamente complicata anche se molte lo sono) e quelle dei nostri figli sono vite a sè stanti, diverse dalle nostre per quanto dalle nostre prendono, nel bene e nel male un’impronta molto forte.

    I bambini sono, come li chiama Edith Stein, “adorabili tiranni” – affermazione che condivido 😉

    “…ma è necessario essere buone persone, e per essere buone persone (e felici) è necessario essere buoni cristiani.” – affermazione che condivido meno. Anzi direi per nulla.

    Per essere buone persone non è necessario essere buoni cristiani. Il mondo (grazie a Dio) è pieno di persone buone NON cristiane… molte, ma molte, certamente più buone di me che pur mi dico (e spero di essere) cristiano. Vero è che l’essere Cristiani rende persone migliori e più buone (si spera, almeno quello :-)) e felici, certo.

  7. JoeTurner

    “Il mondo (grazie a Dio) è pieno di persone buone NON cristiane… molte, ma molte, certamente più buone di me che pur mi dico (e spero di essere) cristiano”

    sta tutto nello scarto tra quel “dico” e quel “essere” cristiano. E comunque essere veramente cristiani non ci renderebbe migliori, ci renderebbe santi.

    1. D’accordo con te che lo scopo dell’essere cristiani è quel diventare Santi, dobbiamo assolutamente avere questa méta. Ma non si diventa Santi in un attimo Joe, come dice bene Costanza: è un percorso, un film piuttosto che una fotografia.
      Allora spero di potermi annoverare tra i cristiani, anche tra i “buoni cristiani”, ma sono sicura di non poter classificare Santa, manca molta strada e molto lavoro su di me!
      E nel mio caso, sarei veramente cattiva senza il cristianesimo nella mia vita. Conosco invece persone che sono molto buone anche non essendo cristiane e posso immaginare che meraviglia sarebbero se diventassero!
      Il punto è che non basta essere buoni: come dice Costanza, dobbiamo ispirare nei figli il desiderio di Dio. Queste “buone persone” che oggi nella nostra società non sono cristiane in realtà sono cresciute nella cultura cristiana. Oggi che oggi questo dono ricevuto dai loro antenati non lo trasmettono ai loro figli. Ora, si sa, non si può vivere di redditi a vita… Prima o puoi diventeranno meno “buone” e più barbari.

    2. @ Joe il mio “dico” ha la stessa valenza dell’uso del tuo condizionale quando scrivi “…ci renderebbe santi”.
      Non so se rendo…

      Non ho problemi all’affermare di “essere” cristiano e per giunta cattolico, ma quanto a esserlo come “immagine di Cristo” (questo è – o di nuovo “dovrebbe” essere – il cristiano) per gli altri, ci vado piano… saranno gli altri a giudicarlo.

      La santità poi è un punto di arrivo, un lungo cammino e non è detto ci si arrivi, ma la tensione a quella meta è diciamo d’obbligo e a Dio gradita. Durante questo percorso, Dio ci dà anche di essere persone “migliori”, più buone, più misericordiose, più umili, più aperte, più disponibili, più gioiose (e potrei continuare)… o no?

      Ma ribadisco, ci sono persone al mondo, umili, gioiose, aperte disponibili ecc, ecc, che non sono cristiane (e ciò non toglie che anche per loro è la chiamata a diventarlo). D’altra parte dobbiamo ogni tanto convincerci che Cristo a chiamato noi, perché siamo “noi” i malati, i ciechi, gli storpi, per cui è venuto.

  8. “L’altra buona notizia è che per essere buoni genitori non serve avere appreso una buona tecnica, ma è necessario essere buone persone, e per essere buone persone (e felici) è necessario essere buoni cristiani.”

    A parte la gratuità di questa affermazione… ma, prima cristiani e poi buoni, o prima buoni e poi cristiani, o non possono esistere cristiani veri non buoni, e quindi buoni cristiani sta a significare cristiani veri, o cristiani cattolici?

    p.s. ma a noi qui nessuno ce l’ha mai voluto portare come è stato per lui l’annuncio della fede.

  9. Franca 35

    Il fatto è che figli si nasce e genitori si diventa! A fatica, appassionatamente, sbagliando in continuazione. E’ una avventura senza fine, esaltante e stressante, piena di speranza, con una forza da leoni e un timore costante. Sì, Dio ci aiuta sempre, non solo i cristiani, perché i genitori senza l’aiuto di Dio (consapevoli o no) sarebbero una frana…Con un sorriso e tanto coraggio, alla fine ci si fa. E poi è come quando si impara a leggere: una volta imparato leggi in continuazione, le insegne dei negozi, le scritte sul tram, i segnali stradali, così senza farci caso. Così è diventare genitori, ormai non si torna più indietro, (e neanche lo vuoi) DEVI ANDARE AVANTI, ed è questo il bello della vita. Buona settimana a tutti.

  10. Il buon cristiano non si identifica con chi semplicemente va a Messa. Il buon cristiano nell’accezzione che intendo io è colui che si comporta come Cristo comanda. Sicuramente ci possono essere dei bravi genitori educatori non cristiani ma immancabilmente mancando anche uno solo dei comandamenti non saranno dei genitori perfetti a meno che non ci sia qualcuno che pur non avendo il dono della Fede sia così illuminato dallo spronare i propri figli a cercare la Fede come bene supremo e utile alla sua salvezza eterna in considerazione che la spiritualità sia comunque un bene per l’uomo. La Fede è sempre un arrichimento anche per dare un significato alla sofferenza e alla morte.

    1. @exileye perdonami, ma perché il cristiano non manca mai a nessuno dei comandamenti? Chi dice che non ha peccato fa di Cristo un bugiardo!

      “..non saranno dei genitori perfetti”. Chi lo è? “Noi” (cristiani) lo siamo? Io no credo stia qui il punto.

      Lo sprone a cercare Dio ovvio c’è nei genitori che hanno Dio per Padre… e anche qui ci sarebbero tante inadempienze in tanti genitori – perché le vocazioni sono tanto in crisi? Non diamo la colpa sempre solo al “mondo”.

      Alla fine solo una resta come certezza: l’ Unico Buono e Perfetto è DIO.

      A noi uomini rimane (e non è poco) riverberare questa Bontà e Perfezione, secondo il nostro stato, la nostra fede – o non fede, la nostra storia e il nostro cammino di Santità… e con tutti i nostri limiti, visto che, come sappiamo, anche il Santo pecca settanta volte al giorno.

  11. Chiara Segalla

    mia madre non è cristiana
    tantomeno cattolica ma è una madre esemplare e ringrazio il Signore che me l’ha donata

    ho letto in altri scritti della Padrona di Casa di questo blog che li favorisce la delega a tate e varii aiuti nella cura della casa e dei figli

    Ovvio che lavorando full time gli aiuti sono necessari ad una famiglia

    noi nel ns umile appartamento con padre unico a lavorare e madre casalinga (ma laureata in discipline ahimè umanistiche, ma neanche lettere, no peggio…..)

    non abbiamo aiuti esterni pagati

    abbiamo una bns sorella in Cristo che ci ha donato il suo tempo per aiutarci con lavatrici e altro lei che ha 6 figli….una santa del nuovo millenio e ciò sia detto senza ironia

    alle volte penso che sia la mia volontà di autoaffermazione o solo di sentirmi viva il fatto di scrivere….anche in questo blog

    alla fine la voglia di scappare via da questo paese che non ama e non rispetta i propri padri e non cura iprori figli si fa ogni ora più forte

    nonostante i sorrisi che la lettura di Costanza Miriano mi scucisce

    vorrei avere la sua sublime dote che invio anche ai britannici

    lo humor

  12. Costanza Miriano

    Nessuno è buono se non Dio. le persone possono avvicinarsi alla bontà. Abbiamo tutti un’anima naturaliter christiana. Ma le persone che conosco e che funzionano davvero, che sono capaci di dare la vita alle altre persone anche quando amare significa andare contro la propria natura umana sono tutte cristiane “Se anche voi che siete cattivi potete dare cose buone ai vostri figli…” Gesù ha detto “senza di me non potete far nulla”. O ci crediamo oppure no.

    1. Chiara Segalla

      “le mie vie non sono le vostre vie…” cito a memoria un Salmo
      chiedo aiuto per i versetti….

      quando Io cerco di convertire gli altri non vedo la grossa trave che sta dentro il mio occhio
      esattamente tra l’occhio e la lente dell’occhiale

      di rado indosso lenti a contatto….

      solo le belle signore lo fanno…..; )

      e io bella non sono mai stata

      signora…beh, lo sono diventata de iure

      poi, de facto è tutta un’altra cosa

    2. chiara

      io credo
      l’ho ripetuto ieri con il Padre Vescovo Antonio e so magari vedere la Bontà del Signore nella mia vita

      Mia mamma e milioni di altre persone non vedono Dio

      Non lo vedono e non lo cercano
      Non Gli parlano e non Lo riconoscono

      Eppure, pur non confidando in un Giudice che verrà alla fine dei tempi, si comportamento rettamente.
      Non frodano, Danno a Cesare quello che a lui spetta. Non mentano.
      Aiutano orfani e vedove. Non mormorano.
      Non rubano. Onorano i genitori. Non invidiano cose o persone. Non tradiscono. Non nominano il nome di Dio invano. Non commettono atti impuri. Non dicono falsa testimonianza.

      Che il Signore perdoni i loro peccati.

      Anche se grandi.

    3. Questo è un discorso diverso (o almeno così a me appare) e più chiaro, della affermazione iniziale con cui dissentivo e che sottoscrivo.
      E’ avere “in odio” la propria vita, è l’Amore al nemico alla fine che fa la reale differenza (che è andare contro la propria natura). Queste cose, senza Cristo non te lo puoi dare.

    1. C’è una concezione “giuridica” e un “di vita”

      Nella vita molti “battezzati cattolici” non sono cristiani nei fatti, nelle scelte e nei comportamenti.

      Quindi per me “persona cristiana” è colui (o colei ovviamente) che è “immagine di Gesù Cristo”. Va anche detto che senza Battesimo (lo stesso Cristo si è fatto battezzare e ha inviato i Suoi discepoli nel mondo per farlo agli altri) e Battesimo in Cristo, non si può essere pienamente “immagine di Cristo” e quindi “Cristiani”.

      1. xsara72

        @Barion, grazie, sono in parte d’accordo con te. Ma nello specifico, quando si parla di persone che “funzionano davvero” e che sono tutte cristiane, si sta usando la concezione “giuridica” o “di vita” del termine cristiano? di chi si sta parlando?

  13. Franz

    Buon cristiano è chi VUOLE esserlo. Cioè chi, pienamente consapevole della propria insufficienza, della propria natura corrotta, della propria inettitudine e dunque in piena umiltà, ma con ragione vigile e cuore aperto, si affida speranzoso alla misericordia di Dio. Chi vuole essere cristiano è una buona (non brava, non perfetta) persona: sbaglia ma non dispera; inciampa, cade, ma conosce la strada maestra. Ha chiara la meta e la indica ai suoi figli. Quindi è un bravo genitore, senza alcun merito. Perché “…noi non siamo i principali attori del processo educativo: il vero Padre è in cielo, ed è Lui che fa il lavoro vero, quello della storia della salvezza dei nostri figli…”. Se ci siano altre strade, Dio solo lo sa. Personalmente, non mi interessano.

        1. Caro admin, semplicemente perché ho visto l’intervento di Franz prima di quello di Costanza, anche se lei lo ha scritto solo qualche minuto primo, semplicemente perché non si può stare sempre “sul pezzo” ogni secondo… poi forse lo avrei fatto forse no. Penso mi sia concesso e spero anche non vi si leggano dietro altri motivi reconditi. 🙂

  14. Raffaella

    “A un certo punto poi bisogna assumersi il rischio educativo, avere il coraggio di lasciarli sperimentare, di stare in panchina senza entrare in campo anche quando si vede chiaramente che i figli stanno sbagliando, col cuore sanguinante in mano, quando non c’è altro da fare che aspettare e pregare” Del “rischio educativo” parlava anche un mio vecchio amico ed è anche il titolo del suo libro che mi è più caro… L’ho mandato quasi a memoria (fin dal tempo in cui ero solo figlia) eppure mi ritrovo come dice Costanza, col cuore sanguinante in mano (e lo stomaco non ti dico nemmeno come). I figli non sono nostri e allora perchè noi genitori, le mamme soprattutto, continuano a credere che siano nostri i loro errori? Non saprei, è un tema così delicato che bisona proprio lasciarlo a chi ha attraversato il Lete del dolore ed è uscito a raccontarcelo. Pregare è l’unica cosa che mi sembra essere capace di fare.

    1. Angelina

      Vero, cara Raffaella. Puoi persino arrivare a “litigare” con Dio e i suoi tempi. “Fino a quando, Signore?” E continuare a sperare, in silenzio.

  15. Bariom, il tuo sottoscrivere Franz e me non concorda con quanto hai scritto prima:

    “…ma è necessario essere buone persone, e per essere buone persone (e felici) è necessario essere buoni cristiani.” – affermazione che condivido meno. Anzi direi per nulla.

    Scusa se puntualizzo. Non che mi sia risentita per la tua non condivisione, ma il tema secondo me è fondamentale. Essere cristiani è tutta un’altra cosa dall’essere brave persone.

    1. Scusa Costanza, ma non capisco…

      “Essere cristiani è tutta un’altra cosa dall’essere brave persone.” Assolutamente si! Concordo.

      “…ma è necessario essere buone persone, e per essere buone persone (e felici) è necessario essere buoni cristiani.”

      è il virgolettato del tuo scrivere all’interno dell’articolo. Proprio perché essere brave (o buone che dir si voglia) è altra cosa perché per esserlo è necessario essere buoni cristiani? Non esistono brave/buone persone NON cristiane?

      Dov’è il mio contraddirmi?

      Poi, comprendimi, non è per aver ragione (che potrei anche aver torto…) e per capire di che stiamo parlando 🙂

  16. Con quel mio virgolettato non concordavi. E invece per me è fondamentale.
    No, non esistono buone persone se non cristiane, perché nessuno è buono se non Dio solo. Quindi è buono solo chi – e nella misura in cui – vede la sua povertà e la butta in Dio.
    Brave persone ci sono, sì, ma è un’altra cosa.

    1. 61Angeloextralarge

      Costanza: concordo, in particolare con “Brave persone ci sono, sì, ma è un’altra cosa”. credo che alle brave persone, aggiungere Cristo, sia una completezza.

    2. g.maria

      Concordo con xsara, bisogna capire chi sono i “cristiani”. Io direi che “cristiano” e’ colui che compie la volonta’ di Dio. E questa persona potrebbe benissimo ignorare il Vangelo di Cristo e la Chiesa…

      1. CFK

        io invece direi che Cristiano è Ronaldo.
        Lo so come battuta è una cagata, ma non è peggio di quella di g.maria!

    3. Ok, allora la discriminante è tra brave e buone…
      Ma se buono non è nessuno tranne Dio e non ci piove visto che cristo ce lo ha rivelato, anche il cristiano di per sé non è buono se non in tanto e in quanto la sua unione con Dio lo fa partecipare al Suo Essere nei modi e nelle forme che conosciamo e che la Chiesa ci insegna a credere.

      Ma ci sono anche modi che appartengono del tutto alla Magnanimità di Dio, e che anche il Catechismo riportato da xsara72 sotto riporta, per i quali io non mi sento di escludere e fare quindi affermazioni categoriche, secondo le quali un Uomo non può essere buono, o per meglio dire avere atteggiamenti di bontà o compiere il bene (nessuno e sommamente e interamente buono neppure i Santi), se non cristiano.

      Compiere il bene poi cos’è?, Un’azione che deriva dall’Amore e, senza entrare nella disquisizione di che tipo di amore ecc ecc, forse che l’Amore Dio lo dona solo ai cristiani? Io non mi sento di affermarlo e non mi sembra vero nei fatti.

      Poi c’è amore e amore, amore perfetto e adombrato dall’egoismo (che in tutti alberga), ma per fortuna chi “tiene la bilancia” non siamo noi e noi, che abbiamo ricevuto di più di questo “di più” dovremo render conto.

      Non riesco a vedere un mondo tutto bianco da una parte, non solo nei fatti ma anche in linea “teorica-teologica”, e uno tutto nero dall’altra. Tutto qui.

      Poi io me ne andrò ramingo con la mia pia illusione e speriamo di stare dalla parte giusta 😉

      1. Tanto per chiarire: ciò non toglie che anche l’ “uomo buono” (che sappiano non esserci in assoluto, ma tanto per capirci…) è chiamato a conversione e a conoscere Dio.

      2. xsara72

        Sono d’accordo. Ci sono persone non battezzate che agiscono secondo la volontà di Dio, anche se non la conoscono. Possiamo dire che abbiano una fede implicita? Essere cristiani (battezzati), secondo me, non è tanto relativo all”essere buoni” quanto al sapere e al riconoscere da dove proviene il bene.

    4. Chiara Segalla

      per ora, io peccatore, vorrei spererei che in questo povero piccolo pianeta almeno ci si desse questa piccola meta da raggiungere: essere brave persone. Bravi cittadini. Uomini retti. Probi hominem.

      poi il Signore è grande e misericordioso, lento all’ira e grande nella misericordia

      chi sono io per aggiungere una iota o toglierla

      ?

      non lo fece neanche Ioshua Bar-Josif.

    5. Chiara Segalla

      per ora, io peccatore, vorrei spererei che in questo povero piccolo pianeta almeno ci si desse questa piccola meta da raggiungere: essere brave persone. Bravi cittadini. Uomini retti. Probi hominem.

      poi il Signore è grande e misericordioso, lento all’ira e grande nella misericordia

      chi sono io per aggiungere una iota o toglierla

      ?

      non lo fece neanche Ioshua Bar-Josif.

      1. chiara

        homines
        non hominem

        e a Costanza Miriano, cristiana, sposa, madre, scrittrice, dico:

        “non tramonti il sole sulla nostra ira, sulla mia, sulla sua…ho i bambini che sono qui a strepitare…

        se lei abitasse vicino a me, in questa giornata che mi induce alla malinconia, le offrirei un tè o una tisana, ho anche il cardamom che mi hanno dato i monaci …

        digestivo

        sa leggermente di bergamotto…cedro

        anche da addolcire con miele”

        ma non è così

        e questo desiderio pacificatore rimane una mia pia illusione

        pia illlusione

  17. 61Angeloextralarge

    Costanza!!!! Quoto questo post come primo capitolo del prossimo libro, che spero sia intitolato “Onore il padre e la madre”.

  18. Se posso … si può essere “brave persone” del tutto inutilmente. E’ ancora il discorso di quelche giorno fa: fede e opere. La fede senza le opere è incompleta, ma le opere senza la fede? Onanismo! Puri esercizi di umana retorica come la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la religione civile, la virtù civica, … Perché mai dovrei amare il prossimo come me stesso, se non perché credo in Dio? Di qui, anche, interrogativi angoscianti: dove finiranno i “giusti” che tuttavia non credono in Dio? Ignoro cosa dica il magistero della Chiesa sul limbo, ma i miei lontani ricordi danteschi sono inquietanti al proposito. Di certo sappiamo solo una cosa, perché ce l’ha detta Gesù: nulla è impossibile a Dio.

  19. xsara72

    Lascio parlare il Catechismo:

    1260 « Cristo è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina, perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale ».59 Ogni uomo che, pur ignorando il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cerca la verità e compie la volontà di Dio come la conosce, può essere salvato. È lecito supporre che tali persone avrebbero desiderato esplicitamente il Battesimo, se ne avessero conosciuta la necessità.

    Sarebbe interessante soffermarsi su quel “nel modo che Dio conosce”.

    metto anche il pezzo sul limbo, oggi mi sento buona:

    1261 Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio, « il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati » (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: « Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite » (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l’invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo.

    Anche se ancora non ho capito di “chi” stiamo parlando.

  20. Se si conosce Dio e non lo si prega si commette già peccato di superbia e non si può dirsi cristiani. Dio si rivela a tutti nel nostro intimo, nel protocollo della nostra coscienza. Siamo suoi figli ed è impensabile che Egli non si riveli in qualche modo. Se alcuni aborigeni non lo identificassero con Dio e Gesù non conoscendo la rivelazione cristiana potrebbero salvarsi per grazia di Dio, non siamo noi a dissertare su chi si salverà o meno. Dio vede nei nostri cuori e sarà giudice supremo.

  21. lidia

    beh allora Zaccaria ed Elisabetta non erano buoni (non consta che si siano mai fatti cristiani), Abramo non era buono; Etty Hillesum non era buona. Tutti ebrei, non cristiani. Brave persone, ma non buone…
    Peccato; e dire che il diario di Etty Hillesum è tanto bello!

    Scherzi a parte, in nuce capisco cosa vuole dire Costanza, e dico che è vero che il battesimo dà una grazia speciale; e auguro con tutto il cuore a tutti di farsi cristiani; ma secondo me non è possibile che 5 miliardi di persone siano solo “brave persone”. E di ebrei e musulmani che hanno dato e edanno la vita – in tutti i sensi – per l’altro ce ne sono a bizzeffe. Magari noi non li conosciamo – e ci può stare – ma dire a priori che non sono buoni…

    1. g.maria

      Ricordiamoci anche la parabola del buon samaritano e che i samaritani, all’epoca, erano considerati “eretici/pagani”.

  22. Giusi

    Io penso che Dio vada al di là delle nostre definizioni. Proprio in questi giorni sto vivendo l’esperienza di persone cristiane (che pregano, vanno a messa etc,) e che nel contempo stanno calunniando una persona che ha fatto loro solo del bene. Sono d’accordo sul fatto che solo vivendo secondo Gesù si possa essere veramente buoni e trasmettere dei veri valori ai figli e avere un matrimonio sano ma noi non siamo buoni o meglio non siamo solo buoni, siamo anche cattivi, possiamo sforzarci, il nostro è un tendere a… Però non si può negare che molti che pensano di essere cristiani sono meno cristiani nella sostanza di altri che non lo sono o sono battezzati ma non praticano o non pregano. E’ così difficile….

  23. Ma chi l’ha inventato il battesimo, il Battista?
    E a lui chi glilo aveva detto di Battezzare? O era la stessa pratica antichissima della purificazione con l’acqua?
    Non mi sembra che sia spiegato bene questo passaggio nel vangelo, si dice solo che sarebbe venuto un altro che avrebbe battezzato nello Spirito Santo…..

      1. vale

        sul retroterra giudaico-al massimo solo “formale”-non ci giurerei.
        vedi J.Neusner rabbino Professore di storia e teologia dell’ebraismo presso il “Bard College” di New York, ordinato rabbino presso il “Jewish Theological Seminary”, è considerato il più grande specialista vivente della letteratura rabbinica antica.
        nei libri:Jews and Cristians. The Myth of a Commun Tradition,1991, sui rapporti tra giudaismo e cristianesimo.
        J. Neusner, Ebrei e cristiani. Il mito di una tradizione comune, tr. it., Cinisello Balsamo, San Paolo, 2009 e Un rabbino parla con Gesù, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2007.

        1. vale

          ovviamente, per contro,Benedetto XVI, il quale nel suo libro Molte religioni un’unica Alleanza: Il rapporto ebrei cristiani. Il dialogo delle religioni (Cinisello Balsamo, San Paolo, [1998], tr. it., 2007
          Giovanni Paolo II, L’Antica Alleanza mai revocata, Magonza, 1981
          insomma, questione vasta….

  24. JoeTurner

    “si dice solo che sarebbe venuto un altro che avrebbe battezzato nello Spirito Santo”
    già pensa che poi è arrivato e non ha dovuto fare neanche le primarie

  25. Giusto per completare il tutto dovresti scrivere anche un libro per i figli sul come compensare alle mancanze dai genitori. Se ti sentì così fallita come dici (non credo) sarebbe una bella terapia cambiare prospettiva.
    (Commento di un figlio di un altra madre)

  26. Mattia, non mi sento fallita come educatrice. Ci metto le mie migliori energie. Ho solo detto che vorrei aspettare di vedere i risultati.
    Quanto ai buoni, bravi, alle persone, ai cristiani, non cristiani, eccetera (Lidia, i giusti venuti prima della piena manifestazione di Cristo sono un altro discorso) credo che la questione meriti un post a parte. Come quasi sempre secondo me è solo questione di intendersi. (Comunque il cardamomo lo prenderei volentieri, Chiara).
    Prima del post a parte provo lo stesso a rispiegarmi (e se non ci sono riuscita prima evidentemente è colpa mia).
    Ecco:
    ovviamente non penso che tutti noi cristiani siamo migliori di tutti i non cristiani, tout court. Dico solo che se c’è una speranza per una persona di essere una buona persona (buona, realizzata, feconda, fiorita, felice) è solo nello stare attaccata a Dio come i tralci alla vite. “Senza di me non potete far nulla”. “Nessuno è buono se non Dio solo” Non esistono persone buone, altrimenti.

    1. lidia

      Non vedo però la differenza fra un ebreo del V secolo a.C. e un animista africano del XXI sec. d.C. Entrambi incolpevolmente non conoscono Cristo, entrambi possono spendere la vita in olocausto gradito a Dio molto più di noi ed entrambi, a mio avviso, sono buoni – perché partecipano in desiderio alla vita buona di Dio.
      A volte mi chiedo: ma a Dio quanto è felice che noi ci passiamo il tempo a sentenziare quale dei Suo figli amatissimi è buono e chi è solo una brava persona.
      Ripto: noi magari shintoisti ed animisti BUONI davvero non li conosciamo (non mi sorprende: siamo in Italia, mica in Africa o in Giappone). Non significa che non ce ne siano. O che per principio dobbiamo dire che, che ne so, un buddista singalese che nasconde i vicini di casa tamil a costo della propria vita ed insgena ai propri figlia a fare altrettanto, o gli ebrei che nascondono palestinesi e viceversa, è solo “una brava persona”.
      Ad essere sincera, mi fa schifo anche solo pensarlo.

      1. lidia

        poi, tutti questi giusti sono naturalmente pronti ad accettare il Vangelo.
        Cioè: se riescono ad essere buoni solo per la loro inclinazione naturale, cosa potrebbero essere nutriti della vita di Cristo?
        Così, l’essere cristiano non è un bollino d’oro: è vera e vitale partecizpazione all vita di Dio, che si innesta su quella già buona (Genesi) dell’uomo. un grande mistero, e una grande grazia.
        Penso che questo sia quello ceh dice Costanza!
        (A proposito: mi fa schifo pensarlo non è riferito al pensiero di Costanza, sia inteso! 🙂 Ma a ciò che si potrebbe pensare da una divisione in buoni e bravi.
        Costanza, penso, intendesse il discorso non come una valutazione di merito, ma come distinzione essenziale di grazia etc. Solo, la terminologia non mi piace perché sembra implicare una distinzione di merito che mi farebbe schifo, ecco, spero sia chiaro 🙂

  27. Johnnie

    Attenzione a dire che per essere buoni bisogna annullare la nostra umanità. La nostra umanità è a immagine di Dio ed è stata ferita, non irrimediabilmente corrotta dal peccato. La Grazia potenzia e guarisce le facoltà umane, non le annulla: per mezzo di essa si apre la via della redenzione e della guarigione. Nei santi l’umanità è esaltata come nello stesso Cristo, che rivela l’uomo a se stesso. “In Cristo, Redentore e Salvatore, l’immagine divina deformata nell’uomo dal primo peccato, è stata restaurata nella sua bellezza originale e nobilitata dalla Grazia di Dio” (cat 1701). Se per via del peccato gli uomini non redenti non sono buoni, tuttavia possono fare cose buone come dice Gesù quando dice “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”.

  28. Costanza, mi domando una cosa: è vero che senza di Lui non possiamo fare nulla. Ma non è vero anche che “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”.
    In quanto creatura di Dio, fatta a sua immagine, l’uomo è cosa buona. Che lo sappia o no, che lo ammetta o no, che lo accetti o no. E’ cosa buona.
    Ma è vero anche che con il peccato originale abbiamo ferito gravemente il nostro stato ante peccatum. Ma questa ferita profonda e rilevantissima non è sostanziale, è sostanziosa.
    L’uomo rimane cosa buona, ma profondamente ferita.
    Dopo la ferita l’uomo si accorge di aver perso una sorta di abito di gloria (cit. Padri Siriaci) e di averlo perso, Si accorge di essere nudo.
    Come disse una volta Giovanni Cantoni “avevamo un abito, dopo il Peccato è stato perduto, bisogna rifarsi l’abito”. La storia dell’uomo è questo tentativo di rifarsi l’abito perduto (dalle cinture di foglie di fico in avanti). Ma da solo non può farcela e Dio non rimane a guardare, vedendo gli sforzi dell’uomo “fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì”.
    E l’intervento straordinario e definitivo è stato proprio l’incarnazione. Dio è venuto a farci vedere come si fa.
    In questo senso è vero quello che dici: senza Cristo non possiamo farcela, è Lui “la Via, la Verità e la Vita”.
    Se la società creata dall’uomo, con l’aiuto di Dio, è una civiltà permeata dalla cultura cristiana, cioè, se l’uomo è riuscito a crearsi un bel abito, allora è più facile essere buoni, come dici tu, anche per quelli che non sono cristiani. Se l’uomo si trova nudo di fronte alla sua miseria e la temperatura è amena diciamo che campa, una foglietta di fico ed è ok. Ma se fuori c’è l’inverno, altroché foglie di fico, ci vuole la pelliccia!
    Noi non ci rendiamo veramente conto che molti dei diritti che diamo per scontati nascono proprio dalla fede cristiana che si è fatta cultura e che molti buoni e giusti non cristiani in realtà sono cresciuti a pane e cristianesimo e non se ne accorgono.
    La cosa che mi stupisce non è tanto che esistano delle persone piene di cose buone che non riconoscano che lo devono al Padre, queste hanno impresse nella loro natura del buono e qualche cosa rimane in fondo al cuore, come un seme che attende di germogliare. Il pensiero che mi assilla è che esistano cristiani che non si sforzino al massimo di essere buoni come il Padre loro li ha creati, per tornare da Lui come Lui li aveva desiderato. Questo fa male.

  29. JoeTurner

    danicor, una volta ho letto una cosa sulla natura dell’uomo prima del peccato originale e mi aveva convinto, magari è una spiegazione eretica, non so, ma mi aveva convinto. In due parole:
    Dio ha creato l’uomo con una natura trinitaria formata da corpo, anima e Spirito di Dio. Con il peccato originale l’uomo ha perso lo spirito di Dio, restando una creatura di corpo e di anima. Cristo ci ha portato la salvezza cioè la possibilità di avere restituito lo Spirito di Dio; ma questo Spirito non è “incatenato” all’uomo come era nella creazione ma l’uomo lo riceve con il battesimo ma se lo deve tenere stretto giorno dopo giorno, con i sacramenti e con la ricerca della Grazia. Solo chi alla fine dell’esistenza terrena avrà saputo conservare il dono dello Spirito lo conserverà per sempre nella vita eterna.

    1. Questa spiegazione che dici tu non l’avevo mai sentita, ma io non sono una teologa!
      Io invece avevo letto questa spiegazioni dei Padri della Chiesa, soprattutto dei Padri Siriaci, che dicevano che l’uomo prima del peccato avevano questa specie di “corpo di gloria” che hanno perso con il peccato originale. A me è piaciuta molto.
      L’uomo, come diceva GP II, ha preteso di poter determinare ciò che è bene e ciò che è male (non come si dice normalmente, ha voluto conoscere ciò che è bene e ciò che è male). Voleva diventare autonomo, darsi legge da sé.
      Ora, se la mettiamo così, allora Dio ha rispettato la volontà dell’uomo (la sua libertà). L’uomo voleva farsi Dio. In questo senso l’affermazione “l’uomo ha perso lo spirito di Dio” può avere un senso: l’uomo ha voluto sostituirsi a Dio, allora Dio si è costretto a farSi da parte pur di rispettare la nostra libertà.
      Non so dirti se in toto questa tua spiegazione sia corretta, ripeto, non sono proprio preparatissima.

      1. Angelina

        Molto interessante. Purtroppo non ho ora la possibilità di commentare, non importa. Mi piace molto l’argomentazione di Daniela, colta anche da Joe. Abbiamo bisogno di una visione positiva, uno sguardo che “includa”, senza nulla togliere all’annuncio della buona notizia. Un “ottimismo antropologico”, vorrei dire.
        Buona giornata a tutti.

  30. Raffaella

    l’ottimismo antropologico: lo condivido in pieno. Io lo chiamo anche lo sguardo di Dio sul mondo, sull’Uomo. Se non fosse questo il Suo modo di guardarci non credo avrebbe sacrificato Suo figlio… Chi ne ha consapevolezza è… fregato! Ossia più lieto ma inevitabilmente più chiamato alla responsabilità verso chi non riesce a vedere con quale misericordioso sorriso Lui ci guarda.

  31. Raffaella

    stavo scioccamente facendo un calcolo matematico sui tredicimila errori… io bisogna che mi candidi per il Guinness. L’espressione è: (20 per 365) + (18 per 365) + (17 per 365) + (12,5 per 365) + (11 per 365) e il tutto moltiplicato per due, abbonando gli anni bisestili e i giorni di nervosismo fa… :56.000 circa. Ora capisco molte cose….

    1. Ora ci provo anche io:
      (4×365+0,5*365)x2= 3285 errori…questo solo con i figli senza aggiungere anche le mancanze e gli errori nei confronti di mia moglie…

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