Requiem

di Andrea Torquato Giovanoli

Oggi abbiamo appreso che il fratello di una nostra amica ieri è morto. Senza  nessun tipo di preavviso è stato colto da un infarto: aveva appena trentaquattro anni, e lascia nello sconcerto e nel dolore una giovane  compagna e due bimbe di quattro ed un anno.

Quando nella vita accadono tali tragedie di quotidianità famigliare, spesso  il silenzio ed un tocco gentile sono l’espressione migliore per comunicare affetto e condolianza, e tuttavia dietro ad ogni sguardo triste, ad ogni frase di circostanza e ad ogni segno di prossimità incombe grave una  domanda, “quella”domanda: perché?

Perché un giovane padre, onesto lavoratore, compagno amorevole, fratello  affezionato e figlio amatissimo è dovuto morire, lasciando un vuoto  incolmabile ed apparentemente senza senso nella vita di famigliari ed amici?  Perché lui, e non invece uno dei tanti farabutti che rovinano questo povero  mondo?

La risposta non viene, ma sorge invece dalle viscere un’affermazione,  indiscutibile nella sua autentica umanità: non è giusto.  E tale affermazione è quasi sempre veicolo per un’altra affermazione, che  nella sua logica mondana appare consequenzialmente inevitabile: Dio non c’é. O nel migliore dei casi è un Dio assente, che si disinteressa delle sorti  del Creato.

Perché ovviamente se ci fosse un Dio buono, un Dio Padre, tali cose non  potrebbero accadere ed il male non esisterebbe.  A questo punto generalmente si tace, poiché al di là del dolore un fatto  rimane incontestabile: il male è una realtà che permea il mondo, e con la  sua presenza attesta la somma libertà dell’uomo nel decidere personalmente  per ogni sua singola scelta nell’asservimento alla giustizia o all’iniquità,  alla verità o alla menzogna, all’amore o all’odio. Poi però c’è il male  cieco, quello che non è causato da alcuno deliberatamente, ma che comunque  c’è e si esprime nella malattia e nella morte, colpendo senza guardare in  faccia nessuno, e raggiungendo sia il probo che il reo.

Così viene da urlarla, quell’affermazione: non è giusto!

Certo che non è giusto. Tanto quanto non è giusto che un innocente sia calunniato, incarcerato, oltraggiato, vilipeso, torturato ed infine crocifisso. Anche in quel caso parve che Dio fosse assente. In realtà però il Padre c’era, nascostamente appeso al legno con il Figlio, così come c’é sempre, nascostamente immerso nel dolore di ogni uomo: compatente.

Ecco perché il Dio rivelato da Gesù è un Dio credibile: perché non è rimasto  nei Cieli, inevitabilmente distante dalle misere sorti dell’umanità, ma le ha condivise prendendole su di sé nel Cristo, e rendendole in tal modo una Sua prerogativa. Il Dio che prende su di sé la carne è un Dio che fa della  passibilità ontologica all’uomo una caratteristica divina, ed in tal modo  non abbandona la creatura all’ineluttabilità del male, ma la fa capace di condividere già durante la sua vita quella comunione con la divinità che  diverrà piena e definitiva una volta oltrepassato il limite della morte. E tale promessa è per il credente una certezza per un semplice fatto, una realtà che rimane indimostrabile in via assoluta per lasciare ancora spazio  all’atto di fede, ma che per gli indizi e le testimonianze a suo favore  risulta più che ragionevolmente indubbia: l’Innocente crocifisso è risorto  (prova definitiva, questa, della sua divinità incarnata) e risorgendo ha  sigillato il destino di ogni uomo nella medesima prospettiva di  risurrezione, svelando così la provvisorietà del trapasso mortifero e  contrappassando l’ingiustizia terrena con una retribuzione di gloria  imperitura.

La sofferenza patita ingiustamente, allora, acquista in tal modo un senso: è  l’opportunità di partecipare alla redenzione dell’uomo, se vissuta in  comunione con quel Salvatore patente. Realtà, questa, tanto vera quanto  scandalosa agli occhi del mondo, che rimane cieco a questo Mistero, e  persino pericolosamente vicina alla stoltezza per coloro che non credono;  non però per il cristiano, che patisce il male come chiunque altro, ma che,  a differenza di chi non crede, nel dolore mantiene sempre intatta la  speranza, financo, paradossalmente, a gioire di quella lieta pace che è  caparra di Paradiso.

Queste le parole che vorrei dirti, amica mia, perché la scomparsa di tuo fratello non è la fine di un’esistenza, ma l’opportunità di un gaudio eterno.  Però tu non credi (ancora), e perciò la mia testimonianza rimarrà muta: ti  porgerò soltanto il mio cordoglio silenzioso, unito all’affidamento del tuo  dolore a Dio, nella speranza orante di commuoverlo alla grazia per chi di  voi è rimasto e per colui che da ieri è solo andato, per esser poi raggiunto.

70 pensieri su “Requiem

  1. “Dio in croce: si continua ancora a non comprendere lo spaventoso mondo di pensieri nascosto in questo simbolo? Tutto quanto soffre, tutto quanto è appeso alla croce è divino… Noi tutti siamo appesi alla croce, quindi noi siamo divini.”

  2. Twentyrex

    Sono questi gli eventi che ci confermano come questa vita sia profondamente diversa da quella vera, dall’altra. I nostri criteri di giustizia e di equità e, persino, di amare e di relazionarci con gli altri sono di questa vita e non potranno mai darci un’idea della realtà vera che ci aspetta dopo la morte. E questa non è che la condizione essenziale per arrivare nei dolci pascoli del cielo. Certo chi ci lascia crea un vuoto nel nostro animo, oltre che nella nostra esistenza quotidiana. Ma siamo stati creati in modo da conservare i ricordi e di avvertire a lungo, spesso per sempre, il calore degli affetti. E questo dona una forza straordinaria nel continuare il nostro cammino e, quando occorre, conforto ed aiuto nei momenti e nelle scelte difficili che incontriamo. A New Orleans, patria del jazz, i fratelli neri accompagnano i loro defunti al cimitero con canti e balli. La morte si trasforma in una festa. E’ cosi che è. La nostra cultura è legata al nero, all’oscurità, alla fine e dimentica la lezione evangelica della resurrezione, cioè dell’inizio, della luce, del candido. Ricordo la copia del vangelo posta sulla bara di Giovanni Paolo II le cui pagine vennero sfogliate da una folata di vento. Ho pensato, allora, che fosse il suo spirito a compiere quel gesto per dirci che lui era ancora tra noi e, confesso, che ho pianto per la gioia di sentirlo libero dalle infermità e nel pieno delle sue forze. E come egli diceva non dobbiamo avere paura. Certo le parole non significano molto nei momenti del distacco per chi resta. Ma il Buon Dio trova sempre il modo giusto per rivelare la sua presenza e non abbandonarci. Pregherò perchè vengano colti questi segni.

  3. Di solito la mia tentazione di fronte ad eventi luttuosi vicini è quella di sentirmi solo, mi sento stanco di vivere, vorrei che finisse tutto subito in modo da evitare pene a tutti. I volti che mi circondano perdono espressione. Chi spegnerà questo silenzio mortale? Mi sento come un burattino lasciato cadere. Poi piano piano Qualcuno tira su di nuovo i fili e ritorno in piedi. I tasselli si ricompongono, la luce rientra nella stanza, la forza della vita penetra nelle viscere e si ricomincia a lottare, allora anche la morte per chi avrà fede si riempirà di speranza eterna.

  4. Caro Andrea, tu ed io possiamo parlare della morte di una persona cara per esperienza diretta e l’esperienza dà (forse) qualche “luce” in più… quanto meno accostandosi a chi ripercorre questo “porta stretta” possiamo farlo con reale compatimento e compartecipazione.

    Ma la domanda è la morte è “il male”.

    La morte è ingiusta?

    Certo la morte è entrata nel mondo per l’invidia del Demonio e per la debolezza dei nostri progenitori ad accettare le sue lusinghe, ma la nostra morte chi la decide?

    La nostra morte terrena è decisa da Dio! Per quanto questa frase atterrisca non possiamo pensare che la nostra “dipartita” sia in mano a qualcun altro o Dio non sarebbe l’unico dio e l’Onnipotente, né è un fatto accidentale o casuale. Anche qui il “fato” sarebbe superiore a Dio.
    Quindi per quanto questa asserzione possa scandalizzare alcuni, questa è la verità.

    Ci è stato dato “un tempo”, tutti i capelli del nostro capo sono contati, e non possiamo aggiungere neppure un’ora sola alla nostra vita. Questo tempo è per questo preziosissimo e unico, tremendamente unico ed è un tempo di Grazia.
    Così come non dobbiamo dimenticare che il nostro morire è solo un passaggio DIES NATALIS
    Sulla tomba della mia sposa questo è scritto: Nata al Cielo il…

    La morte può giungere all’improvviso come un ladro, Gesù ci avvisa, e dobbiamo trovarci sempre pronti (da morte improvvisa liberaci, non a caso ripetevano i Padri).
    Noi sentiamo la morte come ingiusta, perché il nostro spirito avverte che questa non può essere il nostro destino finale, come non lo era prima del Peccato originale, perché siamo destinati alla Vita e alla Vita eterna! Ma non dobbiamo cadere nella trappola di pensare che quel momento e quell’ora siano “ingiusti”, perché in un caso mettiamo in dubbio che appartengano ad una precisa scelta di Dio o nell’altro portiamo Lui in giudizio.

    La morte diviene così veramente una porta stretta, la prova definitiva… per il nostro Caro che va incontro alla Misericordia di Dio e per noi che restiamo che dobbiamo realmente verificare il nostro Credo, ma dobbiamo farlo restando attaccati alla Croce di Cristo, a Lui a cui la morte non è stata risparmiata, a Lui che ha detto: non la mia ma la Tua Volontà sia fatta, a Lui che con la morte in croce e la Resurrezione donata dal Padre, ha spezzato il pungiglione della morte ci ha dato la speranza e la certezza della Vita Eterna.
    E teniamoci accanto Maria, che mai ha dubitato e con Giobbe potremo dire: Dio ha dato, Dio ha tolto. Benedetto il nome del Signore.

    Il nostro dolore ci sarà, il nostro pianto ci sarà, potrà essere copioso e straziante perché la Fede non è un oppiaceo, ma offriamo tutto a Dio, come ha fatto Cristo e i Santi prima di noi e nessuna delle nostre lacrime andrà perduta e Dio verrà ad asciugare i nostri volti, mentre in nostri Cari intercedono dal Cielo per noi e per la nostra Salvezza.

    1. Antonella

      Quanta saggezza e sofferenza vissuta si legge nelle tue parole.
      “La morte può giungere all’improvviso come un ladro, Gesù ci avvisa, e dobbiamo trovarci sempre pronti” Questa frase me la porto dentro. Dopo aver vissuto morti improvvise, mi rendo conto che è importante star pronti, vivere la vita consapevoli della meta finale. Ogni giorno vengo inglobata in mille cose, idee, preoccupazioni..poi la sera me ne rendo conto e mi chiedo se ho vissuto con questa consapevolezza/certezza.
      “Ho salutato i miei genitori anziani con amore? Ho dato tutta me stessa in quel semplice Ciao a chi ho incontrato?”. Insomma..la consapevolezza della morte mi cambia la vita.
      Davanti al dolore di chi vive oggi lo strazio della separazione, davanti a Maria sotto la croce…una preghiera.

      1. Comprenderai anche Antonella come queste giuste domande che precedono il riposo serale, possono divenire fonte di cambiamento e di conversione.

        Domani è un nuovo giorno, e sarà un dono, perchè non è scontato io riapra gli occhi. Domani non negherò quel saluto e quel sorriso. Non andrò a dormire con il “muso” verso mio marito/moglie (sulla vostra ira non tramonti il sole).

        Domani è un nuovo giorno e ogni giorno Dio fa una cosa nuova. 😉

  5. Sapienza 3

    1 Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
    nessun tormento le toccherà.
    2 Agli occhi degli stolti parve che morissero;
    la loro fine fu ritenuta una sciagura,
    3 la loro partenza da noi una rovina,
    ma essi sono nella pace.
    4 Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
    la loro speranza è piena di immortalità.
    5 Per una breve pena riceveranno grandi benefici,
    perché Dio li ha provati
    e li ha trovati degni di sé:
    6 li ha saggiati come oro nel crogiuolo
    e li ha graditi come un olocausto.
    7 Nel giorno del loro giudizio risplenderanno;
    come scintille nella stoppia, correranno qua e là.
    8 Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
    e il Signore regnerà per sempre su di loro.
    9 Quanti confidano in lui comprenderanno la verità;
    coloro che gli sono fedeli
    vivranno presso di lui nell’amore,
    perché grazia e misericordia
    sono riservate ai suoi eletti.

  6. Giusi

    Di fronte a queste cose che mi sgomentano le risposte più confortanti le trovo nei fatti. Nel padre di un martire comboniano di 34 anni di Padova (ci sono ancora oggi i martiri e tanti!) che era ateo e anche bestemmiatore e che dopo il sacrificio del figlio si è convertito e guida un gruppo di preghiera come se il sangue del figlio avesse riscattato il padre. Nella mamma del piccolo Tommy, colpita anche dalla tragedia del coma del marito che ha fondato un’associazione per aiutare i bambini e ha una grande fede e in innumerevoli altri casi che si potrebbero citare. Negli occhi, nelle parole di queste persone, io vedo il Padre come in uno specchio e vedo anche la mia paura, la mia fragilità e la mia preghiera: Padre aiutami! Mi sento così piccola di fronte al dolore! Aiuta tutti quelli che soffrono! Prendili in braccio!

  7. “La nostra morte terrena è decisa da Dio! ”
    Mi sono sempre domandata su quel “Non dovete mangiare, altrimenti morirete”
    Io vedo la morte non tanto come una decisione di Dio, ma una concessione fatta da Lui alla nostra libertà. Magari dico un’assurdità teologica, non lo so!
    Abbiamo voluto decidere ciò che è bene e ciò che è male, abbiamo deciso di fare di testa nostra. A me è sempre sembrato che decidendo di usare male il giocattolo lo abbiamo rovinato. Portiamo nel DNA segni di questo cattivo uso che facciamo da millenni. Mi sono sempre interrogata sul come mai nell’antico testamento vivessero tantissimo!!!!
    Quel “non uccidere” poi, viene deliberatamente non ascoltato deliberatamente! Uomini che decidono Di uccidere altri uomini o sè stessi, anche mettendo a rischio la propria vita, facendo una vita sregolata…

    1. Perdonami danicor, ma il tuo ragionamento potrebbe funzionare nel caso in cui nel “vivere male” ci procurassimo la morte (e comunque anche in questo caso per me resta valido quanto scritto prima), ma nella morte specifica di cui ci ha scritto Andrea? Si rompe un venuzza e la tua vita terrena a fine.

      La nostra vita – come la nostra morte – è saldamente nelle mano di Dio.

      Ecco perchè, ad esempio, nel togliersi la vita si può prefigurare un gravissimo peccato (ci penserà poi la Misericordia di Dio a valutare) – CCC 2280 Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.

      1. Certo che siamo nelle Sue mani!!! Ma mi domando quanto del nostro ci mettiamo!!! Quello che penso è che Dio sia come un padre che vede che il figlio sta prendendo la strada sbagliata, che lo ammonisce, ma che per amore della libertà del figlio lo lascia fare. Immagino il dolore di questo padre nel vedere le conseguenze. In questo senso immagino il dolore che abbiamo provocato al Signore nel applicare la nostra giusta pena. Perché la morte e la fatica nel lavoro, se ci pensi, sono la giusta pena per chi credeva di farcela da solo, per chi voleva decidere ciò che è bene e ciò che è male. Qualcuno che pensava di potersi sostituire a Dio. Quando qualcuno muore pensiamo sempre “perché Dio lo consente”, quello che cercavo di dire è di provare ad immaginare quante volte è stato proprio il contrario: Dio che ci consente di continuare nonostante tutto. Quante volte saremo stati presi per un capello e ci sarà stata data un’altra chance? Non lo sapremo mai.

          1. Oh si, lo so che lo sapremo! Era un’iperbole venuta male!
            E devo dire che meditando ho anche qualche idea delle volte che sono stata tirata su dall’orlo del precipizio!

  8. Non c’è nessun “perché”.. Anche ammesso Dio esistesse le cose vanno come vanno (non è vero, voi dite, che lui non vuole, ma permette?) e per chi crede c’è il conforto della vita eterna eccetra…
    Per il resto, chi crede, non ha nulla da domandarsi, come uguale a chi non crede, tocca patire, e basta !!!

    1. Piovra

      dai lager si sono salvati quelli che avevano qualcuno che li attendeva fuori, gli altri se li è presi la mancanza di senso.

  9. “Certo che non è giusto. Tanto quanto non è giusto che un innocente sia calunniato, incarcerato, oltraggiato, vilipeso, torturato ed infine crocifisso. Anche in quel caso parve che Dio fosse assente. In realtà però il Padre c’era, nascostamente appeso al legno con il Figlio, così come c’é sempre, nascostamente immerso nel dolore di ogni uomo: compatente.”

    Viene da pensare che “Quei Due” se la sono cantata e se la sono suonata…..
    Ma noi che c’entriamo? Hanno fatto tutto loro? O permesso, che è uguale!
    Se io vedo uno preso a botte per la strada e non l’aiuto e poi mi viene rimproverato di non averlo soccarso(omissione di soccorso) posso rispondere, “ma io non ho omesso il soccorso, io ho solo permesso che etc etc.”?

    1. Giusi

      L’Amore vero (e se Dio esiste ci amerà di un amore vero non ti pare?) lascia liberi. Dio ci ha creati liberi perchè non vuole essere amato per forza, vuole essere amato per amore. Ma che doveva fare di più? Ci ha mandato Suo Figlio il quale si è accollato i nostri peccati, ci ha salvato gratis ma non per forza. Diceva Sant’Agostino: “Dio che ti ha creato senza di te non può salvarti senza di te”. Che può fare Dio se l’uomo è “de coccio” come dicono a Roma? Lui ci ha indicato la via per andare in Paradiso: ama il Signore Dio tuo, ama il prossimo tuo come te stesso. Se noi non amiamo, siamo cattivi, uccidiamo, facciamo gli apprendisti stregoni pretendendo di essere padroni della vita (aborto, eutanasia) che invece ci è stata donata, che può fare Dio? Potrebbe incenerirci ma non lo fa pechè non vuole che il peccatore muoia ma che si converta e viva, ci dà tutte le chances ma noi niente, continuiamo a scegliere il principe di questo mondo. E allora non è Dio che ci manda all’Inferno, siamo noi che lo scegliamo, che ci entriamo con tutte le scarpe! Se un uomo soffre e offre la sua sofferenza per amore, altro che soccorso! Si conquista la vita eterna! Tu ragioni come se questa vita fosse tutto e invece è nulla, è un attimo, di fronte all’eternità tutto acquista un altro significato. Se tu ometti il soccorso fai peccato e basta perchè non sei Dio (nasci, vivi e muori e su questo non ci piove), Dio non omette il soccorso te ne dà uno più grande. Dice Padre Pietro, un santo sacerdote di Padova: “non giudicate perchè noi non sappiamo chi si salverà, anche quando muore un uomo malvagio ricordatevi che tra la morte e il giudizo c’è sempre l’oceano dell’infinita misericordia di Dio!”.

  10. 61Angeloextralarge

    Grazie per questo post, grazie per i commenti di Bariom, Danicor e altri. Cosa aggiungere di fronte a tanto dolore? Le le mie di parole non portano frutto, quindi lascio le Parole per eccellenza: “Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”. E’ un grande mistero. Dio sia sempre sentito vicino! Solo con Lui il dolore ha un senso anche se resta dolore. Altrimenti tutto è difficile ed insopportabile umanamente. Mi accodo a Stefano Re e prego.

  11. giuly

    …infatti non ci sono molte parole da dire, anzi forse non ce ne sono proprio, opportunamente! chi soffre per una perdita soffre senza rimedio, almeno finchè il tempo non si porta via un po’ di lacrime. La cosa potentemente bella e convincente del cristianesimo è che non ti anestetizza dal dolore, non ti fa viaggiare su nuvolette beate di torpore. Chi è autenticamente cristiano forse si arrabbia di più, si chiede più forte perchè, e dice “non è giusto”. Pensate ai bambini, quando assistono a un brutto evento: dicono subito “non è giusto!”. Speriamo che quel grido umano non venga mai meno! La posizione umana totale è quella “non è giusto!”. Perchè ci sono morti davvero senza un senso apparente, di persone che non hanno fatto male a nessuno (ma poi….chi di noi è senza colpe?) e potrebbero ancora fare tanto. E allora? Allora l’unica cosa che salva quel “non è giusto” è la certezza della Resurrezione, la certezza che la morte non ha e non avrà mai l’ultima parola. Come si fa a saperlo, ad esserne certi? in una compagnia. Ci vuole una compagnia, delle facce di persone che senza dirti niente ti tengono vicino. Non ti possono sollevare dalla tua sofferenza, ma sai che ci sono, imperfetti come sempre, ma sono loro, i tuoi amici. A ricordarti che è venuto Uno che diceva di essere la via, la verità e la vita, che è stato ammazzato ma è risorto. Allora anche chi vive solo per poco è totalmente compiuto, in qualsiasi momento muoia, perchè c’è Chi lo ha amato dalle origini e ora lo accoglie come un figlio che torna a casa.

      1. Cosa vuole dire che il dolore (per chi crede in Dio) resta un “mistero”?
        Non vuol dire proprio nulla!
        Vuol dire solo che Dio “permette” (come dite voi) che ci sia il dolore!
        Quale mistero ci potrebbe essere dietro?
        Se si sapesse non sarebbe più un mistero, e allora senza mistero che mistero sarebbe?
        Cosa avrà pensato Lui così cervellotico che lo autorizzi a somministrarci tanto dolore?
        Ma anche, voi dite, Lui ha patito e patisce tanto per causa nostra, dunque…
        Dunque che?

        1. Mistero, Alvise dovresti saperlo, non è qualcosa di inconoscibile, è qualcosa di “velato”, di nascosto ai nostri occhi, spesso solo perché sono i nostri occhi che non sanno andare al di là o perché ci viene “nascosto” sino al tempo opportuno (tempo che non siamo noi a stabilire…).

          Ma a chi chiede ed è umile, il Signore può disvelare il “mistero”, come quello della nostra vita e dalla nostra morte.

          Con la nostra morte corporale poi tutti i misteri della nostra vita saranno disvelati, perché partecipando all’Onniscienza di Dio tutto apparirà chiaro e nella Luce.

          Come qualcuno (che non ricordo) ha detto, la nostra vita è come un ricamo, spesso lo vediamo solo dalla parte dell’ordito (il retro del ricamo per intenderci :-)).

        2. 61Angeloextralarge

          Alvise Maria: se ti riferisci al mio commento, il termine “mistero” non era riferito al “dolore” ma a “tutto concorre al bene…”, quindi non solo al dolore.

        3. Per chi non crede in Dio, il dolore come tutte le altre sensazioni sono cause naturali riconducibili ad un errore umano o ad una fatalità.
          Per me che credo in Dio il dolore rappresenta un mistero in quanto non mi è stato svelato il disegno di Dio, sappiamo solo che anch’Egli attraverso la Crocifissione di Gesù ha conosciuto il dolore e la morte vincendoli con la resurrezzione e sappiamo che questo sarà anche il nostro destino.

    1. Comprendo bene ciò che scrivi credimi… ed è giustissima la tua sottolineatura sull’importanza delle vicinanza dei fratelli (amici), ma dici anche “Perchè ci sono morti davvero senza un senso apparente, di persone che non hanno fatto male a nessuno (ma poi….chi di noi è senza colpe?) e potrebbero ancora fare tanto”.

      Male o non male che abbiano fatto sarebbero comunque morte.
      Potrebbero (o avrebbero potuto fare) fare tanto… e se avessero già fatto tutto? Tutto ciò che Dio aveva pensato per loro (o non-compiuto nel tempo a loro fissato, ahimè)? Forse che Cristo non avrebbe umanamente potuto fare ancora “tanto”?.

      Ma per ognuno c’è un tempo, un’ora e un’opera da compiere (anche per i bambini appena nati).
      E’ che a noi manca la giusta prospettiva.

      Ricordo una madre che pregava il Signore così: “Signore non fare che mio figlio si perda, piuttosto prendilo con te.” Quando suo figlio è salito al Cielo in giovane età, ha benedetto Dio.

      1. Giusi

        Santa Rita, per paura che i figli si dannassero l’anima vendicando l’uccisione del padre, chiese a Dio di prenderli e così fu.

      2. giuly

        scusa Bariom, ma io che ho detto? mi sembrava di essere stata chiara… ho parlato di compimento non nel senso di aver completato le “cose da fare”, ma nel senso di essersi compiute nel loro destino davanti a Dio. Vuoi avere sempre l’ultima parola su ogni intervento, ok: accomodati.

    2. 61Angeloextralarge

      Giuli: grazie.
      A proposito dei bambini mi hai fatto tornare in mente un gesto che una delle mie nipotine ha compiuto dopo aver avuto un incidente stradale con la mamma, proprio davanti a casa mia. Passato il primo grande spavento, ha pensato un po’… è rientrata in auto e ha strappato la corona del Rosario appesa allo specchietto, dicendo in tono molto deluso-arrabbiato: “Ti butto via! Ti avevamo messo per proteggerci e invece siamo andate a sbattere!”. E’ vero che era stata messa, dalla madre, più cpme un amuleto che per altro, ma mia nipote aveva sì e no 6 anni. Di fronte al dolore diventiamo tutti come bambini?

      1. O scopriamo tutti i limiti della nostra fede che assomiglia di più alla “religiosità naturale” fatta di amuleti e scaramanzie come che dio fosse un “parafulmine” 😉

            1. 61Angeloextralarge

              Bariom: il “crogiolo” è quotidianamente infuocato. A volte lo riscalda lo Spirito Santo.. a volte lo riscalda la mia unamità (sigh!) 😉

          1. 61Angeloextralarge

            Alvise Maria: siamo “de fero” (aridaje co sto VOI!!!!!), ma “tutto posso in Colui che mi da forza”… quindi con Lui “so de acciao!” 😉

          2. Giusi

            Potresti provare a leggere la testimonianza di Gloria Polo, una dentista colombiana incenerita da un fulmine la quale ha visto tutta la sua vita e i suoi peccati e poi le è stato concesso di tornare (le ovaie e le gambe erano completamente carbonizzate, non solo si sono ricostruite ma ha avuto pure un figlio). Da allora ha cambiato vita e gira il mondo per raccontare a tutti la sua esperienza. Si trova su internet. Già non sapevo mettere la faccina, ignoro come postare il link. Ma secondo me sei talmente de coccio che non ti servirà a niente! Però lei pure prima era de coccio come te. Certo non ti posso augurare di essere incenerito da un fulmine!

            1. 61Angeloextralarge

              Giusi, ti passo quello che altri qui dentro mi hanno passato (grazie ancora Fefral e Alessandro):

              faccina felice :–)
              faccina triste :–(
              faccina strailare :–D
              occhiolino 😉
              linguaccia 😛

              Per inserire un link qualsiasi, video compresi, è sufficiente copiare il link ed incollarlo nel commento. Tutto qui.

              1. 61Angeloextralarge

                Giusi: scusami ma sono la solita imbranata! 😦

                occhiolino ; – )
                linguaccia : – P

                Ho lasciato gli spazi tra un segno e l’altro, per farteli vedere nel commento. Per far apparire la faccina sii scrivono tutti attaccati… 😉

              2. Giusi

                Grazie. Alle faccine adesso ci arrivo: mi ha iniziata Bariom. Per il link sappi che per me l’espressione: “copiare il link e incollarlo nel commento” è arabo!

              1. Giusi

                Può essere. Solo che non abbiamo la certezza che gli sarebbe stata data una seconda chance come a Gloria Polo quindi, tutto sommato, è meglio che non l’abbiano beccato! 🙂

      1. 61Angeloextralarge

        Alvise Maria: mi faresti avere una tua foto? Mi servirebbe per inserirla in una prossima pagina sull’ateismo! 😉
        Ma… non è che poi tu NON sei fatto proprio “come un ateo”… ???? 😀

          1. 61Angeloextralarge

            Alvise Maria: a me… la tua faccia, in quella foro, mi sembra più la faccia di uno che si sta dicendo: “Ho perso qualcosa?”… 😀

  12. admin

    oggi presentazioni a MILANO ore 18:15 – Auditorium Giovanni Paolo II, Via Isernia 4, Milano organizzato da Alleanza Cattolica e Cuore d’Europa .Interverrà Lorenzo Cantoni.

    e a SESTO SAN GIOVANNI ore 21.00 – presso la sede della BCC , Auditorium di viale Gramsci 194. Promosso da Presenza.

  13. admin

    Anche Benedetto XVI sbarca su Twitter
    Lunedì il debutto del Papa sul social network.

    Alessandro adesso tocca a te!!!!

  14. Sergio

    L’ingiustizia che una persona subisce nel percorso della sua vita assume molte forme. Per me e’ un figlio che si perde sulla strada della vita. Una perdita un po’ dettata dalla liberta’ e un po’ causata da un disagio. Posso darmi piu’ facilmente le ragioni per giustificare la liberta’, ma non trovo pace davanti alla deviazione a causa di un disagio psicologico che gli frega la vita. Nei momenti di maggior lucidita’ capisco che la Fede e’ la risposta alla vita, nella vita e per la vita. Senza questa non esisterebbe la famiglia che accoglie simili situazioni. La capacita’ di portare e di non rimanere schiacciato sotto il peso delle prove della vita e’ una virtu’ che si alimenta nella Fede. Sono i testimoni che mi sostengono in questa dura prova. Anche questa bella lettera del blog e’ un compagno di strada. Grazie

    1. Angelina

      Sergio, soffrire per un figlio é una prova molto difficile. Affrontarla genera speranza, è ciò che ti auguro.

    2. Giusi

      Coraggio! Il Signore ti aiuterà. Pregherò anch’io: domani comincia la Novena all’Immacolata. La dirò secondo le tue intenzioni.

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