Campioni, non mozzi. Lettera aperta, verso il Sinodo

di don Carlo Pizzocaro

Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori. San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché «spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore» (Regola di San Benedetto III, 3).

[Papa Francesco, Lettera ai giovani]

Lo dico onestamente: vorrei crederci.

E spero sinceramente di stupirmi, ma quasi mi vedo i tavoli delle discussioni, dove la domanda sarà: quale posto per i giovani nella Chiesa? Con la sua immancabile traduzione banalizzante e fuorviante: cosa possono fare i giovani nella Chiesa?

Perché, ammettiamolo, la pastorale, specialmente quella giovanile, ha ben poco dell’ascolto, ancor meno del servizio. Certo, si mira a insegnare a conformarsi a Cristo servo, però troppo spesso si dimentica una regola fondamentale: si insegna a servire servendo, non asservendo.

Invece le pareti delle nostre parrocchie sono tritacarne da incubo, tra le quali si macinano e frantumano quelle voci, quelle sensibilità, quella fede, quei dubbi, quelle critiche, che noi saremmo chiamati ad ascoltare fedelmente e coltivare pazientemente. Ma, si sa, ascoltare e produrre sono espressioni reciprocamente ossimoriche per la nostra società.

Non abbiamo tempo di fare il lavoro inutile di ascoltare, non abbiamo le forze per lanciarci nella scommessa audace dell’investire,  non abbiamo speranza per obbedire alla novità. Noi manteniamo. Manteniamo strutture, rendendo le ali dei giovani callose mani da anziano operaio; manteniamo schemi vecchi, rendendo l’imprudenza dei giovani una stanca nenia ripetitiva; manteniamo recinti (anche se travestiti da avanzatissimi campetti), sfasciando le gambe agili dei giovani contro il duro confine del “questo è giusto”.

Sogno un Sinodo sovversivo. No, non quello che sarà celebrato a Roma, ma quel Sinodo vissuto come stile parrocchiale, magari proprio a partire dal Consiglio Pastorale. Sovversivo come il giovane che, di fronte all’ennesimo chiamata alle armi per l’ennesimo banco di beneficenza, dica liberamente: «Ma ‘sta roba fa schifo, è proprio da sfigati». E sogno che qualcuno finalmente ascolti, fino ad obbedire. Perché davvero di fronte al mondo siamo ormai icona rattrappita di una setta sempre più ristretta e sempre più lontana dal mondo. Mondani, ma come il mondo di vent’anni fa: LUI ci aveva chiesto di essere nel mondo come uomini del domani eterno.

Troppo spesso, sulla barca della Chiesa, riduciamo l’equipaggio ad un piattume di mozzi, perché a noi i campioni fanno paura. Perché dobbiamo dircelo con onestà: a noi non importa che un giovane ci dica chissà che, a noi interessa dirgli solo una cosa, ovvero quello che deve fare. Perché questo è  urgente: fare il necessario perché niente crolli. Così la gratuità dei servi inutili e la rivoluzione di templi che crollano a favore del Santuario diventano cosa da pulpito, mentre, se sei giovane, devi essere utile alla manutenzione.

Sogno un Sinodo eversivo, ovvero spero che ci spinga fuori. I giovani, come tutto il gregge, non si possono convocare, ma bisogna raccoglierli. E allora, con il cuore veloce del pastore che paralizza i calcoli del ladro, forse la smetteremo di giudicare un fallimento il loro non esserci e cominceremo a riconoscerci come falliti, perché siamo noi a non esserci per loro.

Sai cosa sogno? Sogno di avere le domande coraggiose di un padre come Michele Serra, alla cui penna sarcastica e realistica, affido la conclusione:

Per me sarebbe già molto. Anzi: moltissimo. Quasi mi commuoverebbe. Tanto da rendere lecito il sospetto che tu disattenda un così poco impegnativo ordine del giorno proprio perché è troppo poco… un fabbisogno etico cosi mediocre da non scalfire il tuo spirito, che custodisce, come è tipico dei giovani, il seme dell’eroismo, e certo non può accendersi nel nome del decoro domestico a me tanto caro. Così che se io, per dire, mi presentassi con gli occhi spiritati e ti dicessi che devi partire subito, stanotte stessa, per liberare armi in pugno un popolo oppresso, o per evangelizzare i selvaggi, o per ricacciare oltreconfine gli impuri (per dire solo alcune delle tipiche Cause non più a disposizione di noi relativisti), allora si che ti vedrei balzare dal divano, farti in un attimo hombre vertical, preparare lo zaino e abbracciandomi mormorare chino al mio orecchio: finalmente, padre mio invece delle meschine c*****e con le quali mi assilli da quando sono nato, mi indichi una Meta degna di questo nome! Mi indichi il sole di una fede, non più una lampadina da spegnere!                [Michele Serra, Gli sdraiati]

55 pensieri su “Campioni, non mozzi. Lettera aperta, verso il Sinodo

  1. Forum Coscienza Maschile

    Ottimo articolo che diffondo sul forum. CHissà quando la Chiesa ritorverà il suo “soffio”!

    1. pietro frisone

      purtroppo no … il fondo non lo toccheremo mai finchè non ritorneremo a Cristo abbandonando le sociologie modaiole e non (addirittura, per tentere strade nuove, si propone Serra …)

  2. Giacomo

    In un gruppo wz..oramai così utile da apparire anche fastidioso, la.scorsa mattina come tutte le mattine da quasi un anno , ho postato (spero si scriva cosi) una mia considerazione sulla Scrittura del giorno : la vergogna di sentirsi e professarsi Cattolici / vs l’orgoglio di esserlo …questo sconosciuto, soprattutto ai giovani…i pivelli diciamo così. Nei bimbi è vivo invece il senso di appartenenza, per quelli che vengono raccolti in parrocchia e magari vestiti da chierichetti la domenica… negli adolescenti no… si allontanano perché non trovano risposte , un edificio troppo stretto troppo cupo… troppo da ascoltare e troppo a cui conformarsi ?… i benefici ? Restano oscuri se la Chiesa tutta non si fa in quattro giorno e notte per essere esempio di vita per questi ragazzi …

  3. Vanni

    Propongo una meditazione per un sinodo giovanile sovversivo: questo è il finale.

    “Un mondo che affida il suo futuro al discernimento dei giovani è un mondo vecchio e stanco, che già non ha più nessun futuro”

    L’imbecillità giovanile
    Olavo de Carvalho , Jornal da Tarde, S”o Paulo, 3 abr. 1998

    Ho creduto giá in molte menzogne, ma ce ne è una alla quale sempre sono stato immune: quella che celebra la gioventú come una epoca di ribellione, di indipendenza, di amore alla libertá. Non ho dato credito a tale scemenza neppure quando, io stesso giovane, essa mi lusingava. Al contrario, presto mi impressionarono profondamente, nella condotta dei miei compagni di generazione, lo spirito del gregge, la paura dell’isolamento, l’asservimento alla voce corrente, l’ansia di sentirsi uguali e accettati dalla maggioranza cinica e autoritaria, la disposizione a cedere tutto, a prostituire tutto in cambio di un posticino da neofita nel gruppo dei tipi “giusti”.
    Il giovane, è vero, si ribella molte volte contro genitori e professori, ma è perchè sa che in fondo stanno dalla sua parte e mai restituiranno le sue aggressioni con forza totale. La lotta contro i genitori è un teatrino, un gioco di carte truccate, nel quale uno dei contendenti lotta per vincere e l’altro per aiutarlo a vincere.
    Molto diversa è la situazione del giovane davanti a quelli della sua generazione, che non hanno con lui le stesse compiacenze del paternalismo. Invece di proteggerlo, questa massa confusionaria e cinica riceve il novizio con disprezzo e ostilitá che gli mostrano, da subito, la necessitá di obbedire per non soccombere. » proprio dai suoi compagni di generazione che ottiene la prima esperienza di un confronto con il potere, senza la mediazione di quella differenza di etá che dá diritto a sconti e attenuanti. » il regno del piú forte, dei piú sfacciati che si afferma con tutta la sua crudezza sulla fragilitá dell’ultimo arrivato, imponendogli prove ed esigenze prima di accettarlo come membro dell’orda. A quanti riti, a quanti protocolli, a quante umiliazioni non si sottomette il postulante per sfuggire alla prospettiva terrorizzante del rifiuto, dell’isolamento… Per non essere restituito, impotente e umiliato, alle braccia della mamma, egli deve superare un esame che esige da lui flessibilitá piuttosto che coraggio, capacitá di modellarsi ai capricci della maggioranza ¾ la soppressione, insomma, della personalitá.
    » vero che egli si sottomette a tutto ciò con piacere, con l’ansia dell’innamorato che fará di tutto in cambio di un sorriso compiacente. La massa dei compagni di generazione rappresenta, in fondo, il mondo, il mondo grande in cui l’adolescente, emergendo dal piccolo mondo domestico, chiede di entrare. E l’ingresso costa caro. Il candidato deve, da subito, imparare tutto un vocabolario di parole, di gesti, di sguardi, tutto un codice di parole d’ordine e simboli: il minimo errore espone al ridicolo, e la regola del gioco è in generale implicita, dovendo essere indovinata piú che conosciuta, scimmiottata piú che indovinata. Il modo di apprendimento è sempre l’imitazione ¾ letterale, servile e senza domande. L’ingresso nel mondo giovanile spara a tutta velocitá il motore di tutti gli sviamenti umani: il desiderio mimetico del quale parla Renè Girard, dove l’oggetto non attrae per le sue qualitá intrinseche ma per essere desiderato simultaneamente per un altro, che Girard chiama il mediatore.
    Non deve meravigliare che il rito di ingresso nel gruppo, costando un così alto investimento psicologico, termini col portare il giovane alla completa esasperazione impedendogli però, al contempo, di spargere il suo risentimento sul gruppo stesso, oggetto dell’amore che si desidera, e che ha pertanto il dono di trasfigurare ogni impulso di rancore in un nuovo investimento amoroso.
    Dove, quindi, si volgerá il rancore, se non verso la direzione meno pericolosa? La famiglia appare come il capro espiatorio provvidenziale di tutti i fallimenti del giovane nel suo rito di passaggio. Se egli non riesce ad essere accettato nel gruppo, l’ultima cosa che gli verrá in mente sará quella di attribuire la colpa alla sua situazione, alla fatuitá e al cinismo di chi lo rigetta. In una inversione crudele, la colpa delle sue umiliazioni non sará data a chi si rifiuta di accettarlo come uomo, ma a coloro che lo accettano come bambino. La famiglia, che tutto gli ha dato, pagherá per le malvagitá dell’orda che tutto gli esige. Ecco a cosa si riduce la famosa ribellione dell’adolescente: amore al piú forte che lo disprezza, disprezzo per il piú debole che lo ama.
    Tutti i cambiamenti si danno nella penombra, nella zona indistinta tra l’essere e il non essere: il giovane in transito tra ciò che non è e ciò che non è ancora, è, per fatalitá, incosciente di sè, della sua situazione, delle paternitá e delle colpe di quanto si passa dentro e intorno a lui. I suoi giudizi sono quasi sempre una inversione completa della realtá. Ecco il motivo per il quale la gioventú, da quando la codardia degli adulti ha dato loro autoritá per fare il bello e il cattivo tempo, è stata sempre all’avanguardia di tutti gli errori e le perversitá del secolo: nazismo, fascismo, comunismo, sette pseudo-religiose, consumo di droga. Sono sempre i giovani che stanno un passo avanti nella direzione del peggio.
    Un mondo che affida il suo futuro al discernimento dei giovani è un mondo vecchio e stanco, che giá non ha piú nessun futuro.

    1. quella che celebra la gioventú come una epoca di ribellione

      Io ho sempre pensato che gli unici che possono veramente “ribellarsi” (termine che non mi piace in genere, lo uso in quanto citato, da prendere in senso generico) sono gli adulti, e possono farlo tanto più compiutamente, responsabilmente e proficuamente quanto più sono anziani e hanno esperienza di vita; per sapere di chi fidarsi e non farsi infinocchiare, per sapere quali alternative percorrere (la pars construens è sempre più difficile di quella destruens). Infatti io non m’incazzavo da adolescente, non m’incazzavo a vent’anni quanto m’incazzavo a trenta e quarant’anni, e quanto m’incazzo ora a poca distanza dai cinquanta.

  4. Luigi

    Omoeresia ormai sdoganata, dagli scout al gesuita Martin – La Nuova Bussola Quotidiana
    http://www.lanuovabq.it/it/omoeresia-ormai-sdoganata-dagli-scout-al-gesuita-martin

    I giovani dovrebbero fare come questi scout?
    A mio parere ai giovani si deve parlare di Cristo (quello dei Vangeli) con autenticità e lo devono fare persone preti, suore e laici credibili e cresviuti nella sana dottrina, che non si mettano a fare tutto e a parlare di tutto tranne che di Cristo. Il problema è che questi giovani quali esempi hanno oggi davanti? Uomini di Chiesa che hanno smarrito loro stessi la via. Guide cieche che non possono guidare nessuno e fanno smarrire chi li segue in nome di una non ben chiara neochiesa del volemose bene a tutti i costi e chi non è misericordioso mal gliene incoglie? Gente come Galantino, Viganò, Paglia, Kasper, Melloni, Bianchi, Riccardi e seguaci? E qui mi fermo.

  5. Giusi

    Ma Michele Serra auspica evangelizzazioni di selvaggi e ricacciamenti al confine di impuri adesso? Non c’è più religione!

  6. Non conosco il prete… mi chiedo di quali giovani stia parlando! Vedo attorno a me una disperazione affettiva. Le parrocchie devono essere luoghi della Carità fraterna, della Verità senza sconti, della proposta forte e viva di Gesù Cristo… in una testimonianza di misericordia e persino che non rinuncia a dire la verità su ciò che è male. Il resto mi sembra roba vecchia. Oggi la vera ribellione è prendere sul serio il Vangelo… abbiamo bisogno solo di questo. Il resto è solo aria fritta… da una parte dall’altra…

    1. Francesco Paolo Vatti

      Prendere sul serio il Vangelo non è la vera ribellione da quando è stato scritto?

  7. vale

    Sovversivo come il giovaneche…ma fa schifo è da sfigati

    Invece di valutare il bello ed il vero,un uniformarsi alla moda.alle mode del tempo.
    I miei complimenti al don Carlo( o don Carlos?)
    Un plauso a Vanni e Luigi x le citazioni.

    Una prece affinché il don vada a meditare.
    P.s. non mi risulta che Lui abbia scelto come apostoli tutti giovani.
    Ci sarà stato, sotto sotto,un motivo?

    1. Francesco Paolo Vatti

      Ma non ce n’è abbastanza a giro di atei, senza che vengano invitati al sinodo? Ieri sera sentivo qualcosa su TV 2000 che si parlerà anche di aperture a omosessuali, aborto e simili piacevolezze….

  8. blaspas59

    Incominciamo bene:http://www.lastampa.it/2018/03/24/vaticaninsider/ita/vaticano/i-giovani-del-presinodo-vogliamo-una-chiesa-meno-moralista-che-ammetta-gli-errori-LfBPEvbiu2jH50e0LxO9WI/pagina.html

    Mia nonna mi diceva “voglio é morto”, mio suocero diceva ai mie figli “l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re”. Se il Sinodo non incomincia per spiegare che la Chiesa non é come la vogliamo noi ma come Dio la vuole non servirá a niente.
    Poi se non vedono come è veramente la Chiesa colpa i peccati dei suoi membri sono chiamati alla santitá per mostrarLa come veramente é.

  9. Silvia

    Ho letto l’articolo un po’ di volte per comprendere se ne avessi colto veramente il senso.

    Per quella che è la mia esperienza, concordo nel fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, “manteniamo schemi vecchi” nel parlare e nel voler far fare esperienza della fede ai giovani e agli adolescenti di oggi

    Semplicemente perché noto che in parrocchia spesso sono state proposte ai miei figli, le stesse attività, le stesse esperienze, alle quali invitavano me 35 anni fa.

    Alcune proposte erano per me interessanti ma, già allora, alcune iniziative sembravano anche a me da ‘sfigati’.
    Mi é allora molto dispiaciuto, ma non mi sono troppo stupita quando mia figlia, mi ha detto con le stesse identiche parole, diverso tempo fa, che non le interessava far parte di un determinato gruppo parrocchiale post cresima.

    Ricette preconfezionate a riuscita garantita non ci sono. É difficile, molto, ma non é impossibile.

    Bisognerebbe ascoltare di più i giovani?
    Si, ma dovrebbe essere un ascolto diverso da come lo si fa di solito, difficilissimo da compiere.
    Forse sbaglio, ma mi sembra che, mai come oggi, i giovani abbiano tanta voce in capitolo e
    i genitori sono in generale fin troppo accondiscendenti nei loro confronti, non accorgendosi che spesso così non si fa loro del bene (questa mi sembra stia purtroppo diventando anche la tendenza di almeno una parte della Chiesa).

    Ascoltiamoli veramente ma non solo per farci convincere da loro.
    Ascoltiamoli, Si, ma lavoriamo affinché dall’ascolto nasca lo stimolo per una sfida positiva, una scommessa per la vita.
    Sproniamoli, in maniera credibile dicendo loro che chi questa scommessa di vita, l’ha fatta per Gesù, é felice di averla fatta.
    Credo che ciascuno adulto dovrebbe cercare di farlo come gli é possibile, pregando sempre tanto prima di provarci.

    Quante persone religiose e laiche, hanno questa capacità, questo carisma?
    Poche, ma è indubbio che quelle che ci sono aiutano l’azione dello Spirito Santo, ad infiammare i cuori di questi giovani.

    In questo senso concordo con l’articolista.
    Bisogna far trovare loro l’entusiasmo di combattere per la buona battaglia e dire loro, perdonate il linguaggio povero ma diretto:
    “Gesù era un gran figo!”.

    Bisogna poi essere capaci di argomentare, prepararsi quanto possibile per farlo, essendo però sicuri che, mantenendo sempre l’umiltà, lo Spirito farà trovare le parole migliori da dire, i gesti migliori da fare.
    Prego il Signore che susciti in tanti santi sacerdoti che ci sono, e in tanti laici, questa forza, questo carisma.
    Siamo e forse saremo sempre un piccolo gregge, ma il Pastore che seguiamo é l’unico che valga la pena di seguire.

    Buona Domenica delle Palme e buona settimana Santa.

  10. fra' Centanni

    Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori. San Benedetto raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante, perché «spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore» (Regola di San Benedetto III, 3).

    Caro papa Francesco, ma da quando in qua la Chiesa vuole mettersi in ascolto? E di chi poi… dei giovani! Ma questa è una follia, semplicemente una follia. Sono i giovani che devono ascoltare ed imparare ed è soprattutto la Chiesa (vorrei dire soltanto la Chiesa) che deve parlare ed insegnare. Sissignore, parlare ed insegnare, ai giovani ed ai meno giovani; la Chiesa deve insegnare a tutti.

    Eppoi, scusa, ma cosa vuoi che gliene freghi, ai giovani, di venire al tuo Sinodo a raccontare i loro dubbi e le loro critiche? Ma questi non la calcolano proprio la Chiesa, hanno di meglio da fare! Per esempio scoprire cosa ci stanno a fare al mondo e dove questa vita li condurrà… E chi gliele può insegnare queste cose, se non quella Chiesa che tu vorresti che si mettesse in ascolto? La Chiesa ha da parlare, non da ascoltare!”

    Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. 17 E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, 18 prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Che c’entra, tutto questo con l’ascolto?

    P. S. Grande Vanni.

    1. Gabriele

      Il giovane ricco stava osservando fin dalla giovinezza i comandamenti. Una cosa sola gli mancava però. Non era bastato osservare i comandamenti: Gesù si rivolge a lui fissandolo, amandolo. Gesù guarda quell’uomo, vede che c’è fuoco sotto la cenere, soffia su quella cenere perché appaia la brace e arda il cuore, arda di amore, in modo che il suo amore incontri l’amore preveniente e gratuito donatogli da Gesù stesso. Ogni comando di Dio è dato perché l’uomo si umanizzi, diventi più buono, tenda all’amore, pienezza di tutta la Legge. Gesù chiede di sentire il suo sguardo e il suo amore. E’ accogliendo il suo sguardo che il giovane viene chiamato e spinto a cambiare vita, a prendere un nuovo orientamento, a mutare i rapporti che ha con gli altri e con le cose. Davanti alla domanda di farsi amore, ci si può tirare indietro, si può scegliere di non credere. Ma grazie a Dio, lo Spirito Santo ha sempre suscitato nella storia nuovi santi, che hanno tracciato la rotta e impedito alla Chiesa di crollare o di cristallizzarsi nelle sue meschinità e ipocrisie. Grazie a Dio lo Spirito Santo ci accompagna nel nostro cammino attraverso la presenza dei santi, di coloro che credono allo sguardo misericordioso di Dio e accettano di convertirsi.

  11. Credo e di questo credo…che ai nostri giovani bisogna parlare ed ascoltare hanno sete d’infiniti,… Molti giovani oggi sono con questa domanda…

    Ma chi sono io, da dove vengo, perché vivo, per chi, e via via….certo che l’educazione è importante, perché l’ignoranza è peggio della fame…..

    Buona settimana Santa a tutti voi e a me stessa…tutto con umiltà….

  12. Comunque, tornando all’articolo… devo dire che non ci ho capito molto. L’ho riletto più volte e ho aspettato di leggere i commenti altrui per capirci di più… ma vedo (p.es. Silvia) che non sono l’unico perplesso.

    Gli spunti positivi li ho anche colti; potrei anche trangugiarmi la citazione di Michele Serra: dopotutto San Paolo dice di vagliare ciò che è buono, e persino i poeti maledetti ogni tanto imbroccavano una poesia. Penso che, volendolo intendere correttamente, il senso del passaggio citato si colga; anche se è un po’ come prendere il paradiso di John Lennon in “Imagine” e forzarsi di pensare a quel “no religion too” come la visione beatifica in cui effettivamente non ci sarà più religione: mi chiedo però che senso abbia forzare le citazioni in questo modo, quando ce ne sono a disposizione tante e più a portata. In generale, vedo anche forzature giovanilistiche in molti termini usati (come “sovversivo”, chiaramente inteso dall’autore in altro modo) e non ne capisco il senso. Sono andato a cercare una foto del prete autore (lo faccio sempre, ogni volta che leggo una cosa scritta da un prete). Se ho preso quello giusto, mi pare vesta con il collarino (bene), ma praticamente in tutte le foto di presentazione si è ripreso facendo una linguaccia. Che senso ha? Voglio dire: che un prete possa fare le linguacce in certe circostanze mi va bene, ma presentarsi così? Avrei un po’ di cose da dire, ma per ora non lo faccio, in attesa di capire meglio. Certo sarebbe bello se fosse possibile dialogare con l’autore.

  13. Vale

    P.s.
    Leggo che il Papa condanna il grido montato e costruito.intrighi e calunnie.
    La voce di chi manipola la realtà.
    Si riferisce,per caso, al suo protetto Viganò dopo la figuraccia della lettera di Ratzinger?

  14. G

    Buonasera/notte a tutti.
    Sono una “giovane adulta” che ha anche lei letto e riletto questo post.
    Ho deciso di scrivervi perché questo passaggio penso si possa capire meglio solo se si guarda dalla prospettiva di chi ha affrontato (o sta affrontando) le croci che la gioventù di questa epoca ha sulle spalle.
    In questo modo, vorrei che qualche passaggio scritto dal sacerdote qui sopra possa risultare più chiaro, sperando di averne colto pure io il senso.
    Per quanto mi riguarda, quello che mi ha fatto ” Muovere” e compiere alcune scelte coraggiose, la Parola di Vita che accompagnato il mio personale “Annuncio”, l’ho ricevuta attraverso persone che mi hanno convinta. Ma non a suon di predicozzi. No. Molti non li conoscevo, altre li conoscerò, se Dio vorrà, solo in Paradiso.
    Sono quelle persone che hanno incontrato Gesù Cristo, e che ti fanno vedere quanto gli orizzonti che la fede ti apre siano attraenti.
    Sì, l’attrazione..
    Questa inizialmente mi ha convertita.
    Poi la mèta.
    Queste persone stavano già sull’Everest, e molte solo con l’esempio, altre con le loro parole, scritte o a voce, mi hanno fatto capire quanto la vista da lassù fosse magnifica.
    Tutto questo non mi ha rinchiusa dentro il “recinto sicuro” di una parrocchia (mi spiace, ma esistono ancora gruppi famiglie con genitori che hanno l’illusione di poter pensare che i propri figli possano crescere sotto il loro costante controllo all’ombra del campanile; polli, non figli) ma le loro storie mi hanno spronata ad uscire dal “guscio” e a sperimentare spesso il… deserto. Dove si inizia a sperimentare l’amore del Padre.
    Ebbene sì: della scalata al monte non si parla spesso, ma è quella la parte complicata, il vero crogiolo in cui vengono saggiati i pensieri che abbiamo nel cuore e i nostri veri desideri.
    La mèta a volte si vede, a volte si nasconde; il cammino è scosceso, pieno di ostacoli.
    Ma senza orizzonti “alti”, noi non viviamo, ma “vivacchiamo” (per citare qualcuno che aveva capito bene cosa alla sua giovane età gli fosse richiesto per essere cristiano autentico).
    Franco Nembrini una volta disse che i giovani non vedono l’ora di faticare.
    È vero.
    Non vediamo l’ora di faticare, ma ci muoviamo se vediamo un orizzonte di bene per cui ne valga davvero la pena.
    E rimaniamo eternamente grati a quegli adulti che hanno la saggezza di indicarcelo e di accompagnarci, anche prendendosi il rischio che possiamo sbagliare, spesso per inesperienza.
    Quindi, per meno del Cielo, forse lo facciamo per senso del dovere, o per compiacere qualcuno, ma se ascoltiamo il nostro cuore la risposta è no. Siamo giovani, non stupidi!

  15. Il commento di G per me è già più comprensibile – il fatto è che non so come metterlo in relazione all’articolo originale. Ovviamente ho molte domande anche su questo commento, perché penso di capire certi passaggi, ma non sono sicuro di averli capiti come li intende G. In particolare è una perplessità ricorrente nel sentire certi discorsi (in particolare, questo mi pare tipico linguaggio di CL, non solo per il riferimento a Nembrini): alla fine mi rimango con un “ok, ma stringi stringi… nel concreto, cosa si intende?”.

    Vediamo se ho capito bene cosa vuol dire uscire dal pollaio controllato e sperimentare il deserto.

    Per spiegarmi, cito un vecchio episodio, che risale a più di vent’anni fa, riferitomi e del quale non conosco i protagonisti. Scena: consiglio pastorale. Genitrice che fa presente che la figlia, se non ricordo male sotto i vent’anni, le ha fatto presente che “la Messa è un po’ noiosa e quindi bisognerebbe vivacizzarla per attrarre i giovani”. E ovviamente questa era la proposta portata nel consiglio pastorale: quello che allora, e ancora oggi, si chiamava “ascolto”.

    Potrei ipotizzare questa risposta: signora, sua figlia è scema e lei ancora di più. Perché entrambe evidentemente non capite cos’è la Messa e la riducete ad un evento da centro sociale. Invece di tentare di farla diventare ancora più un evento da centro sociale, probabilmente proprio per tenerci dentro sua figlia, nel “recinto sotto il campanile”, meglio che sua figlia, se non ne capisce il senso, a Messa proprio non ci venga. La Messa non si adegua ai gusti degli spettatori, ma mantiene la sua natura. Sua figlia vada in cerca di altro, sperimenti il deserto che c’è altrove, e alla fine probabilmente capirà da sola che la Messa non è una questione di “vivacità”.

    È questo il senso?

  16. Paolo Pagliaro

    Sarò pessimista, o perlomeno scettico. La mia impressione è che questo sinodo sia un mezzo per far passare nella chiesa certe “rivoluzioni culturali”. Senza bisogmo di scavare molto, si tratta ancora delle vecchie illusioni degli anni settanta: è come il consiglio di classe, che doveva portare “la voce e le esigenze dei giovani” nell’educazione ma, passata la buriana contestatrice, è rimasto uno scheletro sostanzialmente inutile cui i giovani partecipano perchè si deve; ma rimane la struttura burocratica, che alla fine pare il vero scopo. E’ l’idea che la propria via la chiesa la dovrebbe trovare nell’accogliere le istanze del mondo, rinunciando all’imposizione “paternalistica e imperialista” di una propria verità; l’uomo moderno, o la sua avanguardia, è ormai adulto e alla chiesa compete solo il ruolo di creare spazi di dialogo, il cui esito nasce dal democratico confronto tra uguali, visto che lo Spirito agirebbe in tutti e non essenzialmente nella Chiesa.
    Anche per il sinodo sulla famiglia era stato chiesto ai consigli pastorali di inviare le proprie osservazioni. Sono sicuro che la stragrande maggioranza dei contributi fu, come il nostro, in sintonia con il magistero e l’esperienza di fede fondata su di esso; si è visto a quali di queste proposte si è voluto “dare ascolto” – tra virgolette perchè è chiaro che già si sapeva cosa ascoltare.

    Cosa si cerca dalla “voce dei giovani”? Ma cosa volete che dicano i giovani, col bombardamento mediatico cui sono sottoposti, e che non sanno nulla sul mistero della Chiesa? E’ possibile credere alla sincerità di chi li invoca come profeti?
    Mi spiace prevedere – come appare evidente dalla delegazione svizzera – il sostegno ai mantra del radicalismo occidentale: accettazione dell’omosessualità e del gender, delle coppie non sposate, allarmismo ecologico, femminismo al potere, eccetera; la morale cattolica presentata come cieco moralismo fatta di regole infondate e sorpassate; la proposizione del nuovo puritanesimo per punire chi non si conformasse a tanta misericordia. Ed è ciò che in certi ambienti si vuole.

    1. Giacomo

      Si, vero, le incertezze sono tante, pare che i punti di riferimento – così certi per molti secoli – stiano sgretolandosi uno dopo l’altro, a favore di un nichilismo incontenibile, che come fiume impetuoso ha rotto gli argini e non trova più ostacoli. I giovani portati dalla corrente, annaspano, prima di essere gettati nel mare dell’incoerenza indistinta. Però…Però il Cattolico ha lo Spirito, lo Spirito Santo per essere precisi, e lo Spirito Santo agisce nella storia. Nelle disamine anche profonde che leggo in questo come in altri blog, rarissimamente sento fare riferimento allo Spirito Santo, la Preghiera al Padre, l’invocazione incessante, affinché lo Spirito agisca; le richieste, se conformi alla Volontà del Padre, sono sempre accolte dallo Spirito Santo…. utilizziamo questa formidabile arma, la Preghiera. Dio può ogni cosa.

  17. Ilaria

    Io credo che il punto sia un altro. Qual è la caratteristica degli anni in cui ci si affaccia al mondo? Insicurezza, dubbi, incomprensioni, speranza, paure… Questo è senza dubbio ciò che la chiesa deve ascoltare, non perché i giovani abbiano risposte, ma per scoprire ancora una volta la sua vocazione ad essere maestra e guida. Unica a portare la Verità che riempie la vita. Ma a ben vedere, questa inquietudine appartiene a qualunque uomo abbia il coraggio di guardare nella profondità dentro se stesso..a prescindere dall’età. Credo che nell’articolo questo spunto si intraveda, ma nel complesso il discorso dell’autore possa portare fuori strada

  18. vale

    dal”guardian” del 19-3.riportato da “il foglio” di oggi:

    europa al capolinea post-cristiano

    sondaggio effettuato dalla St.mary university twickenham di Londara.

    “…in repubblica ceca il 91% dei giovani tra i 16 e i 29 anni dichiara di non avere affilizioni religiose. in estonia svezia e olanda la percentuale va dal 70 all’80%.
    i paesi più religiosi sono Polonia e lituania dove il 17% e il 25% si definisce non religioso.

    ma fra chi si dichiara credente i praticanti sono sempre meno. solo in polonia, portogallo e irlanda più del 10% dei giovani va a messa almeno una volta alla settimana. molti giovani europei,dopo il battesimo, non hanno più varcato la porta di un edificio di culto.

    in francia i cristiani adulti sono solo il 26%. in germania il 20%.”

    non so se il sinodo riuscirà a trovare una soluzione a tale disastro. certo non ci riuscirà,per me, non con sociologismi che vanno per la maggiore. ma solo ritrovando il senso del sacro.

  19. Pingback: Campioni, non mozzi. Lettera aperta, verso il Sinodo | Sopra La Notizia

  20. rosa

    Vado fuori dal seminato…
    Questo qui (minuto 5 in poi) dice che vuol esser convertito

    Non so a che punto è, ma se ne avete la possibilità provateci.

    A mio parere se lo merita: se avete un’ oretta vedete quello che è capace di fare! ne vale la pena……….

    1. @rosa

      Il secondo video per me è improponibile (per lunghezza). Ho ascoltato il primo. Ma è un concentrato di problemi, dal minuto uno in poi… Questo tizio non so a cosa vuole convertirsi; quello che so però è che uno che vuol convertirsi prima si spoglia di tutto (molti santi dicono: “ridursi ad uno zero”). Uno che scrive un libro in cui stravolge un Vangelo per proporre cosa ha in mente lui, e poi lo propone agli altri, non si sta certo riducendo ad uno zero, anzi. Purtroppo, questo è il grave errore della Chiesa degli ultimi decenni: cerca di “battezzare” tutti i percorsi, in qualsiasi direzione vadano, pensando che basti appiccicarci sopra le quattro lettere “Gesù” e poi tutto è a posto. Questo è puro relativismo, falsamente cristianizzato. E siamo in presenza di conversioni ad una pletora di anticristi, non a Cristo; e di questo rischio ci avevano avvertito gli Apostoli – specialmente San Paolo – sin dall’inizio.

  21. Tomas

    Sono d’accordo! Una provocazione: che abbia ragione Papa Lenny di Sorrentino quando dice che “La Chiesa deve tornare ad essere un mistero per tutti accessibile solo a quelli che vogliono con una ricerca sincera e faticosa varcare la sua soglia”?

  22. Giacomo

    Ascoltare con sano discernimento la Parola delle Scritture, riferirsi sempre al Vangelo, guardare agli esempi di santità che si sono succeduti nei secoli; La Chiesa di Roma non è libera da errori , nella sua umana componente, ma ha un “alleato” invincibile che è lo Spirito Santo. Ricordiamoci che la predicazione è dei Sacerdoti e dei Vescovi, il Magistero della Chiesa è espressione del Deposito della Fede, custodito nei secoli. Meno arroganza da parte di molti , sarebbe auspicabile. Chi interpreta è protestante; la Scrittura non è soggetta a privata interpretazione. Ai giovani deve essere resa una Fede senza compressi, una Liturgia che nella forma sia sostanza, un percorso di vita che guardi al centro del Messaggio evangelico : la Resurrezione a Cieli nuovi e terra nuova, in anima e corpo, per sempre, in Gesù Cristo. nessuno al mondo può farlo e ne sarebbe capace, solo la Chiesa Cattolica può. Ebbene, lo faccia.

    1. @Giacomo ……Giusto….ma è anche un incontro nella vita con la nostra storia, e la Santa Parola di Dio tramesso dagli Apostoli fino a noi …

      Buona settimana Santa.

  23. Tutta questa discussione mi ricorda un passaggio da un libro poco conosciuto di Chesterton “the well and shallows” (noto in Italia come “il pozzo e le pozzanghere”, dove il pozzo è ovviamente la Chiesa).
    C’è un capitolo abbastanza caustico intitolato “shocking the modernists” (“Come scioccare i modernisti”), in cui scherza su alcune uscite della Chiesa Anglicana del suo tempo.
    Trovate il capitolo completo in inglese qui: http://gutenberg.net.au/ebooks13/1301661h.html#ch24

    Provo a tradurne alcune parti salienti (non ho la versione italiana del libro):

    Una volta lessi un paragrafo in un giornale, su un trauma degno di nota subito dalle menti più avanzate della Chiesa di Inghilterra […]. Sotto i titoli ‘I Giovani considerano la Chiesa Noiosa’ e ‘Una Ragazza dice al Clero’, il paragrafo, o meglio una serie di paragrafi, dichiarava in modo adeguatamente sensazionalistico quanto segue:
    I giovani trovano la chiesa noiosa – e se ne tengono alla larga.
    Questa tesi, espressa ieri da una ragazza di diciotto anni dal pulpito del Girton College, Cambridge, ha fatto sobbalzare sulle loro sedie i delegati anziani alla ‘Conferenza dell’uomo di Chiesa moderno’. Il relatore era l’attraente figlia di un cappellano navale di Porstmouth. Il suo passaggio più saliente è stato questo:
    Non credo che il culto pubblico eserciti qualsiasi attrattiva sui giovani. La Religione dovrebbe esprimere Dio attraverso la verità e la bellezza, ci dicono, ma in questa età di specializzazione la gente si rivolge alla scienza, all’arte e alla filosofia per soddisfare questi bisogni
    Personalmente mi chiedo quale sia stato il suo passaggio meno saliente.
    Naturalmente il divertimento comincia con il sorprendente e sbalorditivo effetto prodotto da un pensiero così fulminante come “I giovani trovano la chiesa noiosa” su tutti quei delegati effettivamente anziani che erano abbastanza vetusti da essere descritti come “Moderni uomini di Chiesa”.

    A questo punto Chesterton immagina delle scenette sulle reazioni di alcuni di questi personaggi, evidentemente conosciuti nel dibattito ecclesiale del tempo (“Dr. Major è balzato in piedi con ululato; Dean Inge è rimbalzato sul soffitto come un pallone” ecc.) e poi continua:

    Nessuno di questi venerabili studiosi, in tutta la loro lunga carriera nel Movimento Modernista, aveva mai sentito un essere umano articolare con le proprie labbra la sconvolgente blasfemia che i giovani trovano la chiesa noiosa. Nessuno di loro aveva mai udito la voce di giovanotti che sbadigliano durante un sermone; a nessuno di loro si era osato sussurrare che dei ragazzini erano stati beccati a incidere le panche durante il Servizio Divino. Nessuno di loro mai nella propria vita aveva sentito un bimbo cominciare a strillare in Chiesa. Nessuno aveva mai ascoltato l’orribile calunnia che ragazzi e ragazze in chiesa erano stati scoperti a guardarsi l’un l’altro invece di tenere gli occhi severamente fissati sul leggio (perché nessuno nella chiesa di un ‘Uomo di Chiesa Moderno si abbasserebbe a guardare l’altare) […]. Mai, finché l’attraente figlia di un cappellano navale di Portsmouth non ha fatto questa fantastica scoperta si psicologia contemporanea, essi avevano pensato alla possibilità che una lunga cerimonia religiosa potesse essere piuttosto noiosa per un ragazzo.
    E tuttavia, anche riguardo a questa scoperta, sembra che potrebbe esserci altro da dire.
    Alcuni degli ‘Uomini di Chiesa Moderni’ sono stati insegnanti di scuola. Sembra plausibile che alcuni di loro abbiano scoperto che il sesto libro dell’Eneide può risultare noioso per un ragazzo. Ma in quei casi non si presume che il ragazzo avesse ragione e il poeta avesse torto. Non si dava per scontato che la noia di un ragazzo in se stessa sia la prova che Virgilio è un cattivo poeta. Ancora meno qualcuno ha proposto che bisognerebbe sostituire un versione semplificata e modernizzata di Virgilio a quella vecchia.
    Nessuno ha proposto che i passaggi di Kipling sull’Impero Britannico dovrebbero essere sostituiti alle lodi più moderate di Virgilio all’Impero Romano, solo perchè un’educazione di questo genere sarebbe più moderna, compatta e conveniente per una Chiesa veramente nazionale.
    Nessuno ha proposto che una svelta e brillante descrizione di una gara sportiva, presa da un giornale della Chiesa, dovrebbe essere presa come un completo sostituto per quel verso in cui la terra stessa trema per gli zoccoli dei cavalli delle bighe.
    E, se posso permettermi un’ombra di dissenso con al profetessa del Girton College, credo che lo stesso argomento si applichi persino ai sostituti che lei stessa propone. Lei dice che la gente si rivolge alla scienza, all’arte e alla filosofia. Lei giurerebbe per la morte di Nelson, o per qualsiasi voto possa legare la figlia di un cappellano navale di Portsmouth, che nessuno studente di scienze si distrae o marina la scuola? Sarebbe inutile però per lei giurare una cosa del genere nel caso di una scuola d’arte; si dà il caso che io abbia frequentato una scuola d’arte, e posso assicurarle che c’erano tanti studenti di arte che trovavano l’applicarsi all’arte una noia quanti potrebbero essercene di studenti di catechismo che trovano il catechismo una noia.
    Per quel che riguarda i giovani filosofi, ho conosciuto molti di loro, in un’età in cui quasi tutti loro erano molto più presi dal filosofare che dall’imparare la filosofia[…].
    È perfettamente naturale che un ragazzo trovi la chiesa noiosa. Ma perché dovremmo essere obbligati a trattare ciò che è naturale come qualcosa di sostanzialmente superiore a ciò che è supernaturale; come qualcosa che non è nemmeno supernaturale, ma in senso stretto super-supernaturale?

    Ecco, forse per l’ultima frase qualcuno può trovare qualche termine che funziona meglio, ma credo che il senso ci stia. E spero di aver azzeccato tutti i comandi per la formattazione.

    Mi piace questo passaggio come capolavoro di ironia, ma si vede che Chesterton è un uomo di altri tempi. Perché gli educatori di oggi effettivamente farebbero per l’Eneide quello che lui propone come un caso assurdo. Magari non metterebbero un testo che celebra l’Impero Britannico, ma più ore sulla Costituzione sì.

  24. Tutta questa discussione mi ricorda un passaggio di un libro poco conosciuto di Chesterton “the well and shallows” (noto in Italia come “il pozzo e le pozzanghere”, dove il pozzo è ovviamente la Chiesa).
    C’è un capitolo abbastanza caustico intitolato “shocking the modernists” (“Come scioccare i modernisti”), in cui scherza su alcune uscite della Chiesa Anglicana del suo tempo.
    Trovate il capitolo completo in inglese qui: http://gutenberg.net.au/ebooks13/1301661h.html#ch24

    Provo a tradurne alcune parti salienti (non ho la versione italiana del libro):

    Una volta lessi un paragrafo in un giornale, su un trauma degno di nota subito dalle menti più avanzate della Chiesa di Inghilterra […]. Sotto i titoli ‘I Giovani considerano la Chiesa Noiosa’ e ‘Una Ragazza dice al Clero’, il paragrafo, o meglio una serie di paragrafi, dichiarava in modo adeguatamente sensazionalistico quanto segue:
    I giovani trovano la chiesa noiosa – e se ne tengono alla larga.
    Questa tesi, espressa ieri da una ragazza di diciotto anni dal pulpito del Girton College, Cambridge, ha fatto sobbalzare sulle loro sedie i delegati anziani alla ‘Conferenza dell’uomo di Chiesa moderno’. Il relatore era l’attraente figlia di un cappellano navale di Porstmouth. Il suo passaggio più saliente è stato questo:
    Non credo che il culto pubblico eserciti qualsiasi attrattiva sui giovani. La Religione dovrebbe esprimere Dio attraverso la verità e la bellezza, ci dicono, ma in questa età di specializzazione la gente si rivolge alla scienza, all’arte e alla filosofia per soddisfare questi bisogni
    Personalmente mi chiedo quale sia stato il suo passaggio meno saliente.
    Naturalmente il divertimento comincia con il sorprendente e sbalorditivo effetto prodotto da un pensiero così fulminante come “I giovani trovano la chiesa noiosa” su tutti quei delegati effettivamente anziani che erano abbastanza vetusti da essere descritti come “Moderni uomini di Chiesa”.

    A questo punto Chesterton immagina delle scenette sulle reazioni di alcuni di questi personaggi, evidentemente conosciuti nel dibattito ecclesiale del tempo (“Dr. Major è balzato in piedi con ululato; Dean Inge è rimbalzato sul soffitto come un pallone” ecc.) e poi continua:

    Nessuno di questi venerabili studiosi, in tutta la loro lunga carriera nel Movimento Modernista, aveva mai sentito un essere umano articolare con le proprie labbra la sconvolgente blasfemia che i giovani trovano la chiesa noiosa. Nessuno di loro aveva mai udito la voce di giovanotti che sbadigliano durante un sermone; a nessuno di loro si era osato sussurrare che dei ragazzini erano stati beccati a incidere le panche durante il Servizio Divino. Nessuno di loro mai nella propria vita aveva sentito un bimbo cominciare a strillare in Chiesa. Nessuno aveva mai ascoltato l’orribile calunnia che ragazzi e ragazze in chiesa erano stati scoperti a guardarsi l’un l’altro invece di tenere gli occhi severamente fissati sul leggio (perché nessuno nella chiesa di un ‘Uomo di Chiesa Moderno si abbasserebbe a guardare l’altare) […]. Mai, finché l’attraente figlia di un cappellano navale di Portsmouth non ha fatto questa fantastica scoperta si psicologia contemporanea, essi avevano pensato alla possibilità che una lunga cerimonia religiosa potesse essere piuttosto noiosa per un ragazzo.
    E tuttavia, anche riguardo a questa scoperta, sembra che potrebbe esserci altro da dire.
    Alcuni degli ‘Uomini di Chiesa Moderni’ sono stati insegnanti di scuola. Sembra plausibile che alcuni di loro abbiano scoperto che il sesto libro dell’Eneide può risultare noioso per un ragazzo. Ma in quei casi non si presume che il ragazzo avesse ragione e il poeta avesse torto. Non si dava per scontato che la noia di un ragazzo in se stessa sia la prova che Virgilio è un cattivo poeta. Ancora meno qualcuno ha proposto che bisognerebbe sostituire un versione semplificata e modernizzata di Virgilio a quella vecchia.
    Nessuno ha proposto che i passaggi di Kipling sull’Impero Britannico dovrebbero essere sostituiti alle lodi più moderate di Virgilio all’Impero Romano, solo perchè un’educazione di questo genere sarebbe più moderna, compatta e conveniente per una Chiesa veramente nazionale.
    Nessuno ha proposto che una svelta e brillante descrizione di una gara sportiva, presa da un giornale della Chiesa, dovrebbe essere presa come un completo sostituto per quel verso in cui la terra stessa trema per gli zoccoli dei cavalli delle bighe.
    E, se posso permettermi un’ombra di dissenso con al profetessa del Girton College, credo che lo stesso argomento si applichi persino ai sostituti che lei stessa propone. Lei dice che la gente si rivolge alla scienza, all’arte e alla filosofia. Lei giurerebbe per la morte di Nelson, o per qualsiasi voto possa legare la figlia di un cappellano navale di Portsmouth, che nessuno studente di scienze si distrae o marina la scuola? Sarebbe inutile però per lei giurare una cosa del genere nel caso di una scuola d’arte; si dà il caso che io abbia frequentato una scuola d’arte, e posso assicurarle che c’erano tanti studenti di arte che trovavano l’applicarsi all’arte una noia quanti potrebbero essercene di studenti di catechismo che trovano il catechismo una noia.
    Per quel che riguarda i giovani filosofi, ho conosciuto molti di loro, in un’età in cui quasi tutti loro erano molto più presi dal filosofare che dall’imparare la filosofia[…].
    È perfettamente naturale che un ragazzo trovi la chiesa noiosa. Ma perché dovremmo essere obbligati a trattare ciò che è naturale come qualcosa di sostanzialmente superiore a ciò che è supernaturale; come qualcosa che non è nemmeno supernaturale, ma in senso stretto super-supernaturale?

    Ecco, forse per l’ultima frase qualcuno può trovare qualche termine che funziona meglio, ma credo che il senso ci stia.

    Mi piace questo passaggio come capolavoro di ironia, ma si vede che Chesterton è un uomo di altri tempi. Perché gli educatori di oggi effettivamente farebbero per l’Eneide quello che lui propone come un caso assurdo. Magari non metterebbero un testo che celebra l’Impero Britannico, ma più ore sulla Costituzione sì.

    1. @zimisce

      Bellissimo. In effetti leggendolo pensavo esattamente alla conclusione che hai scritto. Con una postilla: ai tempi di Chesterton si poteva pensare che Kipling fosse meno noioso di Virgilio. Oggi sarebbe noioso lo stesso, e oltretutto pure fascio-colonialista (pensate solo alla sorte che stanno subendo, negli USA, Mark Twain e Harper Lee, una volta osannati). E quello che sostituirebbero oggi (cosa? Magari qualche anime-manga) diventerebbe noioso domani. E alla fine?

  25. Antonio Spinola

    In effetti un pezzo formidabile quello offerto da Zimisce.
    Quello che mi colpisce oggi è l’ostinazione a ripetere gli stessi errori sta trascinando la Chiesa nel vicolo cieco del grande sbadiglio postmoderno, altro che nuova pastorale. A quanto sembra, il realismo di Chesterton non ha insegnato niente a pastori e laici..
    C’è stato un tempo in cui di solito bastava appena toglierli dalla strada, i ragazzi, per farli crescere sani, allontanarli dai pericoli e formarli alle responsabilità. Andavano a Messa (non senza annoiarsi) per poter giocare in oratorio.
    Non è più così, se ne facciano una ragione genitori, insegnanti e preti, che quando erano ancora in tempo (e prima che i buoi scappassero) avrebbero dovuto chiudere la stalla e non l’hanno fatto. I pericoli della strada se li ritrovano comodamente a casa, magari sempre in tasca.
    E mi chiedo: perchè proprio ora? come mai, dopo aver balordamente permesso che le false libertà e le false verità della propaganda anticristiana (direi antiumana) desertificassero l’anima della società fino a entrare nelle più umili dimore, dopo aver permesso che ogni residuo di sacralità venisse strappato dal cuore delle nuove generazioni, proprio ora vogliono mettersi “in ascolto”?
    A quale scopo? Forse per farsi consegnare l’elenco delle false libertà pret a porter che ancora i “giovani” avanzano? O solo per scrollarsi di dosso ogni responsabilità morale e farsi meri custodi del loro sacrosanto “inviolabile” diritto di farsi del male e anche molto male?

    1. blaspas59

      La risposta é semplice credono che ascoltando eviteranno di dover fare la parte non dimpatica del suo lavoro cioé insegnare che ci sono diritti solo se ci sono doveri, e che sempre si arriva ai premi ed ai castighi. Dire questo a la gioventú é molto piú antipático che chiedere Cosa volete dalla Chiesa?

  26. Giacomo

    I Protestanti evangelici in 100 anni da poche sparute migliaia sono oggi 200 milioni nel mondo. E sono oltre 200 milioni di praticanti veri. Moltissimi giovani , l’età media è bassissima. L’uomo ha bisogno della radicalità del Messaggio…del.senso di appartenenza, tutte cose straniere nel Cattolicesimo dagli anni 60 del secolo scorso ad oggi. Siamo figli di un compromesso sancito a scapito di Cristo. La Verità. E questi sono i risultati.

    1. Maria Cristina

      Sono d’ accordo con Giacomo. la Chiesa cattolica attuale e’ ben dipinta nell’ Apocalisse nella Chiesa di Laodicea a cui e’ inviata la Settima Lettera:
      “. L’ Amen, il testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio , dice questo: Io so le tue opere, che non sei ne’ caldo ne’ freddo. Oh se tu fossi freddo oppure caldo! Ma poiche’ sei tiepido e non caldo ne’ freddo sto per vomitarti dalla mia bocca. Perche’ dici “ Sono ricco e mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla” e non sai che sei meschino e miserabile e pitocco e cieco e nudo. Ti consiglio di comprare da me oro puro purgato col fuoco perche’ tu arricchisca e vesti bianche perche’ tu le indossi e non appaia la vergogna della tua nudita’ e Collirio per ungere i tuoi occhi perche’ tu ci veda . Io quanti amo lì riprendo e castigo : abbi dunque zelo e ravvediti”

      Non sembra proprio la descrizione precisa della Chiesa attuale? Come puo’ Attirare ed affascinare i giovani una Chiesa “ tiepida” , ne’ calda ne’ fredda? Una Chiesa che pensa di essere “ ricca” ma e’ spiritualmente miserabile? Una Chiesa nuda perche’ non piu’ casta ma avvoltolata nel vizio ? La nudita’ degli scandali dei preti pedofili, dei corrotti degli ipocriti dei venduti al mondo .
      Il Cristo dice “ ti consiglio comprare da me oro purgato col fuoco perche’ tu arricchisca e vesti bianche perche’ tu le indossi”
      L’ oro purgato col fuoco e’ la Parola di Dio e le vesti bianche sono le opere di giustizia castita’ poverta’ e obbedienza. La Chiesa odierna dovrebbe ascoltare cio’ Che il Verbo manda a dire all a Chiesa di Laodicea.
      Solo cosi’ La Chiesa potra’ attirare di nuovo a se’ i giovani che cercano di uscire dalla prigione stritolante del nichilismo e del materialismo. Altrimenti la Chiesa stessa sara’ stritolata dal meccanismo infernale.

    2. cinzia

      @ Giacomo “L’uomo ha bisogno della radicalità del Messaggio…”

      E’ proprio questo il punto. Fino a quando la Chiesa non smetterà di essere una fotocopia del mondo (e in più una pessima copia) non riuscirà ad attirare i giovani.
      Ad un incontro di catechesi per adulti, recentemente, mi sono accorta che mancano le basi anche negli adulti…. sconcertante!
      Bisogna tornare a spiegare con chiarezza le cose, dire cosa è giusto e cosa no (altro che “chi sono io per giudicare….”). Ovviamente il giudizio, che deve essere deciso e motivato, deve essere non sulla persona ma su quello che è giusto e quello che è sbagliato….

      “Ricordiamoci che la predicazione è dei Sacerdoti e dei Vescovi, il Magistero della Chiesa è espressione del Deposito della Fede, custodito nei secoli. Meno arroganza da parte di molti , sarebbe auspicabile. Chi interpreta è protestante; la Scrittura non è soggetta a privata interpretazione. Ai giovani deve essere resa una Fede senza compressi, una Liturgia che nella forma sia sostanza, un percorso di vita che guardi al centro del Messaggio evangelico : la Resurrezione a Cieli nuovi e terra nuova, in anima e corpo, per sempre, in Gesù Cristo. nessuno al mondo può farlo e ne sarebbe capace, solo la Chiesa Cattolica può.”

      Altro che discernere e accompagnare. E in ogni caso potrò fare “discernimento” solo quando la mia coscienza sarà ben formata!

      1. Giacomo

        Giudicare per il Cristiano e’ doveroso ..Non le persone…ma formulare giudizi di valore assolutamente si…. Morale ed etica, queste due neglette parole, fanno parte del patrimonio secolare della Chiesa… il Papa , gli Ordinari, i Sacerdoti, i Fedeli… il popolo Chiesa si riconosce in valori che non possono essere fraintesi in alcun modo. ” Se il fratello sbaglia..” … ecc ecc….leggiamo il Vangelo…ed andiamo a Messa….confessiamoci ..comunichiamoci…. riscopriamo il fulcro della Verità : Cristo. Affidiamoci allo Spirito e siamo noi per primi esempio…il giovane segue
        .. ma prima esempi chiari e limpidi

  27. @ Cinzia..

    La parola chi sono io per giudicare che disse papa Bergoglio mi ha dato subito fastidio….perché è lui che deve insegnare quello che è giusto e falso…concretamente…

    Ma oggi è lui che lo chiede ai giovanni, …. mah !!!…..sarà !!!!!!!….mah !!! …….une salade mixte….

  28. Sempre a proposito del Sinodo dei Giovani:

    https://www.lifesitenews.com/news/youth-synod-working-document-calls-abortion-homosexuality-especially-contro

    A working document for the upcoming Synod on Youth allegedly drafted by young people says Catholic teaching on “contraception, abortion, homosexuality, cohabitation” is “especially controversial” and that “they may want the Church to change her teaching.”

    “This image of the Church is a holdover from the 1950s, when the men who now lead the Church were young rebels.”
    “This document is an obvious counterfeit, an old man’s idea of what the young must want,” he writes. “He thinks they want what he did.”

    “In an opening address to this pre-synodal meeting, Pope Francis said he hoped the event would lead to “a church with a young face.” But the result is a botched plastic surgery, a grotesquerie of old ideas stretched and reshaped to mimic youth.”

    “The document is supposed to have been written by young Catholics for the benefit of bishops,” he says, “but it eerily repeats what certain bishops have long been saying.”

    “For instance, the “youths” declare: “Sometimes, in the Church, it is hard to overcome the logic of ‘it has always been done this way,’” writes Schmitz. “But at the opening of the meeting, Francis had said the same thing: ‘You provoke us to break free of the logic of “it has always been done this way.”‘”

    “This is not a dialogue,” states Schmitz, “it is an echo.”

    Tenete i vostri figli lontani da questa gente…

    1. Antonio Spinola

      Maledettamente vera la conclusione di Matthew Schmitz:
      “It should be easy to see now, after so many decades of failure, that “reading the signs of the times” means navel-gazing, while “dialogue and encounter” is a lone man’s voice echoing in empty churches.”

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