Amare da soli è impossibile

di Costanza Miriano

Per lavoro ho dovuto ascoltare l’omelia di insediamento di monsignor Delpini, arcivescovo di Milano, quella del 24 settembre, di cui avevo letto qualche eco nei titoli online, e che mi era distrattamente piaciuta (una volta, poi, facciamo un post a parte sulla gestione della quantità eccessiva di informazioni che arrivano dalla rete, e anche sull’assalto di cose belle alla nostra portata: sono troppe e, anche qui, come nella vita spirituale, ci vuole un metodo. Poi mi dite il vostro, io vi dico il mio, versione reale e versione photoshoppata, quella in cui una me stessa disciplinata come un monaco ortodosso ha un elenco di libri da leggere, e procede ordinata, e non apre facebook se non dopo avere ultimato la liturgia delle ore. La versione reale la racconto in privato a chi mi promette che mi vorrà bene comunque).

Comunque, dicevo, questa volta non l’ho solo scorsa velocemente ma l’ho ascoltata tutta perché dovevo trovare una frase  per il pezzo su di lui che stavo montando. Lo so, è una vergogna, ma mi pagano pure per fare questa cosa. Un’omelia commovente, dolcissima e profonda, una musica, quasi, un canto. Il cuore: la gloria di Dio è rendere l’uomo capace di amore. Non un rullo di tamburi, non spade fiammeggianti, ma la capacità di amare è segno dell’onnipotenza di Dio. Il fatto che renda noi, creature di fango, capaci di una cosa così fuori dalla nostra portata. “Ogni giorno – mi ha detto poi monsignor Delpini nell’intervista – vedo persone che si alzano per aiutare i figli ad andare a scuola, per lavorare, che guidano piano in auto per non fare incidenti. Ogni giorno vedo tracce di questa gloria di Dio.”

E io? Io – mi sono chiesta – sono capace di amare? Ho avuto una sorta di disvelamento. Un’apocalisse. Sia nel senso di disvelamento, sia nel senso di fine del mondo. Perché con orrore ho avuto come l’intuizione della mia incapacità di amare. Io non ne sono capace. Neanche so amare i più cari tra i cari quando mi deludono, quando non sono all’altezza delle mie aspettative, quando per esempio sembrano dirmi, con la loro condotta, che io ho sbagliato qualcosa come madre (più esattamente, ci sono momenti in cui mi chiedo non se ho sbagliato qualcosa, ma se ho fatto qualcosa di giusto).

Ecco, amare è difficile. Amare è una grazia. Amare i vicini è difficilissimo. Perché non è solo questione di essere gentili con un estraneo, quello è facile. È questione di accettare la tua immagine che l’altro che ti conosce bene ti rimanda di te, e che non è sempre lusinghiera. Amare i vicini è la cosa più difficile del mondo, perché ha a che fare con la nostra verità. Quindi amare davvero implica sempre, prima, accettare il limite.

A volte noi crediamo di amare Dio perché non amiamo nessuno. Tutti sono sbagliati (tranne noi), tutti deludono, allora ci rifugiamo in una nostra idea di Dio. Lui sì che è amabile, lui sì che ci ama.

Quando ti senti troppo mistica, vai a trovare la suocera – dice sempre un frate che conosco. Quando ti senti brava, fai qualcosa di serio per tua cognata, per il cugino. Perdi qualcosa di tuo. Ma non l’oretta di volontariato. Fatti rovinare il programma. Stai con i figli e accetta che non facciano assolutamente niente di quello che tu credevi di avere insegnato. Lo evitano scientificamente. E continuano imperterriti nonostante le tue prediche. Accetta di tacere e continua ad amare. Anzi, comincia. Perché io sospetto che, dopo avere ascoltato omelie, ritiri, incontri, conferenze, meditazioni, sto ancora all’inizio.

Amare da soli è impossibile. Noi come san Paolo vediamo il bene, ma non riusciamo a farlo. E non si tratta di sforzarci ancora di più, ma di arrenderci alla nostra cattiveria, e di mendicare la grazia di essere guariti. Ogni tanto. Almeno per qualche momento.

47 pensieri su “Amare da soli è impossibile

  1. AIDE25

    Cara Costanza, concordo e ti ringrazio e, anche se da lontano, per qualche momento ogni mattina ti voglio bene.
    Santa donna, grazie di esistere.

  2. Paolo

    Grazie Costanza. E’ liberatorio sapere che amare si può solo se aiutati, senza sforzo, senza “dovere. E’ bello sapere che Amare è gratis, perché gratuitamente veniamo amati, senza condizioni, sempre. In Cristo si può davvero amare, perché per questo siamo stati creati e in questo sta la nostra realizzazione.

    1. fra' Centanni

      Non capisco il senso delle tue parole. E’ vero che “amare si può solo se aiutati”, in effetti è la Grazia che ci rende capaci di amare. Da soli non siamo capaci di amare. Ma questo non vuol dire affatto che si può amare senza sforzo. Gesù Cristo ci ha amati, ma ha dovuto sforzarsi, e parecchio anche.

      1. Beatrice

        @fra’ Centanni

        Gesù non si è sforzato nell’amarci: se è vero, come è vero, che Dio è amore, significa che per Lui amare è qualcosa di connaturato alla sua Persona, qualcosa di strettamente connesso alla Sua essenza più vera ed autentica. Insomma per Dio amare è tanto naturale come lo è per l’uomo respirare. Semmai è più corretto dire che l’amore per l’umanità peccatrice è costato a Gesù un prezzo altissimo, ma chi ha sperimentato l’amore vero sa quanto esso richieda sempre in termini di abnegazione e sacrificio, insomma se si ama veramente qualcuno lo si fa in maniera incondizionata e a qualsiasi costo (qualcosa che a parole è facile dire ma poi nei fatti è difficilissimo da realizzare).
        Però io credo di aver capito l’appunto che intendevi fare, perché leggendo l’articolo di Costanza è qualcosa che ho pensato anch’io, quindi provo a esplicare meglio il mio pensiero.
        Noi non siamo come Gesù, a meno che qualcuno non si ritenga un dio in terra: questo nel concreto vuol dire che per noi “amare” il prossimo non è qualcosa che ci viene naturale fare, soprattutto se questo prossimo è “antipatico come una verruca” per usare un’espressione letta qui tra i commenti. Quindi io penso che all’uomo sia richiesto eccome uno sforzo in tal senso, ben sapendo però che le nostre povere risorse non basteranno mai per una simile impresa, da qui la necessità di attingere in maniera continuata alla fonte di ogni Amore. Per questo io penso occorra certamente riconoscere la propria cattiveria e guardarla in faccia senza paura o ipocrisia di sorta, ma arrendersi ad essa, no, mai, non è quello che Gesù ci ha chiesto di fare, quella cattiveria la dobbiamo combattere fino alla fine dei nostri giorni anche se sappiamo che non riusciremo mai a eradicarla del tutto da noi stessi, perché altrimenti, come Star Wars insegna, una volta ceduto al lato oscuro della Forza, diventa difficilissimo tornare indietro. I Santi non si sono arresi di fronte alla loro pochezza umana e spirituale, ma hanno attivamente collaborato con la Grazia affinché il bene fatto superasse di gran lunga il male da loro causato consapevolmente o meno. L’uomo, essendo stato creato libero, riceve certamente l’aiuto divino per rimanere sulla retta via, ma ad esso deve aggiungere anche la sua buona volontà, perché Dio non obbliga mai nessuno a perseguire il bene a tutti i costi, vuole che ciascuno di noi scelga liberamente di farlo. Ecco la ragione per cui Sant’Agostino, il dottore della Grazia, disse: “Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te” [Sermo CLXIX, 13].
        E allora per favore nessuno si arrenda alla sua cattiveria, ma continuiamo a lottare contro di essa fino al termine della vita con la speranza di poter arrivare un giorno a dire come San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione.” (2Tm 4,7-8).

        1. Beatrice@
          L’Incarnazione e’ un grande mistero che ci trascende e di cui noi riusciamo a comprendere l’umanamente indispensabile solo per Rivelazione divina. Le nostre parole sono sempre in qualche modo approssimative. Possiamo dire che Gesu ci ha amato senza sforzo? Avrei qualche riserva. Non ha detto: “l’anima mia e’ triste fino alla morte” e “Padre, tutto ti e’ possibile. Allontana da me questo calice”?
          Penso che, come uomo, non e’ stato diverso da noi, salvo che nel peccato, ma che egli (la sua umanità) si sia abbandonato alla volontà del Padre (“non la mia, ma la tua volontà si faccia”), cioè’ al suo amore.

          1. Luigi

            Sabino, hai espresso anche i miei dubbii, riguardo il fatto che a Gesù non sia costato amarci.
            Non per nulla uno dei più bei canti del Natale recita appunto “ahi quanto Ti costò / l’averci amato”.

            Diciamo così: a Nostro Signore venne e viene naturale amarci; a differenza di quanto accade per noi, comunque piegati – ma non vinti – dal peccato.
            Ma da vero uomo, è dimostrato che questo amore Gli costò indubitalmente parecchio! (come effettivamente poi scrive anche Beatrice).
            Forse si è trattato solo di una cattiva scelta lessicale di partenza, con quello “sforzarsi” scelto da Fra’ (bentornato!).

            Di sicuro, però, è stata una cattiva scelta lessicale quella di chiamare “Star Wars” ciò che in Italia è “Guerre Stellari” 😀

            Ciao.
            Luigi

            1. A Cristo, come alla Trinità tutta intera, “viene e venne” “naturale” amarci, semplicemente perché come ha detto Beatrice “Dio è Amore”, è la Sua stessa Natura.

              Cristo AMA in quanto espressione dell’Amore del Padre (“generato e non creato della stessa sostanza del Padre”).

              Non credo sia corretto confondere il combattimento con lo sforzo (se vogliamo il combattimento può richedere la forza di volontà – una decisione – che può essere assimilata allo “sforzo”) e più in particolare con il combattimento sostenuto da Cristo nell’ora del Getsemani.

              Erano molti i fattori in gioco, accettare la Volontà del Padre – farsi carico del Male di ogni Uomo e ogni Tempo – certamente un combattimento con Satana stesso – tutto questo e certo altro, come Vero Uomo ma anche Vero Dio e in questo combaqttimento confermare l”Amore Suo per il Padre e per gli Uomini.

              E in questo, l’offerta della Sua stessa Vita in un sacrificio non certo poco cruento, nell’abbandono e nella solitudine («Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Sal 21), certo ben recita il canto natalizio “ahi quanto Ti costò / l’averci amato”.

              Poi certamente anche queste mie parole, balbettano su qualcosa che ci sovrasta completamente.

              1. fra' Centanni

                Bariom, è certamente vero che a Gesù venne naturale di amarci, essendo Gesù non solo uomo ma anche Seconda persona della Trinità, quindi essendo Dio. Vorrei anzi dire di più: essendo Dio, Gesù Cristo non avrebbe neanche potuto non amarci fino a costo della morte. Più che naturale, dunque: necessario!

                Tuttavia questo non toglie lo sforzo di andare contro la sua stessa natura umana accettando sofferenza e morte per amore nostro.

              2. Bariom@
                Non vorrei fare il saccente, ma non vedo differenza tra combattimento e sforzo. E poi il Verbo, seconda persona della SS. Trinità, si e’ fatto carne, si e’ incarnato in un uomo come noi. Quello che e’ naturale nel Verbo, in qualche modo, non lo e’ nell’uomo Gesù. La sua grandezza (dell’uomo Gesù) e’ quella di essersi perfettamente e totalmente conformato alla volontà del Padre. E in questa perfetta aderenza che si spiega, sempre usando un linguaggio umano, l’ unita’ della persona nel Verbo pur nella duplicità delle nature.

                1. @Sabino,
                  neppure io vorrei fare il saccente, ma per me il “combattimento” – che peraltro comprende più fasi per essere intrapreso ed eventualmente portato a termine – è qualcosa di più del semplice “sforzo”, ma detto questo, se li vogliamo assimilare per significato passi, basta che ci intendiamo.

                  Comprenderai però anche che una frase come “per amarci ha dovuto sforzarsi molto” o “ti ho amato con molto sforzo”, nell’accezione comune, porta ad una comprensione fuorviante.

                  1. fra' Centanni

                    “Comprenderai però anche che una frase come “per amarci ha dovuto sforzarsi molto” o “ti ho amato con molto sforzo”, nell’accezione comune, porta ad una comprensione fuorviante”.

                    Attenzione Bariom, lo sforzo che Gesù ha dovuto fare per amarci, non è stato contro la Sua stessa volontà, essendo la Sua stessa volontà sempre e perfettamente aderente alla volontà del Padre. Del resto io non ho mai detto questo. Ho parlato di sforzo, ma contro la Sua natura umana, non contro la Sua volontà.

                    Ora che Gesù Cristo abbia dovuto sforzarSi, ed anche molto, per amarci, mi pare evidente se è vero, come è vero, che la nostra natura umana odia la sofferenza e la morte.

                    Oppure Gesù Cristo non ha una vera natura umana? Incorrotta, perfetta, ma limitata e quindi passibile di sofferenza e di morte, se liberamente voluta. Ed infatti, Gesù Cristo ha liberamente voluto la Sua sofferenza e la Sua morte, andando contro la Sua natura. Quindi sforzandosi.

                    1. Senti Fra’, inizi ad essere un po’ pedante…

                      Dove ho scritto che le volontà di Cristo era diversa o in contrasto con quella del Padre? (!)

                      Ho detto che come uomo ha dovuto combattere con la naturale volontà di sfuggire la sofferenza ed una sofferenza atroce ed ingiusta (più una serie di altre cose che ho elencato…).

                      Quindi il resto delle tue provocatorie domande a me rivolte sono solo fastidiose (“Oppure Gesù Cristo non ha una vera natura umana?” Cosa credi potrei risponderti??)

                      Vedo che sei stato in salamoia per un po’, ma il tuo atteggiamento di fondo non cambia… Ti rivolgi ad altri (ora questo ora quello) come fossero atei o perfetti ignoranti.
                      Quindi tieniti caro il tuo concetto di “sforzo” applicato a Cristo come fosse verità rivelata e sforzati di passare un buona Domenica.

                      Ti saluto

                2. Batiom@
                  Rileggendo quanto scritto prima, mi accorgo che la parola sforzo non e’ la più felice. Gesu si e’ completamente abbandonato alla volonta’ del Padre e quindi di suo, come uomo, non ci ha messo nulla, salvo questo abbandonarsi, ma non si può dire che questa adesione non gli sia costata immensamente.

                  1. Come Uomo di suo ci ha messo appunto l’abdicare della propria volontà a quella del Padre, che non è poca cosa.

                    Quanto costa a noi tutti, pur sapendo che Dio ci è Padre, rinunziare alla nostra volontà quand’anche ci rendiamo conto che la Volontà di Dio passa e ci conduce per vie che non sono e non sarebbero le nostre?

        2. fra' Centanni

          Prima di tutto vorrei che fosse chiaro e condiviso da tutti che amare costa un grande sacrificio a tutti noi e che è semplicemente incomprensibile “l’amore senza sforzo” di cui sembrerebbe parlare Paolo. Su questo mi pare che siamo già tutti d’accordo.

          Ma Gesù si è dovuto sforzare per amarci? Nella Sua natura divina certamente no! Ma nella Sua natura umana? E’ vero che la Sua natura umana è una natura incorrotta, a differenza della nostra. Ma è comunque una natura sottoposta al limite, se è vero che Gesù Cristo è vero uomo. Naturalmente, essendo senza macchia, Gesù non era sottoposto alla morte; tuttavia Egli ha voluto ugualmente affrontare la morte per amore nostro. La Sua morte, il Suo Sangue, Le Sue lagrime, il Suo dolore, le sue Grida, la Sua Passione… tutto senza sforzo? Cos’è stata, una commedia?

          Ripeto: Gesù Cristo, pur avendo assunto la nostra natura umana, era immune dalla sofferenza e dalla morte, essendo senza macchia. Tuttavia, liberamente, ha deciso di sottoporre la Sua Persona, nella sua natura umana, alla sofferenza ed alla morte.

          Non è che sofferenza e morte siano cose che possono essere affrontate senza sforzo. Questo non è possibile neanche a Dio.

          1. Come ho già cercato di spiegare, nell’accezione comune, “sforzo” può essere fuorviante sopratutto per chi ascolta…
            ( proviamo a dire a nostra moglie: “ti amo… ma sapessi con che sforzo!” 😛 )

            Detto questo e intesi su cosa significhi “sforzo” (sacrificio – combattimento – ecc.) in quest’ambito, nulla da aggiungere a quanto hai detto.

  3. 61angeloextralarge

    Oh, oh! A quanto pare siamo tutti sulla stessa barca. Tutti nella stessa compagnia dell’Agnello.
    Che bello essere buoni con quelli che stanno lontano! Quanta gioia quando li si incontra!
    Ma il nostro posto è dove siamo quotidianamente. E’ lì che il nostro amore è messo a dura prova.

    “Non seminate i vostri desideri nel giardino altrui. Limitatevi a coltivare bene il vostro. Non desiderate di essere diversa da quello che siete, ma desiderate di essere al meglio ciò che siete; godete nel pensiero di perfezionarvi in questo e di portare le croci, piccole o grandi, che incontrerete. Tutti amano a loro piacere; pochi amano secondo il loro dovere e il piacere del Signore. A che serve costruire castelli in Spagna, se dobbiamo abitare i Francia?”
    (da una lettera di San Francesco di Sales a Santa Giovanna Francesca De Chantal)

    1. Luigi

      Bello il tuo commento, Angelo XL. E bella anche la citazione, che ricorda da presso quel passo di Tolkien sul togliere le erbacce dai campi che conosciamo.

      Infatti Nostro Signore, evidentemente conoscendo le Sue creature, ci chiese di amare il nostro prossimo; ponendo per giunta, come paragone, l’amore per noi stessi.
      Tutte minuzie oggi abbondantemente dimenticate.
      Si vedono, però, anche i risultati di questa dimenticanza.

      Ciao.
      Luigi

    2. Beatrice

      @61angeloextralarge, Luigi

      Le vostre parole mi fanno venire in mente la vicenda di Pablo Picasso. Ho sempre pensato un gran bene di questo pittore, avendo anche avuto la possibilità di ammirarne le opere dal vivo. Stimavo Picasso sia per la sua capacità di declinare in colori stili e correnti assai diverse tra loro in una continua evoluzione che ci ha lasciato alcuni tra i più bei capolavori dell’arte moderna, ma lo stimavo anche per il suo impegno politico e sociale, evidente soprattutto in quella grandiosa opera di denuncia che è Guernica. Poi un giorno, durante un corso di lingua spagnola, mi sono ritrovata a parlare di Picasso con una mia compagna di classe, da cui scoprii che il pittore, nel rapporto con le donne, era stato uno tra gli uomini peggiori che siano mai esistiti sulla faccia della Terra, uno al cui confronto Enrico VIII pare un esempio di fedeltà coniugale! Tanto per far capire il tipo: una delle sue amanti l’ha fatta cadere nella depressione, un’altra l’ha spinta alla pazzia, un’altra ancora al suicidio e più andava avanti con gli anni più peggiorava. Persino una donna forte, colta e spregiudicata come Dora Maar, che era tra l’altro una stimata fotografa, rimase sconvolta dalla malvagità dell’uomo (da cui veniva picchiata) tanto da arrivare a dire: «Non sono stata l’amante di Picasso. Era solo il mio padrone… Solo io so quello che lui è …è uno strumento di morte …non è un uomo, è una malattia».

      È facile, molto facile, fare le persone politicamente impegnate, aderire alle grandi battaglie di idee in nome della civiltà e del progresso, perché spesso farlo non costa nulla anzi dà prestigio e credibilità sociale, oltre a farci sentire più buoni, ma impegnarci ad amare quanti abbiamo accanto mettendoci al loro servizio per cercare di renderli felici anche a costo di quotidiani sacrifici, invece di pensare sempre e solo a noi stessi e a quello che riusciamo a prendere per la nostra di felicità, beh questo sì che è duro da fare. Perché Picasso invece di fare tante battaglie sociali a costo zero, non si è impegnato ad amare di più le donne che ha avuto accanto? Perché invece di provare a cambiare il mondo, non proviamo prima a cambiare noi stessi? Perché invece di cercare di guarire il male negli altri, non proviamo prima a guarire il nostro?

      Insomma la mia opinione su Picasso è totalmente cambiata, non quella sulle sue opere che rimangono comunque capolavori unici e inimitabili. Anche se alla fine della vita non saremo giudicati sulla base dei successi artistici o lavorativi che avremo ottenuto, ma sulla base dell’amore che saremo stati capaci di donare.

      Qui c’è un articolo del Corriere per chi vuole conoscere di più sulle burrascose vicende sentimentali di Picasso: http://www.corriere.it/cultura/eventi/2012/picasso/notizie/bonazzoli-gli-amori_75187524-0306-11e2-a615-3f0c0f40ef8a.shtml

      Un’ultima cosa: si potrebbe cercare di giustificare il comportamento di Picasso col fatto che dopotutto era un artista, quindi non è del tutto colpa sua se si è dimostrato un mostro con le donne che ha amato. A smentire un simile tentativo ci sono tutti quegli artisti che invece hanno saputo coniugare il loro amore per l’arte con quello per la propria donna. Uno di questi è, per esempio, il mio pittore preferito: Marc Chagall, che è stato un marito fedele e devoto nei confronti del suo primo grande amore, la donna che ha ispirato le opere più belle dell’artista, Bella Rosenfeld, sposata nel 1915 e amata teneramente fino alla sua morte avvenuta nel 1944. Qui viene raccontata la loro storia d’amore contornata dai quadri più famosi di Chagall: http://www.artslife.com/2014/10/13/bella-rosenfeld-lamore-ai-tempi-di-chagall-attraverso-i-dipinti-della-retrospettiva-di-milano/

      In effetti anche nel modo di rappresentare le figure femminili si vede la differenza tra un Picasso e un Chagall, uno le fa a pezzi:

      l’altro le fa volare:
      http://www.forumsolidarieta.it/anteprima_sorridi_1000.jpg?h=44cca7719d107ef3d646431a45d71b2a7051ea85

      1. Ma Picasso è anche questo

        Bisogna quindi prendere atto che c’è stata una evoluzione nella sua opera di artista come nella sua vita di uomo, che a mio giudizio sarebbe più corretto indicare come involuzione (l’opera che hai riportato ne è un esempio).

        Ma si sa Picasso è un “mostro sacro” è tutto ciò che ha prodotto è considerato “arte” ai livelli più alti (per la gioia di mercanti e collezionisti).

        Come tanti artisti poi, dotato forse di una ipersensibilità spirituale (in senso lato) e certamente di forti inquietudini, ha cercato risposte nella sua arte, ma è stato preda dei suoi demoni più oscuri e la sua vita privata non ha potuto che riflettere l’agitarsi di questi demoni.

        1. Se poi leggiamo l’interessante articolo che hai “linkato” vediamo certo un Picasso uomo violento, sadico e aguzzino, “strumento di morte” come ebbe a dire Dora Maar “donna forte, colta e spregiudicata, che era tra l’altro una stimata fotografa, che rimase sconvolta dalla malvagità dell’uomo (da cui veniva picchiata) tanto da arrivare a dire: «Non sono stata l’amante di Picasso. Era solo il mio padrone… Solo io so quello che lui è …è uno strumento di morte …non è un uomo, è una malattia».”, ma la domanda che viene spontanea è come alcune donne, se lo scelsero e addirittura se lo tennero stretto, sino a quando furono lasciate per un’altra?

          Perché talvolta c’è anche chi per un perverso gioco di lacci e catene o supposto amore che diviene solo ossessione e schiavitù, il proprio aguzzino se lo sceglie (ma non sta bene dirlo…).

          1. Luigi

            “ma la domanda che viene spontanea è come alcune donne, se lo scelsero e addirittura se lo tennero stretto, sino a quando furono lasciate per un’altra?”

            Mi ponevo or ora similare quesito, buon uomo 😀
            Datosi che la donzella media va in cerca solo di farfalle nello stomaco, un buon cazzotto appare evidentemente soddisfare la bisogna…

            Ciao.
            Luigi

      2. Luigi

        Premesso, Beatrice, che di Picasso penso tutto il male possibile già come artista, come uomo bastandomi il sapere da che parte si fosse schierato durante la Guerra Civile Spagnola; per cui non mi meraviglio di come trattasse le donne, certo pensando che – per dar corda a un tipo del genere – qualche problema dovevano averlo anche loro… premesso tutto ciò, ti dirò che a me piace invece questo pittore (nonostante sia un capellone!) da quando fece il ritratto del generale Fabrizio Castagnetti:
        http://www.aristidesartal.com

        e, su tutte le sue opere, questa:

        che mi fa dire, ogni volta, che se esistono pittori che dipingono un quadro così, allora non tutto è perduto.

        Ciao.
        Luigi

  4. “Quando ti senti troppo mistica, vai a trovare la suocera – dice sempre un frate che conosco.”

    Mitico! il frate che conosci 😉

    Già la bella omelia (bella davvero) che qui sul tuo blog aveva subito sviluppato commenti di critica per i più disparati motivi perdendosi il cuore della stessa…
    Ma si sa, ognuno intende ciò che vuole intendere e vede ciò che vuol vedere.

    1. Ma si sa, ognuno intende ciò che vuole intendere e vede ciò che vuol vedere.

      Visto che tiri fuori l’argomento, mi obblighi a rispondere. Le parole rimangono parole e i fatti rimangono fatti. Lascio la parola a Sant’Agostino, un altro che – evidentemente – vuole intendere e vedere solo ciò che vuol vedere:

      http://www.augustinus.it/italiano/commento_lsg/omelia_03.htm

      Se tutti fossero interrogati, tutti a una sola voce proclamerebbero che Gesù è il Cristo. Ma tacciano le parole e si interroghi invece la vita. Se nella Scrittura saremo capaci di scoprire un solo passo in cui è detto che si può negare non solo con la bocca ma anche coi fatti, troveremo allora molti anticristi che professano Cristo con la bocca ma si sono staccati da lui a causa dei loro costumi. […] Ecco dove sono gli anticristi: chiunque nega Cristo coi fatti, è un anticristo. Non mi fermo a sentire le sue parole ma guardo come vive. [..] Colui che confessa Cristo colla bocca e lo nega coi fatti è un anticristo peggiore degli altri. Egli è un menzognero, perché dice diversamente da quel che fa.

      S’intende, riporto questo passo – in questa circostanza – in senso generale, perché quello che c’era da dire su quell’episodio a cui ti riferisci è già stato commentato sufficientemente.

  5. Angela Pantaleo

    Costanza è la prima volta che ti scrivo, non ti conosco da molto, ma rispecchiandomi nelle tue parole mi sento meno sola e meno disperata nelle mie imperfezioni di donna, moglie e mamma cristiana. Se posso…ti voglio bene, come dovrei volerne ai miei vicini, sempre. Angela

  6. Mario

    Sono con te, Costanza, in questa ginnastica quotidiana, quasi impossibile, nell’amare i prossimi più prossimi. Infatti, anche a distanza, valgono le parole di Gesù: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome sono io in mezzo a loro”. Poi, personalmente, confido in quanto Gesù afferma nello stesso passo di Matteo 18, di essere cioè perdonato non sette volte ma settanta volte sette.

  7. vale

    “….se anche le madri sono a pagamento, nessuno vive più l’esperienza totale di amore gratuito, che è l’unica che può farci capire qualcosa di Dio. …”

    l.scaraffia intervistata da “la verità” oggi pag.9

  8. Maddalena Fabbri

    Amare i vicini è difficile, eroico. Riuscire a vedere Gesù anche in chi ti è “antipatico come una verruca” è martirio. È magari si tratta davvero del parente o del collega…. eppure saremo giudicati su questo…
    Grazie Costanza

  9. Antonio Spinola

    Dopo quella sulla “misericordia” proporrei una bella tassa anche sulla parola “amore”.

    Vedo faccine e cuoricini dappertutto, palloncini sgargianti a forma di cuore mi ossessionano: un amore estetico e sintetico che non conta niente, e in compenso non costa niente e dunque va un sacco in un mondo dove tutto il bene dev’essere free.
    Viviamo dentro gigantesche bolle di amore che scoppiano una dietro l’altra e una dentro l’altra mostrando tutta la loro scassata nullità; la Chiesa deve dire la verità, ma il rischio di essere fraintesi è ormai inevitabile.
    Auspicherei una moratoria… almeno fino a Natale.

    1. exdemocristianononpentito

      Bellissima qell’immagine delle “bolle d’amore che scoppiano ecc…”! Veramente poetica! Mi riprometto di “riclicarla” in qualche lettera o mail. Complimenti Antonio S.
      Non c’è alcuna ironia.

  10. Beatrice

    @Sabino

    Hai fatto una giusta obiezione, che condivido nella sua sostanza. Allora diciamo così: Gesù nella sua parte divina ha amato senza sforzo l’umanità (perché Dio rimane fedele sempre e comunque anche quando l’uomo non lo è nei Suoi confronti), mentre nella sua parte umana ha dovuto anche Lui in qualche modo obbligare sé stesso a far propria la Volontà del Padre arrivando ad amare quanti lo odiavano fino al punto di morire per loro dopo averli perdonati (perché, come hai fatto giustamente notare tu, i Getsemani testimoniano che anche Cristo ha dovuto lottare con sé stesso e il suo istinto di auto-conservazione affinché l’Amore vero in Lui trionfasse fino a portare a compimento il progetto di redenzione dell’umanità, sminuire la portata di questa lotta rischia di far apparire un’impresa da nulla la morte in croce quasi che il suo essere divino avrebbe reso facile a Gesù sopportare tutte quelle torture fisiche e psicologiche, mentre sappiamo dalle Scritture che così non è stato).

    Quello che mi premeva sottolineare, però, era che a noi non è chiesto di abbandonarci all’ineluttabilità della nostra cattiveria, come se noi non potessimo far altro che peccare e come se la Grazia fosse una specie di coperta che nasconde ma non cancella il nostro male (il concetto luterano di “homo simul iustus et peccator”, l’uomo che è allo stesso tempo peccatore e giustificato, cioè secondo questa visione l’uomo sarebbe una “carogna” avvolta dal manto immacolato dei meriti di Cristo e quindi verrebbe giustificato senza dover abbandonare il suo peccato, cosa del resto per lui impossibile, da qui la salvezza per “sola fide” e il “pecca fortiter, sed crede fortius”, “pecca fortemente ma credi ancor più fortemente”).

    Invece, da quanto ho capito io, la visione cattolica della Grazia non la considera come qualcosa che copre il male dell’uomo senza cambiarlo di una virgola, ma come qualcosa che trasforma quel male dall’interno fino a farlo diventare bene (è quello che è successo con Zaccheo o la Maddalena). La Grazia non copre passivamente dall’esterno quella carogna di male e cattiverie varie che tutti ci portiamo dentro, ma la trasforma con la nostra attiva collaborazione dall’interno portandola a diventare dal putrido cadavere che era a carne viva rinata a una nuova purezza. Insomma Gesù ci chiede eccome di sforzarci, di rimboccarci le maniche tutti i giorni, di fare fatica, di lavorare continuamente sulla nostra conversione affinché il male che compiamo sia sempre meno e sempre di più invece il bene: “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei Cieli” non significa che perfetti lo dobbiamo diventare davvero, cosa questa impossibile, ma significa che non dobbiamo mai smettere di provarci. È una lotta durissima lunga tutta una vita, ma che non dobbiamo affrontare da soli, Dio con la Sua Grazia ci dà sempre i mezzi adeguati per affrontarla al meglio, un po’ come nel film Disney de “La bella addormentata nel bosco”, dove il principe Filippo riesce sì a sconfiggere il drago ma solo grazie ai doni soprannaturali offerti dalle fate che erano lo scudo di Virtù e la spada di Verità. Ecco a me questa sembra una bella metafora di quello che è il combattimento cristiano: una lotta impari contro un nemico di molto superiore alle nostre forze, ma che potremo sconfiggere se ci affideremo a Chi questo nemico l’ha già vinto una volta per tutte (e il nemico è, come noto, un essere vero e proprio, ma è anche tutto il male che ci portiamo dentro a causa del peccato originale).

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  13. Il tuo scritto mi ha molto colpito. È un’analisi profonda dell’amore e dell’essere umano.
    Come darti torto?
    Il rischio è quello di scoraggiarsi, di smettere di cercare di essere migliori perché tanto ci sembra fuori dalla nostra portata. Fortunatamente, nonostante la nostra triste condotta, noi siamo fatti d’amore… e tendiamo sempre, perfino quando pensiamo di non volerlo, verso questa incredibile energia che muove il mondo.

    Buona domenica.

  14. Ciao Costanza…concordo con te che amare è la cosa più difficile, lo vedo ogni giorno che non ne sono capace, eppure è questo che desidero AMARE. In questo vedo tutto la mia miseria, e la mia condotta di volere a tutti costi che i miei cari la pensano come me, è gli il mio sbaglio, lo riconosco,…..è vero che siamo fatti per amare, e non per distruggere con il nostro volere, ma rispettare l’altro cosi com’è:
    Tutti noi siamo diversi, con vari pretesi, ma non funziona cosi, amare penso che è sapere anche perdonare, e ricominciare ogni giorno il bene del’altro, soprattutto con il tuoi più cari, il marito,che pensa diversamente di te, anche i figli….ecco credo che è anche una croce da accettare cosi come sei…..Ciao e grazie buona domenica dei Re dei RE.

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