Con la famiglia a vedere Exodus

di Costanza Miriano

 

Exodus-Bandeau

di Costanza Miriano  per La Croce-quotidiano

Intanto uscire di casa per andare al cinema ripassando i dieci comandamenti è già un cosa. Ho fatto i pop corn, quinto non uccidere, tu prendi l’acqua, gli atti impuri che sono?, dunque, aspetta te lo spiego in macchina, no la cioccolata no abbiamo esagerato ultimamente, ma se io desidero la roba della mia compagna di banco come faccio a non desiderare?, comunque ragazzi, ricordatevelo, i comandamenti sono le cose che ci fanno vivere meglio, non sono ordini ma il nostro libretto di istruzioni se vogliamo funzionare bene senza romperci, adesso però sbrighiamoci che è tardi.

Insomma, uno va a vedere Exodus coi figli e cerca di ravanare nella memoria quello che si ricorda di Mosè, e una cosa certa è che è stato lui a ricevere le tavole della legge, e con quelle non si sbaglia mai, e poi un ripassino serve sempre (voi li ricordate tutti in fila, su due piedi? Bravi, non tutti purtroppo sono così preparati, neanche tra noi aspiranti cattolici). Poi, certo, ci saranno sicuramente quelli che la Bibbia la conoscono davvero, e che troveranno errori, imprecisioni, piccole o grandi infedeltà in questo Exodus, dei e re che esce il 15 nelle sale italiane, con un Christian Bale sul quale non vorrei esprimermi perché sono una donna sposata. Io invece l’ho trovato bellissimo.

Effetti speciali grandiosi ma non ridicoli (magari fra qualche anno lo sembreranno, ma adesso proprio no), una gioia per gli occhi, un tripudio, un godimento. Scene di massa grandiose, veramente bibliche. Una festa per gli occhi, un regalo. La regia mai banale, mai ovvia: d’altra parte è di Ridley Scott, quello di Blade Runner e del Gladiatore. Il regista lo ha dedicato al collega e fratello Tony, morto recentemente. Lo so perché mio marito è montatore e mi ha fatto vedere molti dei film importanti della storia del cinema, come condizione al nostro matrimonio. Grazie a lui mi sono fatta anche un po’ d’occhio sul montaggio, d’altra parte sarebbe anche il mio lavoro (sono giornalista televisiva) e posso dire che in Exodus non ho visto un taglio banale o una caduta di ritmo in queste due ore e mezza di film che hanno tenuto incollate anche due bambine di otto anni, e con pochissime patatine.

La storia, si sa, è quella di Mosè, raccontato da quando è grande e amato dal faraone che lo ha cresciuto, precisamente dalla battaglia degli Egiziani contro gli Ittiti. Scopre la sua storia e sempre un po’ contro voglia – come succede sempre con le cose di Dio – capisce che deve portare il suo popolo fuori dall’Egitto. D’altra parte Mosè, che poi gli Ebrei dicono Mòshe, è del popolo di Israele, che significa colui che lotta con Dio.

Per quanto mi riguarda è questa la bellezza del film: ripercorrere la storia della salvezza non come la storia di un popolo, ma la mia personale. Ricordare quante volte Dio mi ha aperto il Mar Rosso – che scena! – per tirarmi fuori dai pasticci in cui mi ero messa. Mettere al posto del faraone il peccato, mettere al posto dell’Egitto il mio star bene nel peccato, il mio accontentarmi di essere sì schiava, ma almeno con una sistemazione sicura. È per questo che è bello ricordare che, quando serve, il Dio che si è fatto bambino povero ed è morto mitemente in croce è anche il Dio degli eserciti. Quando noi gli chiediamo seriamente aiuto contro il nostro peccato lui travolge cavallo e cavaliere. E se qualcuno commette una grave ingiustizia contro di noi facciamoci difendere solo da lui, che è sicuramente l’avvocato migliore su piazza, e quando serve, l’ho sperimentato, è anche il generale più abile. Se si incacchia sistema le cose per bene.

Travestendomi da critica cinematografica proverei anche ad aggiungere che ho trovato il casting direi perfetto, le facce giuste al posto giusto: John Turturro, Ben Kingsley, e anche le signore, Sigourney Weaver e Hiam Abbass, che nonostante la fama accettano di mostrarsi con tutta la bellezza delle rughe (chissà se anche loro come la Magnani le difendono: “ho fatto tanto per farmele venire!”). Bellissima ma di una bellezza non convenzionale Maria Valverde nella parte della moglie Zipporah. Anche Christian Bale si è presentato alla macchina da presa con una ragionevole quantità di muscoli, insomma senza esagerare.

Come dicevo prima gli effetti speciali meritano da soli il biglietto, le piaghe sono rappresentate senza sconti (la mia Lavinia ieri si è scoperta una bollicina sul ginocchio ed era terrorizzata, temeva di avere contratto le temibili pustole del faraone, forse per essersi seduta in una fila un po’ troppo avanti, vicina allo schermo) ed è un godimento puro per la vista, una memoria della potenza di Dio per l’anima.

Unico appunto, per quanto mi riguarda, Dio che parla con la voce e l’aspetto di un ragazzino. Ma è talmente non rappresentabile Dio – nessuno lo ha mai visto dice la Bibbia – che qualsiasi tentativo sarà sempre ridicolo (compresi, per inciso, i nostri di mettergli in bocca i nostri pensieri e le nostre parole, o di farlo dispensatore di soluzioni facili, quando a volte davanti al mistero di certi dolori ci sarebbe solo da stare zitti). Noi non ci scandalizziamo di nessun tentativo, al limite ne sorridiamo (non così in alcuni paesi musulmani: il primo a chiedere il ritiro del film è stato il Marocco perché per l’Islam è blasfemia qualsiasi raffigurazione di Dio).

Infine per rispondere a quelli che hanno trovato da ridire sulla “cattiveria” di questo Dio, di una fede religiosa trasformata in fanatismo, a me pare che nell’Antico Testamento di episodi in cui Dio non corrisponde all’immagine edulcorata che ci siamo fatti ce ne siano diversi. È una storia piuttosto cruenta, quella dell’Antico Testamento, è la storia della pedagogia che Dio ha avuto con noi: l’uomo, quando gli sembrava ragionevole uccidere chi ti rubava una pecora, non poteva capire il concetto di misericordia, e allora già la legge del taglione – pecora per pecora – è stato un passo avanti. Quanto alla morte degli innocenti che ha scandalizzato alcuni, nella Bibbia c’è, esiste (e anche nella realtà). Fa parte del mistero del male cui Gesù è venuto a rispondere, non ristabilendo la giustizia ma morendo, assumendosi l’ingiustizia lui stesso, prendendo su di sé i peccati e facendosi mettere mitemente, silenziosamente, in croce.

fonte: La Croce-quotidiano

26 commenti to “Con la famiglia a vedere Exodus”

  1. Mah, io continuerò a dire che il più bel film sull’argomento è “Mosé” di Roger Young con Ben Kingsley, in cui tra l’altro c’era uno “Shemà” meraviglioso.
    Ma lo sanno questi signori che Mosé non aveva per niente la stoffa del combattente ed era anche balbuziente?

    • Nella mia ignoranza biblica (e spero che ci sia chi apprezzerà la sottile differenza tra “ignoranza biblica” e “biblica ignoranza” 😉 ) non sapevo niente della balbuzie di Mosé. Ma che meraviglia internèt: è bastato scrivere “Moses, stutter” e si è spalancato un mondo 🙂
      http://www.firstthings.com/web-exclusives/2013/09/was-moses-a-stutterer

      Pare che ci sia pure una barzelletta ebraica (newyorkese?) che dà la colpa alla balbuzie di Mosè se gli ebrei sono andati a finire nell’unico territorio senza petrolio di tutto il Medio Oriente (lui voleva chiedere il Canada ma si è incagliato sulla prima sillaba e ha avuto Canaan…).

      • Appunto, e Mosè è secondo me l’esempio più lampante di quanto a fondo Dio possa trasformare un uomo.
        Me la sono immaginata mille volte quella scena, quando Mosè irrompe alla corte di Meremptah, senza nemmeno prostrarsi “fino a baciare la terra” (cosa che l’etichetta egizia esigeva) e addirittura guardandolo negli occhi, cosa assolutamente vietata, pena la morte!!
        Il Libro dei Numeri ci dice che Mosè “molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra”, e non si sa che tipo di rapporto avesse con lo “zio” Meremptah prima della fuga dall’Egitto, ma mi sa che alla corte del “nonno” Ramses II non dovesse essere tenuto in grande considerazione; un uomo sostanzialmente inoffensivo, non particolarmente intelligente, un po’ impulsivo, perfino balbuziente…
        E ora rieccolo qua, piazzato davanti al Trono del Sole, quasi in atteggiamento di sfida davanti al “Grande Egitto”, al “dio in terra”, che parla con un tono che mai gli si era sentito uscire di bocca, e con uno sguardo di fuoco che mi sa nemmeno lo “zio” faraone sia stato in grado di sostenere (quello della santa ira degli uomini di Dio). Ho provato ad immaginare le facce nei nobili presenti in sala, dei sacerdoti, dei membri della famiglia reale, molti dei quali certamente lo conoscevano direttamente: “ma cosa gli è successo? Eppure è lui, Mose, il nipote del faraone, il balbuziente, quello sempre nascosto… Da dove l’ha presa tutta questa energia?”
        Saranno rimasti con un palmo di naso…

    • “Mosè disse al Signore: “Mio Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono mai stato prima e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua”. (Es 4,10)

      • E il signore gli rispose:
        «Chi ha dato una bocca all’uomo o chi lo rende muto o sordo, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore? Ora va’! Io sarò con la tua bocca e ti insegnerò quello che dovrai dire».

        Ma siccome Mosè faceva orecchie da mercante e “de coccio” insisteva, il Signore gli diede in aiuto concreto e “amplifonico” il fratello Aronne… 😉

  2. Lo andrò a vedere certamente…

    Solo un appunto: direi che il significato del nome Mosè sia “tratto dalle acque”.
    Poi alcuni discutono se sia da intendere non in forma passiva divenendo quindi “colui che trae dalle acque”.

    “Colui che lotta con Dio” e normalmente attribuito al nome di Israele che Dio dà a Giacobbe (“soppiantatore”) dopo la loro lotta sul fiume Jabbok.

    Almeno questo e quanto mi risulta… 😉

    • Bariom,
      È quello che ha scritto Costanza, ‘del popolo di Israele, che significa (Israele) ‘colui che lotta con Dio’

    • Alcuni sostengono che “Mosé” sia invece forma tipicamente egizia e che significhi semplicemente “figlio”. Dopotutto questo nome glielo diede la figlia del faraone (una dei 100 di Ramses II, probabilmente).

  3. avevo già pensato di vederlo, ora ne sono convinta 🙂

  4. > per l’Islam è blasfemia qualsiasi raffigurazione di Dio

    mo’ hanno il copyright anche sul nostro ?

  5. Scusate. ma che documenti ci sono per affermare che Mosè fosse balbuziente (“io non sono un buon parlatore” può voler fare intendere che non ha capacità oratorie o che è una persona modesta, ma non necessariamente che è balbuziente) e che Ramesse II fosse il faraone di cui parla la Bibbia? Sinceramente, a mio modesto avviso, avrebbe potuto essere un qualunque faraone della XVIII o XIX dinastia (la tempistica lo consente). L’esodo come fatto storico, sicuramente è avvenuto, ma forse ci sono troppe leggende intorno, non credete? A69

  6. Vien quasi voglia di andare a vederlo…

  7. Buongiorno, ho visto che conoscete bene il film, vi chiedo se posso portare mia figlia di 12 anni a vederlo. pensate sia un film tranquillo per quell’età?
    Grazie
    Sonia

  8. Cara Costanza, sai che p. Rocco ci ha detto stasera la sua interessantissima idea sul perché della figura del bambino al posto di Dio (siamo andati in 11 a vederlo stasera): dice che era per mostrare che sconfiggere il faraone è un gioco da bambini per Dio! Dio è onnipotente! mi è sembrato bello questo pensiero, cosa ne pensi? Oana Gotia

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