Tranquilli, si torna in polvere (una buona notizia)

di Cyrano

«Adesso devo dirle una cosa molto importante», insinuò la statuaria Isabella Rossellini di “La morte ti fa bella” alla sempre fantastica Meryl Streep, che aveva appena trangugiato dalle sue mani la pozione dell’eterna giovinezza. «Adesso me la deve dire?!», fu la ragionevole risposta della bionda… Si capisce che una si faccia convincere a bere qualunque cosa, se quella statua greca semovente che dice di averla già bevuta ci assicura di avere «settantacinque anni suonati». Uno che vedesse oggi la (pur sempre bellissima) Rossellini penserebbe che forse lei non l’ha veramente bevuto, quel crodino rosa fosforescente, mentre magari Cher l’ha fatto davvero, e forse anche Madonna e Sharon Stone, chissà…

M’era però restato in cuore il sibilo tremendo di quella fattucchiera, dalle movenze perfino più seducenti di quelle di Amelia (“la strega che ammalia”): «Abbia cura del suo corpo: dovrete restare insieme per molto tempo». Che rogna, e chi c’aveva pensato?! Quando al funerale di lui (ehi, ve lo ricordate? Bruce Willis con i capelli!) le due signore, stramorte ma vive da molti anni, vanno in mille pezzi cadendo dalle scale e restano ancora orribilmente vive, uno guarda la bara di lui e tira un sospiro: fortuna che prima o poi andiamo tutti a riposarci!

Non solo la fantasiosa idea di continuare a vivere in un corpo “morto giovane” è orribile, ma anche l’alternativa di chi spera che le tecniche mediche ci portino tutti alla soglia dei centoventi anni non è da preferirsi: ingurgitare più medicinali che alimenti per svariati anni, stando totalmente alle dipendenze di altri senza poter offrire più il benché minimo contributo ad alcuno – e questo non (attenzione, non mescoliamo le carte!) per l’insorgere di una grave malattia, ma per le conseguenze della rincorsa all’elisir di lunga vita… ce ne guardi Iddio!

Difatti, il buon Dio ce ne guarda volentieri, dal momento che ci ha promesso: «…finché ritornerai alla polvere, perché da quella fosti plasmato». Meno male che è arrivato il Mercoledì delle Ceneri, il giorno in cui posso sentirmi ricordare questa grande verità senza dover vedere attorno a me grattate furtive e altri gesti di scongiuro. Spero solo che il mio parroco non voglia riservarci la formula alternativa “Convertiti, e credi al Vangelo”: nulla da eccepire, ci mancherebbe, ma se le due formule sono messe in alternativa è proprio perché l’una illumina l’altra. Non è forse una buona notizia, che comunque prima o poi si torna alla polvere? E mica giusto perché non soffriamo di ricordare le belle labbra di Goldie Hawn storte in un ghigno di vita apparente? No, quasi quasi glie lo propongo, di introdurre una nuova formula, più o meno così: «Sta’ sereno, credi al Vangelo: prima o poi si finisce tutti in polvere!»

Forse la novità turberebbe i fedeli, se non altro perché sarebbero quasi costretti a prestare attenzione alle parole (sennò, in generale, chi presta mai attenzione alle parole delle liturgie?), ma che direbbe di scorretto? Il vero problema di una vita infinita, quello per cui la notizia della cenere è un vero Vangelo, è che oggi come oggi, stando così le cose per noi, non sapremmo che farcene di un binario infinito sulle cui rotaie trascinare la nostra finitudine. Verso dove? – Da nessuna parte: il binario non finisce. – E allora perché andiamo avanti? – …

Invece il binario finisce, e la grande sapienza della Chiesa lo ricorda a tutti da sempre, avendo inventato fin quasi dalle sue origini un periodo dal marcato accento penitenziale, preludio alla gioia di una vita che possa dirsi infinita in senso pieno (con tutto il rispetto per la Rossellini, ci mancherebbe!).

“Penitenza” (parola sommamente in odio all’umanità adolescente dei nostri e di tutti i tempi) significa molte cose, molte pratiche, molte meditazioni, ma essenzialmente la chiara riscoperta del legame di ciascuno con la morte, e in particolare col proprio morire. Per questo motivo, visto che nessuno pensa alla morte come a un evento principalmente spirituale e simbolico, bisognerebbe avere l’onestà di smascherare per ciò che sono le allegorizzazioni disincarnate di sane pratiche ascetiche come il digiuno. Ovvio che non si fa digiuno per farsi notare e lodare, né tantomeno per perder taglie, e che ogni istante che indugiamo a rallegrarci di poter rimettere a Pasqua il vestito dell’anno scorso lo impieghiamo a sciupare il senso (e il frutto) della penitenza. Detto questo, io guardo con sospetto anche alle mille ragioni che sappiamo trovarci (oh, siamo geniali, in questo!) per dirci che “è proprio necessario che noi si sia al top, oggi”: se è vero, come attesta Leopardi, che il sole non si coprì il volto con un velo di ruggine, il giorno della morte di Cesare, io oserei sospettare che non terrà un lutto più lungo per le nostre dipartite… Anche scoprire che non è vero che siamo indispensabili è una bella notizia: l’inferno è credere di doversi assumere le responsabilità di Dio, quando Dio (stando a recenti studi clinici) è altro da noi.

Già lo so, che se oggi pomeriggio uscirò per strada capterò profumo di cornetti nell’aria a distanza di duecento metri: non solo col digiuno si può riassaporare la spossatezza che ci ricorda ciò che siamo realmente (fili d’erba assetati, niente più), ma riscopriamo anche che il nostro raffinato, urbanissimo e civilissimo olfatto è tuttora sostenuto da un primordiale fiuto, tanto più acuto quanto meno soddisfatto, meno assuefatto.

Questo ci porta a considerare che quindi siamo davvero non molto più che animali tra gli altri? Beh, la chiglia cerebrale di un Odifreddi potrebbe anche arenarsi su questa secca, ma il mare che le sta appena dietro è molto più aperto: dove sono i fessi che hanno etichettato il cristianesimo come “platonismo per il popolo”, se da noi le dinamiche degli stessi sensi corporali diventano analogia, mezzo e prova dei sensi spirituali? Tornando al cornetto, il fatto che in appena una mezza giornata di digiuno riusciamo a sentirne il solo profumo a grande distanza si specchia con la verità che nella cura del silenzio capiamo il valore delle parole, e nel vuoto della preghiera perseverante (anche nell’aridità) arriva a noi la rinnovante pienezza di Dio – che vive tutta, corporalmente, in Gesù Cristo, “vivo cornetto dell’eterno”!

Noi non ci ridurremo a morire sembrando vivi, perché c’è già una bella notizia che ci aspetta. Ecco la bella notizia: mortificatevi, perché tutti si muore! E non finisce là.

leggi anche: Pocket coffee e cavallette

101 pensieri su “Tranquilli, si torna in polvere (una buona notizia)

  1. 61Angeloextralarge

    Prima? Smack a tutti e a domani!
    Cyrano,scusa ma a quest’ora ho letto metà post soltanto: l’argomento è interessante e mi sconfiffera proprio. Domani me lo voglo gustare bene. grazie!
    L’immagine però me fa ‘po’ sens! Brrrrrr!

    1. Il film però è un classico dell’humour nero. Sulla stessa lunghezza d’onda ma nero carbone «Nosferatu» di Werner Herzog (Klaus Kinski-Dracula: «Il tempo è un abisso profondo con lunghe infinite notti, i secoli vengono e vanno… Non avere la capacità di invecchiare è terribile. La morte non è il peggio: ci sono cose molto più orribili della morte. Riesce a immaginarlo? Durare attraverso i secoli, sperimentando ogni giorno le stesse futili cose.»)

  2. Fk

    A mio avviso anche questa volta Cyrano riesce a cogliere il “proprium” di un giorno come questo. Il delirio di onnipotenza dell’uomo contemporaneo grida forte verso (contro?) il cielo… ma forse non è una novità (da quella volta di Adamo ed Eva, per continuare con Babele… niente di nuovo sotto il sole!). Tuttavia lo stile del post (sempre a mio avviso) è farraginoso, difficile da seguire, artificioso e pieno di “parabole” non sempre comprensibili (ad esempio quanti sanno che Amelia, la strega che ammalia, è la fattucchiera nemica giurata di zio Paperone? Ci vuole una certa cultura e preparazione per sapere queste cose 😉 ). Per non parlare dell’immagine del post…

    Comunque, buona quaresima a tutti!
    Vade retro cornetto e cappuccino! 🙂

  3. “Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi; perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose. ”
    Non solo, ma cenere alla cenere….

  4. Erika

    L’argomento è molto bello. Ricordare la propria mortalità fa sempre bene e, personalmente, ho sempre pensato che fosse rasserenante sgravarsi dalla responsabilità di essere immortali e dover pertanto supportare/sopportare la continuità del mondo.

    Riguardo al riferimento a “La morte ti fa bella”, anche se è (appena, appena) off topic, vorrei ricordare alle signore che si fanno tentare da certi aiutini per sembrare più giovani le parole della “divina” Inès de la Fressange: “Ricorrerò al botox il giorno in cui ne ammirerò i risultati”.
    🙂

  5. PERCHE’ VI DO’ DEL VOI.
    perchè, e forse di questo sarete anche contenti, parlate all’unisono, tante voci, ma come Qui, Quo, e Qua, che
    profferiscono una sola frase, o frasi, le stesse, buone per tutti, senza altro che minuscole eccezioni, come se davvero il magistero, che voi dite, avesse agito in profondità e reso VOI tutti uguali fino dentro le minuzie della dottrina della rivelazione eccetra, Come se foste stati a delle prove teatrali molto serrate e ora siete in grado di recitare la parte alla perfezione. Per questo mi sento autorizzato a dire VOI, non essendoci differenza nessuna sostamziale che vi individui personalmente (per quanto riguarda la VOSTRA religione)

      1. Sì Fefral, ho notato tante cose di te (almeno ho la pretesa) come la tua insoffrenza per certo argomenti, come l’importanza dell’amicizia, anche con Dio, come la tua sincerità e indipendenza etc. etc.
        Motivi più che validi per toranere alle pire cuoriformi?
        Quando sorvoli?

        1. per ora non mi muovo ma ti terrò aggiornato.
          Io però noto tante differenze tra ognuno di “noi”. Aldilà delle frasi che sembrano uguali, aldilà delle (poche) verità di fede non negoziabili in cui tutti crediamo e i punti fermi della dottrina che ci servono un po’ come i segnali stradali, anche in questo blog io vedo che ognuno ha un rapporto suo, speciale, con Dio e con la fede.
          C’è chi parla di Dio come un padre, chi come un amico, chi come un giudice, chi come uno sposo, chi nella preghiera piange, chi ride con Lui, chi supplica, chi tace e aspetta, chi si incazza e chi ringrazia.
          A volte è vero che c’è il rischio di conformarci ad un modello unico del bravo cattolico. Ma credo che alla lunga questa immagine non sia sostenibile. Non si può non mettersi in discussione quando si incontra Dio. E se non ci si pone di fronte a Lui in modo autentico, per come ognuno di noi è, con la sua identità, la sua individualità, alla fine il castello di carte crolla. La fede non è un sistema di regole e di leggi. E’ una storia di amicizia personale ed unica.
          Per questo quel “voi” che tu vedi in “noi” a me mette ogni tanto un po’ in crisi

          1. 61Angeloextralarge

            Fefral: grazie per questa risposta! In modo diverso e con altre parole, stavo pensndo di darla anche io. Smack! 😉

    1. vale

      se la metti così….
      a Me ti concedo di darMi del Vossignoria Magnifica Gr.Lup.Mann.Duca Conte di Gr.TdQ.
      et satis est
      Noi parliamo per Noi stessi.e basta.
      Siamo moderatamente contenti di sapere-come direbbe il mago Otelma- che ci sono altre forme di vita che sembra avere attività intellettiva che la pensano,talvolta (troppo spesso sarebbe sconveniente,si capisce),come Noi.
      ( spero si colga la differenza tra il noi/voi come l’intende l’Alvise,ed il pluralis maiestatis che autorizzo monsù Alvise ad utilizzare nei Miei confronti….)

        1. vale

          …o forse la spiegazione risiede nel fatto che,praticante o meno, riconosca l’unicità della Chiesa Cattolica come custode del depositum fidei cristiano,e di conseguenza del suo giusto- e se non credente, il giusto sia letto come conforme alla tradizione- insegnamento sia religioso che morale cosa vuoi che dica una persona che riconosce questi fatti: che canti fuori dal coro tanto per far polemica? anzi,il fatto che a differenza di altri blog frequentati da seguaci di altre confessioni religiose sia “cristiane” che di altro genere,generalmente,su quelli “cattolici” si riscontri una unità di insegnamento o di “cose credute”,deporrebbe a favore della faccenda.
          se vuoi qualcosa di alternativo,parliamo di politica. ma non è questo il posto(spero abbia apprezzato il calembour precedente)

          1. Quello che mi meraviglia è che da una serie di scritti e di predicazioni così anche difficili e tutt’altro che ovviamente leggibili nello stesso identico modo si sia riusciti (siate voi riuscitiI) a distillare l’elisir UNICUM che è il solo autorizzato in commercio e che a nessuno tra i tanti (sul paneta Mongo)gli venga qualche volta un dubbio (non necessariamente tracotante)una perplessità un altro modo di…
            In questo, io, se fossi credente, sarei molto più vicino a Lutero che ai Papi. l’idea della chiesa invisibile mi è sempre sembrata molto più confacentesi al mio carattere antiburocratico.

            1. Miriam

              Tutto ciò che è invisibile non per questo non corrisponde ad un’ordine “dato”, visto che lo definisci “antiburocratico”. L’istituzione dovrebbe corrispondere all'”ordine” dato, non alla burocrazia. Ma la Chiesa non è solo Istituzione è anche Mistero…

              Forse non ti piace la metafisica?
              I dubbi vengono a tutti, penso, ma c’è dubbio e dubbio: c’è il dubbio positivo che ti spinge ad approfondire e meglio comprendere e quello negativo che ti blocca dove sei e da lì non schiodi… Lo sforzo (di volontà) sta tutto nel cercare di uscire da quest’ultimo, sempre se vuoi…

            2. vale

              ed a quale delle “confessioni”luterane?perché sembrerebbe ve ne siano qualche migliaio che dicono di rifarsi al “protestantesimo”di Lutero….o forse son meglio le anglicane,le battiste,le calviniste e chi più ne ha ….
              insomma una religio fai da te.
              si dirà che è meglio sbagliare da sé che farsi turlupinare da altri. ma se l’insegnamento( e basta dare uno sguardo,che so, all’enchiridion symbolorum del Denzinger) è costante nell’arco di un duemila anni,a differenza delle altre”confessioni”,anche usassi solo la ragione,mi verrebbe quantomeno da sospettare che-se c’è qualcosa di vero- e quì e non altrove….

  6. Lina Botte
    21 febbraio 2012 alle 23:18
    Ho capito che non credete! gente senza fede. Volete solo chiacchierare e non pregare. Non vi interessa di chi soffre e vuole guarire. Continuate a fare blablablablabla…………. dov’è la preghiera? chi l’ha rimossa?

    Lina Botte ha perfettamente ragione!!!
    Lasciate che i chiacchieroni (come me) continuino a fare i chiacchieroni…

  7. Buon giorno ragazzi! Scusatemi ma la mia seconda tesi mi tiene indaffaratissima, così se faccio qualche digiuno rituale è solo perché non riesco a mangiare niente di diverso di un panino davanti al pc!
    Io alla mia di morte ciò già pensato, provveduto alla donazione degli organi ho disposto di farmi cremare e poi……..niente cimitero monumentale percarità, alla sottoscritta andrebbe bene essere sepolta sotto l’albero del mio giardino.
    Ogni volta che lo dico mia madre mi manda a quel paese, come quando dico che se Dio mi vuole bene mi farà stirare le penne prima dei miei fratelli.
    Cher sembra ancora ventenne, ma sai che fatica? Io il giorno del mio trapasso vorrei avere una faccia piena di rughe, segno che ho vissuto tanto, e tante persone che mi amano intorno, segno che forse ho vissuto bene.

  8. Personalmente non vorrei mai fare la fine della signora che ho visto in palestra. Torno da danza, entro nello spogliatoio e vedo una creatura bellissima, lo ammetto, una piccola fitta di gelosia l’ho provata. Altissima, slanciatissima, fasciata in una tutina che tipo ” seconda pelle” è dir poco, una quarta granitica, ogni muscolo sodo e due bande laterali trasparenti sulla tutina che lasciavano capire benissimo l’assenza di abbigliamento intimo.
    Finito?No magari………capelli lucidissimi, mossi, color ebano, che anche se legati a coda di cavallo le scendevano lungo la schiena…….si gira…….e mostra un viso pieno di rughe. La mia amica mi fà ” Ti presento mia nonna ” e io ” adoro la mia ” rughe e vestiti che sanno di cipria.

  9. Roberto

    Comunque questa è una delle cose di Alvise che mi stanno bene: sinceramente non trovo alcuna difficoltà con il “noi” e il “voi”, tutt’altro. Anche Nostro Signore l’ha usato con una certa frequenza io *vi ho scelti* dal mondo, *voi* siete nel mondo ma non del mondo, *vi mando* come pecore in mezzo ai lupi, *non abbiate* paura, piccolo gregge, perché è piaciuto al Padre *darvi* il Suo Regno, ecc.ecc.
    Forse questo dimostra che se c’è il desiderio sincero di obbedienza alla Santa Chiesa, Sposa di Cristo, non è poi complicatissimo capire che cosa ci si aspetta da noi? Poi,certo, ci sono i punti più difficili e oscuri, ma nell’economia della salvezza anche queste oscurità e lo sforzo di dissiparle con il buon discernimento ha pienamente senso.

    Certo, non si capisce perché Alvise ci tenga così tanto a interloquire con dei poveri scemi & arroganti come noi, ma tant’è…

    Comunque, dire “se io fossi credente sarei… ” è la trappola perfetta per non credere a nulla. Il vento soffia e non si sa di dove viene e dove va. Se uno vuol credere, deve accettare che verrà rifatto non come vuole lui, ma come è richiesto da un Altro. Altrimenti, è come barare. Ricordo bene che lo diceva anche Montanelli “se fossi credente sarei protestante”. Ecco, ragionare così vuol dire precludersi qualsiasi spiraglio sul sovrannaturale.

    Santa quaresima a tutti e buon digiuno!

    1. 61Angeloextralarge

      Roberto: il fatto è che Alvise dice “voi” quando risponde al commento di uno di “noi, cioé “generalizza” e questo preclude già il buon andamento del discorso. Se un uomo parlando con me mi dice: “Voi donne…”, non parla con me ma con lidea che si è fatta sulle donne, che è tutta un’altra cosa.

  10. Miriam

    Mi viene da pensare che se avessi bevuto quella pozione di cui parla l’articolo avrei molto meno da offrire…

  11. Alessandro

    “Vogliamo noi davvero questo – vivere eternamente? Forse oggi molte persone rifiutano la fede semplicemente perché la vita eterna non sembra loro una cosa desiderabile. Non vogliono affatto la vita eterna, ma quella presente, e la fede nella vita eterna sembra, per questo scopo, piuttosto un ostacolo. Continuare a vivere in eterno – senza fine – appare più una condanna che un dono.
    La morte, certamente, si vorrebbe rimandare il più possibile. Ma vivere sempre, senza un termine – questo, tutto sommato, può essere solo noioso e alla fine insopportabile. […]

    è vero che l’eliminazione della morte o anche il suo rimando quasi illimitato metterebbe la terra e l’umanità in una condizione impossibile e non renderebbe neanche al singolo stesso un beneficio.
    Ovviamente c’è una contraddizione nel nostro atteggiamento, che rimanda ad una contraddittorietà interiore della nostra stessa esistenza. Da una parte, non vogliamo morire; soprattutto chi ci ama non vuole che moriamo. Dall’altra, tuttavia, non desideriamo neppure di continuare ad esistere illimitatamente e anche la terra non è stata creata con questa prospettiva. Allora, che cosa vogliamo veramente? Questo paradosso del nostro stesso atteggiamento suscita una domanda più profonda: che cosa è, in realtà, la « vita »? E che cosa significa veramente « eternità »?

    Ci sono dei momenti in cui percepiamo all’improvviso: sì, sarebbe propriamente questo – la « vita » vera – così essa dovrebbe essere. A confronto, ciò che nella quotidianità chiamiamo « vita », in verità non lo è. Agostino, nella sua ampia lettera sulla preghiera indirizzata a Proba, una vedova romana benestante e madre di tre consoli, scrisse una volta: In fondo vogliamo una sola cosa – « la vita beata », la vita che è semplicemente vita, semplicemente « felicità ».

    Non c’è, in fin dei conti, altro che chiediamo nella preghiera.”

    (Benedetto XVI, Lett. Enc. Spe Salvi, 2007, nn. 10-11)

    “Il momento favorevole e di grazia della Quaresima ci mostra il proprio significato spirituale anche attraverso l’antica formula: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornera”i, che il sacerdote pronuncia quando impone sul nostro capo un po’ di cenere.
    Veniamo così rimandati agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!” (Gen 3,19). Qui, la parola di Dio ci richiama alla nostra fragilità, anzi alla nostra morte, che ne è la forma estrema. Di fronte all’innata paura della fine, e ancor più nel contesto di una cultura che in tanti modi tende a censurare la realtà e l’esperienza umana del morire, la liturgia quaresimale, da un lato, ci ricorda la morte invitandoci al realismo e alla saggezza, ma, dall’altro lato, ci spinge soprattutto a cogliere e a vivere la novità inattesa che la fede cristiana sprigiona nella realtà della stessa morte.

    L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.

    Così la formula liturgica “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai” trova la pienezza del suo significato in riferimento al nuovo Adamo, Cristo. Anche il Signore Gesù ha liberamente voluto condividere con ogni uomo la sorte della fragilità, in particolare attraverso la sua morte in croce; ma proprio questa morte, colma del suo amore per il Padre e per l’umanità, è stata la via per la gloriosa risurrezione, attraverso la quale Cristo è diventato sorgente di una grazia donata a quanti credono in Lui e vengono resi partecipi della stessa vita divina. Questa vita che non avrà fine è già in atto nella fase terrena della nostra esistenza, ma sarà portata a compimento dopo “la risurrezione della carne” “.

    (Benedetto XVI, Udienza generale, 17 febbraio 2010)

  12. ok, d’accordo, la bellezza aiuta, sarei ipocrita se non ammettessi che a noi donne piace far voltare gli uomini per strada o farsi aprire la porta se siamo cariche di pacchi, ma essere perfetti, sempre, per tutta una vita……pare masochismo, anche perchè non mi ci vedo a 70 anni ad alzarmi alle 5 del mattino per fare lo step!

  13. Erika

    Ho un dubbio sulla vita eterna.
    Mi rendo conto che è un dubbio banalotto, ma tant’è.
    L’idea di esistere in eterno mi atterrisce: per la Chiesa cattolica esiste la possibilità che tale eternità trascorra tra i tormenti, Dio lo sa e ci dà una via di salvezza, ma non ci costringe a percorrerla.
    Il mio dubbio è: perché non ci costringe? Perché non fa in modo che nessuna delle sue creature possa fare una fine tanto orribile? Davvero quello che commettiamo in 70-80 anni di vita determina il nostro destino per l’eternità?
    Faccio molta fatica a comprendere questo, perché io non condannerei nessuno per l’eternità (di solito a questo punto si chiede: “E Hitler?”, bè, no, per l’eternità nemmeno lui), e io non sono certo più buona di Dio…
    Non so, qualcuno sa darmi una risposta?

    1. Erika, diciamo che benchè io sia giovane e scapestrata in 70-80 anni di vita, magari non subito, ma forse ci penso che se faccio il diavolo tutta la vita vengo condannata.
      Poi Lui è Lui e magari quella della punizione eterna è più una nostra paura che quello che Lui decide.

    2. JoeTurner

      secondo me il discorso dell’eternità come quello della predestinazione è legata all’idea del tempo che io penso come una creazione, uno strumento che Dio ci ha dato come la materia e le leggi della fisica. Ma Dio non è soggetto al tempo come, forse, non lo saremo noi ovunque saremo. Ho idea che il concetto di passato, presente e futuro quindi di eternità non significheranno nulla, ma non abbiamo la possibilità neanche di immaginare un’esistenza in assenza di tempo

    3. vale

      mi sa che Cyr. o don Fabio te la spiegherebbero meglio,ma:
      non ti condanna Lui. ti condanni da te stessa rifiutando di riconoscere che c’é altro al di sopra e prima di te…
      Lui ne prende semplicemente atto.tant’é che anche il peggior criminale,se in cuor suo ,si pentisse nell’ultimo istante prima di morire,sarebbe perdonato(vedi il ladrone di cui si parlava precedentemente)( beh,un po’ di purgatorio se lo dovrebbe fare…un po’ tanto,s’intende.il ladrone ebbe la “fortuna” di farsi perdonare direttamente da Gesù e prese il tgv per il paradiso.ad altri tocca il locale). se il pentimento è vero ( e questo lo sa solo Lui) la porta non sarà chiusa.
      il problema è che non sai quale sarà il tuo ultimo istante utile.
      e quindi,forse,varrebbe la pena credere anziché no. o anche solo comportarsi in conformità. o forse credi che un fariseo ti precederà anche se tu,formalmente,non sei credente?

      1. 61Angeloextralarge

        E’ la Parola che ci condanna: quella non ascoltata, quella non vissuta, quella rifiutata, etc., etc., etc. Non mi ricordo il versetto esatto dove Gesù dice questo.

    4. Alessandro

      Erika
      saremo giudicati da Dio sull’amore. Il dannato è uno che ha scelto di non amare, e per questo è dannato. Tu dici: Dio non avrebbe potuto costringerlo a non fare ciò per cui è dannato? Che – se valgono le premesse che ho proposto – equivale a dire: Dio non avrebbe potuto costringerlo ad amare? Ma ciò è impossibile: amare per forza, amare perché costretti, non è amare. L’amore coatto non è amore.
      Ecco perché Dio non può far sì che Tizio, il quale Tizio non vuole amare, ami; ossia: ecco perché Dio non può far sì che Tizio non si danni.

      Quanto alla condanna eterna.
      Dio non nega ad alcuno la possibilità di non dannarsi. Chi si danna è chi rifiuta pervicacemente e consapevolmente (con piena avvertenza e deliberato consenso) l’amore di Dio. Chi si danna non è uno che, per così dire, non si è accorto dell’amore di Dio, e se ne accorge troppo tardi (dopo la morte).
      Il dannato è chi si è scientemente e ostinatamente opposto a quell’amore. Perciò è impossibile che un dannato “cambi idea”, si penta dopo morte. Dopo la morte, il dannato seguita a detestare quell’amore di Dio che detestò durante la vita terrena. Lo strazio della sua dannazione non consiste nel rimpiangere il suo essersi opposto a Dio in vita (è l’anima purgante, non quella dannata, che rimpiange le opportunità che in vita ebbe di emendarsi, di pentirsi, e che non colse), giacché senza alcun rimorso il dannato “seguita” (per così dire: i verbi di tempo vanno usati con cautela, quando ci si riferisce a queste dimensioni ultraterrene) a detestare l’amore di Dio. Anche dinanzi all’afflizione suprema del proprio completo fallimento, il dannato non può pentirsi, perché la ragione del proprio fallimento è l’opposizione a Dio, quell’opposizione a Dio che il dannato ha consapevolmente praticato in vita e ha scelto come propria divisa, come proprio principio di condotta.

      Il dannato ha scelto di dannarsi, vuole dannarsi e sa di dannarsi. “Imbattersi” nell’amore di Dio dopo la morte non fa che esacerbare il suo odio per quell’amore, non fa che inasprire la ripulsa per quel nemico – l’amore di Dio – che il dannato s’è scelto in vita.

  14. 61Angeloextralarge

    «Sta’ sereno, credi al Vangelo: prima o poi si finisce tutti in polvere!»: approvo la nuova formula! 😀

    “Già lo so, che se oggi pomeriggio uscirò per strada capterò profumo di cornetti nell’aria a distanza di duecento metri”: mettiti nei miei panni! Quando c’è aria di digiuno mi cresce l’appetito, mi si sviluppano le antenne “cibarie” e quando dopo sforzi notevoli riesco a proseguire nello slalom gigante… arriva sempre qualcuno che mi invita a mangiare la pizza e/o un gelato: tengo duro e rifiuto gentilmente, passandoci per bigotta… Finalmente entro in casa e all’improvviso ricordo che da me nessuno fa digiuno perché ateo e vengo “ubriacata” di profumi ed aromi squisiti! “Ti ho cucinato la trippa che ti piace tanto! Come? Non la mangi? Ho faticato per te e non apprezzi! Che vuol dire che oggi è giorno di digiuno? Lascia andare di fare la bigotta!”. (e due!)
    Sigh, sigh! 😦
    So che a voi non capita mai vero? 😀

    “Noi non ci ridurremo a morire sembrando vivi, perché c’è già una bella notizia che ci aspetta. Ecco la bella notizia: mortificatevi, perché tutti si muore! E non finisce là”: cantiamo l’alleluja dei risorti! Che roba bella! Grazie per avercelo ricordato. Lo hai fatto solo alla fine e invece l’ho atteso dopo le prime dieci righe (circa): posso dire che l’hai fatto sospirare? Ma questo ha contribuito a farmi desiderare di risorgere! Grazie, Cyrano! 😀

    1. tranquilla, il mio ragazzo mangia carne il venerdì di quaresima. Quello è l’unico giorno nella quale io non la mangio da 26 anni, e benchè stiamo insieme da 5 ancora si stupisce!

    2. lidiafederica

      una volta mi è stato detto che se una persona (la mamma, un amico, una vecchietta che sei andata a trovare) prepara, che so, una torta per te, il più bel dono a Dio, anche se è giorno di digiuno, è mangiarlo – perché la caità viene prima del digiuno. Poi uno si trova altre penitenze da fare (dormire senza cuscino, che ne so).
      Magari la trippa non la mangerei, ma direi, guarda la trippa magari la salto, am che ne dici se ci prendiamo insieme un bel thè, o una pizza 8se devi ancora mangiare a pranzo)
      I

      1. 61Angeloextralarge

        Lidiafederica: anche se la trippa è stata cotta volutamente per farti saltare il digiuno? Non è un gesto di carità ma “provocazione”, soprattutto perché prima di uscire di casa, in questi casi dico: “Non prepararmi nulla che oggi è giornata di digiuno!” e lo dico a causa di precedenti “sorprese”.Tra l’altro normalmente cucino da sola quello che mangio (evito fritti, soffritti e anche trippa, cioé tre cose che mi piacciono mooooolto!). 😉
        Concordo sulla persona che a sopresa ti prepara qualcosa, in buona fede: quando andavo in missione casa per casa, chi sapeva che sarebbero passati i missionari preparava di tutto, anche nei venerdì di Quaresima. A volte ho mangiato cosa che non avrei MAI mangiato. Per non offendere l’altro… questo ed altro! 😀

        1. lidiafederica

          beh no, se è stata fatta apposta no!! Dai, preghiamo per lei (la tua mamma?)!
          A me non capita, no, perché a casa mia anche oggi fanno non dico digiuno ma astinenza sì (stamattina mia sorella: “oh cavolo, ho mangiato cioccolato! E mo’?” 😉 ), ma in caso di amici lo dico chiaramente, oggi digiuno perciò vi guardo mentre mangiate e mi prenoto per la prossima uscita mangerecca 🙂 Devo essere sincera, a me i miei amici non hanno mai dato della bigotta, anche se vado a Messa tutti i giorni e disgiuno (due vv l’anno…)..ma io credo che chi lo fa sia in realtà più arrabbiato con se stesso che con te, sai?…perché magari gli ricordi qualcosa che anche loro vorrebbero fare, ma non vogliono/ce la fanno…preghiamo! E a volte un po’ di arrabbiatura, giusto per far capire che tutti vanno rispetati, anche i cosidetti “bigotti”, ci sta..

          1. ma è chiaro! 🙂
            «Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo
            ed è contrario alle nostre azioni;
            ci rimprovera le trasgressioni della legge
            e ci rinfaccia le mancanze
            contro l’educazione da noi ricevuta» (Sap 2,12)

  15. Brunella Rosano

    Il che equivale a dire con Handy Capp (la striscia della settimana enigmistica): “Non affannarti troppo nella vita. Tanto non ne uscirai vivo!” Oppure: “Rilassati! Dio c’è, ma non sei tu….” Brunella
    P.S. Ho conosciuto Costanza Miriano (libro e blog) tramite mia figlia Federica che ringrazio pubblicamente. E’ bello non sentirsi tanto “bestie rare… “

  16. 61Angeloextralarge

    Ringrazio chi ha fatto gli auguri per il cammino quaresimale. Ricambio dicendo: UN BEL TERREMOTO SQUOTI LE PIETRE DAI NOSTRI SEPOLCRI E CI PORTI ALL’ALBA DELLA PASQUA! 😀
    Qui troverete molto materiale utile ad arrivare alla Pasqua un po’ più carichi nello spirito (preghiere, meditazioni, storie e racconti, poesie, pps, video youtube, etc.), il tutto contornato di immagini tra le quali alcune molto belle:.

    http://www.partecipiamo.it/angela_magnoni/pasqua/pasqua.htm

    1. Alessandro

      in un certo senso il dannato deve “sorbirsi” per l’eternità l’amore di Dio (Dio è Amore e non può che esserlo sempre e per tutti), solo che per il dannato l’amore di Dio è detestabile, dall’amore di Dio il dannato non ha alcuna gioia, alcun godimento, appunto perché lo odia. Tuttavia, poiché godere dell’amore di Dio è l’unico godimento che s’addica all’uomo, e al di fuori di esso l’uomo non può in alcun modo godere/gioire, non gioendo dell’amore di Dio il dannato non può gioire affatto, non può gioire in alcun modo: non può che penare e patire.

  17. 61Angeloextralarge

    Ok, ho capito. Scondo me però non esiste, nel senso che chi siamo noi per poter dire che uno è già dannato? Il Signore farà di tutto fino alla fine della vita di ognuno di noi, perché ognuno si salvi. Quando dice che le prostitute ci passeranna avanti nel regno dei cieli, secondo me, ci invita ad esaminare noi stessi e non a esaminare gli altri.Davanti a Lui non potremo dire: “Ho rubato ma lo ha fatto anche Tizio, anzi lo hanno fatto tutti!”. Ognuno di noi è responsabile delle proprie scelte nel bene e nel male. Tra l’altro Gesù dice anche di condannare il peccato e non il peccatore.
    “Miei cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore. Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice. Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata. Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getzemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!”. Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro. Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa! Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: “Satana lo ha occupato”. Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: “State svegli e pregate per non entrare in tentazione”. E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista. C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari? Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento. C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: “Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo”. Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui. Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: “Muore l’uno e muore l’altro”. Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti. Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia. E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico. La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.” (Nostro fratello Giuda, don Primo Mazzolari, Giovedì Santo 1958)

  18. admin

    Questa sera alle 23:40 a MATRIX (Canale5) puntata sul divorzio e padri separati. All’interno del programma un’intervista a COSTANZA MIRIANO sul tema della serata.

  19. Erika

    Grazie a tutti per le risposte alla mia domanda.
    In particolare grazie ad Alessandro: mi hai posto in una prospettiva diversa. Non avevo mai pensato che l’amore di Dio, posto che ci si venga in contatto, potesse essere rifiutato.

    Sul digiuno: credo che la privazione fisica (se non portata all’estremo) aiuti tutti, anche i non credenti, a “riappropriarsi” della percezione di sé, come dice Cyrano.
    Il fatto di astenersi dalla carne però lo vedo come un precetto “simbolico”, nel senso che ci si dovrebbe astenere, secondo me. da qualcosa che ci dà piacere.
    Se al posto della fettina di pollo, mangio carpaccio di salmone e brodetto di pesce, non la avverto come una gran rinuncia…:-)

    1. questo è chiaro, Erika, e cogli il centro: perché una norma sia osservata bene la soluzione non è portarla “fuori dalla lettera”, ma “oltre la lettera”. Il che vuol dire che certamente bisogna andare in cerca di un senso profondo di un precetto, perché la sua osservanza non si riduca a bieco farisaismo; d’altro canto è molto difficile (ma non impossibile: Gesù sapeva farlo) osservare una norma contravvenendone l’aspetto letterale. Personalmente, cerco di volare più basso e di esercitarmi qui: digiuno significa una cosa chiara e precisa, e c’è da andare a fondo a quella cosa, non da girare attorno al concetto; astinenza dalla carne significa una cosa chiara e precisa, e c’è da andare a fondo a quella cosa (osservando anche ciò che sottolinei tu), non da girare attorno al concetto.
      Il caso riportato da Lidia Federica è delicato, ed è vero che una persona che ti offre qualcosa contro il digiuno senza sapere del digiuno e senza possibilità di capirne il senso non va umiliata né scandalizzata: mangia e loda Dio in quel cibo. V’è però un’ampia fascia di casistica in cui le condizioni che ho detto non si danno così, e lì si può (ovvero si deve) agire diversamente. Resta sempre la buona norma dell’evitare le occasioni prossime di peccato: io non vado a fare visite ad amici e parenti in Quaresima… 🙂

  20. Chiara

    Io penso che il digiuno porti a riflettere sulla nostra fragilità, (possibile che dopo poche ore che non mangio mi tremino già le gambe?) e conseguentemente a riconoscerci bisognosi di tutto, fisicamete e spiritualmente E allora diventa preghiera…

  21. Erika

    Già, quante volte ci sentiamo onnipotenti?
    Personalmente i due peccati capitali che trovo più difficili da “debellare” sono la presunzione (basta poco a farmi gonfiare come un tacchino…un piccolo successo nel lavoro, una minuscola rinuncia in favore di qualcun altro) e l’accidia: è così facile crogiolarsi nella propria routine, circondarsi di oggetti e abitudini di cui sentiamo di non poter fare a meno e dimenticarsi di quello che ci ricorda oggi Cyrano.
    Polvere eravamo e polvere ritorneremo.
    Siamo esseri strani noi uomini: unici e irrilevanti, importantissimi e inutili…

  22. lidiafederica

    La Chiesa come digiuno dice non di non mangiare nulla, ma di mangiare meno, che i pasti siano solo tre, di cui uno solo completo, ed evitare “sfizi” (gomme, bevande gassate, cioccolatini, teoricamente il fumo per chi fuma…)
    Poi se qualcuno riesce a passare tutta la giornata di lavoro senza mangiare nulla è una bellissima offerta a Dio, ma io direi che svenire e perciò trattare male gli altri perché scorbutici o lavorare poco e male non è un digiuno fatto bene…
    Cmq è bellissimo poter offrire di non prendere il caffè di metà mattina, la merenda alle 5, o una bella cena ristoratrice la sera.. 🙂

    1. vale

      per cui figurarsi che avrebbe detto qlcuno(niente nomi) se avesse dovuto digiunare come nella chiesa primitiva o se avesse dovuto aspettare anche anni di prova prima di essere riammesso nella comunità dopo la confessione,pubblica,delle proprie mancanze e/o peccati….
      al confronto le attuali “condizioni” proposte dalla chiesa son rose e fiori( e per fortuna di qlcuno non ha ancora “approvato”Medjugorje”.) se no sarebbe pane e acqua sia il merc.che il ven.
      altro che mangiar meno e solo tre pasti….
      e che qualcuno-erika- non citi più tacchini,almeno oggi….per pietà….

      1. 61Angeloextralarge

        Vale: pensi che quando la Chiesa approverà Medjugorje, il digiuno che richiederà sarà quello pane e acqua tutti i mercoledì e venerdì? A Fatima e Lourdes la Madonna ha ripetutamente chiesto la recita del Rosario, eppure non è diventata una cosa richiesta della Chiesa come ad esempio la partecipazione alla Messa, ma solo consigliata. Infatti non in tutte le parrocchie si recita il Rosario, come invece è per le Lodi ed i Vespri. Aggiungo che quando sarà approvata Medjugorje (e sono sicura che lo sarà) chi non crederà all’autenticità delle apparizioni non sarà in “peccato”: “peccato” è non credere ai dogmi riconosciuti dalla Chiesa, non alle apparizioni da lei approvate. E qui faccio la “maligna”: TANTOMENO E’ PECCATO NON CREDERE A QUELLE NON APPROVATE!

        N.B.: Alvise, puoi non commentare su Medjugorje, grazie? Ormai lo so che non ci credi e lo hanno capito anche gli altri. Smack! 😉

      1. Alessandro

        Te lo dimostro con la definizione del vocabolario Treccani:

        “Sirena: Essere FAVOLOSO della mitologia classica, rappresentato in forma di giovane donna nella parte superiore del corpo, talvolta con ali di uccello e, più tardi (dal sec. 12°), di pesce o di uccello nella parte inferiore, che emergeva dalle acque del mare ecc.”

  23. Volevo fare alcune domande legate al post. Non ho letto tutti i commenti e mi sono perso tra di essi. Domande legate ad una vicenda personale. Io avevo uno zio molto religioso. Andava sempre a messa e pregava sempre. Credo sia andato in tutti i santuari possibili, a Gerusalemme, riceveva camionate di giornali tipo quello sui lebbrosi, sant’antonio e madonne varie. Insomma era molto credente. Dopo quasi 1 anno di malattia che ho seguito da vicino e’ morto 2 anni fà a 92 anni. Mi ricordo i suoi occhi disperati, la sua voglia di vivere. La sua angoscia. Insomma non voleva morire e non sopportava l’idea che la sua vita potesse finire. Voleva guarire e fare le cose che aveva sempre fatto. L’accompagnai anche a votare una domenica dove sembrava che si era ripreso. Dopo una forte ricaduta e’ morto un mese dopo. Quello che mi chiedevo era proprio quello che dice questo post. Che ho capito e non capito…lo devo ancora analizzare bene ( tic professionale..faccio il programmatore). Se nemmeno la religione riusciva a confortare mio zio cosa mi renderà + accettabile l’idea di morire. Come dicono a Napoli stiamo tutti sotto al cielo….

    1. 61Angeloextralarge

      GuilioL.: tuo zio mi fa pensare che anche se abbiamo la fede e crediamo nella vita eterna, VIVERE E’ BELLO NONOSTANTE TUTTO. La vità è inscritta nel nostro corpo, nel nostro dna! Amarla è il minimo che possiamo fare e considerato che è un DONO DI DIO, definito appositamente CREATORE, non ci trovo nulla di male nel desiderare di voler vivere anche se so che “oltre” c’è la vita eterna.
      Poi, mettici che il dubbio di non finire direttamente in Paradiso ci può stare tutto. Non mi piaccioni certe teorie che circolano ed affermano che in Paradiso ci si va tutti: questo è un grave peccato perché pensiamo di SALVARCI SENZA MERITI. Che Dio chiuderà non un occhio ma due, ci può anche stare: Lui è amore! Ma che noi (se è il caso) si “spurghi” le scorie in Purgatorio ci sta altrettanto bene.
      Aggiungiamo che lasciare gli affetti e le persone care è un altro motivo per non desiderare di morire? Siamo umani e il nostro parametro è questo.

      1. Si penso che hai ragione. Si penso che mio zio amasse la vita. Io non credo alla bontà assoluta. Mio zio era una persona buona ma anche lui aveva le sue ombre. Come le ho anch’io anche se mi considerano tutti una persona buonissima. A me basterebbe che non ci fosse l’inferno sulla terra. Grazie per la risposta.

        1. Penso che la cosa più dura del morire sia la preoccupazione del dolore che avranno della nostra morte quelli che restano.
          (ammettendo che ce l’avessero, dolore) Noi saremo morti e loro soffriranno (almeno fino a che, secondo per es. la credenza cristiana, non ci ritrovassero, forse, nel regno dei cieli)

        2. 61Angeloextralarge

          L’inferno sulla terra, come lo definisci tu, serve almemo a diminuire le eventuali pene del Purgatorio. 😉

  24. Complimenti per il blog, davvero interessante. Ho “copiato” integralmente la definizione di “sottomessa” sul mio blog perchè risuona perfettamente col mio sentire. Ovviamente i riferimenti a quasto blog sono espliciti con atnto di link. Spero l’autrice non ne abbia a male. Grazie
    PuntoG

  25. “La morte ti fa bella”. Peccato che questo film sia meno conosciuto di tanti altri. Film carinissimo, ironico e umoristico nel senso pirandelliano del termine; strepitosa Meryl Streep e un Bruce Willis al massimo della forma.
    La scena che mi colpì di più fu proprio il fatto che alla fine il bel chirurgo plastico preferisca cadere nel vuoto piuttosto che fare la fine delle sue due spasimanti: forse perché già sapeva come sarebbe andata a finire…

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