Le parole per risorgere

di autori vari

2016-09-27_204640

“Ma come si fa ad aggrapparsi a Gesù che risorge da morte, in modo da poter salire con lui, e non essere travolti nella rovina del mondo?

Gesù ci risponde: prima di tutto, pentitevi, cioè, riconoscete i vostri torti e decidete di cambiare. Chiamate i vostri vizi col loro nome e non mascherateli agli occhi vostri e degli altri indicandoli con le parole della virtù.

Se siete pigri, non chiamatevi prudenti; dite: io sono pigro e devo cambiare.

Se non sapete dominare i vostri istinti, non parlate di amore e di forza virile, parlate di lussuria e riconquistate la vostra capacità di arrossire.

Se siete superbi, non dite di avere il senso della vostra dignità: riconoscete di essere egoisti e orgogliosi, e cercate di umiliarvi.

Non chiamate conquista civile l’incapacità di conservare il patto nuziale o la disinvoltura nell’uccidere a spese dello Stato la vita umana indifesa e innocente. Cominciate ad adoperare i nomi giusti e così vi avvicinerete alla salvezza.

Così ci parla il nostro Signore e Maestro, con la franchezza di chi ci vuol bene davvero e davvero desidera che abbiamo a crescere e a vivere.

Certo l’autentico pentimento è un fatto raro. Un uomo che riconosca i suoi torti è la cosa più grande e difficile che si dia al mondo.
È difficile: un uomo non s’infuria tanto con la propria moglie come quando gli ha fatto un’osservazione giusta e meritata. Ma è la cosa più grande: è la stessa risurrezione di Gesù che arriva fino all’anima nostra e ci fa passare con lui dalla morte alla vita.”

cardinal Giacomo Biffi  –La rivincita del Crocifisso. Riflessioni sull’avvenimento pasquale (Bologna 2008, pp. 22-23)

69 commenti to “Le parole per risorgere”

  1. Grazie mille Admin

  2. Grazie mille, Cardinal Biffi. Ce ne vorrebbero di piu’, di pastori come Lei…

  3. Parole sulle quali vale la pena di riflettere. Certo che senza un raggio di luce emanato dallo Spirito Santo è difficile praticare l’autocritica, anticamera del pentimento, in un mondo dove tutti si autogiustificano.

  4. in un certo qual modo sembra molto vicina ad una spiegazione della parabila del pubblicano e del fariseo…(Luca 18,13).

    Il card. Biffi parlava con eccezionale chiarezza cristiana e con grande profondità. Una sorta di pane al pane vino al vino ma di grande intellettualitá e nello stesso momento molto chiaro e diretto come si usa far con i veri amici

  5. Nutro una simpatia speciale per questo compianto cardinale. Leggendo il suo bellissimo libro “Memorie e digressioni di un italiano cardinale” (2010 Cantagalli), si scopre tutta la ricchezza di una vita di fede che germoglia in un ragazzo di periferia, in via Paolo Frisi, nel quartiere milanese di Porta Venezia.
    Biffi, detestando l’ideologia, per esempio, nelle prime pagine delle sue memorie ha il coraggio di fare l’ “Elogio delle recinzioni”:

    “Noi potevamo giocare liberamente entro i giardini pubblici, senza incontrare pericoli in grazia dell’alta cancellata di ferro battuto che delimitava quel parco. C’erano degli orari precisi di apertura e chiusura e la presenza di un numero adeguato di vigili che assicuravano l’ordine.
    Il buon senso si è trovato invece a malpartito nel secolo successivo. Nella “cultura” era tale l’esaltazione della libertà e l’orrore per i divieti, che è parso intollerabile imporre ai cittadini quella specie di “gabbie” che erano le recinzioni… Nelle nuove zone di verde non si è prevista nessuna delimitazione… Così quelle oasi recentemente acquisite, lasciate senza difesa, sono state consegnate alla prostituzione, allo smercio di droga… Diventate infrequentabili, quelle zone sono di fatto precluse ai ragazzi, alle mamme coi loro bambini, agli anziani, alla normale umanità.
    Ciò che è avvenuto con l’arredo urbano può essere visto come un segno e quasi una parabola di ciò che sta caratterizzando la società moderna e persino la comunità cristiana dei nostri tempi. Da ogni parte, … risuonano le parole di biasimo e perfino d’indignazione nei confronti delle “chiusure”, degli “steccati”, delle barriere”, senza che contestualmente ci si preoccupi di verificare se per caso con queste insofferenze si salvaguardi il carattere intrinseco dei luoghi, la natura tipica delle consuetudini e delle aggregazioni, le giuste esigenze delle persone. Ogni distinzione non puramente verbale ma realmente efficace oggi rischia di essre giudicata politicamente scorretta.
    Ma chi entrasse in un ristorante vegetariano e reclamasse a gran voce una bistecca alla fiorentina,… sarebbe un soggetto affetto da confusione mentale. Press’a poco come chi decidesse di vivere in pubblico e permanente contrasto con gli espliciti insegnamenti di Gesù, per esempio circa il matrimonio indissolubile, e poi si arrogasse il diritto di partecipare al banchetto eucaristico.
    Un vescovo o un presbitero che affidasse a un musulmano un ministero attivo entro la liturgia cattolica o chiamasse un ateo a infliggere, addirittura nella chiesa cattedrale, al popolo dei credenti un discorso secondo le proprie convinzioni anticristiane non avrebbe delle idee “larghe”, avrebbe delle idee un po’ annebbiate. Dimostrerebbe di non avere nessuna misericordia per il suo gregge innocente e indifeso…
    C’è persino chi si compiace di avere introdotto tra le iniziative ecclesiali la “cattedra dei non credenti”: una novità tanto generosa e “aperta” quanto teologicamente infondata e pastoralmente insipiente.”
    n
    Altro che “ponti”.
    D’altronde Biffi (come Giussani) si è formato in quello che era il seminario di Venegono, voluto dal cardinale Schuster proprio con una collocazione geografica sufficientemente remota rispetto alla città.

    • A proposito di muri e ponti, ho trovato davvero allarmante questa intervista di Cascioli a mons. Luigi Negri che parla del sempre più palese tentativo di delegittimazione di tutti quei cattolici che combattono attivamente nella “guerra mondiale contro il matrimonio” trattati alla stregua di pericolosi fondamentalisti, delegittimazione messa in atto dai fautori del nuovo corso misericordioso nella Chiesa: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-parlano-di-ponti-e-nella-chiesa-mettono-i-muri-17699.htm

      • @Beatrice “A proposito di muri e ponti, ho trovato davvero allarmante questa intervista di Cascioli […]”

        Capisco il tuo “allarmante”, ma è normale amministrazione. Da quanto esistono i rivoluzionari, la strategia è sempre la stessa: quando sono minoranza piagnucolare perché vengono derisi ed oppressi; chiedere l’osservanza di alti princìpi, tra cui la libertà di espressione e il rispetto per tutti, rivendicare il diritto di cittadinanza per il “dubbio” ed il pluralismo; poi, quando arrivano al potere, usano gli stessi mezzi che condannavano per emarginare e zittire chi non è d’accordo con loro. E giù giudizi apodittici e liste di proscrizione.

      • @beatrice
        Hai avuto modo di andare a leggere, seguendo il link riportato dall’articolo della bussola, alla fonte la definizione di fondamentalista cattolico (data da tal Massimo Introvigne che salvo casi di omonimia è, o è stato (?), un collaboratore di punta della bussola stessa) di cui si sta parlando e di ragionarvi sopra?

        Offre sicuramente, la definizione eh non la sua applicazione a chicchessia, spunti di riflessione che potrebbe essere utile discutere

        Purtroppo l’articolo sicuramente più discutibile non è pubblico per la parte che riguarda la lista di (forse) etichettati fondamentalisti … a prescindere … una brutta cosa etichettare o per dirla con le parole di Monsignor Negri

        “È ora di smetterla di formulare delle definizioni di comodo alla luce delle quali poi tirare conseguenze che sono assolutamente scorrette.” “è più importante una immagine di comodo o questa comune appartenenza alla Chiesa che ci tiene insieme anche se in posizioni molto diverse?”

        • @Bri

          Giuda, prima di tradire, era uno dei Dodici. Quindi, che uno fino a un po’ di tempo prima sia stato da una certa parte della barricata non vuol dire niente. D’altronde mons. Negri, nell’articolo, dice di essere stato attaccato da uno che era un suo collaboratore e co-discepolo di Don Giussani. La caratteristica di questi tempi, che sono tempi di divisione nel senso delle parole di Cristo (“1Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. 52D’ora innanzi in una casa di cinque persone 53si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”) è proprio quella di distinguere chi ci crede davvero da chi va dietro a posizioni di potere o di comodità. Infatti non c’è realtà ecclesiale che non si sia già spaccata o non si stia spaccando.

          Il Cattolicesimo è in questo momento una grossa “bolla inflattiva”, perché conta un miliardo e un quarto di battezzati (che di per sé è già qualcosa, ma non abbastanza) che però non sanno in cosa credono e vivono in una comoda ambiguità, o si ingannano con le parole. Infatti, invece di dar forma alla società in cui vivono, si sono lasciati “informare”. La caratteristica delle bolle inflattive è di avere “cose” che sono molto numerose, ma sono prive di “valore”. D’altronde questo è il senso del bel pezzo di Biffi: non ingannarsi falsando il valore delle parole. Come in tutti i fenomeni inflativi, la bolla si sta sgonfiando (profezie del “piccolo gregge”). A tutti viene data l’opportunità di svegliarsi e convertirsi, ma ci sarà chi lo farà e chi non lo farà; non sarà più possibile stare un po’ di qua e un po’ di là. L'”et-et” non può degradare nel “non solum, sed etiam”, come ha scritto poco tempo fa Aldo Maria Valli.

          La “comune appartenenza alla Chiesa” è tutta da vedersi. Appartiene alla Chiesa Cattolica chi è battezzato e si riconosce nel Magistero. Per esempio, chi crede fermamente nella Presenza Reale. Non appartiene alla Chiesa chi invece gioca con le parole come fa l’articolo citato di Nuova Europa (nel caso specifico, la parola “misericordia”, concetto che sarebbe stato “scoperto” solo da Kasper e Papa Francesco, mentre invece c’è da più di duemila anni, mentre quello che viene spacciato oggi è una sua controfigura). (*)

          Quanto alle “etichette”, che è la tua scusa per nasconderti, visto che l’hai usata per rifiutarti di dare testimonianza persino sulla Presenza Reale, mi spiace per te, ma la Bibbia è piena di etichette, a partire dal sangue di agnello sugli stipiti delle porte degli Ebrei prima dell’Esodo. È evidente che non sono etichette di pura forma, perché al Signore la pura forma non interessa, ma di forma che segue la sostanza. Sono semplicemente la conseguenza del fatto che il cattolico testimonia pubblicamente (con la forma) le sue convinzioni (la sostanza).

          (*) Se qualcuno è a conoscenza di una versione pubblicamente leggibile dell’articolo, è pregato di condividerla. Voglio proprio leggere la “lista di proscrizione”.

    • “Memorie e digressioni di un italiano cardinale” (2010 Cantagalli)

      Libro davvero splendido, da consigliare

  6. Una vetusta coppia di omosessuali chiede al Papa di essere riconosciuti come “famiglia” e che venga benedetta la loro unione. Uno di loro fa la comunione da sempre perché “si sente a posto”. Vi avviso: se Papa Francesco li riceve o gli telefona mi verrà un attacco di fondamentalismo cattolico!

    La lettera di una coppia gay a Papa Francesco:” Siamo una famiglia per la Chiesa?”
    Insieme da 52 anni, grazie alla legge Cirinnà lo scorso agosto sono convolati a nozze, ma a Gianni e Franco non basta, hanno bisogno di essere accolti anche dalla Chiesa

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lettera-coppia-gay-papa-francesco-siamo-famiglia-chiesa-1318757.html

  7. Grazie Giusi, la lettura effettivamente è stata molto interessante. Infatti, ho sempre un dubbio quando si parla di “liste di proscrizione”. In realtà è perfettamente legittimo, e per me è anche doveroso, individuare persone ed entità da criticare, facendo anche nome e cognome, invece i rimanere nel vago. Anche i cattolici ortodossi hanno “liste” di persone da criticare. Se la critica è motivata, non è una lista di proscrizione. Per questo, in generale, potrei trovare un articolo modernista che critica questo e quest’altro, non lo condividerei, ma non lo considererei necessariamente una “lista di proscrizione”.

    L’articolo citato invece è tale, perché per lunghe pagine si limita a recensire persone e riviste associandole ad una posizione, ma senza far capire al lettore per quale motivo sarebbe sbagliata. In particolare:

    “per il suo atteggiamento sulle unioni civili”

    “«a reti unificate», anche su alcuni altri siti che non appartengono all’arcipelago fondamentalista, ma che sono molto sensibili alla «questione morale», come Cultura Cattolica, Il Timone on line, La Croce quotidiano, La Nuova Bussola Quotidiana, Notizie ProVita, Osservatorio Van Thuan.”

    “Altro bersaglio comune è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per non aver rifiutato di firmare la legge Cirinnà come invece avrebbe dovuto fare, a loro modo di vedere, un vero cattolico.”

    “En passant, sul ministro degli Interni Angelino Alfano e sugli altri cattolici dell’NCD molti dei nostri siti sferrano colpi a palle incatenate, sempre per essere rimasti ai loro posti.”

    Evidentemente l’autore non vede nessun problema nella legge Cirinnà, visto che bolla come “fondamentalisti” quelli che la criticano, criticano i suoi sostenitori e coloro che non si sono opposti abbastanza. Però non ha la trasparenza per dirlo. Il che è già sufficiente per capire con che pasta abbiamo a che fare.

    Poi c’è come al solito la manipolazione delle parole e dei significati, come per esempio:

    “Tratto comune del fondamentalismo è l’opporre la Tradizione nella sua forma sedimentata e pregressa al Magistero vivente e attuale della Chiesa fino a non riconoscerlo in tutto o in parte; e il gridare allo scandalo per ogni ri-forma, cioè per ogni evoluzione o superamento di quella forma.” […] “La parola scandalo è quella che nei vangeli descrive l’atteggiamento dei Custodi della Legge e dell’Ordine costituito di fronte all’irrompere travolgente della novità di Gesù Cristo.”

    Questa è una menzogna omissiva, perché i Vangeli anche questo scrivono a proposito di scandalo:

    6 Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. 7 Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! 8 Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. 9 E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.

    Poi, qua e là una velata irrisione a quelli che stanno dietro alla Madonna:

    “Spicca un articolo dedicato alla parte inedita del terzo mistero di Fatima (tema che appassiona anche altri scrittori cattolici”

    E poi, in fondo, la vera chiave di lettura:

    “Nella logica del cristianesimo come forma, sono i principi e le istituzioni ad assicurare la fede. Nella logica del cristianesimo come avvenimento, la saldezza della fede e la sua capacità di stare con il proprio volto originale nella realtà è affidata alla verifica personale dell’esperienza.”

    Cioè, relativismo totale. La radice di tutte le eresie, la soggettività personale nella verifica della coscienza. Ognuno incontra Cristo a suo modo, e tutti i modi sono egualmente validi.

    Essere nella lista di proscrizione di certa gente è un onore.

  8. Benedetto XVI, con le note quattro righe chiare che paiono perfette per commentare l’articolo di cui sopra:

    “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.”

    Card. Burke:

    “Se per fondamentalista si intende qualcuno che insiste sulle cose fondamentali, sono un fondamentalista. Quale sacerdote, non insegno me stesso e non agisco per me stesso. Appartengo a Cristo. Agisco nella sua persona. Insegno solo quello che Egli insegna nella sua Chiesa, perché questo insegnamento salverà le anime””.

    E “Dio o niente” del Card. Sarah non sarà mica fondamentalismo?

    E Gianfranco Amato:

    http://www.culturacattolica.it/?id=17&id_n=38875

    Devo fare un annuncio pubblico: io sono un fondamentalista. Già vedo arcuare le sopracciglia di qualche lettore. Allora, precisiamo. Sono fondamentalista secondo il senso che a questo termine ha dato il Cardinale Burke, rispondendo ad una provocazione originata dalla sua nota opposizione ad ogni mutamento della prassi pastorale in discussione al Sinodo della Famiglia del 2015. «Se essere fondamentalista», precisò il porporato «significa insistere sulle cose fondamentali, allora sono fondamentalista».
    Concetto ribadito da un altro grande Principe della Chiesa, che per me è diventato un mito: il cardinal Robert Sarah. Alla domanda se pure lui si considerasse un “fondamentalista” nel senso attribuito da Burke al termine, Sarah ha risposto sorridendo: «Sì, sicuramente!».
    Ma, in realtà, ogni cristiano dovrebbe essere “naturaliter” fondamentalista, in senso burkiano (inteso come cardinale). Ogni cristiano dovrebbe centrare la propria esistenza e agire perché tutta la società sia orientata sul «fundamentum fidei», ovvero sull’elemento fondamentale della fede cristiana: Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio, gloriosamente risorto dai morti. Tutto il resto, come dice San Paolo, non è che “σκύβαλα”, termine volgare per indicare gli escrementi umani (letteralmente merda), edulcorato nella traduzione C.E.I. con la parola «spazzatura».

    […]

    Sono ancor più convintamente fondamentalista, poi, se per fondamentalismo si intende quello storico (che ha originato lo stesso termine) del presbiteriano John Gresham Machen e il suo “Christianity and LIberalism” (1923), in cui con acutezza e forza viene attaccato l’immanentismo della teologia liberale, l’intuizione sentimentale che sostituisce la rivelazione oggettiva, l’eliminazione del peccato nell’antropologia e l’ottimismo utopistico nella visione della storia.

    […]

    Se, infine, essere fondamentalisti significa rifiutare ogni possibile forma di compromesso sulle questioni dottrinali fondamentali del cristianesimo; respingere l’idea di essere nel mondo ma non del mondo; contrastare qualunque ipotesi di mediazione sull’identità e la dignità dell’essere umano; contestare chi nega l’esistenza della Verità assoluta; combattere la dittatura del relativismo etico; non escludere il senso del peccato; non rinunciare al coraggio della testimonianza; non negoziare principi, valori e ideali; non cedere all’abbraccio mortale del modernismo; insomma, se essere fondamentalisti significa non voler diventare «sale insipido» (Mt 5,13), allora io sono dichiaratamente, convintamente e orgogliosamente fondamentalista.

    PS Nota tecnica. Non che non mi fidi di Amato, ovviamente, ma per metodo voglio avere almeno due fonti indipendenti per corroborare affermazioni forti. Purtroppo io ho fatto lo scientifico. Qualcuno può confermare che tradurre “σκύβαλα” con “merda” è corretto?

  9. Poiché sui media cattolici ufficiali non si trovano altro che analisi entusiastiche di Amoris laetitia, riporto qui il link (per chi conosce l’inglese) a una lunga disamina critica condotta da Josef Seifert, filosofo e firmatario della Supplica filiale:

    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=8&ved=0ahUKEwidz7m5ptjPAhWkCsAKHQzrBSkQFghVMAc&url=http%3A%2F%2Faemaet.de%2Findex.php%2Faemaet%2Farticle%2Fdownload%2F35%2Fpdf&usg=AFQjCNHqsPI2J9HEjQ0LOwJYXofvU7SyRA&sig2=870uvgnJoEfjoui8t-cwVw&cad=rja

  10. Strepitoso.

  11. Io credo che con quest’articolo i nuovi lecchini riuniti abbiano toccato il fondo:

    Quei cattolici contro Francesco che adorano Putin

    http://www.lastampa.it/2016/10/16/italia/cronache/quei-cattolici-controfrancesco-che-adorano-putin-IZpbcqI1ile1ZDnUxx1ePO/pagina.html

    • Ma si sono messi d’accordo? Questo è il post su facebook di Introvigne….

    • L’articolo della Stampa è fuffa denigratoria.

      Si vuol fare giornalismo serio?
      Allora ci si chieda perché nel mondo cattolico si dissente da Francesco su questo o quest’altro.

      Ovviamente io posso parlare solo per me, perché non “rappresento” proprio nessuno.
      Il sottoscritto dissente da Francesco su questioni precise e per motivi precisi che argomento.
      Chi dunque non concorda con me e vuole convincermi che ho torto, deve controargomentare: ribattere argomento ad argomento.
      Se non si accetta di accedere a questo livello di confronto, le argomentazioni mie e di chi concorda con me restano intatte, perché la fuffa contraria – per quanto appariscente e abbondante – non le sfiora neppure.

      Faccio notare che, tra chi dissente da Bergoglio su questioni specifiche, c’è nientemeno che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Gerhard L. Müller, il quale NEGA che Amoris laetitia ammetta alla Comunione in certi casi i divorziati risposati conviventi more uxorio (mentre è ormai noto che, secondo Francesco, Amoris laetitia ammette alla Comunione in certi casi i divorziati risposati conviventi more uxorio):

      “Il primo elemento chiave per questo cammino di accompagnamento è l’armonia tra la celebrazione sacramentale e la vita cristiana.
      Questa è la ragione della disciplina eucaristica che la Chiesa ha mantenuto sin dalle sue origini. Grazie ad essa la Chiesa può essere una comunità che accompagna, accoglie il peccatore senza per questo benedire il peccato e così offre la base affinché sia possibile un percorso di discernimento ed integrazione.
      San Giovanni Paolo II confermò questa disciplina nella “Familiaris consortio” 84 e nella “Reconciliatio et poenitentia” 34; la congregazione per la dottrina della fede, a sua volta, lo affermò nel suo documento del 1994; Benedetto XVI l’approfondì nella “Sacramentum caritatis” 29. Si tratta di un insegnamento magisteriale consolidato, appoggiato sulla Scrittura e fondato su una ragione dottrinale: l’armonia salvifica dei sacramenti, cuore della “cultura del vincolo” che vive la Chiesa.

      Alcuni hanno affermato che la “Amoris laetitia” ha eliminato questa disciplina e ha permesso, almeno in alcuni casi, che i divorziati risposati possano ricevere l’eucaristia senza la necessità di trasformare il loro modo di vita secondo quanto indicato in Familiaris Consortio 84, cioè abbandonando la nuova unione o vivendo in essa come fratello e sorella.
      A questo bisogna rispondere che se la “Amoris laetitia” avesse voluto cancellare una disciplina tanto radicata e di tanta rilevanza l’avrebbe detto con chiarezza e presentando ragioni a sostegno. Invece non vi è alcuna affermazione in questo senso; né il papa mette in dubbio, in nessun momento, gli argomenti presentati dai suoi predecessori”

      http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351294

    • Ormai citare Introvigne significa screditare del tutto qualsiasi tesi precedente, per quanto fondata (e quelle dell’articolo de “La Stampa” non mi pare rientrino nella categoria).
      Prima di pensare a Putin, tanto più se nell’ottica di un presunto e mai affermato contrasto col Papa, bisognerebbe forse dar notizia del forsennato odio anticattolico disvelato all’interno dell’entourage di Hillary Rodham, se-dicente ultimo baluardo fra gli USA e l’Apocalisse.

      Per il resto, rammento ancora una volta le parole di Paolo VI nel 1977:

      “C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: “Quando il Figlio dell’Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?”. Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.

      La verità non si è mai intuita sulla base delle percentuali democratiche…

      Ciao.
      Luigi

  12. Altre risposte all’articolo de La Stampa:

    http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/10/le-risposte-integrali-di-don-nicola.html
    http://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/10/le-terribili-poltiglie-di-andrea-tornielli/
    http://blog.messainlatino.it/2016/10/articolo-de-la-stampa-di-oggi-sui.html

    Tra le varie cose notevoli – su vari piani – l’arguta osservazione di Agnoli: che appare un po’ contraddittorio bollare le stesse persone come “adoratori di Putin” e poi attribuire loro la critica a Francesco perché non è abbastanza “occidentalista”. Evidentemente la poca considerazione del principio di non contraddizione che mostrano Francesco e i suoi collaboratori ha contagiato pure i turiferari.

    • Si stanno incartando da soli. Questo è il commento su facebook di Attilio Negrini che non è certo un critico di Papa Francesco ma nemmeno ha portato il cervello all’ammasso:

    • PS Admin, direi che un mio link ad un post di C&DM che ho scritto nel pomeriggio è rimasto in moderazione…

  13. Continua a circolare la fola (l’ha ripetuta di recente il cardinale Cupich) che il capitolo 8 di Amoris laetitia sia compatibile con il Magistero di Giovanni Paolo II, sia in continuità con esso, e non in contraddizione.

    Cupich cita a sostegno di questa tesi un intervento di Buttiglione:

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351347

    Scrive il filosofo-politico:

    “Familiaris consortio” [di Giovanni Paolo II] ci dice però che i divorziati risposati non potranno ricevere i sacramenti. Il motivo è che vivono in una condizione pubblica di peccato e che bisogna evitare di dare scandalo. Questi motivi sono così forti che sembra essere inutile una verifica delle eventuali circostanze attenuanti. Adesso Papa Francesco ci dice che questa verifica vale la pena farla. La differenza fra “Familiaris consortio” e “Amoris laetitia” è tutta qui.”

    Ma questo è falso.

    La Familiaris consortio (al n. 84) non afferma che la condizione pubblica di peccato e la necessità di evitare lo scandalo sono motivi così forti da escludere dai sacramenti i divorziati risposati anche a prescindere da una verifica delle circostanze attenuanti.

    Familiaris consortio infatti afferma al n. 84 (leggere per credere) che i divorziati risposati conviventi more uxorio sono esclusi dai sacramenti SIA (è il motivo ricordato da Buttiglione) perché il concedere i sacramenti a chi versa in una condizione pubblica di peccato sarebbe di scandalo per gli altri fedeli (“se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio”), SIA (ed è ciò che Buttiglione trascura completamente) perché “il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia”.

    E’ evidente che, poiché a escluderli dall’Eucaristia è il fatto che “il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia”, qualsivoglia ipotetica ed eventuale “circostanza attenuante”, quand’anche fosse presente, non potrebbe in alcun modo evitare loro l’esclusione dall’Eucaristia, giacché appunto qualsivoglia “circostanza attenuante” non toglierebbe che essi seguiterebbero a versare in uno stato e in una condizione di vita “che contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia”.

    In altri termini: poiché l’esclusione dall’Eucarestia dei divorziati risposati conviventi more uxorio è causata dalla loro condizione di vita che contraddice OGGETTIVAMENTE a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia, è evidente che qualsivoglia ipotetica circostanza attenuante SOGGETTIVA non può essere invocata per revocare l’esclusione.
    Non è vero, dunque, che Giovanni Paolo II, nell’impartire il suo insegnamento al riguardo, non tiene conto delle eventuali e ipotetiche circostanze attenuanti soggettive: è vero invece che le riconosce in quanto tali inidonee a rendere in alcun caso ingiustificata l’esclusione dall’Eucarestia dei divorziati risposati conviventi more uxorio.

    Pertanto, Francesco, nell’invocare le eventuali circostanze attenuanti soggettive non ha aggiunto un elemento di valutazione che Giovanni Paolo II aveva omesso e sottostimato, ma ha evocato impropriamente un elemento di valutazione che Giovanni Paolo II aveva già irreprensibilmente giudicato come non pertinente, evidente essendo che nessuna circostanza attenuante SOGGETTIVA può togliere che i divorziati risposati conviventi more uxorio si trovino in una condizione di vita “che contraddice OGGETTIVAMENTE a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia”, ed essendo questa oggettiva contraddizione la causa dell’esclusione di costoro dal ricevere l’Eucarestia. Sicché, nel merito, invocare circostanze attenuanti SOGGETTIVE è contraddire, nientemeno, che il motivo addotto da Giovanni Paolo II come sufficiente ad escludere dall’Eucaristia sia tale.

    Pertanto, è falso ciò che sostiene Buttiglione, e cioè che Amoris laetitia, concedendo che possano esserci circostanze attenuanti soggettive tali da giustificare la revoca dell’esclusione dall’Eucaristia per i divorziati risposati conviventi more uxorio, sia in sostanziale continuità con Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, e non in contraddizione con essa.
    La contraddizione c’è eccome, ed è patente (basta considerare per intero il n. 84).

    Ci sono altre considerazioni errate nell’articolo di Buttiglione, ma tanto basta…

  14. ILLUMINANTE ARTICOLO DI COLAFEMMINA

    VATIKAN PRAVDA

    http://www.fidesetforma.com/2016/10/16/vatikan-pravda/

  15. NELL’ARTICOLO DI VATICAN INSIDER CONTRO I PRESUNTI CONSERVATORI AMANTI DI PUTIN SI RIPORTANO MALAMENTE E IN PARTE ALCUNE DICHIARAZIONI DI MONS. NICOLA BUX SULLA CHIESA E SUL PONTIFICATO DI FRANCESCO.
    QUI INTERAMENTE LE PAROLE ILLUMINANTI DI MONS BUX, DA LEGGERE
    http://www.scuolaecclesiamater.org/2016/10/le-risposte-integrali-di-don-nicola.html

  16. E’ intervenuto pure Forte. Esilarante il commento del mitico Mons. Favella:

    Eleuterio Favella

    Con il Breve Ap. “Ad Petri cathedram tuendam” il S. Padre ha oggi nominato S.E.R. mons. Bruno Forte comandante in capo del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione, ieri canonicamente eretto ai sensi dell’art. 150 della Costituzione dell’Iran, e posto sotto il celeste patrocinio del beato Ruḥollāh Khomeynī.

    http://www.lastampa.it/2016/10/17/vaticaninsider/ita/documenti/quelle-nostalgie-tra-gli-oppositori-di-francesco-m066WppkGj9rsTmvM7aOEN/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

    • Mons. Bruno Forte è un brillante narratore di aneddoti. Questo è gustosissimo, da sbellicarsi:

      “Se [in Amoris laetitia] parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte riferendo una battuta di Papa Francesco – questi non sai che casino che ci combinano.

      Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.”
      Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: “Tipico di un gesuita.”

      http://www.zonalocale.it/2016/05/03/-nessuno-si-deve-sentire-escluso-dalla-chiesa-/20471?e=vasto

      • “Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io.””

        Dopodiché ha la sfacciataggine di dire in un articolo che “al Sinodo c’è stata una grande maggioranza”. La doppiezza nel parlare di certi personaggi già testimonia quale “verità” possono portare…

      • Davvero. Sto ancora ridendo. Per non piangere.

    • Eppure io credo che questi articoli, dichiarazioni siano un chiaro segno di nervosismo da parte pretoriani.
      Erano certi di in un “effetto Bergoglio” che invece non c’è stato (se non sui media), anzi è montato molto più il malumore del consenso, e quindi ora tirano fuori le unghie.

  17. La cosa è grave: praticamente avalla i Vatilecchs. Vado a consegnarmi alle guardie svizzere.

  18. Siamo alle truppe cammellate: è uscito pure un certo Chifari. Dice che chi critica il Papa non è cattolico. Originale. Richiama il Vangelo: guai a voi quando tutti diranno bene di voi etc. Apprendo con gioia che Pannella e Dario Fo erano cattolici. Sono soddisfazioni.
    http://www.lastampa.it/2016/10/17/vaticaninsider/ita/commenti/interpretando-un-dissenso-4laSzDuO4oZLAUDzxPC4AM/pagina.html

    • A proposito di cosa farebbe Gesù citato nell’articolo, cade a fagiolo un sonetto di Francesco Ruspoli nella raccolta “Pidocchietto”.
      Teneva un Cristo ‘n croce a’ la parete
      alto du’ metri, ed un inginocchiatore
      dove er nostro demopeccatore
      bastardo incrocio d’un marxista e prete
      cercava compromessi cor Signore
      alternando la fede all’eresia
      e pe’ concilià Cremlino e sacrestia
      ciriolando tra l’odio e tra l’amore
      Orduque un giorno ch’era inginocchiato
      per gl’intrallazzi de la sua coscienza
      sentì una voce, come in fantascienza: ‘Che omo fortunato’
      Subito vortossi al Cristo, trasognato
      ‘Signor mio me dici questo
      perché sai che so’ bbono, che so’ onesto?’
      E il Cristo ancora ‘fortunato’.
      ‘Ma dimmi Mio Signore, pe’ piacere
      qualè la mia fortuna si lo credi?’
      ‘E che se nun c’avessi i chiodi a’ piedi
      ti darei quattro carci ner sedere!’.

    • Lo riporto in forma testuale, in modo che sia indirizzabile dai motori di ricerca:


      http://www.edizionisanpaolo.it/religione_1/teologia-e-filosofia/benedetto-xvi/libro/dialogo-sulla-fede.aspx

      “Martin Lutero , Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio)
      Dialogo sulla fede
      Un colloquio atteso da cinquecento anni”

      Dialogo sulla fede nasce da un incontro storico preciso: la visita (31 ottobre 2016) di papa Francesco a Lund, in Svezia, per la celebrazione ecumenica in vista del V centenario della Riforma luterana. La visita riannoda i fili di un dialogo lungamente spezzato e che il lavoro dell’ecumenismo ha cercato di ricucire nell’ultimo secolo.
      La voce di Lutero e quella del papa si alternano e si confrontano sui temi chiave del cristianesimo: la fede, la speranza, la carità, la Chiesa, lo Spirito Santo, il Padre Nostro…
      Una parola del Riformatore, tratta dalle sue molte opere, è accostata a una del Papa, così da offrire al lettore la possibilità di avvicinarsi a uno dei momenti decisivi della storia cristiana. Un libro per scoprire qualcosa di più del pensiero e della spiritualità di Lutero e per capire quali sono gli spazi del dialogo ecumenico tra cattolici e protestanti.
      Prefazione di mons. Buzzi.

      Sulle parole che “si alternano” tra Papa e Lutero, è prorprio quello che scriveva Pio X nella Pascendi Dominici Gregis, a critica del modernismo:


      Negli scritti e nei discorsi sembrano essi [i modernisti] non rare volte sostenere ora una dottrina ora
      un’altra, talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti. Ma tutto ciò è fatto
      avvisatamente; per l’opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della
      scienza. Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico; ma, al
      voltar della pagina, si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista.
      […]
      Di qui, distinguono l’esegesi teologica
      e pastorale dall’esegesi scientifica e storica. Similmente dal principio che la scienza non ha
      dipendenza alcuna dalla fede, quando trattano di filosofia, di storia, di critica, non avendo orrore di
      premere le orme di Lutero (Prop. 29, condannata da Leone X, Bolla. “Exsurge Domine”, 15
      maggio 1520: “Ci si è aperta la strada per isnervare l’autorità dei Concilî e contraddire liberamente
      alle loro deliberazioni, e giudicare i lor decreti e confessare arditamente tutto ciò che ci sembra
      vero, sia approvato o condannato da qualunque Concilio”), fanno pompa di un certo disprezzo
      delle dottrine cattoliche, dei santi Padri, dei sinodi ecumenici, del magistero ecclesiastico: e se
      vengono di ciò ripresi, gridano alla manomissione della libertà.

  19. Per fortuna ci sono vescovi che non fanno parte del gombloddo……

    Il vescovo Tisi: “Gesù è amico dei ragazzi con il piercing, della gente che ha voglia di fare festa e un po’ fuori di testa”
    Una predica fuori dall’ordinario quella che il presule ha tenuto in occasione dell’incontro della Pastorale giovanile: “Gesù si circondava di gente borderline”

    “Gesù non era affatto un uomo triste, l’hanno reso triste preti e catechiste. Gesù era un festaiolo, lo chiamavano mangione e beone, era uno che sfruttava le feste per incontrare gli altri. Ma vi dico di più – ha continuato l’arcivescovo rivolto ai ragazzi incuriositi – faceva feste borderline, con gente borderline. Altro che gente con orecchino e piercing: si circondava di persone che oggi un buttafuori le avrebbe buttate fuori veramente. Feste incredibili. E anche oggi è amico delle persone un po’ fuori, dei ragazzi con il piercing, della gente che ha voglia di fare festa, di urlare e danzare. Perché anche lui danzava, cantava e faceva feste”.

    http://www.ildolomiti.it/societa/il-vescovo-tisi-gesu-e-amico-dei-ragazzi-con-il-piercing-della-gente-che-ha-voglia-di-fare

    • Nell’ormai noto articolo papolatrico, oltre alla sgangheratezza argomentativa mi colpisce questa affermazione di Introvigne:

      “Introvigne sostiene che questo dissenso «è presente più sul web che nella vita reale ed è sopravvalutato: ci sono infatti dissidenti che scrivono commenti sui social sotto quattro o cinque pseudonimi, per dare l’impressione di essere più numerosi».”

      1) Introvigne s’arrabbia quando si fa un’affermazione senza suffragarla coi numeri. Peccato che questa volta non ci dica sulla base di quali rigorose indagini sociologiche possa fondatamente concludere che questo dissenso sia presente pià sul web che nella vita reale. Sensazioni sue?

      2) Mi fa sorridere amaramente questa questione del web. L’accusa, più o meno esplicita, è sempre più o meno la stessa. Uno che scrive il proprio dissenso dal Papa sul web è certamente un frustrato che così sfoga la rabbia per le paturnie sue, approfittando di un nickname: come si può dare credito a quello che scrive un Tizio di questa fatta? E’ roba da psicologo, da assistente sociale, niente a che fare con la teologia…
      L’accusa, a ben vedere, è miserrima: chi non è d’accordo con me ovviamente, senza dubbio è un frustrato, uno fuori di testa, non state ad ascoltarlo, poverino, cosa volete che dica di assennato, dobbiamo darci la pena di prenderlo sul serio e di rispondere?

      Ma questi signori hanno mai ipotizzato che si possa esprimere dissenso dal Papa anche tra i commenti di un blog senza essere dei frustrati che inveiscono a vanvera profittando del mezzo, ma portando argomenti seri e sodi?
      Naturalmente, argomenti seri e sodi che questi signori (e i loro consulenti ecclesiatici) sono totalmente incapaci di confutare.
      E’ molto più comodo che smontare le tue argomentazioni serie e sode (vedi mai che finisco per arrampicarmi sui vetri e scoprire che sto sbagliando di grosso…) cavarmela a buon mercato e mettermi la coscienza a posto dipingendoti come un patetico frustrato, con le sue fissazioni, all’arrembaggio da una tastiera…

      • @Alessandro “Introvigne s’arrabbia quando si fa un’affermazione senza suffragarla coi numeri. Peccato che questa volta non ci dica sulla base di quali rigorose indagini sociologiche possa fondatamente concludere che questo dissenso sia presente pià sul web che nella vita reale. Sensazioni sue?

        Personalmente sono dispiaciuto della deriva di Introvigne… Quando ho iniziato a documentarmi, tre anni fa, tra i primi articoli che lessi, su LNBQ, erano suoi ed erano scritti ed argomentati bene. Ma s’era capito che andava da un’altra parte quando – in tempi non ancora troppo sospetti – diede il suggerimento ad Alleanza Cattolica di ostracizzare il card. Burke.

        Ma veniamo alla tua obiezione, i numeri.

        È noto, da che internet è internet, che in un qualsiasi circolo tematico quelli che postano commenti sono qualche ordine di grandezza di meno di chi legge. È sempre stato così, indipendentemente dal mezzo tecnico usato (mailing list, blog; penso anche Facebook, ma qui non mi sbilancio perché non lo conosco). Te lo posso anche testimoniare personalmente, avendo gestito una manciata di comunità in passato, con qualche migliaio di iscritti (chi scriveva erano solo nell’ordine di grandezza delle centinaia, e i più frequenti poche decine).

        Ma lo conferma lo stesso Vatican Insider! L’articolo è stato pubblicato con un inserto grafico, che contiene l’affermazione: il blog di Socci fa circa 55.000 lettori. Conferma alla mia affermazione sopra. Questo vale anche per gli altri siti. Per questo, è totalmente irrilevante ridurre tutto ai commentatori e insinuare che siano sempre gli stessi che cambiano nick. Ora, non è detto che tutti i lettori di un sito siano d’accordo con il sito (io leggo anche un paio di siti “progressisti” per tenermi aggiornato), ma è chiaro che la maggioranza lo sono; specialmente con un autore che si espone in modo così netto e in generale con argomenti così dirompenti.

        Quindi i numeri dicono cose diverse, a Vatican Insider lo sanno, ma hanno fatto finta di niente. Ora, sono tre anni che tutte le difese d’ufficio di Papa Francesco funzionano in questo modo: evitano accuratamente di entrare nel merito di certi argomenti e ne manipolano altri; si parli di popolarità o di dottrina o di pastorale. Ci sarà un perché?

  20. “Non chiamate conquista civile l’incapacità di conservare il patto nuziale o la disinvoltura nell’uccidere a spese dello Stato la vita umana indifesa e innocente. Cominciate ad adoperare i nomi giusti e così vi avvicinerete alla salvezza.”

    Altrimenti si inizia a pagare fin d’ora, anche se si è (stati) ricchi, belli e famosi:
    https://senzanubi.wordpress.com/2016/10/18/lurlo-di-valeria-lurlo-di-gran-parte-delle-donne

    Ciao.
    Luigi

  21. Vedo che Galeazzi da’ i numeri:

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Cyber-guerra-Papa-Francesco-Giacomo-Galeazzi-a2fcc017-92a9-48d0-be2c-f3e2ee0ff60d.html

    Ecco i risultati: La nuova Bussola quotidiana 11.200 lettori medi al giorno.Il blog di Antonio Socci 6.833 lettori medi al giorno. Il Timone 3.253 lettori medi al giorno. Il blog di Sandro Magister sull’Espresso 2.870 lettori medi al giorno. Riscossa Cristiana 2.440 lettori medi al giorno. Unavox 1.456 lettori medi al giorno .Il blog di Don Giorgio De Capitani 730 lettori medi al giorno. Il blog Chiesa e postconcilio 284 lettori medi al giorno Rosso porpora 57 lettori medi al giorno. Facendo anche finta che nessuno di questi siti o blog abbia lettori in comune (cosa impossibile) stiamo parlando di 29.123 persone al giorno.

    A parte il fatto che ho forti dubbi (eufemismo) di metodo su come hanno tirato fuori quei numeri (non voglio andare sul tecnico, ma sistemi come Similarweb, Alexa e altri non _misurano_ le visite – non possono farlo tecnicamente se il sito non collabora -, ma cercano di dare una _stima_; e c’è molto scetticismo su quanto siano affidabili)… Forse devono mettersi d’accordo meglio, visto che – ribadisco – su Vatican Insider hanno scritto che la pagina Facebook di Socci è visitata da 55.000 persone.

    Penso che vogliano buttarla in caciara per mascherare la questione dottrinale. Non dobbiamo cascarci.

    PS Vedo che nel tritacarne ora c’è pure Aldo Maria Valli:

    “Ho notato l’assenza di Aldo Maria Valli, vaticanista del TG1, tra i più critici, sia pure raffinato, nei confronti del Papa.”

    Traparentesi, m’ero perso che hanno fatto incazzare pure AsiaNews:

    http://www.asianews.it/notizie-it/I-%E2%80%9Cnemici%E2%80%9D-di-Papa-Francesco-38896.html

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: